Sciatteria preventiva
Aprile 30, 2008 on 8:32 pm | In Informazione | 102 Comments
L’agenzia di stampa Adnkronos ha diffuso questa “notizia”.
CASSAZIONE: DIEDE DEL ‘SERVO’ AD EMILIO FEDE, OSCURATO IL SITO DI RICCA
FU ASSOLTO PER IL ‘BUFFONE’ A BERLUSCONI MA STAVOLTA C’E’ DIFFAMAZIONE
Roma, 30 apr. - (Adnkronos) - Diede del ’servo’ ad Emilio Fede, per questo la Cassazione ha disposto l’oscuramento del sito di Piero Ricca, il giovane di Milano che fu gia’ assolto dalla Suprema Corte per aver dato del ‘buffone’ a Silvio Berlusconi. In quel caso i supremi giudici ritengono che Ricca non avesse fatto altro che esercitare il ‘’diritto di critica'’, ma questa volta l’aver dato del servo al direttore del Tg4 sia sul sito web che sulla home page di you tube costituisce diffamazione. Di qui il sequestro preventivo del sito e della home page.
Se domani la leggete su qualche giornale, tenete conto che è falsa.
Relativamente alla vicenda giudiziaria con Emilio Fede, la verità è questa.
Fede mi querela a Roma per diffamazione. Chiede e ottiene il sequestro preventivo del video e di un post. La guardia di finanza va oltre e mi chiude l’accesso al blog. Reagisco e si scopre che è un abuso: il blog viene sbloccato con tante scuse, mentre gli inquirenti scoprono di non essere in grado di eliminare il video da youtube. La mia difesa, a luglio, chiede alla Cassazione il dissequestro anche di quel singolo, innocuo post di presentazione del video. Ma la Cassazione respinge il ricorso.
L’iter giudiziario è fermo qui. Alla querela. Non c’è stata nemmeno l’udienza preliminare. Un po’ presto, sembra, per dire o far intendere che la Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione.
Dove nasce la falsa notizia pubblicata oggi dall’Adnkronos? Tralasciando l’ipotesi della malafede, forse dal fatto che un cronista è incappato nelle motivazioni con le quali la Cassazione ha respinto quel ricorso tecnico. E non è riuscito a capire quel che leggeva o gli veniva riferito. Anzi, ha creduto di capire che ero stato condannato definitivamente per diffamazione con oscuramento del blog. E l’ha scritto, diffamandomi.
Si chiama sciatteria. Ed è peggio del servilismo.
Post scriptum
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Vacanze romane
Aprile 29, 2008 on 8:17 pm | In Politica | 122 Comments
Mattinata sull’ottovolante quest’oggi a Roma, con Diego, Elia, Franz, Duccio e un paio di amici romani. Abbiamo inaugurato le Camere a nostro modo, interpellando e svergognando un bel po’ di rappresentanti del popolo sovrano (si fa per dire). Pensate che alle otto e un quarto, appena sbarcati nell’Urbe, il primo che ci è capitato a tiro di voce è stato Giulio Andreotti, appena uscito da messa. Poi Cossiga, una vergogna umana. Lunardi, Fini, Bonaiuti, Crisafulli, Jole Santelli, Buttiglione, Fitto, Scajola, Speciale… Ci siamo divertiti. A un certo punto è apparso il puffone e non abbiamo resistito…
Qui sotto un breve lancio di repubblica.it. Vi racconterò meglio. Ora vi lascio chè ho un incontro pubblico a Reggio Emilia.
Roma, Berlusconi contestato
“Rispetta la memoria di Falcone”
ROMA - All’uscita di Montecitorio, Berlusconi è stato contestato da due cittadini aderenti all’associazione ‘Qui Milano libera’. “Vergognati, vergognati. Che cosa andiamo a raccontare ai ragazzi che Mangano era un eroe? Mangano era un mafioso”.
Il premier in pectore prima di entrare in macchina si è rivolto ai due contestatori dicendo: “Vergognati tu”. Ma i due hanno insistito: “Berlusconi rispetta la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di quelli che sono morti per la mafia”. Il leader del Pdl non ha replicato e si è infilato in macchina per raggiungere la sua residenza a Palazzo Grazioli.
Reggio Emilia
Aprile 27, 2008 on 11:40 pm | In Politica | 37 CommentsMartedì 29 aprile l’associazione culturale La Gabella di Reggio Emilia dedica una serata alle attività di Qui Milano Libera. Proietteremo e commenteremo alcuni video. Parleremo dei temi ricorrenti in questo blog.
L’appuntamento è alle ore 21 in via Roma 76.
Agguato mediatico
Aprile 27, 2008 on 6:28 pm | In Informazione | 90 Comments
Il blog ha compiuto due anni. Sono arrivate, ben gradite, le congralutazioni di Emilio Fede. Le estraggo dalla querela che ha sporto nei miei confronti dopo avermi sputato addosso.
“…Ancor più odioso è il fatto che tale soggetto ritenga che ogni condotta illecita da lui posta in essere sia “geneticamente” impunibile. Una convinzione che probabilmente ha rinverdito e stimolato l’inarrestabile pervicacia che ha contraddistinto il suo attacco. La pronuncia di assoluzione ottenuta in ultimo grado dal Ricca nel contesto del noto procedimento che lo vedeva imputato per delle offese rivolte all’allora Presidente del Consiglio ha contribuito a formare nel Ricca l’aberrante convinzione di essere al di sopra dele leggi, qualsiasi sia l’azione che ponga in essere. Così che oggi lo stesso si ritiene legittimato non solo a rivolgere insulti a personaggi pubblici in occasione di eventi di cronaca o politica, ma anche a realizzare delle vere e proprie aggressioni organizzate e premeditate, ottenute chiamando a raccolta numerosi seguaci pronti a spalleggiarlo e sostenerlo. Il Ricca, con le condotte che periodicamente reitera, calpesta l’onore e la dignità altrui per fini di autopromozione e diffusione della propria immagine, ma nel caso oggetto della presente istanza punitiva il Ricca si è spinto ben oltre, organizzando un vero e proprio agguato mediatico a cui hanno preso parte una moltitudine di soggetti. Un’azione, questa, la cui pericolosità e aggressività non solo ha leso i diritti della persona offesa in misura ben maggiore rispetto alle estemporanee contestazioni ingiuriose che il Ricca pone abitualmente in essere, ma ha altresì reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine, con ciò elevando l’offensività della condotta a un livello oltrepassante la sfera personale dell’odierno querelante, pregiudicando anche l’ordine e la sicurezza pubblica”.
Sandro Bondi
Aprile 27, 2008 on 3:06 am | In Politica | 66 Comments
L’individuo ritratto nella foto è Sandro Bondi, il ministro della cultura in pectore. Ecco una sua poesia, dedicata a Fabrizio Cicchitto. Non sorridete, non siete su Scherzi a parte.
Viviamo insieme
questa irripetibile esperienza
con passione politica
autentica
con animo casto
e con la sorpresa
dell’amicizia. Ci mancheremo
quando verrà il tempo nuovo
e ci rispecchieremo finalmente
l’uno nell’altro. E ci mancherà
anche quello che non
abbiamo vissuto assieme
fra i banchi della scuola
nell’adolescenza inquieta e nell’età in cui non si ama. La mia fede
è la tenerezza dei tuoi sguardi. La tua fede
è nelle parole che cerco.
Torino
Aprile 25, 2008 on 10:42 am | In Politica | 101 Comments
Sto per andare a Torino per il V Day. Incontrerò tanti amici e questo mi fa piacere. Ma se non fosse per lavoro (mi è stato chiesto un reportage da un’emittente locale) non andrei. Come ho già scritto, trovo la scelta della data inopportuna. Il 25 aprile è la festa della Liberazione. E secondo me merita di essere rispettata in quanto tale, senza sovrapporvi altri eventi, quand’anche condivisibili, specie in un’epoca di scandaloso revisionismo storico come l’attuale.
Penso tuttavia che rilanciare in ogni sede e con ogni mezzo l’attenzione sul ruolo cruciale dei media e manifestare il dissenso rispetto al giornalismo addomesticato, sia un fatto fondamentale. Se non ci ribelliamo a questo modo falso e servile di rappresentare la realtà, non andiamo da nessuna parte. Questo mi sembra l’aspetto positivo del V day 2.
La manifestazione di oggi, com’è noto, è l’occasione per sottoscrivere tre proposte di referendum: per abolire l’ordine dei giornalisti, per azzerare i finanziamenti pubblici all’editoria, per abrogare la legislazione in materia televisiva.
Ribadisco qui in sintesi la mia opinione. Sono da sempre d’accordo con chi (da Einaudi in poi) propone di abolire l’ordine dei giornalisti. E’ un ente inutile e un filtro contro la libertà di espressione. Proviamo dunque ad abolirlo, anche se non credo che sia il problema centrale dell’informazione italiana. E vedremo se ci andrà meglio che a Pannella, il quale negli anni novanta convocò - tra i tanti - un referendum proprio su questo tema, ma senza raggiungere il quorum dei votanti, e contribuendo a indebolire lo strumento referendario.
Nutro invece delle perplessità sull’idea di azzerare completamente il finanziamento dello Stato all’editoria: in alcuni specifici casi può favorire la qualità e il pluralismo editoriale. Mi rendo conto che il referendum abrogativo non consente particolari distinguo e lascia semmai al legislatore (nel nostro caso, la maggioranza berlusconiana) l’onere di riscrivere le leggi, ma non m’illudo che, togliendo il finanziamento pubblico, ci sarebbe un’informazione più libera. Al massimo si cancellerebbero degli odiosi privilegi, insieme a delle apprezzabili iniziative editoriali.
Il terzo punto è il più interessante. Si propone di incidere sul vero nodo della questione: la tv. Il problema in questo caso è che il quesito è di dubbia costituzionalità. Aprirebbe un vuoto legislativo e pertanto difficilmente la corte costituzionale lo ammetterà. Più in generale, fin quando avremo il reuccio del conflitto d’interessi a dettare legge (finché campa, temo) non avremo alcuna riforma liberaldemocratica del mercato pubblicitario e televisivo. E sarà dura vincere referendum che gli risultino sgraditi, visto il ruolo della tv nella formazione del consenso.
Per inciso: se anche si riuscisse a convocare e vincere uno dei referendum (per esempio sul finanziamento pubblico ai giornali), non è detto che il parlamento non lo reintroduca per legge. Vedi il caso del finanziamento pubblico ai partiti, abolito dagli italiani e di fatto ripristinato dai partiti. Ci fu la rivoluzione popolare? No, non ci fu.
Sul piano formale, non sottovaluteri un ulteriore problema: secondo alcuni osservatori, l’iniziativa rischia di essere invalidata per effetto di un antipatico cavillo giuridico relativo alle procedure di convocazione dei referendum: spero che i promotori ne abbiano tenuto conto.
Ciò detto, auguro al V Day il pieno successo, di pubblico se non di critica. Ma, al pari dell’iniziativa dell’otto settembre e nonostante l’entusiasmo di piazza, dubito che il suo esito vada oltre il livello, pur importante, di una spettacolare testimonianza di dissenso.
Genova 2001
Aprile 24, 2008 on 1:19 pm | In Democrazia, Legalità | 37 CommentsNapoli 21 gennaio 2008. L’ex capo della polizia Gianni De Gennaro è in città in qualità di commissario straordinario ai rifiuti. Ci sono anch’io, con gli amici Diego, Pietro e Ricky Farina, per girare il documentario “Vietato respirare”. De Gennaro esce a piedi in piazza del Plebiscito, circondato da numerosa scorta. Un gruppo di abitanti di Pianura lo implora di non riaprire la discarica. La scena è drammatica. M’inserisco brevemente per ricordare Genova. Sono (almeno in apparenza) fuori tema. Ma è un’occasione irripetibile per rammentargli, a nome di tanti, altre scene rimosse. Gli chiedo di dirci la verità sugli abusi di polizia. Lui s’irrigidisce in una smorfia introspettiva e tace. Insisto. Perché sono stati coperti e promossi i dirigenti responsabili di quei fatti? De Gennaro tira dritto e s’imbuca nel palazzo dell’esercito. In strada la gendarmeria neo-borbonica identifica solo me.
Genova 29 marzo 2008. La procura della repubblica chiede il rinvio a giudizio di De Gennaro. L’accusa è di aver pilotato la falsa testimonianza di alcuni dirigenti di polizia nelle inchieste sui misfatti del G8 2001. Non so come andrà a finire la vicenda giudiziaria. Personalmente auguro a De Gennaro, in caso di rinvio a giudizio, di poter dimostrare la propria innocenza davanti a giudici imparziali, magari senza avvalersi della prescrizione. Ma la sostanza non cambia. Nella sua qualità di ex capo della polizia, Gianni De Gennaro ha il dovere di spiegare ai cittadini italiani il retroscena di Genova 2001: la catena di comando, il motivo dell’accanimento su giovani inermi alla scuola Diaz, le torture di Bolzaneto, chi ha dato gli ordini e perché tutti i dirigenti tranne uno sono stati promossi anziché puniti.
Genova 2001 è stata una strage di diritti, un buco nero della democrazia. Chi ha avuto incarichi di responsabilità non può cavarsela affermando, come ha dichiarato De Gennaro davanti al parlamento, di essere all’oscuro di tutto. Le responsabilità morali e istituzionali non si delegano né si prescrivono. Una parte d’Italia, minoritaria ma tenace, gode di buona memoria. E continuerà a chiedere verità, nonostante che i responsabili politici di quei misfatti siano tornati al governo. Gianni De Gennaro ha il dovere di aiutarci a capire. Teniamogli il fiato sul collo. Vietato delegare.
Il Paese della Vergogna
Aprile 23, 2008 on 4:57 pm | In Politica, Informazione | 21 CommentsGli snodi della storia italiana contemporanea sono segnati da tragedie avvolte nel mistero. Ustica, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, stazione di Bologna, Capaci. Stragi impunite, depistate o dimenticate. Su queste pagine nere ci è stato quasi sempre negato il diritto alla verità e alla giustizia. E il mistero alimenta il retrobottega dei ricatti. Anche per questo il nostro è il Paese della Vergogna. Lo sostiene Daniele Biacchessi, e io sono d’accordo con lui. Giornalista e scrittore, da anni Daniele porta in giro per l’Italia spettacoli di teatro civile, un contributo alla memoria collettiva, rivolto in particolare ai giovani, sempre più indifesi di fronte alla Dittatura del Presente. Promuovere una grande Operazione Verità per riscattare il sangue degli innocenti: ecco un altro impegno che una nuova forza politica di sinistra, o semplicemente umanista, non dovrà disattendere. Verificheremo intanto se le nuove disposizioni in materia di accesso ai documenti secretati consentiranno di scoprire inedite verità a studiosi e magistrati, ma ne dubito.
QUI trovate la registrazione audio del suo ultimo spettacolo: “Il Paese della vergogna”.
QUI trovate l’intervista rilasciatami sul tema da Daniele Biacchessi.
Ecologia della mente/1
Aprile 22, 2008 on 2:16 pm | In Politica | 68 Comments
Il meccanismo produzione-pubblicità-consumo ha inquinato la nostra testa prima che l’ambiente. Diffondere la consapevolezza che, oltre le esigenze primarie, la nostra felicità NON dipende da ciò che consumiamo e che, con i nostri stili di vita e le nostre scelte di acquisto, siamo responsabili del futuro del mondo: ecco la missione più impegnativa di una nuova cultura di sinistra, o semplicemente umanista. Ed è una questione, prima di tutto, di ecologia della mente.
Oggi 22 aprile 2008 è il 38esimo Earth Day, giorno della Terra. In generale, non amo i grandi eventi ecologisti. Ma l’occasione può essere colta per ricordare, oltre alle urgenti riforme che spettano ai governi, alcuni cambiamenti alla portata di tutti. Gli eco-consigli che seguono sono state estrapolate dal decalogo di Al Gore e dalle indicazioni del World Watch Institute e incidono sulle emissioni di CO2 nei principali settori dei paesi occidentali, ovvero produzione industriale, consumi di energia, di risorse, trasporti.
Cambia la luce. Sostituisci una lampadina normale con un’altra a basso consumo per risparmiare 70 kg di CO2 l’anno e tanti soldi in bolletta (almeno 60 euro l’anno se le si cambia in tutta la casa). Le vecchie lampadine al tungsteno dovrebbero in realtà chiamarsi “stufette”: il 95% dell’elettricità la sprecano in calore inutile.
Meno “usa e getta”: per detergere, pulirsi, farsi la barba, scrivere… c’è sempre un’alternativa migliore della carta vergine.
Più riciclo. La carta riciclata riduce del 20% la CO2 e salva gli alberi. La plastica diventa mille cose diverse. Riciclare il vetro fa risparmiare il 30% di CO2 e il 120% di materie prime. Riciclare le lattine di alluminio l’85%, e con 37 lattine si fa una caffettiera nuova.
Risparmia con “classe”. Un frigo di classe “A” va per 43 ore con la stessa energia consumata da uno di classe “C” in 16. Usa lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico: il tasto “1/2″ inganna, dà risparmi solo del 20%. E un bucato a 90°C consuma sette volte tanto che a 30°!
Niente luci rosse. Stereo, tv e dvd in “stand-by” succhiano da 70 a 150 euro all’anno d’elettricità, non per il led ma perché stanno accesi per “sentire” il telecomando. No, spegni tutto con il pulsante.
Riscalda meglio. Non coprire i caloriferi con niente. Abbassa il termostato, ogni grado in meno fa risparmiare l’8% annuo. Se la caldaia ha più di vent’anni, sostituiscila.
Climatizzatore. Usalo moderatamente, non installarlo su una parete assolata, e quand’è acceso le finestre vanno chiuse.
Ai fornelli. Pentole dello stesso diametro della corona dei fornelli, altrimenti si spreca fino a un terzo di calore. E col coperchio! Senza si consuma il quadruplo di gas.
Meno carne. 1 kg di carne consuma 100 volte le risorse di 1 kg di cereali. 1 kg di patate assorbe 500 litri d’acqua, 1 kg di grano 900… 1 kg di carne da 25.000 a 100.000! E ogni hamburger fa fuori mezzo metro quadrato di foresta. Insomma, più verdure, solo di stagione, più cibi locali e meno trasporti internazionali.
Meglio da agricoltura biologica. Oltre a inquinare meno, consumare meno energia ed emettere la metà dei gas delle altre, le fattorie bio hanno anche un ruolo “attivo” nel ridurre i gas serra. Ogni ettaro bio assorbe 1,5 kg di tonnellate di CO2 all’anno: per l’attuale superficie italiana fanno 1.650 mila tonnellate di CO2 all’anno.
Acqua di rubinetto. Ha tanti eco-vantaggi, costa poco, è controllata. Raccoglila in una brocca al mattino per la sera, così il cloro evapora ed è pure buona!
In macchina meno e meglio. Il 46% delle emissioni di CO2 dei trasporti viene da auto private. L’auto ben tagliandata può consumare il 5% in meno. Con le gomme gonfie, il 2%. Non partire subito: a freddo “beve” il 50% in più.
Se si può, in treno. Da Milano a Roma un passeggero in aereo genera 80 kg di CO2; in auto da solo, 70 kg; in treno tre volte meno: 23 kg!
Usa solo pile ricaricabili. Durano da 500 a 1000 cicli. Quelle usa e getta sono bombe chimiche irrecuperabili, per produrle si consuma 200 volte l’energia che contengono, l’80% finisce nella spazzatura normale contaminandola, e comunque non sono riciclabili in alcun modo.
Al computer. Attiva la funzione “risparmio energia”. In pausa pranzo spegnilo bene, anche il monitor; e lo schermo Lcd consuma la metà.
Energia pulita. Accendi il contratto con un fornitore di energia rinnovabile.
Pianta un albero. Un solo albero assorbe almeno 1 tonnellata di CO2 nella durata della sua vita.
In libreria. “50 cose da fare per salvare il mondo e risparmiare denaro” di Andreas Schlumberger (Apogeo) e “Salvare il mondo senza essere Superman”, di Roberto Rizzo (Einaudi).
L’Altra Casta
Aprile 21, 2008 on 8:35 pm | In Politica | 35 Comments 
In Italia la trasparenza è un optional, anche per i sindacati: la meno indagata fra le caste nazionali. Se n’è incaricato di recente il cronista dell’Espresso Stefano Livadiotti, autore del libro “L’altra casta” (Bompiani). Sintetico e di agevole lettura, il libro racconta dei fatturati miliardari, dei bilanci segreti, dello sterminato patrimonio immobiliare, degli organici colossali, dei provvedimenti legislativi imposti o evitati per introdurre e mantenere privilegi. “L’immagine del sindacato come di un soggetto responsabile, capace di interpretare gli interessi generali, si è dissolta” - scrive l’autore - “e ha lasciato il posto a quella di una casta iperburocratizzata e autoreferenziale che ha perso via via il contatto con il Paese reale”. Una casta che, pur mantenendo un forte potere di veto non rappresenta più di un quarto del sistema produttivo nazionale: la metà dei tesserati sono pensionati, per il resto in gran parte sono lavoratori a tempo indeterminato, pochissimi i giovani e i “precari”. Alla base del potere sindacale c’è una forza economica incontrollata. Almeno un miliardo di euro è la cifra che ogni anno aziende e enti previdenziali versano a Cgil, Cisl e Uil, trattenendola da stipendi e pensioni degli iscritti. Il meccanismo della trattenuta automatica, già cancellato dalla legge con un referendum e poi rientrato dalla finestra nei contratti di lavoro, è a tutto vantaggio dei sindacati. Ma le fonti di finanziamento sono numerose, redditizie e quasi sempre esentasse. Pur mancando i bilanci ufficiali, Livadiotti le passa in rassegna con scrupolo: la “miniera d’oro” dei Caf (Centri di assistenza fiscale); la “riserva di caccia” dei patronati, l’l'immenso patrimonio immobiliare ricevuto in dono dallo Stato con esonero dall’Ici, l’intercettazione mediante i Caf del famoso 5 per mille, cioé la quota che i contribuenti possono dare al volontariato. Non basta: “i sindacati si sono infiltrati anche nell’attività consumeristica”, costituendo proprie associazioni di consumatori, che succhiano soldi allo Stato, e nell’appetitoso business della formazione, in quest’ultimo caso spesso a braccetto con il nemico confindustriale.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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