L’Altra Casta

Aprile 21, 2008 on 8:35 pm | In Politica |

In Italia la trasparenza è un optional, anche per i sindacati: la meno indagata fra le caste nazionali. Se n’è incaricato di recente il cronista dell’Espresso Stefano Livadiotti, autore del libro “L’altra casta” (Bompiani). Sintetico e di agevole lettura, il libro racconta dei fatturati miliardari, dei bilanci segreti, dello sterminato patrimonio immobiliare, degli organici colossali, dei provvedimenti legislativi imposti o evitati per introdurre e mantenere privilegi. “L’immagine del sindacato come di un soggetto responsabile, capace di interpretare gli interessi generali, si è dissolta” - scrive l’autore - “e ha lasciato il posto a quella di una casta iperburocratizzata e autoreferenziale che ha perso via via il contatto con il Paese reale”. Una casta che, pur mantenendo un forte potere di veto non rappresenta più di un quarto del sistema produttivo nazionale: la metà dei tesserati sono pensionati, per il resto in gran parte sono lavoratori a tempo indeterminato, pochissimi i giovani e i “precari”. Alla base del potere sindacale c’è una forza economica incontrollata. Almeno un miliardo di euro è la cifra che ogni anno aziende e enti previdenziali versano a Cgil, Cisl e Uil, trattenendola da stipendi e pensioni degli iscritti. Il meccanismo della trattenuta automatica, già cancellato dalla legge con un referendum e poi rientrato dalla finestra nei contratti di lavoro, è a tutto vantaggio dei sindacati. Ma le fonti di finanziamento sono numerose, redditizie e quasi sempre esentasse. Pur mancando i bilanci ufficiali, Livadiotti le passa in rassegna con scrupolo: la “miniera d’oro” dei Caf (Centri di assistenza fiscale); la “riserva di caccia” dei patronati, l’l'immenso patrimonio immobiliare ricevuto in dono dallo Stato con esonero dall’Ici, l’intercettazione mediante i Caf del famoso 5 per mille, cioé la quota che i contribuenti possono dare al volontariato. Non basta: “i sindacati si sono infiltrati anche nell’attività consumeristica”, costituendo proprie associazioni di consumatori, che succhiano soldi allo Stato, e nell’appetitoso business della formazione, in quest’ultimo caso spesso a braccetto con il nemico confindustriale.

35 Commenti »

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  1. i sindacati servono solo per fare carriera nei partiti di sinistra. ormai i lavoratori si devono tutelare da soli…per forza che poi si vota quel relitto paraplegico balbuziente di Bossi..

    Commento di Claudio Fatti — 21 Aprile 2008 #

  2. Credo che ormai l’unica soluzione non sia più da aspettarsi “dall’alto”: noi cittadini dobbiamo in prima persona e senza aspettare stimoli assumerci le nostre responsabilità e agire in maniera conforme ad uno spirito civico che possa davvero definirsi tale.
    Avremmo potuto iniziare cacciando buona parte della classe dirigente presentatasi alle elezioni, ma molti di noi hanno preferito preservare lo status quo.

    http://vivalacostituzione.blogspot.com

    Commento di Ringo De Palma — 21 Aprile 2008 #

  3. Ma, non so.. Tutto questo accanimento sulla politica. Ora anche i sindacati.
    So che non devo essere io a dire (poi proprio a te, che sei sempre attento) che non dovremmo generalizzare. Che nel sindacato ci sono tante persone che dedicano il loro tempo e le loro energie (volontariamente) per aiutare gli altri (e personalmente credo che queste persone siano la maggioranza).
    Analizzare il giro di denaro che i sindacati gestiscono, mettere il dito nella piaga della difficolta’ dei lavoratori precari ad aderire ai sindacati mi sembra pericoloso (non so se sia voluto, mi leggero prima il libro e poi mi faro’ un idea). Indebolire il sindacato vuol dire rendere piu’ indifesi i lavoratori. Soprattutto quei lavoratori precari di cui parlavamo.
    Giancarlo

    Commento di Giancarlo — 21 Aprile 2008 #

  4. e a noi chi ce le dice queste cose? allora è vero che da noi l’informazione è morta da tempo!!!
    grazie piero, internet ci salverà!!

    Commento di luca — 21 Aprile 2008 #

  5. Ultimamente la CGIL e la FIOM non hanno riscosso molti consensi tra gli operai. Se continuano così, mi sa tanto che cominceranno i tempi bui anche per loro, ma ho anche paura che abbiano imboccato una strada senza ritorno. Oggi non difende più nessuno i salari. POVERI OPERAI!!!

    Commento di Mario M. — 21 Aprile 2008 #

  6. Qui succhiano tutti. Voglio dire: succhiano tutti i soldi allo Stato. Tutti: i partiti, i giornali, le aziende pubbliche, le aziende private, la mafia, i sindacati, i politici. A forza di succhiare non rimarrà piu’ niente. Pero’ viene un dubbio. L’Italia deve avere proprio un sacco di soldi se tutti succhiano, da decenni, e pochi producono.

    Commento di Carlo — 21 Aprile 2008 #

  7. Montezemolo ha proprio ragione - io ho strappato la tessera della CGIL 15 anni fa

    Commento di NormaB — 21 Aprile 2008 #

  8. Salve, sono sempre stato d’accordo con i sindacati, nel senso della “difesa dei diritti dei lavoratori”. È chiaro, che negli ultimi trent’anni questa forza é venuta a mancare come dimostrano le varie inchieste che hanno fatto emergere, appunto, una “casta” privilegiata diventata una lobby che difende interessi molto particolari. Volevo soltanto aggiungere: sapevate che esiste una CGIL all’estero,per la precisione in Germania!? A fare che, per difendere quali interessi!!?? Mah…

    Commento di Diego — 21 Aprile 2008 #

  9. Questo post riassume il mio pensiero ormai da qualche mese…interessante il libro, penso proprio che gli darò una lettura!

    Commento di Matteo — 21 Aprile 2008 #

  10. Caro Piero,

    e’ semplicemente una vergogna. Una schifezza.

    Commento di evhua — 22 Aprile 2008 #

  11. A quando uno tsunami che spazzi via tutto e tutti?
    Ma forse non dobbiamo attendere neanche tanto…Silvietto ci manderà in rovina nel giro di poco…vedi Air France, e non ha neanche cominciato ufficialmente!
    L’Argentina è ahime vicina.
    L’unica cosa che possiamo fare è continuare a riportare e far girare i fatti, sperando che qualcuno ascolti.

    Commento di Candidus — 22 Aprile 2008 #

  12. http://it.youtube.com/watch?v=w1XLJYy_BhQ&feature=related

    Ho detto a piero ricca che la sua coscienza dovrebbe obbligarlo a pubblicare anche questo…
    Dovrebbe parlare di freenery, grillo, travaglio, di petro , casaleggio associati…

    Spero di poter continuare a fidarmi… Perchè ammiro tanto ricca…

    Spero sia tutto un incubo… e se non lo è, non per questo ho intenzione di fermarmi…

    Commento di Leonardo — 22 Aprile 2008 #

  13. Senza dubbio, la beffa, i sindacati tra le prime cause del malessere del lavoratore italico ai giorni nostri. Attenzione però, a questo giro non si tratta di mandare in pensione le ‘ideologie’ ma di tutelare dei risulati raggiunti col sangue chi ci ha creduto.

    Se la sinistra extra parlamentare vuole ri-conquistare un ruolo in questo paese da lì deve ri-partire, ri-nascere, dalla tutela dei diritti, dal ri-sanamento del sindacatod, dalla questione ‘etica’. Non dalla sua distruzione, ahimé, percorso già avviato e credo ormai prossimo al termine.

    La questione Alitalia, una delle prime stoccate.

    Commento di T A R O — 22 Aprile 2008 #

  14. carissimo piero,
    mi chiamo alessandro morelli e sono uno di quei tanti e sempre piu’ che segue con l’amaro in bocca la situazione italiana dall’estero.
    precisamente dal canada da cui ogni giorno che passa aumenta in me la sensazione di guardare un film di fantascienza quando rivolgo lo sguardo alle vicende della mia terra.

    so di scrivere off-topic ma credo che in questi giorni sia di un importanza enorme rivolgere a te e a tutti i gestori/editori di siti che sono la mia illuminazione da lontano e ho piacere che anche chi legge il tuo blog la ascolti e magari diffonda.

    la preghiera e’ quella di sostenere a piu’ non posso in questi gioorni attraverso internet l’iniziativa di grillo del 25 aprile.
    ho letto il tuo post di qualche tempo fa su questioni economiche irrisolte tra te e lui.
    io ti chiedo il favore di trascurarle queste vicende personali solo per alcuni giorni, data l’importanza indiscutibile per tutta italia di questa sua iniziativa e della scossa alla situazione che potrebbe dare, che prescinde dal suo successo personale.

    comunque passata questa spero ritroviate il tempo di comunicare e chiarire e magari mi auguro, vi auguro e auguro all’italia finalmente collaborare.

    io da parte mia continuero’ la mia vita cercando il giusto e mettendo in discussione sempre tutto prima di credere.grillo, te e soprattutto me stesso.
    grazie,
    alessandro

    Commento di alessandro — 22 Aprile 2008 #

  15. Un aneddoto,mia zia tempo fa lavorava alla zanussi azienda nota con centinaia di operai nel coneglianese (tv) e mi raccontava che normalmente in periodi in cui le vendite erano basse i sindacati d`accordo con i dirigenti facevano fare sciopero agli operai,che naturalmente in quei giorni non venivano retribuiti,anzi se non eri iscritto non venivi nemmeno assunto!! questo vi spiega che razza omicida di sindacati ci siano in italia…..

    Commento di alfio de roberti — 22 Aprile 2008 #

  16. Ma come e’ bella questa informazione libera superpartes ;) In effetti e’ vero, tante cose in Italia si devono modernizzare, compresa il sindacato.Ma  se nel nostro BelPaese c’e’ tanta gente che non lavora… i mantenuti/e, i pensionati, gli studenti, i preti, parecchi statali furbetti, le persone con problemi di salute (purtroppo loro malgrado), chi vive di espedienti tipo i punkabbestia, le prostitute d’alto borgo, i SINDACALISTI…noi operativi ci  dobbiamo fare un bel paiolo a mandare avanti un paese membro del G8 (x il momento) !!
    Quindi a tutti la loro parte per tirare il carretto.
    Un saluto Ben da ReggioEmilia!!

    Commento di Beniamino Menani — 22 Aprile 2008 #

  17. La soluzione? RdB !

    Commento di PreZ — 22 Aprile 2008 #

  18. i sindacati e la loro connivenza politica sono i principali responsabili dell’imbastardimento del centrosinistra italiano e della scomparsa della sinistra radicale. Il lavoratore medio ormai vota PdL, la figura dell’operario non è più tutelata.

    I sindacati sono solo l’anticamera dei politici che successivamente andranno a bivaccare in parlamento!

    Commento di VENOM — 22 Aprile 2008 #

  19. OT
    Un bell’articolo:
    Deterring democracy in Italy intervista a Chomsky

    http://www.francarame.it/node/810


    Intervista a Noam Chomsky
    Un caso chiave di controllo del pensiero :”Deterring democracy in Italy”
    Noam Chomsky, intervistato da Domenico Pacitti, dice che le accuse a Silvio Berlusconi sono banali in confronto a quanto accade negli Stati Uniti e spiega che l’Italia è stata l’obiettivo principale degli sforzi Usa per sabotare la democrazia fin dalla Seconda Guerra Mondiale. Chomsky suggerisce come via da seguire le proteste organizzate a livello internazionale. Questa intervista è stata realizzata telefonicamente da Roma mentre il professor Chomsky si trovava nella sua casa nel Massachusetts, subito dopo le elezioni politiche italiane. Viene pubblicata da terrelibere per la prima volta.
    di Domenico Pacitti
    Title: Deterring democracy in Italy
    Pacitti: Silvio Berlusconi, plurimiliardario magnate dei media, ha vinto le elezioni italiane nonostante sia in balia delle accuse criminali e del conflitto tra affari ed interessi politici. Sembra che gli italiani siano meno interessati alla questione morale e più interessati a quello che Berlusconi possa fare per loro.
    Chomsky: Perché pensa che la situazione sia diversa in Gran Bretagna e negli Stati Uniti?
    Pacitti: È questo che spero che ci spieghi.
    Chomsky: La risposta è che non è diverso.
    Pacitti: Può elaborare il concetto?

    ecc. ecc.
    continua nel link sopra

    http://nicolaulivieri.interfree.it/index.htm

    Commento di Nicola Ulivieri — 22 Aprile 2008 #

  20. Caro Piero,
    ho sempre approvato le tue nobili battaglie..ma se anche tu..presti il fianco al facile gioco di attaccare le organizzazioni sindacali ed al prezioso ruolo che esse svolgono nel nostro sgangherato paese..commetti un grosso errore, macchiandonti tra l’altro di mero qualunquismo.
    Per questo motivo, ti invito a leggere l’articolo (http://www.conquistedellavoro.it/archivio.asp?giorno=18&mese=4&anno=2008&pagina=2) pubblicato su “Conquiste del Lavoro” e scritto da Francesco Scrima, Segretario Nazionale Cisl Scuola per capire che “si mira al sindacato per colpire i lavoratori, le loro tutele, la loro fiducia” e “che le accuse di Livadiotti e compagnia si somigliano tutte: sono facili da contestare, anche quando sembrano argomentare e non si esprimono nel linguaggio becero della destra demagogica”.
    Grazie e non deluderci.
    Massimo

    Commento di Massimo — 22 Aprile 2008 #

  21. Se non si colpisce la casta delle caste(le banche) automaticamente nascono tutte le altre.

    Ci sarai a Torino Piero?

    Commento di Andrea Taxi — 22 Aprile 2008 #

  22. Isindacati hanno rovinato
    l’Italia, sono una
    massa di cialtroni e
    scansafatiche, prima
    scompaiono meglio è.
    È il ritornello solito,
    molto caro ai comizianti
    da bar specie quando
    hanno bevuto. Tanto noioso
    da suscitare solo
    un leggero moto di fastidio
    negli avventori.
    Succede però che quando
    il clima civile di un
    paese si imbastardisce
    anche gli sfoghi dei qualunquisti
    di giornata trovino
    ascolto, divengano
    materia di analisi
    pensierose e di denunce
    allarmate, vere e proprie
    armi di scontro politico.
    Viviamo uno di
    questi periodi e ignorarlo
    sarebbe grave.
    L’offensiva odierna
    contro la ”casta” sindacale
    non deve sorprendere.
    Dopo i politici sarebbe
    toccato a noi, era
    nell’aria. Che si facesse
    uso di identiche violenza
    verbale e povertà di
    idee era quasi inevitabile.
    I libri su commissione
    e le campagne di
    stampa a comando indovinano
    sempre il momento
    in cui cadere. Sono
    un tributo alla moda,
    ma danno voce a istinti
    che partono da lontano.
    Dietro c’è l’umore nero
    di certa opinione plebea,
    eccitato con malizia.
    C’è un vuoto lungo
    anni; un senso di sbandamento,
    di perdita di
    valori condivisi a cui bisogna
    reagire. Per una
    reazione naturale di dignità,
    di difesa del nostro
    ruolo, e per salvaguardia
    doverosa dei
    nostri rappresentati,
    che ammontano a più
    di dieci milioni di persone
    vere, donne e uomini
    fra attivi e pensionati
    (almeno sui numeri
    non ci sono obiezioni).
    I cosiddetti interessi e
    privilegi sindacali sono
    alla fine secondari, la
    buona convivenza del
    paese, la sua sanità e integrità
    democratiche sono
    invece un bene assoluto.
    Le crociate periodiche
    contro di noi –
    l’ultima fatica, degna
    di miglior causa, è quella
    malandrina di Livadiotti
    - non sarebbero
    poi tanto pericolose se
    puntassero ai gruppi dirigenti
    soltanto. Abbiamo
    invece il fondato timore
    che si miri al sindacato
    per colpire i lavoratori,
    le loro tutele,
    la loro fiducia. In
    un’epoca in cui i cantori
    delle magnifiche sorti
    e progressive del mercato
    abbondano e i dogmi
    del pensiero unico
    globalista trionfano, il
    sindacato disturba, nuoce,
    è un’anomalia, culturale
    e fisica, da azzerare.
    Diviene il capro
    espiatorio ideale, contro
    cui lanciare la condanna
    di conservatorismo,
    di fuga nel passato,
    di chiusura corporativa,
    di rifiuto dell’innovazione.
    Ma non stracciamoci
    le vesti, siamo
    un falso bersaglio.
    L’obiettivo reale sono i
    diritti individuali legati
    al lavoro e alla produzione,
    sono i contratti
    collettivi, è il potere
    d’interdizione delle
    Rsu, è la concertazione.
    Questa pare a noi la
    posta in gioco.
    Se così stanno i fatti, la
    risposta deve essere ferma
    e netta.
    Nel merito le accuse di
    Livadiotti e compagnia
    si somigliano tutte. Sono
    facili da contestare,
    anche quando sembrano
    argomentate e non si
    esprimono nel linguaggio
    becero della destra
    demagogica.
    L’idea innanzitutto che
    il sindacato sia un’oligarchia
    impenetrabile,
    una torre d’avorio senza
    porte e finestre, sorda
    alle regole democratiche,
    votata alla riproduzione
    autarchica di
    tessere e prebende, è
    una caricatura grossolana.
    La smentita viene
    ogni giorno dal consenso
    guadagnato sul campo
    da schiere di militanti
    e quadri e corroborato
    dalle elezioni di migliaia
    di delegati aziendali,
    dalle consultazioni
    sulle vertenze, le piattaforme
    contrattuali,
    gli accordi con il governo.
    Questo esercizio
    quotidiano di libertà e
    di solidarietà ha pochi
    eguali nella vita della
    comunità nazionale e
    fa premio sugli episodi
    di malfunzionamento e
    di lontananza dalla base
    che pure il sindacato
    registra.
    Si dice che il ricambio
    al vertice dovrebbe essere
    più rapido e frequente.
    Vero, ma siamo
    stati i primi a porre
    un termine ai mandati. I
    politici sono arrivati dopo
    e male, i massimi dirigenti
    di grandi banche
    e imprese ci debbono
    pensare. Per loro il ricambio
    è un girotondo,
    un salto confortevole
    da un posto all’altro, reso
    ogni volta più allegro
    da liquidazioni faraoniche
    (quale che sia il
    rendimento effettivo
    delle società, comeè dimostrabile
    prove alla
    mano).
    L’adesione al sindacato
    è libera e revocabile.
    Niente di più normale
    che iscriversi e cancellarsi,
    come fanno migliaia
    di tesserati ogni
    anno, non avendo bisogno
    di consulenti speciali
    o di pratiche costose
    e defatiganticome invece
    sembra pensare
    Dario Di Vico - che pure
    è fra quelli seri e che
    un po’ di meriti ce li riconosce.
    Anchela richiesta di trasparenza
    dei conti economici,
    che allude a
    chissà quali rischi di
    abusi e di corruzione, è
    superata dagli eventi. I
    nostri bilanci sono affidabili,
    grazie a controlli
    interni e a verifiche
    esterne. Non è certo sul
    corretto impiego delle
    risorse che il sindacato
    manifesta segni di fragilità
    e di inefficienza. È
    piuttosto nella gestione
    dei servizi che siamo carenti;
    nell’offerta di
    una rete di protezione
    che sia pronta e diffusa
    nel territorio.
    Di questo i soci chiedono
    ragione al sindacato.
    Noninvocano dai gruppi
    dirigenti onestà e moralità
    (doti che fanno
    parte dei requisiti minimi
    d’accesso), quanto
    fantasia ed energia operativa.
    Potremmo dire
    che reclamano spirito
    imprenditoriale, ma è
    più giusto parlare di
    coinvolgimento partecipativo
    e di sussidiarietà.
    Anchel’accusa al sindacato
    di essere poco responsabile,
    e indifferente
    verso i bisogni dei cittadini,
    ricalca un pigro
    luogo comune. Per sindacati
    come il nostro, il
    codice di autoregolamentazione
    è sacro. Gli
    scioperi nei pubblici
    servizi pesano sulle tasche
    degli iscritti e prevedono
    garanzie rigide
    per i cittadini, sempre rispettate
    da noi. Lo stesso
    non vale per molti
    sindacati autonomi,
    spesso insignificanti
    per numero e qualità,
    che razzolano con la
    complicità disinvolta
    della controparte, e rimangono
    impuniti.
    Potremmo replicare ancora
    e passare a fare
    l’elenco dei nostri meriti:
    dal contributo decisivo
    alla ricostruzione
    nel dopoguerra, alla lotta
    di emancipazione di
    contadini e operai negli
    anni della crescita industriale
    e del miracolo
    economico; alla difesa
    costante delle istituzioni
    repubblicane, alla lotta
    al terrorismo; alla
    strategia concertativa
    di politica dei redditi,
    di moderazione salariale
    e di contrasto all’inflazione
    nel periodo
    cruciale dell’ingresso
    nell’Unione europea;
    agli accordi nazionali
    tripartiti con governo e
    padronato. Tra essi,
    quello fondamentale e
    per noi irrinunciabile
    del 23 luglio 2007, sul
    regime previdenziale,
    la rivalutazione delle
    pensioni, l’occupazione
    giovanile.
    Il sindacato confederale
    è molto più che una
    ”sorta di pronto soccorso
    di socialità” presente
    nelle pieghe meno
    agevoli del tessuto comunitario
    (piccole imprese,
    cantieri edili, immigrati,
    etc…). Non abbiamo
    sottoscritto alcun
    patto faustiano, come
    vorrebbe Di Vico.
    Abbiamo conservato la
    nostra anima e il potere
    non ci ha dato alla testa.
    Siamo un presidio permanente
    a favore dei deboli
    e degli emarginati,
    dei nuovi poveri, occupati
    e non. Un motivo
    forte di speranza nella
    legalità e nella giustizia,
    un esempio raro di
    democrazia attiva e coesiva.
    Non siamo una
    consorteria, o un ordine
    cavalleresco, ma un
    grande movimento che
    è entrato nelle fibre più
    intime del paese (il paragone
    coi carabinieri
    ci piace, ma è limitativo…),
    nella sua storia e
    nel suo costume. Su
    questo, ripetiamo, anche
    gli avversari sono a
    malincuore d’accordo.
    Salvo poi a lasciarsi
    prendere dagli spiriti
    animali.
    Per parte nostra faremmobene
    a non cedere alla
    tentazione della polemica
    astiosa e della requisitoria
    cieca.Le critiche,
    pure quelle sbagliate,
    inducono a riflettere
    e rivedere se stessi.
    Chiarezza e linearità
    nelle parole (la nostra
    comunicazione è contorta
    e fa a gara con
    quella ondivaga dei politici)
    e nei comportamenti,
    massima pubblicità
    nell’uso delle risorse,
    fluidità negli avvicendamenti
    al vertice,
    rapporto assiduo con
    gli iscritti; uso attento
    della nostra forza rivendicativa,
    interazione positiva
    con le altre istanze
    associative, autonomia
    e dialogo costruttivo
    con i poteri istituzionali;
    allargamento dei
    nostri spazi di presenza
    e di iniziativa ai mondi
    (giovani, precariato, atipici,
    professioni, volontariato)
    che stanno al di
    qua o al di là del lavoro
    strutturato: sono caratteristiche
    che dobbiamo
    incarnare e migliorare,
    avendo a riferimento
    i principi costitutivi.
    Abbiamo margini
    di miglioramento rilevanti.
    La nostra scomparsa
    non è all’orizzonte,
    a dispetto dei profeti
    di sventura. Il futuro ci
    sorriderà ancora, se sapremo
    sfidarlo a viso
    aperto.
    * Segretario generale
    Cisl Scuola

    Commento di Massimo — 22 Aprile 2008 #

  23. “Rubiamo! Tanto lo fanno tutti!”, “Tatuiamoci! Tanto lo fanno tutti!”, “Seguiamo le mode! Tanto lo fanno tutti!”, “Sprechiamo! Tanto lo fanno tutti!”…
    Nel nostro Paese non ci si riesce proprio a instaurare un “circolo virtuoso”… Perché? Perché nell’ immediato è più semplice fare schifo che non cercare di migliorare sé stessi e il proprio ambiente. A costruire ci vuole tempo, a distruggere pochi istanti: è esattamente questo il principio. “Distruggiamo! Tanto c’è sempre qualche stupido che si diverte a ricostruire!”.
    In questo Paese, l’ Italia, ci sono troppe forze contrastanti. Quando nasce un’ istituzione dai grandi obiettivi, ecco che subentrano sempre e comunque “altri” con opinioni divergenti che fan perdere l’ orientamento. Questo spiega anche perché riusciamo solo ad essere divisi e partiti. Non riusciamo proprio ad essere una nazione unita, solo omologati nella pigrizia mentale.
    Sono d’ accordo con Beppe Grillo quando dice che bisogna far saltare questo sistema… Tuttavia la domanda che mi pongo è la seguente: “quando andremo a ricostruire, come prevenire la sbornia?” L’ uva, le mele, il riso, etc. se fermentati producono un effetto psicotropo… Non so se è chiaro quello che sto dicendo…
    Il lievito in una torta o nel pane è un ingrediente indispensabile per aumentare il piacere della degustazione del prodotto finale. Ma cosa accade se abbiamo solo lievito e mancano tutti gli altri ingredienti? Abbiamo una casta fortemente burocratizzata, inacidita e talmente ammuffita da dare disgusto perfino a sé stessa. Coraggio: c’è da disinfettare!
    Proviamo a fare del pane azimo; solo qualche pagnotta, tanto per vedere l’ effetto che fa…
    P.S.
    Vado a farmi un giro di librereie e mi cerco “L’altra casta”. Grazie per il consiglio!

    Commento di Marco Perego — 22 Aprile 2008 #

  24. Questo blog si conferma un blog tendenzialmente di destra, conforme al dipietrismo nella sua ambiguità ideologica.
    Ma bravo, dopo l’attacco alla sinistra ci mancava quello ai sindacati, proprio nel momento migliore.
    Complimenti! E non ti rendi neanche conto di chi fai il gioco. E’ proprio vero che la destra culturalmente ha stravinto. L’unica differenza che vedete è la fedina penale, siete tutti interni al pensiero unico solo che alcuni cavalcano l’”onestà” per fare carriera o per farsi notare.

    Commento di sacha — 22 Aprile 2008 #

  25. of topic
    mamma mia!!un rettile
    George Bush Senior : Confirmed Reptilian humanoid

    http://www.youtube.com/watch?v=lex2JUriI8A&feature=related

    Commento di alfio de roberti — 22 Aprile 2008 #

  26. Caro Piero!
    Il VERO SINDACALISTA sei tu! Che metti mano al megafono per difendere chi viene messo inconsapevolmente sotto dai potenti.
    -
    E lo fai sia che comandi la destra che la sinistra!
    -
    I sindacati sono una massa di pagliacci, attaccati prima alla fede politica e poi alle sorti della povera gente strizzata come le arance
    -
    Ma ti pare normale che questi sotto la sinistra abbaino come i Chiuawa e sotto la destra (che fa le medesime porcherie) si trasformino in pitbull indemoniati?
    -
    Ma a chi vogliono prende per il c..? A me non di certo! Forse i militanti della sinistra (quelli residui che danno ancora retta ai Bertinotti si)
    -
    Ultima cosa: ho sentito che uno dei tre segretari dei confererati prende ben 18 MENSILITà! Proprio un impiegato nel call center…
    -
    Grande Piero! Attacca tutti sti zozzoni e tutte le caste. Non farti mettere mai il guinzaglio da nessuno!

    Commento di RICCArdo — 22 Aprile 2008 #

  27. I sindacati, come tante altre grandi associazioni in Italia, oggi sono gruppi di potere. E’ una prerogativa tutta italiana.
    Evidentemente non tutti sono informati bene.
    Fanno parte del mondo del lavoro e indirettamente sono legati alle grandi società interinali.

    Commento di Daniele — 22 Aprile 2008 #

  28. I sindacati sono tenuti in vita dai lavoratori….i lavoratori in Italia stanno peggio che in qualsiasi altro paese europeo,i lavoratori in Italia continuano a sostenere il sindacato:i lavoratori in Italia hanno quello che si meritano,hanno quello che hanno chiesto tramite i sindacati….svegliarsi!
    by

    Commento di Jessica Moh — 22 Aprile 2008 #

  29. http://it.youtube.com/watch?v=7kSd4nmsVn8

    Piero il tuo presidente… bhe anche se avrebbe finto l’altro ormai la politica conta 0…ma il silviuccio è davvero un guiness dei primati!

    Commento di andrea — 22 Aprile 2008 #

  30. Piccole cose con cui si cambia il mondo. Le nostre scelte quotidiane sono la vera politica!

    Commento di Marco Corino — 22 Aprile 2008 #

  31. per Massimo, Cisl Scuola: a viso aperto?
    Le cose giuste si fanno al momento giusto, i tre signori della casta hanno calpestato -anche- il pensiero del cittadino comune dissociandosi lo scorso 1° Maggio, festa dei lavoratori, da inconfutabili verità acquisite e unanimemente condivise, solo per compiacere SS. Potrebbero pescare, bacino esiguo ahiloro!, tra guardie svizzere e altri lavoratori vaticani ma non credo il padrone permetterebbe interferenze sindacali. Al pari dei peggiori politici hanno dimenticato un principio fondamentale: Libera Chiesa in Libero Stato. Si parlava dei funerali NEGATI a Piergiorgio Welby, della benedizione a Pinochet e della magnifica sepoltura del pluriomicida De Pedis boss della banda della Magliana in una cripta di S. Apollinare. Ogni italiano, indipendentemente da qualsivoglia tessera, è in grado di discernere da sè e non ama essere preso in giro nè dal Papa nè dal sindacato. Dovessi io “santificare” qualcuno questi sarebbe Welby e non teresa di calcutta, valzerista delle banche. Sindacalista: rem tene, verba sequentur.

    Commento di Edna — 22 Aprile 2008 #

  32. Per Massimo -Cisl scuola
    Hai fatto una valutazione idelogica e storica di cosa è stato e dovrebbe essere (ma cosi non è) il Sindacato. Quando si esprimono delle opinioni non si può e non si deve coprire la mela marcia con quelle buone, perchè la gente non è stupida. Considerato l’aspetto ideologico, bisogna far i conti con quello che succede realmente, anche la politica ideologica ha una storia con la “S” maiuscola, ma sappiamo bene cosa oggi rappresenta in tutti i suoi aspetti. Caro amico, gli atteggiamenti sindacali li viviamo e li subiamo ormai ogni giorno. La verità è che il sindacato era per la PROTESTA si è evoluto con la PROPOSTA, sconfinando nella “SUPPOSTA” (per i lavoratori). Ormai mira solo alle carriere politiche….vuoi i nomi?????

    Commento di sandro — 23 Aprile 2008 #

  33. avete visto travaglio il paladino dell’informazione ma vaffanculo
    http://it.youtube.com/watch?v=w1XLJYy_BhQ&feature=related

    grazie per chi mette questi link

    Commento di anonimo italiano — 24 Aprile 2008 #

  34. per Sandro:
    Caro Sandro, prima di tutto, una precisazione: l’articolo è di Francesco Scrima - Segretario Nazionale Cisl Scuola e non il mio (pensavo di aver inserito anche il nome dell’autore e per questo me ne scuso) ma questo ovviamente, non vuol dire che non condivida pienamente quanto è stato scritto dal sindacalista. Secondo punto: così come ho scritto a Piero, il mio era solo un mero invito a riflettere di più sull’utilità di “pubblicizzare” un libro che nonostante la massiccia campagna pubblicitaria messa in atto dal suo autore, sta solo guadagnando ironici commenti da parte dell’opinione pubblica e probabilmente mediocri risultati di vendita.
    Nessuno ha intenzione di santificare in toto l’operato dei sindacati: questo sia chiaro! Le organizzazioni sindacali sbagliano e probabilmente sbaglieranno anche in futuro su molte questioni, perchè fatte di uomini! Ma mettere in discussione il fatto che i sindacati siano dalla parte dei lavoratori o delle consorterie di volgari profittatori ..onestamente, mi sembra una castroneria!
    Ritengo solo che occorra sempre fare molta attenzione ai tanti specchietti per le allodole disseminati lungo la strada di chi ha scelto di fare vera informazione.
    Se poi “fare informazione” vuol dire sparare su tutto e su tutti per fare emergere le pecche altrui…sai che ti dico….attenzione è un gioco al massacro, dato che nessuno è esente dal commettere errori.
    Un sindacato moderno, a mio avviso, come ironizzi tu.. deve piuttosto evolvere nella proposta, perchè è troppo facile legarsi ai cancelli delle fabbriche e fare scioperi della fame. Alla denuncia del lavoratore sfruttato deve sempre seguire la proposta (concertata) per ottenere una soluzione della vertenza. Per quanto riguarda la “supposta” posso solo dirti che quella.. prima o poi arriva a chi pensa che “criticare sia sempre meglio del fare”.
    Per concludere: sulla presunta mira politica dei sindacalisti,posso risponderti con una domanda. Ma la Costituzione prevede che questa categoria di cittadini non possa decidere di candidarsi alle elezioni (previa dimissione dal proprio ruolo,ovviamente!)?
    Saluti.Massimo

    Commento di massimo — 27 Aprile 2008 #

  35. Pare che “Il Giornale” abbia pubblicato l’elenco dei redditi di alcuni notabili italiani col chiaro tentativo di destare sdegno e scalpore tra la pubblica opinione. E’ emerso che i politici, i giornalisti/giornalai, i manager pubblici, gli imprenditori et simili possano vantare dei guadagni strepitosi. Adesso mi chiedo: come mai “Il Giornale” di Berlusconi, da sempre acerrimo nemico dei sindacalisti(ricordate la campagna contro il sindacato di qualche tempo addietro?) non abbia ritenuto opportuno pubblicare anche gli stipendi degli appartenenti a questa nuova “casta”?
    Risposta: perchè i sindacalisti hanno una retribuzione mensile normalissima. Ma come si dice in questi casi, questo non interessa ai disfattisti di professione. Altro… che casta!

    Commento di massimo — 1 Maggio 2008 #

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