Lettera di Renato Farina

Agosto 21, 2008 on 7:46 pm | In Politica, Informazione | 78 Comments

Caro Piero,

si sbaglia sempre a fidarsi. Come sempre tutto viene usato contro di te. Sono venuto al dibattito su tuo invito, perché volevo esprimere in questo modo considerazione alla tua posizione umana e politica. Perché io mi ostino a pensare che se tu sapessi veramente le cose e io riuscissi a comunicartele daresti un giudizio radicalmente diverso sulle vicende che mi hanno coinvolto e persino sulla mia persona. E riconosco che ho potuto esprimermi, in quella sede, in piena libertà, nonostante il clima ostile. (A proposito: come fai a tollerare i post che partono dall’aspetto fisico dell’avversario? Quelli del tipo: basta guardarlo in faccia. E nessuno replica. Che fascismo e pieroricchismo si somiglino? Perché credo tu sappia che cultura sia il lombrosianesimo? E il naso, com’è il mio naso, a becco o a patata? )
Naturalmente la trascrizione di Elia mi fa apparire sin dalla punteggiatura un deficiente rispetto a Davigo. Ma va bene, lui è la scienza io no. Ma le mie obiezioni restano tutte, e non capisco cosa ci sia di deontologicamente o politicamente rivoltante come sostengono i commentatori.

1) Un libro scientifico su giustizia e corruzione politica, dove gli eroi sono quelli di Mani pulite, scritto da uno di Mani pulite non mi pare possa avere il crisma della neutralità che la scienza pretende. Sbaglio? Davigo si paragona allo scienziato che cura il cancro e scrive delle proprie operazioni. Non è la stessa cosa. La giustizia esprime sempre una valutazione in qualche modo soggettiva. Il giudice si riferisce ai fatti giocando la sua coscienza e la sua idea del diritto secondo una certa interpretazione, come si evince anche dalla risposta dove il dottor Davigo espone il suo concetto del patteggiamento. Interessante peraltro; capisco questo dal paragone con l’oncologo: che Davigo si senta un purificatore, e questo dà alla sua azione una caratura inconscia di Grande Inquisitore che c’entra pochissimo con la serenità del giudizio.

2) Dice Davigo, a proposito del mio patteggiamento: “Lei Farina era libero di farsi processare invece di patteggiare come ha fatto, certo avrebbe avuto una pena più severa”. Come fa a saperlo? Mi incuriosisce molto. Ha parlato con Spataro o con il giudice monocratico? Sa già come andrà il processo ad Abu Omar? Dove l’ha appreso? Io credo in realtà che in molti magistrati la colpevolezza e la pena da applicare sia un apriori stabilito a prescindere dal processo. Io, proprio sapendo questo, ho deciso di patteggiare tenendo conto dei rapporti di forza, tenendo conto che se avessi affrontato il processo sarei ancora lì nella palude, per anni e anni, spendendo la mia vita e il mio patrimonio per una questione per la quale in coscienza mi reputo innocente. Ma avevo il diritto di tenere me e la mia famiglia impelagata in una questione infinita in cui sono stato messo dentro a forza per ragioni che io credo politiche?

3) La terza questione attiene all’opinione pubblica. Davigo sostiene che è manipolata da Berlusconi. Per me è manipolata moltissimo dai magistrati in legame coordinato con i bravi cronisti della giudiziaria, ben indirizzati dalle direzioni e dalle proprietà. Questo è accaduto al tempo di Mani pulite. C’era il pool dei cronisti parallelo e dipendente da quello dei magistrati. Andavano persino a passare le vacanze insieme. Io sono andato due giorni col Berlusca, ma lo sanno tutti, tant’è che ci ho fatto due interviste… E Travaglio lo ha scritto in tre libri. Lui va con Ingroia, e resta una questione normale, ovvia, si sa, sono brave persone, loro: a prescindere.
Il fatto che sia dispiaciuto molto a Davigo che io sia diventato deputato lo trovo normale. A me dispiace che lui sia magistrato. Ma fa sempre in tempo a raggiungere Di Pietro e D’Ambrosio in Parlamento.

Renato Farina

La mia risposta

Caro Renato,

ti ringrazio della lettera, mi fa piacere che segui questo piccolo blog.
Dei commenti non mi assumo la responsabilità, non ho il tempo di vagliarli tutti. Le espressioni irriferibili non passano e comunque tutti sanno che i commenti ai blog sono spesso solo uno sfogo. Dolersene mi sembra pretestuoso. Peraltro, non credo che sia fascismo prestare attenzione alle facce. Ogni adulto in fondo è responsabile della propria. Uno con la faccia di Angelino Alfano, per dire, mi risulterebbe inadeguato perfino come usciere di tribunale. Mi verrebbe piuttosto da domandare a te come si fa - senza provare imbarazzo - a stare in compagnia di certi esponenti dell’attuale maggioranza parlamentare.

Non c’è stata alcuna manipolazione nella trascrizione: il dibattito è a disposizione di tutti nell’archivio audio di radio radicale. L’ho pubblicato perché mi sembrava un documento di un qualche interesse. Non è colpa di nessuno se nel linguaggio parlato c’è chi è più lineare e chi meno. Nel tuo testo era difficile perfino mettere la punteggiatura. In generale, penso che rileggere la trascrizione di ciò che vien detto a braccio sia un esercizio utile a riesaminare la validità degli argomenti e la lucidità del pensiero, anche in chiave autocritica.

Quella sera, a quel dibattito, non hai trovato un clima ostile. Se no, figuriamoci, ne avresti scritto e te ne saresti giustamente lamentato. Al contrario, ricordo che buona parte della platea, accogliendo il mio invito, ti ha salutato con un appaluso. Giusto per prevenire ogni tentazione polemica e conseguenti vittimismi.

Quindi hai fatto bene a fidarti di noi.

Confido di incontrare un trattamento ancor più cordiale se e quando verrò invitato a dire la mia a un convegno organizzato da Libero o dal Pdl.

Quanto alla vicenda Sismi, io so quel che è emerso dai media e dai dati dell’inchiesta giudiziaria e disciplinare. E non mi sembra una storia di cui si possa andare fieri. In privato mi parli di carte segrete che ristabiliranno la verità in tuo favore. E non vedi l’ora che siano pubblicate. Sarò lieto di leggerle, tiferò per te, ma intanto permettimi di dubitarne.

Sui punti specifici Davigo ti ha risposto e io concordo con lui. Per quanto attiene alla manipolazione dei media, la realtà è sotto gli occhi di tutti: in Italia opera una centrale di potere politico ed economico che controlla gran parte dei flussi di comunicazione e pubblicità e ha modificato il senso comune degli italiani. E’ l’azienda-partito che ti ha regalato un posto alla Camera dei Deputati.

Per quanto attiene al patteggiamento, in caso di condanna in dibattimento tu saresti andato incontro a una pena superiore. Magari un altro al tuo posto - ritenendosi innocente - avrebbe accettato il giudizio (con i suoi tre gradi) per salvare l’onore. Io per esempio avrei fatto così.
Gridare berlusconianamente al complotto politico è facile. Ma non ci si lamenti se poi non tutti ci credono.

Saluti, Piero

Farina e Davigo

Agosto 19, 2008 on 10:28 pm | In Informazione | 28 Comments

L’ex agente del Sismi Renato Farina continua a scrivere in prima pagina sul quotidiano Libero, dopo aver patteggiato una pena di sei mesi per favoreggiamento. Qualcuno l’ha proposto per l’Ambrogino d’oro, ma finora non gliel’hanno assegnato. In compenso il nostro eroe è stato premiato con uno scranno alla Camera dei Deputati.

Era rimasto indietro il suo botta e risposta con Piercamillo Davigo, durante un nostro convegno a Milano, svoltosi lo scorso 14 novembre in occasione della presentazione del saggio di Davigo “La corruzione in Italia” (Laterza). Il buon Elia l’ha recuperato e sbobinato. Per i cultori della materia, lo pubblico di seguito.

Farina

Inanzitutto comincio con l’andare sull’innocente, così sono diverso dagli altri che poi dicono: c’è il segreto istruttorio. Cercherò di parlare pochissimo perchè è un avvertimento giusto che mi ha dato il giudice Davigo. Comincio subito con una questione personale che per me è molto importante ed è questa: nel libro che ho letto da poco perchè avevo altri pensieri, di Marco Travaglio, come si chiama quello… i fatti… “La scomparsa dei fatti”, lui mi accusa di aver chiesto ad un giornalista di calunniare su un giornale, lo fa esplicitamente: io credo che non sono più in tempo per la querela penale però appena ho un po’ di tempo e di testa libera, mi muovo e le chiedo se lei ritiene vero questo, di procedere lei contro di me per non so che cosa… istigazione a delinquere… qualcosa del genere, perchè io voglio essere in sede dibattimentale dovunque liberato da questo sospetto gratuito. Questa è la prima cosa che tengo a dire perchè è una questione personale, non vorrei che fosse stato influenzato da questo libro che sicuramente ha letto. Riguardo al testo (La corruzione in Italia, Laterza) io me lo sono letto in questi giorni e devo dire che il libro è molto… è veramente interessante. Il passo di scrittura è completamente diverso dal linguaggio usato stasera, è molto più diretto e franco, io faccio un po’ di obiezioni e un po’ di discorso scusate se… non voglio essere troppo lungo e mi toglie la parola, ed è questo… la prima cosa è il metodo, allora è vero che il giudice deve essere imparziale, può avere le opinioni che vuole però è anche vero che lo scienziato quando analizza un fenomeno non deve essere parte del fenomeno analizzato mentre lei è stato protagonista della lotta alla corruzione, ottimo protagonista, Mani pulite ha visto in lei un protagonista e Mani pulite è anche un termine chiave per studiare questi fenomeni dentro questo libro, allora io mi chiedo se uno può essere l’arbitro di una partita in cui gioca lui, secondo me dal punto di vista scientifico questo è un limite del libro, nel momento in cui lei finirà di giocare potrà anche valutare le cose ma secondo me il libro doveva essere secondo me solo della professoressa Mannozzi, questo è il mio avviso dal punto di vista scientifico senza togliere il fatto che poi c’ha ragione nelle cose che dice nel libro tranne alcune osservazioni che voglio fare. C’è una parte sul patteggiamento assolutamente… siccome io ne so qualcosa, sono credo uno dei maggiori esperti del patteggiamento in Italia perchè ho studiato tutto, la disamina che avete fatto sul patteggiamento è perfetta, i pro e i contro… e soprattutto quando citando un autore Paternò mi sembra Patarnè o Paternò non mi ricordo in nessun modo può avere valore di condanna poi però vi scatta la penna è a pagina 135 due volte dite la condanna raggiunta con patteggiamento oppure sono stati condannati definitivamente dal tribunale attraverso il patteggiamento questo denota secondo me un animo sicuramente c’è un travalicare della scienza e si passa invece ad un aspetto secondo me proprio da pm che vuole avere il gusto di percepire la condanna quando il patteggiamento è esattamente, per quello che capisco io, io rinuncio a provare la mia innocenza e il magistrato rinuncia a provare la sua accusa perchè le prove si formano in dibattimento in questo nuovo processo e se non c’è prova dibattimentale non c’è neanche condanna.

Davigo

Allora cominciamo dall’ultimo punto, il patteggiamento è un istituto del processo penale che riguarda la limitazione della libertà personale fosse anche per la multa perchè comunque la multa o l’ammenda si possono convertire in libertà controllata. Nel nostro ordinamento la libertà personale non è diritto disponibile se no uno potrebbe vendersi come schiavo, se non è un diritto disponibile intanto si può dare una pena a uno in quanto sia colpevole. Allora queste sono tutte storie, uno patteggia perchè ritiene di non poter contrastare l’accusa, questa è la verità cioè è allo stato degli atti colpevole perchè se fosse allo stato degli atti innocente il giudice deve proscioglierlo ai sensi dell’articolo 129 del codice di procedura penale. Lo so anche io che c’è una giurisprudenza, che per altro non condivido, che dice: beh il patteggiamento non accerta e quindi per esempio non si può, se uno ha patteggiato una pena, revocare una precedente condizionale, nel nostro ordinamento in certi casi si può dire che il reato è stato commesso perfino quando si assolve: pensate quando per esempio assolve un imputato per non aver commesso il fatto di falso e dichiara la falsità dell’atto oppure quando per una serie di altri accertamenti processuali comunque accerta incidentalmente la commissione di un reato, per esempio ai fini di una aggravante, pur senza avere l’ imputato in quel fatto oggetto in nessun giudizio. Allora raccontare che il patteggiamento riguarda gli innocenti è una bugia. Il patteggiamento non può riguardare un innocente per cominciare. Si può dire: il patteggiamento evita l’ accertamento legale con tutti i crismi previsti dalla Costituzione della Repubblica in un pubblico dibattimento; questo è vero, ma ci vuole il consenso dell’ imputato. Lei Farina era libero di farsi processare invece di patteggiare come ha fatto, certo avrebbe avuto una pena più severa. Seconda questione, lei dice che io sono parte del fenomeno, ma vede, in questo libro si discute soprattutto di dati e i dati non dipendono dal fatto che io abbia o no trattato quei processi perchè questi sono dati del casellario, sono difficilmente confutabili, o si sostiene che i dati del casellario sono falsi e questo è un altro discorso, comunque non lo tengo io il casellario, lo tiene il ministero della giustizia e quindi non riesco a capire l’ obiezione se non nel senso che la mia interpretazione dei dati può essere influenzata dalle mie funzioni e questo è certamente vero però abbiamo allegato le tabelle e quindi lei è libero di fornire una interpretazione assolutamente diversa perchè i dati sono a sua disposizione. Non ho presentato, non abbiamo presentato le nostre opinioni senza corredarle dei dati su cui queste opinioni si fondano dopodichè è vero che ogni selezione di dati è necessariamente arbitraria ma avendoli tutti a disposizione lei è libero di ricostruire un’ altra selezione e di opporre una interpretazione diversa. Dopodichè, sa, io non mi faccio influenzare da ciò che ha scritto Marco Travaglio, anche perchè mi pare che Marco Travaglio riferisse di un tentativo.. sono stato ampiamente diffamato e calunniato, ho credo ottanta procedimenti penali o civili in cui sono danneggiato dai reati di diffamazione o calunnia, quindi uno in più uno in meno non mi fa nè caldo nè freddo. Nell’ altra distinta vicenda che la riguarda io ho scoperto, non la riguarda direttamente ma indirettamente tramite Pio Pompa, ho scoperto di essere diventato un pericolo per la sicurezza militare dello Stato. Ora tutto mi sarei immaginato nella mia vita tranne di diventare un pericolo per la sicurezza militare dello Stato, pensi che ho fatto l’ ufficiale di complemento e ho fatto anche il richiamo alle armi tanto sono patriottico.

Farina

Dieci secondi se vuoi per replicare, se no monopolizzo e non è giusto. Ecco a me dispiace che io non ho nessuna querela da parte sua contro di me, non l’ho mai avuta, dispiace che lei tenga questo atteggiamento come: va beh uno più uno meno… che voleva parlare di me… calunniatemi… è uguale… a me dispiace perchè io sono qui ed essere trattato come cioè uno de… dà fastidio… è proprio una cosa ingiusta, io penso così… poi dopo lei si comporti con la sua coscienza come crede. L’altra domanda era una domanda… però è più vasta… la faremo un’altra volta, si riferisce al nesso che c’è stato negli anni ‘92 ‘93 tra magistratura e giornalisti cioè io mi chiedo se non ci sia stato… perchè non esiste soltanto il beneficio economico nella vita… esiste il beneficio della fama, esiste il beneficio della carriera, esiste anche il beneficio di una tale esposizione pubblica che poi provoca reazioni che a loro volta portano a episodi di querela che comportano anche una serena vecchiaia come lei aveva scritto su un suo fascicolo, io leggo qui che voi dite che esiste anche la corruzione attraverso oltre che all’effettivo passaggio di denaro anche attraverso il passaggio di altra utilità, io mi domando io a quel tempo ero un giornalista che non si era mai occupato di giustizia e avevo dei colleghi che andavano al palazzo di giustizia e avevano notizie, fascicoli, tutte cose legali… non lo so… più o meno, solo perchè erano completamente proni alle tesi sicuramente giuste del pool di Mani pulite. Questi isolavano i giornalisti che erano su altre posizioni e c’è stato un reciproco scambio di carriere e di notorietà

Piero: La domanda qual è? Questa è la sua opinione, la domanda qual è?

Farina

La domanda è se… che giudizio dà di questo tipo di scambio, visto che lei ha detto che l’opinione pubblica è stata influenzata negativamente da Berlusconi, se non sia stata a sua volta viziata da un atteggiamento acritico dei grandi quotidiani che poi dipendevano dai grandi poteri finanziari di quel tempo.

Piero

Ok grazie, quindi la domanda è: c’è stata una tifoseria un po’ viziata da parte di alcuni giornali per logiche di potere nei confronti dell’ inchiesta Mani pulite?


Davigo

Io non so se ci sia stata faccio soltanto questa considerazione, prima una premessa personale: io non ho mai dato in vita mia nè una notizia nè un atto che fosse coperto da segreto o riservato a nessuno. Detto questo è molto facile dire: c’erano giornalisti che siccome sposavano certe tesi della procura avevano un trattamento privilegiato. Facciamo i nomi, i casi e i verbali assumendoci le responsabilità. Lei dica che io ho dato qualche verbale a un determinato giornalista per farmi fare pubblicità sul giornale e poi risponderà in giudizio di quello che ha affermato e vedremo se è in grado di provarlo…

Interruzione di Farina

C’era il pool famoso, si chiamava il pool…

Davigo

No, il pool è un soggetto indeterminato, i reati li commettono persone fisiche.

Piero: Un attimo solo Renato, la domanda è chiara, la ricorderò io se va fuori tema, gliela ricorderò io

Davigo

Seconda questione: c’è stata una intensa attività di stampa perchè era dirompente quello che emergeva dai giornali, perchè la lettura di quelle dichiarazioni man mano che quelle dichiarazioni diventavano pubbliche… perchè anche lì poi la storia del segreto… tutti quanti facevano richiesta di riesame e questi verbali finivano al tribunale del riesame… decine di avvocati li avevano e non erano atti segreti… è ovvio che finì tutto sui giornali ma quando per esempio un imputato racconta che in una grande azienda di stato, l’ANAS, si pagano tutti dai commessi al ministro e il sistema va avanti così da vent’ anni, quale volete che sia la reazione dell’opinione pubblica? Ma questa è tifoseria per il pool o è legittima indignazione per il tradimento che è stato fatto nei confronti dei cittadini da parte… (gli applausi coprono le parole). Terza e ultima questione: lo schieramento politico c’entra assai poco, io una sera sono rimasto ammirato, perchè vorrei che tutti i cittadini reagissero in questo modo, da un esponente di un partito politico, siamo abituati a pensare in termini di tifoseria… ognuno difende i suoi, in una di quelle trasmissioni “Milano, italia”, avevamo appena arrestato il segretario cittadino dell’allora PDS e intervistarono un militante di quel partito il quale disse più o meno così: “Sono trent’anni che io vado ai festival dell’Unità a girare salamelle sulla griglia e adesso scopro che mentre io giravo le salamelle sulla griglia i miei capi rubavano: devono andare tutti in galera!” . Questa è la reazione che ci si aspetta dai cittadini… (frase coperta dagli applausi.), non perchè è la mia parte allora…

Andreotti a Fondi

Agosto 14, 2008 on 10:34 am | In Politica | 34 Comments


A tutte le unità! A tutte le cellule dormienti!

Mi segnalano che il Tartarugone è atteso a Fondi, in provincia di Latina, per un’iniziativa pubblica il prossimo 18 agosto. Non sarebbe male che qualcuno s’armasse di vigore e andasse a fargli visita. Con telecamera, volantini, fronte alta e tutto il necessario. Per ricordare e ricordargli la faccenda della prescrizione mafiosa e invitarlo a togliere il disturbo. Se a un certo punto dovesse domandare di quante pagine è fatta la sentenza, rispondetegli: di cinque pagine. Lui vi dirà che è di oltre mille e questa è la prova che è innocente.
Organizza la Comunità di Sant’Egidio. Si può inviare una garbata mail di dissenso a info@santegidio.org.
Ecco il programma del convegno.

Il ruolo del nostro Paese nel mondo globalizzato

Fondi, 18 AGOSTO 2008, Chiostro di San Domenico ore 20,30

“A che serve l’Italia?”: una domanda che potrebbe sembrare provocatoria. E’ in realtà un interrogativo che nasce in chiunque apra oggi un giornale o ascolti le notizie che giungono da ogni parte del mondo.

Il processo socioeconomico che va sotto il nome di globalizzazione ci presenta oggi un mondo in cui le distanze sembrano annullate ed è più facile comunicare, ma anche un contesto di equilibri modificati, che tra nuove e vecchie alleanze disegnano un quadro in cui spesso cambiano i ruoli delle singole nazioni. Proprio per questo è utile chiedersi: a che serve l’Italia? Qual è il suo ruolo in un mondo che cambia rapidamente, dove le nazioni emergenti appaiono Cina e India, dove l’Europa stenta a trovare una nuova dimensione e gli Stati Uniti mostrano evidenti segni di crisi alla vigilia delle elezioni presidenziali?

A che serve l’Italia di fronte a un mondo ancora tanto segnato da ingiustizie, disuguaglianze e squilibri, soprattutto tra Nord e Sud?

Ne discuteranno il prossimo 18 agosto alle 20,30 nel chiostro dell’ex convento di San Domenico a Fondi due protagonisti della politica estera italiana: il senatore a vita Giulio Andreotti e l’attuale sottosegretario agli Affari Esteri Vincenzo Scotti, che saranno affiancati nel corso del dibattito da mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo Coadiutore di Frosinone-Veroli-Ferentino, e dal prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio.

L’Integerrimo

Agosto 12, 2008 on 7:59 pm | In Politica, Legalità | 20 Comments

Ogni epoca ha i suoi martiri della giustizia. Quest’epoca ha eletto martire Antonio Gava, l’ex boss democristiano recentemente scomparso. Li avete letti i commenti degli oligarchi? Da Cossiga in su sono tutti d’accordo: è morto un uomo politico integerrimo, vittima dell’orco giustizialista. In attesa che gli dedichino piazze e biblioteche, può esser utile ricordare alcuni fatti in tema di collusione fra politica e camorra. Ecco la lettera di Nello Trocchia da Comiziano, Napoli.

Caro Piero,

scrivere è un’urgenza democratica, soprattutto quando la menzogna diventa verità.

Sono tornato al mio paese Comiziano, in provincia di Napoli, uno tra i comuni sotto l’egida, negli anni dell’impero democristiano, dell’ex senatore Vincenzo Meo, uomo di Antonio Gava.

In questi giorni esponenti politici di tutti gli schieramenti hanno reso omaggio all’ex ministro Dc, che ha avuto il merito (ormai tale è diventato) di difendersi nei processi e non dai processi. Antonio Gava è uscito assolto dal processo per camorra per insufficienza di prove, ma inquietano le parole dei politici e inquietano le amnesie della carta stampata e non solo. Bisognerà pure dire quale sistema di potere e di connivenza camorristica sostanziava l’agire politico della corrente dorotea di Gava o no?

Parlano di magistrati politicizzati e combattenti. Il pubblico ministero di quel processo era Franco Roberti, oggi a capo della dda napoletana. Un “combattente” contro camorra e sistemi di potere criminali. Roberti raccontava qualche mese fa all’Espresso: “dalla sentenza che ha assolto Gava con l’articolo 530 secondo comma, ossia il comma che ha sostituito la vecchia insufficienza di prove, risulta provato con certezza che Gava era consapevole dei rapporti di reciprocità funzionale esistenti tra i politici locali della sua corrente e l’organizzazione camorristica, nonché della contaminazione tra la criminalità organizzata e le istituzioni locali del territorio campano”.

Il sistema di potere di Gava era fondato sullo stretto rapporto dei suoi uomini con esponenti di primo piano della camorra partenopea: così si garantivano fette di voto e controllo del territorio. Questo elemento è fuori discussione. Se questo è un vanto, se a questi uomini bisogna tributare un plauso bipartisan, allora la lotta alle mafie possiamo anche archiviarla.

Interessante è analizzare la gerarchia del potere dei fedelissimi di Gava per capire cosa significa sistema di potere e di connivenza camorristica. Il fedelissimo di Antonio Gava era Francesco Patriarca, lo chiamavano Ciccio ‘a Prumessa (Ciccio la promessa) perché dispensava favori e promesse. La dc al Sud era fatta così: nessuna tassa, nessun servizio; carrozzoni pubblici ad alimentare clientele e partite di voti; alleanza stretta con i potentati camorristici. Francesco Patriarca è stato condannato, poco prima di morire, con sentenza definitiva per camorra a nove anni. La camorra ha contribuito attivamente alla sua ascesa politica.

Uomo di Gava anche Vincenzo Meo, la sua zona di influenza era proprio il Nolano, anche lui condannato a 8 anni per camorra. La cassazione ha, però, chiesto di rifare il processo in appello. Nelle sentenza del 2000 della prima sezione della corte di Assise di Napoli, nel procedimento a carico del superboss Carmine Alfieri + 77 si legge: “L’Alfieri ha, inoltre, ricordato l’analogo rapporto esistente tra i Russo e Meo Vincenzo, riferito anche dal Galasso”. Rapporti strettissimi tra i latitanti Russo, allora luogotenenti di Carmine Alfieri che, pentito, ha confermato i rapporti esistenti, conferme anche dall’altro grande pentito di camorra, Pasquale Galasso, signore di Alfieri a Poggiomarino. Meo, secondo i giudici, era in rapporto di mutua assistenza con il clan Alfieri.

Nel Nolano, il braccio di Gava era anche l’ex sindaco di San Paolo Belsito, comune due volte sciolto per mafia, Luigi Riccio. Nella stessa sentenza si legge: “Il contributo assicurato dagli imputati in esame concerne anche il fondamentale settore dei collegamenti del gruppo con gli imprenditori e gli apparati istituzionali. In proposito il Galasso ha, in particolare, illustrato gli stretti legami esistenti tra i fratelli Russo e il sindaco di S. Paolo Belsito, Riccio Luigi: Luigi Riccio, sin dall’ingresso dei fratelli Russo nella nostra organizzazione, resta nelle mani dei fratelli Russo, in particolare di Pasquale Russo, il fratello più autorevole del gruppo di Alfieri. Ha, tra l’altro, ricordato l’intervento spiegato dal Riccio, proprio grazie al privilegiato rapporto con Russo Pasquale, per comporre il grave dissidio insorto tra D’Antuono Giuseppe, ex sindaco di Sant’Antonio Abate, ed i componenti locali dell’associazione Mercurio Gaetano, Santonicola Bernardo, D’Auria Ciro, De Riso Catello e Galasso Domenico”. Incontro che, come Galasso racconterà, Riccio aveva organizzato su richiesta di Antonio Gava. Non basta. Riporto uno stralcio del libro di Bruno De Stefano, amico e collega, “I Boss della camorra”, edizioni Newton & Compton, che dedica un capitolo al rapporto boss e politica.

“L’elenco dei politici condannati per camorra comprende tre amministratori locali democristiani di fede gavianea: Antonino D’Auria (segretario personale dell’ex ministro dell’Interno), Giuseppe D’Antuono e Luigi Riccio. Nel giugno del 1994 a D’Auria, processato con il patteggiamento, furono inflitti due anni di carcere; nel luglio dello stesso anno per D’Antuono e Riccio, che scelsero il giudizio abbreviato, la pena fu di 3 anni, sei mesi e venti giorni. Tre casi da manuale dell’intreccio tra uomini dei partiti e criminalità organizzata. D’Antuono e D’Auria sono stati amministratori (il secondo lo è ancora) di Sant’Antonio Abate, un comune ai confini con Castellammare di Stabia, feudo di elettorale di Antonio Gava”.

P.S. Il figlio di Luigi Riccio, Raffaele, Pdl, è il sindaco di San Paolo Bel Sito. Antonino D’Auria, Pd, è a tutt’oggi sindaco di Sant’Antonio Abate. Forse, così, si capisce meglio la svista bipartisan su Antonio Gava.

Questa è la verità su un sistema di potere che ha ridotto la mia terra a deserto.

Nello Trocchia

‘Gnazio alle grandi manovre

Agosto 5, 2008 on 12:28 pm | In Politica, Libertà, Democrazia | 108 Comments


Ieri a Milano sono arrivati i primi 174 soldati, ai quali si aggiungeranno i 250 di lunedì prossimo. Oltre ai consolati, al Duomo e ad alcune zone semi-periferiche, luogo di presidio è la Stazione Centrale, dove a mezzogiorno il ministro della Difesa La Russa ha dato il benvenuto ai militi. C’era anche lo sceriffo De Corato, nostro vice-sindaco. Io (Franz) ed Elia siamo andati a dare un’occhiata.
La Russa e De Corato si sono esibiti in una serie di dichiarazioni indignate per la mala fede di chi vede nella manovra “un’operazione di facciata”. Il ministro ripete fino alla nausea che “solo nella zona della Stazione Centrale e solo nell’ultimo mese sono state stuprate nove donne”. I giornalisti scrivono, riprendono, trasmettono. Quando De Corato lo corregge spalmando il dato su un periodo di cinque mesi - anch’esso tutto da verificare, intendiamoci - è troppo tardi. Le interviste sono già terminate.

Le notizie più accreditate dicono che un buco di seimila unità nell’organico della Polizia necessitava di un intervento in tempi brevi. Non essendoci i soldi per rimpinguare l’organico, si è trovata una soluzione che al tempo stesso permette al governo di ribadire l’allarme sicurezza e al ministro della Difesa di fare un po’ il duro.
Pare inoltre che per 424 soldati che arrivano in città, saranno tagliate 700 unità nelle forze di polizia. E il generale Buscemi, che nel ‘92 diresse l’operazione antimafia ‘vespri siciliani’ al comando di ventimila soldati, afferma che la situazione dell’esercito è grave, che mancano uomini e strutture e che i pochi soldati di La Russa non possono che essere un’operazione simbolica.
Un’altra pezza, insomma. Tuttavia si crea un precedente che preoccupa. Perché certa gente è brava a trovare nuove emergenze, più o meno vere, per giustificare l’impiego di altri soldati, di altri mezzi. E non vorremmo trovarci, un’operazione simbolica dopo l’altra, a muoverci in un territorio militarizzato.

Il ritorno del Principe

Agosto 2, 2008 on 12:11 am | In Politica, Democrazia, Legalità | 88 Comments

ritorno del principe

Ho come la sensazione che lo Stato di Diritto stia perdendo pezzi, irrimediabilmente. Sarà il caldo? Forse no.
E’ piuttosto l’assistere alla normalizzazione culturale di pratiche politiche ed economiche che giorno dopo giorno ci appaiono sempre più digeribili, ineluttabili, normali appunto. Mentre Berlusconi si preoccupa di irrobustire i fortilizi per respingere qualunque possibile attacco, i sudditi vengono quotidianamente privati di un altro pezzo di Stato sociale, della libertà d’informazione, del diritto ad un lavoro dignitoso, ad una giustizia equa, dei principi della propria Costituzione.
“Essere vittime a tal punto da non accorgerci più di esserlo diventati”. Così ammoniva Montanelli dalle pagine del Corriere, ormai sette anni fa.

Ho appena terminato la lettura di un testo che, a differenza di altri pur utilissimi, non si ferma alla narrazione dei fatti. Anzi, affida già al primo centinaio di pagine un’analisi culturale e politica del nostro Paese che costringe a leggere diversamente fenomeni endemici come la corruzione, la mafia, il malaffare che diventa sistema.
Nel dialogo con Saverio Lodato che compone ‘Il ritorno del Principe’ (Chiarelettere), Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo, individua le malsane consuetudini che ricorrono nella storia del nostro Paese e che hanno fatto delle rare stagioni d’eccellenza culturale e civile, sempre figlie di esigue minoranze, qualcosa di inviso perfino all’uomo della strada.

Riletti attraverso la pervicace autoconservazione delle élites, gli accadimenti del passato come i fatti più recenti si trasformano nei tasselli di un disegno che ha cambiato bandiere e casacche, ma che in sostanza rimane quello - molto, molto italiano - del Principe machiavellico, della legittimazione coatta del potere esecutivo, della democrazia dei numeri che si sostituisce a quella delle regole uguali per tutti.
Pur partendo dal presupposto che il potere riserva all’opinione pubblica poco più di un teatrino, Scarpinato aiuta a distinguere con maggiore chiarezza le parti in campo e sicuramente ci costringe ad una riflessione sul ruolo del cittadino.
Scrive Scarpinato: “Chi perde sempre e comunque è il cittadino senza potere e senza diritti, che non può scegliere per una vera politica alternativa, ma solo per una alternanza di oligarchie al potere”. Ma lo stesso cittadino, quando chiude gli occhi, quando non sa né vuole vedere la responsabilità di chi governa da decenni, diventando connivente con un modo di vita che disprezza la legalità, che umilia la verità, è colpevole dell’oscurità che lamenta.
L’eterno ritorno descritto da Scarpinato fa male. Delinea panorami così ampi e desolanti che vorremmo non dover credere ai nostri occhi. Ma parafrasando Kafka per l’ennesima volta, un buon libro non può non essere un pugno nello stomaco.

Buona lettura, Franz

Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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