Viaggio nel silenzio
Settembre 18, 2008 on 11:42 am | In Informazione | 10 CommentsAttenzione.
L’incontro per la presentazione del libro Uscire dal silenzio, che avevo annunciato in questo post, è saltato per disguidi di carattere organizzativo non dipendenti dalla mia volontà.
Preferirei di no
Settembre 16, 2008 on 4:44 pm | In Politica | 121 CommentsIl suo traguardo finale è il Quirinale. La tessera P2 1816 Berlusconi Silvio non attende altro che Napolitano sloggi. Non gli par vero di insediarsi al posto che fu di Einaudi e Pertini.
Se il presidente in carica completerà il mandato, come dobbiamo augurarci, sarà il nuovo Parlamento a eleggere il suo successore. Ma è opportuno creare fin d’ora un movimento di opinione che esprima un netto dissenso rispetto a questa ipotesi. Un personaggio con quella biografia non può diventare presidente della Repubblica. La metà abbondante d’Italia che non l’ha mai votato (gli elettori dell’opposizione più gli astenuti) ha il diritto-dovere di dirlo d alta voce.
Ho in mente per iniziare un banner da far girare di blog in blog con la faccia del Piduista e lo slogan: Quest’uomo non deve andare al Quirinale. A seguire possiamo inventarci magliette, spille, striscioni, video, gadget e iniziative di ogni tipo. L’importante è azzeccare il logo e mantenere sempre quello.
Per questo chiedo a chi ha fantasia e capacità grafica di inviarci delle proposte all’indirizzo mail del blog.
Un americano a Roma
Settembre 14, 2008 on 7:26 pm | In Politica | 144 CommentsSquadra che perde non si cambia.
Walter Veltroni ha perso le elezioni, ma non si dimette. Resta in carica, protetto dall’eterno applauso dei militanti. Gli stessi che lo applaudivano - lo ricordo come se fosse oggi - nell’estate del 2000, da segretario dei Ds. Qualche mese dopo, alla vigilia della battaglia decisiva (e disperata) contro Berlusconi, lasciò l’incarico per candidarsi a sindaco di Roma. Incarico che avrebbe douto concludere la sua carriera politica, data la promessa di dedicarsi alla fame nel mondo. Ma alla fine in Africa ci andrà Prodi.
Nella sua adorata America chi perde le elezioni va a casa. In Italia è diverso: se perdi resti, dici che da un certo punto di vista hai vinto o che hai creato le condizioni per vincere la prossima volta.
L’altra sera alla “festa democratica” di Milano l’ospite d’onore era Veltroni e c’eravamo anche noi. L’intenzione era quella di interpellarlo con calma, qualche domanda davanti alla videocamera. Ma Veltroni è inavvicinabile. Ce n’eravamo già accorti in campagna elettorale, quando in tre occasioni si era negato affrettando il passo. E allora siamo stati costretti a dire la nostra con il vecchio metodo dell’urlo a scena aperta, al costo di attirarci la rabbia e gli insulti della platea venuta lì solo per battere le mani. Applaudono sempre, i militanti. Si fanno intortare che è una bellezza. Bevono tutto per il bisogno di credere in qualcosa. Prima del comizio, trovandomi vicino a una signora che lo acclamava, ho provato a rivolgere a Veltroni una domanda sul conflitto di interessi di Colaninno. Nessuna risposta, il leader democratico e sconfitto si è dileguato in un batter d’occhio. Sicché, a comizio iniziato, l’amico Andrej gli ha rinfacciato la “dialogica” mollezza verso il grande corruttore. Colpa imperdonabile. Sommerso dalle invettive dei tifosi, Andrej è stato allontanato a forza dagli uomini del servizio d’ordine. E insieme a Diego e Luca si è preso la sua manesca lezione di buona creanza. Sul collo di Luca restano i segni più evidenti.
Dall’altro lato della sala ho invitato Veltroni a dimettersi. La platea si è inferocita. Guai a mettere in discussione l’amato leader dialogico e perdente.
Il buon Veltroni a questo punto ha rassicurato i militanti con la solita tiritera di falsi argomenti e luoghi comuni. Ha detto che chi perde è giusto che resti per preparare la futura vittoria. Ha definito un successo l’esito elettorale del PD, visto che i “riformisti” mai avevano ottenuto tanti voti. Ha messo a confronto i voti del 13 aprile 2008 con quelli delle amministrative in provincia di Milano. Ha detto che in fondo il centrosinistra non ha mai davvero vinto le elezioni (come se la risicata vittoria del 2006, partendo da un vantaggio nei sondaggi di oltre venti punti percentuali contro un avversario alle corde, non fosse in sé il segno dell’incapacità di un intero ceto dirigente). Ha preso a modello la scelta della destra, che pur sconfitta ha mantenuto il proprio leader e si è riorganizzata per vincere (come se si potessero fare paragoni con una coalizione politica retta da un monarca). Ha promesso che mai più ripeterà l’errore di allearsi con le altre formazioni di sinistra, (evidentemente sicuro di arrivare da solo al 51%, magari dopo il secondo mandato di Berlusconi al Quirinale, e dimentico del fatto che i primi a indebolire il governo Prodi, dall’indulto in poi, sono stati proprio i dirigenti dei Ds). Ha chiamato a modello perfino Zapatero (come se la nomina di quel giovane leader, peraltro piuttosto demonizzato dai “riformisti” di casa nostra, alla guida del partito socialista spagnolo non fosse conseguente alla precedente sconfitta elettorale). Ci ha accusati di “tafazzismo”, cioé di spirito autolesionista, e di esprimere posizioni isolate, proprie della “simpatica famiglia” del Conte Ugolino, abituata a mangiare i suoi figli (come se la nostra indignazione e non la loro subalternità fosse la causa della resa al berlusconismo).
Insomma il Veltroni di sempre: uno dei Piccoli Vampiri dell’oligarchia di sinistra, che da troppi anni succhiano il sangue di una “base” ormai ridotta a una platea di attempati fedelissimi. Proprio come Fassino, di elettori come noi, documentati e critici, che da tempo hanno capito che il successo della destra più infame d’Europa è il prodotto della ignavia della sinistra più stupida del mondo, ne fa volentieri a meno.
Sotto i tendoni delle “feste democratiche”, versione ridotta delle convention azzurre, quelli che la pensano come noi sembrano isolati. I Piccoli Vampiri - finché dura la fiction - hanno interesse a rappresentarci così. Non sanno o fingono di non sapere quanti siamo, fuori dal tendone, a non poterne più.
Post scriptum
La trasferta a Putignano ci ha regalato una bellissima esperienza. Grazie a tutti i ragazzi per l’organizzazione e l’accoglienza!
Una verità inconfessabile
Settembre 14, 2008 on 5:39 pm | In Politica, Legalità, Informazione | 14 Comments
Al tema della pedofiia nella Chiesa ho dedicato l’articolo di settembre per il magazine What’s up. Eccolo.
La pietra dello scandalo ha un nome: pedofilia. Un macigno che rischia di minare la credibilità della Chiesa Cattolica. La quale, travolta dagli scandali, ora s’impegna a cacciare le “mele marce” e collaborare con la giustizia.
Dicono che il Vizio Oscuro si consumi dalla notte dei tempi - nell’ombra e in silenzio - nelle scuole religiose, nelle sagrestie, nei seminari, negli oratori. Tollerato come un’umana debolezza, lavato in famiglia come la biancheria sporca. Negli ultimi anni il bubbone è scoppiato. Le vittime hanno iniziato a raccontare. L’informazione ha iniziato a indagare. La giustizia ha iniziato a funzionare. La percezione sociale del fenomeno sta cambiando.
Da tutto il mondo giungono notizie di abusi. Storie di infanzia violata, di giovani vite spesso rovinate per sempre. Storie di inchieste insabbiate, di tragedie che potevano essere evitate.
In Italia si ha notizia di innumerevoli casi, ma sono pochi i molestatori che finiscono in carcere. “Su 443 casi accertati - scrive Massimiliano Frassi, fondatore dell’associazione Prometeo - il 67 % è in libertà, e nella maggior parte dei casi svolge attività a stretto contatto con i bambini”. Molti se la cavano con il patteggiamento. Altri la fanno franca con la prescrizione. Uno dei pochi che sta in carcere è Don Marco Dessì, sacerdote cagliaritano che in Nicaragua s’era fatto un harem di bambini. Nel maggio del 2007 con il rito abbreviato il Tribunale di Parma l’ha condannato a 14 anni. Nel 2005 Don Pierangelo Bertagna ha confessato di aver abusato di quaranta bambini. A luglio 2008 è stato arrestato Don Ruggero Conti: gli vengono contestati abusi su sette bambini. Era uno dei garanti elettorali per la famiglia del sindaco di Roma Gianni Alemanno.
In Australia sono stati condannati e incarcerati 107 sacerdoti e religiosi. In Brasile, tra il 2005 e il 2006, oltre 1700 preti sono stati denunciati per violenze, orge e uso di droga con bambini.
Nel 2000 l’arcivescovo O’Connor, capo della Chiesa d’Inghilterra e Galles, ammette di aver coperto preti pedofili. Nel 2002 l’arcivescovo polacco Paetz è accusato di aver molestato seminaristi. L’arcivescovo di Vienna Groer è stato costretto a ritirarsi per aver molestato uno studente. Destino a cui non scampa nemmeno l’arcivescovo Storni di Santa Fè in Argentina, accusato di abusi sessuali su almeno 45 seminaristi. Una vicenda incredibile è quella del Reverendo Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, lodato da Giovanni Paolo II come “efficace guida per i giovani”, dietro una parvenza di santità ha nascosto una vita dedita al vizio e segnata da un numero incalcolabile di abusi sessuali sui minori.
A Dublino sono emersi 150 casi di preti pedofili. Tra questi, Oliver O’Grady, condannato a 14 anni di carcere, che ha raccontato come adescava le sue vittime nel documentario della Bbc “Sex crimes and Vatican”, trasmesso nell’ottobre del 2006. In Italia il filmato ha dapprima spopolato su Internet e poi è stato trasmesso da Michele Santoro in una puntata di Anno Zero. In quel documentario, tra l’altro, si citava l’Epistola con la quale la Congregazione per la Dottrina della Fede, retta dal cardinale Ratzinger, richiamandosi all’Istruzione pontificia Crimen Sollecitationis del 1962, dettava la linea su come gestire i casi di pedofilia. Due le direttive fondamentali: avocazione presso il Vaticano di tutti gli atti di indagine e imposizione del segreto pontificio, pena la scomunica. E qui sta il punto critico, vedi alla voce: Omertà. “Il Vaticano ha ostacolato la giustizia anziché aiutare le vittime”, spiega l’avvocato statunitense Daniel Shea, il quale nel febbraio 2005 ottenne che Ratzinger fosse chiamato a rispondere di quell’atto davanti alla giustizia americana in un processo per abusi sessuali a Houston. Due mesi dopo Ratzinger fu eletto Papa e il processo fu sospeso per via dell’immunità diplomatica concessa ai Capi di Stato.
Lo scandalo più grande è scoppiato proprio negli States. Sono circa 5.000 i membri del clero accusati di abusi sessuali, 100 sono i preti condannati da tribunali civili. La gran parte delle inchieste si sono chiuse perché le famiglie delle vittime hanno accettato un risarcimento in denaro. Le diocesi più colpite sono quelle di Boston e Los Angeles. Si calcola che la somma complessiva sborsata dalla Chiesa statunitense si aggiri intorno ai 3 miliardi di dollari. Un ruolo decisivo l’ha giocato l’informazione, a cominciare dal Boston Globe, vincitore di un premio Pulitzer per l’inchiesta su quei fatti.
Personaggio emblematico dello scandalo americano è John Geoghan, ex prete di Boston. Gli vengono contestate violenze su 130 bambini in trent’anni; condannato a nove anni e incarcerato, verrà ucciso in galera. Il suo vescovo, Bernard Law, s’era limitato a trasferirlo di parrocchia in parrocchia. “Ho sempre pensato che la pedofilia fosse un peccato, non un crimine”, s’è giustificato. Dal 2002 è arciprete di Santa Maria in Trastevere. Come lui si sono comportati tanti altri prelati in giro per il mondo. “La Chiesa ha adottato la politica dello struzzo”, spiega Pepe Rodriguez, giornalista d’inchiesta spagnolo, “quando gli abusi vengono conosciuti all’interno della comunità dei fedeli, il responsabile della diocesi in genere lo trasferisce in un’altra parrocchia, per proteggerlo ed evitare lo scandalo”.
La “politica dello struzzo” ha contribuito alla diffusione di una devianza ad alto tasso di recidività. Un esempio: non più di un anno fa la Compagnia di Gesù evitò un processo per abusi su 110 bambini pagando un risarcimento di 40 milioni di dollari. Alcuni dei preti incriminati provenivano dalla diocesi di Los Angeles, dov’erano stati condannati per abusi su oltre 500 bambini. I superiori li avevano spediti in una minuscola isola dell’Alaska, Saint Michael, a curare le anime degli abitanti di una quindicina di villaggi. Risultato? Una media di un bambino abusato per famiglia.
È necessario che gli scandali avvengano, ma guai a chi ha colpa dello scandalo - si legge nei Vangeli. Colpita dallo scandalo, la Chiesa di Roma ora è costretta a fare i conti con una inconfessabile verità. Joseph Ratzinger, dapprima negli Stati Uniti e poi in Australia, ha recentemente dichiarato di “provare vergogna” per questi misfatti che “minano la fiducia e devono essere condannati in modo inequivocabile”. Ha impegnato la Chiesa ad assicurare i responsabili alla giustizia ordinaria, perché “gli abusi sessuali sui bambini sono incompatibili con il sacerdozio”. Un passo in avanti apprezzabile da parte di un’autorità spirituale che, fino a ieri, si rifiutava di incontrare le vittime. “Ma ora ci attendiamo che dalle parole si passi ai fatti”, ha commentato Bernard Barrett, esponente dell’associazione australiana Broken Rites, “i vescovi devono smetterla di intralciare i ricorsi ai tribunali”.
Putignano
Settembre 12, 2008 on 7:03 pm | In Politica | 18 CommentsTutto confermato per l’appuntamento di questa sera!
Per i dettagli vedere il precedente post sulla serata a Putignano.
A stasera, Piero
Roberto Castelli
Settembre 11, 2008 on 11:02 am | In Politica | 40 CommentsNulla sfugge all’ingegner Castelli. Durante il G8 di Genova, ministro della Giustizia in carica, andò in visita a Bolzaneto. E verificò di persona che tutto si svolgeva nalla più assoluta normalità. Le torture e gli abusi denunciati da centinaia di vittime e accertati dalle indagini per lui sono un “teorema”. Al massimo l’ex guardasigilli nordista è disposto a riconoscere che alcuni ospiti della caserma furono tenuti per qualche ora in piedi, ma questo capita in molti ambienti di lavoro. E comunque, a suo dire, era tutta gente che aveva messo a ferro e fuoco la città. Insomma, se la sono cercata. Lo ha interpellato l’altro giorno Duccio a Lecco.
Post scriptum
Poco fa mi hanno chiamato da Novara per dirmi che la programmata intervista al ministro Maroni, che la prossima settimana avrei dovuto fare per l’emittente AltaItaliatv nell’ambito della festa della Lega ad Oleggio, è saltata. Motivo? La mia persona è sgradita agli organizzatori. “Piero Ricca non lo vogliamo, tenetelo a casa”, ha detto il responsabile della festa.
Non mi rattrista non piacere a certa gente.
Colaninno? Nessun imbarazzo!
Settembre 10, 2008 on 8:23 am | In Politica, Democrazia, Legalità | 78 CommentsPREMESSA - Questa sera alla festa del PD c’è Walter Veltroni. Ore 21 presso lo spazio Coop (MM Lampugnano). Sarebbe bello vedere qualche faccia nuova. Venite TUTTI !! Chi abita lontano, ha preso impegni, gli è morto il gatto… non serve che lasci commenti. Per tutti gli altri l’appuntamento con noi è per le ore 20 (un’ora prima) davanti allo spazio Coop. NON MANCATE.
Il 28 agosto scorso il cda di Immsi S.p.a. ha deliberato l’ingresso della società in Compagnia Aerea Italiana (la nuova Alitalia) con un investimento di 150 milioni. Attraverso Immsi, Roberto Colaninno, già capitano coraggioso di dalemiana memoria, guiderà l’armata brancaleone che si accinge a “liquidare” quel poco che resta della vecchia compagnia di bandiera per volontà del nostro premier.
La beffa è servita. Per l’entità del danno non rimane che attendere.
Ma veniamo a noi. Con Piero e Duccio siamo tornati alla festa del PD. Ospite d’onore Matteo Colaninno, ministro ombra e cartina di tornasole del disinvolto rapporto del PD con i conflitti d’interesse.
Matteo, figlio di Roberto il capo cordata, è consigliere d’amministrazione di Immsi. Oltre a gestire gli interessi familiari in Immsi, Matteo ha altri quattro incarichi legati alle fortune del padre, come amministratore e come vicepresidente.
Qualcuno di voi ricorderà il Codice Etico del Partito Democratico, tanto esibito durante la campagna per le scorse elezioni. Era soltanto propaganda elettorale? Duccio l’ha rispolverato.
Nella sezione che riguarda la responsabilità personale e l’autonomia della politica i piddini si impegnano ad evitare di assumere incarichi esecutivi nel Partito qualora ricoprissero un ruolo in imprese aventi titolarità prevalente di interessi economico - finanziari, onde scongiurare conflitti d’interesse. Matteo Colaninno fa lo struzzo.
Ieri sera, seduti in prima fila sotto lo sguardo attento degli immancabili amici della Questura, nonché dei maneschi vigilantes pagati dal partito, abbiamo provato, carte alla mano, a ricordargli come dovrebbero stare le cose.
Abbiamo alzato la mano educatamente. Abbiamo atteso la fine del dibattito. Niente da fare. Appena terminato l’incontro, senza nemmeno salutare gli altri relatori, Colaninno si mette letteralmente le ali ai piedi. Con Duccio lo inseguiamo mentre Piero controlla le retrovie. Il più zelante dei vigilantes di casa mi mette le mani addosso e a più riprese minaccia di “spezzarci in due”.
In questo clima di commovente democrazia si alza il tono delle mie domande, ma Colaninno guadagna il parcheggio. Ormai in salvo, si permette di salutarci beffardamente con la mano.
Qualcuno dei presenti applaude le nostre ragioni. Ci fermiamo a discutere di conflitti e incoerenza con il segretario provinciale Ezio Casati e con l’immancabile consigliere comunale Majorino. Il primo tenta di liquidarci tirando fuori la dichiarazione dei redditi di Beppe Grillo. Il secondo ammette sottovoce che nella illuminata commissione per il Codice Etico c’era anche lui. Sul finale compare pure il consigliere comunale Davide Corritore, che ammette: in effetti nel partito qualche imbarazzo c’è.
Colaninno dovrebbe dimettersi dal suo incarico istituzionale. Per rispetto e per coerenza. Questa sera proveremo a sentire cosa ne pensa Walter.
Franz
Il problema risolto
Settembre 9, 2008 on 1:36 pm | In Politica, Informazione | 49 CommentsAfragola è un paese di sessantamila abitanti in provincia di Napoli.
Da Afragola ci scrive Antonio. Stufo di sentire che il problema rifiuti è stato risolto e di vedere Berlusconi bearsi alle spalle di chi il problema lo vive davvero, qualche giorno fa ha ripreso i rifiuti che ancora incorniciano le strade del suo comune. Ce n’è abbastanza da riempire il parco di villa Certosa.
Ecco il video.
Fassino ieri a Milano
Settembre 8, 2008 on 4:50 pm | In Politica | 38 Comments
Eravamo rimasti a Fassino che ci diceva: del vostro voto possiamo fare a meno, tanto vinciamo anche senza di voi. Hanno perso, ma sono ancora tutti lì. E i militanti, quando li sentono, continuano a spellarsi le mani. Ieri Fassino era a Milano. Ecco il resoconto di Franz.
“Il PD cerca l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro, l’opposizione a Berlusconi non decolla, e la festa dell’Unità ha cambiato nome. Tra i militanti c’è confusione. Per fortuna alcune certezze vengono garantite: i leader sono sempre gli stessi!
Ieri sera, alla prima Festa Democratica di Milano c’era Piero Fassino, ministro ombra degli esteri. La prima parte dell’incontro si è risolta in una lezioncina di europeismo for dummies da opporre con orgoglio al montante anti-europeismo della maggioranza. Fassino: “Loro vogliono l’Europa minima indispensabile, noi vogliamo l’Europa massima possibile!” Per quanto riguarda la collocazione del PD nel Parlamanto Europeo, buio totale.
La seconda parte è dedicata a tematiche interne. Questi primi cento giorni, dice Fassino, sono stati caratterizzati da messaggi tanto fuorvianti quanto efficaci. L’ex segretario dei Ds, quello che “il conflitto d’interessi non dà più lavoro a nessuno”, in un abito color sabbia che su di lui fa molto insetto foglia, raccoglie gli applausi dei militanti svelando i trucchi di Silvio il prestigiatore. Purtroppo, che la realtà sia ciò che Berlusconi va raccontando in televisione è un problema che la Sinistra avrebbe dovuto prevenire quando le si chiedeva una seria legge antitrust e una soluzione al megagalattico conflitto di interessi. Niet. In fondo quello del teleimbonitore è sempre un comodo argomento per un’opposizione che dimostra di averne pochi, non impegna e i militanti si sfogano. Quel che accade in Parlamento poi è un’altra faccenda.
Al termine dell’incontro, con Diego, Duccio e Luca speravamo di poter dimostrare all’onorevole Fassino che anche noi abbiamo avvertito il cambiamento. E per dimostrarglielo, evitando il solito, noioso conflitto del premier, abbiamo pensato di interpellarlo su alcuni conflitti interni al PD. Innocue domande su Colaninno Matteo, il ministro ombra dello sviluppo economico, che dovrebbe rappresentare l’opposizione di fronte al nuovo piano Alitalia (potrebbe costarci fino a 4 miliardi in più rispetto al precedente piano Air-France), non fosse che il Colaninno Roberto, suo padre, guida la cordata di imprenditori che ne ha rilevato la parte sana attraverso una società che appartiene anche al figlio.
Domande sulle intercettazioni tra il Senatore del PD Nicola Latorre, Consorte e Ricucci, riguardanti la scalata della Bnl da parte di Unipol e ancora ferme in parlamento. La Procura di Milano intende utilizzarle contro lo stesso Latorre, ipotizzando reati finanziari ai quali non sarebbe estraneo Massimo D’Alema. Guarda caso Latorre è prodigo di aperture verso la riforma della giustizia annunciata da Berlusconi. Spera che il Parlamento neghi quelle intercettazioni ai giudici e ha bisogno del sostegno del Pdl. Il suo amico Dell’Utri non potrà negarglielo.
Che ne pensa Fassino di tutto questo? Vuoi che eravamo in quattro e che gli amici della Questura erano almeno in dieci; vuoi che Fassino è sempre Fassino; vuoi che l’arroganza non è di chi non risponde ai cittadini, ma dei cittadini che fanno domande, non abbiamo ricevuto alcun chiarimento. “Sono un cittadino anch’io e quindi libero di non rispondervi”, “Ho già detto tutto quello che dovevo dire”, tenta di liquidarci Fassino. Ad un paio di giornalistucoli targati Rai, indispettiti dal nostro coretto di domande (”ma noi siamo giornalisti!”), Fassino ha invece risposto. Tra noi e loro gli uomini della sicurezza e i militanti più incalliti, a difendere il leader.
Riciclati attraverso gli anni più squallidi del partitismo nostrano, i dirigenti del centro sinistra si barcamenano tra feste sottotono e scaramucce interne. Criticano Berlusconi che butta la polvere sotto al tappeto, ma sanno benissimo che tra come si predica e come si razzola il confine è spesso rappresentato da una telecamera, e quando le domande sono fuori copione basta negarsi all’obiettivo.
Nei prossimi giorni metteremo online qualche immagine del siparietto. Intanto tenete d’occhio i programmi delle Feste Democratiche, e magari andate a fare qualche domanda”.
Carlo Giovanardi
Settembre 5, 2008 on 6:42 pm | In Politica | 51 CommentsIl fervente “giustizialista” Carlo Giovanardi è un miracolato da Mani Pulite. Difficilmente, senza il repulisti giudiziario avrebbe fatto carriera dapprima nella “Casa” e poi nel “Popolo della libertà”. E infatti, quindici anni fa, scriveva lettere d’amore ad Antonio Di Pietro e a tutto il pool di Milano. Se uno gliene chiede conto adesso, risponde che Di Pietro era già allora un corrotto che faceva le inchieste per entrare in politica. Giovanardi ora preferisce stare con Marcello Dell’Utri. Se uno gliene chiede conto risponde che Beppe Grillo è un pregiudicato. Qualche tempo fa il nostro amico Duccio ebbe il modo di avvicinarlo. Ecco il video. A proposito, perché non prendete esempio da lui? Certa gente non dovrebbe mai sentirsi al riparo dalle critiche e dalle domande fuori copione. Inutile sfogarsi sui blog.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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