Piazza della Scala

Novembre 30, 2007 on 8:07 pm | In Politica | 15 Comments

Se osi dire la tua senza il permesso della questura, vieni denunciato. Se chiedi il permesso, non ti lasciano manifestare dove vuoi. Divertente vero? Sono reduce dalla questura. Ho appreso che non ci sarà possibile effettuare il presidio contro la dittatura di Putin davanti al consolato russo di Milano. Il consolato è aperto domenica per le elezioni e il console non gradisce che ci siano persone a manifestare lì davanti. Così ci è stato spiegato. Peccato che ovunque e da sempre nel mondo democratico si svolgano manifestazioni davanti alle sedi diplomatiche, per ovvii motivi simbolici. Volevano rifilarci una piazza vicina, in un quartiere periferico, ma non avrebbe avuto più senso.

Così abbiamo chiesto e ottenuto di farla in piazza della Scala, da dove siamo stati cacciati a forza l’ultima volta, durante la festicciola Mondadori.

Dalle ore 16,30 alle ore 18.

Se venite, ci vediamo lì.

Letizia e i suoi cari

Novembre 29, 2007 on 6:45 pm | In Politica | 46 Comments

Letizia Moratti è indagata per abuso di ufficio per irregolarità nelle nomine di decine di dirigenti comunali. Oggi gli uffici del municipio sono stati perquisiti dai militari della Guardia di Finanza e dai carabinieri della Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica. Con lei sono indagati Giampiero Borghini, direttore generale del Comune ed ex sindaco (concussione, abuso d’ufficio e truffa aggravata), il vice direttore generale Rita Amabile (concussione), l’ex direttore centrale delle risorse umane del Comune, Federico Bordogna, e il capo di gabinetto di Letizia Moratti, Alberto Bonetti Baroggi, accusato di truffa aggravata.
Tra le ipotesi formulate dal pubblico ministero Robledo quella che alcuni dirigenti abbiano costretto alcuni dipendenti ad andare in pensione per liberare gli incarichi.
Il reato di abuso d’ufficio contestato al sindaco va dal luglio del 2006 al febbraio 2007 e si riferisce al fatto che al primo cittadino spetta l’individuazione delle persone da nominare secondo criteri di esperienza, competenza e professionalità, rispettando il principio della pubblicizzazione all’interno della pubblica amministrazione. Nell’inchiesta è emerso che una decina di funzionari di alto livello sarebbero stati forzati a rinunciare alla propria carriera, andando in pensione con incentivi che andavano dalle 4 alle 15 mensilità, decidendo nel giro di soli tre giorni. In seguito sarebbero stati nominati in totale una novantina di funzionari, con stipendi a volte triplicati (e criteri si stratta lottizzazione partitica, ndr). (Fonte: Ansa)

L’indagine muove da un esposto del consigliere comunale Basilio Rizzo, che oggi commenta: “Non sono contento che debba arrivare la magistratura e non la politica a dare risposte”. Sulla questione infatti non c’è stato alcun dibattito in consiglio comunale, nemmeno dopo che la Corte dei Conti, su esposto dello stesso Rizzo, ha notificato alla Giunta Moratti un primo provvedimento, che potrebbe portare al risarcimento di almeno undici milioni di euro.
QUI trovate il video della mia intervista su questo tema a Basilio Rizzo.

In quest’altra intervista Rizzo parla della questione degli immobili a Milano, da Affittopoli a Svendopoli. Dovremo attendere un’altra inchiesta della “giustizia a orologeria” (Fonte: Bondi) per saperne di più?


La Russia di Putin

Novembre 28, 2007 on 3:09 am | In Politica | 36 Comments

putin

“La Russia ha già avuto governanti di questa risma. Ed è finita in tragedia. In un bagno di sangue. In guerre civili. Io non voglio che accada di nuovo”.
Anna Politkovskaja

Domenica 2 dicembre sono fissate le elezioni per il rinnovo del parlamento in Russia.
Non sono elezioni libere. Infatti uno dei principali oppositori è in galera per manifestazione non autorizzata. Tutti i media che contano sono a favore del governo. E decine di giornalisti scomodi sono stati uccisi negli ultimi anni. La Russia di Putin è una dittatura, fondata su mafia e kgb. In Occidente pochi fiatano. C’è un’antica viltà diplomatica. E un nuovo ricatto di Stato, fondato su gas e petrolio. Il dittatore ha sulla coscienza l’ultima mattanza del popolo ceceno. Seleziona i suoi avversari interni. All’estero è accolto con tutti gli onori, anche in Italia. Dove, oltre all’amico Silvio, può contare sulla benevolenza di Romano Prodi che con lui ha “una comunanza di vedute che va oltre la politica”. Lui ricambia con sorrisi freddi, week end in dacia e ghiotte occasioni d’affari. Ma la sua ospitalità non è per tutti: preferisce non avere tra i piedi gli ispettori Osce che avrebbero dovuto vigilare sulla regolarità del voto. Per alcuni tutto questo è realpolitik. Per noi è una vergogna. Non possiamo fare altro che dirlo. E dobbiamo far questo.

Domenica 2 dicembre dalle ore 16,30 Qui Milano Libera ha fissato un presidio davanti al consolato russo a Milano
, dove lo scorso anno abbiamo già manifestato per chiedere verità e giustizia per Anna Politkovskaja. Leggeremo suoi testi e accenderemo delle fiaccole in segno di amicizia con chi in Russia soffre e resiste, per i morti e per i vivi.
Propongo di organizzare altri presidi davanti ai vari consolati russi in Italia (Genova e Palermo, oltre a Milano) e davanti all’ambasciata russa a Roma. QUI trovate l’elenco. Basta poco: alcuni amici, fiaccole, un volantino e i soliti cartelli. Mi raccomando: avvertite la questura e la stampa.

A Milano saremo dalle ore 16,30 in via Sant’Acquilino 3. Fate girare la voce. Vi aspettiamo.

PayPal

Novembre 27, 2007 on 1:46 pm | In Politica | 35 Comments

Cari amici vicini e lontani,

non complimenti, ma opere di bene.

Abbiamo finalmente attivato, in aggiunta al conto corrente sulla Banca Etica, un conto PayPal per ricevere contributi on line a sostegno delle nostre attività.

Ne abbiamo bisogno: per proseguire e migliorare, in totale indipendenza.

Lo trovate QUI
.
Grazie di cuore a chi in questi mesi ci ha già inviato un contributo.

Dura lex

Novembre 26, 2007 on 6:48 pm | In Libertà | 75 Comments


29 gennaio 2005, corso Magenta 61 - Milano

Dovrebbe esserci un maggiore equilibrio nell’applicazione della legge. Che so, uno ruba la più grande casa editrice italiana corrompendo giudici e se la gode accumulando soldi e consenso, ma in compenso è consentito a tre o quattro italiani su sessanta milioni di gridare allo scandalo sulla pubblica piazza senza chiedere il permesso. Invece no. Rubare case editrici è lecito, gridare al ladro è tassativamente vietato.

Mi è giunta voce di un’altra denuncia per manifestazione non autorizzata. Tutta per me. Relativa a uno speakers corner di cinque persone di Qui Milano Libera nell’afa di luglio all’indomani della sentenza che ha stabilito che la Mondadori è posseduta da Berlusconi in virtù dI un atto di corruzione. Questa mattina, quattro mesi e mezzo dopo quello speakers corner, svoltosi in piazza Duomo in presenza di una nutrita pattuglia di polizia, due agenti della digos sono andati a casa del mio amico Diego, operatore e montatore di Qml, per convocarlo in questura a testimoniare la sua versione dei fatti.

Hanno i nostri indirizzi di casa, conoscono il mio numero di cellulare, ci hanno identificati mille volte, sanno benissimo che non abbiamo mai commesso e mai commetteremo un atto di violenza, hanno capito che il nostro unico obiettivo è dire la nostra e fare informazione controcorrente, ogni volta che ci vedono in qualche evento pubblico ci chiedono dove stiamo andando e che intenzioni abbiamo piantonandoci per tutto il tempo, ma hanno ricevuto l’ordine di procedere, con effetto retroattivo. Vuol dire che diamo fastidio. E qualcuno vuole farcela pagare.

Questa è la seconda denuncia relativa a iniziative contro la corruzione Mondadori (e l’abusivismo Rete 4). Me ne aspetto altre, d’archivio. Non sempre, in effetti, mi viene da chiedere il permesso per esprimere il mio diritto al dissenso mediante voce e volantini: per varie ragioni di sostanza e di contesto, non ultima il fatto che nell’era di internet per avere il nulla osta da parte della questura devi prima mandare un fax e poi recarti presso i loro uffici, perdendo almeno quattro ore. Visto che ne facciamo spesso e non posso perdere una mattinata ogni volta, avevo proposto un patto fra gentiluomini: inviare una mail e far valere il silenzio-assenso. Niente da fare, non vale. Con i branchi di tifosi in trasferta c’è maggiore tolleranza. La pena varia da una multa a sei mesi di galera.

Poi ci sono le due querele per diffamazione, entrambe infondate, di Emilio Fede (che ha chiesto e ottenuto per un mese l’abusiva sospensione di questo blog) e Pietro Caltagirone, dirigente dela Sanità lombarda e pregiudicato per abuso d’ufficio e falso. Giudico infondata la querela di Fede perché lamenta come diffamatorio un nostro video che in realtà abbiamo deciso di pubblicare per documentare un fatto, sopperendo alla parzialità di un servizio di Canale 5. La querela di Caltagirone è infondata in quanto si riferisce a un post, poi diffuso come volantino a Lecco, in cui lo criticavo per alcuni fatti veri. Ad oggi le due querele, che pure sono state prese in considerazione con solerzia dalle preposte autorità, non hanno prodotto alcun rinvio a giudizio e non dovrebbero produrne, se è vero che la giustizia non è l’utile del più forte.

La mia querela contro Fede, invece, si è magicamente insabbiata. A distanza di cinque mesi, non ho notizia di alcuna indagine e non ho ricevuto alcun avviso di avvenuta archiviazione. E’ ancora uguale per tutti, la legge?

S’è definitivamente impaludata pure la mia denuncia contro la polizia di Milano, che sabato 29 gennaio 2005 mi sequestrò per un pomeriggio in corso Magenta per consentire a Berlusconi di commemorare Craxi senza dissidenti in platea. Tendo a credere che sia più grave il reato commesso da chi ha dato ordine a cinque agenti di polizia di buttarmi a forza in una macchina rispetto a quello imputabile a cinque cittadini che gridano allo scandalo: voi che ne dite?

Chi dice la verità, chi non fa parte di alcun clan, chi non ha altro potere che la propria voce e non rinuncia a esercitarlo, un prezzo lo paga sempre. Ti chiudono dalla sera alla mattina collaborazioni professionali. Ti mettono la digos alle calcagna. Diventi un obiettivo visibile, setacciato nella privacy. Ti diffamano senza contraddittorio a mezzo stampa e tv padronale. Ti viene impedito di far valere i tuoi diritti davanti alla legge. Sei costretto a difenderti secondo le regole dalle accuse di chi delle regole ha fatto strame. Vieni attaccato, insolentito e talora minacciato dalle opposte tifoserie politiche, che si offendono per conto terzi. Ti denunciano, sapendo che comunque ti faranno perdere tempo e soldi. Cercano di isolarti, mettendo paura a chi ti sta vicino.

Tutto questo e altro ancora fa parte dell’esperienza quotidiana di chi, come me, ha scelto di mettersi in gioco senza inibizioni. Continua a farmi rabbia, ma non me ne lamento. Ne ero perfettamente consapevole quando ho iniziato. E altri hanno pagato un prezzo ben più alto. Non è facile essere liberi in un Paese di servi. Ma ne vale sempre la pena. Smetterò solo quando non mi diverto più.

Sante ragioni/2

Novembre 24, 2007 on 6:20 pm | In Politica | 19 Comments

Abbiamo tutti il dovere di aiutare lo Stato Vaticano a salvaguardare l’autorità spirituale della Chiesa Cattolica, tenendo a freno le tentazioni di potere temporale. In quest’ottica proseguo la pubblicazione del capitolo del libro Sante ragioni, dedicato al “senso civico della casta ecclesiastica”.

“In effetti la legge istitutiva dell’otto per mille del 1985 si intitola «Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi». Nel testo viene dettagliatamente configurato un sistema di finanziamento pubblico affidato alla gestione diretta della CEI, interlocutore principale della legge. Tuttavia il nuovo Concordato, appena approvato allora, aveva abolito il riconoscimento formale della religione cattolica, apostolica e romana come «sola religione dello Stato» e pertanto un finanziamento esclusivo (anche se, almeno, trasparente) alla Chiesa diventava incostituzionale. Si dovettero così ammettere all’otto per mille le altre confessioni religiose per non creare disparità. Rimaneva però sullo sfondo l’obiettivo primario della legge: confermare sotto mentite spoglie, e possibilmente incrementare, il già cospicuo contributo di Stato alla CEI, eludendo in questo modo i nuovi vincoli di eguaglianza interconfessionale introdotti dalle modifiche concordatarie del 1984. Da qui il trucco delle quote ridistribuite e tutti i pasticci successivi. Pare che la CEI abbia voce in capitolo anche sul modo in cui lo Stato dovrebbe utilizzare la propria quota. Nel 1996 l’allora ministro per la Solidarietà Livia Turco propose di destinare la quota statale dell’otto per mille alla povertà infantile. Un proposito forse troppo ingenuamente meritorio, al quale il cassiere pontificio rispose a muso duro: lo Stato non deve fare concorrenza scorretta alla Chiesa. Se ne deduce che quest’ultima ritiene di avere evidentemente un’esclusiva sugli interventi di solidarietà e di assistenza sociale. Potremmo allora avanzare un’altra proposta, che ci toglierebbe da ogni imbarazzo: destinare la quota statale e le quote non espresse alla ricerca scientifica. Nessuno potrebbe più dire che è «concorrenza scorretta». Le Assemblee di Dio e la Chiesa Valdese, per esempio, non sono ammesse alla ripartizione delle quote non espresse perché le loro intese con lo Stato non lo prevedono. I valdesi hanno chiesto sei anni fa di poter rientrare nel computo, ma l’iter parlamentare anche in questo caso è diventato misteriosamente molto lungo e laborioso.

La Chiesa cattolica è inoltre l’unica a ricevere un anticipo di finanziamento sull’anno in corso, laddove tutti gli altri percepiscono i fondi dopo tre anni dalle relative dichiarazioni dei redditi. Si potrebbe argomentare che la redistribuzione delle quote non espresse e l’anticipo sono giustificati dal fatto che comunque si tratta di soldi investiti in attività socialmente utili, altro argomento recitato a memoria per giustificare questo fiume di denaro. Tuttavia è piuttosto difficile capire come vengono spesi esattamente questi soldi. Lo Stato stesso non brilla per trasparenza. La Chiesa dichiara di suddividere la grossa quota in tre voci principali: il sostentamento del clero (poco più di un terzo), le esigenze di culto e pastorali (più del 42 per cento) e ciò che resta alle attività caritatevoli. Grazie alla prima area di investimento la Chiesa copre, nel 2005, il 57 per cento degli stipendi dei sacerdoti. Nella seconda macroarea è concentrato tutto il resto: interventi per l’esercizio del culto, per l’esercizio della cura delle anime, per la formazione del clero e per iniziative di promozione. Dal bombardamento pubblicitario su tutte le reti televisive pubbliche e private in favore dell’otto per mille alla Chiesa cattolica che gli italiani subiscono in prossimità delle scadenze delle dichiarazioni dei redditi non si direbbe affatto, ma i benemeriti aiuti al terzo mondo usati poeticamente come sfondo per gli spot – che vengono accordati alla Chiesa da tutte le tv pubbliche e private con un non meglio specificato «trattamento di favore» – non prendono più dell’8-9 per cento dei fondi ottenuti. La Chiesa peraltro è l’unica a investire massicciamente in pubblicità. Fra le esigenze di culto e pastorali, la CEI dichiara di destinare a scopi missionari solo l’1 per cento dei fondi disponibili. Per contro la Chiesa Valdese e le Chiese Avventiste rifiutano espressamente di utilizzare i soldi per esigenze di culto e sostentamento del clero. Le Assemblee di Dio dichiarano di destinare i loro fondi esclusivamente in beneficenza e opere di carità. Le Comunità Ebraiche «per solidarietà sociale, attività culturali, restauro del patrimonio storico, sostegno ad attività giovanili, strutture ospedaliere per la cittadinanza, cultura della memoria, lotta a razzismo e pregiudizio». A vent’anni dalla nascita di questo surrettizio meccanismo di finanziamento della Chiesa cattolica sarebbe anche opportuno allargare il numero delle opzioni. Sono però ammissibili all’otto per mille soltanto le confessioni religiose che abbiano un’intesa istituzionale con lo Stato in base all’articolo 8 della Costituzione. Un accordo in tal senso è già stato sottoscritto con i Testimoni di Geova e con i buddisti. Molti ritengono che sia quanto mai doveroso avviare trattative di regolarizzazione, e di conseguente responsabilizzazione, anche con le comunità islamiche in Italia, nonostante l’oggettiva difficoltà della loro rappresentanza frammentata. Pare però che il cammino parlamentare di queste proposte si sia fatto subito misteriosamente molto accidentato. Si tratta infatti di confessioni in crescita, ben organizzate sul territorio e quindi capaci di rosicchiare percentuali significative di quella grande fetta di scelte inespresse da ridistribuire a posteriori”.

Giuliano Turone

Novembre 22, 2007 on 7:51 pm | In Economia, Legalità | 16 Comments

Nessuna azione antimafia è efficace se non colpisce il riciclaggio. E per questo occorre potenziare gli strumenti di indagine e di controllo, non solo giudiziari.
Il professor Giuliano Turone - che da magistrato ha indagato sulla mafia al nord e, insieme a Gherardo Colombo, ha scoperto gli elenchi della P2 - da tempo avanza una “modesta proposta” per aggredire i patrimoni mafiosi. Una proposta, come egli stesso ricorda, sempre “accolta con entusiasmo teorico”. La spiega in questo testo, che mi ha gentilmente inviato.

“L’idea di fondo è che bisogna assegnare un rilievo centrale alle indagini patrimoniali all’interno di ogni inchiesta penale che abbia come oggetto una grossa associazione di tipo mafioso, sia che si tratti di Cosa Nostra, sia che si tratti di ‘ndrangheta, sia che si tratti di camorra o di “sacra corona unita”.
Nel senso che il pubblico ministero deve acquisire l’abito mentale di considerare “indagate” non soltanto le persone, ai fini dell’eventuale sanzione penale che potrà essere loro irrogata, ma anche le relative ricchezze; e non soltanto ai fini dell’eventuale provvedimento di confisca che potrà essere applicato a queste ultime, ma anche al fine di approfondire al massimo e con un particolare puntiglio la conoscenza giudiziaria degli aspetti economici, imprenditoriali e finanziari dell’associazione criminosa che forma oggetto dell’indagine: e per potere così individuare porzioni ulteriori di ricchezza mafiosa da aggredire e da investigare ulteriormente.
Il fatto è che oggi come oggi, quando si parla di indagini patrimoniali, si pensa sempre e soltanto alle scorciatoie che sono offerte dalla normativa sulle misure di prevenzione (articoli 2-bis e 2-ter della legge 575 del 1965), e anche dalla norma più recente costituita dall’articolo12-sexies del decreto legge 306 del 1992, le quali, però, comportano un concetto di indagini patrimoniali che non è quello cui io sto alludendo.
Queste norme, infatti, sono molto comode, perché consentono di aggredire agevolmente le ricchezze mafiose (quelle già individuate nel corso delle indagini preliminari) con un regime probatorio semplificato e basato su un’inversione dell’onere della prova. Ma proprio per questo motivo queste norme, in un certo senso, disincentivano gli inquirenti dall’impegnarsi in indagini patrimoniali a tutto campo idonee a sviscerare fino in fondo gli aspetti economici del crimine organizzato: proprio perché l’inversione dell’onere della prova consente di sequestrare e di confiscare almeno una certa fascia di beni mafiosi senza alcuna indagine patrimoniale approfondita, o comunque sulla base di un’indagine patrimoniale estremamente elementare.
In particolare, nel procedimento per le misure di prevenzione è sufficiente che Tizio sia indiziato di appartenere a un’associazione mafiosa, ed ecco che allora che i beni di cui egli può disporre direttamente o indirettamente possono essere sequestrati se il loro valore risulta sproporzionato alla reddito dichiarato o all’attività economica svolta; dopo di che, con l’applicazione della misura di prevenzione, il tribunale disporrà la confisca dei beni sequestrati di cui l’interessato non abbia potuto dimostrare la legittima provenienza.
L’articolo 12-sexies, a sua volta, è più rigoroso della normativa sulle misure di prevenzione, perché non interviene sui beni di una persona meramente indiziata, bensì su quelle di una persona che è stata condannata (con sentenza passata in giudicato) per l’uno o l’altro di una serie di gravi reati congeniali alla grande criminalità organizzata, che sono espressamente indicati nella norma. Dopodiché, però, di nuovo, i beni di cui il condannato può disporre direttamente o indirettamente vengono obbligatoriamente confiscati se hanno un valore sproporzionato al reddito dichiarato e all’attività economica svolta e se l’interessato non può giustificarne la provenienza.
Tutto questo va benissimo, ma non basta.

Le inchieste penali sui sodalizi mafiosi (non parlo quindi dei procedimenti sulle misure di prevenzione) esigono indagini patrimoniali specifiche, mirate, concatenate tra loro, proiettate verso la ricostruzione a 360 gradi delle ricchezze illecite. Anche al di là di ciò che è strettamente necessari al fine di consentire la confisca – grazie ai meccanismi di inversione dell’onere della prova – di quelle fasce di ricchezza più immediatamente individuabili.
Del resto, la centralità dell’inchiesta penale, rispetto ai procedimenti sulle misure di prevenzione, in tempi relativamente recenti si è imposta nei fatti.
Negli ultimi lustri, infatti, si è avuta una progressiva compenetrazione del procedimento di prevenzione (quello di cui agli artt. 2-bis e 2-ter della legge 575 del 1965) con il procedimento penale: si sono utilizzate le prove acquisite nel corso delle indagini penali (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni telefoniche ed ambientali, assunzioni di informazioni da persone informate su fatti) sia per provare il presupposto soggettivo di cui all’art. 1 L. 575/1965 (Tizio è indiziato di appartenere a un’associazione mafiosa), sia, soprattutto, per individuare i beni da sequestrare. Dopo di che si è fatto leva sul minore standard probatorio del procedimento di prevenzione per conseguire il risultato della confisca dei beni più immediatamente individuabili. Poi, però, ci si è quasi sempre fermati.
Va detto che un effetto rilevante del trapianto nel procedimento di prevenzione dei risultati probatori conseguiti nelle inchieste penali è stato quello di individuare molti prestanome degli esponenti mafiosi di spicco: “teste di legno” che, essendo al di fuori della cerchia familiare, non sarebbero stati altrimenti individuabili. Molti sono stati identificati grazie alle dichiarazioni dei collaboratori, altri sulla base di dichiarazioni testimoniali o di intercettazioni telefoniche o ambientali.
Per esempio, in tempi recenti, alcuni beni immobili di personaggi di spicco di cosa nostra, intestati a vari prestanome, sono stati individuati grazie a una serie di intercettazioni. In particolare, nel corso di un colloquio intercettato, si parlava della vendita di 12 appartamenti di proprietà di un capomafia, il cui intestatario fittizio era invece un certo imprenditore bene identificato con nome e cognome. I 12 appartamenti sono stati sequestrati e confiscati. Poi, però, ci si è fermati, anche perché le Procure della Repubblica sono oberate di lavoro e spesso non possono permettersi il lusso di lavorare a lungo di cesello sulle indagini patrimoniali concatenate.

Sta di fatto che, partendo da una situazione di questo tipo, si possono ottenere risultati notevoli proprio attraverso la tecnica della indagini patrimoniali concatenate.
Una volta accertato che i 12 appartamenti sono di pertinenza del capomafia e sono fittiziamente intestati al suo prestanome (egli stesso indagato come partecipante o concorrente esterno al reato associativo mafioso), si dovrà sentire come persona informata sui fatti il venditore di ciascun appartamento, si dovrà acquisire il relativo contratto preliminare di vendita, si dovranno ricostruire le fasi della trattativa e le modalità di pagamento, si dovrà ricostruire la provvista degli eventuali assegni bancari e/o circolari impiegati per il pagamento, si dovranno estendere le indagini ai depositi ed ai conti correnti sui quali sono stati spiccati gli assegni bancari o dai quali proviene la provvista degli assegni circolari, si dovranno estendere le indagini agli eventuali bonifici che avessero alimentato tali depositi e conti correnti, e così via a ritroso, ed altresì procedendo lungo tutti gli eventuali percorsi collaterali passibili di ulteriore indagine patrimoniale (i rivoli finanziari che confluiscono o si dipartono dal filone principale), finché è possibile procedere, sia in sede nazionale che in sede transnazionale.

In altri termini, questa tecnica degli accertamenti patrimoniali specifici e “concatenati” prende le mosse da operazioni di carattere economico su cui possono agevolmente innestarsi i primi accertamenti dell’indagine concatenata; d’altro lato, esse sono poste in essere dagli stessi membri del sodalizio criminoso o comunque coinvolgono direttamente questi ultimi. Si presenta appunto come tale, almeno in via di ipotesi, l’acquisto di 12 appartamenti, intestati a un prestanome, da parte del capomafia, se si parte dall’ipotesi di lavoro che questi appartamenti siano stati acquistati utilizzando profitti illeciti già sottoposti a precedenti operazioni di riciclaggio.
Questa indagine di partenza, e il suo dipanarsi a ritroso, costituisce poi il terreno favorevole per il riconoscimento di quelle condotte di riciclaggio poste in essere per lo più da persone esperte ed estranee al gruppo criminoso di base, che si sono prestate consapevolmente a riciclare o reimpiegare profitti criminosi, magari attraverso meccanismi sofisticati. Si tratta di quella fase del riciclaggio che viene comunemente chiamata layering stage, vale a dire “fase della stratificazione”, che è finalizzata al camuffamento dell’origine e delle tracce contabili del denaro sporco ed è affidata ad una pluralità di trasferimenti e conversioni in denaro contante tali da spezzare il paper tracing, cioè la traccia documentale dei trasferimenti (formazione di assegni circolari dopo prelievi di contanti, eccetera).
Se c’è una possibilità di “perforare” il layering stage, di disvelare i camuffamenti, di ricostruire la traccia documentale, anche in una dimensione transnazionale, questa possibilità si realizza proprio procedendo a ritroso ed avendo come punto di partenza una situazione del tipo di quella di cui sopra”.

Giuliano Turone

Video con De Bortoli

Novembre 21, 2007 on 10:43 pm | In Informazione | 29 Comments

Abile svicolatore, oltre che uomo di spirito, Ferruccio De Bortoli. Ma questo è normale: al netto delle qualità professionali, che certo non gli mancano, non si diventa direttore del quotidiano della Confindustria andando sempre dritto. Ma almeno è uno con cui si può parlare, e di questi tempi non è poco.
Ecco il video del nostro scambio di battute. Lo incorniciano le apparizioni fugaci dei manager Mondadori Roberto Briglia e Maurizio Costa.


Ferruccio De Bortoli

Novembre 20, 2007 on 10:16 pm | In Informazione | 46 Comments

L’altro giorno il direttore del Sole 24 Ore Ferruccio De Bortoli ha partecipato al convegno milanese per il primo secolo Mondadori a palazzo Visconti e alla fine abbiamo interpellato anche lui sul tema dell’accertata corruzione giudiziaria che ha permesso alla tessera P2 1816 di impossessarsi della più grande casa editrice italiana. A differenza di Paolo Mieli, che si è limitato a stigmatizzare la mia “maleducazione”, e dei top manager di Segrate, che hanno preferito tirar dritto, De Bortoli si è fermato a dialogare con noi, rivelandosi ancora una volta una persona di spirito. Di seguito, la trascrizione testuale del nostro dialoghetto. Domani, il video.

Ricca: Ci chiedevamo… visto che noi siamo troppi importuni come ci ha definiti il direttore Mieli…
De Bortoli: … no non siete importuni…
Ricca: … è un problema…
De Bortoli: … aspetti però non ostacoli…
Ricca: … il deflusso…
De Bortoli: … abbiamo rispetto dell’operatore, quindi lei non deve ostacolare…
Ricca: … non deve rischiare la vita, questo povero ragazzo…
De Bortoli: Come ti chiami scusa?
Diego: Diego
De Bortoli: Diego Diego, Diego è bravo vero?
Ricca: si! si indignano anche poi nel senso che…
De Bortoli: …ma di cosa si indignano? Perchè hanno un direttore che non li fa lavorare, (inc.) li fa crescere, Ricca dai..
Ricca: …sta parlando di lei?
De Bortoli: …no per carità assolutamente!
Ricca: Allora, ma si cresce anche…
De Bortoli: …senta mi tenga il libro Mondadori…
Ricca: Si. Bella questa, è bella questa scena… due secondi…
De Bortoli: …quasi quasi forse glielo regalo
Ricca: … sarei onorato di questo, così ci si studia bene la storia degli ultimi anni, per esempio mi chiedo, a parte gli scherzi, è un problema un po’ non dico di etica pubblica ma principalmente di etica degli affari, di etica economica, che la più grande casa editrice italiana è passata di mano nel ‘91 anche per effetto, con il contributo forse determinante della corruzione di giudici?
De Bortoli: Ma c’è stato un lodo, una sentenza della magistratura, la magistratura la quale noi abbiamo tutti fiducia, per primo lei Ricca no?
Ricca: Certo!
De Bortoli: Ecco, è arrivata a delle conclusioni e quindi ad un certo momento c’è un procedimento, oggi abbiamo parlato soprattutto della grande tradizione Mondadori che è una grandissima casa editrice con tanti libri e con tanti periodici e che credo abbia contribuito alla storia d’Italia, poi c’è la vicenda che lei segue con rinnovata attenzione e anzi io sono ben felice,,,
Ricca: … augurandomi di infondere questa attenzione anche in altri soggetti istituzionali e giornalistici…
De Bortoli: … ma per carità, guardi che prima di lei altri l’hanno seguita con grande attenzione e ne hanno pagato dei prezzi, caro Ricca
Ricca: Non c’è dubbio, non c’è dubbio, la sappiamo la sua storia con Biagi e con altri, però il mio problema… in un paese appena appena…
De Bortoli: … lei tiene sempre il libro del secolo Mondadori?
Ricca: Si. In un paese appena appena decoroso sul piano civile il fatto che io le ho ricordato non dovrebbe produrre scandalo anche nelle elite politiche ed economiche?
De Bortoli: Guardi, lo scandalo nelle elite politiche ed economiche si è prodotto a suo tempo, dopodichè c’è stato un corso della magistratura, ci sono state delle sentenze, io mi auguro che tutto venga in qualche modo giudicato, se lei mi chiede qual è il livello della corruzione in Italia…
Ricca: …sì…
De Bortoli: … io le dico che è rimasto alto nonostante il ‘92, ma questo è un discorso di carattere generale…
Ricca: … allora noi come cittadini italiani dobbiamo tenerci come normale il fatto che la più grande casa editrice italiana sia in possesso, controllata da Berlusconi grazie alla corruzione… è stata fatta la sentenza, chi l’ ha letta l’ha letta, arrivederci e grazie?
De Bortoli: No per carità! C’è stata una sentenza, i magistrati si sono espressi no? Quindi hanno detto… su quella vicenda negli anni ne abbiamo scritto… io stesso ne ho scritto… ci sono ancora dei processi in corso…
Ricca: … l’ hanno messa in mezzo eh? non lo diciamo se no ci denunciano pure a noi… erano “avvocaticchi”? come l’ha chiamati?
De Bortoli: No per carità! Non lo ripeta!
Ricca: Se no altri 10 mila euro di risarcimento?
De Bortoli: Siamo ancora in…
Ricca: … in causa… quelli non mollano, non mollano quei due eh (Ghedini e Pecorella, ndr)? non mollano… quindi le auguro buona giornata, speriamo che la corruzione prima o poi produrrà scandalo ovunque, non soltanto in questi amici miei…
De Bortoli: … no ma guardi… siccome abbiamo avuto modo di discuterne anche perchè una volta lei è venuto a trovarmi con tutti i ragazzi… se magari mi riporta anche Diego… ne parliamo eh?
Ricca: Si si… la ringrazio perchè è sempre un piacere parlare con lei, lei è veramente un gentiluomo, però la differenza fra gentiluomo e galantuomo come segnalava Sylos Labini è che il galantuomo ogni tanto butta i pugni sul tavolo e fa bum!
De Bortoli: Il galantuomo come diceva giustamente Sylos Labini che era un nostro collaboratore butta i pugni sul tavolo… è anche però rispetto delle leggi, delle sentenze della magistratura e soprattutto (il galantuomo) non giudica prima che una sentenza sia stata passata in giudicato, dopodichè ci sono ovviamente come lei sa le verità giudiziarie, le verità storiche e ci sono anche i convincimenti personali…
Ricca: … ma lo so benissimo… e concludiamo che non ne veniamo a capo, sa perchè direttore? Perchè non si può…
De Bortoli: … perchè lei ha un atteggiamento sereno e non prevenuto sulla vicenda…
Ricca: … no, sa perchè non ne veniamo a capo? non è colpa di nessuno, il problema è che non si può resuscitare con uno schiocco di dita l’etica in un paese che non ne ha…
De Bortoli: … no guardi io non sarei così pessimista, questo paese attraversa una crisi morale che è anche precedente agli anni di Berlusconi, che riguarda non soltanto il mondo della politica… riguarda il mondo degli affari, riguarda… e forse forse anche il mondo delle professioni certamente dovrebbe avere uno scatto d’orgoglio, dovrebbe in qualche modo… però non lo si fa con le crociate, con i pregiudizi, con i giudizi soprattutto tagliati con l’accetta, lo si fa ovviamente nel rispetto delle persone, nel rispetto anche delle garanzie perchè siamo anche… tra le grandi qualità di questo nostro paese è che siamo eredi di una grande tradizione giuridica che è lontana dal giustizialismo che qualche volta si è impossessato della nostra…
Ricca: … infatti noi parliamo sempre di sentenze definitive e di dati di fatto…
De Bortoli: … no ma… e se in qualche modo il livello di corruzione non è sceso è anche perchè qualche volta sono stati fatti dei processi sommari, perchè c’è stato un eccesso di giustizialismo per cui davanti una fase di eccesso di presenza per esempio della magistratura c’è stato poi un indebolimento del complesso poi della magistratura e poi esistono validi problemi che riguardano le parti del paese… le do un altro spunto per la sua professione Ricca…
Ricca: … si di riflessione… ma non è (una professione), è una passione civile … controproducente…
De Bortoli: … che naturlamente lei prenderà con grande attenzione il fatto che per esempio ci sia una parte del paese che sfugge diciamo al controllo dello Stato e al controllo di legalità e dove prevalgono le mafie e le ‘ndrangheta…
Ricca: … e anche i chierichetti di Arcore (Mangano, ndr), grazie arrivederci…
De Bortoli: Grazie a lei Ricca…
Ricca: … faceva il chierichetto Mangano?
De Bortoli: … arrivederci!
Ricca: Complimenti per l’equilibrio dottor De Bortoli
De Bortoli: … arrivederci Ricca, stia bene…
Ricca: … però poi il libro non me lo ha regalato, sarà la prossima volta…
De Bortoli: … no gliene mando un altro perchè questo c’ha…
Ricca: … lo chiederò al giudice Metta e a Previti… perchè non sono stati invitati poi?
De Bortoli: Il giudice Metta e Previti… non lo so…
Ricca: … fanno parte della gloriosa storia Mondadori anche loro…
De Bortoli: … glielo regalo subito…
Ricca: … no ma che signore d’altri tempi e poi è simpatico De Bortoli, perchè poi pensa che così ci rabbonisce invece no però…
De Bortoli: … no così sei in mala fede perchè non ho mai tentato di rabbonirti!
Ricca: … ma no… ho la lingua tagliente… ce ne fossero come lei… lei meriterebbe di dirigere il tg 1!
De Bortoli: … eccolo là…
Ricca: … così l’ho bruciato definitivamente… arrivederci grazie!
De Bortoli: arrivederci!

Un futuro senza atomiche?

Novembre 19, 2007 on 6:07 pm | In Politica | 12 Comments

Un’Italia libera da armi nucleari. Questo è l’obiettivo della campagna per una legge di iniziativa popolare, presentata da un cartello di associazioni pacifiste, laiche e cattoliche, come Fermiamo chi scherza col fuoco atomico, Greenpeace, Libera, Loc, Mir, Missione oggi, Mosaico di pace, Movimento nonviolento, Movimento Umanista, Nigrizia, Pax Christi, Amici di Grillo, Peacelink e altre ancora.

Il testo ha due articoli:

Articolo 1 - Obiettivi e finalità
1. Il territorio della Repubblica Italiana, ivi compresi lo spazio aereo, il sottosuolo e le acque territoriali, è ufficialmente dichiarato “zona libera da armi nucleari”.
2. Il transito e il deposito, anche temporaneo, di armi nucleari e di parti di armi nucleari non è ammesso in nessuna circostanza sul territorio della Repubblica, così come individuato al comma 1.
3. Il Governo provvede ad adottare tutte le misure necessarie, sia a livello nazionale che internazionale, per assicurare la piena applicazione del presente articolo entro e non oltre il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Articolo 2 - Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

La proposta di legge intende bandire definitivamente ogni presenza di armi nucleari dal territorio italiano. Ma prima di tutto l’iniziativa si propone di accrescere la sensibilità sociale rispetto a un problema sconosciuto a molti italiani.
“In Italia - dichiarano le associazioni promotrici - abbiamo 90 testate atomiche. Non dovrebbero esserci. Nel 1975 l’Italia ha ratificato il Trattato di Non Proliferazione nucleare impegnandosi a non produrre né ad accettare mai sul proprio territorio armi nucleari. Ma i negoziati internazionali per liberare l’umanità dalla minaccia atomica rimangono impantanati perché chi possiede le armi atomiche vuole solo che nessun altro le abbia. Ma non è disposto a rinunciarvi. E questo invece era l’impegno sottoscritto nel Trattato di Non Proliferazione arrivare al disarmo nucleare totale e globale. La messa al bando di tutte le armi nucleari è un’aspirazione condivisa da tutta l’umanità. A livello internazionale, invece, stanno aumentando ricerca e produzione di nuovi tipi di bombe atomiche. Altre potenze finanziano l’ammodernamento dei propri arsenali nucleari. Ed aumentano, di conseguenza, i Paesi che vogliono entrarne in possesso per acquistare peso sulla scena mondiale. Per questo lanciamo una raccolta di firme per una legge d’iniziativa popolare. Affinché si dichiari l’Italia Paese Libero da Armi Nucleari. Diventeremo, come l’Austria, uno dei 106 Stati del mondo dove le bombe atomiche non hanno diritto di cittadinanza. Saremo la maggioranza, nella buona compagnia di tutti gli Stati dell’America centro-meridionale, dell’Africa, del Pacifico, del sud-est asiatico. E cammineremo anche noi verso un futuro senza atomiche”.
Il Comitato nazionale ha come riferimento questo sito.

A questa iniziativa se ne affianca un’altra, per de-secretare gli accordi militari internazionali.
In tema di armamenti atomici e petizioni popolari ho intervistato Alfonso Navarra, antimilitarista di lungo corso.

QUI trovate il link all’intervista.

Post scriptum

Il 24 novembre a Milano si svolgerà il convegno
FERMIAMO IL PERICOLO NUCLEARE
presso la Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi - via Vivaio, 1

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