Finanziamento pubblico ai giornali

Febbraio 13, 2008 on 12:40 pm | In Informazione | 41 Comments

Alla serata con Marco Travaglio, lunedì scorso, si è discusso di molti temi. E inevitabilmente delle proposte di referendum del V Day 2, che avrà come epicentro proprio Torino. QUI trovate l’analisi di Travaglio sul finanziamento pubblico ai giornali.

Uomini del fare

Febbraio 9, 2008 on 8:42 pm | In Politica | 111 Comments


Sergio Chiamparino

Bacia la mano che non puoi tagliare. Dovrebbe essere questo lo slogan del Partito Democratico. In casa Veltroni il Corruttore è stimato, ammirato, considerato invincibile e segretamente invidiato. Gli si danno buoni consigli, lo si aiuta nei momenti difficili, si coltiva il sogno di governare con lui. Sono mie illazioni? No, lo dicono loro.

Ieri sul Corriere della Sera (nella stessa pagina in cui veniva pubblicato il lungo elenco di parlamentari PD che a norma di statuto non potrebbero essere ricandidati, tra i quali Fassino e consorte), il braccio destro di Walter Veltroni, Goffredo Bettini, propone al padrone d’Italia di andare ad elezioni da solo, per il bene della democrazia e per il suo stesso futuro politico. “Sarebbe una cosa meravigliosa”, sogna Bettini, “una specie di rivoluzione democratica” Il problema non è lo strapotere abusivo dell’avversario, ma il fatto che “nel corso degli anni (Berlusconi) è apparso sempre più un Gulliver crocifisso a terra dai vari nanetti che lo assalgono. Se si dovesse sottrarre a una lotta ad armi pari signficherebbe che si è ormai completamente omologato alla politichetta di sempre, senza ambizioni e con la sola voglia di conservare il potere. Voglia illusoria perché su questa strada Berlusconi non ha futuro”.

Sergio Chiamparino si spinge oltre, la mano non solo la bacia ma la lecca pure. Espletata la pratica elettorale, si vede già al governo con Cuffaro e Dell’Utri. Sentite cosa dice all’Espresso: “Dopo le elezioni Veltroni deve proporre un governo di ricostruzione con Forza Italia: non solo per fare le riforme istituzionali, ma anche per gli interventi economici e sociali”. L’idea di fondo è che “l’elettorato non si divide più fra destra e sinistra, ma tra l’antipolitica e la politica del fare. I cittadini chiedono ai politici di mettersi insieme a fare qualcosa di buono”.

In conclusione, l’idea che mi son fatta è questa. I democratici sanno perfettamente di perdere le prossime elezioni. Del fatto che la Banda ritorni più arrogante e illegale di prima non gliene importa un fico secco. In cuor loro puntano a restare dentro il mercato politico con un partito governativo di almeno il 30 per cento dei voti. Se riescono a “perdere bene” - come auspica anche Giulio Tremonti - evitando il cappotto al Senato, potrebbero essere reclutati da Berlusconi in un governo di “larghe intese” e languidi baciamano, in nome - ovviamente - dell’interesse generale. Come sempre in questi casi, per amor di patria spero di sbagliarmi. Ma temo di avere ragione. Voi che ne dite?

Lunedì a Torino

Febbraio 7, 2008 on 7:31 pm | In Informazione | 56 Comments

Alcuni amici torinesi hanno fondato il gruppo Qui Torino Libera

Lunedì 11 febbraio 2008 mi hanno invitato a partecipare a un incontro pubblico insieme a Marco Travaglio. Se c’è tempo proietteremo qualche video qml. Magari uno con Fassino protagonista, visto che Torino è la sua città ed è giusto rendergli omaggio.

Se siete in zona, venite!

Dalle ore 20,30
presso l’aula magna
dell’istituto Avogadro
Via Rossini 18 Torino

Vieni avanti Fassino!

Febbraio 6, 2008 on 9:52 pm | In Politica | 98 Comments


Da un anno attendo da Piero Fassino una risposta a una mia richiesta di intervista. Non ha il coraggio nemmeno di negarsi. E allora sono costretto a sorbirmi i suoi comizi, pur di rivolgergli qualche domanda. L’altra sera a San Giuliano Milanese mi ha detto che faccio domande ma “non sono interessato alle risposte” e che lui “non si fa certo provocare da me”. E’ vero il contrario: lui si fa provocare mentre io, quando faccio domande, sono straordinariamente interessato alle risposte: le analizzo, le sviscero, le memorizzo, le metto a confronto con i fatti. Non è una mia patologia, nel giornalismo non servile è la norma. Come pure nel dibattito politico degno di questo nome. Accusare gli interlocutori non compiacenti di essere dei provocatori è una comoda via d’uscita. Comoda, ma non credibile, anche perché per giustificare le “provocazioni” poi ci si ingarbuglia. Una volta il buon Fassino ha fatto ricorso alla categoria del “narcisismo”. Un’altra volta mi ha accusato di ordire “campagne di denigrazione” contro il suo partito. Ieri ha invitato me e i miei amici a far “campagna per Berlusconi”, rifiutando l’idea che gente come noi possa far parte dell’elettorato di centrosinistra. E così si rischia di inciampare nella propria coda di paglia. La codona di Piero Fassino è l’appartenenza a un gruppo dirigente di politicanti bolliti, che trescano con Consorte e indultano i corrotti ma non si accorgono che la ragione per la quale molti ancora li votano è perché dall’altra parte ci sono gli impresentabili. O se ne accorgono, ma finché dura gli sta bene così. Questi politicanti hanno già perso, sono pugili suonati, non alternativi ma complementari alla banda Berlusconi: sopravvivono grazie all’assenza di ricambio e alla quiescenza dei sudditi di sinistra. Questa è l’opinione mia, degli amici di Qui Milano Libera e di tanti altri con i quali sono in contatto: Ma sono pronto a ricredermi se qualcuno lassù mi fa capire che sbaglio.

E per questo tengo a dire a Piero Fassino, al quale forse qualcuno girerà questo articolo, di non avere paura di noi, di non rispondere in modo stizzito. Non è una questione di buone maniere. Il fatto è che le ragioni del nostro dissenso sono condivise da moltissimi italiani, una “minoranza ideologizzata”, come ci chiama D’Alema, ma forse degna di considerazione quanto il pubblico di Maria De Filippi, Vespa e Fiorello. E delle feste dell’Unità, con rispetto parlando. Non vogliamo insolentirti, caro Piero. Ma comunicarti il pensiero di quelli che esortavate ad “abbassare i toni”, a “non demonizzare l’avversario”. E che ora invitate a stare tutti uniti nel PD se no vince Berlusconi. Vogliamo parlarti con calma e farti delle domande, un’intervista a tavolino. Ti rinnovo qui la proposta, un anno dopo. Un’ora, dove vuoi. In esclusiva per la rete internet. Vengo anche a Caltanissetta, se necessario. Raccoglierò le firme, se hai bisogno della massa critica. Siamo nessuno, certo. Ma tu rilasci interviste a tutti, pure a Pierluigi Diaco, sempre con rispetto parlando; perché a noi no? Saremo curiosi, ma ben educati. Irriverenti, ma civili. Ci riserveremo il diritto di farti la seconda domanda, quando la prima risposta non ci dovesse convincere. Ti chiederemo un chiarimento sulla rilevanza morale dell’affare Unipol-Bnl. Sulla questione Europa 7. Sulle vostre proposte in tema di conflitto di interessi. Sul limite ai mandati parlamentari. Sull’introduzione delle primarie di collegio. Cose così, nulla di allarmante. Mi ha ricevuto perfino quella simpatica canaglia di Fedele Confalonieri, sia pure a microfoni spenti. Sei forse meno tollerante e più insicuro del braccio destro di Berlusconi? Non lo credo! Da te che sei un politico di professione mi attendo anzi la disponibilità a concederci un dialogo a videocamera accesa. Altrimenti l’intervista ci tocca fartela a puntate, a singhiozzi, ogni volta che passerai nel nord Italia. Se si può evitare, è meglio: non trovi? Coraggio Piero! Vieni avanti Fassino!

Se volete scrivere a Fassino per sollecitargli l’intervista, gli indirizzi sono questi:

p.fassino@dsonline.it
fassino_p@camera.it

Sopra il video dell’altra sera a San Giuliano Milanese, alla balera Luna Rossa.

Luna Rossa

Febbraio 5, 2008 on 5:42 pm | In Politica | 64 Comments

Piero Fassino è un uomo nervoso, irascibile, caratterialmente inadatto alla politica. Non sopporta le domande fuori copione. Considera un “tribunale del popolo” chi, come noi, esprime un dissenso informato. Sostiene che ci divertiamo a provocarlo surriscaldando il dibattito politico e facendo il gioco di Berlusconi. Lo rincuorano gli anzianotti militanti dall’eterno applauso, che si spellano le mani bevendosi le sue chiacchiere. Basta poco per far scattare la bagarre, basta ricordare i fatti. A rigore di statuto, per esempio, Piero Fassino non potrebbe ricandidarsi: il limite stabilito dai DS era di due mandati, quello stabilito dal PD è di tre. E lui è alla quarta legislatura, anche se ieri, da noi interpellato al riguardo, civettuolamente ne ha dichiarate solo tre. Ovviamente si candiderà lo stesso: “conta anche la competenza, l’esperienza”, così mi ha detto quando l’ho invitato a tornare a vita privata. Si sa: le regole valgono per tutti, ma alcuni sono più uguali degli altri. La campagna elettorale inizia domani, ha detto, e sarà all’insegna di pochi concetti essenziali: il governo Prodi ha lavorato bene, ha solo comunicato male; la crisi è frutto della frammentazione e della legge elettorale; il PD corre da solo (o con chi ci sta) per garantire un governo stabile. Ha assicurato che la vittoria è a portata di mano, perché… non tutto il popolo di destra vuole Berlusconi premier. Argomento irresistibile vero? Non ha specificato che per vincere (cioé per incassare il premio di maggioranza alla Camera) il buon Veltroni dovrebbe prendere da solo più voti del centrodestra. Un dettaglio irrilevante, ora è il tempo di serrare le fila, di entusiasmare i militanti, se no si fa il gioco del nemico. Quando gli abbiamo posto la questione Europa 7, evidenziando le responsabilità dei “democratici” e dichiarandoci elettori unionisti, non s’è trattenuto: “voi non siete nostri elettori! Non abbiamo bisogno del vostro voto, tanto vinciamo lo stesso!”. E ci ha invitati a fare campagna per Berlusconi. Non sto scherzando, ha detto proprio così. Per un politico, che dovrebbe puntare non a scalare banche ma a convincere tutti, compresi i cittadini senza paraocchi, è un’uscita rivelatrice, da cartellino rosso a vita, altro che quinto mandato. Ma se perdiamo, ha aggiunto più tardi, faremo un’opposizione rigorosa e costruttiva, contrastando ogni provvedimento sbagliato. Stile legge Cirielli, con Fassino assente al momento del voto: come gli ha ricordato l’amico Franz. Tanto “noi all’opposizione ci stiamo benissimo, la vita è più comoda” (D’Alema dixit). E fra cinque anni ci riproveranno, in fondo Silvio non è eterno, il sistema è bloccato, e la pazienza dei militanti è proverbiale. Magari domani pubblichiamo un filmatino sulla serata di ieri. Di seguito, la testimonianza di Duccio, diciannove anni, di Lecco, che ieri era con noi.

“Anche ieri sera, a San Giuliano Milanese, presso la balera “Luna Rossa” bagnata dalla pioggia torrenziale, Piero Fassino ha dato spettacolo. Degno o indegno a seconda di chi giudichi.
Daniele ed io (come ristretta rappresentanza di Qui Lecco Libera) con Piero, Elia, Diego, Franz e altri amici di Qui Milano Libera decidiamo di prendere parte alla serata organizzata dal “circolo” locale del Partito Democratico. Fassino è uno dei fondatori del PD, un simbolo. Simbolo di confusione, commistione sospetta, svendita di ideali, comunicazione svuotata di senso.
Intorno alle 20.30 siamo già pronti. Seconda e prima fila sono nostre. Il palco è vicinissimo. Arriva Fassino, più o meno puntuale, e prende posto. Dopo un’eterna introduzione dell’ec dc Giovanni Bianchi, la parola passa al “direttore” de Il Cittadino, che funge da moderatore. Il dovere del giornalista vorrebbe che questi ponga in leggera difficoltà il leader che incontra, lo stuzzichi e ne provochi la reazione su fatti o questioni di rilevanza collettiva. Questo assunto appare evidentemente sconosciuto al simpatico “giornalista”: infatti, tra tutte le frasi articolate, nemmeno una, anzi forse una sì, termina con un punto interrogativo. L’unica “domanda” fastidiosa, molto fastidiosa, è questa : “Piero, secondo Lei come finiranno la Cosa Rossa e la Rosa Bianca?”. Ilarità della platea. Assist a Piero (Fassino) che, insaccando, ringrazia il fidato gregario. Il clima è piuttosto teso tra di noi. Partono diverse lamentele da Piero (Ricca) e da noi altri allibiti per la fumosità del discorso di Fassino. Le questioni che in una serie travagliata di botta e risposta gli poniamo sono semplici e di oggettiva rilevanza:

- nello statuto del PD si indica che dopo tre legislature devi andare a casa. Lui ne ha fatte quattro. Che farà? Se ne andrà a casa? Lui, simbolo di una sinistra perdente e sempre pronta a non-fare leggi democratiche che restituiscano al paese un minimo di senso dello Stato e della legalità?! Risposta di Fassino : “Non mi faccio provocare da Lei Ricca…” e la conseguente ira contro di noi dei militonti presenti. Urla a caso e insulti diffusi. Il solito e triste teatrino da stadio comunale.

- Fedele Confalonieri, Presidente di Mediaset, ha detto di esser stato ricevuto da Fassino, poco dopo le elezioni del 2006, per discutere un po’ sulla nomina del futuro Ministro della a scelta che tediava l’Unione verteva tra Gentiloni o Di Pietro. Chi vinse poi lo sappiamo. Domanda : In nome di che mandato elettorale Lei (Fassino) si vede con Confalonieri e discute di una questione così spinosa con il braccio destro di Berlusconi?! Risposta di Fassino : “Non ho mai parlato di questo con Confalonieri, smentisco”.

- Il Governo Prodi, nel novembre 2006, tramite l’avvocatura generale dello Stato, difese la Legge Gasparri (contro il volere di Gentiloni) in sede di Giustizia Europea. Domanda: come fate a definirla (giustamente) legge vergogna e poi difenderla nel giro di sei mesi?! Risposta : “Non è vero che il Governo ha difeso la Gasparri”. Qui Fassino mente sapendo di mentire. Addirittura Gentiloni, quest’estate, si lamentò della decisione intrapresa dalla presidenza del consiglio. No comment.

- “Non è vero che la responsablità originaria del caso Europa 7 è del governo D’Alema. La colpa è della legge Gasparri. Voi non conoscete i fatti”, così ha detto. Anche qui: difficile credere che sia così smemorato da essere in buona fede.

Sul finale Franz gli ha detto: Ma siamo ancora a parlare di conflitto d’interessi, perché non avete fatto niente? E Fassino: “ho già risposto a tante domande, ora devo andare”. Se vince, il Pd risolverà il problema: i militanti ci credono. Al termine della bagarre ed esaurite le domande innocue della platea, la serata si conclude con le solite minacce velate dei presenti al dibattito. Si cerca di avvicinare Piero (Fassino) con telecamera alla mano.

Dopo aver atteso la fine del dialogo tra Fassino e un ragazzo dell’Udeur, mi avvicino con fare pacifico.

Prima vengo sobriamente sbeffeggiato dopodichè riesco a porgergli una domanda che a me sta dentro da un pezzo: sino al giugno 2006, più o meno, feci parte della Sinistra Giovanile (movimento dei giovani dei DS). Intorno alle elezioni politiche, Fassino venne a Lecco. Come giovane dei DS ero in visibilio. Stravedevo per Piero (Fassino) e lo consideravo un baluardo contro la Banda Berlusconi. Strette di mano, fotografie, filmati, abbracci. Ora, dopo soli due anni, quando conosco elementi che mi dimostrano la sua falsa appartenenza alla ideologia che dice di rappresentare, vengo semplicisticamente definito un “uomo di Berlusconi”?! Ma dove siamo, all’asilo?

Eppure l’aria che si respira è questa. Ormai la politica dei partiti è assenso vuoto alle parole prestampate del leader. Nessuno alza più un dito nei confronti dei politici. Vige una sorta di chiusura a riccio dell’elettorato che rende il dibattito politico una semplice tribuna da stadio, una falsa contrapposizione di rossi contro blu. Nulla ha più senso.

I presenti, tra democristiani e comunisti, ci hanno intimidito, insultato, minacciato e persino definiti “prezzolati”.

Una persona pone una domanda e questo appare provocatorio.
La verità dei fatti è subordinata al colore della casacca che indossi.
Piero (Fassino) non delude mai. Questo Paese moltissimo”.

Duccio Facchini

Fassino go home!

Febbraio 3, 2008 on 4:25 pm | In Politica | 75 Comments


Ad aprile, se tutto va bene, potremmo già ritrovarci sotto il governo Berlusconi ter. E nel giro di pochi anni, se la salute l’assiste, ammirare la nostra gloria nazionale come nuovo capo dello Stato. Entusiasmante vero?

D’accordo, ci si abitua a tutto e forse ci rassegneremo anche a questa sciagura.

A una cosa però non voglio rassegnarmi: al fatto che i capetti di sinistra resteranno saldi al loro posto. Nessuno avrà la dignità di ritirarsi a vita privata. Ognuno si sente indispensabile. Si fanno forti di una miserabile certezza: dentro il recinto dei partiti non c’è ricambio, e a questi partiti, che eleggono chi vogliono, per ora non c’è alternativa.

Prima delle elezioni del 2006 Carlo Lucarelli disse: se perdono se ne devono andare; se non se ne vanno, dedicherò la mia vita a rovinare la loro. Si riferiva ai capetti di sinistra. A D’Alema, Pecoraro Scanio, Rutelli, Bertinotti.

Vinsero di un’incollatura, dopo cinque anni di infamia. Praticamente persero.

Domani sera, lunedì 4 febbraio, il nostro agente a Rangoon Piero Fassino è atteso a San Giuliano Milanese per dibattere su come superare la “crisi politica”.

Iniziamo con lui. Andremo a chiedergli di non ricandidarsi più, per due motivi:

- ha già fatto il parlamentare per più di due mandati (limite fissato dal regolamento ex ds)
- rappresenta una sinistra sconfitta, che ha spianato la strada a Berlusconi

La politica non dev’essere una professione a vita, un mestiere da irresponsabili. Per questo domani sera “con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (art. 21 della Costituzione) diremo:

FASSINO GO HOME!

Venite anche voi!

lunedì 4 febbraio ore 21
Via Risorgimento 23
San Giuliano Milanese

Post scriptum

QUI trovate il volantino.

Fedele Confalonieri/2

Febbraio 1, 2008 on 11:07 pm | In Politica | 134 Comments

Una simpatica canaglia, Fedele Confalonieri. Impermeabile al dubbio, sgusciante come un’anguilla, incapace di sorprendere. Quest’oggi alle 15,30 mi ha ricevuto per poco più di quaranta minuti nel suo ufficio al quarto piano del palazzo Mediaset in via Paleocapa 3. Mi ha fatto salire da solo, per un colloquio a tu per tu. Gli amici che mi scortavano sono stati bloccati alla guardiola. Ovviamente il cuor di leone non ha voluto farsi riprendere dalla videocamera. Voleva guardarmi negli occhi, capire meglio chi fosse quell’urlatore di strada. Così mi ha detto. Dopo avermi domandato due o tre volte se avessi con me un registratore, ha iniziato a farmi lui una domanda: perché ce l’ha tanto con noi? Ho cercato di fargli capire che non c’è nulla di personale né di ideologico. Ho accennato ai disastri recati alla cultura dal ventennio televisivo, alle troppe vergogne del partito azienda, al disagio civile di vivere in un Paese condizionato da una centrale di potere di quel tipo. Lui ha preso la parola con l’aria di volermi liberare dai pregiudizi. In comune con l’amico Silvio (”ci frequentiamo da quando avevamo quindici anni, nessuno lo conosce come me; mi ha appena chiamato, sa sta morendo la mamma”) ha questa pretesa di intortare l’interlocutore con lo sproloquio da fiera campestre. Mi è toccato interromperlo spesso per rivolgergli domande e sottoporgli obiezioni. Non è facile con gli imbonitori da fiera. Le ha liquidate una a una attingendo all’armamentario retorico che ormai conosciamo. Aveva in mano due articoli stampati dal blog con un paio di frasi sottolineate con l’evidenziatore. S’è incuriosito dell’attività di blogger: “Ma dove ha sede il blog e come fa a guadagnarci?”. Ha tenuto a precisare che lui è un pianista di classica, non da crociera. Senza mai arrossire, ogni tanto ridacchiando, con l’ausilio di qualche espressione da osteria, ha negato ogni evidenza. M’è sembrato divertito quando gli ho confermato che sì sono “quello che ha dato del buffone a Berlusconi”. Un po’ meno quando ho aggiunto che, a differenza di lorsignori, per quella parola sono uscito assolto con formula piena dopo quattro anni di processi. Sul pianerottolo, prima di dargli l’arrivederci in strada, ho ceduto alla tentazione di chiedergli un favore personale: pensionare Fede a Montecarlo. Offrendomi come sostituto giusto il tempo che le frequenze di Rete 4 siano trasferite a Europa 7: praticamente un incarico a vita. Non ha accettato. Ripropongo qui a memoria alcune sue dichiarazioni, risistemate in italiano. Sorvolo sulle mie obiezioni: i frequentatori del blog le conoscono già. (Alla fine con gli amici che mi accompagnavano siamo andati a berci una birra al bar Chicco d’oro di piazzale Cadorna ed Elia è andato a vomitare in bagno).

Mangano era solo un fattore e nessuno di noi lo conosceva come mafioso. Quando ci fu un tentativo di sequestro, via. Fu cacciato, punto e basta.
La procura di Palermo voleva incastrare Berlusconi dicendo che era coinvolto nelle stragi di mafia, così s’inquadra anche la condanna a Dell’Utri.
La magistratura vedeva Berlusconi come un usurpatore fin dal 1994, per questo ha cercato in tutti i modi di colpirlo.
La corruzione di Tangentopoli? Ma quale “corruzione sistemica”? C’era un problema di finanziamento irregolare ai partiti. Noi siamo stati colpiti più di tutti. Sapevamo che sarebbe finita tutto in niente.
Ero contrario alla discesa in campo perché prevedevo l’accanimento giudiziario.
Ma lo sa lei che ho dovuto perfino sottopormi a sette ore di interrogatorio a Palermo perché volevano sapere se conoscessi (il mafioso) Cinà!
Si insinua che i soldi all’inizio glieli abbia dati la mafia. Ma Berlusconi a metà anni Settanta aveva già utili per 34 miliardi. S’è fatto da solo perché è bravo.
Non abbiamo mai avuto conti neri all’estero.
Il maxi-conto segreto All Iberian non esiste, visto che non ci sono condanne in merito.
Non esistendo l’All Iberian è falsa anche la storia della tangente a Craxi di 23 miliardi di lire.
La vicenda Mondadori? Ci sarà una causa civile con De Benedetti per i danni: vedremo come finirà.
Come dice, la causa penale è finita? Ma la sentenza di condanna a Previti non è credibile.
La corte europea ieri ha emesso un verdetto che non tocca Mediaset, non cambierà nulla.
Europa 7 nel 1999 non aveva alcun titolo per vincere la gara per le frequenze.
La responsabilità della vicenda comunque è del governo D’Alema.
La corte costituzionale ha solo limitato al 20 per cento il limite antitrust.
Il decreto “Salva-retequattro” del dicembre 2003 non fu una legge su misura per Mediaset.
Di Stefano è uno che non la conta giusta, dietro di lui non si sa chi c’è.
E perché la sinistra, malgrado la “maggioranza schiacciante” che ha avuto in questi due anni, non ha fatto nulla, nemmeno sul conflitto di interessi?
Ma Mastella ha solo tre o quattro senatori!
Non me ne vanto, ma io godo di un certo prestigio tra i politici, anche a sinistra: perché secondo lei?
Marcello Dell’Utri ha l’unica colpa di essere siciliano e di essersi interessato di calcio con alcuni personaggi che non conosceva bene.
Io (Fedele) e Silvio siamo estranei a ogni frequentazione mafiosa visto che abbiamo messo piede per la prima volta in Sicilia a cinquant’anni per un funerale.
Quel che Paolo Borsellino disse di Mangano nella sua ultima intervista non lo so.
La tv non serve a vincere le elezioni, è ininfluente sull’opinione pubblica.
Posso ammettere che la tv commerciale abbia influito sul gusto, sul linguaggio della gente. Ma la scuola dov’è finita? Ai miei tempi i maestri insegnavano sul serio.
La gente non è scema, l’opinione pubblica non si fa condizionare, non è fatta da undicenni mentali (come dice Silvio)
Mediaset non ha colore politico, visto che parla a tutti e i suoi giornalisti sono professionisti indipendenti.
La tv commerciale non ha assolutamente “trasformato le persone in audience e le audience in voti”, come dice lei: chi lo sostiene è in malafede e fa propaganda.
La ricchezza dell’amico Silvio non ha influito sulla vita politica, e comunque si sa che in tutto il mondo la politica ha i suoi costi.
L’attuale assetto televisivo deriva dal fatto che i comunisti hanno voluto prendersi Rai 3. E avere tre reti per noi era necessario per competere con il colosso Rai.
Non è strano né ridicolo, come dice lei, che per effetto della legge Frattini il presidente di Mediaset è incompatibile con cariche elettive, mentre il padrone può fare il presidente del consiglio, visto che dell’azienda Berlusconi controlla al massimo il trenta per cento.
La linea editoriale di Mediaset la decido io, Fedele Confalonieri, senza alcuna finalità politica (”Ma io secondo lei non conto un cazzo?”).
I cinque anni del governo Berlusconi non hanno influito sui ricavi Mediaset.
La legge sul falso in bilancio (che ha depenalizzato il reato di cui era imputato Berlusconi) è giusta, moderna e per nulla finalizzata a specifici interessi, visto che nella redazione di un bilancio si può commettere qualche errore marginale e l’importante è non far danno ai piccoli azionisti.
Non ci sono state leggi su misura, Berlusconi è stato solo costretto a difendersi da un pazzesco accanimento giudiziario.
Utilizzare il potere politico per difendersi dai processi (ingiusti) non significa dare il cattivo esempio ai cittadini.
Io, Fedele Confalonieri, sono sempre stato prosciolto perché innocente.
Non è vero che qualche volta me la sono cavata con la prescrizione.
E comunque la prescrizione è colpa dei magistrati.
La legge Cirielli che l’ha dimezzata è giusta, altrimenti si resta in ostaggio delle inchieste per anni.
Mani Pulite ha ucciso un sacco di persone.
Non è vero che la giustizia è stata messa in ginocchio. I magistrati sono ancora potentissimi: possono intercettare chiunque.
Non c’è stato in questi anni alcun sabotaggio processuale da parte degli avvocati-deputati.
Mediaset non deve nulla a Craxi, ma è frutto di un successo imprenditoriale in un sistema di libera concorrenza.
Craxi aveva bisogno di contrastare De Mita e per questo motivo tutto politico appoggiò il progetto della Fininvest. Non ci fu alcun interesse economico.
Ma Craxi è stato una vittima, un capro espiatorio. Se lo ricorda quando dicevano che s’era rubato la fontana di piazza Castello?
I tre pretori che negli anni Ottanta oscurarono Canale 5 erano, guarda caso, tutti di Avellino, come De Mita.
Il gruppo Berlusconi non ha mai pagato tangenti a nessuno. (Essendomi permesso di eccepire alcuni fatti, a questo punto Confalonieri si è alzato e ha detto con tono alterato: “se lei dice queste cose la conversazione si chiude qui!”; recitava la parte del galantuomo offeso, ma dopo un po’ s’è riseduto).
Le critiche della stampa internazionale sono frutto del pregiudizio e dell’antipatia verso l’Italia. L’Economist considera il nostro Paese una colonia e per questo critica Berlusconi.
Lo stesso ha fatto l’editore Bloomberg, che una volta ha montato tutta una storia sul fatto che l’amico Silvio dicesse balle perfino sulle sue giovanili esperienze di cantante.
Il partito azienda non esiste.
Gente come Travaglio e Gomez si son fatti i soldi scrivendo contro di noi.
Berlusconi non ha incattivito e lacerato l’Italia, ha solo risposto all’odio che lo circonda.
Le offese, da alti pulpiti istituzionali, a tutti coloro che non la pensano come lui? Ma sono cose che si dicono! E quante ne hanno dette contro di noi!

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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