Clementina Forleo

Giugno 30, 2008 on 8:32 pm | In Politica, Legalità | 47 Comments

RIschia ancora il trasferimento d’ufficio, ma intanto ha incassato una prima assoluzione dall’accusa di illecito disciplinare. L’altro giorno il Consiglio Superiore della Magistratura ha assolto Clementina Forleo dall’accusa di aver esorbitato dai suoi poteri nel redigere la richiesta di utilizzo delle conversazioni intercettate di Fassino e D’Alema nella vicenda Unipol-Bnl. La notizia arriva pochi giorni dopo il proscioglimento a Salerno di Luigi De Magistris. Le due vicende sono collegate. Il magistrato che indaga senza inibizioni sugli intrecci politico-affaristici viene messo all’indice e costretto a difendersi da accuse false o strumentali. Se si fossero occupati di ubriachi molesti o rubagalline, nessuno avrebbe reso loro la vita difficile. Riporto il lancio dell’Ansa.

ROMA, 28 giugno - Il Csm assolve la Forleo

“Il fatto non costituisce illecito disciplinare”: con questa motivazione la sezione disciplinare del Csm dopo due ore di camera di consiglio ha assolto il gip di Milano Clementina Forleo dall’accusa di aver violato i suoi doveri di “imparzialità, correttezza e equilibrio” per i contenuti dell’ordinanza con la quale nel luglio del 2007 chiese alle Camere l’autorizzazione a utilizzare intercettazioni telefoniche che riguardavano alcuni parlamentari nell’ambito dell’inchiesta sulle scalate bancarie. La procura generale della Cassazione aveva chiesto invece la condanna del magistrato alla sanzione della censura e al trasferimento d’ufficio da Milano. “Avere fiducia nella giustizia prima o poi paga”, ha detto più che soddisfatta Forleo, esprimendo l’auspicio che la sua stessa sorte tocchi ora al collega di Catanzaro Luigi De Magistris. “E’ una sentenza importante perché riafferma il principio che la legge è uguale per tutti, magistrati e non, e che i provvedimenti giudiziari non sono sindacabili in sede disciplinare”, ha commentato invece il suo difensore il procuratore di Asti Maurizio Laudi. Mentre il vice presidente del Csm Nicola Mancino, che presiede la sezione disciplinare, ha sottolineato che la sentenza dimostra “l’autonomia di giudizio” di Palazzo dei marescialli.

Tra le intercettazioni per le quali Forleo aveva chiesto alle Camere l’autorizzazione all’uso c’erano le conversazioni tra l’allora presidente di Unipol Giovanni Consorte e Piero Fassino, Massimo D’Alema e Nicola La Torre. E proprio su di loro, che pure non erano indagati, secondo quanto ha sostenuto in aula il sostituto pg della Cassazione Federico Sorrentino, il gip aveva espresso in quell’ordinanza un “abnorme e non richiesto giudizio anticipato”, ledendo i loro diritti ed “esorbitando” dalle sue competenze. Il riferimento era a quei passaggi del provvedimento in cui Forleo aveva definito “consapevoli complici di un disegno criminoso” D’Alema e La Torre e li aveva descritti come “disponibili a fornire i loro apporti istituzionali in spregio dello stato di diritto”.

Nessun provvedimento “abnorme”, ha replicato Laudi, era un “dovere” motivare in maniera dettagliata le ragioni per le quali era necessario utilizzare quelle intercettazioni; Forleo non ha espresso valutazioni eccessive; le sue parole sono “la fotografia di una realtà inquietante”, documentata da “dialoghi da stomaco forte”, ha detto, leggendo ampi stralci delle telefonate di Consorte con La Torre e D’Alema. Poi a sentenza pronunciata, ha aggiunto: “il giudice ha il dovere di valutare anche in termini pesantemente critici determinati fatti, anche quando riguardano soggetti che ricoprono cariche importanti”.

Per Forleo il rischio di un trasferimento d’ufficio non è però del tutto scongiurato. Forse già la prossima settimana il plenum del Csm deciderà sulla richiesta della Prima Commissione di allontanarla da Milano: stavolta le si rimproverano le sue denunce sui poteri forti che avrebbero interferito nella sua attività giurisdizionale e l’accusa ai pm dell’inchiesta sulle scalate - Francesco Greco, Luigi Orsi, Eugenio Fusco, che sono stati ascoltati come testimoni- di voler insabbiare le indagini”.

Ustica, Italia

Giugno 27, 2008 on 8:05 pm | In Politica | 44 Comments

Nella scatola nera della Repubblica c’è Ustica. 27 giugno 1980. Ottantuno morti. Ventotto anni non son bastati a fare giustizia. Ce lo ricorda in questa lettera Riccardo da Roma. Per saperne di più clicca QUI

Caro Piero,

oggi è il 27 giugno. Oggi è il giorno della vergogna! La più grande vergogna della storia di questo paese, e che solo in questo paese è stata legittimata e trasformata quasi in fiaba da un’informazione dalla schiena piegata e dalla gente che l’informazione ha abituato a non pensare più.

Sto parlando di USTICA. Oggi sono 28 (ventotto) anni da quella tragica sera in cui l’inferno si è scatenato nel nostro spazio aereo. Ci vogliono far credere che un aereo colpito da un missile sia invece esploso da solo. Ustica è lo specchio dell’Italia! Stranieri che, come in passato, vengono da noi, fanno quello che vogliono, ammazzano innocenti colpevoli solo di trovarsi in quel punto di cielo, mentre stanno raggiungendo i loro cari che li aspettavano all’aeroporto di Punta Raisi (oggi Falcone-Borsellino). Impunità assoluta!

Ustica è lo specchio dello scempio, dell’ignominia in un paese che non si fa più domande. Chi sapeva ha taciuto, si è portato nella tomba questo segreto. I vivi che sanno non parlano. Chi aveva visto quello che non doveva vedere è stato ucciso. Testimoni scomodi d’incanto sono spariti, o uccisi o dissuasi. Ventotto anni di depistaggi, di negazione dell’evidenza.
Governi servili in 28 anni non hanno mai preteso verità e giustizia per quei poveri innocenti (tra i quali una bambina di 11 anni) finiti, così per caso, in fondo al mar Tirreno.

Ustica è lo specchio del potere che fa quello che vuole e riesce ad occultare tutto, e se tu gli chiedi informazioni ti spintona via o ti fa il sorrisetto strafottente prendendoti per matto.
Ustica è lo specchio della nostra indifferenza, della nostra disinformazione, del nostro tira a campà (come diciamo a Roma). È lo specchio del nostro alzare le spalle per poi immergerci nella lettura delle notizie sportive.
Cosa è successo ad Ustica 28 anni fa? Molti lo ignorano e chi lo sa non fa nulla. Lo accetta.

In un paese con una cittadinanza attiva, il 27 giugno ci sarebbe una grande manifestazione nazionale per chiedere verità e giustizia! Oggi cosa ci sarà in Italia? Manifestazioni? Fiaccolate? Gente incazzata a gridare sotto le finestre della Farnesina? Oggi i Tg sicuramente parleranno di Ustica (lo spero), certo solo dopo aver parlato di Lippi e Donadoni. Ecco, questo è il nostro paese.

Riccardo - Roma

Daniele Capezzone

Giugno 26, 2008 on 10:11 pm | In Politica | 172 Comments

«Quello che accade è ormai evidente a tutti: tra un Csm ispirato anche da magistrati in conflitto di interessi, intercettazioni juke-box sulla linea Napoli-Espresso, e le solite inchieste a orologeria, si sta tentando una complessiva e concertata aggressione giudiziaria contro Silvio Berlusconi, il suo Governo e la maggioranza politica liberamente scelta dagli elettori il 13-14 aprile. Ma gli italiani non ci cascano: e la maggioranza andrà avanti, con il consenso dei cittadini».

L’autore di questa dichiarazione è Daniele Capezzone.
Ve lo ricordate? Era l’ultimo figlioccio di Pannella. Trafila classica: militante semplice, collaboratore di radio radicale, segretario del partito, parlamentare, presidente di commissione, show man da Chiambretti. Poi cade in disgrazia: il ragazzo gli fa ombra, Pannella lo manda a stendere.

Niente paura, a Roma basta stare nel giro. E un posto per un ex radicale si trova sempre. Lo nota Berlusconi. Ne vuol fare il nuovo Elio Vito. Capezzone era suo oppositore fino al giorno prima, ma son dettagli. Un posto in parlamento non glielo concede, ma lo fa portavoce di Forza Italia. Cioé di se stesso. Mestiere duro, che richiede fedeltà canina e una specifica faccia di bronzo. In teoria il partito non esisterebbe più. Ma Capezzone è contento lo stesso: ha un ruolo e uno stipendio, parla ai media tutti i giorni ed è in pole position per le prossime elezioni. Che vuole di più?

In più vuole fare l’editore di un’agenzia di stampa nazionale. Eccola, è pronta: si chiama Il Velino. Se la filano in pochi, ma non importa. Anzi è meglio: può solo crescere. “Voglio farne la quarta agenzia giornalistica italiana”, dichiara. Per questo, con i suoi risparmi compra le quote e da direttore ne diventa anche editore.

Tra il ruolo di portavoce di partito e il lavoro di direttore-editore di un’agenzia giornalistica, qualche purista potrebbe eccepire un conflitto di interessi. Ma i tempi cambiano. Ora basta la parola. Capezzone s’impegna a non sovrapporre i ruoli: “Non ne faremo un’agenzia governativa”, promette. Da vero liberale, liberista e libertario.

Autoconvocatevi !

Giugno 25, 2008 on 10:48 pm | In Politica, Democrazia, Legalità | 51 Comments

tribunale Lecco

Chi sognava la conversione dell’affarista in statista s’è dovuto ricredere. L’estate sarà dedicata al Lodo Schifani bis: l’immunità per le alte cariche. Una priorità per la sicurezza nazionale. La legge è già stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Ma non importa, questa volta andrà meglio.

I reggicoda dello statista affarista ripetono che l’immunità esiste già in Francia ed è una norma democratica, volta a tutelare il verdetto delle urne. Il capo ci mette del suo e tira fuori l’argomento decisivo: toghe rosse, metastasi dell’Italia. Lo ha ripetuto così tante volte in tv che in milioni ormai gli credono. Il problema è che in nessuna democrazia un personaggio imputato per gravi reati potrebbe candidarsi a capo di governo. Non lo consentirebbero l’opinione pubblica, i mass media, il sistema dei partiti. In Italia è stato possibile l’esatto contrario: manipolare le leggi per evitare la galera.

Lo statista affarista ha un’urgenza: mettersi al riparo dagli ultimi procedimenti rimasti aperti. Non vuole rischiare una condanna, sia pure destinata alla prescrizione. Punta al Quirinale, possibilmente con poteri riformati, e vuole arrivarci pulito. Sa di contare su alleati superfedeli, Gianfranco Fini in testa. Era camerata, ora è cameriere. I leghisti si adeguano: erano forcaioli, ora immunizzano il padrone.

Vedremo cosa decideranno i Veltroni boys. La tentazione della “tregua”, sotto sotto, è sempre viva. In nome del dialogo sulle riforme, non c’è dubbio. Non che i voti democratici siano indispensabili. Con i numeri che hanno in parlamento gli alfieri del “popolo della libertà” possono fare quel che vogliono. Il consenso della sinistra morigerata servirebbe però a indorare la pillola, a chiudere la bocca ai dissidenti.

Quel che resta delle istituzioni prova a dire la sua, con la prudenza del caso. Oggi si è espresso il Csm e ha dato parere sfavorevole sulla norma blocca-processi: “un’amnistia occulta”. Vedremo come si comporterà il presidente Napolitano.
Nel giornalismo e tra gli intellettuali non va meglio: sono sempre meno gli arditi che fanno sentire la propria voce. Prevale la sfiducia, la rassegnazione, l’opportunismo, la “voglia di accomodamento”, come dice Nando Dalla Chiesa.

E poi ci siamo noi cittadini. Che cosa possiamo fare? La risposta è quella di sempre: rendere visibile il dissenso informato. Non è molto, ma è meglio di niente. Occorre una grande forza per non rassegnarsi, per rifiutare di delegare sempre ad altri. Ci vogliono silenti, assuefatti, passivi. Ci vorrebbero far vergognare di avere ancora degli ideali. In questi momenti viene fuori chi non ha il carattere del suddito.

Propongo di convocare presidi di dissenso in tante città, per esempio davanti ai tribunali. Contro le ultime porcate, certo. Ma più in generale, per tenere in vita e rivendicare senza paura due idee in via di estinzione: 1 la politica va fatta esclusivamente per l’interesse generale; 2 la Costituzione non è materia disponibile nelle mani della maggioranza politica del momento.
Vedo che il nostro amico Duccio ha già fissato un appuntamento per il 27 giugno a Lecco. Altri ne hanno organizzato uno a Vercelli.
Coraggio ragazzi, seguite il loro esempio! Basta poco. Una richiesta alla questura, un gruppo di amici, un volantino, un megafono, uno striscione, dei cartelli, un comunicato alla stampa, una convocazione via mail. E la manifestazione è fatta.

Forza amici, uscite dai blog e scendete in piazza!

Dall’estero: Articolo dal britannico The Guardian sul B. Silvio (chediconodinoi)

Svegliati Italia!

Giugno 24, 2008 on 8:18 pm | In Politica, Democrazia, Legalità | 96 Comments


L’ultima legge vergogna è passata oggi al Senato. Infilato nel cosiddetto “decreto sicurezza”, tra vari provvedimenti discutibili, un bell’emendamento che blocca decine di migliaia di processi, tra i quali quello in cui è imputato Berlusconi e che è prossimo alla sentenza. La maggioranza vota compatta, come un sol uomo. Ora la “Salva-premier” va alla Camera. In combinata c’è la legge-bavaglio sulle intercettazioni.
Ieri con gli amici di Qml abbiamo partecipato al presidio davanti al palazzo di Giustizia di Milano. Nonostante l’afa insopportabile, si sono radunate sei-settecento persone. Molti erano vecchie conoscenze, persone con le quali ho partecipato a svariate manifestazioni negli anni scorsi. Siamo un po’ pesti, stanchi di dover difendere la grammatica democratica da governanti eversivi, finti liberali e un’opposizione perpetuamente dialogante. Ma non molliamo. L’obiettivo è resistere un minuto in più di Ghedini e Pecorella.
Avevamo con noi uno striscione di sei metri, con la scritta quantomai attuale: “Fatti processare buffone!“. L’ha realizzato Franz all’ultimo momento sotto un sole tropicale. Il nostro amico Raffaele Simonetti ha battuto tutti con un cartello con citazione gramsciana: “L’indifferenza opera potentemente nella storia - Svegliati Italia!”.
Sul palchetto si sono susseguiti vari oratori, tra i quali il promotore Nando Dalla Chiesa, galantuomo che fra tanti nani, delinquenti e ballerine non ha trovato posto in parlamento, Gianni Barbacetto, Vittorio Agnoletto, Basilio Rizzo, Salvatore Borsellino. Nando ha chiamato anche me al microfono e ho parlato per due minuti.
Walter Veltroni intanto ha annunciato una mobilitazione per la stagione autunno-inverno. Nelle pagine nazionali di oggi il Corriere della Sera non dedica nemmeno una riga all’iniziativa.

Scripta manent - di Barbara Spinelli (La Stampa): L’opposizione anomala

Oggi, ore 18

Giugno 23, 2008 on 1:15 pm | In Politica, Costituzione | 51 Comments

Mentre Paolo Mieli auspica il dialogo, noi ci divertiamo (per usare il suo linguaggio) a difendere i principi fondamentali della Costituzione.
Contro l’ultima Salva-Berlusconi, in nome del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e dell’idea stessa di interesse generale, vi ricordo il presidio di oggi, dalle ore 18, davanti al palazzo di Giustizia di Milano.

Qml ci sarà. Venite anche voi!

Caltagirone, richiesta di archiviazione

Giugno 20, 2008 on 7:42 pm | In Libertà, Informazione | 35 Comments

Nonostante i suoi guai giudiziari, il dottor Pietro Caltagirone continua a far carriera nella sanità lombarda. Era direttore dell’Alessandro Manzoni di Lecco; ora è direttore del San Matteo di Pavia. Insieme all’amico Duccio l’avevamo criticato con un post su questo blog, poi trasformato in un volantino. E lui ci querelò per diffamazione. La magistratura s’è subito premurata di avviare le indagini e convocare le parti. Quando una personalità così prestigiosa chiede giustizia, occorre rispondere in modo sollecito. Ho ricevuto pure un’informazione di garanzia per non essermi presentato a un tentativo di conciliazione: inadempienza di un ordine dell’autorità, questa l’ipotesi di reato. Bene, dopo un anno la Procura della Repubblica di Lecco fa sapere di aver chiesto l’archiviazione, ritenendo la querela infondata. Pietro Caltagirone non ci sta: tiene così tanto al proprio onore che s’è opposto all’archiviazione. Un giudice dovrà decidere il 21 settembre. Dal 22 in poi, se l’archiviazione sarà confermata, e non ho ragioni per dubitarne, ogni giorno è buono per andare a spernacchiarlo a Pavia. Vi farò sapere data e ora.

Paolo Mieli e il Dialogo

Giugno 20, 2008 on 8:27 am | In Politica, Informazione | 85 Comments


Il Dialogo, nessuno metta a repentaglio il Dialogo sulle Riforme!
Avevamo lasciato Paolo Mieli a Palazzo Visconti, al convegno per il centenario della Mondadori. Era il 13 novembre 2007. Gli chiesi un commento sulla corruzione giudiziaria che permise a Previti e Berlusconi di prendersi la Mondadori. Ma il direttore del Corriere, a differenza di Ferruccio de Bortoli, non volle rispondere, accusandomi di “maleducazione”. L’abbiamo rivisto ieri sera, alla libreria Mondadori di piazza Duomo, per la presentazione di un libro sull’ “Uomo Qualunque”. Ci è venuta voglia di fargli visita dopo aver letto gli ultimi editoriali di Angelo Panebianco e Piero Ostellino: mentre l’uomo d’Arcore trasforma lo Stato in bottega, i sedicenti liberali mettono in guardia dal rischio del ritorno della sinistra giustizialista.
“Ha visto come sono stato coerente?”, mi ha detto, tutto fiero del suo silenzio dell’altra volta. Poi mi ha dato la sua disponibilità per un’intervista a tavolino. Oggi chiamo la segreteria, vedremo se manterrà l’impegno.
Al termine dell’incontro, al momento delle domande, Franz ha alzato la mano e ha chiesto conto a Mieli, che aveva appena finito l’abituale reprimenda contro l’antipolitica, della linea morbida del Corriere nei confronti delle ultime porcate berlusconiane. Mieli si è rifiutato di rispondere, cedendo la parola a Sabina Ciuffini, già soubrette televisiva, presente al tavolo dei relatori in qualità di nipote di Guglielmo Giannini, fondatore dell’ “Uomo Qualunque”. “Qualsiasi cosa dica Sabina, sono d’accordo”, ha dichiarato Mieli. Peccato che la domanda fosse rivolta a lui. La Ciuffini ha detto in sostanza che “Silvio è un uomo abile ma ha un problema caratteriale, che danneggia oltre che se stesso anche l’Italia”.
Incalzato da Franz, è intervenuto Mieli: “Il Corriere auspica che il dialogo sulle riforme istituzionali sia mantenuto”. E ancora: chi cerca rogne, chi vuole rovesciare il tavolo, chi si vuol divertire ad andare in giro per le strade faccia pure, ma così non si fa il bene del Paese; se siamo arrivati a questo punto è anche colpa di chi vuole divertirsi. Sono intervenuto per fargli presente che non si tratta di divertirsi ma di reagire a uno scandalo pazzesco. Sacrilegio! La platea è insorta contro di noi. E Mieli mi ha invitato a non fare antipolitica e mi ha dato di nuovo del maleducato.
C’era anche la signora Tiziana Maiolo, che non ha perso l’occasione per dar prova del suo squisito garantismo: “Lei ha già perso qualche processo, se lo ricordi!”. Me lo ricorderei, se fosse vero.

23 giugno, ore 18

Giugno 19, 2008 on 11:13 pm | In Democrazia, Legalità | 21 Comments

ghedini

Tutti davanti
al palazzo di Giustizia di Milano.
Lunedì 23 giugno ore 18

Dal blog di Nando Dalla Chiesa
Rompiamo gli indugi. Il nuovo assalto di Silvio Berlusconi ai principi di legalità e alla giustizia non può vederci testimoni immobili e dunque complici. Ancora una volta il potere politico viene usato per tutelare posizioni processuali personali, senza alcuno scrupolo né verso i principi costituzionali né verso gli effetti che si producono a cascata sull’amministrazione della giustizia, sulla sicurezza e sulla libertà d’informazione. Le scelte accomodanti dell’opposizione si stanno rivelando semplicemente sciagurate. L’idea che l’acquiescenza verso Berlusconi sia segno di maggiore consapevolezza e maturità politica sta portando il Paese alla deriva, privandolo di una voce coerentemente risoluta nella difesa della Costituzione e della decenza repubblicana in parlamento.
Noi crediamo che la logica alla quale Berlusconi sta assoggettando l’azione del suo nuovo governo e della sua maggioranza meriti una forte risposta democratica, libera dai complessi di colpa che la politica e l’informazione hanno cercato di gettare su chi negli anni passati si è mobilitato contro le leggi-vergogna e contro la manomissione della Costituzione. Non è stata la difesa dei principi di legalità costituzionale a fare perdere il centrosinistra, il quale anzi dal 2002 ha sempre vinto tutte le prove amministrative, fino alle politiche del 2006. Non è la nettezza dei principi che fa perdere, come ha dimostrato il divario tra i risultati di Rita Borsellino in Sicilia e i disastrosi risultati successivi. A far perdere voti è l’incapacità di governare emersa tra rivalità, ambizioni, narcisismi e rendite ideologiche ai danni del governo Prodi. Ed è, oggi, l’incapacità di rappresentare i propri elettori, sempre più inclini a non partecipare al voto.
Per questo invitiamo i cittadini milanesi a una prima mobilitazione in difesa della Costituzione e della giustizia per lunedì 23 giugno alle 18 davanti al Palazzo di giustizia, luogo simbolico per l’opinione pubblica legalitaria della città. Del tutto consapevoli che non siamo noi il “già visto”. Il “già visto”, la ripetizione infinita della storia, una storia di arroganze istituzionali, è Silvio Berlusconi. Davanti a noi c’è solo una scelta: se tacere per stanchezza o mettere una volta ancora le nostre energie al servizio della democrazia repubblicana e dello spirito delle leggi.

Comitato milanese per la legalità
19 giugno 2008

Carlo Vulpio

Giugno 19, 2008 on 5:24 am | In Politica, Legalità, Informazione | 28 Comments


Non esiste La Magistratura. Esistono i magistrati che fanno il loro dovere, quelli che accusano i primi di essere “cattivi magistrati”, e addirittura quelli che commettono reati. Esistono Luigi De Magistris, Letizia Vacca, e anche Dolcino Favi. E’ così per la politica, è così nel giornalismo. Il problema è che chi fa il proprio dovere viene additato come un eroe o costretto a difendersi come un delinquente.
Lo afferma Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della Sera, che ieri ha presentato a Milano il libro ‘Roba Nostra’ (il Saggiatore). Mentre De Magistris attende di sapere se potrà ancora fare il pm e Clementina Forleo di essere trasferita per eccessi di emotività, il Paese scopre nuovi intrecci tra mafia, ‘ndrangheta, massoneria, preti disinvolti e politici corrotti.
Di questo, ma anche di responsabilità dell’informazione e dell’ultima legge-bavaglio, parla Vulpio nell’intervista che ci ha concesso al termine dell’incontro.

P.S. Imperdibile articolo di Franco Cordero, ‘La conversione impossibile’, da Repubblica.

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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