L’eredità di Craxi
Gennaio 17, 2008 on 4:15 pm | In Politica, Informazione | 97 CommentsSono contrario all’egemonia culturale dei delinquenti. Per questo ogni volta che a Milano si commemora Craxi come un illuminato statista, mi presento. In nome di Sandro Pertini, che affermava che la politica va fatta con le mani pulite. Rispetto per i morti, per carità. Ma verità per i vivi. E qui sta il punto. Si vuole riprogrammare la memoria: ve ne siete accorti? Oltre a targhe votive e intitolazioni di vie all’illuminato statista, nell’aria c’è anche una fiction Rai. Si vuole far passare un ladro di Stato per vittima sacrificale dell’orco giustizialista. L’operazione fa comodo a chi ha interesse ad annullare la differenza fra lecito e illecito, in nome della doppia morale e della doppia giustizia: una per gli illuminati statisti e i loro famigli, l’altra per i comuni mortali. In gran parte ci sono riusciti, la servitù giornalistica e gli avvocati su misura in questi anni hanno lavorato bene. Ma ricordare la verità storica, le condanne, i traffici, i privilegi, l’arricchimento e gli affari illeciti di quella “banda di gangster” della politica (definizione di Enrico Berlinguer), ha un valore in sé. Anche perché il craxismo ha incubato il berlusconismo. Ed è una parabola losca, ancora in divenire, che ha prodotto danni incalcolabili, anzitutto culturali, di corruzione spinta fino all’eversione: da contrastare sempre, per quel che è ancora possibile. L’altra sera al circolo della stampa di Milano, si presentava un libretto del Cognato Paolo Pillitteri sul giovane Bettino. Tra i relatori: Fedele Confalonieri, Bruno Tabacci, Giuliano Ferrara, Roberto Formigoni. Attendevamo con ansia anche Mario Chiesa, ma il “mariuolo isolato” non era nella lista degli invitati. E nemmeno Maurizio Raggio, Silvano Larini e gli altri prestanome. In strada abbiamo diffuso un VOLANTINO soft con il curriculum giudiziario dell’ “esule” di Hammamet. Abbiamo sondato l’umore dei convenuti con qualche intervista. E poi abbiamo fatto qualche numero con i vip. Fedele Confalonieri ha negato ogni addebito su leggi su misura e decreti di favore con questo limpido concetto: “Ma credi che eravamo così coglioni da non saper fare le cose?!”. Risposta: sì. In una seria democrazia a economia di mercato, certa gente non sarebbe andata molto oltre le orchestrine sulle navi da crociera. Giulianone Ferrara, aborto del Pci, è parte di quella storia, ma di fronte alle nostre curiosità ha preferito sgusciar via: si trova più a suo agio in tv o davanti ai giovani plaudenti di Cl. Quando gli abbiamo chiesto un commento sulla corruzione della banda Craxi, di cui era speaker, e chiarimenti su soldi presi dalla Cia e da Tanzi, il sottile dottore s’è rifugiato in ascensore, ma l’attrezzo non ha retto, la porta si è aperta e allora sulle scale, per salvarlo, s’è dovuto mettere in mezzo come guardia del corpo Filippo Facci, quel tipetto che funge da editorialista del Giornale fondato da Montanelli e diretto da Giordano. Per evitare la rissa, ho lasciato in pace la graziosa Stefania Craxi, deputatessa forzista per merito del cognome, sempre in bilico fra l’ansia di vendetta e l’esibizione del dolore. Il fratello Bobo, che invece ha ereditato uno strapuntino da sottosegretario, non è venuto: tra i due eredi non corre buon sangue. Poi è arrivato il turno di Bruno Tabacci, la “coscienza critica” del centrodestra di Dell’Utri Cuffaro Previti e Berlusconi. Un vero struzzo, assai stimato, incapace di comprendere che il dovere della buona politica, come affermava Paolo Borsellino, è cacciare dai partiti e dalle istituzioni le mele marce senza dover attendere le eventuali sentenze della Cassazione. Torneremo a interpellarlo. Di Formigoni, che dire? S’è tagliato la barba, ostenta fair play, ma quando ci vede gira la testa e affretta il passo. Che abbia paura di fare figuracce di fronte a una domanda fuori copione?
Mi raccomando: create un’ “avanguardia colitica” (citazione da Gaber) anche nella vostra città! Diventate anche voi portatori sani del vizio della memoria e della libertà di critica! Ecco il video. (Grazie a Carlo Biglioli de “La Famiglia Rossi” per la sigletta introduttiva).
Lettera da Benevento
Gennaio 16, 2008 on 5:47 pm | In Politica | 68 Comments
Dice bene il segretario dell’Anm: l’indagine che ha coinvolto la moglie del ministro Mastella e numerosi esponenti dell’Udeur “deve definirsi nell’ambito processuale; i problemi della giustizia devono essere separati dalle vicende giudiziarie, altrimenti siamo lontani dalla soluzione del problema”. Mastella dovrebbe lasciare irrevocabilmente il ministero della giustizia, non tanto per l’indagine su moglie e partito, quanto per il disprezzo della magistratura e la confusione fra atti giudiziari e politica della giustizia che ha dimostrato ancor oggi in parlamento. Naturalmente questo non avverrà: il ceto partitico fa quadrato intorno a don Clemente, nel classico riflesso di autodifesa di casta. Lascio la parola a Vincenzo, ragazzo di Benevento, provincia di Ceppaloni.
Caro Piero,
ti scrivo da Benevento. Resto sconvolto dalle conseguenze che ha portato la notizia dell’arresto della moglie di Mastella, del caos politico che ha creato, come questa notizia abbia occupato tutti i media, ma soprattutto di come le forze politiche abbiano reagito a questa notizia: “Applausi e solidarietà da tutte le forze politiche al discorso di Mastella”. Ma che cavolo sta succedendo intorno a noi? Applausi e solidarietà perchè la moglie è stata arrestata, applausi e solidarietà perchè Mastella ha parlato di “attacco politico e persecuzione”? Applausi e solidarietà senza nemmeno sapere che cosa sia successo! Questo è gravissimo. Ormai la classe politica si comporta come se fosse un “aggregazione indipendente” di persone che quando devono accaparrarsi i voti si scannano, cercano di far cadere il governo, si dicono di tutto… ma quando succedono queste cose sono tutti amici. TUTTA ‘NA PASTA, come dici tu! Sono arrivati ad un comportamento di autodifesa senza precedenti: nessuno dei deputati, dei senatori ha detto: “io ora non dico nulla, facciamo andare avanti le indagini”. E’ come se io fossi indagato per un’ipotesi di reato e il mio quartiere mi acclamasse in modo assurdo dicendo che sono innocente a prescindere. E poi di cosa è stata accusata Donna Sandra? Concussione: avrebbe sgridato il direttore sanitario dell’ospedale di Caserta perchè bisognava assumere chi diceva lei. Piero, è solo la punta dell’iceberg. Sono di Benevento e questa notizia non mi sorprende. Quando si parla di posti di lavoro, qui da noi le frasi ricorrenti sono:”Chi conosci a Mastella?”, “Ti aiuta Mastella?”, “Se vuoi prendere quel posto devi parlare con Mastella”. Comandano. Il sindaco è un loro burattino (Clemente e consorte), il presidente dell’ASIA, l’azienda che è addetta ai rifiuti in città, e il cugino di Donna Sandra, il figlio è presidente di un’associazione culturale “no profit” che organizza la più grande festa in città, il direttore artistico di questa festa è un pupillo di Donna Sandra. E così via. La cosa grave è come le forze politiche hanno reagito: sono tutti amici. E’ vergognoso. Io ho solo 24 anni e ho paura di questa realtà! Sono convinto che a Benevento non si parlerà d’altro nei prossimi giorni. Io non so più che dire: sono afflitto e mi sento sconfitto.
Io apprezzo le tue battaglie, ma tu credi che la gente aprirà gli occhi, oppure ognuno ormai pensa solo agli affari suoi? “Basta che Mastella mi dia il lavoro… poi chi se ne frega!”. Ecco un’altra frase tipica della gioventù beneventana.
Saluti, Vincenzo.
Il laido devoto
Gennaio 15, 2008 on 1:12 pm | In Politica, Informazione | 78 Comments
Da Berlinguer a Ratzinger, passando per Hammamet e Arcore. Dopo aver esportato la democrazia in Mesopotamia, ieri Giuliano Ferrara ha lanciato l’ultima “battaglia di civiltà”: mettere l’aborto fuori legge al pari dell’omicidio. Ad applaudirlo al teatro Dal VERME di MIlano le falangi di Comunione e Liberazione, sempre utili per riempire le sale. Gli reggeva la coda l’antico compagno del Pci e attuale poeta di corte Sandro Bondi. Siamo andati anche noi di Qml: per celebrare degnamente la grandezza del poeta cortigiano, ricordare l’abc della laicità (compresi i concetti di prevenzione e maternità responsabile) e riepilogare gli elementi essenziali della tortuosa biografia politico-giornalistica dell’ateo devoto Giuliano Ferrara: i soldi presi dalla Cia e da Calisto Tanzi, per esempio, e le menzogne a sostegno della criminale guerra in Iraq, il verminaio della corruzione craxian-berlusconiana di cui è espressione e beneficiario, le mille manipolazioni e diffamazioni a mezzo stampa a sostegno degli interessi padronali, e tutto il resto. Fatti, nomi, circostanze che in un Paese serio squalificherebbero a vita un politico e un giornalista. Non nell’Italietta dei Bondi e dei Ferrara. Qui vigono l’oblio e l’analfabetismo morale, il che vuol dire che più fai schifo e più hai successo. I cronistini milanesi pendevano dalle umide labbra dei due crociati, si davano un gran daffare per strappare loro una dichiarazione, mentre la polizia faceva cordone per difendere gli illustri ospiti dal rischio di una domanda fuori copione. Dentro il teatro, in attesa dell’ateo devoto, c’è stato un divertente parapiglia. Avevo una gran voglia di sfogarmi: così son partito con un’invettiva preventiva. In mezzo al mucchio dei giornalistini un inviato Rai ha sbottato: “Ma andate via teste di cazzo! Fateci lavorare!”, così ci ha detto. Il parapiglia gli impediva di fare una domanda al poeta di corte: questo per l’inviato Rai significa fare giornalismo. Il 2008 sarà l’anno della libertà di stampa in Italia, l’ho proclamato ieri durante l’invettiva, al grido “Toglietevi la livrea, servi!”. Non sono servi del potere, come si immagina, questi giornalistini perennemente in attesa del vip da intervistare; sono anzitutto servi dei riflessi condizionati, del quieto vivere, della mediocrità morale, del piccolo cabotaggio professionale e intellettuale. E vanno svergognati con metodo, con ostinazione, sapendo distinguere i pochi che valgono dal resto del mucchio: è l’unico modo per aiutarli a riscattarsi, se è ancora possibile. Pur cinturati dai gendarmi, Elia e Franz sono riusciti ad avvicinare in due riprese (la seconda mentre fuggiva dal retro) l’ateo devoto e gli hanno sbattuto in faccia alcuni fatti e chiesto chiarimenti, senza ottenere risposta, se non un bel vaffanculo. Sul finale c’è stato un simpatico battibecco anche con il gran capo politico di Cielle: Roberto Formigoni. Per tre volte ha aperto la portiera dell’auto, per esclamare: “ladri e mafiosi siete voi”! Di seguito, a titolo di esempio, il breve lancio della agenzia AGI sull’episodio. Parla di insulti, dice che ero isolato, estrapola e mette fra virgolette espressioni senza senso. La livrea è anzitutto sciatteria professionale, disonestà intellettuale, incapacità di comprendere, di raccontare oltre il recinto dei riflessi condizionati. Seguirà video. Ma con il laido devoto non finisce qui.
ABORTO: CONTRO FERRARA INSULTI DA ISOLATO CONTESTATORE
Si aprira’ con ritardo l’incontro previsto al teatro Dal Verme sull’aborto al quale partecipano Giuliano Ferrara e Sandro Bondi, a causa di una contestazione, gia’ rientrata. Ad insultare il direttore del Foglio e’ stato Pietro Ricca, gia’ conosciuto per le sue sfuriate contro l’ex premier Silvio Berlusconi. L’accusa per Ferrara e’ “seguire la corrente che gli conviene”, ed essere un “ratzingeriano e un servo della Cia”. (AGI)
Lettera da Napoli
Gennaio 12, 2008 on 11:06 am | In Politica | 87 CommentsCaro Piero,
desidero raccontarti il mio punto di vista sull’ “emergenza rifiuti” in Campania, sia in qualità di cittadino italiano, sia come cittadino napoletano legato alla sua terra, ma anche e soprattutto come figlio di un uomo malato di tumore.
Ancora una volta abbiamo assistito alla rincorsa al provvedimento populista da parte del governo, il quale dietro una definitiva volontà di risolvere l’emergenza, cela la necessità di creare consenso mediante l’impatto mediatico delle decisioni e possibilità di arricchimento per le imprese del solito circoletto.
Antonio Bassolino, un personaggio che crede d’aver risolto i problemi della città costruendo una nuova metropolitana e rinfrescando qualche muro qua e la, in una lettera a La Repubblica, quotidiano organo del suo partito, ha dato la colpa ai preti e agli “ambientalisti estremisti”, i quali non gli avrebbero fatto costruire gli inceneritori. La colpa del disastro, secondo il nostro potentissimo governatore, è di coloro i quali tentano disperatamente di mettere l’uomo al centro delle scelte della politica, che osano passare in secondo piano il profitto, in difesa della salute e del diritto alla vita.
Tuttavia dare la colpa esclusivamente allo Stato, come tutte le analisi a senso unico, non permette di capire a fondo la realtà della situazione in Campania.
L’emergenza dei rifiuti, quasi fosse un rasoio affilato, divide le responsabilità esattamente a metà fra le amministrazioni locali e la cittadinanza. In tanti si sono spesi durante questi giorni nell’indicare i colpevoli all’interno delle amministrazioni, ma pochissime ed isolate sono state le voci levatesi contro un popolo con una coscienza ecologica e civile quasi nulla. Ha senso scendere in piazza a manifestare per la salute dei propri figli incendiando i rifiuti per le strade? e dov’erano tutti questi agguerriti ecologisti, quando vent’anni fa cominciava l’emergenza e si parlava di raccolta differenziata? dov’erano quando il governo in carica, lo scorso anno, con un decreto retroattivo e su richiesta dell’allora commissario straordinario Bertolaso, annullava le sentenze della magistratura di Salerno, le quali vietavano lo sversamento dei rifiuti nell’oasi ecologica di Serre (SA)? Non mi sembra che ci tenessero così tanto alla raccolta differenziata, considerato che le campane per il vetro e per la plastica, dove c’erano, ci mettevano mesi a riempirsi, spesso di rifiuti indifferenziati di ogni genere. E non mi sembra di aver visto tutto questo amore per la propria terra quando le imprese della camorra sversavano i rifiuti tossici di mezza Europa nelle campagne del casertano e del vesuviano. E’ vero, c’è la paura, c’è l’omertà, in Campania. Ma siete sicuri che queste leggi valgano anche quando è in gioco la salute dei tuoi cari?
L’evidenza mostra che i cittadini campani si sono ribellati solo quando la situazione è diventata talmente insostenibile, le strade sature di così tanta immondizia, che se non avessero reagito sarebbe arrivato qualcuno dall’estero a protestare per loro. Il lavoro da fare, per cambiare qualcosa in questa regione, come anche nel resto dell’Italia meridionale, è specialmente sulla popolazione e soprattutto culturale. Se non cambierà la mentalità della mia gente, non c’è governatore o sindaco onesto che tenga, da queste parti.
Ti saluto con affetto e ti ringrazio dell’attenzione.
Michele Di Mauro
Pianura, Italia
Gennaio 10, 2008 on 7:00 pm | In Politica | 35 Comments
Lo spettacolo indegno dell’ “emergenza rifiuti” in Campania è sotto gli occhi del mondo. Mi scrivono Ferdinando e Diego da Pianura (Napoli). Chi ha conoscenza diretta dei fatti mi spedisca, se vuole condividerla, la sua testimonianza.
Caro Piero,
ti scriviamo da Pianura, un quartiere popolare di Napoli, dove vive una cittadinanza erede di una tradizione contadina che è stata travolta dall’espansione della città e che per circa quaranta anni ha ospitato il più grande sversatoio di rifiuti d’Europa. Questa discarica è situata in Contrada Pisani, nel cuore dei Campi Flegrei (di cui fanno parte oltre a Pianura anche Quarto, Pozzuoli e Agnano) e a ridosso della Riserva Naturale dello Stato e oasi WWF “Cratere degli Astroni”.
Quello che molti non sanno è che nell’arco di questi lunghissimi anni in quella discarica non è stata sversata solo spazzatura urbana, ma anche qualcosa di ben più pericoloso: rifiuti industriali. Come cadmio, zinco, scarto di vernici, plastiche varie, arsenico, piombo etc. Tutta roba che sicuramente non è né facile né economico smaltire, e che sicuramente nessuno vorrebbe avere sotto casa.
Il sacchetto dell’immondizia che generalmente contiene carta, plastica, qualche cucchiaio di pasta e fagioli, fondi di caffè, bucce di arancia, talvolta anche vetro o metalli, ce lo teniamo dentro casa per ore. Se davvero fosse come qualcuno (erroneamente) crede, vorrebbe dire che inaliamo diossina da sempre tutti i giorni già a casa nostra. Ovviamente non è così.
Se bruciamo quel sacchetto allora sì, la combustione di questi rifiuti sviluppa diossina.
Se poi in quel sacchetto ci buttiamo anche il mercurio, l’arsenico, il piombo, l’uranio…
E’ intuibile che una massaia non potrebbe buttare nel sacchetto dei rifiuti di casa quella roba lì.
Ma un imprenditore industriale o un politico senza scupoli che si nasconde dietro al camorrista di turno possono, eccome.
E’ questa la chiave dell’eterno problema che ci flagella da anni: viene data l’opportunità a chi ne ha bisogno, di smaltire i propri rifiuti tossici a prezzi stracciati.
Le cronache raccontano di Mario Tamburrino, autotrasportatore, al volante del suo mezzo proveniente da Cuneo e diretto in una discarica abusiva tra Qualiano e Villaricca, in località Torretta Scalzapecora. Tamburrino in quel piccolo comune non ci arrivò mai. Quello che è apparso sui quotidiani del 6 Febbraio 1991, è che si presentò al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli, con vistosi quanto dolorosi problemi agli occhi, che l’avrebbero portato alla cecità nel giro di poche ore, ed una notevole difficoltà respiratoria, il tutto accompagnato da una specie di ustione alle mani. La diagnosi dei medici dell’ospedale fu: “sintomi da avvelenamento agli occhi ed ai polmoni da sostanza sconosciuta”. Vedi anche: Dossier Rifiuti.
I pianuresi (dopo i proclami falliti di Prodi) hanno iniziato a liberare con mezzi propri le strade di Pianura. E allo stato attuale le scuole sono ancora chiuse o inagibili.
Forti manifestazioni di solidarietà si registrano da Pozzuoli, Quarto, Piazza del Gesù (Napoli Centro) dove erano presenti gli amici di Beppe Grillo. E sappiamo da fonti attendibili che i No Global si stanno avvicinando alla Campania, data la presenza di Gianni De Gennaro (in riferimento ai fatti del G8 di Genova). La gente ora ha capito veramente quanto sia pericolosa la diossina e soprattutto da dove viene. Siamo riusciti a diffondere la notizia della tragedia occorsa a Mario Tamburrino.
Anche i giornalisti Rai e Mediaset che presidiano la discarica restano esterrefatti al nostro invito alla riflessione su questo grande controsenso: Polizia e Carabinieri ci caricano a suon di manganello… Ma allora chi difendono, noi o la camorra che gestisce le discariche?
Diego e Ferdinando
sospianura@libero.it
Qui Roma Libera
Gennaio 8, 2008 on 3:45 pm | In Politica | 24 Comments
Una trasferta a Roma, per Qui Milano Libera, s’impone. Appena possibile la faremo. E ci sarà da divertirsi. Intanto segnalo la nascita del nucleo di Qui Roma Libera e relativo blog. Il simbolo non poteva che essere un megafono. Alcuni in passato mi hanno scritto da Roma dicendo di voler fare qualcosa. Adesso l’occasione c’è. Scrivete a questo indirizzo: quiromalibera@hotmail.it.
Ho un’ambizione: contribuire alla clonazione dei rompiscatole dotati di un metodo. La domanda fuori copione, la critica frontale, il dissenso informato, la testimonianza senza filtro sono parte del metodo… Tutte cose delle quali ho già scritto e di cui ho provato, con validi amici, a dare esempio. Per questo è necessario creare piccoli gruppi di incursori (meglio: di anticorpi sociali) in giro per l’Italia, a partire da una idea semplice: la voglia di mettersi in gioco in prima persona per rompere gli schemi. E la capacità di integrare strada e web, magafono e videocamera. Se fossimo in tanti a impegnarci in questo modo, ne sono più che mai convinto, questo Paese sarebbe migliore. Coraggio ragazzi! Non è difficile e alla fine ci si diverte anche. Di seguito il testo di presentazione di Qui Roma Libera. Per ora sono due fratelli. Amici di Roma, non lasciateli soli!
Dopo “Qui Milano Libera”, “Qui Bologna Libera” e “Qui Lecco Libera” nasce il blog di “Qui Roma Libera”. Il blog vuole essere un punto di partenza, verso un movimento di vera “libertà” che aiuti le persone a sconfiggere il male dell’indifferenza. Gli amici delle altre città hanno energicamente smosso gli animi di molti. E’ arrivato il momento di guardare oltre, di correggere le miopie che disturbano l’italiano contemporaneo. In questo momento siamo in due (io e mio fratello), non facciamo parte, attivamente, di nessun meetup di Beppe Grillo, anche se io sono iscritto a quello romano. La nostra esperienza di documentaristi ci ha insegnato che la gente è male-informata sui fatti socio-politico-culturali del nostro paese e non solo.
Non vogliamo essere un movimento politico, bensì un movimento per l’informazione politica! Perchè i fiumi, gli oceani di parole che vengono sprecati dai nostri dipendenti-politici, allontanano i cittadini dalla politica. La disinformazione genera caos, questa è un’arma molto potente per chi vuole fare i comodi propri.
Roma, insieme al resto delle altre città, deve condividere un’idea valida, concreta, deve poter parlare liberamente e soprattutto deve poter porre domande su questioni che l’appartengono!
Se volete aderire al nostro progetto scrivetemi, parliamone. Grazie.
Gabriele Balsamo
La nostra mail è quiromalibera@hotmail.it
25 aprile
Gennaio 4, 2008 on 9:43 pm | In Informazione | 151 Comments
L’epicentro del degrado nazionale è il sistema dell’informazione. Fa bene dunque Beppe Grillo a mettere questo tema al centro del prossimo V day. Ho delle riserve tuttavia sulla scelta della data e degli obiettivi di questa mobilitazione.
Non condivido la scelta del 25 aprile perché quello è il giorno della Liberazione dal Nazifascismo. Vi si celebra l’atto fondativo della Repubblica Italiana. E solo a quella memoria, per una questione di rispetto e di senso civico, quel giorno dev’essere consacrato, specie in un’epoca di oblio e revisionismo galoppanti come l’attuale.
Per quanto riguarda gli obiettivi, concordo pienamente, e già ne ho scritto in passato, con la proposta di abolire l’ordine dei giornalisti. E le ragioni, di cultura liberale, le ha già spiegate una persona seria come Luigi Einaudi molti anni fa.
Più complicata la questione del finanziamento pubblico ai giornali. Accenno all’argomento principale: senza sostegno pubblico gran parte delle attuali testate giornalistiche sarebbe costretta a chiudere. Resterebbero in piedi solo pochi grandi gruppi editoriali che vivono di pubblicità o hanno alle spalle un potentato economico. Non mi sembra un grande passo in avanti sulla via della libera informazione e del pluralismo delle idee. Fermi tutti! So bene che il finanziamento pubblico ha alimentato un odioso sistema di frodi e privilegi, ben documentato dal saggio “La Casta dei giornali” di Beppe Lopez (edizione Stampa Alternativa-Rai Eri). Ma questa è la degenerazione dell’applicazione di un principio certo discutibile ma non insensato, cioé l’impegno dello Stato a favorire la pluralità delle iniziative editoriali, oltre la ferrea logica del mercato. Il meccanismo andrebbe modificato attraverso una serie di controlli severi e intelligenti correttivi, per esempio legati all’effettiva qualità, indipendenza e rilevanza di ogni singola testata. Ma presentare il finanziamento pubblico come il male dell’informazione italiana è sbagliato. Si tratta di una impostazione suggestiva, ma superficiale e demagogica: coerente con il pensiero di chi insegna che i partiti in quanto tali vanno azzerati e che si può fare a meno dei giornali e dei giornalisti, in nome della “democrazia diretta” e dell’informazione autoprodotta in rete. Non è così. La realtà è più complessa, certe mediazioni sono necessarie. E soprattutto i mali strutturali dell’informazione italiana, a guardar bene, sono altri. I principali sono: la concentrazione del potere mediatico (in particolare televisivo, visto che i giornali sono letti da una esigua minoranza) in poche mani, lo strapotere della pubblicità sui contenuti, la sudditanza della Rai dai partiti, l’assenza di una rigorosa incompatibilità fra titolarità di media e cariche pubbliche. Per porvi rimedio sarebbero necessarie, come abbiamo ripetuto fino a perdere la voce, leggi serie, ben articolate, rigorosamente applicate, unicamente rivolte all’interesse generale. Senza contare, aggiungo, che alla radice del problema c’è un elemento culturale, non casualmente sottovalutato dai commentatori: da una parte, lo svilimento professionale e deontologico della funzione giornalistica; dall’altra, l’analfabetismo di ritorno, la scarsa attitudine alla lettura, l’incapacità di interpretazione, la progressiva, invincibile ignavia mentale di milioni di cittadini italiani. Che io, come sapete, ritengo più preciso definire sudditi non pensanti. Ce ne sono molti anche tra gli utenti di internet. E non è un’impresa difficile suggestionare moltitudini di ingenui, in nome di un legittimo sdegno nei confronti delle varie caste nazionali, con le meraviglie della “democrazia diretta” e dell’informazione liquida.
Sono andato di corsa, perché sono in pieno trasloco e ho quintali di cartaccia e vecchi giornali (per l’appunto!) da far fuori, ma prometto di ritornare sul tema con più calma. Nel frattempo, se credete, ditemi la vostra.
Fabio da Napoli rompe il ghiaccio con questa lettera.
Caro Piero,
ci conosciamo, immagino ti ricorderai di me… ci siamo anche incontrati
a Roma, a piazza Farnese.
Ti scrivo perché vorrei condividere con te delle mie riflessioni
sull’argomento del finanziamento pubblico ai partiti, prendendo anche
spunto dall’iniziativa di Beppe Grillo e del V-Day del 25 Aprile
sull’informazione. Se vorrai pubblicare questa mia sul tuo blog, te ne
sarò grato, ma in ogni caso mi interessa la tua opinione in merito.
Ci sto riflettendo, sull’idea di eliminare tout-court i finanziamenti
pubblici ai giornali.
Sta crescendo in me la paura che sia la mossa sbagliata.
E’ vero, certi giornali non meriterebbero di essere finanziati
pubblicamente. Ma è anche vero che gli “incentivi”, di qualsiasi genere
essi siano, da sempre servono a spezzare situazioni di monopolio, a
rompere una situazione di inerzia che impedisce, di fatto, l’emergere di
realtà alternative a quella esistente.
Pensate agli incentivi all’acquisto dei pannelli solari, ad esempio: se
non esistessero, acquistarli non converrebbe. Il “libero mercato”,
direte voi, “se vogliono che i pannelli solari si vendano, che ne
riducano il prezzo!”. Certo, in teoria il discorso fila, ma in pratica
il problema è quello del cane che si morde la coda: meno pannelli solari
si vendono e meno il loro costo individuale tenderà a scendere, meno
scende il costo individuale dei pannelli e meno pannelli solari si
vendono, meno pannelli solari si vendono e meno ricerca nel campo dei
pannelli solari si riesce a fare.
E’ chiaro che il circolo vizioso va spezzato, per trasformarlo in
circolo virtuoso: bisogna far si che i pannelli solari costino meno,
magari incentivandone l’acquisto con finanziamenti pubblici. Così
facendo si venderanno più pannelli solari, più pannelli solari si
vendono e più scende il loro costo individuale, più scende il loro costo
individuale più pannelli solari si vendono, più pannelli solari si
vendono e più si riesce ad incentivare la ricerca nel campo dei pannelli
solari, favorendo così una diminuzione ulteriore del loro costo a parità
di caratteristiche. Ecco il circolo virtuoso.
Tornando alla situazione dei media italiani, trasliamo per un attimo il
discorso sulle televisioni: le reti Mediaset non vivono di finanziamenti
pubblici, ma di proventi pubblicitari. Sappiamo tutti quale potere di
influenzare le masse hanno le reti Mediaset (a tal proposito, ti
consiglio di visionare questo documentario della televisione americana,
censurato in Italia [1]), quale influenza abbia il suo proprietario,
grazie ai proventi pubblicitari ed ai soldi accumulati, e come egli sia
stato e sia ancora in grado riscuotere un così grande successo tra la
popolazione, a causa del fatto che, proprio grazie al suo monopolio
informativo, troppe poche persone sanno chi veramente egli è.
In questa situazione i proventi giungono dalla pubblicità, per cui più
una televisione è popolare e più pubblicità riesce ad accorgliere, più
pubblicità riesce ad accorgliere più ha la forza di essere pervasiva e
diramare i propri tentacoli nei posti che contano ed aumentare la sua
notorietà, più aumenta la sua notorietà e più pubblicità riesce ad
accogliere. Eclissando qualsiasi altra realtà: Europa 7 attende ancora
giustizia.
Tornando quindi ai giornali: paradossalmente, in una situazione di
libero mercato, in cui ai giornali è reso possibile finanziarsi tramite
pubblicità, l’unica cosa capace di poter spezzare una situazione di
monopolio, o comunque di incrinarla un poco, sono i finanziamenti
pubblici. Un finanziamento pubblico potrebbe fare la differenza tra il
veder il proprio giornale pubblicato oppure no, anche se magari quello è
il miglior giornale sulla piazza, per il semplice fatto che la gente non
sa che quello è il miglior giornale sulla piazza.
Ciò detto, credo che i criteri con i quali i finanziamenti pubblici
vengono elargiti debbono cambiare. In realtà, quello che conta è
l’obiettivo: cosa si intende ottenere con i finanziamenti pubblici? A
mio parere qualsiasi intervento dello stato, di qualunque genere esso
sia, dovrebbe servire a ristabilire una situazione di uguaglianza, di
equilibrio. In questo caso, l’equilibrio dell’informazione. Il
finanziamento pubblico, quindi, dovrebbe servire a far tornare i piatti
della bilancia informativa sullo stesso livello, garantire al cittadino
la possibilità di accedere ad un’informazione equilibrata, non
necessariamente nell’ambito di una sola testata informativa, ma
quantomeno nell’ambito dell’intero panorama giornalistico.
E quindi, a mio parere bisognerebbe attuare un sistema per cui gli utili
di una testata provenienti dalla pubblicità vengano in una certa
percentuale redistribuiti alle altre testate sul mercato, in maniera da
garantirne una tiratura minima per un certo periodo da stabilire in sede
di riesame della legge (magari un anno, o due) per poi lasciar camminare
il giornale sulle proprie gambe (non si può pensare di far campare a
vita un giornale con i soldi pubblici).
Sto pensando, quindi, ad un finanziamento pubblico effettuato tassando i
giornali più potenti, non i cittadini. Mi sembra un modo più giusto di
finanziare l’informazione e riequilibrare il mercato. Il concetto della
redistribuzione del reddito, insomma, applicato a giornale inteso come
membro dello Stato Informazione, così come lo si applica al cittadino
inteso come membro dello Stato.
Fammi sapere cosa ne pensi. Sarebbe interessante aprire un dibattito in
merito, magari sul tuo blog.
Ciao, Fabio
[1] http://video.google.it/videoplay?docid=318449616351816693
Expo 2015
Gennaio 2, 2008 on 1:15 pm | In Politica | 22 CommentsMi stanno arrivando centinaia di notifiche di vostre lettere inviate al questore di Milano (vedi post precedente). Grazie a tutti!
Mi piacerebbe che ciascuna delle persone che condividono lo spirito delle nostre iniziative ne inviasse una e lo dicesse ai propri amici. Mi sono stancato di essere trattato come un pericoloso delinquente da chi indossa una divisa e riceve uno stipendio per difendere l’ordine pubblico, non il quieto vivere. Uno dei modi per reagire è far sapere che siamo in tanti. Continuate a scrivere!
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Intervista a Basilio Rizzo
Parliamo un po’ di Expo 2015 adesso. Il 26 ottobre, mentre in una Milano rivestita a festa gli ispettori della Bie venivano condotti da un posto all’altro in un pacchiano tentativo di seduzione, ho intervistato Basilio Rizzo, uno dei pochi consiglieri comunali di Milano che si salvano, l’unico che ammiro. Nutrivo già forti perplessità sulla reale utilità dell’Expo. Da quella conversazione i miei dubbi ne sono usciti rafforzati. Davvero miliardi d’euro di spesa pubblica non potrebbero essere investiti per obiettivi di maggiore impatto sociale come alloggi a prezzi umani o trasporti pubblici? La domanda fondamentale è questa. E la risposta, chi vive a Milano e non si chiama Tronchetti, Cabassi o Ligresti la conosce già. Si racconta che l’Expo 2015 sarà una grande occasione di business. Ma per chi? verosimilmente per una ristretta minoranza, in buona sostanza gli speculatori immobiliari che gestiranno le “grandi opere” e i gestori di attività commerciali che intercetteranno il flusso di visitatori. Si racconta che Milano sarà al centro dell’attenzione mondiale per mesi. Ma la vivibilità è più importante della visibilità e non sembra verosimile che questa città sia in grado di ospitare centomila persone al giorno per sei mesi, come da programma. Si racconta che le opere pubbliche lasceranno un segno. A guardar bene il rischio di cattedrali nel deserto stile mondiali di calcio è più che fondato. Che bisogno c’era di nuove strutture espositive, ad esempio, quando potevano bastare i padiglioni della nuova fiera oppurtunamente riattati. Si racconta che per preparare questo mega-evento sarà necessario sveltire il processo decisionale accentrandolo nelle mani del sindaco e di un ristretto gruppo di persone fidate. Ma questo è un modo per restringere ulteriormente il meccanismo della verifica democratica, già ampiamente sottratto al dibattito pubblico e alle prerogative del consiglio comunale. L’Expo 2015 sarà il fattore condizionante della vita amministrativa milanese dei prossimi sette anni, su questo non c’è dubbio, ed è sostenuto da un blocco partitico trasversale, destra e sinistra unite nella lotta. Gli ispettori della Bie sono andati a pranzo nella residenza privata di Berlusconi (quella acquisita con il metodo Previti dalla giovane ereditiera), ma non hanno ascoltato la voce di chi aveva qualcosa da obiettare: l’agenda prevedeva le majorettes ma non il confronto con i “disfattisti”. A marzo sapremo se il pressing sui grandi elettori di Formigoni, Lady Moratti, Prodi e compagnia bella ha funzionato. La concorrente è Smirne, ma sembra sfavorita dai pronostici. Qui sotto trovate l’intervista a Basilio Rizzo, divisa in due parti. www.noexpo.it
Prima parte
Seconda parte
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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