Chicago boy

Ottobre 6, 2007 on 3:48 pm | In Economia | 23 Comments

http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/economia/telecom3/relazione-tronchetti/stor_10223336_16480.jpg

Marco Tronchetti Provera. Chi meglio di lui incarna lo spirito della “Chicago anni Venti”, come l’ha chiamata Guido Rossi? L’Università Bocconi, infatti, si appresta a celebrarlo in quanto ex Alunno di Successo. La farsa ha questo titolo: Prendi i soldi e resta. Onorato come un benefattore, invitato a dibattere di etica del capitalismo. Indicato a modello per le nuove generazioni.
Ecco l’invito, nel quale si trascurano, per sobrietà, i debiti e le scatole cinesi, le maxi stock option, il “tiger team” e i conflitti di interesse. Occorre provvedere. L’uomo di Chicago merita di essere celebrato in tutta la sua grandezza.

“Il prossimo incontro del Leadership Forum avrà come protagonista Marco Tronchetti Provera, Alumnus dal 1972. La storia di Marco Tronchetti Provera spazia dai pneumatici alle tecnologie più sofisticate per la fotonica, dall’energia e l’ambiente, alla vela e al calcio. In comune tra queste avventure c’è una passione accentuata per le nuove frontiere e un’assidua attenzione nella scelta delle persone.
Come si costruiscono squadre vincenti per obiettivi così diversi?
Quale squadra permette di non perdere la bussola? Come si mantiene coesa? Quando si rischia di perderla? Marco Tronchetti Provera non è solo Pirelli, non è stato solo Telecom, TV ed editoria. E’ anche Inter, è anche Luna Rossa. E in ognuna di queste avventure, memore di storia e attento al futuro, lo abbiamo visto stringere un timone diverso, con intorno una squadra diversa. E attraversare tempeste non facili. La chiave di volta? Il gusto del cambiamento e la passione per l’innovazione.
Se volete far parte anche voi di questo dialogo su cambiamento e innovazione, seguite questo link per iscrivervi
Da questa occasione saranno con noi solo i Soci dell’Alumni Bocconi. Ci vediamo martedì 9 ottobre. Si inizia alle 19,00 in Palazzo Bocconi (Milano)”.

Luigi De Magistris

Ottobre 5, 2007 on 1:59 pm | In Legalità | 52 Comments

Ieri sera in tv il sottosegretario alla giustizia Scotti, ex magistrato e persona perbene, ha assicurato che il provvedimento disciplinare contro il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, impegnato in inchieste scomode e comunque sottoposte alle verifiche procedurali, è stato chiesto per gravi e fondati motivi. Il Consiglio Superiore della Magistratura sarà chiamato presto a esaminarli e potremo farcene, questo almeno è l’auspicio, un’opinione più precisa. Ma occorre vigilare. Ed è giusto non lasciare solo questo magistrato. Contesto e precedenti inducono a sospettare che la sua vera colpa sia aver disturbato il manovratore.
Pubblico la lettera di Michele.

Caro Piero,

già sai benissimo che lo Stato Italiano, nella persona del Ministro di Casta e Giustizia, Clemende Mastella ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura il trasferimento del Sostituto Procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris. C’è, come in ogni storia, una motivazione reale e un pretesto. La motivazione reale è che ha iscritto nel registro degli indagati Mastella (per gli amici Pastella), e Romano Prodi, per qualche losca vicenda di commistione tra affari e politica. Il pretesto, una grave e reiterata inadempienza procedurale: non aveva messo le virgole al posto giusto sul testo di alcuni atti processuali. Rimando alla visione dell’ottima puntata della trasmissione Annozero di Michele Santoro del 4/10/2007, disponibile sul sito, per saperne di più.
In realtà, la cosa che più stupisce non è questo modo di comportarsi della nostra politica, in fondo le pressioni e i trasferimenti di funzionari corretti costituiscono una prassi nel nostro Paese. Tutt’altro che abituale è vedere tanti giovani meridionali che si stringono intorno ad un magistrato che fa il proprio dovere. E’ stato commovente; un chiaro segnale che qualcosa nelle nostre teste sta cambiando.
Il Sud vuole e deve tornare a sperare. Per farlo ha bisogno di uno Stato presente sul territorio, e il trasferimento di un magistrato per il fatto che indaghi su fondi europei scomparsi e società di malaffare è un pessimo segnale. Un segno che lo Stato vuole solo tutelare i suoi peggiori funzionari mantenendo in tal modo il Mezzogiorno nel suo degrado istituzionale. L’otto ottobre, quando il CSM si pronuncerà sul trasferimento di De Magistris, dovremmo tutti stringerci intorno a lui. Io darò un volantino con la sua storia all’Università, affinché la gente sappia quali sono le pressioni che un magistrato è costretto a subire in questo paese quando viola, con le sue indagini, il santuario della casta. Massima solidarietà all’uomo e al magistrato Luigi De Magistris.
Firmate l’appello per Luigi De Magistris.

Saluti, Michele Di Mauro

La Spagna di Zapatero

Ottobre 4, 2007 on 4:29 pm | In Politica | 20 Comments

Zapatero è al governo della Spagna grazie alle menzogne di Aznar sugli attentati dell’undici marzo 2004. In tre giorni furono smascherate e una parte dei potenziali astenuti andò a votare per punire il bugiardo. In Italia difficilmente sarebbe accaduto.
Salito al governo grazie a quel tragico fuori programma, in questi anni il giovane premier socialista s’è guadagnato un consenso ampio con scelte chiare e uno stile sobrio.
A marzo gli spagnoli decideranno se ridargli fiducia per un secondo mandato. Il giudizio non sarà sulle sue menzogne ma sulle sue realizzazioni, che hanno suscitato forti entusiasmi e aspre critiche. La sua politica estera non più suddita della Casa Bianca di Bush. Le sue riforme in tema di diritti civili, che gli hanno guadagnato l’ostilità della Chiesa Cattolica. La sua riforma della tv pubblica. Il codice etico contro i conflitti di interesse. L’apertura alle energie alternative. L’integrazione delle donne nei ruoli di responsabilità.
La Spagna è una società molto più dinamica dell’Italia. Chi torna da quel Paese riporta questa netta sensazione. Ho intervistato sul tema Aldo Garzia, osservatore della realtà spagnola e biografo (dichiaratamente favorevole) di Zapatero. Ecco il video.

Francesco Sylos Labini

Ottobre 3, 2007 on 7:16 pm | In Politica | 16 Comments

Il merito non è tra i criteri di selezione della classe dirigente italiana. Si preferisce la cooptazione dall’alto e l’anzianità di servizio. Perfino in settori che nelle società avanzate sono considerati strategici come l’Università e la Ricerca.
Francesco Sylos Labini mi ha inviato questa lettera sulla “struttura demografica” dell’Università italiana.

Caro Piero,

ti racconto qualcosa su recenti studi che abbiamo fatto sul “problema” dell’universita’ italiana. Per maggiori dettagli ti rimando QUI, dove puoi trovare vari articoli che abbiamo scritto recentemente su Le Scienze e Nature. In breve abbiamo studiato la struttura demografica dei docenti universitari italiani (ovvero quanti docenti ci sono per ogni classe di età) e abbiamo notato che questa rivela molte delle patologie dalle quali è affetta la nostra università: i docenti italiani sono di gran lunga più vecchi di quelli degli altri paesi e i giovani trovano enormi difficoltà a inserirsi, con la precarizzazione del lavoro che ne consegue. Abbiamo raffrontato il dato italiano a quello europeo e americano ma abbiamo anche visto le statistiche dell’OSCE dei paesi sviluppati. Il paese in cui il numero di docenti con età maggiore di 65 anni è più alto al mondo è l’Italia che è anche quello, non per caso, in cui il numero di “giovani” è il più basso al mondo. Basti pensare che l’Italia è (in pratica) l’unico paese al mondo dove si va in pensione, nell’università, a 70 anni se non di più (dipende dai casi, ma ci sono parecchi che vanno di fatto in pensione a 75 anni). Dal fatto che la carriera non sia legata al merito ma all’anzianita’ nasce un problema del tutto peculiare. Negli Stati Uniti è vero che non vi è età pensionabile definita, ma in pratica il sistema forza ad una selezione verso i migliori e più attivi docenti. In Francia, in cui il sistema e’ abbastanza simile al nostro, le cose vanno meglio. Ad esempio il Cnrs francese quest’anno ha reclutato sette nuovi ricercatori in fisica teorica, di cui quattro italiani: cose inimmaginabili da noi, purtroppo.

Come si e’ creata una situazione del genere? Il fenomeno più inquietante che abbiamo riscontrato è dovuto alle assunzioni ope legis (senza concorso, senza valutazione del merito, ma solo in base a qualche tipo di anzianita’) avvenute in passato, ma che di tanto in tanto ritornano. Hanno creato uno tsunami demografico i cui effetti, se non si interviene prontamente, saranno devastanti nei prossimi anni. Infatti un gran numero di docenti, quelli assunti nel 1980 per capirci, andranno in pensione in un breve arco di tempo. La soluzione che si prospetta e’ dunque un’altra ope legis che stabilizzi una parte dei “precari”. Cosa c’è di male a “stabilizzare” i precari? Con tutto il rispetto per tanti ricercatori che svolgono un lavoro egregio in condizioni disagiate, un provvedimento di questo tipo ribadisce il principio che in Italia sia condizione necessaria per avere un impiego stabile nella ricerca essersi precedentemente sottoposti ad un periodo indefinito di contratti precari: Così si deprime l’indipendenza scientifica ed il merito. Viene premiato chi ha avuto la fortuna di avere un contratto di un certo tipo, in una certa data, e magari escluso chi il contratto lo ha avuto un mese dopo, oppure presso l’università invece che presso un ente di ricerca, o un contratto di un tipo invece che un altro, o chi abbia preferito magari fare esperienza (altrettanto precaria) all’estero con l’idea che questo potesse portare ad una maggiore crescita professionale. Con tutto il male che si può dire di un concorso, è senz’altro meglio delle assunzioni per via burocratica.

In generale i problemi dell’università e i temi importanti legati alla ricerca scientifica, dallo scenario energetico al cambiamento climatico per fare degli esempi, sono generalmente ignorati, nei fatti, dalla politica. La discussione su queste tematiche viene affrontata solamente in qualche talk show televisivo a suon di battute ad effetto invece di essere oggetto di un’analisi seria ed approfondita essendo la ricerca scientifica, fondamentale ed applicata, un campo di rilevanza strategica. A lungo andare lo sviluppo economico, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, dipende dalla capacità di produrre innovazione: purtroppo in Italia vi è stata storicamente una scarsa considerazione per la ricerca scientifica sia da parte dei governi sia da parte degli industriali. Vista la disastrosa gestione degli ultimi anni, non è dunque una sorpresa se gran parte del mondo universitario e della ricerca scientifica abbia riposto speranze nel nuovo governo del centrosinistra, che ha promesso in campagna elettorale di porre la ricerca scientifica ai primi posti della futura azione di governo.

Nel programma dell’Unione vi era appunto una sezione dedicata a “Università ed enti di ricerca motori dell’innovazione e della mobilità sociale”. Il governo Prodi non ha finora fornito il carburante a questi motori. In parte questo è inevitabile, ma una distanza troppo grande tra il dire ed il fare è inaccettabile proprio per la situazione di estrema emergenza in cui versa il sistema università-ricerca. Non è solo una questione di finanziamenti, quello che manca è una visione d’insieme, una prospettiva sul futuro dell’università e della ricerca in Italia. Senza di questa, che richiede innanzitutto uno studio serio ed un’analisi approfondita, in pochi anni l’università italiana diventerà una sorta di liceo, mentre la ricerca verrà relegata (lo è già in parte) in qualche nicchia ecologica che riesce a sopravvivere malgrado tutto.

Cari saluti,

Francesco Sylos Labini

Questa sera

Ottobre 2, 2007 on 12:23 pm | In Informazione | 50 Comments


Guido Salvini

Un manifestino di estrema destra è stato affisso davanti alla porta del teatro alle Colonne di San Lorenzo e diffuso nella piazza dove questa sera si terrà la presentazione del libro di Daniele Biacchessi. Mi è stato riferito poco fa. Nel manifestino e su internet si stigmatizza la presenza al dibattito di Saverio Ferrari per la sua partecipazione a episodi di contrapposizione violenta fra fascisti e antifascisti negli anni Settanta. Episodi dei quali non ho conoscenza precisa.
A Saverio Ferrari va la nostra solidarietà, in nome dell’articolo 21 della Costituzione.
Ricordo che l’incontro pubblico di questa sera è di carattere culturale e ha per fine la memoria di alcune grandi stragi italiane, di matrice politica e mafiosa, carte processuali alla mano. Il rancore ideologico non ci riguarda. A noi interessa discutere in modo sereno, sui dati di fatto. E in democrazia nessuno può intimidire o condizionare la presentazione di un libro.
Oltre all’autore, abbiamo invitato il magistrato Guido Salvini per la sua competenza su piazza Fontana e, nella sua qualità di operatore culturale, Saverio Ferrari, al quale chiederò di ricostruire la vicenda di piazza della Loggia.
Chiunque vorrà partecipare al dibattito in forma civile sarà gradito ospite. Chiunque vorrà prendere la parola, anche per criticare i relatori, sarà libero di farlo.

Risposte di disconferma

Ottobre 1, 2007 on 1:28 pm | In Informazione | 26 Comments

Ieri un inviato di “Striscia la notizia” (programma che non amo), con una domanda non cerimoniosa, ha ottenuto da Romano Prodi una promessa: nessun condono sanerà la maxi-evasione sui ricavi delle slot machine da bar. Una notizia. Tant’è vero che la riportano tutti i quotidiani, gli stessi che da giorni si interrogano se il timido Floris sia stato troppo cattivo con Mastella. E un apologo. Che conferma che fare domande scomode, senza accontentarsi di risposte evasive, è una componente essenziale del giornalismo. Aggiungo: della libera cittadinanza. Il passo successivo, nel caso specifico, sarebbe raggiungere il sottosegretario Visco per domandargli: quali provvedimenti sta adottando per recuperare il malloppo? Per ora ci ha provato soltanto, insieme al collega Menduni, il buon Ferruccio Sansa del Secolo XIX (figlio di “toga rossa”: buon sangue non mente), ma gli è andata male. Si son messi in mezzo i guardaspalle. Con loro Visco non parla.
Preparerò un file di domande di pubblico interesse rimaste inevase, con l’indicazione del più idoneo destinatario. Da aggiornare di continuo. E mettere a disposizione di tutti, cronisti compresi. Inviatemi i vostri suggerimenti.
In tema di risposte che non rispondono, Riccardo da Roma mi ha scritto questa lettera.

Caro Piero,

in tema di comunicazione oggi ho trovato, sul libro che sto studiando per un esame universitario, alcuni spunti interessanti su quelle che sono le risposte di disconferma, cioè gli atteggiamenti che assumono molti dei suoi interlocutori cercando di costruire muraglie tra loro e lei che svolge il suo ruolo di cittadino libero. In questo modo loro cercano di difendersi non argomentando valide ragioni contro quelle che sono tante argomentazioni ineccepibili che lei porta avanti e che invece non porta avanti il 98% dei giornalisti, servi del potere (destra-sinistra-centro-sopra-sotto). Ho pensato che le potesse essere utile anche analizzare dal punto di vista della pragmatica della comunicazione gli atteggiamenti con i quali lei ha a che fare.

a) Risposte impenetrabili: che ignorano gli sforzi dell’altro di comunicare, ad esempio rifiutare di rispondere a una persona in una conversazione faccia a faccia, oppure non rispondere ad una lettera

b) Risposte irrilevanti: che non sono collegate a ciò che una persona ha appena detto

c) Risposte tangenziali: l’interlocutore, invece di ignorare la proposta del parlante, la utilizza per introdurre un argomento completamente diverso

d) Risposte impersonali: piene di formule stereotipate e generiche, che non rispondono realmente al parlante

e) Risposte ambigue: che contengono messaggi con molteplici significati, per cui l’interlocutore non sa esattamente cosa pensa l’altro

f) Risposte incongruenti: che contengono due messaggi uno dei quali di solito è espresso in modo non verbale, in contraddizione tra di loro.

AVANTI COSì, CHE NON SIETE SOLI!

Riccardo

Post scriptum

Martedì ci sarà spazio solo per le domande scomode. Fate girare il volantino!

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