Angelino a Bologna
Luglio 30, 2008 on 4:46 pm | In Politica | 52 Comments
ALFANO NON SARA’ A BOLOGNA IL 2 AGOSTO. IL GOVERNO PREFERISCE MANDARE ROTONDI. MA ANCHE ROTONDI HA ANNUNCIATO CHE NON ANDRA’
Il 2 agosto si commemorano le vittime della strage alla stazione di Bologna.
Alla commemorazione è previsto tra gli altri l’intervento del ministro della giustizia Angelino Alfano. Quello che ci mette il nome e la faccia. Uno dei tanti yesmen. La manifestazione si svolgerà a partire dalle ore 10,10 in piazza Medaglie d’oro. E’ l’occasione per subissarlo di fischi e criticarlo a dovere. Meglio se a margine della cerimonia, per rispetto ai caduti del 2 agosto 1980.
Quel giorno purtroppo ho un impegno. Chi può, vada!
Facciazza
Luglio 29, 2008 on 4:57 pm | In Politica | 30 CommentsMarcello Dell’Utri è sfortunato nelle frequentazioni. Prima i mafiosi siciliani, ora gli uomini della ‘ndrangheta calabrese. Non lo lasciano in pace, lo perseguitano, lo assillano, lo tormentano. E lui che è tanto una brava persona non sempre riesce a dire di no. Lo incontrammo il 13 marzo 2008. Gli chiesi di farsi da parte in attesa di chiarire le frequentazioni mafiose e risolvere le grane giudiziarie. Lui mi rispose dicendo che frequentare mafiosi come Mangano, Cinà e Virga è meglio che frequentare gente come me. Quando si dice la coerenza. Ora apprendiamo dalle cronache che il 3 dicembre 2007 il senatore Dell’Utri avrebbe incontrato a MIlano un paio di personaggi in odore di ‘ndrangheta, Antonio Piromalli e Giocchino Arcidiacono, entrambi arrestati lo scorso 23 luglio in una retata contro il clan Piromalli, di cui è capostipite Giuseppe detto “Facciazza”, che soffre tanto per il regime di detenzione del 41 bis e vorrebbe ottenere un trattamento più umano. Nell’incontro i calabresi chiedono e promettono favori. Tra questi, la concessione di un passaporto diplomatico. Non è dato sapere come sia andata la trattativa, sta di fatto che alla vigilia delle elezioni del 13 aprile ci sarebbe stato un secondo incontro a Roma. Ma questo non vuol dire nulla, sia chiaro. A chi non capita di avere un paio di colloqui, magari per un interesse comune per i libri antichi, con un boss della ‘ndrangheta? Siamo certi che Dell’Utri saprà chiarire tutto alla magistratura. Gli inquirenti l’hanno convocato in qualità di persona informata dei fatti per chiarire i motivi di quelle innocenti frequentazioni, ma per il momento il braccio destro di Berlusconi non si è presentato per “impegni istituzionali”. Doveva forse votare la Legge Alfano per l’amico Silvio, che ora gli deve un favore. E quel favore si chiama immunità parlamentare. In sostanza il medesimo favore che si volevano procurare i due calabresi: in attesa di diventare deputati si accontentavano di un salvacondotto diplomatico.
QUI trovate la notizia della retata.
Message in the blog
Luglio 28, 2008 on 2:48 pm | In Politica | 88 CommentsOgni giorno molte persone mi mandano una mail per farmi i complimenti, molte altre mi fermano per strada. L’ho già scritto: fa piacere sapere di non essere solo, di non parlare totalmente al vento. E vi ringrazio. Ma non cerco consenso. Basterebbe forzare un po’ la mano nella scelta dei toni, dei temi e del linguaggio per averne di più. Ottenere visibilità e consenso su internet schierandosi contro la famigerata “casta”, oggi è relativamente facile. Il mio e nostro messaggio (sono certo di parlare anche a nome dei quattro gatti di Qui Milano Libera) è un altro. Ed è questo: siamo messi male, come cittadini italiani intendo, pedine di un ingranaggio perverso, comparse di una favola nera dove trionfano i furbi, i servi e i banditi; chi ne ha consapevolezza ed è detentore di valori diversi vive male, da straniero in patria, da spettatore impotente. E la tentazione di rassegnarsi, di pensare ai fatti propri e mandare tutti a quel paese si fa ogni giorno più forte. E’ una tentazione legittima, visto che la vita è una sola ed è difficile per tutti. E tuttavia non assolve dalla responsabilità. Non ci si può dimettere da cittadini. Non ci è possibile dire: io non c’entro, è colpa loro. I sudditi ragionano così. Come ho detto in quella manciata di secondi ad Anno Zero, la vera casta è la nostra indifferenza. Sta qui il senso di questo blog. Non vogliamo alimentare la vostra indignazione, né rappresentarla. Vogliamo semmai incoraggiarvi a esprimerla. In prima persona. Autorganizzandovi. Senza mediazioni. Fuori dai blog e dai forum. Come forma di ribellione morale alla narcosi collettiva. Auspicabile, chiunque governi. Un cambiamento positivo, del tutto improbabile, visto che la palude lambisce tutti, ma non impossibile, poiché una minoranza ancora si salva, può venire solo dall’assunzione di responsabilità individuale. Che vi piaccia o no, questo è il nostro messaggio.
Le anime morte / 2
Luglio 26, 2008 on 7:18 pm | In Politica | 79 CommentsE’ un lavoro di squadra. Deputati su misura e giornalisti in livrea: ognuno nel partito azienda recita la sua parte. E tutti, in un modo o nell’altro, sono a libro paga dell’Ingiudicabile. Il resto lo fanno gli oppositori timidi e i ponzipilati liberali.
Il “Lodo Alfano” è legge. Il presidente della Repubblica l’ha firmata in un giorno. In un articolo il direttore dell’Unità ha criticato la decisione ed è stato messo all’indice alla stregua di un sovversivo. Come se non si potesse criticare un capo di Stato che firma una legge che lo rende penalmente immune, congegnata sol perché il presidente del consiglio ha paura di una sentenza.
Leggiamo che Di Pietro sta cercando adesioni di associazioni e partiti attorno all’idea di un referendum abrogativo. Condivido: i tempi sono stretti e le difficoltà serie, ma è giusto provarci. E mi auguro che molti elettori del Pd, senz’attendere ordini superiori, diano una mano.
Raccogliemmo le firme anche nell’estate del 2003 ma poi non ci fu bisogno di andare al referendum, vista la decisione della corte costituzionale, che bocciò il precedente e analogo “Lodo Schifani”. Dovrebbe bocciarlo anche stavolta, per un semplice motivo, di forma e di sostanza: la violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Ma non è detto. Nell’Italia di don Rodrigo e degli Azzeccagarbugli, spesso prevalgono provvidenziali tecnicismi.
Nel video, una nuova tornata di incontri romani.
P.S. Per completezza, QUI trovate l’integrale dell’incontro tra Duccio e Clemente J. Mimun.
Leo Peschiera
Luglio 24, 2008 on 1:39 am | In Informazione | 102 Comments
Riguardatevi su youtube il nostro video con Emilio Fede.
Tra gli amici di Fede spicca un tipo grosso, con accento bresciano e rasatura laterale. Si chiama Leo Peschiera. E’ quello che mi dice: “ti sei sputato addosso, attore!”. Da tempo s’accompagna con il direttore del tg4. Ce ne avevano parlato come di un personaggio piuttosto danaroso e molto discusso, diciamo così. Di questa sera la notizia che l’hanno arrestato. Gli auguriamo naturalmente di poter chiarire la propria posizione e dimostrare la propria innocenza. Ma intanto è inevitabile ripensare a quell’ambigua affermazione di Emilio Fede: “questa storia voglio risolverla personalmente, senza carabinieri né polizia”. Subito chiarita da Leo Peschiera: “non è una minaccia sicuramente”. Bella compagnia che ti scegli, Emilio! E quereli pure?
(AGI) - Brescia, 23 luglio
La squadra mobile di Brescia, insieme alla guardia di finanza, ha eseguito sei provvedimenti di custodia cautelare in carcere per i due incendi dolosi verificatisi a fine aprile ai danni dei due più importanti locali notturni di Desenzano del Garda (Brescia), il “Sesto Senso club”, andato completamente ditrutto, e il “Lele Mora House”, intaccato solo parzialemente.
Tra gli arrestati, tutti di nazionalita’ italiana, e’ stato individuato il mandante del tentato incendio del “Lele Mora House”, identificato nel responsabile dei parcheggiatori del “Sesto Senso”, Felice Cangiano. I provvedimenti sono stati emessi inoltre nei confronti dell’imprenditore mantovano Piervittorio Belfanti, del bresciano Leo Peschiera - entrambi soci di “LM House” - e dei componenti dello staff di “LM House” Salvatore Aiello, Carmelo Anastasi e Mario Stefano Sacco.
La polizia ritiene che Belfanti e Peschiera siano implicati nei violenti pestaggi organizzati nell’aprile scorso, quando l’autore materiale del rogo all’LM House, il responsabile dei parcheggiatori del Sesto Senso e il responsabile della sicurezza della stessa discoteca vennero sequestrati, pestati a sangue e minacciati con armi, affinche’ rivelassero il nome del mandante dell’attentato. Belfanti deve anche rispondere di tentata estorsione: secondo l’accusa avrebbe chiesto un pagamento di 100.000 euro al titolare del “Sesto Senso” per convincerlo a non riaprire piu’ il locale. (AGI)
Le anime morte
Luglio 21, 2008 on 7:18 pm | In Politica | 133 CommentsIncidere sul principio di uguaglianza mediante legge ordinaria, con blitz legislativo nei giorni di canicola, previa estorsione istituzionale estesa a opposizione parlamentare, Csm e presidenza della Repubblica, allo scopo di bloccare un regolare processo ormai arrivato a sentenza, sapendo di contare su un’opinione pubblica sonnolenta e su un sistema dell’informazione complice o suddito. Ecco come la democrazia può esser svuotata di senso.
Entro la settimana il “Lodo Alfano” sarà legge. La servitù senatoriale non sarà meno alacre delle anime morte della Camera. Quale obbrobrio giuridico e morale sia lo scudo immunitario bis, lo spiegava di nuovo Franco Cordero l’altro giorno su Repubblica. Ma i servi e le anime morte non sanno che farsene delle buone ragioni di un vecchio saggio. Devono tutto al Capo e dunque votano a testa china ogni volta che i suoi avvocati ordinano di farlo. Colpisce, di questi cosiddetti rappresentanti del popolo sovrano, la mancanza di autostima, mista a mediocrità culturale e naturale servilismo. Se uno li interpella senza riverenza, stanno in silenzio, i legislatori su misura, oppure rispondono con gli slogan orecchiati a pappagallo: chi governa dev’essere libero di onorare il mandato, l’immunità per il premier c’è in tutto il mondo, non possiamo lasciare alla magistratura la selezione del ceto politico.
L’attuale è il peggior parlamento del sessantennio repubblicano, su qesto non c’è dubbio. Ma a suo modo è rappresentativo: la maggioranza del cosiddetto popolo sovrano non è migliore dei suoi rappresentanti. Altrimenti saremmo in tanti ogni giorno a rompere le scatole e gridargliele in faccia certe verità.
Nel video un primo giro di siparietti registrati davanti a Montecitorio lo scorso otto luglio.
Francesco Cossiga
Luglio 19, 2008 on 3:43 pm | In Politica | 103 CommentsAbbiamo un bell’assortimento di senatori a vita, non c’è che dire. Il mafioso prescritto Andreotti, il cocainomane Emilio Colombo, l’insolente Cossiga, che non perde occasione per dar fiato alla bocca. Vive di ossessioni, insegue fantasmi, ha il complesso del sopravvissuto. Problemi economici non ne ha, gira con dieci uomini e tre auto di scorta, sarà senatore fin che campa in quanto ex presidente della repubblichetta. Ha pure sistemato il figlio Giuseppe come parlamentare pdl e sottosegretario alla Difesa. Non sapendo come ingannare il tempo, a ottant’anni spara fesserie e sparge veleno senza requie. Tanto nessuno lo prende sul serio e comunque gode dell’insindacabilità parlamentare. Perché sia chiamato in tribunale a render conto di quel che dice (come capita a molti blogger) occorrerebbe il voto favorevole della maggioranza del Senato. Praticamente impossibile.
La grande riforma neo-piduista della giustizia, recentemente annunciata dall’imputato autoimmune, sarà affidata alla supervisione di tre “saggi”: uno è Cossiga. Ecco la sua ultima esternazione a Radio 24. Dove tra l’altro dà del cretino a ciascun elettore di un certo partito: indovinate quale. Fatela ascoltare a qualche amico straniero che non sa nulla dell’Italia. E poi spiegategli con calma che non si tratta di un comico ma di un ex capo dello Stato, ex presidente del Senato ed ex presidente del Consiglio, ora senatore a vita nonché consulente per la riforma berlusconiana della giustizia.
Pino Maniaci
Luglio 18, 2008 on 7:31 pm | In Informazione | 56 CommentsPino Maniaci, ovvero l’informazione senza bavaglio come strumento di lotta alla mafia.
Davanti alle telecamere della sua Telejato, piccola e indomita emittente di Partinico, da anni Pino Maniaci ci dà lezioni di buon giornalismo. Molti lo considerano un fissato, in realtà è un cronista d’attacco senza tessere né paura né padroni: l’antitesi di Vespa, Mimum e Paolo Mieli. Una vera capatosta. Per fare informazione in prima linea contro la mafia e la politica mafiosa, oggi più che mai devi esser un po’ kamikaze. E Pino lo è. Centinaia di querele, intimidazioni e minacce di ogni genere non l’hanno fermato. Ha sempre continuato a denunciare scandali, soprusi e collusioni. E come lui non pochi cronisti locali del sud, soli e senza gloria. Pino fa una vita difficile, sacrificata e sotto scorta. Tempo fa lo aggredirono per strada, ieri gli hanno bruciato l’auto. Ma non mollerà. L’ho sentito oggi al telefono: “Vogliono impedirmi di lavorare, ma non ce la faranno”, mi ha detto. Gli dà forza - ha proseguito - “l’affetto e la solidarietà delle persone perbene”. So di cosa parla. Ci invierà una testimonianza per il blog. Gli giunga intanto un abbraccio affettuoso. Grazie di esserci, Pino.
Intervista a Vittorio Agnoletto
Luglio 17, 2008 on 4:17 am | In Politica, Democrazia, Legalità | 44 CommentsLa sentenza di primo grado per i maltrattamenti a Bolzaneto nei giorni di Genova 2001 descrive uno Stato incapace di mettere i pubblici poteri di fronte alle proprie responsabilità.
Nonostante la documentata requisitoria dei pm parlasse di “girone infernale” e le testimonianze delle vittime siano state ritenute attendibili - a tutte spetterà un risarcimento - le aggravanti sono state escluse e le condanne appaiono deboli. Ha condizionato il giudizio la difficoltà, nel ricostruire una vicenda caotica, di attribuire gli abusi accertati ai singoli responsabili, che i vertici della polizia non hanno certo contribuito a identificare.
Dei quarantacinque imputati solo quindici sono stati condannati, e nessuno di loro subirà conseguenze grazie all’indulto e alla prescrizione che incombe sul secondo grado di giudizio. Al contrario, tutti i dirigenti di polizia che hanno avuto un ruolo nelle vicende sono tutt’ora in servizio e hanno ricevuto promozioni. Gli stessi agenti condannati in primo grado con tutta probabilità rimarranno nei ranghi della polizia.
Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo e portavoce del Genova Social Forum ai tempi del G8, dà un giudizio pesante sulla sentenza e sul Paese. Dove l’accertamento delle responsabilità penali rallenta man mano che si risale la gerarchia istituzionale. Dove una commissione parlamentare non è mai stata istituita e le responsabilità politiche non vengono nemmeno prese in considerazione. Dove non è imputabile il reato di tortura e non sono ancora stati introdotti quei semplici dispositivi capaci di agevolare il riconoscimento degli agenti di polizia. E’ importante, afferma Agnoletto, sottolineare che la sentenza condanna i ministeri della Giustizia e dell’Interno al risarcimento delle vittime. Non è un fatto scontato, né un automatismo. Si tratta al contrario di una decisione che dimostra un chiaro riconoscimento delle responsabilità di carattere politico, almeno nell’ambito in cui è possibile farlo in un processo penale.
A ottobre è prevista la sentenza per la spedizione punitiva alla scuola Diaz.
QUI trovate l’articolo di Vittorio Agnoletto pubblicato ieri da il Manifesto
La requisitoria della pubblica accusa, corredata delle testimonianze delle vittime, è stata raccolta e commentata da Mario Portanova in un libro uscito in questi giorni: ‘Inferno Bolzaneto‘ (Melampo Editore).
Tremonti, la peste e i guardiani
Luglio 15, 2008 on 1:19 pm | In Politica | 73 CommentsUn altro bel fotogramma di regime arriva nel giorno della Bastiglia. Giulio Tremonti gira con venti energumeni di scorta, per andare ai convegni contro “la speculazione finanziaria peste del secolo” a declamare, novello don Ferrante, le sua forbite analisi a boccuccia stretta senza obiezioni fuori programma. Ieri lo ospitava un altro eroe della lotta alla speculazione, Luigi Maria Verzè, la tonaca di riferimento di Craxi e Berlusconi. C’era anche il nostro amico Duccio, imprudentemente da solo. Andare da solo al San Raffaele a un convegno con Tremonti ospite d’onore, richiede una buona dose di incoscienza. Soprattutto se non vai lì per applaudire o per farti notare, ma per porre una domanda. La domanda che Duccio ha provato a rivolgere al commercialista esperto in paradisi fiscali è questa: parlate di speculazione peste del secolo, ma Gnutti Fiorani e compagnia bella non erano forse speculatori? Sottinteso: e voi non li sostenevate, e forse non in modo disinteressato? Insomma, ha messo il dito nella piaga dell’ipocrisia. Diritto di critica e dovere intellettuale. Ai nomi di Gnutti e Fiorani, il commercialista esperto in condoni ha girato la testa e se n’è andato. Non regge nemmeno il nome di Geronzi, e questo l’ho sperimentato di persona. Per aver osato tanto Duccio è stato ripetutamente infastidito,insultato e minacciato dagli sgherri di Don Verzè. Ed è stato ritualmente identificato. Il sospetto dei guardiani è che si tratti di un pericoloso provocatore, dotato di memoria e dunque sovversivo, di quelli che non si lasciano convincere che due più due fa cinque. Di questi individui scampati al grande piano di rinascita ce ne sono ancora in giro e vanno scoraggiati con le spicce. In modo tale che i commercialisti esperti in paradisi fiscali e condoni tombali possano discettare indisturbati a difesa dei valori.
I prossimi convegni al San Raffaele saranno contro la corruzione giudiziaria, l’evasione fiscale e le truffe al sistema sanitario. La Russa manderà l’esercito. A Duccio prenderanno le impronte digitali.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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