Radio Londra
Dicembre 3, 2007 on 6:10 pm | In Informazione |
Per molti aspetti l’Italia è rimasta fascista.
Durante il Ventennio l’informazione era contingentata. Non era un diritto dei cittadini, ma uno strumento del regime. Di certi argomenti non si poteva parlare. Bisognava credere, non ragionare. Per questo il regime aveva piazzato suoi servi dappertutto. E Radio Londra era una delle poche voci libere. Chi l’ascoltava rischiava l’arresto. Per capire l’Italia del Ventennio e ricordare la cruciale importanza dell’informazione nell’era Raiset, una lettura stimolante è la raccolta delle corrispondenze da Roma del Colonnello Stevens, il famoso Colonnello Buonasera. E’ il 22 aprile 1941, la parola al Colonnello Buonasera.
“Buona sera.
Due mesi di arresto e mille lire di multa colla condizionale: è questo il prezzo, per ogni cittadino italiano incensurato, dell’abbonamento alle trasmissioni di Radio Londra, oltre al canone annuale dell’EIAR e all’eventuale confisca dell’apparecchio, se questo è di proprietà del nostro ascoltatore. Il prezzo è caro, ne conveniamo, ma non siamo noi a trarne profitto; e, d’altronde, il numero crescente dei nostri ascoltatori dimostra quanto siano vaste le categorie di italiani che affrontano questo rischio per ascoltarci.
Non vi è esortazione della stampa o delle autorità fasciste, non vi è minaccia di pene, non vi è sanzione effettiva che possa circoscrivere o fermare questo continuo allargarsi della massa di nostri ascoltatori in Italia. Nel Nord e nel Mezzogiorno, nel centro e nelle isole, nelle città e nelle campagne, in montagna o sul mare, non vi è un centro abitato nel quale la voce di Radio Londra non sia ascoltata; furtivamente eppure con intensa attenzione, colla emozione di fare ciò che è proibito e di preservare qualche cosa di caro.
In ogni grande casamento cittadino, a una data ora del giorno o della sera, vi è almeno una radio il cui altoparlante parla sommesso come un sussurro. È l’ora di Radio Londra: e il capo-fabbricato non deve sapere, per quanto, forse, sia occupato ad ascoltare anche lui.
Si mandano i bambini a letto; perché non parlino l’indomani a scuola e qualcuno faccia la spia al maestro, e il maestro faccia la spia al fiduciario rionale. Se una visita batte alla porta, la radio viene spenta di colpo. Si spengono i lumi a volte; come se l’oscurità dovesse attutire il suono; si ascolta alla cuffia; si adoperano antenne portatili orientandole in modo da favorire la ricezione ed eliminare le rumorose interferenze delle stazioni fasciste; e quando si può ascoltare perfettamente il segnale è come un trionfo.
Lo stesso avviene nei piccoli centri rurali dove il radioamatore, coraggioso e ammirato, è, magari, uno solo; e tutti sanno chi è; e nessuno lo dice; e tutti attendono da lui notizie: le vere notizie, i ragionamenti politici, i veri ragionamenti. Forse è l’albergatore, forse il farmacista, forse il dottore; comunque, una persona fiera di compiere un atto di coraggio e di intelligenza che lo distingue dal gregge di coloro che non osano e coi quali, nel giorno delle celebrazioni, egli è costretto a confondersi indossando la stessa uniforme nera e lo stesso berretto alla tedesca. Il maresciallo dei carabinieri lo sa; ma sorride sornione, pensando che forse non è lontano il giorno in cui questi isolati detteranno legge.
Questo fenomeno generale e profondo inquieta il regime fascista, perché forse è l’unica forma di protesta possibile contro il regime. Protesta muta, anche se non sorda; spontanea, anche se inorganica; concorde, anche se sgorga da sentimenti diversi e contrastanti; vasta, anche se composta da elementi individuali; e progressivamente sempre più vasta, più concorde, più spontanea.
Non è merito nostro, di noi che lavoriamo giorno e notte qui a Londra per informare il pubblico italiano di quanto avviene nel nostro paese e nel mondo: noi cerchiamo soltanto di avvicinarci alla realtà dei fatti, e di ragionare con sincerità e buon senso. Ma sappiamo che l’Italia ha sete di verità e di senso comune; e non è possibile allontanare dall’acqua le labbra degli assetati.
Due mesi di arresto e mille lire di multa sono troppo pochi per questi imputati; e di più sarebbe troppo per i giudici.
Buona sera”.
(H. Stevens, Listener All., “Short Italian News Comment” 269, 22 aprile 1941, 22.40 (Bbcn s.I.b. 5).)
14 Commenti »
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La morte di Enzo Biagi, con la sua inevitabile scia di epitaffi retorici e non, doveva per forza di cose vivere il suo momento clou, l’apice dello…
Trackback di Intuizioni ovvie di Claudio Messora — 3 Dicembre 2007 #
Non in molti ma in quasi tutti gli aspetti l’italia è rimasta fascista.
Mediaset è un perfetto esempio di fascismo televisivo, una teledittatura senza precedenti in tutto l’occidente.In questo paese rischi di essere denunciato anche se dici che un giocatore è scarso (io ho rischiato un paio di anni fà).
Commento di Anglotedesco — 3 Dicembre 2007 #
@ anglotedesco
ma tu non avevi definito i ragazzi di qui milano libera frocetti in un commento ad un video di don mazzi???
Commento di FAcchi — 3 Dicembre 2007 #
No, l’ho spiegato in un commento dopo: all’internet point avevo dimenticato di fare il logout sulla mia pagina di youtube e qualcuno ne ha approfittato per usarlo e insultarli. Io sono un grande tifoso sia di Piero Ricca che dei ragazzi di Qui Milan Libera e se domenica non veniva rinviata la manifestazione in Piazza della Scala, sarei stato presente.
Commento di Anglotedesco — 3 Dicembre 2007 #
per fortuna oggi c’è internet per informarsi seriamente…
Commento di reader — 3 Dicembre 2007 #
Anglotedesco… se l’italia fosse rimasta fascista………….col cazzo che la mafia arrivava al potere pervadendo ogni angolo del nostro civile vivere da decenni…i mafiosi all’epoca erano accompagnati a calci nel culo in galera o in esilio…continuate ad andar dietro a quattro fessi e non vi preoccupate, l’unica cosa importante è l’antifascismo militante senza se e senza ma senza porsi nemmeno una domanda critica e senza nemmeno chiedersi se nel ventennio ci sia stata qualcosa di positivo da poter imitare oggi………..contenti voi che abboccate all’amo di quattro cazzoni, i quali, per sentirsi vivi hanno bisogno d’un perenne nemico ed usano l’antifascismo come collante delle loro vuote esistenze……
Siamo veramente alla deriva,,,,
Commento di scomodaverità — 3 Dicembre 2007 #
Questa sera sul TG1 è andata in onda l’ennesima conferma dell’informazione suddita e controllata; hanno fatto intervenire in studio udite udite…il ministro delle ingiustizie Mastellone.
Un simile personaggio viene invitato al TG1 delle 20.00 per dire la sua….lui che si dovrebbe nascondersi a Ceppaloni per i prossimi 150 anni. Con la sua arroganza e spocchiosità farebbe schifo ad un verme. Non se ne può più, siamo passati dalla padella alla brace”…D’Alema di una cosa di sinistra, una sola…”
Commento di fabio — 3 Dicembre 2007 #
brividi.
Grazie.
Maybefaby
Commento di maybefaby — 4 Dicembre 2007 #
Da un certo punto di vista, è peggio adesso che nel periodo fascita.
Durante il periodo fascista, vi era la consapevolezza che l ‘informazione era di regime; questo a permesso una presa di coscenza e una sucessiva sollevazione da parte della popolazione.
Oggi la situazione è più grave, perchè apparentemente migliore ( la maggior parte degli Italiani non penserebbe nemmeno lontanamente d’ essere sotto dittatura mediatica);
questo rende la situazione particolarmente insidiosa, perchè non stimola gli individui alla ricerca di fonti di informazioni alternative, più libere e democratiche.
Se all’ ora era più facile una sollevazione,oggi manca persino quella consapevolezza necessaria per individuare il problema.
Commento di Andrea Poli — 4 Dicembre 2007 #
A chi ancora non l’ ha letto consiglio vivamente Huxley in particolar modo “il mondo nuovo” e “ritorno al mondo nuovo” vengono distribuiti insieme .Un Genio che nel 1958 aveva già previsto le attuali DITTATURE MEDIATICHE !!!
Commento di gianluca K. — 4 Dicembre 2007 #
il fascismo fu un grande male, oggi abbiamo la falsa democrazia, che è un altro grande male.
Commento di reader — 4 Dicembre 2007 #
Bel pezzo, grazie Piero.
Fa sciogliere, pensare a quanti rischi si correvano, a quanto bisogno c’era di ascoltare la verità.
Commento di DarioG — 5 Dicembre 2007 #
Grandissimo, un pezzo di Storia!
Io sono giovane, ma dalle parole di Stevens riesco, almeno un po’, a capire il momento e le sensazioni dei quei tremendi anni bui.
Commento di Gillo — 5 Dicembre 2007 #