Franco Frattini
Settembre 30, 2008 on 8:35 pm | In Politica, Costituzione, Legalità | 71 Commentsdi Duccio Facchini
In Israele, il primo ministro Olmert, una volta coinvolto in un’indagine di finanziamenti sospetti al suo partito - quindi per ipotesi di reato inerenti alla sua attività politica - s’è dimesso. Se n’è andato dichiarandosi “orgoglioso” di un paese che sa esser capace di processare il vertice della piramide senza timori reverenziali. Un rappresentante dell’esecutivo, votato quindi dalla maggioranza degli israeliani, s’è fatto da parte con signorilità. Non ha parlato di deriva “politicizzata” dei magistrati che lo indagavano. Non ha tuonato contro le toghe “comuniste” o di opposta fazione politica. Insomma, ha reagito in maniera normale.
In Italia, il primo ministro Berlusconi, una volta coinvolto in uno scandalo di corruzione giudiziaria - esterna alla sua attività politica - che vede coinvolto anche un avvocato inglese (praticamente reo confesso) non se n’è andato. Anzi, s’è fatto una legge per bloccarsi il processo. Probabilmente pure per estinguerlo. Il ‘lodo Alfano’ (dal nome del suo ex segretario personale).
Non se n’è andato ed anzi ha denunziato un golpe ad opera di magistrati “metastasi della democrazia”. Un rappresentante dell’esecutivo, votato dalla maggioranza degli italiani, è entrato a piedi uniti in un campo pericoloso. Il campo della Costituzione. Delle regole di questa Repubblica. Ora, il “lodo Alfano/Ghedini” sta per passare sotto la lente della Consulta. Si dovrà stabilire se è conforme o meno al dettato Costituzionale. Berlusconi, però, non s’è dato per vinto. “Rifletteremo, in caso di bocciatura della Consulta”. Una minaccia, mica tanto velata. D’Alema non s’è fatto però attendere: “per me si può candidare al Quirinale”. Che problema c’è?
Ieri pomeriggio, in Bocconi, a Milano, c’era un convegno dal titolo “L’Italia e il mondo negli ultimi 30 anni”. Ospite d’onore, il ministro degli Esteri Franco Frattini, che già prestò il nome alla ridicola legge sul conflitto d’interessi attualmente in vigore (vedi video da New York).
Lui, come sottolinea spesso, difende a spada tratta la “grande democrazia” israeliana. Ne tesse le lodi. Ne difende i principi e ne giustifica ogni scelta. Eppure, casualità, non ha proferito parola sul gesto di Olmert. Di quello Frattini non parla. Come mai? Forse perché il Capo una cosa del genere non la concepisce?
Abbiamo provato a domandarglielo.
Al termine del siparietto, un gruppo di persone assetate di dettagli s’è riversato su Diego, Laura e me. “Che ha detto Frattini?”, “Che cosa intendeva?” e così via. Erano ‘giornalisti’, quelli che passa il convento.
Ancora una volta il piano della normalità si rovescia. Il giornalista chiede le notizie al cittadino informato. Il cittadino informato fa il mestiere del giornalista.
“Ma perchè non le fate voi queste domande?”, chiede loro il buon Diego. “Eh, bella domanda…”, rispondono giulivi.
Resta il tempo di intercettare la vecchia gloria Giorgio La Malfa, quello che all’inizio degli anni novanta voleva “unire l’Italia degli onesti e farla vincere” e poi incappò in Mani Pulite per il solito finanziamento illecito. Si dice liberale, ma non vede nulla di strano nell’anomalia berlusconiana.
Poi ci allontaniamo, cittadini normali in un paese anormale. Non prima di esibire il documento d’identità ai tutori dell’ordine pubblico.
‘O pernacchio
Settembre 28, 2008 on 4:52 pm | In Politica | 32 CommentsBuona parte delle nostre sventure civili nascono dal fatto che non si spernacchia più, o non abbastanza. Siamo passivi, brontoliamo al bar, preferiamo delegare. Per pernacchio intendo la critica ad alta voce, la contestazione frontale, il dissenso informato, consapevole, preciso, documentato, chirurgico. Il gesto, potenzialmente rivoluzionario, che unisce cervello e passione, come dice Eduardo De Filippo nella sua famosa lezione di pernacchi. Anche a spernacchiare si impara. Ma la convinzione, quella nessuno la può insegnare.
Jatevenne! Diretta da Chiaiano
Settembre 27, 2008 on 4:54 pm | In Politica, Libertà, Democrazia | 12 CommentsCaltagirone, querela archiviata
Settembre 26, 2008 on 2:16 pm | In Politica | 23 Comments
Vittoria!
Ricordate la querela sporta dal direttore generale dell’ospedale San Matteo di Pavia contro Duccio e me? Questa mattina è giunta la notizia che è stata definitivamente archiviata in quanto infondata.
NON abbiamo diffamato il querelante, com’era evidente a colpo d’occhio. Lo abbiamo semplicemente criticato per quella sua condanna definitiva per abuso di ufficio e falso, che ‘O Sistema Formigoni non reputa moralmente incompatibile con un incarico di dirigente della pubblica amministrazione.
Ricordo che Pietro Caltagirone, all’epoca direttore dell’azienda ospedaliera di Lecco, aveva rifiutato la liberatoria per la pubblicazione di un’intervista rilasciata a Duccio e che ha incaricato di tutelare la sua reputazione un avvocato pagato con denari del suo ufficio di pubblico amministratore.
Come promesso, fisseremo presto una manifestazione a Pavia davanti agli uffici della direzione della Fondazione San Matteo, per chiedere le dimissioni di Pietro Caltagirone. Restate in contatto, vi faremo sapere.
Nel frattempo pubblicherò la sua querela e la sua opposizione alla richiesta di archiviazione proposta dal pubblico ministero. Sono uno spasso. Pensate che è arrivato a querelarmi pure per minaccia, per un commento su questo blog. E, come Emilio Fede, ha chiesto l’oscuramento del blog. Ma gli è andata male.
“Lodo Consolo”
Settembre 26, 2008 on 10:48 am | In Politica | 19 Comments
di Duccio Facchini
E’ impietosa la classifica redatta e pubblicata da Transparency,
l’organizzazione internazionale contro la corruzione. L’Italia piglia
un bel 4 in pagella nella materia “corruzione percepita”. Rimandata al
posto. Al 55esimo posto. Poche file più avanti stanno Cile, Corea del
Sud e Costarica, per dirne alcune. Danimarca, Finlandia e Nuova
Zelanda sono le solite saputelle. Ultima la Somalia.
I criteri di composizione della classifica pubblicata recentemente son
molto complessi. Sostanzialmente si basano sul “livello secondo il
quale l’esistenza della corruzione è percepita tra pubblici uffici e
politici”. Secondo Quintiliano Valenti, rappresentante di
Transparency Italia, il settore peggio gestito è proprio quello della
sanità. Del Turco aveva visto giusto.
Di fronte ai dati poco sopra elencati, il Governo Berlusconi – con il
beneplacito di una fetta della “opposizione” - ha individuato
una soluzione. Un rimedio contro l’imbarbarimento del Paese. Il “lodo Consolo”.
Il “lodo” prende nome dal deputato Giuseppe Consolo, aennino. Avvocato.
Il progetto di legge venne presentato l’otto maggio di
quest’anno. Doveva esser vagliato nella commissione competente. Di
fronte al tasso sconvolgente di “corruzione percepita”, il pdl ha
rotto gli indugi. Massima urgenza. Massima priorità.
Urgenza per sconfiggere la corruzione italiota?
No. Il “lodo Consolo” se ne infischia altamente di corruzione o di
“lotta alla corruzione”. Se ne infischia del malaffare dilagante e
della peste bubbonica rappresentata dalla speculazione.
Sostanzialmente il nuovo disegno di legge marchiato An recita così:
sei ministro? Sei immune.
Un “lodo Alfano” in versione small. Un dono per gli uomini del
Capo. Un riconoscimento. Un presente.
Liana Milella, su Repubblica, così tratteggia la portata innovativa
del lodo Consolo.
“Una leggina, due articoli in tutto, che rivoluziona le regole
costituzionali per i reati ministeriali, quelli commessi da soggetti
che sono, o sono stati, ministri. Un giochetto facile facile. Rendere
obbligatoria la richiesta di autorizzazione anche per i reati che, a
parere del tribunale dei ministri, non meritano una copertura
ministeriale e quindi, stando alle norme attuali, devono essere
valutati e investigati dalla procura. Se, a parere dei pm e dei
giudici, il delitto è stato commesso, il soggetto va a processo come
un normale cittadino”, e ancora prosegue, “Con una legge che mette
sullo stesso piano chi è ministro e ha commesso un reato nell’ambito
delle sue funzioni, e quindi, in base all’articolo 96 della
Costituzione, gode di una parziale tutela in quanto spetta alla Camera
o al Senato dare il via libera all’indagine, con chi invece è pur
sempre ministro, ma ha commesso un delitto nelle vesti di normale
cittadino. Consolo pretende che il tribunale dei ministri trasmetta il
fascicolo “con relazione motivata al procuratore della Repubblica per
l’immediata rimessione al presidente della Camera competente”. Una
surrettizia autorizzazione che verrebbe garantita a un comune
cittadino giudicabile per un reato commesso in coincidenza con la
funzione di ministro, ma al di fuori del suo lavoro di membro del
governo. Un’indebita protezione ad personam, una sorta di invito a
delinquere, perché tanto le Camere, come la storia cinquantennale
dell’autorizzazione a procedere dimostra ampiamente, sono sempre
pronte a negare ai giudici la possibilità di indagare”.
Giuseppe Consolo (nella foto) è avvocato del ministro per le
Infrastrutture e i Trasporti Altero Matteoli, Alleanza Nazionale.
Matteoli, nel 2005, viene messo sotto inchiesta a Livorno, quando era
ancora ministro dell’Ambiente, per favoreggiamento. Telefonava,
secondo i pm, al prefetto livornese Vincenzo Gallitto per informarlo
che c’erano indagini sul suo conto (di Gallitto) nell’ambito
dell’inchiesta “mostro di Procchio”, una paludosa vicenda fatta
d’abusi edilizi e complessi residenziali nell’isola d’Elba.
Sempre Liana Milella: “Il tribunale dei ministri del capoluogo toscano
decise che quel reato non aveva niente a che fare con la funzione di
ministro ricoperta da Matteoli e rispedì le carte alla procura.
Matteoli non si dette per vinto. Divenuto nel frattempo senatore
convinse la Camera a sollevare un conflitto di attribuzione contro
Livorno per la “ministerialità” del reato. La Consulta lo considera
ammissibile e dovrà pronunciarsi. Nel frattempo il processo è
congelato”.
Con il “lodo Consolo”, conoscendo l’abitudinaria inclinazione del nostro
Parlamento a votare contro le richieste d’autorizzazione presentate
dalle procure, il processo verrebbe definitivamente spazzato via.
Buttato nel cestino. Matteoli risulterebbe così immune. Come un
super-eroe. Come il Capo.
Sistemati i ministri, poi bisognerà pensare ai parlamentari.
Aversa, Italia
Settembre 23, 2008 on 10:12 pm | In Politica | 31 Comments
Caro Piero
diciamolo subito: la mia terra non è il Sud. E non è la Campania. E’ quella striscia di terra che va da Caserta a Napoli. E striscia di terra è una metafora perché è tutto cemento selvaggio. accavallato, grezzo, soffocante. E i rifiuti, tanti, sparsi dovunque, sui cigli delle strade, nelle piazze storiche, davanti alle scuole. Punti strategici della dignità. E i veleni ammucchiati nelle campagne, così tanti che li vedi da lontano minacciosi e con quel fumo sinistro. La quotidianità è una guerra, i giorni speciali battaglie decisive. Mea culpa, mi dico ogni giorno. Mea culpa e non getto per terra nemmeno più la cicca della sigaretta. Mea culpa e leggo tutto quello che contiene la parola Campania, devo sapere tutto, non mi devo più sentire impreparata. Mea culpa e osservo le città civili per imparare. Mea culpa e sono spietata con me stessa. Non si può guarire la mia terra malata, ma solo curarla con amore. Anche le parole hanno ora un carattere diverso, drammatiche, sempre in bilico tra la retorica e il patetismo. Ma si sa, quando la realtà è terribile le parole appaiono sempre inadeguate. E questo vorrei dagli altri. Basta, guardare fuori da noi; basta, incolpare gli altri. Basta. Mea culpa. Solo così il cambiamento è possibile. Prima dentro di noi e poi fuori. Perciò è così doloroso nella terra di nessuno.
Graziella Mazzoni
Aversa
www.graziellamazzoni2.blogspot.com
QUI trovate la Lettera di Roberto Saviano alla sua terra
Un romano a New York
Settembre 22, 2008 on 2:52 pm | In Politica | 28 CommentsWalter Veltroni ha passato quattro giorni a New York per presentare l’edizione americana del suo ultimo capolavoro letterario.
Negli Stati Uniti non ci sono i militanti postcomunisti e nemmeno il servizio d’ordine della “festa democratica”. Quindi è possibile avvicinarlo per una domanda. Ci hanno provato Fiorenzo e gli amici del meetup della Grande Mela. E così apprendiamo che la manifestazione di piazza Navona era “sbagliata” e che Walter è angosciato da un’assenza: dov’è finito Beppe Grillo e perché non si sente più?
Viareggio
Settembre 21, 2008 on 2:12 am | In Politica | 3 CommentsVenerdì 26 settembre con il gruppo Qml saremo a Viareggio per un incontro pubblico sul tema della cittadinanza attiva.
Ore 21, sala Croce Verde, corso Garibaldi.
Stato di polizia
Settembre 20, 2008 on 6:41 pm | In Politica, Democrazia, Legalità | 20 Comments.jpg)
L’avvocato Niccolò Ghedini ha progetti ambiziosi. Ieri, in Commissione Giustizia, ha illustrato la sua ultima trovata per ovviare alla pubblicazione scriteriata di intercettazioni mettendo d’accordo tutti, Ordine dei giornalisti compreso.
Se il problema da risolvere è la fuoriuscita di notizie sulle intercettazioni ordinate dai pm (quelle per cui le registrazioni vengono depositate e possono essere utilizzate nel processo) - dice lui - basterà ridurle ai reati più gravi. Per tutti gli altri reati la polizia giudiziaria utilizzerà lo strumento dell’intercettazione preventiva, per la quale non esistono “brogliacci, dvd o nastri registrati”. Soltanto l’udito ed una breve sintesi per permettere al pm di “orientare le indagini”. Sì, orientarle. Perché l’intercettazione preventiva non può rientrare in alcun caso nell’impianto probatorio da destinare all’eventuale processo. Se nella sintesi della pg il pm dovesse sentir puzza di reati, dovrà intraprendere un’indagine con altri mezzi a meno che il reato non rientri tra quelli considerati gravissimi da lor signori.
In questo modo, secondo Ghedini, le pene più gravi per i giornalisti troppo zelanti potrebbero circoscriversi alla pubblicazione (praticamente impossibile) di intercettazioni preventive. Pene molto più leggere sarebbero invece previste per la pubblicazione di telefonate riguardanti i reati gravissimi come mafia e terrorismo.
E i reati contro la pubblica amministrazione? Ghedini cala l’asso. Tira in ballo la maggioranza di sinistra del 1999 che il nove febbraio di quell’anno proponeva una modifica dell’articolo 266 delle norme di coordinamento del c.p.p. (lo stesso su cui si discute ora) che escludeva tali reati da quelli per cui è possibile investigare tramite intercettazioni. Insomma, il passato del centrosinistra non consentirebbe la polemica ai detrattori. Come dargli torto? Del resto nel 1999 il Presidente del Consiglio era il bicameralista D’Alema, tutt’oggi saldamente aggrappato al suo scranno parlamentare. Quel che pensano i cittadini informati non conta!
Tutto qui? Non proprio. L’intenzione di rendere le indagini della polizia giudiziaria indipendenti dall’attività del magistrato (uno dei punti dell’imminente riforma della giustizia - come conferma ‘la segretaria’ Alfano) farebbe del ddl sulle intercettazioni non solo un freno alla possibilità di indagare e di informare, ma anche l’inizio di un percorso verso un possibile Stato di polizia. Dove la magistratura non ha controllo su chi viene intercettato (alla faccia del garantismo!). Dove la polizia giudiziaria, che dipende dal Ministero dell’interno e quindi dall’esecutivo, potrebbe caricarsi della responsabilità di scegliere se e cosa riferire alla magistratura.
Con buona pace dei giornalisti che intendevano fare disobbedienza civile, Berlusconi sembra voler risolvere la cosa ‘a monte’. Nessuno saprà nulla. Le intercettazioni non potranno essere utilizzate nei processi (’reati gravissimi’ esclusi). Ridurne il numero? Nemmeno per sogno. Se ne faranno altrettante, ma chi le ordinerà e cosa esattamente avrà avuto interesse ad ascoltare rimarrà segreto per sempre.
A sinistra Luciano Violante moltiplica gli apprezzamenti.
Franz
QUI il breve intervento di Ghedini alla Commissione Giustizia della Camera.
QUI un’intervista al segretario dell’Anm su polizia e giudici.
Grazie a Maurizio (theHand) per la vignetta.
Immunità parlamentare. Why not?
Settembre 19, 2008 on 2:09 am | In Politica | 43 Comments
La Casta è viva e lotta contro di noi. Dopo aver ridotto, con la “porcata” elettorale Calderoli, la sovranità popolare a esercizio di ratifica delle scelte di un pugno di oligarchi, ora punta al ripristino dell’immunità parlamentare, nell’ambito di una più vasta riforma che ha come obiettivo finale la trasformazione del sistema giudiziario in un apparato burocratico subordinato al potere politico. In sostanza si vogliono eleggere e assolvere da soli.
Questa sera (18 settembre) presso l’Università Cattolica di Milano, il Ministro Angelino ‘Lodo’ Alfano ha tenuto una lezione aperta per la scuola di politica collegata all’area di Comunione e Liberazione. Titolo del seminario: ‘Quale riforma per un giusto equilibrio tra giustizia e politica?’. Tra i convenuti illustri abbiamo riconosciuto Renato Farina e il noto imprenditore calabrese Antonio Saladino.
Attratti dall’autorevolezza dell’oratore, siamo andati ad ascoltare. Con la scusa dell’accreditamento ci è stato impedito di assistere al convegno. “Non è gradita la vostra presenza”, ci è stato detto da un addetto ai lavori che ci ha scortato all’uscita sotto gli occhi di una nutrita pattuglia della Digos.
Alla necessità di reintrodurre l’immunità parlamentare per sanare il “lacerante conflitto” fra giustizia e politica (tradotto: per evitare agli eletti dai partiti il fastidio di doversi difendere nei tribunali), ha dedicato il suo intervento introduttivo l’avvocato Paolo Tosoni, presidente della ‘Libera Associazione Forense’. L’estratto che di seguito riportiamo meriterebbe soltanto una fragorosa pernacchia. Sarà per questo che non ci hanno fatto entrare? In sala scrosciavano gli applausi.
E difficile oggi poter parlare di riforme della giustizia, senza doversi preliminarmente soffermare sul conflitto tra politica e magistratura che affligge da quasi un ventennio il nostro Paese: è difficile, infatti, poter ipotizzare l’attuazione serena e condivisa delle indispensabili riforme per permettere al nostro sistema processuale di funzionare e rendere efficace il servizio giustizia di cui necessitano i cittadini, se non si risolve questo nodo cruciale per la nostra democrazia.
A fronte della indipendenza della magistratura, infatti, è altrettanto indispensabile garantire l’indipendenza e l’autonomia della politica: altrimenti inevitabile che uno dei due poteri, quello politico, ovviamente, possa essere indebitamente intralciato, se non ricattato dall’altro.
I Costituenti avevano ben presente questo rischio, quando nel 1948 introdussero il secondo comma dell’art. 68 della Costituzione che prevedeva, per evitare il fumus persecutionis, l’autorizzazione a procedere da parte di Camera e Senato per sottoporre a processo un parlamentare.
I nostri padri Costituenti, quando pensavano di porre un filtro tra i due poteri, lo fecero sulla base di un ragionamento elementare: il cittadino eletto a governare il Paese, soprattutto se ricopre un’alta carica dello Stato, non è un cittadino qualunque (pur essendo anch’egli soggetto alla legge) ma rappresenta milioni di elettori e una concezione di governo della società. L’azione giudiziaria nei suoi confronti, quindi, se non è più che limpida e giustificata (da qui la necessità della garanzia del vaglio del Parlamento con l’autorizzazione a procedere) può essere strumentalizzata e andare a colpire ciò che lui rappresenta oltre se stesso.
L’immunità parlamentare così concepita è stata cancellata nel 1993, sull’onda emotiva e “rivoluzionaria” di tangentopoli: da quel momento è iniziato e si è via via esasperato il conflitto tra i due poteri e lo scontro ideologico tra giustizialisti e garantisti e ancora oggi, a distanza di quindici anni, la nostra democrazia, la necessità delle riforme in tema di giustizia e l’azione di governo sono bloccati o gravemente influenzati dallo stesso perdurante e lacerante conflitto.
L’evidenza di questa anomali ha portato l’attuale governo a cercare una via d’uscita dal conflitto politica/magistratura - e dal conseguente conflitto interno agli schieramenti - con la promulgazione nel luglio scorso del Lodo che porta il nome del Ministro Alfano oggi presente che, come noto, prevede l’immunità per i processi penali per le quattro più alte cariche dello Stato.
Pur con tutti i limiti di un provvedimento che risolve solo parzialmente l’illustrato problema del conflitto tra i due poteri, peraltro emanato in tempi rapidi e senza un consenso largamente condiviso, il Lodo Alfano è stato sicuramente un primo indispensabile passo per la governabilità e, si auspica, per iniziare finalmente il cammino delle grandi riforme, comprese quelle della giustizia.
Una tra queste potrebbe essere proprio quella di ripristinare, con ampia discussione bipartisan, l’immunità parlamentare, per riallineare il Paese alle altre democrazie occidentali più vicine alla nostra, anche come cultura giuridica…
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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