Giuliano Turone
Novembre 22, 2007 on 7:51 pm | In Economia, Legalità |
Nessuna azione antimafia è efficace se non colpisce il riciclaggio. E per questo occorre potenziare gli strumenti di indagine e di controllo, non solo giudiziari.
Il professor Giuliano Turone - che da magistrato ha indagato sulla mafia al nord e, insieme a Gherardo Colombo, ha scoperto gli elenchi della P2 - da tempo avanza una “modesta proposta” per aggredire i patrimoni mafiosi. Una proposta, come egli stesso ricorda, sempre “accolta con entusiasmo teorico”. La spiega in questo testo, che mi ha gentilmente inviato.
“L’idea di fondo è che bisogna assegnare un rilievo centrale alle indagini patrimoniali all’interno di ogni inchiesta penale che abbia come oggetto una grossa associazione di tipo mafioso, sia che si tratti di Cosa Nostra, sia che si tratti di ‘ndrangheta, sia che si tratti di camorra o di “sacra corona unita”.
Nel senso che il pubblico ministero deve acquisire l’abito mentale di considerare “indagate” non soltanto le persone, ai fini dell’eventuale sanzione penale che potrà essere loro irrogata, ma anche le relative ricchezze; e non soltanto ai fini dell’eventuale provvedimento di confisca che potrà essere applicato a queste ultime, ma anche al fine di approfondire al massimo e con un particolare puntiglio la conoscenza giudiziaria degli aspetti economici, imprenditoriali e finanziari dell’associazione criminosa che forma oggetto dell’indagine: e per potere così individuare porzioni ulteriori di ricchezza mafiosa da aggredire e da investigare ulteriormente.
Il fatto è che oggi come oggi, quando si parla di indagini patrimoniali, si pensa sempre e soltanto alle scorciatoie che sono offerte dalla normativa sulle misure di prevenzione (articoli 2-bis e 2-ter della legge 575 del 1965), e anche dalla norma più recente costituita dall’articolo12-sexies del decreto legge 306 del 1992, le quali, però, comportano un concetto di indagini patrimoniali che non è quello cui io sto alludendo.
Queste norme, infatti, sono molto comode, perché consentono di aggredire agevolmente le ricchezze mafiose (quelle già individuate nel corso delle indagini preliminari) con un regime probatorio semplificato e basato su un’inversione dell’onere della prova. Ma proprio per questo motivo queste norme, in un certo senso, disincentivano gli inquirenti dall’impegnarsi in indagini patrimoniali a tutto campo idonee a sviscerare fino in fondo gli aspetti economici del crimine organizzato: proprio perché l’inversione dell’onere della prova consente di sequestrare e di confiscare almeno una certa fascia di beni mafiosi senza alcuna indagine patrimoniale approfondita, o comunque sulla base di un’indagine patrimoniale estremamente elementare.
In particolare, nel procedimento per le misure di prevenzione è sufficiente che Tizio sia indiziato di appartenere a un’associazione mafiosa, ed ecco che allora che i beni di cui egli può disporre direttamente o indirettamente possono essere sequestrati se il loro valore risulta sproporzionato alla reddito dichiarato o all’attività economica svolta; dopo di che, con l’applicazione della misura di prevenzione, il tribunale disporrà la confisca dei beni sequestrati di cui l’interessato non abbia potuto dimostrare la legittima provenienza.
L’articolo 12-sexies, a sua volta, è più rigoroso della normativa sulle misure di prevenzione, perché non interviene sui beni di una persona meramente indiziata, bensì su quelle di una persona che è stata condannata (con sentenza passata in giudicato) per l’uno o l’altro di una serie di gravi reati congeniali alla grande criminalità organizzata, che sono espressamente indicati nella norma. Dopodiché, però, di nuovo, i beni di cui il condannato può disporre direttamente o indirettamente vengono obbligatoriamente confiscati se hanno un valore sproporzionato al reddito dichiarato e all’attività economica svolta e se l’interessato non può giustificarne la provenienza.
Tutto questo va benissimo, ma non basta.
Le inchieste penali sui sodalizi mafiosi (non parlo quindi dei procedimenti sulle misure di prevenzione) esigono indagini patrimoniali specifiche, mirate, concatenate tra loro, proiettate verso la ricostruzione a 360 gradi delle ricchezze illecite. Anche al di là di ciò che è strettamente necessari al fine di consentire la confisca – grazie ai meccanismi di inversione dell’onere della prova – di quelle fasce di ricchezza più immediatamente individuabili.
Del resto, la centralità dell’inchiesta penale, rispetto ai procedimenti sulle misure di prevenzione, in tempi relativamente recenti si è imposta nei fatti.
Negli ultimi lustri, infatti, si è avuta una progressiva compenetrazione del procedimento di prevenzione (quello di cui agli artt. 2-bis e 2-ter della legge 575 del 1965) con il procedimento penale: si sono utilizzate le prove acquisite nel corso delle indagini penali (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni telefoniche ed ambientali, assunzioni di informazioni da persone informate su fatti) sia per provare il presupposto soggettivo di cui all’art. 1 L. 575/1965 (Tizio è indiziato di appartenere a un’associazione mafiosa), sia, soprattutto, per individuare i beni da sequestrare. Dopo di che si è fatto leva sul minore standard probatorio del procedimento di prevenzione per conseguire il risultato della confisca dei beni più immediatamente individuabili. Poi, però, ci si è quasi sempre fermati.
Va detto che un effetto rilevante del trapianto nel procedimento di prevenzione dei risultati probatori conseguiti nelle inchieste penali è stato quello di individuare molti prestanome degli esponenti mafiosi di spicco: “teste di legno” che, essendo al di fuori della cerchia familiare, non sarebbero stati altrimenti individuabili. Molti sono stati identificati grazie alle dichiarazioni dei collaboratori, altri sulla base di dichiarazioni testimoniali o di intercettazioni telefoniche o ambientali.
Per esempio, in tempi recenti, alcuni beni immobili di personaggi di spicco di cosa nostra, intestati a vari prestanome, sono stati individuati grazie a una serie di intercettazioni. In particolare, nel corso di un colloquio intercettato, si parlava della vendita di 12 appartamenti di proprietà di un capomafia, il cui intestatario fittizio era invece un certo imprenditore bene identificato con nome e cognome. I 12 appartamenti sono stati sequestrati e confiscati. Poi, però, ci si è fermati, anche perché le Procure della Repubblica sono oberate di lavoro e spesso non possono permettersi il lusso di lavorare a lungo di cesello sulle indagini patrimoniali concatenate.
Sta di fatto che, partendo da una situazione di questo tipo, si possono ottenere risultati notevoli proprio attraverso la tecnica della indagini patrimoniali concatenate.
Una volta accertato che i 12 appartamenti sono di pertinenza del capomafia e sono fittiziamente intestati al suo prestanome (egli stesso indagato come partecipante o concorrente esterno al reato associativo mafioso), si dovrà sentire come persona informata sui fatti il venditore di ciascun appartamento, si dovrà acquisire il relativo contratto preliminare di vendita, si dovranno ricostruire le fasi della trattativa e le modalità di pagamento, si dovrà ricostruire la provvista degli eventuali assegni bancari e/o circolari impiegati per il pagamento, si dovranno estendere le indagini ai depositi ed ai conti correnti sui quali sono stati spiccati gli assegni bancari o dai quali proviene la provvista degli assegni circolari, si dovranno estendere le indagini agli eventuali bonifici che avessero alimentato tali depositi e conti correnti, e così via a ritroso, ed altresì procedendo lungo tutti gli eventuali percorsi collaterali passibili di ulteriore indagine patrimoniale (i rivoli finanziari che confluiscono o si dipartono dal filone principale), finché è possibile procedere, sia in sede nazionale che in sede transnazionale.
In altri termini, questa tecnica degli accertamenti patrimoniali specifici e “concatenati” prende le mosse da operazioni di carattere economico su cui possono agevolmente innestarsi i primi accertamenti dell’indagine concatenata; d’altro lato, esse sono poste in essere dagli stessi membri del sodalizio criminoso o comunque coinvolgono direttamente questi ultimi. Si presenta appunto come tale, almeno in via di ipotesi, l’acquisto di 12 appartamenti, intestati a un prestanome, da parte del capomafia, se si parte dall’ipotesi di lavoro che questi appartamenti siano stati acquistati utilizzando profitti illeciti già sottoposti a precedenti operazioni di riciclaggio.
Questa indagine di partenza, e il suo dipanarsi a ritroso, costituisce poi il terreno favorevole per il riconoscimento di quelle condotte di riciclaggio poste in essere per lo più da persone esperte ed estranee al gruppo criminoso di base, che si sono prestate consapevolmente a riciclare o reimpiegare profitti criminosi, magari attraverso meccanismi sofisticati. Si tratta di quella fase del riciclaggio che viene comunemente chiamata layering stage, vale a dire “fase della stratificazione”, che è finalizzata al camuffamento dell’origine e delle tracce contabili del denaro sporco ed è affidata ad una pluralità di trasferimenti e conversioni in denaro contante tali da spezzare il paper tracing, cioè la traccia documentale dei trasferimenti (formazione di assegni circolari dopo prelievi di contanti, eccetera).
Se c’è una possibilità di “perforare” il layering stage, di disvelare i camuffamenti, di ricostruire la traccia documentale, anche in una dimensione transnazionale, questa possibilità si realizza proprio procedendo a ritroso ed avendo come punto di partenza una situazione del tipo di quella di cui sopra”.
Giuliano Turone
16 Commenti »
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“Una cosa inaccettabile, ci sono iene e sciacalli che hanno usato questa vicenda per attaccarmi”. Così Silvio Berlusconi commenta la diffusione dei verbali su Rai-Mediaset, aggiungendo che si deve “fare qualcosa” per difendere la privacy: “Non è possibile intercettare i cittadini”. ‘’Questa inchiesta - ha sottolineato l’ex premier - denuncia alcune cose che dovrebbero preoccupare molto, ma in senso opposto a quello che si vuole da parte della sinistra'’.
Che faccia di bronzo!
Commento di Fabio — 22 Novembre 2007 #
Turone ha una mail pubblica?
Volevo contattarlo per un’intervista..
grazie
Commento di CC — 23 Novembre 2007 #
Il modo migliore per indagare sulla mafia è proprio
quello di indagare sui patrimoni illeciti. Non c’è dubbio. Il primo ad intuirlo fu proprio Giovanni Falcone. Il problema è soltanto uno. In Italia nonc’è ALCUNA volontà politica di sconfiggere la mafia. Quella proposta dal prof. Turone è una ottima strategia. Ci sarebbe anche da prendere in considerazione il metodo “Crocetta” per porre fine alle infiltrazioni mafiose negli appalti degli enti pubblici e tanti altri possibili provvedimenti. Ma non si fa nulla al massimo si va alle commemorazioni. Vi siete chiesti come è possibile che non è mai stata proposta una strategia di lotta alla mafia, in fasi progressive, con verificazione dei risultati e con l’indicazione di una presumibile data di vittoria. Anche soltanto indicativa. La politica è il vero anello debole della catena. Magistratura e forze dell’ordine fanno il loro dovere con coraggio e determinazione nonostante
la politica ponga soltanto limiti, problemi intralci di ogni genere.
staff freesud
www.RIBERAONLINE.BLOGSPOT.COM
Commento di freesud — 23 Novembre 2007 #
Da www.vergognatevi.com:
Riportiamo lo stipendio dei deputati europei secondo la nazionalità(tralasciamo ogni commento!):
Italia 144.084,36 euro (Vergogna!)
Austria 106.583,40
Olanda 86.125,56 euro
Germania 84.108 euro
Irlanda 82.065,96 euro
Gran Bretagna 81.600 euro
Belgio 72.017 euro
Danimarca 69.264 euro
Grecia 68.575 euro
Lussemburgo 66.432,60 euro
Francia 62.779,44 euro
Finlandia 59.640 euro
Svezia 57.000 euro
Slovenia 50.400 euro
Cipro 48.960 euro
Portogallo 41.387,64 euro
Spagna 35.051,90 euro
Slovacchia 25.920 euro
Rep. Ceca 24.180
Estonia 23.064 euro
Malta 15.768 euro
Lituania 14.196 euro
Lettonia 12.900 euro
Ungheria 9.132 euro
Polonia 7.369,70 euro
Commento di Massimiliano Monopoli — 23 Novembre 2007 #
Anche le più evidenti banalità, come quella di considerare il sequestro e la confisca dei beni frutto di attività crimonose, quale priorità assolutà nel contrasto alle mafie associate, diventano motivo di dibattiti e contrasti infiniti.
Sono cose da fare e non si fanno per i soliti cento ottimi motivi.
Non voglio dire che non valga la pena combattere per cause sacrosante come questa, ma il fattore tempo non può essere considerata una variabile indipendente.
Viviamo in media 65 anni .. quanti ne possiamo trascorrere dietro ai soliti irrisolti problemi.
Ho sbirciato il programma di Santoro ieri su Rai2. Senbrava una replica di una puntata di un suo programma di quindici anni fa… paro-paro.
Non vorrei dover esalare l’ultimo respiro davanti all’ennesima replica, tutto qui.
Per chi ha più tempo di me (e voglia di buttare via un ventennio per vedere se cambia qualcosa in questo povero Paese), auguri.
Per tutti gli altri, compresi quelli che vorrebbero darsi la chance di vivere una vita diversa,… SCAPPPPATE !
Commento di dan sallo — 23 Novembre 2007 #
“Per tutti gli altri, compresi quelli che vorrebbero darsi la chance di vivere una vita diversa,… SCAPPPPATE !”
tristemente concordo.
Commento di reader — 23 Novembre 2007 #
Sradicare e distruggere la mafia dovrebbe essere la priorità assoluta di qualsiasi governo italiano. Una buona legge che consenta di indagare sui patrimoni illeciti è indiscutibilmente una priorità nella lotta alla mafia. Se si discute sempre sugli stessi temi la
colpa non è di chi continua con ostinazione a discuterne ma di chi non ha mai risolto questi problemi. Cioè tutti i governi italiani dal dopoguerra ad oggi. Non dobbiamo scappare dal sud o dall’Italia ma dobbiamo cambiarla. Costi quel che costi!
staff freesud
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Commento di freesud — 23 Novembre 2007 #
qui non cambia nulla, ergo chi va via fa solo bene. molta gente è andata via e non ha alcuna voglia di tornare, giustamente.
Commento di reader — 23 Novembre 2007 #
“Pochi giorni dopo la strage di Via D’Amelio mia madre chiamo’ me e le mie sorelle, Rita e Adele e ci chiese di farle incontrare le mamme di quei ragazzi che il 19 Luglio si erano stretti attorno a Paolo mente suonava il campanello della sua casa per proteggerlo nell’unica maniera in cui potevano proteggerlo, con i loro corpi.
Non potevano proteggerlo in altro modo perche’ il prefetto di Palermo Mario Jovine non considerava quella strada un obiettivo a rischio e quindi non ne aveva disposto lo sgombero.
Non potevano proteggerlo perche’ il procuratore Pietro Giammanco, pur essendo al corrente che era gia arrivato in citta’ il carico di tritolo per l’assassinio di Paolo, non aveva ritenuto necessario avvertilo del pericolo imcombente.
O anche peggio come forse….”
(Brano iniziale estratto dall’ ultima lettera pubblicata da Salvatore Borsellino)
staff freesud
www.RIBERAONLINE.BLOGSPOT.COM
Commento di freesud — 23 Novembre 2007 #
La criminalità organizzata esiste, perchè molti
pseudo-individui delle istituzioni, ne fanno
parte direttamente o indirettamente.
Se ci fosse una vera volonta di sconfiggerla,
da parte delle istituzioni, la criminalità
organizzata verrebbe spazzata via in un baleno.
Commento di luciano — 24 Novembre 2007 #
OT
……….CONTINUA……..dimenticando che le MORTI al servizio di uno stato, meritano TUTTE lo stesso riconoscimento.
Personalmente non so se ciò e’ stato voluto, per mandare un segnale forte, o e’ stato frutto di uno “sbaglio”, ma so che e’ l’ennesima prova dell’inettitudine dei nostri governanti.
Pubblico una lettera aperta di Salvatore Borsellino, recepita sul web, e che dimostra come gli EROI di mafia, i NOSTRI EROI, avevano una dignità che a molti, nel nostro paese manca.
“Pochi giorni dopo la strage di Via D’Amelio mia madre chiamo’………..CONTINUA…………
http://spadafora-live.blogspot.com/
Commento di spadafora live — 24 Novembre 2007 #
Ciao Piero, ciao tutti. Voglio informarvi che ho scritto e spedito una lettera al Presidente della Repubblica riguardo le sue gravi affermazioni di due giorni fa (”le intercettazioni restino segrete […] almeno finquando c’è il segreto istruttorio”) e che l’ho pubblicata sul mio blog Viva la Costituzione( http://vivalacostituzione.blogspot.com ).
Vi invito a leggerla e a commentare.
Inoltre aspetto una sua risposta.
Ciao a tutti.
Commento di RingoDePalma — 24 Novembre 2007 #
Non vale la pena perdere tempo in Italia.
Tentare di cambiare lo stato di cose, non è possibile o impossibile, a seconda dei punti di vista: è solo inutile.
Continuiamo ad illuderci di fare parte del cosiddetto ‘occidente avanzato’, ma, in realtà, stiamo sempre più assomigliando ai paesi dell’est.
Con la differenza che i paesi dell’est tra un pò ci bagneranno il naso..
Commento di dan sallo — 24 Novembre 2007 #
Caro Piero, TORNA MASTELLA
CI RISIAMO. Oggi il ministro Mastella, quello che vuole fare l’elemosina ai familiari delle vittime di mafia, è riuscito a far sospendere una fiction su Graziella Campagna, ragazza di 17 anni uccisa dalla mafia.
www.bennycalasanzio.blogspot.com
Commento di benny calasanzio — 24 Novembre 2007 #
http://www.youtube.com/watch?v=F9YFUbfNtII&feature=related
;P
Commento di KarlX — 25 Novembre 2007 #
AIUTATEMI A DENUNCIARE LA MANCANZA DI INTERVENTO DEL CSM E DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CLEMENTE MASTELLA E DEL PRESIDENTE NAPOLITANO IN UNA STORIA DI GRAVI ABUSI EDILIZI E GIUDIZIARI CHE VEDE IMPLICATI DEI GIUDICI A NAPOLI (E NON SOLO)
iLLECITI FAVORITI DALLA CURIA DI NAPOLI E FATTI DA IMPRENDITORI AMICI DI MASTELLA…
MA IN CHE CA…O DI PAESE VIVIAMO???
www.luigiiovino.it
Possibile che con tutto il parlare che fate non riuscite a cogliere l’occasione che Vi sto offrendo???
Commento di Luigi Iovino — 8 Dicembre 2007 #