Europa 7
Gennaio 31, 2008 on 2:18 pm | In Politica, Informazione | 41 CommentsLe cronache ci ricordano chi sia l’ometto della provvidenza. Ieri il barzellettiere s’è visto assolvere per la seconda volta dall’accusa di falso in bilancio in quanto, per effetto di una legge su misura scritta dal suo avvocato, il fatto che gli veniva addebitato non è più previsto come reato. Oggi la corte di giustizia europea ha sancito l’illegittimità di Rete 4, dando ragione a Francesco Di Stefano. La sentenza la trovate su www.europa7.it. Il piano delle frequenze radiotelevisive, studiato apposta per favorire Mediaset, è stato giudicato contrario alle normative comunitarie. Per gli effetti pratici, mai certi nella patria degli azzeccagarbugli e del partito-azienda, ora la parola ripassa al consiglio di Stato, al quale Francesco Di Stefano s’era appellato con due obiettivi: vedersi assegnare le frequenze nazionali che gli spettano dal 1999 e incassare un congruo risarcimento danni. Un risarcimento - va ricordato - di competenza dello Stato, cioé dei cittadini, a compenso di abusi che hanno ulteriormente arricchito la banda Berlusconi. QUI una breve intervista a caldo all’avvocato Ottavio Grandinetti, il legale di Europa 7. Dell’ignavia morale e politica della cosiddetta sinistra italiana, che dire di più? Avrebbero dovuto ripristinare il reato di falso in bilancio e la legalità televisiva subito, per decreto, ma non l’hanno fatto, preferendo l’indulto extralarge per poi cadere su Mastella.
Domani proveremo a chiedere un commento su questi fatti a Fedele Confalonieri, che fino a qualche mese fa sosteneva che la corte europea aveva già dato ragione a Mediaset e che lui e Silvio, da bravi ex allievi dei salesiani, hanno sempre agito nel rispetto delle regole. Le loro, s’intende.
Incontro con Confalonieri
Intervista a Di Stefano
Gianni De Gennaro
Gennaio 30, 2008 on 7:59 pm | In Politica | 22 Comments
Gianni De Gennaro è il commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania. Ne sono passati altri otto prima di lui in pochi anni. Ha poteri ampi e un mandato breve: 120 giorni. Gliene restano cento. Gianni De Gennaro è uno sbirro di alto livello e ha avuto coraggio ad accettare un incarico così rognoso. La situazione in Campania è disperata, me ne sono reso conto di persona nei giorni passati a Napoli. Vent’anni di incoscienza criminale nella gestione del business dei rifiuti hanno devastato la regione, che ormai è tutta una discarica abusiva altamente inquinante. Per risanare la situazione sarebbero necessari vent’anni di buon governo. O un commissariamento da parte dell’Europa. Entrambe le ipotesi sono improbabili. Nei cento giorni Gianni De Gennaro può al massimo evitare che la situazione peggiori, fino alla sommossa e al colera. E non è un compito facile: nessuno tollera più sversamenti nel proprio cortile, e in qualche caso tornerà utile il manganello. Quest’incarico sembra un purgatorio studiato apposta per consentire all’ex capo della polizia di assurgere a più alti traguardi, magari al vertice dei servizi di sicurezza, quando le brutte vicende del passato saranno ormai dimenticate. Oblio: questa è la parola magica. Prima di giudicare quel che saprà fare a Napoli, sarebbe il caso di ricordare chi è l’uomo che rappresenta lo Stato a Napoli. L’ex capo della polizia porta una grave responsabilità: ha coperto e promosso i dirigenti di polizia coinvolti negli abusi di Genova 2001. Non ha aiutato l’opinione pubblica a conoscere la verità sulla famigerata “mattanza messicana”. Non ci ha spiegato chi e perché diede l’ordine di attaccare cittadini inermi e innocenti in giro per Genova e alla Diaz e a Bolzaneto. L’inchiesta di Genova lo ha lambito e anche per questo ha dovuto lasciare l’incarico. Ma la sua carriera non è finita e la temporanea nomina a commissario alla monnezza lo riprova. Il tempo è galantuomo e basta attendere qualche mese per mettere tutto a tacere, tanto la commissione parlamentare non ci sarà, i politicanti sono tutti più o meno ricattabili e il giornalismo è privo di memoria: simili pensieri, immagino, devono confortare il reticente De Gennaro; e dal suo punto di vista non si sbaglia. Insabbiamento dopo insabbiamento, impunità dopo impunità, dimenticanza dopo dimenticanza: così muore uno Stato di diritto, o quel che ne rimane. Nei miei giorni napoletani mi è capitato di incrociare De Gennaro in piazza del Plebiscito. Uscendo dal palazzo della prefettura, protetto da numerosa scorta, ha attraversato a piedi la piazza. Mentre alcuni cittadini di Pianura lo supplicavano di non riaprire la discarica, gli ho chiesto a voce alta di dirci la verità su Genova, di smettere di coprire i responsabili. Lui mi ha guardato in silenzio con una smorfia che diceva: non centro niente e sono qui per fare altro. E ha tirato dritto, infilandosi nel palazzo dell’esercito (la scena è stata interamente ripresa e farà parte di un documentarietto che stiamo preparando, dal titolo Vietato respirare). Ovviamente l’unico identificato dalla gendarmeria borbonica sono stato io. Motivo dichiarato: “Potrebbero essere ravvisati dei profili di offesa”. Mi hanno tenuto il documento per venti minuti nel palazzaccio prima di restituirmelo, senza nascondere una certa sorpresa: “Ma lei non è di Napoli, che ci fa qui?”. A volte me lo domando anch’io.
Fedele Confalonieri
Gennaio 29, 2008 on 12:38 pm | In Informazione | 120 Comments
Venerdì pomeriggio ho un incontro con Fedele Confalonieri, il presidente di Mediaset.
Mi ha invitato a conferire nel suo ufficio la scorsa settimana, quando l’abbiamo intercettato in via Sant’Andrea dove il nostro - in qualità di musicofilo e mecenate - era atteso a un convegno su Arturo Toscanini. Dopo la consueta gragnuola di domande e invettive, l’ex pianista da crociera ha proposto di vederci con calma per un chiarimento e ci ha lasciato il suo numero diretto. La mattina dopo l’ho chiamato, la segretaria me l’ha passato e lui ha esordito in questo modo: “Allora lei vuol venire a lezione di diritto costituzionale da me?”. Trattenendo le risa gli ho risposto: “No presidente: era per un’intervista video”. E lui: “No ma lasci stare… io voglio parlare con lei per spiegarle come stanno le cose… perché lei dice delle cose che non sono vere e io voglio smentirle…”. E io: “… Bene, può farlo davanti a una videocamera…”. E lui: “Ma poi vediamo…”. Io: “… Presidente, vengo con la videocamera…”. Lui: “… Lei la porti poi vediamo…”. Io: “… Presidente, vengo per un’intervista…”. Lui: “… Le va bene venerdì mattina?”. Io: “Meglio venerdì pomeriggio”.
Ci siamo accordati per venerdì pomeriggio, presso la “sede legale” di Mediaset, in via Paleocapa, a Milano. Si preannuncia una scena da film. Vado nel fortino del nemico. Per verificare se il più grande editore televisivo nazionale sia dotato dell’autostima necessaria per rilasciare dichiarazioni davanti a una videocamera amatoriale accesa. Non so esattamente per quale motivo, alla vigilia del ritorno al governo, il capo operativo del partito-azienda voglia vedermi. Forse per capire quel che mi muove. Forse per prevenire altri “agguati mediatici” per strada. Forse per un’istintiva affabilità da piano bar. O magari si sente davvero nel giusto e vuole convincermi. Tendo a escludere per modestia che mi voglia comprare. Di certo meglio lui di Fassino, che parla solo con Vespa e Fiorello. Vi farò sapere.
Morti sul lavoro: la strage continua
Gennaio 28, 2008 on 6:45 pm | In Politica | 10 Comments
Marco Bazzoni mi ha inviato questa lettera.
Caro Piero,
questo Governo, anche se lentamente, qualche cosa di positivo la stava facendo perchè ci fosse più sicurezza nei luoghi di lavoro.
Stavano scrivendo anche un Testo Unico per la sicurezza sul lavoro, che anche se non era la panacea di tutti i mali che affliggono i luoghi di lavoro, era pur sempre qualcosa.
Il Testo Unico è stato cestinato da Mastella (per scriverlo c’è tempo fino al maggio 2008), che è il responsabile della caduta del Governo Prodi. La legge 123/2007 per funzionare ha bisogno dei decreti attuativi, altrimenti è praticamente nulla.
Ieri il Sottosegretario alla Salute Gian Paolo Patta, ha detto che secondo i primi dati Inail relativi agli infortuni mortali nelle 24 ore dalla data dell’evento infortunistico, questi sono calati ( http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=78007).
Ma è mai possibile che si facciano dichiarazioni del genere senza aspettare i dati definitivi?
Lo stesso errore l’aveva commesso il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, quando a Settembre parlò di notizia straordinaria per il calo dei morti sul lavoro, ma erano dati parziali, come lo sono questi.
Solo dopo ripetute lettere critiche sui quotidiani da parte di alcuni Rls, medici del lavoro, ecc, aveva fatto dietro-front (alla presentazione del bilancio Inail), dicendo che questa volta avrebbe aspettato i dati definitivi prima di tirare le somme.
Caro Piero, io non ho tutte le notizie dei morti sul lavoro dall’inizio dell’anno ad oggi, perchè manca l’informazione su questi omicidi nei luoghi di lavoro. So solo, guardando i dati raccolti dal sito di Articolo21 ( http://www.articolo21.info/), che siamo già a 76 morti sul lavoro, 76808 infortuni e 1920 invalidi.
Per quanto riguarda la Thyssenkrupp, oggi è uscito su La Stampa di Torino, un interessante articolo di Alberto Gaino, dal titolo “Lo strano esperto della Thyssen”, di cui ti allego il link (è stato pubblicato anche sul sito web):
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200801articoli/29620girata.asp
Saluti, Marco Bazzoni
Salvatore Cuffaro
Gennaio 26, 2008 on 8:14 pm | In Politica | 56 Comments
Una buona notizia c’è: Salvatore Cuffaro si è dimesso da presidente della regione Sicilia. Non per senso di responsabilità, ma perché era in arrivo il dimissionamento coatto per effetto di legge. Il tribunale di Palermo infatti lo ha condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento a noti gentiluomini in odore di mafia. Una condanna accolta con sollievo dall’imputato, che ha orgogliosamente sbandierato, con l’ausilio di una stampa amica e spalleggiato da facce di bronzo del suo calibro, l’estraneità all’organizzazione criminale. Come se quella condanna fosse un’assoluzione. Come se favorire dei mafiosi non equivalesse a favorire la mafia. Come se i fatti accertati in sede di indagine (telefonate, rapporti, scambi di favore, promiscuità di interessi, incontri clandestini) non fossero già incompatibili, a prescindere dall’esito giudiziario, con la credibilità delle istituzioni. Vero, onorevole Tabacci? Naturalmente Totò Cuffaro lascia tra gli applausi degli alleati e i complimenti degli avversari, con la certezza di un’elezione in grande stile in parlamento: sarà il fiore all’occhiello della lista Udc. Non è escluso che gli spetti un ministero di peso nel futuro governo Berlusconi-Previti. In Sicilia si tornerà a votare a breve. Ed è prevedibile che vinceranno di nuovo i cuffariani. Cambierà il nome del front man, ma non la qualità del sistema di potere. In Sicilia tutti sanno o sono in grado di sapere chi sono Totò Cuffaro e le facce di bronzo che gli stanno attorno. Preferirono lui a Rita Borsellino, non dimentichiamolo. E fu una scelta chiara, consapevole. Che fa vergogna ai siciliani onesti. Tra questi, alcuni uomini valorosi salvano l’onore dell’isola. Penso a quel pugno di magistrati che da molti anni, in condizioni sempre più difficili, si ostinano a combattere la mafia con gli strumenti della legge. Penso a un personaggio come Roberto Scarpinato. Vi segnalo il suo lucido intervento a un recente dibattito. QUI trovate il link.
Il ritorno della banda
Gennaio 24, 2008 on 10:52 pm | In Politica | 190 Comments
Il governo Prodi è caduto. Ed era prevedibile: con quei numeri non si governa a lungo. Non ci piaceva, ma svolgeva una funzione: tenere all’opposizione la Banda Berlusconi. Ora, a meno di miracoli, la Banda tornerà presto a dettare legge dal vertice delle istituzioni. E’ solo questione di tempo, e non ci sarà nemmeno bisogno di brogli stavolta. Il vaccino di cui parlava Montanelli non ha funzionato. Anzi, la malattia si è aggravata. Auspico che si vada presto alle urne, per limitare almeno l’agonia. Sarebbe bene che i capetti del centronistra trovassero la dignità di andarsene per sempre. Ma non lo faranno. Viene la nausea al pensiero di quel che ci aspetta. Viene voglia di scappare da questo squallido cortile. Non per viltà, ma per raggiunti (e ampiamente superati) limiti di sopportazione. Vedremo.
Marcianise, Italia
Gennaio 22, 2008 on 10:54 pm | In Politica | 23 Comments
Caro Piero,
quello di domenica scorsa è stato un piacevole confronto. Ti segnalo in maniera più dettagliata alcune delle problematiche che molte città campane hanno in comune e contro cui si ritrovano a lottare, a cominciare dalla aree dichiarata più a rischio della regione.
Alla fine degli anni ‘60, un gruppo di persone, in parte legate alla corruzione, improvvisò un’immensa zona industriale nelle campagne di Marcianise, terre tra le più ubertose della penisola, tra Caserta e Napoli. La crisi non si fece attendere: fabbriche che chiudevano i battenti dopo pochi anni di vita e inquinamento ambientale che provocò, già alla fine degli anni ‘70, una moria di animali per avvelenamento (caso ex Tonolli Sud). Una tragedia che per indifferenza della classe politica ed occultamento di notizie, non risuonò come quella di Seveso. A più di trent’anni di distanza, senza che nessun intervento incisivo sia stato predisposto, il problema non poteva che diventare catastrofico. Le nostre campagne sono dissemiate di rifiuti pericolosi e quasi ogni giorno si sviluppano incendi dolosi per polverizzare le tracce di tutti i materiali tossici che si scaricano a cielo aperto un po’ ovunque nella periferia. Nel marzo 2003, lo Stato, per via di una delibera regionale, ha dichiarato, sul territorio di Marcianise e di tanti altri ancora, il “divieto di allevamento di animali da cortile a terra” e il “divieto di pascolamento”, in parole più esplicite, il DIVIETO DI COLTIVAZIONE. La presenza di diossina in molti prodotti alimentari era, ed è, eccessivamente alta. Era naturale che in seguito a questo divieto gli agricoltori continuassero a coltivare le loro campagne i cui prodotti in qualche modo arrivano sulle tavole di tutti gli italiani, e può sembrare logico, ma non comprensibile, che lo Stato non fa altro che tollerare questo paradossale abusivismo. Con ampio ritardo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente dichiarato che la mortalità per tumori nelle nostre zone è molto alta. Noi abbiamo potuto verificare che il numero di morti per questo tipo di patologia è ancora più alto del già preoccupante dato dell’O.M.S. Intanto colossi come 3M, Nokia-Siemens ed altri, stanno per chiudere i battenti delle loro strutture su questo territorio, lasciando centinaia di famiglie in serie difficoltà. Aumenta anche il numero di morti sul lavoro in fabbriche. Gli operai stanno scioperando ma la preoccupazione è che la loro protesta possa essere utilizzata per peggiorare la situazione in Terra di Lavoro. Dopo il fallimento dell’intervento ad est del territorio marcianisano, che prevedeva l’insediamento di un interporto che non riesce a decollare e i cui finanziamenti vengono utilizzati per tutt’altro genere di edifici, è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra diversi comuni, la regione Campania e “Sviluppo Italia”, per una “reindustrializzazione” in Terra di Lavoro. Sostanzialmente vogliono espropriare altre migliaia di ettari di campagne ai contadini per costruire altre fabbriche. Si parla di una “cintura” ed altre volte di un “recinto” intorno alla città. Nessuno ha preso in considerazione quello che potrebbe essere la giusta strada da intraprendere, cioè intervenire SOLO nell’attuale ed immensa zona industriale che è rimasta con un’enorme quantità di edifici vuoti. I cittadini non vogliono che altre campagne vengano espropriate per creare ulteriori “Cattedrali nel deserto” (così come definite da “Rai tre” i recenti interventi che oltretutto non sono riusciti a smuovere di una virgola l’elevato numero di disoccupati presenti in città). La Campania è sempre stata una zona agricola rinomata e l’agricoltura va incoraggiata con tutti i mezzi e non scoraggiata così come delineano gli attuali programmi politici. Ministri, governatori ed amministratori comunali non si sono ancora resi conto dello STATO DI CALAMITA’ in cui viviamo. Le richieste della popolazione sono:
BONIFICA IMMEDIATA E CONTROLLATA!
GIU’ LE MANI DALLE NOSTRE CAMPAGNE!
CONTROLLO E TRASPARENZA PER I FONDI EUROPEI E STATALI!
Ti saluto, Gianni Di Dio
Napoli/3
Gennaio 21, 2008 on 1:27 pm | In Politica | 47 Comments
A Napoli dovrei starci almeno un mese. Ho addosso sentimenti contrastanti. Questa è una città immersa in uno spaventoso degrado eppure dotata di tutte le potenzialità per riscattarsi. Sto conoscendo persone serie, lucide, perbene. Per nulla rappresentate dalle istituzioni e dall’informazione. Ma il “caso Napoli” è tutt’uno con il “caso Italia”. Ieri sera ho ricevuto questa lettera da una persona con la quale ho fatto due chiacchiere in via Toledo.
Caro Piero,
non più tardi di due ore fa ci siamo incontrati alla via Toledo e Ti ho accompagnato a casa. Mi dispiace di non averVi potuto seguire in pizzeria “al 22″ e, temo, di non poter esserci domani (ieri, ndr) al Gambrinus. Ci tengo però a non venir meno alla mia promessa delle trenta righe. Eccole… un caro saluto.
Giuseppe Balsamo
Caro Piero,
vorrei parlarTi della mia città, Napoli, partendo da lontano, non per trovare le colpe dell’attuale inciviltà, quanto piuttosto per trovare le cause che - secondo me - hanno originato il disastro di questi giorni, e soprattutto per evidenziarle a chi, come Te, in questi giorni scrive “nonostante tutto, Napoli è splendida”, cosa mai può essere stata l’origine di un male così antico. Quanto qui scrivo non riguarda solo Napoli, ma tutto il Sud Italia e Napoli, a mio avviso, è solo l’esempio più eclatante di una decadenza molto più diffusa.
Un mio amico, docente universitario, mi ha insegnato che il presente è la derivata fra memoria ed utopia e, se permetti, vorrei condividere con Te e con gli amici del Tuo blog alcuni miei ricordi ed alcune mie utopie.
Vorrei quindi metaforicamente girare per le vie della mia città e farTi conoscere direttamente dalle “pietre” ciò che eravamo e ciò che siamo diventati. Nella mia città, in Piazza Carlo III, nel 1751 Carlo III di Borbone, in piena epoca illuminista, commissionò all’architetto Ferdinando Fuga il più grande palazzo d’Europa a pianta orizzontale, il Reale Albergo dei Poveri. Non doveva essere una reggia, ma al contrario una struttura capace di accogliere i circa 8.000 poveri, diseredati, sbandati ed immigrati dell’allora Regno delle Due Sicilie, lì veniva insegnato loro un mestiere e venivano assicurati gli adeguati mezzi di sussistenza. Accanto al palazzo quello stesso re fece costruire il primo cimitero al mondo per dare degna sepoltura ai poveri, il “cimitero delle 366 fosse”.
Aggiungerei a questo che a Napoli già nel 1500 sono stati “inventati” i conservatori, come luoghi dove “conservare” la musica e tramandarla soprattutto ai fanciulli abbandonati (ne avevamo 4 “Santa Maria di Loreto”, “Pietà dei Turchini”, “Sant’Onofrio a Capuana” e quello “dei Poveri di Gesù Cristo”, poi a inizio ottocento unificati in quello attuale di “San Pietro a Majella”).
Aggiungo a questi luoghi il Real Sito di San Leucio, con le sue seterie, primo concreto esempio di socialdemocrazia nel mondo.
I primati tecnologici della mia città sono stati ancora tanti, ma qui mi interessa analizzare il livello di civiltà raggiunto in ciascuna epoca e trovare il punto di regressione, il primo scricchiolio da cui è poi derivato l’attuale disastro.
Quelli che ho citato non sembrano propriamente i dati di una città storicamente incivile, quanto piuttosto i dati di una città che era capitale di un regno ricco e che, per un lungo periodo ultrasecolare, è riuscita ad essere all’avanguardia nelle politiche sociali, quella stessa città che oggi muore con la sua regione sommersa dall’immondizia.
Ma allora è legittimo chiedersi, cosa è successo negli anni successivi, quale degrado giustifica l’attuale disastro morale e civile ?
Vorrei parlare adesso della Calabria, la regione d’Italia che oggi è considerata come la più povere.
Nel 1860 a Mongiana sulle Serre, attualmente in provincia di Vibo Valentia, c’era una fabbrica, le Reali Ferriere, che occupavano tra i 2.700 ed i 2.800 operai, in una regione dove oggi sfortunatamente non esiste nessuna azienda che occupa tanti operai.
Allora non c’era la ‘ndrangheta, così come non esisteva la camorra in Campania, nè la mafia in Sicilia.
Per la logica delle cause e non certo per individuare delle colpe, vorrei capire, dopo tanti primati, come sia possibile che dopo 150 anni dall’unità d’Italia al Sud non si sia stati in grado di costruire un’autostrada decente che ci colleghi con la Calabria e la Sicilia e capire se non sia iniziata con l’unità d’Italia la crisi della mia città e del Meridione d’Italia.
Vorrei sapere a cosa ed a chi sono andati tutti i miliardi spesi per il Mezzogiorno, vorrei sapere se partendo da Enrico Cialdini allora a Casalduni e Pontelandolfo, così come a Bronte ed in mille altri posti, la terra si è macchiata del sangue di tanti concittadini che forse già presagivano l’immane successivo disastro e se quei morti sia giusto o ingiusto ricordarli, così come è giusto oggi ricordare al Bassolino di turno dei morti di Acerra, Nola, Palma Campania, vittime di una delle più grandi catastrofi ecologiche del nostro secolo.
Vorrei fare tutto questo per ritrovare dalla decadenza il punto di risalita, il momento della rinascita.
Vorrei lasciare aperte le risposte a tutti per spiegare a me stesso ed agli altri quali siano le origini della decadenza economica, morale e civile di una città e con essa, poi di una parte rilevante del mio paese, il Meridione d’Italia e, successivamente dell’Italia intera.
Può essere un modo per rinascere finalmente uniti.
Napoli/2
Gennaio 19, 2008 on 4:01 pm | In Politica | 26 Comments
Siamo a Napoli. C’è un bel cielo azzurro e siamo a spasso per il centro storico. Ci sono molti incontri in città. Stiamo parlando con tante persone per farci un’idea del problema rifiuti. La situazione è drammatica. La popolazione è esasperata. La classe dirigente locale palesemente inadeguata. Questa mattina abbiamo partecipato a un convegno di area pd. Ora è in corso la manifestazione di Legambiente. Ho intervistato tra i tanti anche quel simpaticone di Claudio Velardi, l’ex consigliere di D’Alema a palazzo Chigi. Ora fa il lobbysta. Poi mi son rifatto l’umore con padre Alex Zanotelli, che presenziava a un dibattito all’università. Il neo-commissario plenipotenziario De Gennaro è ancora silente. Bassolino è sparito, nessuno lo vede da giorni. Spero di incrociarlo, per dirgli che se ne deve andare. Per una volta son d’accordo con la maggioranza. Qui quasi tutti la pensano così. Alloggiamo in una bella casa che guarda dall’alto via Toledo. Nonostante tutto, Napoli è splendida. Domani andiamo a Pianura.
L’appuntamento per il caffè insieme è rinviato a DOMANI DOMENICA, ore 15 al Gambrinus di piazza Trieste e Trento.
Ora scusate ma vado di fretta.
Napoli/1
Gennaio 18, 2008 on 3:47 pm | In Politica | 32 Comments
Cari amici di Napoli
questa notte parto per Napoli con l’amico Ric Farina e il giovane Diego. Vogliamo renderci conto di persona di quel che accade e magari documentare la famosa emergenza rifiuti. Voglio capire quel che pensa davvero la gente comune, quel che dicono i napoletani perbene. Ci ospitano degli amici napoletani, brave persone che non ne possono più.
Abbiamo bisogno di un supporto logistico, di indicazioni utili, perché no anche di compagnia mentre giriamo per la città.
Possiamo darci un appuntamento al caffè Gambrinus per domani. L’orario ve lo scrivo appena possibile.
Ps: se qualcuno dispone di un’attrezzatura valida per le riprese (telecamera e microfoni), la porti. Può tornare utile.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
Powered by WordPress with design based on Pool theme by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.
Valid XHTML and CSS. ^Top^
