Roma/2

Febbraio 29, 2008 on 6:39 pm | In Informazione | 279 Comments

Eccomi di nuovo a Milano. Qualche flash sulla traferta a Roma.

1 Desidero anzitutto ringraziare gli amici romani che numerosi hanno voluto passare un’ora assieme a me e agli altri cialtronazzi di Qui Milano Libera, prima della diretta tv. E’ stato un confronto interessante. Il momento più stimolante del viaggio. Non c’è paragone tra le nostre inquietudini e le chiacchiere dei salottini tv.

2 La puntata di Anno Zero credo che l’abbiate vista. Santoro ha perso un po’ di smalto. Il livello del dibattito era da cortile, e non è solo colpa della par condicio, e dell’Italia attuale. I cronisti invitati erano men che modesti, i temi trattati più che ritriti. La solita mezz’ora per Grillo proprio non si capisce, se non con l’esigenza di imprimere nella testa degli spettatori una nuova forma di bipolarismo: il comico agitapopolo (che rifugge la tv!) contro la famigerata casta. Quantomeno riduttiva come visione giornalistica, no? Ma forse è solo un modo per fare audience.

3 La mia partecipazione al talk show, come prevedevo, è stata di pochissimi minuti, in fondo alla puntata. Ed è già un miracolo: in tv generalmente parla chi non ha nulla da dire. In siffatti contesti è impresa ardua ragionare. Ho accettato l’invito per generosità. E cioé per esprimere questa idea a qualche milione di persone: al punto di marciume a cui siamo arrivati, o ci si ribella o si tace. La vera casta è la nostra indifferenza. Qualcuno ha recepito? Ne è valsa la pena? Non lo so, ma è quel che penso ed è quel che ho detto.

4 Di Pietro. Era rimasta in sospeso la questione candidatura. Migliaia di persone hanno inviato una mail di supporto e di proposta. Ci salutiamo nella prima pausa pubblicitaria, quando il buon Tonino ha già dichiarato in diretta: “Candiderò giovani, persone dei movimenti, attive su internet, anche se non c’è il tempo per fare le primarie” (cito a memoria). Sembrava un’alzata di palla per me. Gli ho domandato: “Allora hai saputo della nostra proposta”? Mi risponde: “Le mail non le ho ancora lette, non sto leggendo la posta elettronica. Però ho saputo della tua disponibilità, ma non posso accoglierla. A Milano sarò io capolista”. E al secondo e terzo posto (cioé in ruoli competitivi per l’elezione)? Risposta: la signora Carlino e il signor Lannutti. Chi sono? La prima è una signora di mezza età, ex maestra di scuola elementare, che tiene in piedi la baracca di Italia dei Valori a Milano. Il signor Lannutti è una vecchia lenza delle associazioni dei consumatori. Sono il nuovo che avanza? Saranno presenze significative nel prossimo parlamento? Hanno dalla loro il sostegno disinteressato di migliaia di persone? Mi sa di no. Ma lascio a voi informarvi e giudicare. Ho salutato Tonino dicendogli di pensarci. Ma i giochi sono fatti. E per me non è un problema. Non mi facevo alcuna illusione. Ma abbiamo fatto bene a provarci. Era solo una prova generale, una prefigurazione di primarie on line. L’importante è che non ci siano alibi. Di Pietro ha preferito la Carlino e Lannutti a me: questo è un elemento di chiarezza. Così sapete eventualmente con chi prendervela quando vi mancherà un vero rompiballe in parlamento.

Post scriptum

Al termine della puntata la Santanché mi ha fatto i complimenti. “Condivido tutto quel che dici”, mi ha fatto sapere. L’avrò sottovalutata moralmente?

Post scriptum 2

Questa sera alle 21: per chi vuole e può, ci vediamo a Varese alla serata con Bruno Tinti.

Roma

Febbraio 27, 2008 on 11:38 am | In Politica | 159 Comments

L’appuntamento per il caffè a Roma è alle 18,00 davanti all’Hotel Clodio, in via Santa Lucia 10. Ci saranno anche i miei compagni di strada e di sdegno Franz Elia e Diego. Chiunque venga in pace sarà gradito ospite. A domani, giovedì 28 febbraio!

La forza della Rete

Febbraio 26, 2008 on 7:05 pm | In Politica | 106 Comments

Due notizie.

1

Il confronto fra Sandro Orlando e Paolo Guzzanti ci sarà. Entro fine marzo. La disponibilità di entrambi c’è. Dobbiamo solo metterci d’accordo per i dettagli. Mi sono offerto di moderarlo con massima garanzia di imparzialità. Farò l’arbitro con il medesimo zelo con il quale grido al megafono le mie ragioni. E confido che Paolo Guzzanti accetti. Altrimenti cercheremo un moderatore che vada bene a entrambi. In generale per il prossimo futuro tenteremo di organizzare questo tipo di serate, con regole chiare e forte contraddittorio. Sono più divertenti.

2

Giovedì 28 febbraio sono stato invitato a partecipare ad Anno Zero, la trasmissione di Michele Santoro. In studio dovrebbero esserci la dolce Stefania Craxi (quella che una sera ci mandò “a cagare”) e Antonio Di Pietro, che non l’ha ancora fatto. Giovedì pomeriggio ho due ore libere tra le 17 e le 19. Ci si può bere un caffè assieme in zona Teulada con chi ne abbia voglia e tempo. Vi faccio sapere i dettagli.

La redazione è informata del nostro pressing su Di Pietro (che non ho ancora sentito e non ci ha ancora risposto), l’ho spiegato a Beatrice Borromeo come una sorta di allegra e innovativa primaria on line per aiutarlo a scegliere bene i candidati. Un gioco, ma serio. E vedremo come va a finire. Non mi aspetto nulla, sia ben chiaro, ma la coincidenza mi diverte.

Ripropongo qui l’indirizzo mail di Di Pietro: antoniodipietro@antoniodipietro.com
Di mail gliene sono arrivate a fiumi, lo vedo dalle notifiche inviatemi per conoscenza. Grazie di cuore a ciascuno di voi!
Scrivetegli ancora - se credete - per chiedergli di candidarmi come testa di lista a Milano, dandoci se possibile una risposta giovedì sera. E ditelo in giro ad amici e parenti. E’ anche un modo per verificare la forza della Rete.

Venerdì sera, infine, vi ricordo l’incontro pubblico per la presentazione del libro di Bruno Tinti “Toghe rotte” (Chiarelettere editore), che sono stato invitato a moderare. A Varese, presso la Sala Borghi dell’Istituto De Filippo, via Brambilla 15 - ore 21

Post scriptum

Qui sotto la lettera che mi ha inviato Sandro Orlando, in risposta a Sabina Guzzanti.

Cara Sabina,

con il tempo ho imparato ad apprezzare la tua lucidità di
giudizio, al di là delle battute e delle facili risate. Perciò non
mi rassegno: dici che scrivo «pure minchiate», che hai
intervistato «Gordievsky e Bukovsky e altri che danno ragione a
tuo padre». Sarà. Mi limito ad osservare che gli stessi Gordievsky
e Bukovsky, sentiti da “la Repubblica”, hanno sostenuto
esattamente il contrario.«Scaramella è un lurido bugiardo», ha
dichiarato il primo (7 dicembre 2006). Forse non sono così
affidabili. Certo è che ci sono 26 intercettazioni di telefonate
tra tuo padre e il sedicente «professor» Scaramella, il cui
contenuto meriterebbe qualche spiegazione. Io nel mio libro ci ho
provato, dopo aver letto e riletto tutte le intercettazioni (il
testo integrale, non frasi estrapolate) contenute nelle ordinanze
che hanno portato all’arresto di Scaramella per «calunnia
aggravata e continuata con finalità eversive». Se tu ne hai una
migliore, l’ascolterei con piacere. Anche perché - non te lo
dimenticare - quelle che tu chiami «pure minchiate» sono costate
20 mesi di carcere a quattro poveracci ucraini, accusati da
Scaramella (con l’avallo di tuo padre, chiamato a testimoniare al
processo in cui erano imputati) di ordire un attentato ai danni di
entrambi. Ti invito per questo a rileggere con attenzione quanto
ho scritto.

Con stima
Sandro Orlando

Il dibattito sì!

Febbraio 25, 2008 on 3:02 pm | In Politica | 81 Comments

La famiglia Guzzanti sta ritrovando una sua sintonia, anche politica. Ne siamo tutti lieti. Facciamo il punto. Un lettore gira a Sabina Guzzanti la mia intervista a Sandro Orlando in tema di commissione Mitrokhin. Sabina risponde brevemente per dire: Orlando scrive minchiate, ho studiato le carte. Il padre Paolo non sta nella pelle. Per il referente istituzionale di Mario Scaramella l’inattesa difesa di Sabina è un fatto epocale. Una spaccatura della sinistra antiberlusconiana. Una crepa insanabile del movimento forcaiolo di cui Marco Travaglio è leader. E via farneticando. La sua ultima esternazione è in home page sul blog dedicato alla “Rivoluzione italiana”. E si chiude a petto gonfio. Io cerco il contraddittorio, dice Guzzanti, ma nessuno ha il coraggio di dibattere con me.

Ebbene, ho appena parlato con Sandro Orlando. Mi ha dato la sua disponibilità a un confronto pubblico con Paolo Guzzanti. E se necessario pure con Sabina. Proverò a chiedere la medesima disponibilità a Marco Travaglio. Non ho il numero di Paolo Guzzanti e sul blog della rivoluzione tricolore non ho trovato il suo indirizzo mail. Se qualcuno ha modo di parlargli, gli dica che lo stiamo aspettando. Sono certo che accetterà volentieri. Non sarebbe male se ci portasse pure Mario Scaramella. Siamo tutti curiosi di conoscerlo, per avere un po’ di luce sui misteri italiani.

Basta concordare ora data e luogo.
Organizzo e modero io, in modo ferreo, alla svizzera.

Guzzanti ci sei?

Maurizio Belpietro

Febbraio 23, 2008 on 6:52 pm | In Politica | 110 Comments


Maurizio Belpietro. Non so voi, ma io non lo sopporto. Se dovessi scegliere un volto per ritrarre la degenerazione del giornalismo italiano, indicherei il suo. La sua canina fedeltà agli interessi padronali lo ha portato in alto. Dopo aver diretto per anni il Giornale che fu di Montanelli, ora dirige Panorama. Maurizio Belpietro è devoto a chi lo paga, non a chi lo legge. Infatti non ha chiesto scusa ai lettori per le tante balle che ha raccontato loro. Per esempio, per le migliaia di articoli che, con furia davvero “giustizialista” e istantaneo rilancio televisivo, negli anni scorsi dipingevano i dirigenti del centrosinistra come tangentisti nell’affare Telekom Serbia. Migliaia di articoli, centinaia di titoli, nessuna prova. Risultato? Maurizio Belpietro viene premiato con la direzione del settimanale di punta della Mondadori. L’altra sera era atteso a Milano, alla libreria Rizzoli in galleria Vittorio Emanuele, per un incontro d’eccezione: si presentava l’ultima fatica letteraria dell’onorevole Paolo Cirino Pomicino, già fiore all’occhiello della commissione Antimafia, in compagnia di Ferruccio De Bortoli, di Vittorio Feltri, del cardiologo Mario Viganò e altri ancora. Con gli amici Elia e Diego ci siamo riuniti in modo non autorizzato (la presente è valida anche come autodenuncia alle preposte autorità) e siamo andati a curiosare. Dopo l’immancabile tentativo di intimidazione preventiva da parte di uno dei poliziotti della scorta di Belpietro (ebbene sì, il nostro dispone di un servizio di protezione, di due auto e quattro poliziotti; non solo lui, ma anche l’ex mazzettiere Cirino Pomicino, mortacci loro), ho provato a interpellarlo sulla bufala Telekom Serbia. Il grande direttore ha affrettato il passo ammettendo: devo scappare. L’abbiamo rincorso in Galleria e mi son tolto lo sfizio di svergognarlo un po’. Se lo incontrate, fatelo anche voi! Per una forma di legittima difesa. Per far capire a certa gente che non siamo tutti sudditi. Perchè se fossimo in tanti ad alzare la testa, forse qualcosa cambierebbe. L’ho già detto vero?

La commissione Scaramella-Guzzanti

Febbraio 22, 2008 on 5:48 pm | In Politica | 52 Comments

Mario Scaramella, chi era costui?
Risposta facile: un impostore napoletano, ballista seriale, millantatore di credito professionale, che si spacciava per accademico e investigatore antimafia, che spillava denari per consulenze senza avere né arte né parte. In un paese normale uno come Scaramella farebbe il treccartista alla stazione Centrale. In Italia per un paio d’anni è stato il consulente chiave della Commissione Mitrokhin, la gemella della Commissione Telekom Serbia: istituita, con non lieve esborso di denaro pubblico, per far luce sulle attività del kgb in Italia (lavoro che sarebbe opportuno lasciare agli storici) e dimostrare che Prodi era un agente al soldo di Mosca. Perché non basta magnificare il Capo; occorre anche dire che il Nemico è un mostro. Analogo a quello della Telekom Serbia, lo schema della Mitrokhin applica, con un tocco farsesco adeguato ai tempi, le regole auree dei ministeri della propaganda: montare una balla, costituire una commissione per verificarla, accreditare come supertestimoni i più disperati farabutti di cui si dispone, propalare le menzogne a mezzo stampa e tv padronali, in modo da suggestionare i gonzi e tenere il guinzaglio lungo al collo degli oppositori, costretti a smentire e a difendersi. Risultato? La Commissione ha chiuso i battenti con un nulla di fatto. Scaramella ha patteggiato la settimana scorsa 4 anni di galera per calunnia e altri reati. E il presidente di quella Commissione, il senatore Paolo Guzzanti, già vice-direttore del Giornale fondato da Indro Montanelli e diretto da Mario Giordano, è ancora in corsa per uno scranno a palazzo Madama sotto le insegne del partito padronale. Vedo nel suo blog che non si dà per vinto, ribatte con puntiglio alle critiche, è ancora convinto di avere ragione, o così vuol dare a intendere. Ci vuole umiltà, oltre che intelligenza, per capire che in certi casi si fa più bella figura a chiedere scusa e ritirarsi in silenzio. Vedremo se il buon Guzzanti (padre degli incolpevoli Sabina e Corrado, ai quali va la nostra solidarietà) avrà voglia di spiegare pubblicamente le sue ragioni in un serio contraddittorio. Proverò a chiedergli un’intervista. Se non accetta, prima o poi capiterà di incrociarlo in strada con videocamera, previo avviso alla questura s’intende.
Nel frattempo, QUI trovate la mia intervista sul tema a Sandro Orlando, autore del saggio “La Repubblica del ricatto” (Chiarelettere).

QUI il link alla pagina di arcoiris.tv

Telekom Servi

Febbraio 21, 2008 on 2:46 pm | In Politica | 37 Comments

Com’è finita la storia dello “scandalo” Telekom Serbia? Provate a porre questa domanda al bar, all’università o sul lavoro nella pausa caffè. La gran parte degli interlocutori dirà di non ricordare. Alcuni invece diranno che è una vergogna della sinistra ladra e impunita. Pochi altri ricorderano giusto: cioé che si è trattato di un’operazione (riuscita, nonostante tutto) di calunnia politica e depistaggio mediatico ai danni dei principali dirigenti del centrosinistra durante il secondo governo Berlusconi. A quell’operazione - che ha sfruttato le zone d’ombra di una transazione commerciale fra Telecom Italia e governo serbo, degne sì di una seria inchiesta giudiziaria - hanno concorso un’apposita commissione parlamentare e la grancassa dei media berlusconiani, il Giornale di Belpietro in prima fila, con annessa Raiset, che ripeteva il segnale. La commissione parlamentare accreditava come testimoni personaggi da farsa e avanzi di galera, la grancassa dei media amplificava le calunnie e le trasformava, ripetendole, in senso comune. Risultato? L’opposizione è stata costretta per mesi a difendersi, proprio nel momento in cui il capobanda - guai a “demonizzarlo”, sia ben chiaro! - celebrava per legge l’impunità sua e degli amici. Nel corso degli anni le inchieste della magistratura hanno accertato l’infondatezza delle accuse del “supertestimone” Igor Marini e degli altri gentiluomini. Ma la giustizia ha tempi diversi dallo squadrismo mediatico-politico: non molti, abbassatosi il polverone, hanno saputo che era tutta una bufala. E - tranne le fungibilissime pedine, il cui silenzio non è difficile da comprare - nessuno ha pagato, né sul piano politico né sul piano professionale, per quell’operazione. Anzi, il buon Belpietro - che non s’è mai scusato con i propri lettori, e questo fa capire quanto li stimi - è stato recentemente promosso alla direzione di Panorama, mentre i parlamentari più attivi in quella commissione sono tutti autorevoli esponenti del partito-azienda. Insomma: dove la memoria dura un giorno, nessuna bassezza è imperdonabile e più fai ribrezzo più hai successo. Teniamo a mente questi metodi: manca poco al ritorno della Banda.
Ho intervistato sul tema Sandro Orlando, autore per l’editrice Chiarelettere del saggio “La Repubblica del ricatto”. La trovate QUI.

QUI il link alla pagina di arcoiris.tv

Abuso di libertà

Febbraio 19, 2008 on 8:57 pm | In Politica | 108 Comments

Di Pietro non ha ancora risposto. Diamogli tempo, dev’essere molto preso in questi giorni. Gli state inviando tantissime mail, grazie e continuate così! Alcuni amici ieri sera l’hanno interpellato a Bologna e lui ha risposto - così mi è stato riferito - che non ne sa ancora nulla, che mi stima e che terrà conto della proposta… Ho visto che alcuni non approvano la sortita. Ribadisco: ho offerto ad Antonio Di Pietro la possibilità di portare in Parlamento uno come me. Se accetta, continuerò a fare dentro le istituzioni quel che ho fatto in strada. Se non accetta, amici come prima. E insieme ai miei compagni di viaggio proseguirò a fare quel che ritengo giusto con i soliti strumenti. Tutto qui. A una curiosità rispondo volentieri: che cosa faresti dello stipendio parlamentare? Presto detto: al netto delle spese terrei mille euro al mese per me e il resto lo userei per tenere in piedi un team di informazione e ricerca.

Vi aggiorno ora sulla questione multe. Mi sono informato: salvo sorprese, le denunce che pendono sul mio capo sono cinque. Tutte per “riunione non autorizzata” (articolo 18 regio decreto 1931 sulla pubblica sicurezza). Due sono relative a iniziative spontanee contro l’indulto, due a iniziative di informazione sulla corruzione Mondadori e una - la più pazzesca - alla contestazione al nano inceronato a piazzale Lagosta, il giorno in cui - insieme al partito Pensionati - regalava pacchi di pasta agli indigenti.

In nessun caso c’è stata turbativa dell’ordine pubblico. In nessun caso la polizia ci ha intimato di sciogliere la “riunione”, come vuole la legge. Né sono risuonati i “tre squilli di tromba” prima della carica, sempre come vuole la legge. Non solo: vengo denunciato io come promotore anche quando non c’è alcuna verifica di tale supposizione. In tre casi il numero di partecipanti alle “riunioni non autorizzate” non supera le cinque unità. In un caso (il giorno in cui Prodi era ospite in prefettura) l’iniziativa contro l’indulto vedeva coinvolta la delegazione di un partito con tanto di bandiere, ma il reo da colpire sono sempre io, che non ho mai avuto tessera di alcun partito. In un altro caso, la penalmente rilevante “passeggiata per la legalità” ci è stata benevolmente concessa - tramite assenso telefonico - da un dirigente dell’ufficio politico della questura.

L’elemento che ritorna è la volontà di usare la legge (e il potere, nei fatti, discrezionale di denuncia e di azione penale) con finalità edificante se non punitiva. Il dirigente di polizia con il quale ho conferito me l’ha detto chiaramente: “sembra che il problema a Milano sia diventato Piero Ricca, abbiamo ricevuto molte pressioni dall’esterno”. Dal loro punto di vista pensano di essere stati magnanimi, di aver chiuso fin troppe volte gli occhi.

A questo punto sono curioso di vedere quante di queste denunce avranno seguito. Il primo e fino ad ora unico provvedimento è stato il decreto che mi ha condannato a una multa di settecento e passa euro. Tra parentesi, una volta decisa la multa (a mia insaputa) ci hanno messo un anno esatto per notificarmela, mentre io ho tempo quindici giorni per fare opposizione chiedendo di annullare il decreto e andare a processo, come farò domani. Divertente vero?

Sono intenzionato a difendermi con meticolosa ostinazione in regolari processi, fino alla Cassazione e alla Corte Europea. Coglierò l’occasione per chiedere alla Corte Costituzionale di verificare la costituzionalità del famoso regio decreto. Chiederò sempre di poter filmare gli eventuali dibattimenti. Mi riservo di denunciare singoli esponenti della polizia di Milano per minacce e abuso di potere. Vogliono in sostanza punirmi per abuso di libertà di espressione. E gliela farò sudare. A difesa di un diritto di tutti: compresi coloro che della libertà di espressione non sanno che farsene.

A ben guardare anche questa è Italietta: il legislatore (chiamiamolo così) che, dopo tante depenalizzazioni, tiene in vita come illecito penale (guinzaglio al collo delle teste storte) la “riunione non autorizzata”, residuo dell’era fascista, senza adeguare la norma, con precise articolazioni, ai mutamenti sociali e al dettato costituzionale che ci vuole liberi di esprimere con ogni mezzo le nostre idee; il funzionario di polizia che avverte il clima e fa rapporto all’autorità giudiziaria quando potrebbe non farlo, e normalmente in questi casi non lo fa, visto che in teoria lavora al servizio del cittadino e nessuna azione sovversiva o malvagia si è consumata sotto i suoi occhi; il pubblico ministero di turno che non lascia morire tra milioni di altre scartoffie (compresi la mia querela contro Emilio Fede e il mio esposto contro la Digos di Milano per sequestro di persona) la denuncia per “riunione non autorizzata”; il giudice - si chiama Antonio Corte - che emette il decreto sulla fiducia, senza premurarsi di approfondire il fatto, non scegliendo nemmeno il minimo della pena, curandosi di applicare la legge più che di rendere giustizia.

E poi dicono che i tribunali sono intasati e la gran parte dei reati resta impunita…

Post scriptum

Sono arrivati altri contributi: dalla notizia della multa 3500 euro! Ne faremo buon uso. Grazie!

Post scriptum 2

Parleremo delle molte storture del sistema giudiziario il prossimo 29 febbraio, a Varese, all’incontro pubblico con il magistrato Bruno Tinti, procuratore aggiunto a Torino, autore del saggio “Toghe rotte” (chiarelettere), incontro che sono stato invitato a “moderare”.

Votantonio

Febbraio 15, 2008 on 4:45 pm | In Politica | 271 Comments

Ricevo molte sollecitazioni a candidarmi alle prossime elezioni. Occorre fare chiarezza su un punto. Il sistema dei partiti è chiuso, refrattario al ricambio. Con questa legge elettorale, inoltre, le candidature con relativa certezza di successo sono decise dai capi-partito, gli elettori sono chiamati a ratificare scelte altrui. Una lista indipendente deve superare il quattro per cento dei consensi per avere seggi: improbabile partendo da zero. Non c’è spazio per gli outsiders, dunque. Sono disponibile tuttavia a mettermi in gioco, convinto che - se mi confronto con gli attuali membri della casta - posso dire la mia con una certa dignità. Il prossimo parlamento - salvo miracoli - sarà dominato dal nano malefico e dalla sua corte di servi. Sarebbe necessaria la presenza di persone integre, non ricattabili, un po’ folli, capaci di dire le cose come stanno, di fare battaglie senza quartiere in difesa di valori essenziali. Questo ruolo, impervio, da non dormirci la notte, con umiltà ma senza modestia, sono disponibile a esercitarlo. Potete credetemi: non è un problema di ambizione personale, ma un tentativo (disinteressato quanto improbabile) di condurre le stesse battaglie con strumenti più incisivi, trasformando una sacrosanta testimonianza in azione politico-istituzionale. II problema è trovare qualcuno che candidi uno come me in qualità di indipendente. L’unico potrebbe essere Di Pietro, il quale come sappiamo ha appena siglato un’alleanza con il partito democratico. Sia chiaro: io non sono uomo di partito, di questi partiti. Ma penso che accanto a tanti servi e venduti in un’istituzione rappresentativa possa esserci spazio anche per persone libere e oneste. Nei prossimi giorni saranno decise le candidature, i posti in lista, i giochi e i giochetti per prevedere e cavalcare l’esito possibile. Già si fanno avanti i peggiori lestofanti, i capi-clientela, i professionisti del baratto, i nuotatori di palude. Tutti a pietire un posto al sole. Se ci tenete, fatevi avanti anche voi. Il mio impegno è a vostra disposizione. Mandate una lettera a Di Pietro, commentate sul suo blog, in una sorta di primaria on line. Proponetegli di portare il mio megafono alla Camera. Dite ai vostri amici di farlo. Gliene devono arrivare migliaia, magari si convince che sono meglio io di De Gregorio.

La lettera potrebbe essere questa:

Caro Di Pietro,
le chiedo di candidare Piero Ricca come capolista in Lombardia. In Parlamento c’è bisogno di una persona come lui: in tanti sosteniamo il suo impegno civile e siamo certi che, in anni che si annunciano difficili, proseguirebbe dentro le Istituzioni con maggiore forza la sua e nostra battaglia in difesa della legalità, della libera informazione e della questione morale. Piero Ricca è l’Anti-De Gregorio: lo candidi in posizione competitiva e lo porti con sè alla Camera dei Deputati!

Firma

L’indirizzo è antoniodipietro@antoniodipietro.com
Mandatemela per conoscenza anche a piero@pieroricca.org

Post scriptum

Dimenticavo di fare il punto sui “contributi multa”. Abbiamo superato quota 1900 euro in un giorno! Grazie di cuore a tutti! A chi ha fatto un versamento e a chi, come quel ragazzo di 15 anni che mi ha scritto, potendo l’avrebbe fatto volentieri. Ho deciso di NON pagare la multa. Vado a processo. Andrò sempre a processo con rito ordinario. Voglio guardare in faccia chi mi accusa e chi mi giudica, spiegare le mie ragioni in un pubblico dibattimento. E non accetterò pene pecuniarie: andrò in galera, se necessario. Per espiare il mio candore e offrire un momento di chiarezza. I contributi mi serviranno per le spese legali. Continuate! Grazie ancora a ciascuno di voi!

700 euro

Febbraio 14, 2008 on 1:18 pm | In Politica | 74 Comments

Avanti con le multe. Mi è stato notificato un bel decreto di condanna a una multa per aver protestato senza autorizzazione della questura contro l’indulto extralarge nell’estate del 2006. Era il 29 luglio, una giornata afosa, di solleone, adatta per far passare in tutta fretta leggi vergogna di tipo bipartisan. Tornai dal lago Maggiore apposta per esprimere il mio dissenso in una “passeggiata per la legalità”, sorvegliata ma non interrotta da alcuni agenti di polizia, da piazzale Cadorna al Duomo. Ora, se voglio difendermi devo fare opposizione, nominare un avvocato, accettare il dibattimento e rischiare una sanzione penale. La multa è di settecento euro, mortacci loro. Ed è stata notificata solo a me in quanto identificato come “promotore” del raduno di un gruppetto di amici. Nonostante le nostre proteste, l’indulto passò. E ha condonato tre anni di galera, con premura anche preventiva, a tanta brava gente, compresi fior di delinquenti dal colletto bianco. Qual è la mia colpa? Aver distribuito un volantino e detto in pubblico la verità: cioé che quell’indulto era una porcheria. Ne arriveranno altri, di bei decreti di condanna. Mi sono macchiato di altri reati in questi anni: aver detto che la Mondadori è stata rubata grazie a un atto di corruzione, che Rete 4 è abusiva e tutto il resto. E qualcuno ha deciso che imputarci la violazione dell’articolo 18 del decreto regio sulla pubblica sicurezza, con scrupolosa segnalazione alla procura della repubblica degli atti criminosi, è un buon modo per farcela pagare e magari scoraggiarci. Tutto coerente, aderente alle norme di una parodia di giustizia. Nelle repubbliche bananiere non è invocabile alcuna par condicio fra criminali impuniti e uomini liberi. Il disadattato è chi turba il quieto vivere, il reprobo è chi grida allo scandalo: ed è giusto che paghi per tutti. Funziona così. E poco importa che al danno si aggiunga la beffa. Ma non ci lasceremo zittire, questo è poco ma sicuro.

Post scriptum

Ho visto che molti vogliono dare un contributo. Grazie! E’ possibile farlo, magari con la dicitura “contributo multa”, sui conti di Qui Milano Libera, con piena garanzia di trasparenza. Se ogni volta trovo 699 persone che mettono almeno un euro, il gioco è fatto. E il resto ce lo metto io. Le informazioni le trovate QUI. Vi terrò aggiornati.

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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