Intervista a Daniele Checchi

Ottobre 30, 2008 on 4:07 am | In Politica, Libertà, Informazione | 29 Comments


Gelmini - Istruzione 1-0
L’ultimo pezzo della riforma è passato ieri in Senato. A tappe forzate, come piace al capo. Il parere contrario di centinaia di migliaia di studenti, genitori, ricercatori, insegnanti e professori non interessa.
L’istruzione non dovrebbe essere una materia da regolare con decreti agostani, senza concertazione, senza confronto, senza aver considerato (questa almeno l’impressione) le conseguenze reali di tagli che sembrano andare in direzione opposta rispetto agli obiettivi comunitari. La Conferenza di Lisbona esorta ad investire almeno il 3% del Pil in ricerca. Invece si tagliano i fondi e si scoraggiano i ricercatori. Da ultimo si aggiunge che gli atenei hanno la possibilità di cercare miglior sorte trasformandosi in fondazioni e l’istruzione in un bene di mercato che, come ogni altro bene di mercato, è per forza di cose più accessibile ai facoltosi che non ai meritevoli.
Nella scuola si taglia senza curarsi di poter valutare e premiare le realtà più virtuose, sacrificando così la didattica. Anche il modello emiliano di scuola primaria, invidiato e imitato in tutto il mondo, rischia di essere sacrificato al dogma dei tagli, del maestro unico, dei fondi da destinare all’Expo, all’Alitalia o ad altre sciagure.
Il pericolo è quello che si corre volendo uccidere una mosca con un cannone. Questa è l’opinione del professor Daniele Checchi, preside della facoltà di Scienze Politiche all’Università Statale di Milano ed esperto in formazione scolastica e istruzione pubblica. Dalla scuola all’università, Checchi espone alcune possibili soluzioni alternative che rivelano l’urgenza sospetta con cui il governo ha partorito questa riforma.
Lo abbiamo intervistato. (il video è in due parti)

Franz

Post scriptum

Come volevasi dimostrare. A margine dell’approvazione del decreto Gelmini, ieri si sono verificati i primi scontri di piazza. Non era necessaria la consulenza di Cossiga per alimentare il sospetto che si sia trattato di un’aggressione organizzata al movimento studentesco. In piazza Navona, a due passi dal Senato, in mezzo a un pacifico corteo di studenti, sotto gli occhi dell’imponente schieramento di polizia che proteggeva l’incolumità dei senatori. Ne abbiamo già viste. In certi casi bastano trenta squadristi con licenza di sprangare. “Scontri fra studenti”, ha subito titolato il Corriere.it. QUI trovate un video. QUI il resoconto per Repubblica di Curzio Maltese

Vittorio Foa

Ottobre 29, 2008 on 11:15 pm | In Politica | 6 Comments

Pochi giorni fa ci ha lasciati, quasi centenario, Vittorio Foa: uno di quegli italiani dei quali s’è perso lo stampo. Lo ricordo con questo suo scritto, lo stralcio di una testimonianza pubblicata nel volume “Cinquant’anni di Repubblica italiana”, a cura di Guido Neppi Modona (Einaudi, 1996).

“Ho la fortuna di essere abbastanza vecchio e di aver partecipato alla resistenza nel Partito d’ Azione. E sono anche abbastanza vecchio per essere stato membro dell’ Assemblea Costituente, sempre come deputato di quel partito. Aggiungo che, quando è iniziata la Resistenza, ero già grande, avevo già molti anni e molte vicende sulle spalle. Sono d’ accordo con chi ritiene che la Resistenza non abbia dato vita ad un’ elaborazione costituzionale, che la Costituzione italiana, che è veramente un’ opera di grande rilievo, sia stata costruita secondo un percorso non lineare. Devo però dire, come testimone, che nella mia memoria personale la Resistenza è stata un elemento profondamente fondante non soltanto rispetto alla sfera della politica ma anche rispetto a un insieme più ampio, all’ essere nazione, naturalmente una nazione diversa da quella fascista. Molti, allora, si sono dati da fare non solo per il successo di alcune idee, ma anche perché tutti gli altri, anche quelli con idee diverse, avessero la libertà di esprimerle. Volevamo un’ Italia diversa. Fra di noi c’ erano molte differenze, c’ erano i radicali e c’ erano i moderati, dominava un’ ispirazione sociale come pure una religiosa. Erano convinzioni forti, ma nella Resistenza c’ era un elemento comune, era l’ idea di un’ Italia che doveva uscire dall’ immane tragedia della guerra, un’ Italia che esaltava la libertà degli italiani, che impegnava la collettività nella difesa e nella promozione dei deboli, che rifiutava l’ aggressione e l’ oppressione e cercava la collaborazione per il bene comune. Questa volontà di un’ Italia diversa era presente in ogni segmento della Resistenza, il suo riferimento era il Comitato di Liberazione, che era insieme un aggregato di partiti e una realtà che trascendeva i partiti. Ebbene, quest’ idea io l’ ho vissuta tale e quale anche nell’ Assemblea Costituente, terreno di scontro politico e di lavoro comune per dare un futuro all’ Italia. Ho molti ricordi. Il capo della Democrazia Cristiana era Alcide De Gasperi, quello del Partito Comunista era Palmiro Togliatti, il leader scialista era Pietro Nenni; poi c’ erano un piccolo Partito d’ Azione e un Partito Liberale, con tanti grossi nomi di un passato senza ritorno. Indubbiamente vi erano profondi contrasti, ma quando prendeva la parola De Gasperi, Togliatti lo ascoltava con attenzione e rispetto, e quando parlavano Togliatti oppure Nenni, la destra e il centro facevano silenzio. Ricordo la drammatica seduta finale dell’ Assemblea quando il giovane deputato La Pira chiese di scrivere nella Costituzione un richiamo a Dio, e il tono affettuoso e paterno con il quale Togliatti gli spiegò che la cosa era impossibile. Voglio sottolineare che una fase costituente, una mens costituente è una ricerca plurale di un’ unità che sta sopra di noi: è un Comitato di Liberazione. Senza retorica e senza polemica verso un certo revisionismo storiografico ricordo che allora cercavamo di ricostruire l’ identità nazionale che il fascismo aveva disperso: ci sentivamo italiani, naturalmente italiani, in un mondo aperto e non diviso dall’ odio. Il fascismo aveva asservito il Paese alla barbarie hitleriana, aveva fatto le guerre per conto di Hitler, aveva mandato a morire centinaia di migliaia di ragazzi per servire il nazismo. L’ 8 settembre 1943, con l’ inizio della Resistenza, abbiamo dato mano alla ricostruzione di un’ identità nazionale. Ancora un ricordo. Io sono ebreo, ero in carcere quando, a partire dal 1938, il fascismo ha avviato la persecuzione degli ebrei italiani togliendo loro il lavoro e cacciando i loro bambini dalle scuole. Io non sentivo la mia protesta come ebreo, ma nei limiti in cui si può alzare una protesta dal fondo di una prigione, protestavo perché l’ Italia che avevo nella mente e nel cuore era tradita e sporcata dalla vergogna razzista”.

Forza Obama

Ottobre 29, 2008 on 12:01 am | In Politica | 34 Comments


Sono passati quasi quattro anni. Ricordo l’amarezza di quella notte che a sorpresa riconsegnò la Casa Bianca a George Bush junior, il peggior presidente degli Stati Uniti degli ultimi cinquant’anni, se non di più.
Oliver Stone ha scritto il suo epitaffio: “L’influenza di Bush ha cambiato il mondo. Quest’uomo ci lascia con tre guerre - quella in Iraq, quella in Afghanistan e la guerra del terrore - più l’eredità dell’attacco preventivo”.
Dopo otto anni di dominio repubblicano, ora la speranza in un cambiamento (la quota di cambiamento consentita dalle strette maglie del Sistema Americano) ha il nome di Barack Obama, che ha concrete possibilità di diventare il primo presidente degli Stati Uniti dalla pelle scura. Auguriamoci che vinca, che non lo uccidano, che si riveli all’altezza delle aspettative che l’America migliore e mezzo mondo ripongono in lui.

La porcata bis

Ottobre 27, 2008 on 7:12 pm | In Politica | 22 Comments


La legge elettorale “porcata” è riuscita così bene che ne hanno preparata una seconda per le elezioni europee. Roberto Calderoli e altri saggi si sono messi al lavoro e ne è venuta fuori la bozza che ora passa all’esame della Camera dei deputati. Si tratta di un testo unificato, approvato in Commissione, che prevede l’abolizione delle preferenze, liste bloccate e aumento delle circoscrizioni regionali. In pratica gli eletti sarano decisi dai capi-partito. I partiti minori inoltre resteranno fuori pure dal parlamento europeo. Avranno rappresentanza infatti solo le liste che sul piano nazionale ottengono almeno il 5% dei voti. QUI trovate il testo della bozza.

Lettera di un insegnante

Ottobre 26, 2008 on 9:44 pm | In Politica | 34 Comments


Caro Piero

sono un insegnante di un Istituto Superiore di Verbania. Non sono iscritto ad alcun partito, ho oltre 25 anni di servizio e non ho interessi personali o di parte da difendere, ho solo il desiderio di esprimere il mio pensiero sulla “riforma Gelmini” (tra virgolette!).

Una premessa mi sembra doverosa: la Scuola non è un’azienda il cui obiettivo è produrre utili. La Scuola deve garantire il principio costituzionale della libera educazione e cultura per Tutti. Ma proprio tutti. Anche del figlio dei pastori della Barbagia, del contadino del Tavoliere delle Puglie e dell’allevatore delle nostre Valli Ossolane.
Detto questo, è risaputo che tante cose non vadano bene. Tutti concordano, gli insegnanti in testa, che ci sia molto da fare per rendere più efficiente il sistema scuola nel complesso. Ed è proprio di questo che voglio parlare.

Quando c’è da sistemare qualcosa che non va, si fa un accurato progetto di riordino, si fanno le opportune analisi e poi si decide sugli eventuali tagli e sui nuovi investimenti. Nel caso della cosiddetta “riforma Gelmini” tutto ciò non è avvenuto. In un settore così importante è semplicemente accaduto che un ministro dell’economia che “doveva far cassa” per lo Stato, ha detto ad un ministro dell’Istruzione: devi tagliare 8 miliardi di euro dal tuo dicastero. E il “buon ministro” (trentenne bresciana volata in Calabria per l’esame da avvocato, notoriamente molto addentro ai problemi del mondo della Scuola) ha detto: obbedisco. Non ha potuto, lei, prescelta con cura per il ruolo, dire: questo settore non si taglia, bussate cassa da qualche altra parte; la signora ha preso le forbici.

E cosa salta agli occhi dell’incompetente di turno: ma come, ai miei tempi c’era un solo maestro, perché oggi ce ne sono tre? Tagliamone due! Detto, fatto. E non sto qui a ripetere che il maestro è solo uno e mezzo (tre su due classi!) tanto ormai tutti pensano che i maestri di una classe elementari siano i fantastici tre (la “disinformazione” in cui ci trascinano!).
E poi altre scelte di questo tipo, non certo originate da intenti educativi o pedagogici, o quantomeno inserite in un piano coerente: si facciano classi con oltre trenta alunni (33, 35 o 38) e poi meno ore di lezione per tutti! Già e perché allora non allungare l’intervallo?
Chi mi legge, ha una vaga idea di cosa significhi insegnare? Ma veramente si pensa che la qualità dell’insegnamento (a cui tutti dobbiamo mirare) possa aumentare diminuendo le ore di lezione e aumentando il numero degli alunni? E allora i progetti? I laboratori? I recuperi? Le centinaia di cose che si fanno nella scuola odierna? Ma ci si rende conto di cosa significa trovarsi di fronte a più di trenta piccoli bimbi, o peggio ancora, giovani adolescenti, tutti con la propria specifica e unica identità da comprendere, salvaguardare, coltivare? Ma si pensa al loro futuro in questo Paese?

La ministra a questo punto aggiunge per contorno qualcosa di ‘colore’, il grembiulino (magari bianco con il fiocco rosso) e il 5 in condotta ‘et voilà’ la “riforma Gelmini” è bella è pronta! Mai visto niente di simile. Nessun ministro dell’Istruzione, dei tanti che ho avuto sulla mia testa, era arrivato a tanto! E tutto realizzato nel corso di una sola estate, senza il minimo coinvolgimento dei protagonisti. NOI - LA SCUOLA.
Non si possono tagliare i rami buoni (le scuole elementari, le nuove leve di docenti motivate e preparate) di una pianta che già soffre! Occorre colpire gli intoccabili ‘baroni’ delle Università e non i giovani ricercatori, i liberi professionisti che fanno della scuola il loro secondo lavoro e non i poveri precari senza una lira, ma soprattutto sarebbe il caso di eliminare privilegi in altri settori dello Stato, dove ministri e portaborse, super-amministratori e consulenti continuano a veder crescere i loro guadagni.

I tagli riguarderanno migliaia e migliaia di ‘non-più-giovani’ precari con famiglie a carico e mutui da pagare, gente che è rimasta precaria perché lo Stato non li ha mai voluti regolarizzare. Maestre che per un anno o due di anzianità si troveranno un passo indietro in graduatoria rispetto alla collega più fortunata. Laureati super preparati che continuano a fare corsi di aggiornamento e a studiare. Tutta gente sottopagata che si fa in quattro dalla mattina alla sera.
Alcune scuole chiuderanno, altre saranno accorpate: un terremoto, altro che Alitalia! E senza possibilità alcuna di difesa. Senza tavoli di confronto. Senza aiuto dai sindacati. Non si sa più come fare orientamento ai giovani, non si sa più cosa accadrà domani perché oltre ai tagli null’altro ci è stato scritto o detto. Ci avranno pensato?

Ettore

Post scriptum

Siamo reduci dalla trasferta a Cesena e Faenza. Ci siamo trovati bene, in mezzo a persone vive. Ringrazio e saluto da qui gli organizzatori e le tante persone che abbiamo incontrato.

Referendum

Ottobre 24, 2008 on 1:20 pm | In Politica | 55 Comments


E’ in corso in tutta Italia la raccolta di firme per il referendum contro la legge Alfano, che ha consentito al noto legalitario di Arcore di chiudere per sempre il processo Mills (finirà comunque in prescrizione prima della sentenza di primo grado) e di sospendere altre inchieste in corso a suo carico. La promuove Antonio Di Pietro in collaborazione con altri soggetti politici e di movimento. Servono almeno cinquecentomila firme certificate. Sul destino della legge Alfano, come sappiamo, incombe la decisione della Corte Costituzionale, che dovrà pronunciarsi sui ricorsi presentati dai tribunali di Milano e Roma.
Walter Veltroni si è dissociato: per lui il referendum è un errore in quanto rischia di trasformarsi in un boomerang. In sostanza ha paura di perdere e per questo non partecipa. Ora, la poltica è fatta anche di senso dell’opportunità. E la scelta del Pd da questo punto di vista va rispettata. Personalmente non la condivido perché su questioni di principio è ingiusto e perfino inopportuno rinunciare a dar battaglia a viso aperto. Se negli ultimi quindici anni i post-comunisti avessero adottato il metodo dell’intransigenza sui principi, vivremmo in un Paese diverso. Sono gli avversari tiepidi e attendisti, per esempio coloro che nel 1994 non vollero applicare la norma sull’incompatibilità fra titolarità di concessioni governative e cariche parlamentari, i veri benefattori di Berlusconi. Non gli oppositori intransigenti. Le battaglie giuste - anche se possono sembrare perdenti nell’immediato - seminano consapevolezza e generano credibilità. E alla lunga pagano pure in termini elettorali perché consentono al cittadino di percepire un’autentica alternativa. Tutto da dimostrare, poi, che l’eventuale referendum sia perso in partenza: non ne sono affatto convinto, ma di questo avremo modo di riparlare.
Sull’analogo “Lodo Schifani” nell’estate del 2003 raccogliemmo le firme necessarie a convocare il referendum. Anche allora gli oppositori tiepidi, impancandosi a maestri di strategia, si dissociarono. Ma il referendum non fu necessario, poiché la legge venne abrogata dalla Consulta. Vedremo ora quel che succederà. Nel frattempo è importante raccogliere un ampio numero di firme: ogni firma è un NO a chi pretende di usare la politica per sottrarsi alla giustizia. I ritocchi apportati al “Lodo Schifani” dagli avvocati del premier-imputato, quand’anche dovessero risultare formalmente soddisfacenti per i giudici della Consulta, non cambiano di una virgola la scandalosa verità dei fatti: quella legge sottrae quattro persone al principio di uguaglianza ed è stata ordinata al Parlamento per evitare il rischio di una condanna per corruzione, imbarazzante per la permanenza in carica e per le ambizioni quirinalizie perfino per il più spudorato politico d’Europa. Se questo è il tema, è giusto che a esprimersi, Consulta permettendo, sia chiamato il corpo elettorale.
Nel video, per par condicio, un frammento dell’intervista (si fa per dire) che l’avvocato Ghedini ha concesso a Klaus Davi.

Promemoria

Ottobre 23, 2008 on 8:10 pm | In Politica | 15 Comments


Vi ricordo che con alcuni amici di Qml

venerdì 24 ottobre saremo a Cesena per un incontro pubblico a Palazzo del Ridotto, in piazza Almerici - inizio alle ore 21

sabato 25 saremo a Faenza, per un analogo incontro al Circolo Ferrovieri di via S. Maria Dell’Angelo 24 – Inizio ale ore 18

Istruzioni dettagliate

Ottobre 23, 2008 on 2:25 pm | In Politica | 112 Comments


Dalla conferenza stampa di Silvio Berlusconi di ieri.

“Non permetterò l’occupazione delle università. L’occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell’applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare. Convocherò oggi il ministro degli Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa succedere. La realtà di questi giorni è la realtà di aule piene di ragazzi che intendono studiare e i manifestanti sono organizzati dall’estrema sinistra, molto spesso, come a Milano, dai centri sociali e da una sinistra che ha trovato il modo di far passare nella scuola delle menzogne e portare un’opposizione nelle strade e nelle piazze alla vita del nostro governo”.

Dall’intervista rilasciata dal senatore Francesco Cossiga al quotidiano La Nazione.

Domanda - Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

Risposta - Dipende, se ritiene d’essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico PCI ma l’evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

D - Quali fatti dovrebbero seguire?

R - Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero Ministro dell’interno.

D – Ossia?

R - In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…

D - Gli universitari, invece?

R - Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

D - Nel senso che…

R - Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

D - Anche i docenti?

R - Soprattutto i docenti.

D - Presidente, il suo è un paradosso, no?

R - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

D - E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.

R - Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.

D - Quale incendio?

R - Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese.

Pavia, otto novembre 2008

Ottobre 22, 2008 on 7:45 pm | In Politica | 11 Comments

Sabato 8 novembre abbiamo fissato la manifestazione a Pavia sul caso Caltagirone. Ricordate? Pietro Caltagirone è direttore generale dell’ospedale San Matteo di Pavia, ex direttore generale dell’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco. Lo scorso anno aveva querelato Duccio e me per diffamazione e minacce. Abbiamo vinto noi. Quel che scrivevamo sul suo conto era la semplice verità: Caltagirone è infatti un pregiudicato per falso ideologico e abuso di ufficio e non può ritenersi offeso dalle parole di chi per questo motivo ne critica la presenza al vertice di importanti strutture della sanità pubblica.

Durante la manifestazione esporremo uno striscione, distribuiremo volantini, parleremo al megafono.

Naturalmente non c’è nulla di personale contro Pietro Caltagirone. L’iniziativa avrà come “piattaforma” due idee generali.

1 Chi ha conseguito una condanna definitiva (in particolare per un reato commesso nell’esercizio della funzione di pubblico amministratore) non può accedere a incarichi pubblici.

2 Le nomine a incarichi direttivi nella Sanità devono essere sottratte all’arbitrio dei partiti (e correlate lobby d’affari) per essere affidate a regolari concorsi.

Vi farò sapere nei prossimi giorni ora e luogo. Siete tutti invitati a partecipare. Mi raccomando, non occorre scrivermi per dire che vorreste venire ma non potete.

Walter Veltroni

Ottobre 21, 2008 on 12:00 pm | In Politica | 111 Comments


Walter Veltroni ha sempre fretta. Non è facile rivolgergli una domanda. In questo è simile a D’Alema, l’eterno rivale. Ancor più difficile ottenere da lui una risposta. A meno che a interpellarlo siano Bruno Vespa o Gianni Riotta: per loro il segretario del Pd il tempo lo trova sempre. Ma non demordiamo, prima o poi riusciremo a intervistarlo, con pacatezza. Intanto si accumulano le curiosità insoddisfatte. L’altra sera Walter era atteso al teatro Carcano di Milano per un comizio. il segretario provinciale del Pd, Ezio Casati, appena ci ha visti, ci è venuto incontro e ci ha promesso: se fate i bravi gli chiedo di rilasciarvi un’intervista alla fine del suo intervento. Siamo stati bravi, anzi l’abbiamo applaudito a scena aperta, spellandoci le mani più dei militanti, mentre prometteva opposizione intransigente e criticava la dittatura del pensiero unico. Niente da fare: alla fine Casati si è dimenticato la promessa. Nel deflusso, Duccio ha comunque provato a interpellarlo sull’emendamento Salva-Geronzi (scoperto dalla giornalista Milena Gabanelli, nel silenzio dell’opposizione parlamentare) e sul voto del gruppo Pd al Senato, contrario alla richiesta di arresto del senatore Di Girolamo (eletto nelle liste Pdl in un collegio estero, secondo l’accusa previa falsa dichiarazione di residenza). Dopo aver farfugliato che loro a quell’emendamento erano contrari, Walter si è girato e se n’è andato a passi lunghi e ben distesi. Mentre scappava, Franz gli ha lanciato addosso una terza domanda, sul conflitto di interessi di Colaninno junior, giovane speranza del Pd. Silenzio del caro leader, agitazione delle guardie del corpo. Come di consueto, numerosi militanti “democratici” si sono scagliati contro di noi con insulti, invettive, minacce e qualche gomitata, visibilmente disturbati dalla nostra pretesa di rivolgere domande a un esponente politico, per nulla meravigliati che i loro amati leader se la diano a gambe ogni volta che un cittadino informato li interpelli senza riverenza. Il Nano è in una botte di ferro.

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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