Vittorio Foa
Ottobre 29, 2008 on 11:15 pm | In Politica |
Pochi giorni fa ci ha lasciati, quasi centenario, Vittorio Foa: uno di quegli italiani dei quali s’è perso lo stampo. Lo ricordo con questo suo scritto, lo stralcio di una testimonianza pubblicata nel volume “Cinquant’anni di Repubblica italiana”, a cura di Guido Neppi Modona (Einaudi, 1996).
“Ho la fortuna di essere abbastanza vecchio e di aver partecipato alla resistenza nel Partito d’ Azione. E sono anche abbastanza vecchio per essere stato membro dell’ Assemblea Costituente, sempre come deputato di quel partito. Aggiungo che, quando è iniziata la Resistenza, ero già grande, avevo già molti anni e molte vicende sulle spalle. Sono d’ accordo con chi ritiene che la Resistenza non abbia dato vita ad un’ elaborazione costituzionale, che la Costituzione italiana, che è veramente un’ opera di grande rilievo, sia stata costruita secondo un percorso non lineare. Devo però dire, come testimone, che nella mia memoria personale la Resistenza è stata un elemento profondamente fondante non soltanto rispetto alla sfera della politica ma anche rispetto a un insieme più ampio, all’ essere nazione, naturalmente una nazione diversa da quella fascista. Molti, allora, si sono dati da fare non solo per il successo di alcune idee, ma anche perché tutti gli altri, anche quelli con idee diverse, avessero la libertà di esprimerle. Volevamo un’ Italia diversa. Fra di noi c’ erano molte differenze, c’ erano i radicali e c’ erano i moderati, dominava un’ ispirazione sociale come pure una religiosa. Erano convinzioni forti, ma nella Resistenza c’ era un elemento comune, era l’ idea di un’ Italia che doveva uscire dall’ immane tragedia della guerra, un’ Italia che esaltava la libertà degli italiani, che impegnava la collettività nella difesa e nella promozione dei deboli, che rifiutava l’ aggressione e l’ oppressione e cercava la collaborazione per il bene comune. Questa volontà di un’ Italia diversa era presente in ogni segmento della Resistenza, il suo riferimento era il Comitato di Liberazione, che era insieme un aggregato di partiti e una realtà che trascendeva i partiti. Ebbene, quest’ idea io l’ ho vissuta tale e quale anche nell’ Assemblea Costituente, terreno di scontro politico e di lavoro comune per dare un futuro all’ Italia. Ho molti ricordi. Il capo della Democrazia Cristiana era Alcide De Gasperi, quello del Partito Comunista era Palmiro Togliatti, il leader scialista era Pietro Nenni; poi c’ erano un piccolo Partito d’ Azione e un Partito Liberale, con tanti grossi nomi di un passato senza ritorno. Indubbiamente vi erano profondi contrasti, ma quando prendeva la parola De Gasperi, Togliatti lo ascoltava con attenzione e rispetto, e quando parlavano Togliatti oppure Nenni, la destra e il centro facevano silenzio. Ricordo la drammatica seduta finale dell’ Assemblea quando il giovane deputato La Pira chiese di scrivere nella Costituzione un richiamo a Dio, e il tono affettuoso e paterno con il quale Togliatti gli spiegò che la cosa era impossibile. Voglio sottolineare che una fase costituente, una mens costituente è una ricerca plurale di un’ unità che sta sopra di noi: è un Comitato di Liberazione. Senza retorica e senza polemica verso un certo revisionismo storiografico ricordo che allora cercavamo di ricostruire l’ identità nazionale che il fascismo aveva disperso: ci sentivamo italiani, naturalmente italiani, in un mondo aperto e non diviso dall’ odio. Il fascismo aveva asservito il Paese alla barbarie hitleriana, aveva fatto le guerre per conto di Hitler, aveva mandato a morire centinaia di migliaia di ragazzi per servire il nazismo. L’ 8 settembre 1943, con l’ inizio della Resistenza, abbiamo dato mano alla ricostruzione di un’ identità nazionale. Ancora un ricordo. Io sono ebreo, ero in carcere quando, a partire dal 1938, il fascismo ha avviato la persecuzione degli ebrei italiani togliendo loro il lavoro e cacciando i loro bambini dalle scuole. Io non sentivo la mia protesta come ebreo, ma nei limiti in cui si può alzare una protesta dal fondo di una prigione, protestavo perché l’ Italia che avevo nella mente e nel cuore era tradita e sporcata dalla vergogna razzista”.
6 Commenti »
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parole bellissime….grazie per averle postate, e grazie a Vittorio Foa
Commento di marco burberi — 29 Ottobre 2008 #
.. già.. si è perso lo stampo. Che solitudine. Soli con cossiga, andreotti, gelli e il ducetto di arcore.
Commento di alba — 29 Ottobre 2008 #
Un grandissimo uomo: un altro piccolo pezzo della nostra storia, della nostra memoria, che se n’è andato.
Ciao Vittorio.
Commento di XpicioX — 29 Ottobre 2008 #
No, Piero, non sono d’accordo. Foa è stato certamente un politco e una persona a CUI va il dovuto rispetto,ma non credo che vada elogiato. RICORDIAMOCI CHE FOA APPOGGIO’ LA PRIMA GUERRA DEL GOLFO DEL 1991. E scusate se è poco.
Commento di Attila — 30 Ottobre 2008 #
Belle parole del grande Vittorio, non penso però lo stampo si sia perso, ne vedremo delle belle, s’intende al momento opportuno.
Commento di vittoriodigiacinto — 30 Ottobre 2008 #
[…] fonte: Piero Ricca […]
Pingback di Vittorio Foa « U Blog — 30 Ottobre 2008 #