Siamo tutti rom
Luglio 14, 2008 on 3:13 pm | In Politica, Libertà | 46 Comments
C’è un metodo nella loro follia. Vogliono una giustizia innocua con i vip del crimine e feroce con gli ultimi della società. La schedatura con impronte digitali dei bambini rom, decisa dal ministro Maroni mentre i deputati leghisti votavano a capo chino la legge che esonera il padrone dalla responsabilità penale, va in questa direzione. Ed è stata giustamente respinta in sede europea. Quest’oggi a Milano è fissata una iniziativa contro le discriminazioni etniche. Ecco l’appello alla partecipazione.
La legittima repressione della microcriminalità non può diventare l’alibi delle Istituzioni per lanciare una campagna d’odio verso un’etnia e tanto meno per attuare una “schedatura” su base etnica di persone che non hanno commesso alcun reato, compresi i minori.
Oltre la metà degli appartenenti alle comunità Rom e dei Sinti in Italia sono cittadini italiani e cittadini dell’Unione europea a tutti gli effetti. Sottoporli a schedatura, rilevare le impronte digitali dei loro bambini, vìola apertamente i diritti internazionali dell´uomo, le norme e i trattati dell’Unione europea, la convenzione sui diritti dell’infanzia. E vìola l’art. 3 della nostra Costituzione, che afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Le generazioni uscite dal dopoguerra non avevano mai conosciuto provvedimenti volti a marchiare un’etnia, a sottoporla a schedature indipendentemente dalla cittadinanza.
Perciò non possono non riandare alle testimonianze di tempi lontani e non avvertire tutta la gravità di quanto sta accadendo in una diffusa indifferenza.
E’ nostro dovere guardare con rispetto ai diritti di tutte le minoranze. Chiediamo perciò ai cittadini democratici e responsabili, a coloro che “sanno”, a coloro che “intuiscono” i rischi della Storia, di opporsi al razzismo e a chi lo fomenta per fini politici. Per fermare subito la catena dell’odio e delle discriminazioni.
Il 14 luglio troviamoci a Milano dalle 18 alle 20 in piazza dei Mercanti
Le ragioni di Piazza Navona
Luglio 13, 2008 on 2:51 am | In Politica, Costituzione, Legalità | 58 CommentsLe facili manipolazioni vorrebbero archiviare Piazza Navona come un episodio da dimenticare, un indegno momento di volgarità. Dietro al palco, decine di giornalisti si contendevano altrettanti personaggi. Si parlava di democrazia, di immunità, di uguaglianza davanti alla legge, di impronte digitali, di rispetto della Costituzione. Purtroppo la maggior parte di queste interviste si è resa inservibile vista la bulimia di interessate polemiche che ha preso a pretesto gli interventi di due comici.
Archiviate le polemiche, non vanno smarrite le ragioni della manifestazione. Siamo ridotti così male che non basta partecipare e contribuire a organizzare le manifestazioni, ci tocca pure raccontarle.
Entrati nel ‘backstage’, alcune interviste le abbiamo raccolte anche noi. Ecco il video.
Franz
Niccolò Ghedini
Luglio 11, 2008 on 9:07 am | In Politica, Legalità | 96 CommentsLa Legge Alfano ha superato l’esame della Camera. Immunità per le quattro più alte cariche dello Stato fino al termine del mandato e sospensione dei processi in corso. Il quinto comma della legge sancisce la non reiterabilità dell’immunità oltre la durata della carica o della funzione. Questo il punto che, nelle intenzioni di Alfano e soci, potrebbe permettere al provvedimento di superare il vaglio della Corte Costituzionale, che cancellò l’analogo “Lodo Schifani” nel 2004. Staremo a vedere.
Nel frattempo la ‘blocca processi’ sta per essere modificata. Che farsene di una sospensione quando ti concedono l’immunità? L’estorsione istituzionale è andata a segno.
Quel diavolaccio di Ghedini si dichiara contrario alla Legge Alfano. Lui i processi li vorrebbe vincere in aula, dice, ma - si sa - la linea è quella del padrone. E il padrone i processi preferisce vincerli in parlamento.
Secondo Ghedini, Berlusconi vorrebbe tanto potersi difendere in aula, ma visti gli impegni di governo è meglio rimandare tutto a legislatura terminata, anche per distendere i toni ed evitare polemiche che fanno male al Paese! Orwell non avrebbe saputo immaginare di meglio.
Ne racconta tante l’avvocato Ghedini, una meglio dell’altra, nella breve intervista rilasciataci di fronte alla Camera la mattina dell’otto luglio.
Dopo Piazza Navona
Luglio 10, 2008 on 1:40 am | In Politica | 104 Comments
Rieccoci a Milano, al ritorno da Roma.
Di buon mattino, ieri, ci siamo appostati davanti alla Camera per fare qualche domanda e rivolgere qualche critica ai deputati. E’ la forma più diretta di vigilanza democratica. Ed è un’esperienza formativa, la consiglio a tutti. Non c’è niente di più antipolitico dell’attuale partitica. Le facce, i modi, i silenzi che oppongono e le risposte che danno. Il fastidio che mostrano di fronte a domande non concordate, l’ignoranza, la spudoratezza e il servilismo di molti di loro. Tema del giorno il Lodo Alfano, per l’impunità del “premier” imputato, calendarizzato a tempo di record dal fedelissimo alleato Gianfranco Fini. Se tutto va bene, entro luglio il padrone risolverà le grane giudiziarie senza bisogno di bloccare centomila processi. Non ci sono precedenti se non nella “Fattoria degli animali”. E ce la raccontano come una concessione da statista.
La prima che abbiamo beccata è stata la ministra Prestigiacomo. Appena le ho posto la questione, mi ha definito “brutto e maleducato” e se l’è filata con i suoi due portaborse. Pochi minuti dopo avevamo alle calcagna due agenti in borghese. Poi, a mano a mano che entravano e uscivano, abbiamo provato a interpellare il generale Speciale, Renato Farina, Barbareschi, l’ex ministro Visco, Enrico Letta, Bruno Tabacci, la Mussolini, Landolfi, Donadi, Vietti, Ferrero e vari altri.
Le vecchie glorie non mancano mai, un giretto nel palazzo lo fanno sempre: ci hanno rilasciato dichiarazioni pure Mariotto Segni, tuttora impegnato contro la “Casta”, e l’ex ministro Darida, inferocito contro le toghe rosse.
Il siparietto più divertente è stato con l’onorevole-avvocato Ghedini. Son giorni di super lavoro per il difensore di Berlusconi. Udienze a Napoli, Olbia e Milano; un procedimento al Tribunale dei ministri, ricusazioni di giudici, trasferimenti di processi, leggi su misura, interviste a raffica per difendere le peggiori porcate. L’avevo incrociato il giorno prima a Milano a margine del processo Mills, l’ho rivisto ieri davanti all’Hotel Nazionale. Garbato, affabile, disponibile, Ghedini è una delle espressioni più sofisticate dell’Italietta berlusconiana. Mente con ammirevole disinvoltura, sostiene ragioni indifendibili, ribalta logica, verità, senso comune senza mai perdere il sorriso. Avvocato del “premier” e legislatore su misura, Ghedini è l’incarnazione del conflitto di interessi, ma se glielo fai notare ti risponde che lui, come avvocato, vuole assolutamente arrivare a sentenza in quel famoso processo poiché è certo dell’assoluzione; come deputato, tuttavia, voterà con convinzione - e contro il suo interesse professionale - l’immunità penale per il suo cliente. Si tratta - spiega - di una norma necessaria “per evitare polemiche e sospetti di interesse personale nelle future riforme in materia di giustizia”.
Alle 18 siamo andati a piazza Navona. La manifestazione era necessaria ed è riuscita sul piano della partecipazione. Si sono ascoltati interventi efficaci, che hanno ricordato valori fondamentali, a testimonianza di una parte d’Italia che non si rassegna al trionfo di un regime politico incostituzionale. Naturalmente i media hanno raccontato a chi non c’era tutta un’altra storia, evidenziando in modo strumentale nei titoli e nei commenti due o tre frasi: le battute di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna e sul Papa, la critica di Grillo a Napolitano. Il gioco è noto e si chiama manipolazione. Il regime politico incostituzionale si fonda su un regime mediatico di tipo squadrista. Chi non si adegua allo spirito dei tempi viene colpito senza esclusione di colpi.
Conoscendo il gioco, i promotori della manifestazione - Flores, Pardi, Furio Colombo e Di Pietro -avrebbero dovuto essere più accorti nel calibrare la linea e dunque nella scelta dei relatori. Non è una questione di libertà di critica o di satira e nemmeno di condivisione di contenuti: è innegabile che Mara Carfagna non è Rita Borsellino e che Napolitano non è Pertini. Il fatto è che doversi dissociare da una manifestazione che si è convocata è una figura da peracottari. Se si considerano inopportune alcune uscite, non si può pretendere l’autocensura da un Grillo né da una Sabina Guzzanti dopo averli invitati a parlare. Sono leggerezze che il regime mediatico non perdona. Un lusso che di questi tempi non ci è concesso.
Massacro di giustizia
Luglio 7, 2008 on 3:09 am | In Politica, Legalità | 59 CommentsTra gli effetti collaterali dell’emendamento salva-premier c’è la sospensione di centomila processi (la stima dell’Associazione Nazionale Magistrati). Tra questi c’è il processo per gli abusi di polizia al G8 di Genova. Un processo ormai arrivato in prossimità della sentenza di primo grado. Dopo anni di udienze, ieri e oggi si è espressa l’accusa: “alla Diaz ci fu un massacro contro inermi”, hanno affermato i pubblici ministeri durante la requisitoria. Le parti civili hanno lottato in questi anni per affermare una verità giudiziaria, pur consapevoli che sul processo incombe la prescrizione nei successivi gradi di giudizio. Grazie a Ghedini ora l’obiettivo si allontana. E con esso sfuma la residua credibilità delle istituzioni.
Ecco una cronaca del Secolo XIX
“Manganelli Tonfa impugnati al contrario per picchiare più forte, calci, pugni e capigliature tagliate esibite come trofei, mobilia e sedie spaccate addosso: è il quadro del «massacro» della polizia sui no global nella scuola Diaz, durante il G8, dipinto oggi dal pm Francesco Cardona Albini nel corso della requisitoria.
Nel processo sono imputati 29 poliziotti tra alti dirigenti, funzionari e capisquadra e 98 sono le parti lese. Le accuse sono a vario titolo violenza privata, lesioni gravi, abuso d’ufficio falso, calunnia, porto abusivo di armi da guerra. Al «massacro» - secondo il pm - assistevano indifferenti, come hanno evidenziato testimonianze e filmati, dirigenti e funzionari di polizia in borghese che stavano a guardare o giravano la testa dall’altra parte. «Il primo poliziotto ad entrare nella scuola - ha ricostruito il pm - è stato un agente del I Reparto Mobile di Roma, ai comandi di Vincenzo Canterini, seguito da altri colleghi anche in borghese». «Dentro la palestra - ha proseguito - c’erano cittadini turchi, statunitensi e 11 spagnoli, dentro ai sacchi a pelo per dormire. Alla vista dei poliziotti si misero in ginocchio invocando la non violenza. Come risposta sono stati colpiti con sedie e mobilia e poi presi a manganellate».
«In pochi minuti - ha sottolineato il pm - la scena si trasformò in un feroce pestaggio da parte dei poliziotti travisati da caschi e da bandane». Anche il pentimento tardivo di Michelangelo Fournier, vice di Canterini, che in una dichiarazione spontanea definì l’irruzione una «macelleria messicana» non ha convinto il pm. «Se Fournier - si è chiesto il pm - è stato con i suoi uomini tra i primi ad entrare come si conciliano le gravi lesioni subite dagli occupanti?. Anche in questa occasione - ha detto - Fournier non ha voluto coinvolgere il proprio reparto e se stesso, parlando solo di altri colleghi che avrebbero picchiato a sangue i no global». Solo ad un certo punto Fournier, secondo alcune dichiarazioni rese dai testi, gridò «Basta, basta».
Il pm ha smantellato la tesi della presunta resistenza opposta dai no global: con dichiarazioni di testi e filmati è stato smentito il lancio di bottiglie e oggetti vari che sarebbe avvenuto prima e dopo l’irruzione. «Il bilancio di 79 feriti nella scuola, di altri fuori dell’edificio, il `martirio´ di Mark Covell (il giornalista free lance inglese massacrato di botte) e soprattutto il terrore degli occupanti, molti dei quali non poterono trattenere i loro sfinteri, non sembra congruo - ha detto il pm - neppure se ci fosse stata resistenza».
«Non c’è stato da parte della polizia alcun `assalto al castello´ asserragliato da occupanti - ha aggiunto - ma solo un’ irruzione a freddo, decisa a tavolino». Cardona Albini ha anche confutato le dichiarazioni rese il 3 agosto 2001 dal prefetto Arnaldo La Barbera (morto durante le indagini preliminari),a sua volta indagato, il quale sostenne di essersi messo il casco per ripararsi dal lancio di pietre e oggetti gettati dalle finestre della scuola. «Da filmati in nostro possesso si vede La Barbera davanti alla scuola senza casco e nessun lancio di oggetti».
Davanti alla scuola erano inoltre presenti Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, all’ epoca rispettivamente direttore dello Sco e vice direttore dell’ Ucigos, a loro volta imputati nel processo, oggi ai vertici dell’ Antiterrorismo e dei servizi segreti. Il pm ha ribadito, come già detto ieri dal collega Enrico Zucca, di aver trovato molta difficoltà in queste indagini, se non dei veri e propri «ostacoli» a causa dell’omertà degli imputati e della polizia che non ha reso noto neppure i nomi di chi partecipò all’irruzione. «Ad oggi - ha concluso il pm - non sappiamo neppure in quanti vi parteciparono».
La requisitoria, che si concluderà il 10 con le richieste di condanna, ha suscitato anche oggi commenti politici. L’on. Giovanna Melandri (Pd), Ermete Realacci (Pd) e Paolo Cento (Verdi) hanno ribadito che la pagina della Diaz è una ferita ancora da sanare con l’accertamento delle responsabilità e una pagina vergognosa della nostra Repubblica”.
POST SCRIPTUM - Ricordo che martedì 8 luglio, con Franz, Duccio e altri amici saremo a Roma per partecipare alla manifestazione di piazza Navona. L’appuntamento per scambiare due parole con noi è per le 17 al Caffè Giolitti di via Uffici del Vicario, vicino a Montecitorio.
Loris Mazzetti
Luglio 4, 2008 on 3:05 am | In Politica, Libertà, Informazione | 33 Comments
La Rai è terra di conquista per la banda Berlusconi. Chi rivendica libertà di pensiero va epurato, sostituito con qualcuno che abbia già dato prova di fedeltà al padrone. Fuori i nemici, dentro i servi.
Dopo gli scandali ‘Raiset’ e le vergognose telefonate tra Berlusconi e Saccà, tornano gli editti. E’ Beppe Giulietti di Articolo21 a comunicarlo, all’indomani del reintegro di Agostino Saccà a Viale Mazzini: Loris Mazzetti, autore e regista in Rai, nonché storico collaboratore di Enzo Biagi, ha ricevuto una lettera di sospensione e un preavviso di licenziamento per aver scritto che in Rai non si rispetta il codice etico. Cioé per aver detto il vero. Una scusa come un’altra per silurare una testa pensante, un uomo che sanno di non poter comprare.
A Loris giunga la nostra solidarietà.
QUI il comunicato di Articolo21.
QUI l’intervista rilasciataci da Loris Mazzetti nel dicembre 2007.
Piazza Navona
Luglio 3, 2008 on 6:29 pm | In Politica | 39 Comments 
«Non partecipiamo a manifestazioni che non abbiamo contribuito a promuovere e i cui contenuti non condividiamo. Non ci invitiamo a quelle degli altri. Se partecipiamo, visto che siamo un partito di una certa dimensione, discutiamo della piattaforma. Non manifestiamo a gratis».
Questa dichiarazione, non sementita, è stata attribuita da tutti i giornali a Walter Veltroni, il quale è fermo alla sua idea iniziale: il Pd scenderà in piazza in autunno, ora è prematuro.
Resta da capire per quale motivo Veltroni non condivida i contenuti della manifestazione annunciata per l’otto luglio a Roma contro le ultime leggi canaglia. E che cosa significhi nella sua testa “manifestare a gratis”. La prossima volta che lo vedo glielo domando.
Intanto il romanzo criminale continua.
Il Capobanda ha bisogno di chiudere in fretta. Ha imposto l’approvazione entro la pausa estiva della legge sulle intercettazioni (ne ha bisogno a Napoli), dell’emendamento blocca-processi (ne ha bisogno a Milano) e del Lodo Schifani Bis (ne ha bisogno a vita). Non vuole essere giudicato, né indagato, né criticato. Per questo ha messo all’opera i servi. Lavori parlamentari a tappe forzate. Cavilli dilatorii nelle aule d’udienza. Emendamenti nascosti dentro maxi-decreti. Cambi di procedura repentini, secondo le urgenze tattiche di giornata. Pressioni paramafiose su Quirinale e Consiglio Superiore della Magistratura. Messaggi estorsivi agli oppositori dialoganti. L’ennesima manipolazione mediatica di taglio vittimistico.
Sa di contare su un’opinione pubblica in gran parte cloroformizzata, oppositori in gran parte pavidi, un giornalismo in gran parte addomesticato.
E’ uno spettacolo desolante, di violenza del potere, che già conosciamo. Ed è giusto manifestare pubblicamente il nostro sacrosanto dissenso. L’otto luglio in piazza Navona è l’occasione più vicina. Una delegazione Qml ci sarà.
Post scriptum
Diamo appuntamento a chi abbia voglia e tempo di un caffè insieme, per le ore 17 dell’otto luglio al Caffè Giolitti.
Il Mugabe che è in loro
Luglio 2, 2008 on 4:57 pm | In Informazione | 25 CommentsL’informazione è un contropotere.
Dev’essere scomoda, fastidiosa, irriverente. Se vuole essere libera.
E lo stesso vale per la cittadinanza attiva.
Ecco un video che la servitù giornalistica italiana dovrebbe vedere a ripetizione.
“Su quali basi lei si definisce presidente dello Zimbabwe?” domanda il reporter inglese Julian Manyon al dittatore Robert Mugabe, mentre un collega riprende la scena con una videocamera. “Sei un maledetto idiota!”, risponde Mugabe mentre le guardie del corpo scacciano il pericoloso e “maleducato” disturbatore.
Meno male che l’Italia è una nazione democratica e scene del genere non possono capitare.
A proposito, ho chiesto via mail a Paolo Mieli un appuntamento per l’intervista che mi aveva promesso. Oggi ho ricevuto la risposta: il direttore si scusa, ma per il momento non può, le faremo sapere noi.
Mi sa che lo rivedremo prima in strada, a margine di qualche convegno… La domanda che gli rivolgerò è questa: su quali basi lei si definisce un liberale?
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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