Corrado Stajano

Dicembre 7, 2007 on 3:36 pm | In Informazione |

Con l’amico Diego siamo reduci da un blitz con il più autorevole esponente della casta giornalistica: Bruno Vespa. Mi sono un po’ sfogato e questo va sempre bene. Ma resta un senso di ribrezzo, che è il vero prezzo da pagare. Restate in linea: potrebbe scapparci un filmatino su youtube.
Ma nel frattempo cantiamo un po’ più alto. E’ l’otto giugno 2003. Corrado Stajano ha appena lasciato il Corriere della Sera “per protesta”, in difesa del “libero giornalismo”. Un gesto bello e isolato, che ovviamente non produce alcun sussulto di coscienza dentro e attorno alla casta. Ripropongo qui la sua lettera d’addio, pubblicata sull’Unità.

“Caro direttore,

la parola d’ordine nelle stanze alte del Corriere è sopire, troncare, minimizzare, allontanare il fuoco dalla paglia, fare in fretta, soprattutto, a collocare il nuovo direttore sulla poltrona con l’Enciclopedia Treccani di spalle. Io mi sono dimesso stamattina perché non credo per nulla nella versione ufficiale delle dimissioni di Ferruccio De Bortoli - i motivi personali - e non credo neppure nelle assicurazioni date sulla continuità del giornale, più o meno provvisoria. Una conquista, persino, il meno peggio che potesse accadere, secondo alcuni protagonisti di questa vicenda che è un po’ il simbolo della vecchia politica delle stanze chiuse, dei patti riservati, degli occhieggiamenti, dei favori, delle poco sublimi mediazioni, delle trattative sottobanco, dell’eterna ambiguità.
Mi dimetto per protesta. Contro l’arroganza del governo e dei suoi ministri, contro una Proprietà subalterna, contro le interferenze, difficili da negare, piovute dall’alto ai danni di un possibile libero giornalismo. In un momento grave per la Repubblica in cui non è certo il caso di fare gli struzzi.
Ho consegnato la mia lettera di dimissioni alla Rita, una delle intelligenti segretarie di direzione e nel giornale deserto della prima mattina sono andato su e giù per i corridori dei vari piani. Ho dato un’occhiata alle vuote stanze della direzione, poi alla celebrata sala Albertini, coi tavoli simili a quelli del Times, con le lampade di ottone che hanno sostituito le lampade verdi. Chissà che cosa è successo qui dentro nel Novecento, conflitti, bassezze, viltà, crimini e misfatti. Ma anche il coraggio di tanti e la passione.
Che cosa significa, mi sono detto, il concetto di continuità predicato ora in un giornale come questo che ha segnato la vita nazionale? Da Bava Beccaris e dalla parte dei suoi cannoni al fascismo dopo le non sempre focose resistenze di Albertini fino a quel famoso direttore del dopoguerra esaltato dai manuali, Missiroli, che era solito dire, negli anni 50: ” Ci vorrebbe un giornale. Oh, se avessi un giornale!”. La continuità arriva fino alla P2 - Di Bella, Rizzoli, Tassan Din o per continuità - speriamo - si vuole intendere soltanto la parte civile della storia, Mario Borsa, Ottone, Cavallari, Stille, Mieli? E Ferruccio de Bortoli. Che ha diretto con dignità un giornale moderato dove a occupare la prima pagina sono stati soprattutto Panebianco, Galli Della Loggia, Merlo, Ostellino e qualcun altro, guardie bianche da cui Berlusconi non ha avuto certo da temere, soltanto benevolenza e consigli filiali.
Io sono stato accolto da Ugo Stille nel 1987. Lo ricordo con affetto. Aveva lo sguardo di un uomo che molto sa e molto ha vista, sa del presente e intuisce del futuro, come l’ignoto marinaio del romanzo di Vincenzo Consolo. Con lui ho scritto molto, di cultura, di politica. Era curioso, gentilmente beffardo. Solo una volta parlò del suo grande amico Giaime Pintor. Nel 1999, poi, de Bortoli mi ha affidato una rubrica di politica e società, ” Storie italiane”, e in quattro anni non mi ha mai chiesto di togliere una riga o una sola parola garantendo con correttezza esemplare una rubrica dissonante dal resto del giornale. Sono grato anche a lui.
” Come mai - dicono adesso gli ingenui cittadini di Milano che si incontrano per la strada e ti fanno domande allarmate - Ferruccio de Bortoli era inviso al governo o ad alcuni governanti e il suo successore non lo è?”. ” Come mai - dicono altri - si sostiene che non è successo niente?”. Berlusconi vuole tutto. Non gli bastano le sue tre reti televisive, la Rai, i giornali parentali e quelli amici, le radio e le case editrici, come non succede in nessun paese del mondo.
Il Corriere, nonostante non fosse nemico, era ed è un inciampo da togliere di mezzo. Perché adesso? Le elezioni non sono state un successo. L’economia ristagna. Non pochi elettori forzisti fanno i conti della spesa, il vecchio carisma del capo è entrato in crisi, il loro cuore è tremulo e intristito.
Il semestre europeo può essere un ostacolo micidiale, non un’occasione dorata. E il Corriere conta, resta una spina, ha mantenuto intatto il suo prestigio. Può influenzare milioni di persone. Che cosa dà fastidio al Cavaliere? La quantità di informazioni che de Bortoli ha sempre cercato di dare non gli giova. Alcuni collaboratori di certo non gli piacciono, Giannelli e le sue vignette, qualcun altro, il professor Sartori, liberale autentico, che ha battuto per anni sull’incudine del conflitto di interessi e non si è stancato mai perché questo è l’insoluto problema generatore di tanti disastri reali e d’immagine per l’Italia in tutto il mondo.
Il 15 maggio, Giovani Sartori ha avuto l’impudenza che non è stata perdonata né a lui né a De Bortoli di scrivere: ” Lei ha dichiarato, signor Presidente del Consiglio, che “non sarà consentito a chi è stato comunista di andare al potere”. Queste cose le diceva Mussolini. Lei non ha nessun motivo di aver paura. Io sì”.
Figuriamoci il Cavaliere che con i suoi fedeli vassalli non ha mai dimenticato il no alla guerra di de Bortoli. Le pressioni governative sono state assillanti, padronali, offensive. A proposito dell’economia e di inchieste su questioni finanziarie. A proposito della giustizia, tema ossessivo. Il direttore de Bortoli l’ha affrontato nell’unico modo possibile per un giornalismo civile pubblicando gli articoli dei bravi, generosi e minacciati cronisti giudiziari che non ritengono il presidente del Consiglio e l’onorevole Previti al riparo dalle notizie documentate. Questi eminenti imputati dei processi di Milano che debbono rispondere di un reato comune così grave come la corruzione di magistrati e che stanno per ottenere l’impunità dalla maggioranza parlamentare con una legge ad personam che certo viola la Costituzione, vogliono essere liberati anche da ogni controllo dell’informazione. Sorretti dai loro avvocati-parlamentari che fanno il diavolo a quattro in difesa dei loro clienti. Le ricusazioni toccano anche alla stampa libera.
Gli azionisti, poi. Quella del Corriere è una proprietà frantumata, un pentolone che contiene tutti i possibili beni e servizi, le auto, i cavi, le telecomunicazioni, i frigoriferi, la finanza, Mediobanca, le assicurazioni. Appassionati sostenitori del libero mercato gli azionisti si sono rivelati fedifraghi, bisognosi come sono delle stampelle e dei favori del governo che certo non dà senza nulla ricevere in cambio. Anche loro hanno protestato infuriati ed esterrefatti - un reato di lesa maestà - quando l’informazione economica del giornale ha rivelato, per alcuni, oscure verità su traffici e affari. Il capitalismo democratico è di là da venire. Anche coloro che deprecano a parole i comportamenti di una società che opera solo in nome degli interessi e lamentano la mancanza di idee e l’assenza di ideali, in quest’occasione non hanno rotto un fronte comune che non li rappresenta. Il grido della foresta è stato più forte.
Mentre nella mia passeggiata d’addio dentro il giornale deserto passavo davanti alle stanze dell’Economia, al secondo piano, nel vecchio fabbricone di vetro, mi venivano in mente ” gli interessi inconfessabili” denunziati da un grande maestro non certo marxista-leninista, Luigi Einaudi quando, forse proprio sul Corriere, si riferiva ai traffici dei cotonieri, dei siderurgici, degli armatori, degli agrari che si servivano dei giornali di cui erano proprietari non certo per difendere idee, ma per calcoli mercantili e usavano i loro poteri e i loro denari per promuovere disegni di legge adatti agli interessi di casa.
Quel che è accaduto al Corriere è grave. È sbagliato usare anche qui i criteri perdenti della tattica anziché cercare di aprire un po’ la mente e capire quali possono essere le conseguenze rovinose di un Corriere del tutto addomesticato ai voleri di Berlusconi. E questo vale per la sinistra. Il cambio di un direttore di giornale avvenuto chiaramente per impulso governativo non è, come ha detto qualcuno dall’anima questurina, simile a un banale cambio di prefetti. Soprattutto in via Solferino, dove la forza della tradizione conta, nonostante la retorica, dove, malgrado tutto, anche se con fatica, il giornale ce l’ha quasi sempre fatta a uscire dalle tempeste. (La P2 non era un club di gentiluomini: basta ricordare che Giuliano Turone e Gherardo Colombo, allora giudici istruttori, arrivarono alle liste di Gelli indagando sulla mafia, sul finto rapimento di Sindona in Sicilia, sull’assassinio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli).
Sono uscito dal palazzo pieno solo di ombre e di fantasmi scendendo per le antiche scale. Sulle pareti sono appese le fotografie dei redattori e dei collaboratori illustri. Mi guardano, li guardo. Soltanto alcuni, faziosamente. Memoria e monito. Giovanni Amendola, Benedetto Croce, Giovanni Verga, G.A. Borgese, Federico De Roberto, Eugenio Montale, Italo Calvino. E Ferruccio Parri, con i suoi occhiali sulla fronte”.

24 Commenti »

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  1. Capisco la tua mission anti Berlusconiana e la rispetto, ma era il 2003! Neanche una parola sul Presidente della Repubblica che ieri và ad omaggiare la Mondadori? E tu che addirittura avevi organizzato presidio e volantinaggio a livello nazionale.. E la vigliaccheria istituzionale nei confronti del Dalai Lama?
    Scusa se mi permetto ma forse dovresti stare, come si dice, un pò più sul pezzo.. anche quando la cosa non ti entusisma.

    Commento di Marco — 7 Dicembre 2007 #

  2. Piero aei un grande.
    Come al solito.
    Anche Diego lo è.
    Se poi l’inviato a cogne è il bruno vespa ossia il piu lurido giornalista italiano allora,
    ebbene si,
    siete grandissimi.
    un abbraccio non fermarti mai.

    Commento di Andrea — 7 Dicembre 2007 #

  3. purtroppo i giornalisti liberi sono una piccola minoranza, gli altri sono servi. meno male che c’è internet per informarsi sul serio.

    Commento di reader — 7 Dicembre 2007 #

  4. Caro Marco, qui - se non l’hai capito - non si delega, non si invita a delegare, né si rincorre alcuna attualità. Faccio quel che voglio, quando e come voglio, con alcuni amici che condividono certe idee e un certo metodo. Oltretutto, ritengo che ricordare e capire il senso di fatti lontani sia spesso più utile che reagire ai fatti di giornata, battendo i tasti davanti a un monitor.
    Organizza qualcosa tu magari, sui temi che ritieni più interessanti, metti on line le tue idee e stai “sul pezzo” come meglio credi. Verremo tutti a leggerti con interesse. Ciao.

    pr

    Commento di Piero Ricca — 7 Dicembre 2007 #

  5. Il Corriere, alla stregua delle altre ‘grandi’ testate giornalistiche, non sono più quello che erano fino a soli cinque anni fa.
    E per fortuna.
    Solo un sistema taroccato che regolamenta la distribuzione della pubblicità, permette a codesti quotidiani di reggersi.
    Se fosse per le copie davvero vendute, sarebbero chiusi da un pezzo.Idem come sopra per la televisione: l’auditel è un ferrovecchio delgi anni 80. Solo l’accanimento terapeutico operato dai soliti noti sui sistemi di rilevazione, con la complicità di chi continua a dividersi la lauta torta pubblicitaria ed i connessi feedback (uffici marketing, centri media, emittenti), consente di contrabbandare gli spot in prime time ai prezzi correnti.
    Giornali e tv se la fanno e se la disfano tra di loro, finchè la pacchia regge. Ma non durerà ancora molto..
    Il pubblico, quello vero, è già altrove - lo so io, e lo sanno pure loro…

    Commento di dan sallo — 8 Dicembre 2007 #

  6. LA CASTA DEI GIORNALI
    http://www.ilconsapevole.it/vetrina_libro.php?id=14629

    Commento di reader — 8 Dicembre 2007 #

  7. Capisco la tua mission anti Berlusconiana e la rispetto, ma era il 2003! Neanche una parola sul Presidente della Repubblica che ieri và ad omaggiare la Mondadori? E tu che addirittura avevi organizzato presidio e volantinaggio a livello nazionale.. E la vigliaccheria istituzionale nei confronti del Dalai Lama?

    ————-

    Beh, la giustifica al Presitente Napulitano la firmo io: esso Presitente non pote’ ricevere il Dalai Lama perche’ impegnato a portare la solidarieta’ dell’istato itagliano tutto, niuno escluso, alla Mondadori (Casa (editrice) Delle Libberta’), vilmente e prodi(toriamente) attaccata dal veterocomunista-giustizialista Ricca Piero e dal soviet di QML. Ovunque la libbberta’ e la democrazzzia sono in periculo li’ c’e’ il Presitente Napulitano e li’ c’e’ il Duce Delle Libberta’ Del Poppolo Delle Libberta’ del Partito Delle Libberta’, Berluscone Duce Scilvio. Mi meraviglio che a difendere la libberta’ della Casa (editrice) Delle Libberta’ non ci sia andato pure il mai comunista Veltrone Watere, forse era a Mafiaset a difendere la Libberta’ delle televisioni della Libberta’, patrimonio del Paese (di Pulicinella). A chi la Libberta’? A Noi!

    Commento di Inutile Commentatore Anonimo — 8 Dicembre 2007 #

  8. vi segnalo un evento:

    Teatro Carcano, Milano - 11 Dicembre 2007 - ore 21

    Tempi duri per l’antimafia, filo da torcere per i magistrati impegnati in prima linea a indagare, investigare e togliere coperchi da pentole bollentissime…

    Indignato dalle cronache giudiziarie di questi mesi neri e da una politica troppo spesso spudoratamente connivente, un gruppo di libere cittadine e liberi cittadini ha deciso di organizzare una serata al Teatro Carcano di Milano dal titolo BREAK THE MAFIA.

    Una serata per rompere il silenzio, per abbattere il muro sempre più alto dell’indifferenza, ma anche per smuovere le coscienze, per informare senza filtri mediatici, per risvegliare il senso civico, per ….

    Per queste e molti altre ragioni, con il sostegno prezioso e la collaborazione fattiva di due associazioni, Ammazzatecitutti e Liberi di pensare, il gruppo organizzatore è riuscito ad avere come ospiti sul palco (in ordine alfabetico): Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Luigi De Magistris, Pino Masciari e Aldo Pecora.

    Alla serata prenderà parte anche Clementina Forleo come ospite speciale.

    Introduzione ed epilogo della serata, una performance di Break Dance, la danza di strada, tutta incentrata e giocata sul delicato tema.

    Moderatori: Gianni Barbacetto e Antonella Mascali.

    www.breakthemafia.it

    Commento di luca — 8 Dicembre 2007 #

  9. Hanno ritrombato Luttazi!
    Ma porca zozza sto paese è irrecuperabile!

    Commento di Lucio — 8 Dicembre 2007 #

  10. come ritrombato?

    Commento di f — 8 Dicembre 2007 #

  11. E’ stato sospeso per i suoi attacchi a ferrara giuliano…questo paese e proprio irrecuperabile…e pensare che la libertà di espressione è tutelata dalla costituzione…ma vaff…

    Commento di Fabio — 8 Dicembre 2007 #

  12. La7 è privata e come tale può fare quello che gli pare coi propri dipendenti.
    A scandalizzare è il fatto che l’ostracismo sia provenuto in passato dalla RAI per ordine politico di un fanfarone illiberale che ha pure il coraggio di autoproclamarsi eroe della libertà degli italiani….

    Commento di Michele — 8 Dicembre 2007 #

  13. Sono andato a vedere su youtube la performance, e purtroppo devo dire che pur adorando Luttazzi, questa volta è sicuramente andato sopra le righe ledendo gratuitamente l’onore(sempre che ne abbia molto) del Ferrara e contravvenendo in questo modo ad una disposizione dell’ordinamento.
    Che poi La 7 avrebbe potuto ammonirlo prima di procedere con una sospensione del programma è una realtà altrettanto vera.

    Anche lui però….

    Commento di f. — 8 Dicembre 2007 #

  14. Invece farsi pagare dalla CIA e fare informazione al servizio dei potenti non è andare sopra le righe. Luttazzi non fa altro che restituire la violenza di questi personaggi che subiamo da decenni.

    Commento di Diego — 8 Dicembre 2007 #

  15. Anche lui cosa?
    Ma vi siete fatti fare il cervello con la nafta?

    Commento di Lucio — 8 Dicembre 2007 #

  16. Non condivido tutti questi distinguo..han trovato l’ennesimo pretesto per mandar via Luttazzi, punto e basta!
    ..lesivo dell’onore..oh poverino! però quando le cagate le spara Ferrara nessuno che fiata..

    ma baaaastaaaaa!!!!!!!
    (penso proprio che andro a cercarmi la mail di la7 per protestare..)

    Commento di Fabio De Grandi — 8 Dicembre 2007 #

  17. Luttazzi ha fatto bene!!!

    Commento di Anglotedesco — 8 Dicembre 2007 #

  18. Non mi piace questo ragionamento Diego … come ben sai la legge del taglione non fa piùparte del nostro codice di vita o almeno di quello delle persone più istruite ed intelligenti che vogliono confrontarsi in ambito sociale in maniera costruttiva.
    La legge è la legge, le regole alla base del nostro patto sociale sono quelle e per lo più di buon senso..in questo caso anche a voler essere larghi di manica, cercando di avvicinarsi il più possibile al tuo pensiero, ribadendo tutta la stima per la vis geniale di Luttazzi, si commetterebbe una forzatura.

    Commento di f. — 8 Dicembre 2007 #

  19. ADESSO LA FORZATURA TE LA DO IO…
    Io penso che noi, in Italia, non ne usciremo mai più da questo immondezzaio.
    Per uscirne occorrerebbe una rivoluzione e per rivoluzione intendo ARMATA non fatta di “chiacchiere e democrazia”
    Purtroppo le rivoluzioni armate non si mai bene dove portano.
    Ergo non ne usciremo più, alla faccia del tuo buon senso caro f.—-
    A te sta bene?
    A me no.
    Vaffanculo! (non a te, ma in generale)

    Commento di Fabbri A. — 9 Dicembre 2007 #

  20. Caro Fabbri,
    la rivoluzione è culturale e sociale, non armata.
    A rivoluzioni armate son sempre corrisposte restaurazioni ancor più violente.

    Eh smettiamola con sti Vaffanculo!
    Cazzo prenditi la briga di andare nella tua città e porre sotto pressione i potentucoli di turno no!?
    Smettiamo di venerare questo o quello.
    Basta ai leader creati ad hoc, cominciamo a diffondere in prima persona questo istinto allo scoperchiamento della merda italiana!
    No?

    Commento di Duccio Facchini — 10 Dicembre 2007 #

  21. F. io starei attento a non scadere nel perbenismo!
    Diego non ha proposto di mazziare di botte Ferrara perchè si faceva pagare dalla Cia!
    Ha proposto di far uso della satira (con la S maiuscola) per sbeffeggiare e “denudare” quell’ominide.
    Nessuna violenza fisica o derivante dal taglione!
    Parole, ficcanti e autentiche!

    Commento di Duccio Facchini — 10 Dicembre 2007 #

  22. secondo me la gente intelligente è una minoranza in questo paese, ergo temo che non ci siano speranze. e penso che emigrare sia la soluzione migliore, qui purtroppo non cambia nulla. :(

    Commento di frank — 12 Dicembre 2007 #

  23. piero non temere perche le persone pian piano si sta rendendo conto che bisogna alzare la testa piuttosto che rimanere indifferenti.vedrai che a poco a poco il tuo diventera un piccolo esercito di persone capitanate da te.sono troppe le persone che e’ frustata dentro da questi suprusi politici pian piano tutti capiremo che lo stato e’ del popolooooo

    Commento di luigi — 13 Dicembre 2007 #

  24. piero, sei un grande.
    ti prego contiua così.
    ad avercene, persone con il tuo coraggio.

    Commento di lollo — 14 Dicembre 2007 #

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