L’Ilva di Taranto
Novembre 3, 2007 on 2:40 pm | In Politica |
Mi scrivono Luca e Conny, di Taranto. Una città bellissima, devastata dall’inquinamento.
Caro Piero
siamo di Taranto, la culla della Magna Grecia, un luogo d’arte, patrimonio dell’umanità, con due mari che la incorniciano rendendola unica.
Ma Taranto è anche una città dannata. Il famoso ponte girevole apre le sue braccia vecchie e cigolanti alle navi italiane e straniere, ai mercanti e agli imprenditori che qui hanno costruito la loro fortuna. Sulla nostra pelle. La maledizione di Taranto si chiama Ilva, la fabbrica di acciaio più grande d’Europa. In cambio del lavoro, ci toglie la vita.
In prncipio fu l’Italsider, azienda pubblica fondata nel 1965, fortemente voluta dai politici dell’epoca, inaugurata dal presidente Saragat, accolta come un segno del Vangelo dal Papa Paolo VI. Nel 1995 l’Italsider diventa Ilva (costo 1.600 miliardi di vecchie lire) ed entra nel gruppo di Emilio Riva, che ha l’obiettivo di renderla il più grande centro europeo della produzione dell’acciaio. Riva è un imprenditore con progetti ambiziosi, ma non molto interessato alla salute dei tarantini: minimi sono stati gli investimenti per la riqualificazione degli impianti, per la tutela dei lavoratori. Oggi l’Ilva è una delle fabbriche più redditizie, considerando il rapporto redditività/investimento. E più inquinanti, considerata la mortalità per tumori.
L’Ilva ha un’estensione di 15 milioni di metri quadrati, un sistema di nastri trasportatori a cielo aperto di 170 km; con parchi di deposito dei minerali ferrosi grandi 660.000 metri quadrati, anch’essi a cielo aperto e universalmente riconosciuti come fonte di inquinamento. Qui lavorano circa 13.000 persone, la fabbrica contribuisce alla produzione del 50% dell’acciaio nazionale, circa 10 milioni di tonnellate all’anno.
Produce anche enormi quantità di sostanze inquinanti.
In questo elenco (Fonte E.P.E.R. 2005) la prima cifra indica il valore soglia, la seconda indica il valore effettivo.
Acido cianidrico: 200 - 3647,9
Anidride carbonica (CO2): 100000 - 11072060
Benzene (C6H6): 1000 - 219240
Cromo (Cr): 100 - 3800
Fluoro e composti inorganici: 5000 - 529853
Idrocarburi policiclici aromatici (IPA): 50 - 31124
Mercurio (Hg): 10 - 1385
Ossidi di azoto (NOx): 100 - 28648
Ossidi di zolfo (SOx): 150 - 41840
Ossido di carbonio (CO): 500 - 538010
Piombo (Pb): 200 - 74425
Zinco (Zn): 200 - 16732
Il 10% di monossido di carbonio, il 9% di diossina, l’8% di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) immessi nell’atmosfera del continente europeo, sono a Taranto. Ogni anno sono 1200 i morti per neoplasie polmonari (dato tratto dal dossier de “L’Espresso”), il 22% in più della media regionale. I tumori polmonari da noi sono la causa del 40% delle morti complessive per neoplasie, contro il 29% della media nazionale.
Questi dati sono dei semplici numeri, dietro ogni numero c’è un essere umano, con i suoi sogni e le sue speranze. A Taranto il sacrosanto diritto alla salute è calpestato e oltraggiato, e questa tragedia è ignorata dalle istituzioni locali e nazionali.
Emilio Riva è stato condannato in via definitiva per mobbing verso dipendenti attivi nel sindacato, per il reato di violenza privata e frode processuale. La dirigenza Ilva è stata condannata anche per inquinamento. Tanti sono stati i procedimenti penali nei confronti dei vertici aziendali, alcuni terminati con clamorose sentenze di assoluzione grazie anche alla complicità dei politici locali: gente capace di ritirare la costituzione di parte civile nel processo penale alla vigilia della pronuncia della Cassazione, dopo due sentenze di condanna, sulla base di promesse, mai mantenute, da parte dell’azienda.
Tanti sono stati i patti di intesa tra azienda, amministratori e sindacati: nessuno capace di incidere sul problema.
Nella vicenda Ilva c’è tutto. L’ignavia di una città, la superficialità delle amministrazioni, l’arroganza, la violazione di norme, i carichi pendenti e le rinunce, gli incidenti, la malattia e la morte; la rassegnazione e l’abitudine. Soprattutto la paura. Sì, paura dei lavoratori di parlare, addirittura di pensare. Sembra che qui il tempo non sia mai passato. Da una parte c’è il padrone, dall’altra i suoi operai. E chi porta all’esterno informazioni e dissenso rischia di perdere il posto di lavoro e di farlo perdere ai suoi familiari.
Non chiediamo la chiusura dell’azienda. Chiediamo che vengano rispettate le più elementari norme in materia ambientale. Chiediamo rispetto per i cittadini di Taranto e per i caduti in questa guerra civile non dichiarata, vittime sacrificali di un “modello di sviluppo” distorto e insostenibile, vittime innocenti di un bombardamento di gas, polveri e agenti inquinanti. Un bombardamento che, nell’indifferenza dei più, continua a uccidere.
Saluti da Luca e Conny.
29 Commenti »
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E’ tutto vero. La nostra è una città che un giorno morirà.
Commento di Enrico Perreca — 3 Novembre 2007 #
Se fossimo in un altro paese, si sarebbe pensato per tempo alle conseguenze di un insediamento del genere, cercando di programmare (parola sconosciuta nel vocabolario dell’italiano medio) interventi di bonifica e riconversione.
Siamo in Italia, un paese a metà strada tra l’Europa civilizzata ed il terzo mondo.
A metà strada, appunto.
Consoliamoci, dunque.. in Africa stanno peggio.
Commento di dan sallo — 3 Novembre 2007 #
Io abito a 30 km dall’ilva. La situazione descritta nella lettera è verissima. Hanno fatto lavorare persone a contatto con l’amianto per molti anni, regalandoli un bonus di 10 anni, con conseguente pensionamento anticipato (come se ora si potessero rilassare tranquilli). Ogni tanto muore qualche operaio, anche di recente un braccio di una gru è crollato ammazzando un mio compaesano. L’aria è irrespirabile, si vedono ste fumate continue, tonnellate e tonnellata di aria infetta spinta da fuori dagli altiforni, 24 no stop. Un mare inquinato a pochi chilometri, nero peggio del petrolio grezzo. Un mare di merda, e ci siamo anche noi in mezzo.
Commento di Davide — 3 Novembre 2007 #
che amarezza…:-(
Commento di Eno — 3 Novembre 2007 #
Tranquilli, tra un pò ci infilano anche un bel rigasificatore, in mezzo al mare proprio di fronte l’agip e a qualche centinaio di metri dalle ciminiere ILVA, cosi al primo soffio di vento facciamo un bel botto.
Commento di Francesco — 3 Novembre 2007 #
9/9/2005
L’operaio, Luigi Di Leo, aveva solo 25 anni
Commento di Conny — 3 Novembre 2007 #
“Why not, spunta la P2. Nel dossier anche i nomi di Rutelli, Pisanu e Alemanno”
http://www.ilsecoloxix.it/italia_e_mondo/view.php?DIR=/italia_e_mondo/documenti/2007/11/03/&CODE=ee6145fa-89df-11dc-afc2-0003badbebe4
Commento di pèrj rgoj — 3 Novembre 2007 #
Tumori e morti sul lavoro.
Una scia di sangue inarrestabile. E’ questo il prezzo che dobbiamo pagare in cambio del lavoro?
Gradirei che questo blog si animasse. Vorrei sentire la voce del lettore, di chi è qui di passaggio e di chi vive questo degrado (e per questo ringrazio Piero per averci dato spazio e ringrazio Davide per il suo contributo).
Conny
Commento di Conny — 3 Novembre 2007 #
Soldi ed inquinamento
Ricchezza e malattie
Lavoro e morti bianche ..tante ..tante!
Patti d’intesa e ricatto occupazionale
Emilio, Emilio …
Arroganza e violazioni!
Parliamone perché se ne parla pochissimo. Un problema globale questo e non circoscritto alla piccola città sullo ionio, i dati forniti lo dimostrano.
Un problema sociale perché c’è la violazione di norme costituzionali quale il diritto alla vita ed alla salute che risultano essere diritti incomprimibili, non contemperabili con nessun tipo di interesse pubblico o privato.
Come è possibile che questo accada? La legge è uguale per tutti? Un qualunque esercizio che non rispetti le norme sanitarie imposte dalla ASL a tutela dei consumatori è costretto a chiudere ed invece, nel nome dell’occupazione, l’Ilva non si può chiudere perché non ci sono alternative.
13000 posti di lavoro si possono creare in 10 anni? Perché nessun politico ha sentito il dovere di offrire alternative a questa città? Perché nessuno ci pensa oggi per realizzare qualcosa nei prossimi 10 anni? Taranto non ha una vocazione industriale e trovare delle alternative è solo una questione di cultura e coraggio.
Questo problema non si risolverà perché non ci sono controlli e perché le leggi possono essere violate senza impedimenti determinanti per l’economia della fabbrica;
perché manca la volontà dei politici locali, fatta salva l’amministrazione comunale appena insediata ,di trovare una soluzione reale al problema.
Questo problema non si risolverà fino a quando non verrà discusso a livello nazionale, fino a quando non verranno presi dei provvedimenti drastici e radicali.
Ed allora accettiamo questa opportunità offerta da Piero per esprimere le nostre idee e mi piacerebbe che con il tempo anche Piero possa esprimersi e fare qualche considerazione su questo caso di interesse nazionale.
Anche noi a Taranto abbiamo il nostro Emilio.
Luca
Commento di Luca — 3 Novembre 2007 #
Piero,
e’ encomiabile che tu abbia citato questo problema della citta’ di Taranto, ti volevo solo far notare che nel frattempo Roma **SCOPPIA** per un piccolo problema con i rumeni, forse sarebbe opportuno che esprimessi il tuo pensiero
Commento di piero de salvia — 4 Novembre 2007 #
Una piccola puntualizzazione, non banale: nell’elenco mancano le unità di misura…
Beh, in un mondo capovolto è anche divertente notare come, subito dopo il TG che mostra un servizio sulle imminenti catastrofi ambientali dovute alle emissioni di CO2, faccia la pubblicità di cinque modelli diversi di automobile…
http://www.youtube.com/watch?v=xp3NpDfVEFI
Commento di Michele Di Mauro — 4 Novembre 2007 #
E’ stata attivata una petizione a favore del giudice Clementina Forleo per una GIUSTIZIA UGALE PER TUTTI questo e il link per la firma:
http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.cgi?Forleo
Non ce un banner chi e disponibile faccia girare questa petizione a piu persone è l’unico modo per diffonderla
Commento di Giorgio — 4 Novembre 2007 #
In Gran Bretagna chi delinque esce dal Paese e non ritorna più.
Fini propone = fuori chi non ha un lavoro
Io dico che i padroni dell’italia sono gli italiani che debbono decidere con un referendum (come in svizzera) le regole per entrare in italia. Io farei entrare solo chi ha 100.000 euro, come in Australia o Nuova Zelanda
Incomincerei a sparare alle carrette del mare come fa l’isola di Malta
I 3.800.000 stranieri regolari hanno avuto come unico effetto quello di dimezzare i salari di chi incomincia a lavorare (dei ns. figli)
Gli operai, i lavoratori italiani dovrebbero abbandonare in massa i sindacati ed i partiti di sinistra e votare per la Lega o per AN
Commento di NormaB — 4 Novembre 2007 #
per fortuna questo blog è molto lontano dalla lega e da an!
Commento di reader — 4 Novembre 2007 #
l’ilva di taranto è uno dei tanti scandali di questo paese marcio.
Commento di reader — 4 Novembre 2007 #
I politici, quasi tutti , sono contro la pena
di morte. per chi si macchia di reati gravi.
Ma tutti , con il loro pessimo operato, condannano
a morte migliaia di cittadini, colpevoli solo di
abitare in certe zone.
Se a Taranto, ci fosse il parlamento, sicuramente
sarebbero molto più attenti, ai limiti di legge
per le sostanze inquinanti.
Commento di luciano — 4 Novembre 2007 #
E’ proprio una schifezza.Avevo uno zio che lavorava all’Italsider.Turni massacranti e una vita invivibile inalando schifezze.Purtroppo e’ morto recentemente.Ci rubano i sogni.
Commento di guido — 4 Novembre 2007 #
Ho appena letto l’articolo; sono di Napoli e più precisamente abito non molto distante da cosidetto “triangolo della morte”, zona dove camorra e politica hanno realizzato uno scempio ecologico e ambientale senza eguali, quì siamo in pericolo, ci hanno tolto la dignità di cittadini e ora ci stanno togliendo anche la vita, ora andare via non è più un’alternativa per un futuro migliore ma una necessità…
I media tacciono su questo genere di faccende, la nostra classe politica è dentro fino al collo, solo che loro lo sono nei soldi noi lo siamo in una melma nociva…
Commento di Peppe — 5 Novembre 2007 #
QUESTA LETTERA E’ RACCAPRICCIANTE…
POVERA BELL’ITALIA, AVVELENATA DAGLI IGNORANTI E DAGLI AFFARISTI SENZA SCRUPOLI
Commento di Jim — 5 Novembre 2007 #
in questo periodo la proprietà ha cambiato strategia:interventi mirati nel “sociale” modello fiat:ci ha dato l’acqua quest’estate,ci ha messo l’acqua al cimitero e ci attappa pure le buche nei giorni di festa!tutto per farci dimenticare lo scempio ambientale in collaborazione con le felici istituzioni.il problema è la nostra paura mischiata all’ignoranza e colpa di tanti anni di abbandono,Taranto,difatti,è stata sempre e solo acciaio e tutt’ora lo è.A parte i posti di lavoro, oltre il 90% delle esportazioni è effettuato dall’Ilva.Non ci potevano dare le università? Non ci potevano essere attività culturali legate alla Magna Grecia od alle attività ittiche? Comunque qualcosa “eppur si muove”:http://www.tarantosociale.org/
Commento di gianni — 5 Novembre 2007 #
Questo dice tutto!!!
http://italy2.peacelink.org/tarantosociale/articles/art_23513.html
Commento di - — 6 Novembre 2007 #
negli anni sono stati firmati atti di intesa miliardari tra regione,comune e governo finiti puntualmente nel nulla.si deve aggiungere,poi,che Taranto è un comune dissestato,perciò:COSA VOLETE CHE SI POSSA FARE CONTRO UN COLOSSO DA 10 MILIONI DI TONNELLATE ANNUE? A parte i bambini, qui muore un’intera città.I tumori sono divenuti epidemici, ogni famiglia ne piange due o tre. Stima,questa, che aumenta sempre di più dati i veleni che vengono sprigionati ogni secondo nell’aria.L’assurdità,ancora,è che non ci sono monitoraggi.Le vecchie centraline montate anni fa, non funzionano o sono state rimosse. Tutto ciò tra l’indifferenza e la voglia di non guardare. Le,ora, speranze sono legate alle associazioni che ,dopo quaranta anni di scempio ambientale, hanno lanciato la sottoscrizione per un referendum.
Commento di gianni — 6 Novembre 2007 #
Vivo a circa 15 km dall’Ilva.
Ho subito la perdita di zio di 56 anni e di un cugino dì 34; morti di tumore, il primo alla testa, 12 anni fa; il secondo all’intestino, quest’anno,la settimana prima delle Palme. Lavoravano all’Ilva.
Riva sei un assassino, un criminale! Meriteresti il carcere a vita. Hai avuto dallo Stato l’Ilva a prezzo stracciato, incassi un mare di soldi sul sangue degli operai e non fai nulla per migliorare la sicurezza di quel mostro che sta appestando l’aria e sta marcendo e cadendo per l’incuria. Vogliamo parlare pure di quelli che sono morti o si sono storpiati per infortunio in quell’inferno? Non pensare, Riva, di pulirti la coscienza aggiustando strade degne di una Parigi-Dakar o mettendo una fontanella al cimitero o con simili elemosine! Te ne appofitti che Taranto sta con le pezze al culo e pensi di comprarla con piatto di lenticchie. Si parla pure di raddoppio della raffineria Agip e di piazzare un bel rigassificatore. Che altro più ? Una centrale nucleare? Povera Taranto
Commento di Francesco Protopapa — 8 Novembre 2007 #
Non ci sono a Taranto famiglie che non abbiano avuto dei lutti legati a queste malattie. L’ilva ci sta ammazzando ed onestamente sono stanco di questa indifferenza collettiva. A Taranto siamo soli e si trova una enorme difficoltà a trovare gente che abbia una sensibilità tale da rilanciare il problema a livello nazionale.
Si parla troppo e solo delle porcate che tutti conosciamo.
Ed ecco allora che escono i soliti libri che non servono a nulla perché trattano sempre le stesse cose, ed ecco che l’informazione racconta ciò che vuole.
Ed ecco che si parla dei 30 casi di aviaria e non dei 2000000 di morti per poliomielite e nemmeno dei 1200 morti l’anni di Taranto per neoplasie polmonari.
Allora svegliatevi. Tutti. Svegliatevi voi che potete gridare più di noi cittadini.
Taranto fa parte del sistema Italia, ciò che accade a Taranto non deve essere trascurato come avvenuto fino ad ora.
A Taranto viviamo in un regime di dittatura democratica volta ad annullare il pensiero, a ripulire le coscienze. Cosa manca a Taranto per parlare di dittatura? I manganelli ed i colonnelli? Ma ce ne sarebbe realmente bisogno? O è sufficiente fare in modo che la gente non pensi, o è sufficiente impedire che la gente parli e si esprima su questioni di primaria importanza?
Commento di Luca — 9 Novembre 2007 #
Ciao, Francesco.
Nella mia famiglia ci sono stati due lutti per leucemia e due per cancro polmonare.
A Taranto, quando parli di inquinamento, di morti bianche o di neoplasie, la maggior parte della gente ti ascolta annoiata ; sempre le stesse cose, sempre gli stessi discorsi.
Ma, secondo te, cosa dovremmo fare per iniettare una dose di orgoglio e di amor proprio a questa sfortunata città? Perché in altre realtà, non molto lontane da noi, si sono incatenati ai binari della stazione, hanno bloccato strade, hanno manifestato con coraggio e compattezza?
Perché da noi non accade?
PERCHE’?
E’ possibile che a Taranto non si debba rispettare la legalità? L’altro giorno in un TG nazionale è stato fatto un servizio su Taranto. Sapete su cosa? Sulle condizioni del canile cittadino!
Ma come è possibile che, mentre moriamo, si parli delle condizioni dei nostri cani?
E’ come se, in un paese devastato dalla guerra, tra feriti e morti, un cronista si mette a parlare delle condizioni del tempo!
Non ti sembra assurdo?
Che cosa possiamo fare? Si accettano suggerimenti e consigli.
E mo avast ! (adesso basta!)
Commento di Conny — 9 Novembre 2007 #
Forse sarò il primo e unico operaio a lasciare un commento…ma lo faccio non solo per confermare tutti i commenti fin qui scritti, ma per dirvi anche che la realtà all’interno del colosso siderurgico è ancora più triste…
L’inferno è il paradiso se paragonato all’ilva…vi posso garantire che i vari capi hanno l’umanità dei nazisti, che si lavora in condizioni a dir poco vergognose, e dove, se vuoi far valere i tuoi diritti ti “fanno fuori”…
Ogni giorno si và a lavorare e non si sà se si fà ritorno a casa…e quando fai un lavoro che non ti piace non è il massimo avere anche questo “piccolo” pensierino per la testa…Ho visto morire in 6 anni molti ragazzi quanto me (e a volte più piccoli) in maniera a dir poco assurda…mi vergogno di tutto questo e mi vergogno ancor di più nel vedere all’interno dello stabilimento quell’aria di rassegnazione a una realtà che ci viene imposta senza compromessi…per la dirigenza siamo solo carne da macello…
Che dire purtroppo questa è la pura realtà che molta gente e Taranto deve subire, è che subirà ancora per molto tempo perchè l’ilva è più di una mafia, dato che ci girano una marea di soldi, e perchè su 13000 unità che ci lavorano (che dovrebbero creare dei casini immensi per rivendicare dei diritti ormai calpestati da anni), più di 8000 sono dei veri e propri “leccaculo” alla emilio fede, se non peggio…
Purtroppo questa è la realtà che a Taranto e all’ilva diffcilmente potà mai cambiare:
V E R G O G N A ! ! !
Commento di Gianluca — 13 Novembre 2007 #
Ciao Gianluca.
Hai la mia solidarietà, grande. So perfettamente come funziona, il clima di terrore e di sgomento che si vive nell’azienda e so pure quanta gente, pur di sopravvivere in condizioni un po’ più umane, scende a compromessi.
Purtroppo quello che accade a Taranto non è percepito ed annoverato come un problema reale, nazionale, degno di attenzione e lo si percepisce anche qui purtroppo.
Sarebbe una causa da prendere di petto per poter creare una speranza. Comunque, presto, parlerò di una iniziativa che, da semplici cittadini di Taranto, insieme alla mia ragazza, abbiamo realizzato per sensibilizzare. Ne parleremo. metteremo sicuramente un aggiornamento per informare te e chi interessato.
Un saluto
Commento di Luca — 16 Novembre 2007 #
UNIAMOCI è l’unica cosa che dico
per farla finita con tutto questo schifo!
Commento di maddy — 18 Novembre 2007 #
ciao sono un lavoratore dell’ilva e in piu’ sono anche un rappresentante sindacale,ho apprezzato molto quanto scritto da gianluca nelle sue parole e’ racchiusa l’80% della verita’.sapete qual’e’ la cosa piu’ assurda di questo stabilimento????
rispetto alle centinaia di infortuni, alle decine di morti, ai continui abusi ed angherie allo strapotere stupido dei capi(che sono per la maggior parte tarantini)i nostri colleghi non chiedono diritti, rispetto della dignita’ , rispetto della salute……..ma il “livello”!!!!! da anni oramai si sente solo parlare di quello, come se 40 euro al mese in piu’ di colpo facessero sparire tutti i problemi…….vergogna!!!!
i responsabili ci giocano su questo anche tanti sindacalisti purtroppo! la mia speranza e’ quella di vedere un giorno i lavoratori ribellarsi a questo regime, liberarsi di un fardello che non puo’ appartenere ad una classe operaia di un territorio violentato come il nostro. io non sono per la chiusura dello stabilimento ma non sono neanche per lo scambio o lavoro o salute. lavorare e rispettare la salute e l’ambiente anche in quello stabilimento si puo’ bisogna far capire a tutti pero’ che e’ ora di finirla di prenderci in giro, ai politici che da anni fanno campagna elettorale con promesse di lavoro all’ilva(e quindi sulla nostra pelle)alle istituzioni che non devono far finta di non vedere
alle rappresentanze sindacali che devono fare gli interessi dei lavoratori non solo a parole ma anche nei fatti ( buttiamo fuori i tanti sidacalisti che fanno sto mestiere per non lavorare o per curare i propri interessi ) ai lavoratori che devono smetterla di “vendere” la propria dignita’ per un livello o peggio per una manciata di euro……..
Commento di FRANCESCO RIZZO — 17 Aprile 2008 #