Una brava persona

Marzo 30, 2008 on 6:09 pm | In Politica |

Antonio Ingroia
Antonio Ingroia

“Salvatore Cuffaro è una brava persona”. Ce l’ha garantito questa mattina a Milano Pierferdinando Casini, da me interpellato a scena aperta davanti alla solita platea di intolleranti galoppini e militanti di partito. Aveva appena finito di dire, parlando di extracomunitari, che la differenza è fra persone perbene e delinquenti. S’era appena vantato della candidatura di un sindacalista di polizia. Aveva appena ricordato il senso del dovere e la moralità di Aldo Moro. S’era appena scagliato contro il capo cui ha obbedito fino a ieri. Gli ho consigliato di vergognarsi. Fatelo anche voi non appena una faccia di bronzo del genere vi capiti a tiro. Questa volta niente video, ma la trascrizione sintetica dell’intervento tenuto l’altro giorno dal magistrato palermitano Antonio Ingroia alla presentazione del saggio “La Sicilia delle stragi” (a cura di Giuseppe Carlo Marino - Newton Compton Editori).

“Della mafia ci sono narrazioni fuorvianti, mistificate e semplicistiche. Penso ad esempio alle numerose fiction televisive, che non rendono un buon servizio ai cittadini. La storia della mafia è storia di verità negate. Penso alle stragi di mafia, le quali sono in gran parte impunite. O non sufficientemente punite. Nella migliore delle ipotesi si sono scoperti gli esecutori materiali e gli organizzatori, ma non si è individuata la trama più complessa. Quella trama che permette di individuare le menti delle operazioni, di mettere in fila i singoli episodi stragisti, di percepire il filo che li lega al di là delle singole contingenze.
E qual è verosimilmente questa trama? Una classe dirigente – e la mafia è parte della classe dirigente siciliana – che ha contrattato, usando la violenza, spazi di potere, autorevole, potere centrale. La “trattativa” tra mafia e Stato è una costante, viene da lontano. Possiamo dire che lo stragismo mafioso, fin dalle origini della prima Repubblica, ha a che fare con una lunga e costante trattativa che ha per oggetto la spartizione del potere sul territorio. La mafia è un fenomeno interclassista: i suoi cervelli sono spesso appartenenti alla buona borghesia. Non è un caso che tra i capi famiglia o capi mandamento di cosa nostra vi siano stati medici, ingegneri, avvocati, professionisti, politici. E non sorprende che la “borghesia mafiosa” abbia avuto un ruolo fondamentale nel dettare le strategie militari della mafia stragista. E’ dunque un’intollerabile semplificazione parlare oggi, di fronte ai pur importanti risultati raggiunti sul piano repressivo, cioè la cattura di molti boss, di crisi della mafia o di mafia in ginocchio. Non solo i dati investigativi di cui può disporre un magistrato come me, ma i dati che sono sotto gi occhi di tutti ci dicono al contrario che siamo di fronte ad una fase di trasformazione del sistema di potere mafioso. Una trasformazione che passa anche attraverso l’esaurimento della fase precedente, incentrata sulla logica della trattativa e della contrapposizione violenta per la conquista di spazi di potere, la cosiddetta “fase corleonese”.
La storia dei Riina, dei Provenzano, dei Bagarella, cioè dei capi più sanguinari dell’organizzazione mafiosa, è solo una parentesi in una storia lunga varie generazioni. È una fase che ha avuto un inizio e una fine. Una fase che ha avuto un esito fallimentare dal punto di vista dei protagonisti, i quali sono tutti in galera, seppelliti da numerosi ergastoli. Ma non del tutto negativo sul piano generale, dal punto di vista degli interessi dell’organizzazione mafiosa, perché le ha consentito di superare un periodo di crisi e di difficoltà, traghettandola in una nuova fase, l’attuale, che in parte è di ritorno al passato. Non c’è più il delirio di onnipotenza antagonista che aveva caratterizzato l’azione di Riina, poi superato da Provenzano, il quale secondo le risultanze più attendibili è uno dei registi della “trattativa”.
Oggi la mafia è mafia degli affari e della finanza. Questa mafia, è vero, attraversa una fase di difficoltà sul piano militare e del controllo del territorio, come pure sul piano internazionale (la ‘ndrangheta, per esempio, oggi è più forte di Cosa nostra nei traffici internazionali di droga). E tuttavia ha conquistato una maggiore capacità di investimento dei capitali illeciti. Cosa nostra investe di più e meglio rispetto a venti anni fa, quando investiva soprattutto in beni immobili. Come notava già Falcone, la mafia è entrata in Borsa negli anni ottanta. E in Borsa ci è rimasta investendo e ricapitalizzando sempre meglio gli immensi flussi di denaro. Per questo è più stretta la dipendenza dai consulenti, dai professionisti della “borghesia mafiosa”, la quale oggi ha un ruolo strategico molto più forte.
Ecco perché, se possiamo stare più tranquilli sul piano dell’ordine pubblico, siamo invece in una fase più insidiosa, poiché si è rafforzata la capacità di inquinamento della politica e dell’economia. Dare messaggi tranquillizzanti è sbagliato. La mafia non è affatto alle corde. Semmai è il momento di rilanciare con decisione l’azione di contrasto, anche repressivo.
E qui i nodi vengono al pettine: il rapporto fra mafia e politica è, prima di tutto, la promiscuità fra mafia ed economia. I voti della mafia servono alla politica, i soldi della mafia servono all’economia. In tempi di globalizzazione dei mercati è in corso un processo di integrazione e globalizzazione dell’economia mafiosa. Ma una mafia che non spara, limitandosi a fare affari, è forse più accettabile? Inutile dire che così non è, ma occorre incidere su un clima di diffusa acquiescenza e indifferenza rispetto a questo problema.
L’altra domanda che non si può eludere è questa: possiamo edificare un futuro credibile per il nostro Paese senza fare i conti con le verità negate sulle stragi mafiose che stanno alla base sia della Prima Repubblica (Portella della Ginestra), sia della Seconda Repubblica (biennio stragista 92-93)?
Personalmente non credo molto alle verità emergenti dalle commissioni parlamentari. Tuttavia è un dato di fatto inquietante che mai si è pensato di costituire una commissione parlamentare con il compito di indagare sul biennio stragista e sulla “trattativa”. Io non credo che si possa costruire una Repubblica dalle fondamenta solide se non si fa chiarezza sul sangue delle stragi del 92-93 e sulla trattativa fra Cosa nostra e settori dello Stato.

Mi si domanda con quale stato d’animo, da uomo dello Stato, io viva questo impegno di magistrato antimafia, se una parte dello Stato è colluso con la mafia. E rispondo: io credo che si possa operare anche dentro uno Stato che ha tali connivenze e timidezze nei confronti della mafia, innanzitutto con un senso di consapevolezza di fondo che la questione del confronto fra mafia e antimafia non è uno scontro fra Stato e anti-Stato. L’impostazione di rappresentare la mafia come qualcosa di estraneo allo Stato, nella logica del rapporto fra guardia e ladri, è vecchia e fuorviante. Non essere lucidamente consapevoli che la mafia ha forte capacità di infiltrazione nello Stato espone al rischio di fallimenti. Noi però dobbiamo guardare anche fuori dallo Stato, alle componenti sane della società che sono ugualmente fondamentali, certo in una prospettiva di non breve scadenza, per la costruzione di qualcosa di nuovo.

Certo, l’azione repressiva non basta, occorrono serie riforme legislative. Se mi si chiede un parere sulle priorità, provo a rispondere in questo modo.
1 – I tempi della giustizia sono intollerabilmente lunghi. Soltanto con una giustizia efficiente si può sperare di ottenere risultati sul fronte repressivo e di conquistare la fiducia dei cittadini. Fino ad ora nessun governo ha fatto qualcosa di serio per incidere su questo problema.
2 – Il Testo Unico delle norme antimafia: se ne discute da decenni, credo che sia ora che il nuovo Parlamento – se c’è la volontà politica di farlo – si assuma la responsabilità di aggiornare e unificare tutto lo strumentario normativo antimafia, che ormai è vecchio e superato. Per esempio tutta la normativa in materia di riciclaggio e di contrasto all’economia mafiosa è assolutamente insufficiente e inadeguata, ed è il motivo per cui in Italia ci sono pochissimi procedimenti per riciclaggio.
3 – Nel Testo Unico andrebbe riformulata tutta la gestione dei beni confiscati, con l’istituzione dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati.

Ma al di là delle pur necessarie riforme normative, occorre ritrovare la volontà collettiva di fare verità e giustizia, a cominciare dalle stragi di mafia, perché senza questa volontà collettiva, come dimostra la storia dell’antimafia, neanche la magistratura riesce a scoprire la verità. Tutti i momenti nei quali si sono raggiunti dei risultati sul piano giudiziario sono stati momenti di conquista collettiva, il frutto di un ampio movimento di opinione, di pressione. Senza volontà collettiva non c’è verità e giustizia; senza verità e giustizia siamo di fronte a una società che non ha futuro.”

18 Commenti »

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  1. Grazie Piero !!! sò solo scriverTi questo…visitare il tuo blog è sempre una fonte d’incoraggiamento a vivere !!!

    Commento di Giuseppe — 30 Marzo 2008 #

  2. Caro Piero,

    Cuffaro, è un dramma.
    Pensiamo all’antimafia…e verrebbe da dire ” è finito tutto “, come disse Antonino Caponnetto, all’indomani delle stragi di Falcone e Borsellino.

    Dobbiamo comunque trovare la forza e il coraggio di reagire, trovare un modo per reagire a questo sistema maledettamente colluso con la mafia.

    Casini crede di avere a che fare con una manica di servi. Ma non è così. Sappiamo chi è Cuffaro.

    Dobbiamo reagire per cambiare le cose, in meglio, informando le persone, urlando la liberta di pensiero e di espressione.
    Dopo Cuffaro ci sono tante altre personalità già condannate per tangenti e per mafia, che verranno comunque rielette, in seggi blindati.

    Non vogliamo questa gente e questa politica.

    Vogliamo un cambiamento, al’insegna della moralità, all’insegna del rispetto della Costituzione.

    La nostra, non è ancora una democrazia, e non sarà mai una democrazia, finchè ci saranno personalità come Cuffaro e Casini.

    Commento di evhua — 30 Marzo 2008 #

  3. il titolo “una brava persona” è proprio quello che ho pensato la prima volta che ho avuto la fortuna di vedere una sua intervista sulle stragi falcone e borsellino. Mi ricordo che mi rimase impresso quello che disse Antonio sul fatto che al termine di uno dei processi in cui era imputato anche lo psiconano, i magistrati furono fatti uscire dal retro come dei ladri senza nesun giornalista che potesse intervistarli e chiedere il loro punto di vista, mentre i vincenti uscirono dalla porta principale per poter omaggiarci di tutta la verità nient’altro che la verità.
    Gran bella frase l’ultima dell’intervento “senza verità e giustizia siamo di fronte a una società che non ha futuro”

    Commento di Raffaele — 30 Marzo 2008 #

  4. non so se sia off topic, ma volevo solo aggiungere che sei una persona eccezionale e che non sei solo.
    purtroppo non tutti hanno il coraggio, la potenza espressiva, la determinazione e la cultura giuridica che hai tu.
    sai bene che una parola sbagliata in certe situazioni puo’ costare molto cara a chi si lanciasse in improvvisazioni.
    ma sappi che siamo in tanti ad apprezzare cio’ che fate tu e i ragazzi di qui milano libera e che siamo ogni giorno di piu’.

    Commento di alessandro — 30 Marzo 2008 #

  5. peccato avrei voluto esserci.

    Commento di alchemilla — 30 Marzo 2008 #

  6. Come non essere d accordo con Ingroia, ovvio. Se solo in Italia ci fossero 10000 suoi cloni saremmo un paese che ha risolto alla radice l’annoso problema mafia. La classe politica? Stessa cosa, se ci fossero 10000 Di Pietro forse… Non pretendiamo che Casini o Berlusconi avviino grosse politiche contro la mafia o pro-accorciamento dei processi. E’ incredibile parlare così del paese che amo e in cui sono cresciuto, soprattutto con la consapevolezza che qui all’estero il problema mafia sembra non esistere. Quel che c’è sembra essere un prodotto “d’importazione”. Credo che se vogliamo cambiare l’Italia occorra una rivoluzione culturale epocale; non credo sia possibile, siamo in grave ritardo, la mafia è dappertutto. La mafia siamo noi con l’indifferenza quando vediamo una cosa e non c’indignamo, o quando vediamo un ingiustizia palesarsi e noi non la denunciamo perchè “funziona così”. Insomma, onore ai magistrati come Ingroia con la speranza che i suoi appelli non rimangano inascoltati o relegati nei blog. Non sarebbe male un martellamento mediatico sulla questione giustizia e mafia ma questo, sappiamo, è fantascienza.

    Commento di Francesco — 30 Marzo 2008 #

  7. l’altra faccia del dramma è che Ingroia la maggior parte degli italiani non sa nemmeno chi sia.
    Fabrizio Corona lo conoscono tutti; c’è effettivamente qualcosa che non va in questo paese

    Commento di francesco — 31 Marzo 2008 #

  8. Certo, uno che rimprovera in diretta tv Michele Santoro ricordandogli che “Favoreggiamento semplice non mi pare che sia un reato grave…onorevole Santoro, insomma eh! La prego!!!” come può non essere una brava persona?

    Commento di Luca — 31 Marzo 2008 #

  9. Sarei curioso di sapere, dopo le elezioni, quanti voti avrà avuto il “trasparente” Cuffaro…

    Commento di Orazio Paternò — 31 Marzo 2008 #

  10. finchè la popolazione di tutta l’Italia non si alzerà in piedi per dire basta alla mafia nello stato, e soprattutto basta alla mafia in generale, la situazione non cambierà…la cosa incoraggiante è che rispetto a qualche anno fa la gente, soprattutto al sud, è più determinata a reagire, ma ancora non basta.

    Commento di Claudio Fatti — 31 Marzo 2008 #

  11. grazie a Piero e al pm Ingroia

    Commento di trarco mavaglio — 31 Marzo 2008 #

  12. La misura ancora non è colma….purtroppo bisognerà attendere ancora.

    Commento di Jessica Moh — 31 Marzo 2008 #

  13. http://www.newsweek.com/id/129617

    Commento di Fab — 31 Marzo 2008 #

  14. Io penso che Ingroia vada guardato e ascoltato, meglio ancora che letto.
    Di tutti gli uomini bisognerebbe poter sentire la voce e vedere gli occhi, mentre parlano.
    Ma per alcuni di essi non si può farne a meno.

    http://it.youtube.com/watch?v=PC7TG1cmses

    Commento di Scirocco — 31 Marzo 2008 #

  15. Ho letto solo la parte iniziale di questo post ad un amico avvocato che mi era venuto a trovare (in via informale). E’ informato di politica ed è una persona in gamba, ciò nonostante vorrebbe andare a votare Berlusconi, ma credo che gli farò un discorsetto chiaro chiaro appena ci incontreremo (presto)… Il punto è che appena gli ho letto: “Cuffaro è una brava persona!”, si è messo a ridere. Quando gli ho chiesto chi lo ha detto, mi ha risposto Caselli (”perché magistrato dell’ antimafia”). Io gli ho detto che la parte iniziale del cognome era esatta, ma solo quella. Poi ha indovinato. Sul conto di Berlusconi mi prenderò io la responsabilità di informarlo meglio (poi mi si dice che io son troppo pessimista…)!

    Commento di Marco Perego — 1 Aprile 2008 #

  16. Cari tutti lettori e Piero,
    non voglio con questo mio commento fare propaganda al mio video..voglio soltanto descrivere un momento che accaduto quando una ragazza come me ha provato a fare una domanda alla conferenza stampa che l’onerevole Santanchè ha tenuto a Bari…Ho ascoltato il suo lungo monologo ..e poi da semplice cittadina di una democrazia ormai inesistente, le ho fatto una domanda..(avrei voluto continuare..mah..)
    questa domanda riguardava la legge sul conflitto d’interessi…ovviamente dopo aver pronunciato parole così forti..sono sopraggiunte le guardie..anzi le ha chiamte lei stessa..eppure io le stavo facendo delle domande …
    Allora mi chiedo la Mafia cos’è oggi?..
    Ho ascoltato parole di un onorevole che mi rispondeva che quella legge non è una priorità..
    ma il mio parere è ben diverso..
    come si può far giustizia o meglio ancora fare gli interessi di un paese, quando si batte ciglio su problematiche così importanti???
    se volete dateci un occhiata: http://www.youtube.com/user/thailandia81
    P.S:..è prorio vero che quando tiri fuori la verità gli animi si scaldano…

    Commento di Alfia — 3 Aprile 2008 #

  17. CAMBIARE SI PUO’!

    http://it.youtube.com/watch?v=NHUrPQuxdsg

    Commento di GRILLI NISSENI — 4 Aprile 2008 #

  18. la mafia non è solo in sicilia, è in tutta italia… questo paese è marcio. se questa casta infame vince ancora dovrò andare via, non voglio perdere altro tempo in questo malatissimo paese.

    Commento di reader — 6 Aprile 2008 #

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