Farsi processare, mai
Giugno 17, 2008 on 4:32 am | In Politica, Democrazia, Legalità, Informazione | 155 Comments
Dunque, ricapitoliamo.
Un cavillo per salvare Rete 4. Un disegno di legge che imbriglia l’azione penale e uccide la cronaca giudiziaria. Un paio di emendamenti per liquidare il processo di Milano. La ricusazione tattica dell’ultimo giudice comunista. I militari in piazza per garantire l’ordine pubblico. E sullo sfondo il Lodo Schifani bis (il primo fu dichiarato incostituzionale) per esonerarsi della responsabilità penale in quanto alta carica. Come inizio, direi che non c’è male. E infatti la Sicilia risponde bene: otto province a zero. Per fortuna c’è un’opposizione intransigente. Sono sorpreso, ha detto Veltroni. se continua così, salta il dialogo sulle riforme.
Sembrava tanto una brava persona, eh Walter?
Di seguito la lettera che l’Imputato-Anguilla ha inviato al suo sottoposto Renato Schifani, Presidente del Senato, per ordinare il bis.
«Caro Presidente, come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto ‘decreto sicurezzà un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale. In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell’Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato. Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali. I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria. Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l’onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l’altro oggi si troverebbe a poter disapplicare. Quindi, ancora una volta, secondo l’opposizione l’emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto. Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale. Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. La informo quindi che proporrò al Consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull’emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato. Cordialmente, Silvio Berlusconi».
Umberto Veronesi e le intercettazioni
Giugno 15, 2008 on 2:05 pm | In Politica, Legalità | 175 CommentsIl senatore Umberto Veronesi è contrario per principio alle intercettazioni telefoniche giudiziarie. Meglio non scoprire gli orrori della clinica Santa Rita, per esempio, che farlo controllando le telefonate. Così mi ha detto giovedì 12 giugno alla libreria Mondadori di Milano, a margine della presentazione del libro di Anna Serafini in Fassino. Per rendere più chiaro il dialoghetto, che si è svolto in un ambiente rumoroso e in un clima concitato (avevo appena interpellato la senatrice Serafini e parte della platea era indispettita dalla mia impertinenza, mentre un agente della digos strattonava Franz che riprendeva), l’abbiamo sbobinato e lo proponiamo di seguito in forma scritta.
Veronesi: Lei (la senatrice Serafini, ndr) ne fa una questione di principio e io sono d’accordo con lei. Intercettare per principio è un errore, è come aprire la corrispondenza…
Ricca: E’ uno strumento fondamentale d’indagine per molti reati adesso, professore.
V: Ci si deve arrivare senza intercettare!
R: Se no, alla Santa Rita come li beccavano? Se non c’è il pentito, come li beccano?
V: Fa niente, fa niente!
R: Fa niente? Quindi è meglio la macelleria sanitaria piuttosto che le indagini con intercettazioni?
V: Domani ti aprono la corrispondenza…
R: Io non ho nulla da nascondere. Un politico dovrebbe essere al di sopra del sospetto!
V: Sì, ma non puoi farti aprire la corrispondenza.
R: Santa Rita come la scoprivano senza le telefonate?
V: Chi se ne frega della Santa Rita!
R: Meglio la macelleria?
V: Meglio! Meglio! Meglio!
R: Questo è grave professore!
V: No, è gravissimo, ma è meglio!
R: Questo è grave, eh! Questo è grave professore!
V: Non si finisce più!
R: Lo strumento era legittimo. Intercettare degli indagati.
V: E’ come la legge sui pentiti! I pentiti cosa facevano? La legge sui pentiti non è sui pentiti, è sui delatori! Cioè, tu vieni premiato per la tua delazione.
R: Quante persone sono finite all’ergastolo? Quanti mafiosi sono finiti all’ergastolo con quella legge lì?
V: La Mafia, lo sai che si risolve liberalizzando le droghe! E’ inutile parlare…
R: E’ solo quello?
V: Ma certo! Devi prevenire la malattia, non curarla malamente!
R: Ma è solo quello il problema della Mafia?
V: Il primo è quello lì! Eh certo! La liberalizzazione…
R: E nel frattempo che si fa?
V: Ma nessuno ne parla perché gli interessi sono tanti!
R: Nel frattempo?
V: Il sistema sanitario va corretto!
R: Ma intanto i criminali che sono nella sanità, se non ci pensa la magistratura indagandoli e arrestandoli, come si fa a risolverlo? Lasciamo che uccidano la gente?
V: Ma non puoi superare certi limiti! Questo è il mio pensiero.
R: Va bene.
V: Perché se no non te la cavi più. E’ uno Stato di polizia!
R: No, è uno Stato di impunità, questo! SI passa da un eccesso all’altro!
V: No, è di polizia! Domani ti apriranno la corrispondenza!
R: Quindi secondo lei il problema più grande è la privacy? Rispetto all’impunità del potere è la privacy?
V: E’ la libertà, la privacy!
R: E l’impunità del potere dove finisce?
V: Ma no, perché non hai più limiti! Se tu intercettassi solo quello, alla fine tutti sono intercettati…
R: Quindi lei è contrario alle intercettazioni?
V: Per principio!
R: Ah, non si può mai fare?
V: Poi ci possono essere eccezioni. Ma la regola è di non intercettare. Invece qui la regola è di intercettare tutti gli italiani. Io sono intercettato, sicuramente sotto controllo. Lei è sotto controllo… Tutti siamo sotto controllo. Cosa vuol dire? Vuol dire che abbiamo perso la libertà di comunicare.
R: Ma un conto sono le intercettazioni giudiziarie, un altro conto sono quelle della ‘banda Telecom’ e degli spioni privati.
V: Ma no, perché il dubbio c’è sempre, basta una segnalazione: “beh, mettiamo sotto controllo”. Allora tu dici una scemenza qualsiasi a una ragazza…
R: Quindi lei è favorevole alla legge Berlusconi?
V: Non so cosa ha proposto lui, io parlo di principio.
R: Di far fuori le intercettazioni tranne che per Mafia e terrorismo.
V: Di principio, di principio! E’ una questione di principio, è quello che dico… E’ difficile poi andare sul fatto pratico… Io sono molto attento allo Stato di diritto.
R: Ma lei (la senatrice Serafini, ndr) faceva anche il caso del marito. Ma è mestiere del politico prendersi le banche con gli uomini d’affari delinquenti?
V: No, il marito non mi interessa… Ma non finisci più, non finisci più… Un domani che sei intercettato tu mi telefoni e io sono sotto controllo…
R: Ma un politico dovrebbe essere specchiato! Un politico dovrebbe essere trasparente.
V: Sì, ma lo so. Ma non basta!
R: Non basta essere trasparenti?
V: Non basta per giustificare le intercettazioni! Tu devi creare la cultura per cui i politici diventino trasparenti.
R: Quindi tra un secolo ne riparliamo?
V: Certo!
R: Per intanto ci teniamo Consorte, Previti e Dell’Utri, per intanto? E la Santa Rita?
V: Senti, il Paese sta andando in direzione opposta a quella che tutti scrivono…
R: Cioè dove sta andando?
V: Il Paese è più sicuro, gli omicidi sono andati al trenta per cento rispetto a cinque anni fa, l’Italia è il Paese che ha meno omicidi nel mondo. Ma nessuno se ne accorge. Abbiamo la più bassa mortalità infantile. Abbiamo la più alta quantità di vegetazione, di verde rispetto agli altri Paesi…
R: Sì, ma io sto ponendo il problema dell’impunità dei ceti di potere in Italia.
V: Sì, ma ho capito.
R: Quello è il problema che sto ponendo io. Esiste o non esiste?
V: Io sono per la prevenzione e non per la repressione. Questo è il mio principio.
R: Ah, non vanno repressi in attesa di un mondo migliore?
V: Certo che lo devi fare, usando degli strumenti leciti! Per me l’intercettazione è illecita come principio, come principio.
R: Va bene.
V: Perché il mondo è andato avanti…
R: Anche ‘Mani Pulite’ è nata da lì, ‘Mani Pulite’.
V: No, no!
R: Mario Chiesa l’hanno intercettato, se no non lo prendevano.
V: Mario Chiesa è stato… Qualcuno che ha detto, fortunatamente, ha detto…
R: L’hanno intercettato, professore.
V: Non deve esistere, non devi sorprenderti se qualcuno…
R: Ma se non scatta la sanzione reputazionale, capisce?
V: Ma più tu opprimi e sopprimi, non risolvi…
R: Bisogna seminare per il futuro?
V: Bravo!
R: E intanto ci teniamo i Mario Chiesa?
V: Ma non è quello! Non pensare che tu risolvi i problemi, rimetti il Paese in linea con le intercettazioni… Sei un illuso!
R: No, è uno degli strumenti…
V: E’ una goccia nel mare… Prenderai i tre della Santa Rita…
A questo punto il dialogo si chiude per volontà di Franco Mirabelli, un dirigente milanese del Partito Democratico, il quale chiede dapprima alla Digos e poi a uno dei presenti di sottrarre il senatore Veronesi alla nostra telecamera.
Anna Serafini in Fassino
Giugno 13, 2008 on 7:26 am | In Politica, Legalità | 178 Comments
Anna Serafini in Fassino ha licenziato la sua ultima fatica letteraria: “Cinico & Trendy” (Ponte alle Grazie). Un superfluo libretto che stigmatizza lievemente i mali della politica: cinismo, servilismo, furbizia, subalternità, trasformismo, arrivismo, arte di galleggiare. In pratica è un’autocritica. Ieri l’hanno presentato alla libreria Mondadori di Milano, presente l’autrice, il professor Umberto Veronesi e la psicoterapeuta trendy Maria Rita Parsi. Con Elia e Franz siamo andati a curiosare. Appena arrivati siamo stati marcati stretti da vigilantes e addette al grande evento. Dieci minuti dopo sono accorsi gli amici della digos.
L’atmosfera era soft, da vaniloquio intorno al tè delle cinque. Veronesi si è sperticato in lodi. E’ un libro scritto benissimo, colto, intelligente, ironico, incisivo: così ha detto, citando Hume, Heidegger, Kierkegaard. Una cosa imbarazzante. La tesi della signora Serafini è la seguente: di questi tempi il cinismo è trendy, serve ai forti come giustificazione, ai deboli come difesa. Ma nel libro non fa nomi e non racconta fatti. Deve considerarlo inelegante. “Il primo titolo che avevo in mente”, ha rivelato, “era Berlusconite, intesa come malattia contagiosa”. Essendone stata contagiata, non lo sa e ci scrive pure un libro sopra.
C’è stato il tempo per una domanda sul tema delle intercettazioni. Anna è fermissima: sono state usate contro le regole dello Stato di diritto, per selezionare classi dirigenti in modo non democratico; è ora di finirla con il giustizialismo, in nome della privacy e della presunzione d’innocenza. Trattare affari con criminali inamidati (dopo aver riabilitato Craxi, barattato la candidatura di D’Alema al Quirinale con Ferrara e delegato a Berlusconi la riforma della giustizia e la soluzione del conflitto di interessi) è forse scelta idealistica e controcorrente? La pubblicazione delle telefonate intercettate fra Consorte e Fassino è “una delle pagine più nere della storia del diritto e del giornalismo”, risponde Anna. Anche Veronesi è d’accordo: la politica va riformata ma è illusorio voler reprimere la corruzione con le inchieste. Gli orrori della clinica Santa Rita? “Meglio non scoprirli che avvalersi delle intercettazioni per le indagini”, afferma il professore. Non scherzo, ha detto proprio così. Ma questo lo vedremo nel prossimo video.
Divincolandoci fra vigilantes e digottini, siamo riusciti a porre ad Anna Serafini un’altra domanda: perché lei e Fassino hanno superato i tre mandati parlamentari in deroga allo statuto del partito? Risposta: lei è un provocatore, non c’è una legge dello Stato che ce lo impedisce e se gli elettori vogliono così… Peccato che lo statuto del pd l’abbiano votato loro e che con l’attuale legge elettorale, com’è noto, le candidature sicure siano decise non dagli elettori ma dai capi-partito.
Non poteva mancare l’attacco a Grillo, che evidentemente nella sua testa cinica & trendy dev’essere il mandante di chiunque ponga una domanda fuori cerimoniale. “Grillo guadagna cinquanta volte un parlamentare senza avere il talento di Fiorello, e più fomenta l’odio contro i politici più guadagna”, ha dichiarato con l’aria di chi estrae l’argomento decisivo. Per la cronaca, nelle trasmissioni di Fiorello il marito va a canticchiare le filastrocche. Prima di chiudersi nell’auto blu ha fatto ricorso alla mozione degli affetti: sono laureata con 110 e lode, lavoro e studio dall’età di quattordici anni, sono stata la prima degli eletti nel mio collegio con la preferenza unica nel 1992, con un padre minatore pensa che io possa avere paura di una domanda?”. Tutto, pur di non rispondere. Avendo conosciuto la moglie, quasi rivaluto Fassino. Undici legislature in due. Per adesso.
Post scriptum
La senatrice Serafini ricorda male: dice di essere stata la prima degli eletti di tutti i partiti nel collegio Arezzo Siena Grosseto alle politiche del 1992, ma non è vero. Elia è andato a controllare. Leggete il suo commento, è quello in grassetto.
Krško, Italia
Giugno 11, 2008 on 6:27 pm | In Politica | 59 Comments“Secondo le normative statunitensi non esisterebbe un metro quadro del territorio italiano su cui si possa costruire una centrale nucleare per problemi di sismicita’ e densita’ abitativa. Basterebbe questo per dire che non si puo’ fare”. Parole dell’ex ministro Paolo Ferrero che fanno riflettere, soprattutto se confrontate con quelle entusiastiche dell’attuale AD di Enel, Fulvio Conti, che in Italia di centrali ne costruirebbe cinque. “Poi si dovrà passare alla costruzione del consenso“, dichiara Conti in un’intervista a Repubblica.
Il Nobel Carlo Rubbia, pur impegnato nella ricerca sul nucleare, afferma di non vedere molta differenza tra le centrali di seconda generazione e quelle che si potrebbero costruire oggi. “Non solo la sicurezza. I punti critici riguardano le scorie, l’approvvigionamento dell’uranio, l’efficienza delle macchine, la proliferazione nucleare. Con la terza generazione tutti questi fattori restano in campo. Bisogna avere il coraggio di scommettere sulla ricerca, bisogna puntare sulla quarta generazione”.
Come ben sa il professor Rubbia, sulla ricerca siamo soliti tagliare più che investire. Ed è lecito domandarci quali investimenti riguarderanno l’informazione dei cittadini, la prevenzione, l’adeguamento delle strutture ospedaliere e l’individuazione dei siti di smaltimento delle scorie radioattive.
In attesa di sentire i pareri del governo, lunedì 9 giugno ho intervistato Roberto Giurastante, responsabile dell’associazione triestina Greenaction Transnational. Partendo dall’allarme dei giorni scorsi alla centrale slovena di Krško (130 km da Trieste), ne è nata qualche riflessione sul futuro del nucleare italiano. Tra i vari argomenti, Giurastante riferisce l’assenza di un piano di emergenza per i cittadini del Nord Est. Assenza giustificata dalle autorità italiane col fatto che la centrale slovena è appunto in Slovenia, e non in territorio italiano. La procura di Trieste si affretta ad archiviare tutto, ma l’Europa sembra non essere d’accordo.
Vent’anni fa l’Italia bocciò il nucleare con un referendum. Mi domando se la volontà popolare sia soggetta a prescrizione. Secondo il ministro Scajola, che con qualche battuta ha archiviato la questione, pare proprio di sì. “Si va avanti!”
Per fortuna c’è chi si preoccuperà di formare il nostro consenso, regalandoci sonni tranquilli.
Franz
DALL’ESTERO - Articolo del Wall Street Journal sul nucleare all’italiana (chediconodinoi)
Napoli Film Festival
Giugno 10, 2008 on 8:00 pm | In Informazione | 16 CommentsIl documentario Vietato Respirare, che con gli amici Ricky Farina, Pietro Menditto e Diego Fabricio abbiamo girato a Napoli in gennaio, sarà proiettato al Napoli Film Festival.
Venerdì 13 giugno, presso Castel Sant’Elmo, al Vomero, alle ore 17, nella sezione “Schermo Napoli”.
Il nostro amico Angelino
Giugno 9, 2008 on 8:30 pm | In Politica, Legalità | 52 Comments
Angelino Alfano
C’è una priorità assoluta. Da affrontare in gran fretta e con la massima fermezza. Di cosa si parla? Della piaga delle intercettazioni telefoniche, ovviamente.
Di quelle abusive della banda degli spioni Telecom? Delle schedature del Sismi di Pollari e Pompa al servizio del precedente governo Berlusconi?
Certo che no. Si parla delle intercettazioni giudiziarie.
Ci aveva già messo le mani Don Clemente Mastella, ma il disegno di legge, pur approvato con ampio consenso alla Camera, s’era poi arenato.
Ma ora c’è Silvio, il Gran Legalitario E nessuna offesa alla privacy resterà impunita. L’altro giorno, a Santa Margherita Ligure, davanti a una platea di imprenditori entusiasti, ha dato la linea: mai più intercettazioni telefoniche, tranne che per mafia e terrorismo. Chi le ordina, chi le realizza e chi le pubblica - ha dichiarato lo spirito guida degli impuniti con la risolutezza delle ore solenni - rischia una condanna a cinque anni di reclusione, con l’aggiunta di sanzioni economiche pesanti per gli editori.
Angelino Alfano, il suo ex segretario personale, ora ministro della Giustizia grazie al sostegno di Marcello Dell’Utri, s’è subito messo al lavoro. Non c’è tempo da perdere. La bozza del provvedimento dovrebbe essere già pronta per il consiglio dei ministri di venerdì.
E’ bene ricordare fin d’ora che, se la legge dovesse essere approvata nella formula annunciata dal nostro amico Angelino e desiderata dal suo capo, una formula che nemmeno il buon Mastella aveva osato proporre, verrà meno il principale strumento di indagine contro gravi reati, inclusi quelli tipici del crimine economico e del malaffare politico.
Insieme allo strumento di indagine verrà fortemente limitato il diritto all’informazione. Una volta trasmessi alle parti, infatti, i documenti processuali oggi sono pubblici (e quando si riferiscono a personaggi pubblici sono di pubblico interesse). Con la legge di Angelino, domani, non lo saranno più.
Sia chiaro: il problema della tutela della privacy dei soggetti non indagati e degli stessi indagati estranei alla sfera pubblica, esiste. Ma se la dichiarata volontà di risolverlo fosse autentica, sarebbero sufficienti specifici interventi normativi, come propone Stefano Rodotà in QUESTO articolo su Repubblica.
Con la scusa della privacy, in realtà, ci stanno preparando un’altra bella legge contro le vittime dei reati e in favore dell’oligarchia del crimine.
Tutto questo, mentre il governo fa il muso duro, in nome della legalità, contro clandestini, rom e i manifestanti di Chiaiano.
Post scriptum
In QUESTO articolo Luigi Ferrarella (Corriere della Sera, 11 giugno) smonta leggende e falsi argomenti in tema di intercettazioni.
Querela a Marcello Dell’Utri
Giugno 8, 2008 on 8:32 pm | In Politica | 82 Comments
I reati di opinione andrebbero depenalizzati. Non ha senso, con la giustizia allo sfascio, intasare i tribunali per offese all’onore. Nel dibattito politico, poi, dovrebbero essere tollerati toni aspri, con la sola eccezione delle menzogne diffamatorie o calunniose sui media senza possibilità di smentita. Tanto più che la querela di chi detiene un prepotere economico o politico è diventata un ulteriore mezzo per intimidire il dissenso. In sede giudiziaria, guarda caso, le querele dei colletti bianchi, supportate da difese agguerrite, vengono subito prese in considerazione con grande attenzione. Al contrario le querele del comune cittadino, che già parte da posizione svantaggiata, spesso si archiviano da sole. Se poi quereli un parlamentare in carica, difficilmente la querela, quand’anche venga presa in considerazione dalla magistratura, passa al filtro della commissione parlamentare per le autorizzazioni a procedere. Tutto questo produce ulteriore ingiustizia cioè disuguaglianza di fronte alla legge come nell’esercizio della libertà di espressione. Accade che volgari propagandisti si permettano di linciarti a mezzo tv e giornali padronali, e poi ti denunciano se li contesti in strada o su un blog. Accade che politicanti di quart’ordine, magari sotto processo per reati infamanti o fruitori di leggi su misura, ti insultino e diffamino sapendo di essere protetti da una speciale immunità di casta. In teoria l’istituto dell’insindacabilità di deputati e senatori nasce come protezione della libertà di espressione del parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni. Nei fatti è diventato un salvacondotto, una forma ulteriore di impunità. Lorsignori possono lasciarsi andare, il signor nessuno deve misurare ogni sillaba, altrimenti viene querelato o citato in giudizio civile per danni.
Ciò premesso, vi informo che martedì sporgerò formale querela contro Marcello Dell’Utri. Voglio verificare se esiste ancora un minimo di uguaglianza davanti alla legge. Ecco il testo della querela.
Milano, 10 giugno 2008
Atto di querela per INGIURIA AGGRAVATA nei confronti di
Marcello DELL’UTRI, parlamentare del “Popolo della Libertà”
presentata da Piero Ricca, nato a… residente a…
Il sottoscritto RICCA Piero querela per ingiuria aggravata il signor DELL’UTRI Marcello, noto parlamentare del partito del “Popolo della Libertà”, per il seguente fatto.
Nel pomeriggio del 13 marzo 2008 mi recai insieme ad alcuni amici all’inaugurazione della mostra del libro antico presso il Palazzo della Permanente in via Turati a Milano. La mia intenzione era effettuare un’intervista al signor DELL’UTRI in merito ai processi nei quali è coinvolto come imputato. La breve conversazione si tenne in un clima concitato. Sia il signor DELL’UTRI sia i suoi accompagnatori mostrarono subito di non gradire la nostra presenza. A un certo punto alcune persone del suo seguito mi invitarono con le spicce ad andar via, ricorrendo anche a spinte ed epiteti poco gentili. Il più esplicito fu proprio il signor DELL’UTRI, il quale mi disse testualmente:
“Che io sia mafioso è incerto perché lo deve accertare una sentenza, ma che lei sia uno stronzo è certissimo, questa è la differenza fra me e lei!”.
Poi se ne andò, mentre collaboratori e guardie del corpo mi strattonavano e pressavano in un angolo. Ricordo in particolare che uno di questi, scagliandosi contro di me, mi disse: “Vai via, io ti metto le mani addosso”.
Uscimmo indenni grazie all’intervento di alcuni agenti di polizia.
Preciso di non aver espresso, né io né le persone che erano con me, alcun giudizio offensivo nei confronti del signor DELL’UTRI e dei suoi accompagnatori.
Il fatto è registrato in audio e video e avvenne in presenza di numerosi testimoni, che mi riservo di indicare.
Allego la registrazione.
Chiedo di essere avvertito dell’eventuale archiviazione della presente querela.
Sono a disposizione per ogni ulteriore approfondimento.
In fede,
Piero Ricca
Sequestro preventivo
Giugno 7, 2008 on 2:24 pm | In Informazione | 74 Comments
Un altro blog posto sotto sequestro preventivo con tanto di sigilli della polizia postale. Assurdo. Il sequestro preventivo su querela per diffamazione, che pure è un provvedimento discutibile, dev’essere circoscritto al post incriminato. Altrimenti sarebbe come chiudere un giornale per far sparire un articolo in attesa del processo o una libreria per impedire il presunto effetto diffamatorio di un libro. Non ci vuole molto a capirlo e non è un problema di carenza di leggi specifiche per il web, ma di buon senso. Viene un dubbio: certi magistrati chiuderebbero con altrettanta solerzia il blog di un politico, di una star dello spettacolo o di una grande firma del giornalismo?
Sotto sequestro in questo caso è la voce di Antonino Monteleone, che da Reggio Calabria mi scrive questa lettera.
Caro Piero,
ricordo il sequestro preventivo del tuo blog nella scorsa estate. Fede si sente diffamato. Ed un PM - subendo le pressioni degli avvocati - dispone il sequestro preventivo dello spazio web.
Ho un blog: www.antoninomonteleone.it. Già nel luglio del 2007 - in concomitanza con il sequestro del tuo - ricevo la notifica di una querela da parte dell’ ON. Giuseppe Galati - (Udc, ora PdL) per avere scritto delle sue abitudini disinvolte (donne e altro) perfino all’interno del Ministero delle Attività produttive di cui era sottosegretario. Ho vinto io.
Poi mi querela un consigliere comunale. Per essermi permesso di criticare sul blog la sua scarsa capacità politica. Vengo a sapere che ha sporto querela e ha chiamato un avvocato di peso: Nico D’Ascola. Uno che ha lo studio associato con Ghedini, Pecorella e compagnia cantando.
Insomma questo tipo chiede ed ottiene il sequestro del sito. Senza che mi sia ancora notificato nulla!
Nel mio blog parlo di politica, ‘ndrangheta, malaffare. A tanti dispiace quello che scrivo. Basta una querela per essere imbavagliati. E io non ho strumenti per difendermi (dove sono le motivazioni? perchè il sequestro di venerdì pomeriggio?)
Molte pagine, anzi tutte, sono ancora nella cache di google. Ma di fatto sono imbavagliato.
Sto scrivendo a molti, ma non c’è nessuno che mi dia retta.
Ti saluto e ti ringrazio se dedicherai due minuti alla mia storia.
Antonino Monteleone
Don Verzè
Giugno 6, 2008 on 9:56 pm | In Informazione | 18 CommentsDev’essere una questione di affinità elettive, di attrazione genetica. I cappellani del “Popolo della libertà” sono due. Uno è Don Gelmini, sotto inchiesta per pedofilia. L’altro è Don Verzè. Ogni tanto lo indagano e gli arrestano un primario. Ma lui non si scompone, crede nella divina provvidenza e nella santissima prescrizione.
Da Repubblica di oggi.
In carcere il responsabile del centro di medicina del sonno, ai domiciliari il direttore sanitario. Sotto inchiesta la Fondazione di don Verzé.
Bastava una semplice visita ambulatoriale, eppure prescrivevano in media tre giorni di degenza. Un trattamento speciale, anomalo rispetto alla prassi di molte altre strutture lombarde, che ha permesso alla Casa di Cura Ville Turro del San Raffaele di Milano di gonfiare i ricavi della divisione che si occupa delle malattie del sonno di 2,89 milioni di euro in tre anni.
Per quelle prestazioni, tra il 2004 e il 2006, l’ospedale avrebbe dovuto incassare poco più di 570 mila euro, invece ha ottenuto rimborsi per oltre 3,4 milioni. Il tutto a danno dell’Azienda sanitaria locale della città di Milano, che ha pagato il conto con i soldi della regione Lombardia.
L’inchiesta dei pm Grazia Pradella e Tiziana Sicilano era partita oltre un anno fa, ma ieri, nel timore che i presunti autori della truffa continuassero a operare, e nello stesso tempo nascondessero le prove, il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha arrestato su ordinanza del giudice per le indagini preliminari Luigi Varanelli, il responsabile del centro di medicina del sonno del San Raffaele, Luigi Ferini Strambi, finito in carcere, e il direttore sanitario Pasquale Mazzitelli, ai domiciliari.
Alla Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, presieduta dal suo fondatore Don Luigi Maria Verzè, sono stati invece sequestrati contanti per 2,89 milioni, e viene contestato di non avere vigilato su suoi dipendenti in base alle responsabilità previste dalla legge 231. Don Verzè è indagato per omessa vigilanza.
Certo un esame come il “polisonnogramma”, ovvero la misurazione di alcuni parametri del paziente come il respiro del naso e della bocca o i movimenti del torace e dell’addome durante il sonno, lasciano presagire la necessità del ricovero per osservare il malato di notte.
Ma di norma, come hanno sostenuto i periti della procura, avviene che l’apparecchio, “il polisonnigrafo”, un misuratore che si applica al braccio, viene consegnato al paziente con le relative indicazioni per spegnerlo e accenderlo.
E, il giorno dopo, viene riportato in ospedale per scaricare i dati. Secondo la ricostruzione dei pm, lo schema tipo della truffa prevedeva il ricovero alla domenica pomeriggio, durante la quale il paziente veniva sottoposto solo a un semplice elettrocardiogramma.
La prima notte era considerata di adattamento all’ambiente, anche se poi l’esame vero e proprio avveniva in tutt’altra stanza. Il secondo giorno era dedicato esclusivamente agli esami del sangue e nel corso della notte si procedeva al “polisonnogramma”.
Il terzo e ultimo giorno si concludeva con una visita di uno specialista di otorinolaringoiatria o di uno psicologo.
«Ci accusano — spiegano dal San Raffaele — di avere effettuato ricoveri con una durata di degenza superiore al necessario per ricavarne un ingiusto rimborso. Ma le linee guida nazionali ed internazionali confermino la correttezza del nostro operato. Peccato anche che, per casi analoghi, i migliori Centri del sonno Italiani effettuino ricoveri con degenze superiori alla nostra». La punta massima del San Raffaele per un polisonnogramma è stata di 17 giorni.
Lettera da Pianura
Giugno 5, 2008 on 7:55 pm | In Informazione | 34 CommentsCaro Piero
Sono passati 5 mesi dall’ennesimo boom dei rifiuti partito da Pianura. Ora sarebbe bello poterti dire che il problema è stato risolto ma come ben sappiamo non è così. Dopo Pianura si sono uniti alla protesta Taverna del Re (Giugliano), Marigliano, l’Avellinese e il Beneventano e ora Chiaiano a cui va tutta la nostra più sentita solidarietà.
A gennaio le amministrazioni potevano approfittare della sensibilità della gente per far partire la raccolta differenziata in modo serio ma non hanno fatto niente. Solo questo provvedimento ora avrebbe ridotto almeno del 40% la quantità di immondizia che è tutt’ora per strada. E ci teniamo a precisare che per strada ci sono riversi anche cumuli di rifiuti differenziati, perché nel frattempo i napoletani la differenziata la stanno facendo lo stesso. E non è partito neanche un monitoraggio della produzione e dello smaltimento di questi benedetti RIFIUTI TOSSICI prodotti dalle industrie, che sicuramente in questi mesi non hanno interrotto i loro cicli di produzione.
Abbiamo assistito stupefatti ai decreti che ha emesso Prodi da Presidente del Consiglio uscente: uno (emesso a febbraio) che autorizza l’incenerimento delle piramidi di ecoBALLE campane nel futuro inceneritore di Acerra, l’altro (emesso ad aprile) che ha esteso il segreto di Stato sull’individuazione del sito unico di stoccaggio delle scorie nucleari. Ma se lo Stato siamo noi, il segreto diventa un paradosso…
Poi si è insediato il nuovo governo, che ha promesso di risolvere il problema: ma non dimentichiamoci che Bertolaso-bis è l’ennesimo commissario di una situazione che già 14 anni fa doveva essere straordinaria e risolta in circa 10 mesi. E nessuno di loro ha mai denunciato qualcuno per disastro ambientale, nonostante sia ben noto che le discariche (legali e non) sono state sempre manovrate dalla camorra.
L’On. Bocchino del Pdl recentemente ha diffuso un tariffario delle cifre che sarebbero state corrisposte dalla camorra ai manifestanti contro la discarica. Gradiremmo conoscere la fonte di queste informazioni, perché se l’On. Bocchino ha denunciato questo fatto ai soli organi di stampa e non alla magistratura sarebbe un fatto molto grave. A chi protestava civilmente lo Stato ha solo saputo imporre centinaia di poliziotti e carabinieri mai visti prima: pensate che a garantire l’incolumità di 90.000 pianuresi di solito c’è una sola volante con 3 carabinieri, ogni tanto affiancata da un’altra volante di 3 poliziotti.
Assistiamo poi all’agghiacciante omicidio di Michele Orsi, testimone chiave nell’inchiesta Spartacus che stava facendo luce sui rapporti tra camorra e politica e al quale non era stata assegnata la scorta. Qui lo Stato ha peccato di superficialità, perché non si può non tutelare una persona che è a conoscenza di informazioni così importanti e che sta collaborando attivamente con la giustizia.
Il nostro appello va soprattutto agli abitanti delle zone contigue ai siti di Bussi sul Tirino (PE), Pitelli (SP), Cerro Maggiore (MI) etc. etc. infestati anch’essi da rifiuti tossici: Pianura ed ora Chiaiano hanno lottato e lottano anche per voi. Diciamo all’Italia che il problema c’è, e non è solo la munnezza di Napoli.
Diego e Fernando
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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