Profumo di armi
Marzo 31, 2008 on 6:30 pm | In Economia | 33 Comments
Avevamo interpellato Alessandro Profumo tempo fa. L’amministratore di Unicredit-Capitalia negò il coinvolgimento della sua banca nei servizi di trasferimento a sostegno del commercio internazionale di armamenti. Nell’ultimo REPORT della Presidenza del Consiglio, tuttavia, Unicredit-Capitalia svetta come la principale “Banca Armata”.
Se lo incrociate prima voi, chiedetegli un chiarimento.
P.S. Vi ricordo la FESTA di Qui Milano Libera, venerdì 4 aprile a Milano.
Una brava persona
Marzo 30, 2008 on 6:09 pm | In Politica | 18 Comments
Antonio Ingroia
“Salvatore Cuffaro è una brava persona”. Ce l’ha garantito questa mattina a Milano Pierferdinando Casini, da me interpellato a scena aperta davanti alla solita platea di intolleranti galoppini e militanti di partito. Aveva appena finito di dire, parlando di extracomunitari, che la differenza è fra persone perbene e delinquenti. S’era appena vantato della candidatura di un sindacalista di polizia. Aveva appena ricordato il senso del dovere e la moralità di Aldo Moro. S’era appena scagliato contro il capo cui ha obbedito fino a ieri. Gli ho consigliato di vergognarsi. Fatelo anche voi non appena una faccia di bronzo del genere vi capiti a tiro. Questa volta niente video, ma la trascrizione sintetica dell’intervento tenuto l’altro giorno dal magistrato palermitano Antonio Ingroia alla presentazione del saggio “La Sicilia delle stragi” (a cura di Giuseppe Carlo Marino - Newton Compton Editori).
“Della mafia ci sono narrazioni fuorvianti, mistificate e semplicistiche. Penso ad esempio alle numerose fiction televisive, che non rendono un buon servizio ai cittadini. La storia della mafia è storia di verità negate. Penso alle stragi di mafia, le quali sono in gran parte impunite. O non sufficientemente punite. Nella migliore delle ipotesi si sono scoperti gli esecutori materiali e gli organizzatori, ma non si è individuata la trama più complessa. Quella trama che permette di individuare le menti delle operazioni, di mettere in fila i singoli episodi stragisti, di percepire il filo che li lega al di là delle singole contingenze.
E qual è verosimilmente questa trama? Una classe dirigente – e la mafia è parte della classe dirigente siciliana – che ha contrattato, usando la violenza, spazi di potere, autorevole, potere centrale. La “trattativa” tra mafia e Stato è una costante, viene da lontano. Possiamo dire che lo stragismo mafioso, fin dalle origini della prima Repubblica, ha a che fare con una lunga e costante trattativa che ha per oggetto la spartizione del potere sul territorio. La mafia è un fenomeno interclassista: i suoi cervelli sono spesso appartenenti alla buona borghesia. Non è un caso che tra i capi famiglia o capi mandamento di cosa nostra vi siano stati medici, ingegneri, avvocati, professionisti, politici. E non sorprende che la “borghesia mafiosa” abbia avuto un ruolo fondamentale nel dettare le strategie militari della mafia stragista. E’ dunque un’intollerabile semplificazione parlare oggi, di fronte ai pur importanti risultati raggiunti sul piano repressivo, cioè la cattura di molti boss, di crisi della mafia o di mafia in ginocchio. Non solo i dati investigativi di cui può disporre un magistrato come me, ma i dati che sono sotto gi occhi di tutti ci dicono al contrario che siamo di fronte ad una fase di trasformazione del sistema di potere mafioso. Una trasformazione che passa anche attraverso l’esaurimento della fase precedente, incentrata sulla logica della trattativa e della contrapposizione violenta per la conquista di spazi di potere, la cosiddetta “fase corleonese”.
La storia dei Riina, dei Provenzano, dei Bagarella, cioè dei capi più sanguinari dell’organizzazione mafiosa, è solo una parentesi in una storia lunga varie generazioni. È una fase che ha avuto un inizio e una fine. Una fase che ha avuto un esito fallimentare dal punto di vista dei protagonisti, i quali sono tutti in galera, seppelliti da numerosi ergastoli. Ma non del tutto negativo sul piano generale, dal punto di vista degli interessi dell’organizzazione mafiosa, perché le ha consentito di superare un periodo di crisi e di difficoltà, traghettandola in una nuova fase, l’attuale, che in parte è di ritorno al passato. Non c’è più il delirio di onnipotenza antagonista che aveva caratterizzato l’azione di Riina, poi superato da Provenzano, il quale secondo le risultanze più attendibili è uno dei registi della “trattativa”.
Oggi la mafia è mafia degli affari e della finanza. Questa mafia, è vero, attraversa una fase di difficoltà sul piano militare e del controllo del territorio, come pure sul piano internazionale (la ‘ndrangheta, per esempio, oggi è più forte di Cosa nostra nei traffici internazionali di droga). E tuttavia ha conquistato una maggiore capacità di investimento dei capitali illeciti. Cosa nostra investe di più e meglio rispetto a venti anni fa, quando investiva soprattutto in beni immobili. Come notava già Falcone, la mafia è entrata in Borsa negli anni ottanta. E in Borsa ci è rimasta investendo e ricapitalizzando sempre meglio gli immensi flussi di denaro. Per questo è più stretta la dipendenza dai consulenti, dai professionisti della “borghesia mafiosa”, la quale oggi ha un ruolo strategico molto più forte.
Ecco perché, se possiamo stare più tranquilli sul piano dell’ordine pubblico, siamo invece in una fase più insidiosa, poiché si è rafforzata la capacità di inquinamento della politica e dell’economia. Dare messaggi tranquillizzanti è sbagliato. La mafia non è affatto alle corde. Semmai è il momento di rilanciare con decisione l’azione di contrasto, anche repressivo.
E qui i nodi vengono al pettine: il rapporto fra mafia e politica è, prima di tutto, la promiscuità fra mafia ed economia. I voti della mafia servono alla politica, i soldi della mafia servono all’economia. In tempi di globalizzazione dei mercati è in corso un processo di integrazione e globalizzazione dell’economia mafiosa. Ma una mafia che non spara, limitandosi a fare affari, è forse più accettabile? Inutile dire che così non è, ma occorre incidere su un clima di diffusa acquiescenza e indifferenza rispetto a questo problema.
L’altra domanda che non si può eludere è questa: possiamo edificare un futuro credibile per il nostro Paese senza fare i conti con le verità negate sulle stragi mafiose che stanno alla base sia della Prima Repubblica (Portella della Ginestra), sia della Seconda Repubblica (biennio stragista 92-93)?
Personalmente non credo molto alle verità emergenti dalle commissioni parlamentari. Tuttavia è un dato di fatto inquietante che mai si è pensato di costituire una commissione parlamentare con il compito di indagare sul biennio stragista e sulla “trattativa”. Io non credo che si possa costruire una Repubblica dalle fondamenta solide se non si fa chiarezza sul sangue delle stragi del 92-93 e sulla trattativa fra Cosa nostra e settori dello Stato.
Mi si domanda con quale stato d’animo, da uomo dello Stato, io viva questo impegno di magistrato antimafia, se una parte dello Stato è colluso con la mafia. E rispondo: io credo che si possa operare anche dentro uno Stato che ha tali connivenze e timidezze nei confronti della mafia, innanzitutto con un senso di consapevolezza di fondo che la questione del confronto fra mafia e antimafia non è uno scontro fra Stato e anti-Stato. L’impostazione di rappresentare la mafia come qualcosa di estraneo allo Stato, nella logica del rapporto fra guardia e ladri, è vecchia e fuorviante. Non essere lucidamente consapevoli che la mafia ha forte capacità di infiltrazione nello Stato espone al rischio di fallimenti. Noi però dobbiamo guardare anche fuori dallo Stato, alle componenti sane della società che sono ugualmente fondamentali, certo in una prospettiva di non breve scadenza, per la costruzione di qualcosa di nuovo.
Certo, l’azione repressiva non basta, occorrono serie riforme legislative. Se mi si chiede un parere sulle priorità, provo a rispondere in questo modo.
1 – I tempi della giustizia sono intollerabilmente lunghi. Soltanto con una giustizia efficiente si può sperare di ottenere risultati sul fronte repressivo e di conquistare la fiducia dei cittadini. Fino ad ora nessun governo ha fatto qualcosa di serio per incidere su questo problema.
2 – Il Testo Unico delle norme antimafia: se ne discute da decenni, credo che sia ora che il nuovo Parlamento – se c’è la volontà politica di farlo – si assuma la responsabilità di aggiornare e unificare tutto lo strumentario normativo antimafia, che ormai è vecchio e superato. Per esempio tutta la normativa in materia di riciclaggio e di contrasto all’economia mafiosa è assolutamente insufficiente e inadeguata, ed è il motivo per cui in Italia ci sono pochissimi procedimenti per riciclaggio.
3 – Nel Testo Unico andrebbe riformulata tutta la gestione dei beni confiscati, con l’istituzione dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati.
Ma al di là delle pur necessarie riforme normative, occorre ritrovare la volontà collettiva di fare verità e giustizia, a cominciare dalle stragi di mafia, perché senza questa volontà collettiva, come dimostra la storia dell’antimafia, neanche la magistratura riesce a scoprire la verità. Tutti i momenti nei quali si sono raggiunti dei risultati sul piano giudiziario sono stati momenti di conquista collettiva, il frutto di un ampio movimento di opinione, di pressione. Senza volontà collettiva non c’è verità e giustizia; senza verità e giustizia siamo di fronte a una società che non ha futuro.”
Silenzio Antimafia
Marzo 28, 2008 on 5:55 pm | In Politica, Informazione | 39 Comments
Vladimiro Crisafulli, Partito Democratico
In un sussulto di autostima, il sistema dei media dovrebbe imporre una sessione di campagna elettorale interamente dedicata alle priorità anti-mafia. Ma non avverrà. Ha fatto bene l’autorevole sito di informazione economica Lavoce.info a gettare un sasso nella palude coin un editoriale del 25 marzo, che condivido e ripropongo qui.
“Lavoce.info ha preso un’iniziativa perché la politica, senza distinzioni di schieramento, si assuma impegni chiari e trasparenti sulla lotta alla criminalità organizzata. Ai candidati premier chiediamo di dichiarare in modo circostanziato quali provvedimenti adotteranno, qualora vengano eletti, per combattere, con misure d’ordine pubblico, la criminalità organizzata, per sostenere i moti coraggiosi di rivolta alla mafia che provengono dalla società civile e per ridurre l’area di consenso intorno alle organizzazioni criminali. Le loro risposte verranno pubblicate su questo sito. L’iniziativa parte dalla considerazione che qualcosa di unico stia avvenendo nei territori controllati dalla criminalità organizzata, maggior ostacolo allo sviluppo economico e civile del Sud del Paese. Vi è stata a Bari una grande manifestazione con oltre centomila persone che, ricordando le centinaia di vittime della criminalità organizzata, hanno levato il loro grido perché la società coralmente si ribelli alla schiavitù delle mafie. Dopo la Confindustria siciliana, i commercianti di Palermo, si sono ribellati al pizzo e hanno collaborato con le forze di polizia consentendo l’arresto di decine di mafiosi ricattatori. Sembra che si stia sgretolando il muro dell’omertà e che, grazie ai moti della società civile, il mangime di cui la mafia si nutre - paura e soggezione - stia venendo a mancare. Questo risveglio delle coscienze va promosso e supportato, in modo che si traduca in cultura stabile, solidificandosi in norma sociale”.
Marigliano, Italia
Marzo 27, 2008 on 12:14 pm | In Politica | 25 CommentsCaro Piero,
io ed altri componenti del Meetup di Napoli stiamo girando un documentario sulla situazione rifiuti in Campania, andando in giro per i vari luoghi interessati ed intervistando le persone del posto, nonché recuperando documenti.
Oggi sarò ad intervistare il sindaco di Giffoni sei Casali (SA), mentre la settimana scorsa siamo stati a Marigliano (NA), dove all’interno di un depuratore di acque reflue già interessato da interventi della magistratura stanno realizzando un sito di stoccaggio di balle di rifiuti “tal quale”, in deroga a qualsiasi legge e disposizione ambientale e sanitaria, nonostante tutt’intorno sia ricolmo di rifiuti speciali e tossici.
Abbiamo messo online il video girato a Marigliano. Te lo segnalo sperando che sia di tuo interesse e che tu voglia sottoporlo all’attenzione dei tuoi lettori.
Lo trovi QUI.
Ciao, Fabio
Paolo Guzzanti
Marzo 26, 2008 on 3:11 pm | In Politica, Informazione | 58 Comments
Ho scoperto il suo blog di recente. E inizio a condividere l’idea di rivedere la legge Basaglia. Già socialista, poi cossighiano, Paolo Guzzanti approdò alcuni anni fa alla corte d’Arcore. Come Pecorella, Ferrara, Meluzzi, Bondi e compagnia brutta si convertì al berlusconismo al costo di tormenti inenarrabili. Tra questi: la vice-direzione del Giornale che fu di Montanelli e un seggio al Senato con tanto di scorta personale e presidenza di commissione parlamentare Mitrokhin, la più inutilmente costosa della storia parlamentare recente. Una volta, nella primavera del 2006, mi capitò di incrociarlo al dellutriano circolo di via Marina a Milano. Mi divertii a interpellarlo sui bambini bolliti in Cina dai comunisti cattivi - argomento clou in quei giorni di campagna elettorale - e lui farfugliò qualcosa, naturalmente per dire che Berlusconi aveva ragione. Non ci fu tempo per la seconda domanda. Fui importunato, strattonato e cacciato dagli agenti di scorta. Ero solo, ma non mi arresi. In strada avvicinai di nuovo il prestigioso senatore berlusconiano e gli riferii il comportamento degli addetti alla sua sicurezza (pagati dai cittadini). Prima d’infilarsi nell’auto blu Guzzanti farfugliò di nuovo qualcosa, questa volta per dire assai coraggiosamente che non sapeva, che non capiva, che non c’entrava, mentre uno dei guardiani che gli avevo indicato, altro cuor di leone, spariva di scena come d’incanto.
Tutto questo per dire che il confronto pubblico sulla questione Scaramella-Mitrokhin fra il prestigiosissimo senatore berlusconiano (riconfermato in lista per la terza volta) e il giornalista Sandro Orlando, verosimilmente non si farà. Ricapitolo la breve vicenda, per evitare che i soliti miserabili sguazzino nel torbido. Io da questo blog ho proposto il confronto con piena garanzia di par condicio (visto che non mi chiamo Fede né Belpietro né Bonaiuti, per me tale garanzia è insita nel concetto di confronto). Orlando era disponibile. Guzzanti ha scritto di essere d’accordo a certe condizioni. Ho scritto una mail a Guzzanti per proporgli formalmente la cosa. Mi ha risposto un giovane di nome Amir, che si è presentato come un suo collaboratore. L’ho ricevuto a Milano in un bar. Abbiamo definito le modalità dell’eventuale dibattito. Gli ho segnalato due date buone invitandolo a sottoporle a Guzzanti. Il mio interlocutore mi ha promesso una risposta entro tre o quattro giorni. Sono passate alcune settimane e non l’ho più sentito. Delle due l’una: o il giovane di nome Amir è un millantatore di credito oppure il senatore Guzzanti non accetta il confronto con Sandro Orlando. Nel secondo caso, visto che da tempo sostiene che nessuno ha il coraggio di confrontarsi con lui, farebbe la figura del guappo di cartone, come si dice a Napoli.
Lo Steward
Marzo 22, 2008 on 7:32 pm | In Politica | 66 CommentsDopo quattordici anni di onorata servitù Pierferdinando Casini detto lo Steward ha sbottato: “Berlusconi lo sappia, non tutti sono in vendita”. E ha gettato la livrea alle ortiche per mettersi in proprio, insieme a Cesa e Cuffaro. Cade in piedi, visto che nel frattempo ha sposato Azzurra Caltagirone, l’ereditiera più ambita di Roma. Lo Steward è uomo di sani principi cristiani. Quando prende una decisione è moralmente convinto di quel che fa. Per esempio, si fa vanto della scelta di candidare al parlamento Salvatore Cuffaro, fresco di una condanna a cinque anni per favoreggiamento a un paio di signori in odore di mafia. “Non mi faccio dettare le liste dai giudici”, ha risposto con l’orgoglio di quando calendarizzava sul tamburo le leggi vergogna, agli amici di Qui Bologna Libera che lo scorso 18 marzo sono andati a interpellarlo sul tema, dovendo superare gli ostacoli frapposti dal solito codazzo di servi pur di fare quello che la gran parte dei giornalisti non fa più: rivolgere a un personaggio pubblico domande fuori copione. Lo Steward ha il vizietto di scappare di fronte a interlocutori non addomesticati, occorre braccarlo per sentirsi rispondere che lui no, non prova imbarazzo nel candidare un personaggio che è stato appena costretto a dimettersi dalla carica di presidente della regione Sicilia. E dire che il medesimo Steward ogni tanto cristianamente declama: “Non si può lasciare alla magistratura l’esclusiva della lotta alla mafia”. Fatta salva la presunzione d’innocenza, l’insieme dei fatti già accertati emersi sul conto di Cuffaro, titolare del granaio elettorale siciliano, comprometterebbe la credibilità di qualsiasi organizzazione, anche non cristiana. Ma non è un problema per la reputazione dell’Udc di Cesa e Casini. Questi due signori conoscono il sistema e sanno che Cuffaro porta voti mentre la lotta anti-mafia non ne porta. Dal loro punto di vista non sbagliano: la candidatura di Cuffaro infatti non è un argomento polemico mentre la parola mafia - fateci caso - è completamente assente dalla campagna elettorale.
4 aprile
Marzo 19, 2008 on 11:24 pm | In Informazione | 36 CommentsLa festicciola Qml si terrà venerdì 4 aprile allo Spazio Sugus di Milano.
Dalle ore 19 alle 24.
Chi vuol venire stampi questo post e lo presenti all’ingresso.
Lo spazio Sugus è al quartiere Isola, in via Jacopo Dal Verme 4.
Nel corso della serata proietteremo in anteprima il documentario “Vietato Respirare”, girato a Napoli in gennaio.
Portate da bere.
Intervista
Marzo 16, 2008 on 10:05 pm | In Informazione | 65 CommentsQui trovate l’intervista che ho rilasciato a What’s up, mensile free press.
www.wumagazine.com
Marcello Dell’Utri
Marzo 14, 2008 on 12:04 pm | In Politica, Informazione | 254 Comments“Esiste infatti una realtà innegabile: perché la mafia possa amministrare le sue migliaia di miliardi, debbono pur esserci imprese private ed istituti pubblici, uomini d’affari o di politica capaci di garantire l’impiego e la purificazione di quell’ininterrotto fiume di denaro. La nazione ha finalmente il diritto di identificarli!”.
Giuseppe Fava
“Mi si rivolta l’anima quando vedo tanti alzare le spalle mentre avvengono incredibili offese alla legge e alla legalità. No, bisogna gridare perché tutti si rendano conto di quel che accade. E non smettere di gridare finché non ci sentiranno anche coloro che non vogliono sentire”.
Rita Borsellino
Marcello Dell’Utri non ricorda chi fu Giuseppe Fava, il giornalista catanese che pagò con la vita il suo impegno antimafia. “Chi è, un suo amico?”, mi ha detto ieri, quando con gli amici di Qui Milano Libera siamo andati a interpellarlo al Palazzo della Permanente di Milano. Tema: le sue relazioni con mafiosi e la credibilità delle istituzioni. Marcello Dell’Utri non è pentito: dichiara infatti che frequentare personaggi come Mangano, Virga, Cinà “è meglio che frequentare gente come me”. Vale come una confessione. E in pratica mi considera peggio della mafia. Per quale motivo? perché mi son permesso il lusso di guastargli un po’ l’inaugurazione della fiera del libro antico con domande fuori copione e ricordando alcuni fatti: la condanna definitiva per reati finanziari, la condanna in primo grado per mafia, la condanna in appello per estorsione con l’ausilio di apposito boss trapanese (video-intervista a Vincenzo Garraffa). Lui desiderava solo intrattenere gli ospiti, disquisire di tomi antichi, illustrare la mostra su Pinocchio, come ogni mecenate che si rispetti. Con Berlusconi al governo - ha promesso - “faremo tutto”. Una priorità contro la mafia? gli ho chiesto. “Ce ne sono cinquantamila”, ha risposto, non specificandone una. E sempre sostenendo che lui con la mafia non c’entra nulla e che io non dovevo permettermi. Del valutare l’ipotesi di fare un passo indietro in attesa del verdetto finale, per rispetto delle istituzioni e senso dell’opportunità politica, nemmeno a parlarne. Il braccio destro di Berlusconi da quell’orecchio non ci sente. Si considera una vittima sacrificale, un nuovo Socrate. Ma la cicuta preferisce farla bere agli altri. Mentre lo interpellavo una schiera di adulatori, simpatizzanti e servetti vari gli faceva da corona, tutti offesi per conto suo, pronti all’invettiva verso di me. Il selezionatore di stallieri era livido, a un certo punto è diventato paonazzo, non di vergogna: quella non la prova. Ma di fastidio, di rabbia. Il tipico fastidio di chi ha speso una vita per far credere di essere qualcuno e poi si vede rovinare tutto in un attimo. La rabbia disperata di chi s’è mascherato da padrone e viene individuato come un intruso. Anche lo sguardo, in un lampo, è tornato servile. Mentre stava per spiegare a modo suo la sfortuna di essersi imbattuto in un sacco di mafiosi, il coro dei simpatizzanti s’è fatto alto fino a sommergere le nostre parole. E il cuor di leone s’è l’è svignata, dopo essersi congedato con gentilezza da bibliofilo: dandomi dello “stronzo”. Detto da uno così è un complimento e infatti l’ho ringraziato. Ne è seguito il solito parapiglia con guardie pubbliche e private. In strada, mentre venivano sbrigate le pinocchiesche procedure di identificazione (è il cittadino che grida allo scandalo ad essere identificato, non viceversa), ho tenuto l’abituale comizietto a squarciagola, evocando concetti non so quanto familiari a quella corte di appassionati bibliofili: la sanzione reputazionale, la responsabilità politica, il coraggio intellettuale della verità. Soffro di raucedine in questi giorni, ma la voce s’è schiarita di colpo pensando a quanti, per aver contrastato la mafia e la politica mafiosa, non possono più parlare.
Qui trovate il video. Ma dopo averlo visto, se credete, rompete il silenzio anche voi!
Qml party
Marzo 12, 2008 on 6:04 pm | In Informazione | 54 CommentsCari Amici,
il comitato centrale di Qui Milano Libera ha indetto una festa per venerdì 4 aprile, il penultimo fine-settimana prima del ritorno della Banda Bassotti. A Milano. Sarà l’occasione per ritrovare tante persone incrociate per strada o dentro la rete. E valutare se emigrare o darci definitivamente alla guerriglia mediatica. Sempre senza perdere il buon umore.
Ma non sappiamo ancora in quale posto. E siccome ci piace lasciare qualcosa al caso, chiedo a voi. Ci serve uno spazio vuoto, in città, adibito a feste ed eventi. Meglio se con impianto stereo e attrezzatura per proiezione. Inviateci il contatto via mail. Grazie!
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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