Ferruccio de Bortoli
Marzo 10, 2009 on 6:11 pm | In Politica, Informazione | 22 CommentsGentile dottor de Bortoli
siamo stati superati dalla realtà. Noi la proponemmo scherzosamente per la direzione del tg1; Franceschini e Letta l’hanno addirittura proposta a Berlusconi per la presidenza della Rai. “Di garanzia”, naturalmente. Lei si è reso disponibile, poi si è negato. Così abbiamo letto sui giornali. E la mente è corsa subito a quella massima di Longanesi: certe onoreficenze non basta rifiutarle, non bisogna proprio meritarle. Motivo dichiarato del bel gesto: voglio rimanere a fare il giornalista. Integrazione del giorno dopo: ho capito dopo aver letto la legge Gasparri che il presidente della Rai non ha alcun potere concreto di decisione. Possibile dottor de Bortoli? Possibile che un professionista del suo calibro prima dia l’assenso e poi, soltanto il giorno dopo legga le competenze della carica per la quale si era dichiarato disponibile? Ed è possibile che un esperto giornalista come lei, così amante della indipendenza dell’informazione, sottovaluti quale sia il ruolo sostanziale del presidente di un’azienda ridotta a feudo dei partiti e quanto esso strida con la funzione del libero giornalismo? O forse ha sognato per un giorno di cambiare il sistema dall’interno? Apprezzando il suo no di ieri, mi riesce difficile comprendere la sua disponibilità del giorno prima. Ci siamo persi qualcosa?
Modena e Reggio Emilia
Marzo 9, 2009 on 12:59 am | In Politica | 6 CommentsProssime tappe.
12 marzo - presentazione di ALZA LA TESTA! a Modena - ore 20.30 - Sala XRum
all’interno del campus universitario in via Campi 309, (angolo via
Vignolese)
13 marzo - presentazione di ALZA LA TESTA! a Reggio Emilia - via Roma 8 - ore 21
Sgarbi a Genova
Marzo 6, 2009 on 5:55 pm | In Informazione | 26 CommentsCari Piero e Franz,
potreste pubblicare un brevissimo post per informare i genovesi e quelli che abitano nei dintorni che domenica mattina alle 9,30 presso l’hotel Mediterranee di Genova Pegli ci sarà un incontro promosso dal Partito Socialista al quale parteciperanno, tra gli altri, Bobo Craxi e Vittorio Sgarbi? Qui in Liguria se ne parla pochissimo e sarebbe per me fantastico non essere solo, visto che cercherò di dirgliene quattro. Grazie.
Roberto
Expo 2015, le mani sulla città
Marzo 5, 2009 on 6:51 pm | In Politica | 16 Comments.jpg)
Cattedrali di cemento e miliardi di euro in pancia ai soliti squali: ecco quel che resterà dell’Expo 2015. Nel generale entusiasmo per la “grande opportunità per Milano e l’Italia” sono cadute nel vuoto le voci dei “disfattisti” che chiedevano di fermare tutto per investire quei denari pubblici in opere socialmente utili. Il martellamento mediatico è andato a segno: il cosiddetto uomo della strada è convinto di poterne ottenere chissà quali vantaggi. Avrà più tempo per bestemmiare nel traffico. Ecco l’appello del comitato No Expo all’indomani della nuova legge urbanistica approvata ad hoc dalla Regione Lombardia.
La Legge Urbanistica approvata martedì dalla Regione Lombardia è il primo regalo che Berlusconi, tramite Formigoni, fa alla Moratti per aver mollato il controllo della SoGE, e un compenso gradito per i tanti palazzinari e investitori immobiliari (Ligresti, Tronchetti e banchieri vari) interessati ai soldi di Expo e presenti anche nella vicenda Alitalia-Cai.
Con la nuova legge, con una legge ad hoc e in nome di Expo, si darà la possibilità di costruire sulle aree libere dove i piani regolatori e particolareggiati non abbiamo già realizzato o avviato interventi di sistemazione. La possibilità vale anche per le aree verdi, a standard o destinate a servizi. Una norma antidemocratica, perché lascia alla Giunta il compito di decidere togliendo ogni ruolo al Consiglio Comunale, ossia ai rappresentanti eletti dai cittadini. Nessun piano, nessuna analisi, si ignorano anche i dati evidenti (crisi finanziaria e dei mercati immobiliari, 90.000 alloggi vuoti, sfitti, invenduti nel Comune di Milano). Solo profitto e speculazione, dando l’opportunità a speculatori e società immobiliari di un vero e proprio sacco della città, degno del capolavoro del neorealismo cinematografico di Rosi sulla speculazione immobiliare durante il boom economico degli anni ’60.
Cemento ovunque: scali ferroviari, ippodromi, aree interne al Parco Sud, verde di quartiere, spazi di respiro della città. Un grosso regalo per Ligresti e compagnia bella. Una sciagura per una città già inquinata e congestionata a livelli insopportabili. Un disastro ambientale per un territorio consumato e costruito oltre i limiti del buon senso. Ora le deliranti previsioni dell’Assessore Masseroli su una Milano dell’Expo con 2 milioni di abitanti (ma ancora non ha detto dove andrà a prendere i 700 e passa mila milanesi mancanti a questo obiettivo) potranno trovare spazio e ad andare a braccetto con chi, da qui al 2015, avrà come unico obiettivo far girare il totalizzatore dei propri depositi bancari (quasi sicuramente in qualche paradiso fiscale… per completare l’esproprio di beni comuni). Milano, grazie a o a conseguenza di, Expo si appresta a diventare un mostro, non lo spazio pubblico pensato e progettato per rispondere ai bisogni della comunità che la vive, ma territorio di conquista, macchina da profitto, vetrina usa e getta, dove l’interesse privato e gli affari contano più dei diritti e del bene comune. Fa niente se ogni persona di buon senso suggerirebbe altre ricette per rendere più sana e vivibile Milano. Arriva Expo, bisogna far girare la slot machine!
Noi l’avevamo detto, potrebbe essere l’amara constatazione. Expo renderà peggiore la vita di noi tutti per soddisfare gli scopi e i guadagni di pochi. Expo 2015 è questo: miliardi di euro di soldi pubblici che finiranno in tasca ai privati, territori e città consumati e devastati, beni comuni privatizzati, diritti ridotti. Non è la favola buona con cui la Moratti ha incantato i milanesi, i democratici, gli ambientalisti del fare e l’associazionismo «embedded ». E non ci sono alternative all’Expo che ci stanno confezionando se non il NoExpo, non farlo e salvare Milano per salvare noi stessi. Parafrasando il titolo scelto per la rassegna «Nutrire le immobiliari – energia per la speculazione». Svegliatevi!
L’indulto, 31 mesi dopo
Marzo 4, 2009 on 7:37 pm | In Politica | 21 Comments
Giovanni Consorte
E’ tempo di un altro indulto? A ragionare come i parlamentari che l’approvarono nell’estate del 2006, dovremmo dire di sì. Ma la piaga del sovraffollamento delle carceri non appare più un’emergenza. Nel senso che i media non ne parlano perché la politica insegue altre priorità, per esempio sbattere in galera stalkers, graffitari, manifestanti abusivi, immigrati senza permesso di soggiorno, clienti di prostitute, delinquenti di strada. Dopo averle svuotate, ora è il tempo di riempirle le carceri: l’emergenza mediatica è la famosa insicurezza percepita, nonostante che le statistiche annuali parlino di un calo generale dei reati (e molti reati di criminalità comune negli ultimi anni hanno registrato un aumento proprio per effetto dell’indulto). Tace anche la Chiesa, che tanto si era impegnata per un provvedimento umanitario. Per non tradire il commosso appello di Giovanni Paolo II, infatti, nel solleone del 29 luglio 2006 fu varato un condono di pena di tre anni, come primo atto della legislatura, votato dal centrosinistra mastelliano con il concorso esterno di Forza Italia. Alcuni si opposero, e tra questi noi blogger e urlatori di strada, sostenendo che lo sfollamento delle galere era perseguibile con altri mezzi, per esempio la depenalizzazione di alcuni reati e la revisione delle pene alternative, e che in assenza di riforme urgenti e contestuali della giustizia penale, gli effetti dell’indulto, che peraltro si estendeva a reati non ancora scoperti e non liberava la macchina giudiziaria dal cumulo dei procedimenti, sarebbero stati presto vanificati. Nulla da fare: fummo liquidati come manettari e l’indulto passò, ovviamente esteso ai tipici reati dei vip del crimine. Ne beneficiarono infatti gentiluomini come Consorte, Previti, Ricucci e tanti altri furbetti del quartierino nazionale. Ancora ricordo lo zelo con il quale i militonti di sinistra cercavano di cacciarci dalla festa dell’Unità di Milano (si chiamava ancora così) dove con un gruppo di amici eravamo andati a esporre le nostre buone ragioni contro l’ennesimo salvacondotto. Risultato? 31 mesi dopo le carceri sono tornate al punto di partenza: manovalanza del crimine dentro in sovrannumero e furbacchioni fuori, condonati e impuniti, come da copione. Soltanto che ora la questione umanitaria sembra non commuovere più nessuno. E il governo, mentre è impegnato ad affrontare la terribile piaga delle intercettazioni telefoniche, non ha trovato altra soluzione che varare un piano per costruire nuove carceri, affidando nel frattempo poteri straordinari al capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Franco Ionta, che si trova a gestire una situazione sempre più complicata. Vediamo qualche numero. Alla data del 31 luglio 2006 nelle celle erano ammassati 60.710 detenuti. A metà febbraio 2009 il totale ha toccato le 59.419 unità, alle quali vanno aggiunti altri 1797 detenuti internati o per i quali non esiste lo stato giuridico (Fonte Dap). Il carcere più affollato è quello di Poggioreale: 2544 detenuti, 1200 in più dei posti regolamentari. La regione con più detenuti è la Lombardia con oltre 8000. L’Italia ha il primato europeo per detenuti in attesa di giudizio definitivo: 30.064, sui 130.000 in tutta Europa. Il 38 per cento della popolazione carceraria è fatta di stranieri, in prevalenza extracomunitari.
Che dite, di fronte a questi dati almeno uno dei centrosinistri che approvarono l’indulto in nome dell’emergenza umanitaria avrà l’umiltà di chiedere scusa e la serietà di proporre soluzioni alternative?
Analfabeti d’Italia
Marzo 3, 2009 on 9:42 pm | In Democrazia | 43 CommentsAlla base della deriva nazionale non c’è solo un grave deficit di etica pubblica - come ricordano in questo video, non sfiorate dal senso del ridicolo, le signore Miriam Bartolini (in arte Veronica Lario) e Barbara Berlusconi. “Analfabetismo morale”, lo chiama Barbara Spinelli.
C’è prima di tutto un problema culturale, o meglio: di istruzione primaria, di familiarità con la parola scritta di ampie fasce della società italiana - come ricordiamo spesso durante le presentazioni di ALZA LA TESTA! e in questo blog, sulla scia del professor Tullio De Mauro, uno dei pochi intellettuali italiani che ne parlano. Al tema ho dedicato un articolo sull’ultimo numero del periodico WU Magazine.
Lo trovate QUI
Incontro con Raffaele Fitto
Marzo 2, 2009 on 3:28 pm | In Politica, Costituzione, Democrazia | 31 CommentsLa lunga gestazione di questo video, purtroppo, non lo ha reso meno attuale. Era il dodici dicembre scorso, sui giornali impazzava la “guerra tra procure” e la famigerata riforma della giustizia si riconfermava quale priorità assoluta del cantafavole, quindi della sua maggioranza, quindi del suo Paese.
Eravamo a Bologna, io e Piero, per la presentazione di Alza la testa!, e all’indomani, in occasione del ventitreesimo congresso nazionale dei giovani delle Acli, era segnalata la presenza di Matteo Colaninno e del ministro Raffaele Fitto. Insieme a qualche amico bolognese abbiamo colto l’occasione.
Colaninno: non pervenuto. Peccato, la questione del suo conflitto d’interessi ancora ce la deve chiarire. Sarà per un’altra volta!
Il ministro Fitto, al contrario, ha una gran voglia di confrontarsi. Da sincero democratico quale già aveva dimostrato di essere, prega il moderatore di lasciarci parlare.
Raffaele Fitto è tutto il padrone: mutua un’idea della democrazia fondata sul consenso (a sua volta fondato sullo strapotere mediatico e sul conflitto d’interessi). La regola della maggioranza è la sola che conta e il dibattito parlamentare è una concessione all’estetica di facciata: “se l’opposizione non è capace di dialogare siamo costretti a fare le riforme da soli, anche quelle costituzionali”. Astuzie di una tirannide “che vuole farsi amare più che temere”, esibendo disponibilità al dialogo (leggasi magnanimità) a beneficio di ogni sprovveduto dotato di certificato elettorale (leggasi suddito).
E’ interessante la proposta per ovviare alla cancellazione delle preferenze nella legge ‘porcata’ elettorale. Fitto dice che la soluzione sta nella democrazia interna ai partiti, nel livello di partecipazione alla vita di questi. Lui, che è alle dipendenze di un monarca autoreferenziale! A certe balle sesquipedali non crede nemmeno lui, ma anche questa è democrazia alla corte di “re lanterna”.
Piero lo esorta a ragionare sul metodo, a considerare le riforme costituzionali a colpi di maggioranza un errore a prescindere dai contenuti stessi delle modifiche. Nulla da fare. Per Fitto la democrazia si riduce alla libertà di scegliere da che parte stare. Ma se non stai con chi ha vinto le elezioni la tua è solo un’opinione di minoranza, la nevrosi di chi non sa perdere. Benissimo!
Nel finale Fanny dichiara a Fitto di non riconoscerlo come suo ministro. Del resto nemmeno lui ci riconosce come cittadini. Noi siamo quelli che hanno perso le elezioni. I comunisti giustizialisti che non sanno arrendersi all’evidenza, che sarebbe poi la magnificenza di sua maestà Silvio.
“Non mi stanco di ripetere che chi non si è reso conto che per sistema domocratico oggi s’intende preliminarmente un insieme di regole procedurali di cui la regola della maggioranza è la principale ma non la sola, non ha capito nulla e non continua a capire nulla della democrazia”.
Norberto Bobbio (da ‘Il futuro della democrazia’)
Il video è in due parti. Buona visione, Franz
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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