Lui e Anna
Marzo 11, 2008 on 4:08 pm | In Politica | 66 CommentsPiero Fassino e la sua consorte Anna Serafini, nove legislature in due, saranno ancora parlamentari. Lo ha deciso il Partito, in deroga allo statuto che prevede un limite di tre mandati. Fassino spiega di non provare alcun imbarazzo. Per due motivi: la moglie ha una statura politica tutta sua e non deve nulla al marito; lui è un dirigente politico e “i dirigenti politici non nascono sotto un cavolo”. In poche parole Fassino, insieme alla moglie, si ritiene indispensabile. Nonostante l’ambizione fallita di farsi una banca di concerto con i peggiori delinquenti della finanza. Nulla di moralmente rilevante? Nonostante che abbia già malamente perso in tandem con Rutelli (futuro sindaco di Roma per la seconda tornata) le decisive elezioni del 2001. Squadra che perde non si cambia? Nonostante che lui e Anna abbiano già ampiamente superato i tre canonici mandati parlamentari. Valgono solo per gli altri, le regole? Ad applicare la sua logica arriveremmo a questa bizzarra conclusione: chi ricopre incarichi dirigenziali, pur avendo espresso una linea politica perdente, deve restare. Chi non li ha ancora ricoperti, i cosiddetti peones e gli outsiders, deve lasciar spazio ai giovani, ovviamente cooptati dai dirigenti sconfitti. Avrebbe il buon Fassino condiviso tale paradosso quand’era un peone di belle speranze nella segreteria di Enrico Berlinguer? Probabilmente no. E forse è questo il motivo per il quale s’innervosisce quando qualcuno gli ricorda certi fatti. Si chiama coda di paglia, ispessita dall’abitudine a parlare nei più insulsi talk show o davanti a platee di militanti dall’eterno applauso. Ovvio che in una democrazia seria, dove vigessero sanzione reputazionale e responsabilità politica, il buon Fassino sarebbe a casa da un pezzo. Ma in quest’Italia può andare avanti a vita, a cavalcioni sull’onda del meno peggio, come un piccolo Andreotti, che è il vero modello della cricca. In fondo non ha neanche sessant’anni. E, come dice anche Anna, non si può lasciare la politica senza aver prima varato una seria legge sul conflitto d’interessi…
Duccio e gli altri ragazzi di Qui Lecco Libera sono andati a un comizio del Pd a Lecco, ospite d’onore Piero Fassino. E hanno guastato un po’ la messa cantata. Mi raccomando, prendete esempio! Meno tastiera e più voce!
Terra di Morte
Marzo 10, 2008 on 3:49 pm | In Politica | 51 CommentsCi vuol poi tanto a distruggere una Terra, il suo nome, i suoi frutti, il futuro della sua gente? In Campania ci sono riusciti in vent’anni. Tornai profondamente turbato dai tre giorni trascorsi a Napoli a gennaio. Lo spettacolo di una regione rigogliosa, di superba bellezza, devastata dalla criminale incoscienza degli uomini, è di quelli che avviliscono. Ti mette addosso un sentimento cupo, un rabbioso disprezzo verso la bestia umana. Il bel documentario “Biutiful cauntri”, da pochi giorni nelle sale, e la puntata di ieri di Report, entrambi incentrati sui rifiuti tossici, hanno fatto il resto. Abbiamo appreso storie indegne di un Paese civile, da maledizione biblica, come quella del pastore che ha visto il fratello spegnersi in quaranta giorni di tumore fulminante, prima di veder abbattuto il proprio gregge agonizzante, o del contadino che sa di produrre frutti avvelenati sulla terra (su cui vive e lavora da sempre) che ha già ucciso il bestiame. La leggendaria Campania Felix è diventata una Terra di Morte. Muoiono le piante, gli animali, le persone. Per effetto di Sua Maestà la Diossina, in nome del Dio Denaro. Il denaro che si risparmia (e si guadagna) a sversare illegalmente i rifiuti industriali. La Campania ha conosciuto lo sviluppo industriale come veleno di ritorno. Come vendetta del nord. Come punizione del proprio atavico fatalismo. L’intera regione è diventata una discarica a cielo aperto. E quasi tutti in vent’anni hanno preferito girare la testa dall’altra parte, a cominciare dal ceto intellettuale, proprio come quella signora intervistata da Bernardo Iovene per Report, la quale non sapeva né voleva sapere che cosa ci fosse al di là del muro: polveri tossiche incustodite, a venti metri da casa sua. Al di là del muro, la via d’uscita non c’è o è nascosta bene. Occorrerebbe bonificare davvero le aree inquinate. Ma nessuna bonifica è iniziata. Sarebbe necessaria una nuova classe dirigente, competente, onesta, non invischiata con il passato. Ma non se ne vede l’ombra. Bisognerebbe spezzare il triangolo della morte Malaimpresa-Camorra-Malapolitica. Ma quel triangolo affaristico-clientelare è più forte che mai perché fa morire ma anche campare tanta gente. Qualcuno spera nell’Europa, ma dubito che da Bruxelles ci verranno a salvare. Viene la tentazione di chiedere un piano internazionale sotto l’egida dell’Onu, come per le grandi calamità del terzo mondo, ovviamente affidato a tecnocrati svedesi. Al grido di “fate presto!”, come invocò Il Mattino ai tempi del colera, perché la tragedia incombe su tutti noi. Certo, servono una tenace fantasia e un’incrollabile fiducia nella ragione per vedere un futuro in mezzo a questo buio. Qualità che non mancano ad Alex Zanotelli. Nel video la sintesi di una conversazione che abbiamo avuto con lui all’università di Napoli.
Alessia, Marianna e la porcata
Marzo 9, 2008 on 6:01 pm | In Politica | 70 Comments
La legge elettorale - si sa - è una “porcata”. Concede ai capi-partito il privilegio feudale di nominare la gran maggioranza dei parlamentari. Loro decidono, gli elettori ratificano. L’escogitarono nel 2006 gli azzeccagarbugli d’Arcore per limitare la sconfitta, e gli si ritorse contro. Il parlamento non ha trovato modo di cambiarla nell’anno e mezzo della legislatura che s’è appena conclusa. Intanto è stato indetto un referendum per modificarne tre aspetti con il sistema della chirurgia abrogativa. Ma a questo punto il referendum si svolgerà nella primavera del 2009. Nel frattempo i contendenti se la godono: ogni capo-bastone nomina chi vuole. Tanto i parlamentari che contano, quelli che lavorano davvero sono pochi, una trentina al massimo, assicura il nano. Gli altri possono essere domestici, favorite e yes men. Che una legge siffatta sia anti-democratica, si vede a occhio nudo. Autorevoli giuristi come Valerio Onida ipotizzano che essa sia pure formalmente incostituzionale. E non escludono novità presso la corte costituzionale e la corte europea dei diritti dell’uomo. Stiamo cercando di capirne di più, anche per inoltrare alle sedi competenti un ricorso firmato Qml. Ma la volontà politica viene prima dei condizionamenti normativi. Pur con questa legge, la sperimentazione di primarie aperte di circoscrizione avrebbe reso le candidature contendibili, aprendo alla partecipazione dei cittadini la scelta dei candidati. (La mia e nostra proposta a Di Pietro, inascoltata, era proprio un sasso in quello stagno). Nè nel 2006 né stavolta, tuttavia, si sono svolte primarie di questo tipo. Nel 2006 gli unionisti dissero che non c’era tempo, dopo il blitz della “porcata”, ma il politologo Gianfranco Pasquino li smentì in tempo reale. Nel 2008 i veltroniani hanno detto che non c’era tempo, nemmeno per le primarie on line, vista la rapida evoluzione della crisi di governo. Per estendere i rimborsi elettorali e facilitare la presentazione di liste collegate a parlamentari uscenti, tuttavia, il tempo s’è trovato. Ora naturalmente i giochi sono fatti. E da metà aprile le assemblee legislative saranno zeppe di raccomandati e di portaborse di partito. Anche i volti nuovi, quand’anche di valore, saranno cooptati. Vedi per esempio il cursus honorum della graziosa Marianna Madia, il fiore all’occhiello della “nuova stagione” veltroniana, ex fidanzata di Giulio Napolitano, nonché pupilla di Minoli, Letta e Veltroni.
In conclusione, i nodi sono due:
1 vedere cosa accade alla legge elettorale (referendum, cambiamento della legge per via parlamentare, eventuale sentenza di illegittimità costituzionale);
2 qualsiasi cosa accada - nella prospettiva delle future elezioni - far crescere da subito il movimento di opinione che chiede elezioni primarie aperte, per la selezione dei candidati al parlamento come per ogni carica elettiva: se non altro per impedire a certa gente di rispondere che non c’è tempo. Il solito lavoraccio del non concedere più alibi a nessuno, insomma.
Nel video l’auto-presentazione di un’altra gemma veltroniana: Alessia Mosca, responsabile politiche del lavoro del partito democratico, candidata sicura alla Camera in Lombardia.
La pizzaiola
Marzo 8, 2008 on 5:31 pm | In Politica | 31 CommentsIeri ho ricevuto questa mail, vedi alla voce: eterogenesi dei fini. Dal mazzetto di iris allo schiaffo in faccia all’oligarca, dalla pizzaiola alla piazzata il passo è breve. Viva le donne! Viva le pizzaiole! Alla riscossa timidi! Nel video il momento clou del film “Una vita difficile”, di Dino Risi.
Caro Piero!
Stasera sono entrato in una pizzeria e ho regalato un bel mazzetto di iris con mimose ad una pizzaiola che mi piace da qualche settimana. Lei è rimasta colpita, anche se mi ha detto che ha il ragazzo ed io (da persona corretta) le ho subito ribattuto: “allora questo è il primo e l’ultimo mazzo che ti regalo”. Ma il gesto è stato bellissimo, il mettersi in gioco, il dirsi: “io lo faccio, poi vada come deve andare ma intanto vuoi mettere la soddisfazione!”, il cogliere l’attimo. Insomma, a lei ha fatto piacere, è rimasta colpita dal mio gesto e ciò è stato bello da vedere.
Mentre entravo nel locale mi sono ricordato di una tua frase “meglio un giorno da leoni!”, e così, con spensieratezza, con passione, alla spartana, ho realizzato questo mio piccolo desiderio!
La dedica va a te, che mi hai aiutato a concretizzarlo!
Continua così!
Riccardo
Qui Milano Libera
Marzo 7, 2008 on 2:52 pm | In Politica | 51 Comments
Ieri Qui Milano Libera ha acquistato una telecamera seria. Oggi acquisteremo un computer nuovo ben attrezzato per il montaggio. Lo abbiamo fatto con i denari delle vostre offerte. Grazie! Rispetto alle videocamerine amatoriali e al vecchio portatile utilizzati fino ad ora, è un altro vivere. Bisogna lavorare per il medio periodo, questo è chiaro. Erodere consenso e credibilità all’oligarchia italiana, svergognandola pubblicamente con metodo, con ostinazione, con allegria, con la forza della buona informazione e di un pensiero alternativo. Questo proposito ha un valore in sé, al di là delle contingenze politico-elettorali: serve a ristabilire un giusto equilibrio fra detentori di potere e comuni cittadini: sono i primi che dovrebbero temere il giudizio dei secondi, non viceversa. Il vizio è antico, si chiama sudditanza. Occorre lavorare su stessi, cioé sul proprio dna individuale e nazionale, quindi contro i famosi Mulini a Vento. Ma le sfide facili non ci appassionano. E una buona qualità dell’immagine può aiutarci a dare il buon esempio. Negli ultimi mesi i nostri video su youtube hanno generato un forte passaparola, qualcosa di imprevedibile. Me ne accorgo dalle mail che mi arrivano (scusatemi se non posso rispondere a tutte, ma le leggo!), dal numero di persone che mi fermano per strada per esprimermi condivisione. Ho detto “numero”, ma a me interessa il volto e la storia di ciascuno. E’ una sensazione strana. Da un lato, sapere di non essere solo mi fa assai piacere. Dall’altro, vedere che è percepita come eccezionale e degna di congratulazioni un’attività che in democrazia dovrebbe essere normale, cioé esprimere pubblicamente il proprio dissenso informato, mi pare un brutto segno. La prova che questo Paese non è molto abituato alla libertà. Come ripeto spesso, se questa pratica della contestazione frontale resta la follia di pochi, al massimo quei pochi si salvano l’anima e continuano a venire identificati dalla polizia come pericolosi disturbatori del quieto vivere. Se invece in tanti decidessimo di alzare la testa, questo Paese sarebbe migliore. Come ho accennato ad Anno Zero, le oligarchie non si autoriformano. E il vero problema è la putrefazione morale in cui rischiamo di affogare. In queste condizioni votare ogni tanto (con regole truccate) per il presunto meno peggio turandoci il naso, non ha molto senso e comunque non basta. A questa subdola oligarchia d’affari, di partito e di mala-informazione occorre ribellarsi moralmente, proprio come di fronte al fascismo e alla mafia. Il vero nemico è l’indifferenza, la rassegnazione, il senso di impotenza che prende di fronte al muro di gomma. Ma il muro di gomma è fatto di gente che moralmente vale nulla, di anime servili che si nutrono della nostra vigliaccheria. Questo è il passaggio mentale da superare. E nessuno può dirsi civilmente innocente se non si mette in gioco per rompere gli schemi. A breve convocheremo una riunione, una festa per conoscere chi ci ha espresso simpatia e chiunque abbia curiosità di entrare in contatto con noi. Proietteremo qualche video e cercheremo di capire quel che è possibile fare insieme. Nel frattempo faremo buon uso della nuova attrezzatura, sapendo che è vostra, di chi ha contribuito. Noi l’abbiamo in prestito d’uso. Ancora grazie, di cuore!
I Militanti di Sinistra
Marzo 6, 2008 on 4:53 pm | In Politica | 76 Comments
I Militanti di Sinistra. Ce ne sono ancora, sapete? Sempre più anziani, sempre più fedeli. Loro ci credono ancora. Hanno bisogno di credere in Qualcosa e in Qualcuno. Come ai bei tempi del Pci, quando il mondo era diviso in blocchi e la vita era attraversata dall’ideologia. Per vedere da vicino questa specie umana in via di estinzione occorre andare alle feste di partito o ai comizi degli amati leader. Quelli che si spellano le mani pure quando il Capo tossisce nel microfono, quelli che ti aggrediscono paonazzi di rabbia appena ricordi una sgradevole verità e dicono che sei pagato dal nemico: sono loro, i Militanti di Sinistra. La loro prerogativa è bersi sempre tutto con devozione, per disciplina di partito. Le balle, i trucchi, i giochi della tattica spacciati per necessità strategiche. Perfino i maneggi sporchi dei “compagni che sbagliano”. Trangugiano tutto in nome dell’Ideale. Vengono chiamati a fare da fondale a rituali di autocelebrazione, da claque a scelte prese sopra le loro teste. Non se ne accorgono e si sentono diversi. Oggi la militanza di sinistra è un inconsapevole blocco di conservazione. Impedisce il cambiamento. Lo dico da uomo culturalmente di sinistra, nel senso indicato da Vittorio Foa: pensare agli altri e non solo a se stessi, al futuro e non solo al presente. Il problema è che politicamente in Italia la Sinistra non esiste più, è tutta da ricreare. Un tempo i Militanti di Sinistra credevano in Enrico Berlinguer. Ora credono in Fausto Bertinotti e Massimo D’Alema. Da anni si fanno dominare da questi due signori da salotto, rotti a tutti i compromessi e a tutte le sconfitte. Li ritengono alternativi all’odiato Berlusconi. Si son bevuti la Bicamerale, manderanno giù senza fiatare pure le “larghe intese”. Ieri abbiamo intercettato il compagno Fausto. Gli abbiamo rivolto una domanda sull’indulto vip, che ha salvato i Consorte e i Previti di quest’Italia, con la scusa della motivazione umanitaria. Visibilmente indispettito il compagno Fausto ha risposto richiamandosi a Cesare Beccaria, ostentando la solita benevolenza verso gli stracci della società. Ho studiato l’espressione al rallentatore, domandandomi se per caso non avesse afferrato la questione. E sono giunto a questa conclusione: è un mix di malafede e stupidità. Gli oligarchi di sinistra sono abituati bene: pensano di aver sempre di fronte militanti che se la bevono. E sanno di poterli intortare come vogliono. Preliminare alla rinascita della Sinistra sarebbe mandarli a casa a calci. Ma come spiegarlo ai Militanti di Sinistra?
Schiavi alla cassa
Marzo 5, 2008 on 1:12 pm | In Economia, Legalità, Informazione | 58 CommentsLa questione sociale non è separabile dalla questione morale. Insieme compongono un quadro infernale, dove l’impunità diventa sistema e il lavoro diventa merce. Con gli amici di Qml ci siamo ripromessi di affrontare con attenzione pari a quella dedicata alla questione morale le varie declinazioni dell’emergenza sociale, a partire da casi concreti. Ecco un primo video, dedicato al pesante maltrattamento denunciato da una cassiera dell’Esselunga di Milano. L’introduzione e le interviste sono di Franz Baraggino.
I diritti di una cassiera valgono meno dei quattrini che deposita in cassa. Meno della fretta dei clienti, quelli che hanno sempre ragione. Valgono così poco che se ti scappa, per farla devi aspettare di finire il turno. Talmente poco da essere considerati indifendibili. E se li difendi, uno zelante collega potrebbe cercare di dissuaderti in nome della politica aziendale.
Qualcosa di simile è accaduto ad una donna di quarantaquattro anni, cassiera in un supermercato Esselunga a Milano. Anni fa mi servivo in quel supermercato!
Nella Repubblica fondata sul lavoro lo sfruttamento dei dipendenti viene ancora considerato uno strumento di profitto. Non si spiegherebbe, altrimenti, il cosiddetto mobbing. Né i tanti soprusi denunciati all’interno di grandi catene commerciali. Questo ignobile aspetto di talune ‘politiche aziendali’ trova terreno fertile nel precariato. Al lavoratore precario si può chiedere di più. Più flessibilità nei turni, più disponibilità di trasferimento, più obbedienza. Se non ti puoi permettere il lusso di rischiare il posto, ti adegui.
Niente a che vedere con la tutela del lavoratore di cui si riempie la bocca anche questa campagna elettorale. I sindacati denunciano la difficoltà crescente nel penetrare certe realtà, la paura di esporsi da parte dei dipendenti. Al Consiglio Comunale di Milano, la maggioranza di centro destra, legata da decennale amicizia e prodiga contribuzione al proprietario di Esselunga, Bernardo Caprotti, non sembra scandalizzarsi più di tanto.
Caprotti ora parla di “complotto”, denuncia l’ “intimidazione” sindacale e minaccia di querelare i giornalisti che, a suo dire, hanno esposto l’azienda a una “bieca luce”. L’arroganza di posizioni così spavaldamente inamovibili la dice lunga sull’attuale condizione di molti lavoratori e sul grado di tutela dei loro contratti.
Franz
Post scriptum
Per l’otto e il nove marzo è stato indetto uno sciopero della spesa presso i centri commerciali dell’Esselunga come forma di protesta per le condizioni dei lavoratori.
Nando dalla Chiesa
Marzo 4, 2008 on 5:21 pm | In Politica | 59 Comments
Ultime dal partito democratico: Nando dalla Chiesa non è stato candidato. Ho la fortuna di conoscerlo personalmente: è una persona integra, pulita, una spanna sopra la media dei politicanti per dedizione e cultura. Ha fatto onore al parlamento battendosi con passione contro le leggi vergogna e in difesa della Costituzione. Il motivo dichiarato dell’esclusione è la necessità del ricambio. Ma è una motivazione credibile? Sarebbe credibile se il limite dei tre mandati parlamentari fissato dallo statuto del partito di Veltroni valesse per TUTTI. Invece non è così. Molti hanno ottenuto la deroga, anche con cinque, sei o sette mandati alle spalle. Per esempio Fassino e D’Alema. La lista completa la conosceremo a breve. Molti presunti big inoltre sono riusciti a inserire in posti sicuri i propri galoppini, gente di belle speranze e sicura devozione, ma senza alcuna esperienza, Viene il dubbio che, a fronte di tante belle parole su trasparenza e moralità, sia prevalsa la voglia di normalizzazione, la necessità di far fuori i reprobi, i rompiballe, quei singoli personaggi che ancora si battono sui fronti della legalità, della giustizia, della libera informazione, dell’antimafia. Non s’è trovato un posto in lista nemmeno per Beppe Lumia, da sempre impegnato con coraggio contro la mafia. Stessa sorte per Beppe Giulietti, che ha dovuto trovare un posto altrove, ospite della lista Di Pietro. Ed è uno dei pochi parlamentari che in questi anni hanno dato battaglia in materia televisiva e sul conflitto d’interessi. A pensarci bene non è un dubbio, ma una certezza, che chiude il quadro: in assenza di primarie aperte di collegio, nel partito democratico il criterio di entrata è la cooptazione, perfino dei portaborse; il criterio di uscita è l’epurazione dei non allineati. E questo vuol dire che la cultura berlusconiana per ora ha vinto.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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