Agosto
Luglio 30, 2009 on 7:32 pm | In Politica | 20 Comments
Gli incontri in Sardegna per ora confermati sono i seguenti:
6 Agosto Sant’Antioco - ore 20 - presso “Rubiu” - Viale Trento 22
7 Agosto Sanluri - ore 19 - sala Montegranatico
9 Agosto Rena Majore - Aglientu - ore 19 (spostato alle 21) - in piazza
Ho chiesto collaborazione agli amici sardi per organizzare un agorà a Porto Rotondo, all’ora dello struscio serale, nel tempio estivo di berlusconia. Sempre che i questurini locali non abbiano nulla da eccepire, naturalmente. Restate in contatto per i dettagli.
Ricordo la presentazione di domani 31 luglio, ore 21,30, a Poppi, in provincia di Arezzo, presso la festa Arci.
E poi il 3 agosto sera a Carrara, ore 21,30, al Fuori Porta in piazza Battisti.
5 novembre
Luglio 29, 2009 on 6:31 pm | In Politica | 22 Comments
“Questo è un paese infarcito di una infinità di regole la cui violazione è abitualmente tollerata. Un paese serio è un paese dove ci sono poche regole fatte ferreamente rispettare. Questa è la differenza fra il suddito e il cittadino: il suddito è un soggetto cui sono imposti infiniti obblighi e infiniti divieti; normalmente gli si permette di farne strame ma se alza la testa gli si chiede conto e ragione di tutte le violazioni fino a quel momento perpetrate. Il cittadino è un uomo a cui sono imposti pochissimi obblighi, pochissimi divieti per la cui violazione non c’è perdono, non ci sono il condono edilizio, il condono fiscale, l’amnistia, l’indulto: c’è il rigore. Ma, rispettati quegli obblighi, è un uomo libero e più nessuno può infastidirlo”.
Piercamillo Davigo
Nel video l’intervista ad Alessandro, l’amico di Qui Milano Libera che insieme a Dario è stato querelato e prontamente indagato per violazione della privacy di Gaetano Pecorella. Ringraziamo lo staff di beppegrillo.it per aver dato seguito alla nostra segnalazione e così rilanciato una vicenda che non riguarda solo Dario e Alessandro ma il principio di uguaglianza e la libertà di espressione di ciascuno di noi. Pecorella ha trovato un giudice a Milano. Noi non ancora. La sua querela ha avuto immediato esito. Le mie querele ai vari Fede, Dell’Utri e capetti psicopolizieschi prendono muffa in un cassetto della procura della repubblica di Milano. Come si fa ad avere ancora fiducia nella giustizia? Solleciteremo qualche parlamentare amico a promuovere una iniziativa istituzionale su questi fatti. E riassumeremo la vicenda in una lettera da inviare ai giornali: vi invito tutti a farlo. Sul piano giudiziario alcuni avvocati si sono già offerti di difendere gratis i nostri amici. Per esempio l’avvocato milanese Giuseppe Fornari, che ringraziamo.
Siccome le belle notizie non vengono mai da sole, il cinque novembre con alcuni amici del gruppo storico di Qui Milano Libera saremo a giudizio con l’accusa di riunione non autorizzata. Abbiamo già parlato di questa storia. Per un volantinaggio di informazione sull’atto di corruzione che ha permesso a Berlusconi di mettere le mani sulla Mondadori, ci era stato notificato un decreto penale di condanna a una multa. Ci siamo opposti, annullando la multa e scegliendo di andare a processo. La fissazione dell’udienza è stata degna di un tribunale svizzero. Per arrivare alla verità giudiziaria nel caso Mondadori ci sono voluti sedici anni dal fatto. E la causa civile è ancora in corso. Sette cittadini che con un volantino e dei cartelli nel giorno dei gran festeggiamenti per il centenario Mondadori, nel silenzio generale, ricordano in pubblico quello scandalo, moralmente incompatibile con la presenza in politica dell’attuale presidente del consiglio, dovranno difendersi in un tribunale per non aver chiesto il permesso alla questura, a meno di due anni dal terribile crimine e a pochi mesi dalla notifica del decreto penale di condanna. Altro che giustizia ingolfata! Altro che prescrizione inesorabile! A differenza del Buffone, noi ci faremo processare volentieri, difendendoci nel merito delle accuse. Riprenderemo interamente le udienze, per testimoniare l’assurdità di un sistema in cui chi ruba una casa editrice diventa primo ministro mentre chi grida allo scandalo rischia una condanna. Ribadiremo che quella “riunione non autorizzata” era l’esercizio di un dovere morale prima ancora che di un diritto naturale. La prima cosa che faremo sarà chiedere al giudice di mandare gli atti alla corte costituzionale per valutare la costituzionalità dell’articolo 18 del decreto regio del 1931 che a tutt’oggi disciplina l’ordine pubblico nella democrazia italiana. Tra le tante depenalizzazioni di questi anni, quel reato è rimasto miracolosamente intatto. Al tema dedicheremo uno dei prossimi agorà. Chi vuol diffondere la notizia dello scandalo Mondadori, può utilizzare l’apposito volantino, che trovate QUI. Chi vuole evitare di foraggiare il beneficiario (e committente prescritto) di un atto di corruzione giudiziaria, può astenersi dal fare acquisti nelle librerie Mondadori.
Paura delle parole
Luglio 28, 2009 on 1:05 am | In Politica | 29 Comments
La privacy di Renato Brunetta è salva. La gloriosa polizia di Milano s’è messa in mezzo ancora una volta con sprezzo del ridicolo e gran dispiegamento di uomini e mezzi meccanici. Nel tardo pomeriggio di ieri il ministro più popolare di Berlusconistan presentava il suo ultimo capolavoro nel centro di Milano. Gode anch’egli di un “consenso imbarazzante”, eppure quando viene a Milano dev’essere protetto dall’esercito, chissà come mai. Con Elia e Fiorenzo siamo andati alla presentazione per rivolgergli qualche domanda. Naturalmente i gendarmi all’ingresso mi hanno riconosciuto e non ci hanno lasciati entrare. Ci vuole l’accredito, ci vuole l’invito - dicevano. Ma molti passavano senza invito né accredito. Il rifiuto valeva solo per noi. Allora ce ne siamo stati in strada, davanti al palazzo dei Giureconsulti, per un’ora abbondante, tranquilli e sereni, a passeggiare tra una selva di auto blu del seguito del ministro che fa la guerra agli sprechi, mentre intorno a noi, per piantonarci meglio, arrivavano decine di birri in divisa e in borghese. Anche i poliziotti “panzoni e fannulloni” tanto cari al ministro Brunetta sono stati mobilitati per l’occasione e provvisoriamente distolti dalla lotta al crimine. Alla fine ne abbiamo contati una cinquantina abbondante. Quanta paura fanno le nostre parole! E di quale debolezza sono il segno queste manifestazioni di arroganza! Quando il convegno è finito il ministro Brunetta è scappato dal retro e noi ci siamo lanciati all’inseguimento. Tra lui e noi si è frapposto un muro umano di sgherri che continuavano a spingerci e a metterci le manacce addosso. Odiosi. Dileguatosi Brunetta e placatosi il parapiglia, davanti a una piccola folla di curiosi ho improvvisato il solito comizietto a squarciagola sulla miseria di un paese in cui i ministri si esibiscono sotto vuoto spinto, i cittadini vengono trattati da terroristi e fare domande è considerato un crimine. La piccola folla ha mostrato di apprezzare con alcuni applausi a scena aperta. Abbiamo filmato tutto e prima o poi prepareremo un documentarietto di queste scene psicopoliziesche, utili più di altre, forse, a rivelare la tragicomica assurdità del tempo in cui viviamo.
Sandro Raimondi
Luglio 27, 2009 on 2:35 pm | In Politica, Legalità | 16 Comments
L’autorità pubblica non è impersonale. L’autorità pubblica è fatta di persone, di facce, con nomi e cognomi. L’autorità pubblica che in un battibaleno ha firmato il mandato di perquisizione a tutela della privacy dell’onorevole Pecorella, ad esempio, si chiama Sandro Raimondi, magistrato a Milano con funzioni di sostituto procuratore della repubblica.
Si dirà: ora che fanno qualcosa contro di voi, i magistrati vi stanno antipatici. Non è così. In questi anni abbiamo difeso i principii di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e di indipendenza e autonomia della giustizia, gravemente attaccati (anche attraverso leggi ad et contra personas, e torniamo a Pecorella!) da un’oligarchia di farabutti che aveva e ha in odio poche decine, forse alcune centinaia di magistrati che osano indagare sui quartieri alti. Abbiamo difeso la giustizia in quanto potere indipendente e fondamento democratico. Non abbiamo difeso questa magistratura italiana. C’è una bella differenza.
Ho scritto una mail in forma ironica al dottor Sandro Raimondi per aiutarlo a riflettere sulla sostanziale ingiustizia che spesso si cela dietro gli atti dovuti. Per fargli sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che sa distinguere e non dimentica.
Se volete scrivergli due righe anche voi, l’indirizzo mail istituzionale dei magistrati è: nome punto cognome chiocciola giustizia punto it
Gentile dottor Raimondi
complimenti vivissimi per l’immediata indagine a sostegno della querela per violazione della privacy dell’onorevole Pecorella! Non se ne può più di questi giovinastri che vanno in giro, financo negli spazi antistanti una televisione, a fare domande ai deputati! E su che cosa poi? Su un tema pretestuoso e chiaramente attinente alla sfera privata del’onorevole Pecorella come l’asserita complicità di Don Peppino Diana con la camorra! E’ ora di finirla con questo continuo stalking, mascherato da libertà di espressione o “cittadinanza attiva”, cui sono sottoposti i rappresentanti del popolo sovrano democraticamente eletti!
Un sincero ringraziamento anche alla Polizia di Stato che, su mandato da Lei firmato, si è prontamente recata all’alba a casa di uno di questi giovinastri a sequestrare il corpo del reato! E poi dicono che la giustizia in Italia non funziona! Grazie, davvero grazie per aver tutelato, nell’esercizio dei Suoi doveri d’ufficio, la privacy dell’onorevole Pecorella senza guardare in faccia nessuno! Ora attendiamo un veloce e giusto processo!
Un cordiale saluto, con tanta ammirazione!
Piero Ricca - Milano
Sant’Antioco
Luglio 26, 2009 on 7:19 pm | In Politica | 8 CommentsGiovedì 6 agosto presentazione di Alza la testa! a Sant’Antioco, in provincia di Cagliari. Dalle ore 21, presso “Rubiu”, in viale Trento 22.
Nei giorni seguenti, probabilmente, ci saranno ulteriori incontri in altre località del sud della Sardegna. Non appena fissati, ne darò notizia sul blog.
“Preminente interesse pubblico”
Luglio 25, 2009 on 2:33 am | In Politica | 31 Comments
Se un parlamentare querela, polizia e magistratura si mettono sugli attenti e in men che non si dica il querelato è indagato e processato. Se un parlamentare viene querelato, generalmente il parlamento lo assolve non concedendo l’autorizzazione a procedere. L’ultimo a farla franca è il padano Roberto Castelli. Ecco il racconto di Duccio.
Il residence dei furbastri è punteggiato da moltissimi fazzoletti verdi; i loro elettori son convinti di votare chi le canta davvero ai potenti di “Roma ladrona”. E’ esattamente il contrario. Prendiamo ad esempio Roberto Castelli, ex ministro di Grazia e Giustizia dal 2001 al 2006, ora Vice-ministro alle Infrastrutture e i Trasporti. Come tutti i capetti leghisti, soffre dello stesso male che poco meno di vent’anni rimproverava ai “parrucconi della politica”: la furbizia impunita del potente. Poco più di due anni fa il Padano aveva già beneficiato di un salvataggio da parte del Senato, ex articolo 96 della Costituzione (immunità dei Ministri), per una consulenza data ad amici suoi nel 2001, definita dalla Corte dei Conti “irrazionale e illegittima”. La Corte l’ha condannato a risarcire in solido decine di migliaia di euro allo Stato. Il processo penale non ci fu perché, da buon parruccone, Castelli è sgattaiolato via grazie alla solidarietà dei compagni di Palazzo Madama. Nonostante tutto, Castelli continua a rallegrarsi della sentenza della Corte (aprile 2009) perché “c’è la colpa e il non dolo”. O è fesso (colpa) o è furbo (dolo). Lui è contento d’esser fesso. Beata ingenuità.
Il 22 luglio scorso ecco l’ennesimo stratagemma da prima Repubblica. Prima però un breve riassunto della vicenda. Il 18 marzo del 2004, ospite della trasmissione “Telecamere”, Roberto Castelli battibeccò con Oliviero Diliberto (Pdci). Quest’ultimo infatti gli fece presente che gridare “chi non salta italiano è!” pochi giorni prima insieme a quattro giovani padani fuori dal Parlamento non era proprio un comportamento serio per un ministro. Castelli replicò: “Piuttosto che mandare in giro a sprangare come fai tu, preferisco saltare”. Diliberto querelò Castelli e chiese cinque milioni di euro di risarcimento. Il 30 giugno del 2004, il Senato della Repubblica - ex Art. 68 della Costituzione - proclamò l’insindacabilità per le espressioni di Castelli. Secondo la Giunta per le autorizzazioni era evidente che le parole di Castelli rientrassero nell’esercizio delle sue funzioni. Lo chiamarono “nesso funzionale con l’attività parlamentare”. Diliberto inoltrò alla Procura di Roma - competente a riguardo - una querela. Il Tribunale dei Ministri, ricevuta la querela dal Tribunale di Roma, si smarcò dicendo che i reati ipotizzati a carico di Castelli non rientravano nell’attività ministeriale (13 dicembre 2004) e richiese quindi che l’azione penale proseguisse presso la Procura competente (Roma). La palla ripassò allora al Pubblico Ministero di Roma, il quale sollevò i conflitto di attribuzione con Palazzo Madama alla luce della precedente presa di posizione per l’insindacabilità di Castelli. Nel luglio del 2007 arrivò il parere della Corte Costituzionale: la ragione fu data al Pubblico Ministero. “Non spetta al Senato affermare che le parole di Castelli costituiscano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni”. Ergo: smettetela di salvarlo e fatelo processare. Allergico all’idea di difendersi in Tribunale, l’ex ministro della Giustizia non s’è dato per vinto. Il 30 ottobre del 2008 ha scritto alla Presidenza del Senato affinché la Giunta competente riprendesse in mano il suo caso alla luce dell’Articolo 96 della Costituzione. La nuova scusa: all’epoca Castelli era Ministro e quelle parole rientravano nell’attività di Governo. La Giunta riesamina quindi l’affaire Castelli/Diliberto. L’esito è ridicolo: “propone a maggioranza di dichiarare il carattere ministeriale dei reati contestati e di riconoscere l’esimente prevista dal comma 3 dell’articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989, avendo agito il senatore Castelli per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”. Il Senato, il 22 luglio, vota a maggioranza la proposta della Giunta e salva Castelli per l’ennesima volta. Pietra tombale. Castelli se ne va in giro a diffamare le persone e persegue in tal modo un “preminente interesse pubblico”. Commento di Castelli: “sono i magistrati che hanno violato la legge, non io”.
Post scriptum
Sul caso Pecorella segnalo i due ultimi post del blog di Nando dalla Chiesa. Li trovate QUI.
La privacy di Pecorella
Luglio 24, 2009 on 2:50 pm | In Politica | 20 Comments
La macchina della giustizia sa essere efficiente. Per un fatterello accaduto lunedì sera (una domanda sulle presunte responsabilità di Don Peppino Diana, ucciso dalla camorra, rivoltagli da due nostri amici) il professor Pecorella ha sentito violata la sacralità della propria privacy e ha presentato una querela. L’indagine si è messa in moto in un lampo, chissà se accompagnata da un battito di tacchi delle competenti autorità. Non si può certo deludere l’aspettativa di giustizia di un galantuomo di quel pregio, che diamine! Ieri mattina il nostro amico Dario - alle ore 6,30 - ha ricevuto la visita presso la propria abitazione di tre agenti di polizia con mandato di perquisizione, firmato dal sostituto procuratore di Milano Sandro Raimondi. Volevano la cassetta incriminata. Nel pomeriggio i carabinieri di Vimodrone hanno convocato anche Alessandro, presente con Dario al fatterello, per notificargli lo status di indagato per la medesima ipotesi di reato. Un’ipotesi di reato lunare, ovviamente, visto che la richiesta di chiarimento a cui l’ex avvocato del camorrista Nunzio De Falco (condannato come mandante dell’omicidio di don Peppino Diana) non ha voluto sottoporsi riguardava un tema di pubblica rilevanza. Della sua vita privata a nessuno di noi interessa alcunché, si rassereni l’avvocato Pecorella. Ci basta e avanza quella pubblica - ed egli è una figura pubblica, non lo dimentichi -, dai giovanili entusiasmi sinistrorsi alle leggi su misura. Una testimonianza di coerenza e dedizione che per ora non gli è valsa la desiderata nomina a giudice costituzionale, ma c’è sempre tempo. Su temi di pubblica rilevanza continueremo, fin quando ci piacerà proseguire questa forma di militanza civile non violenta, a interpellare a telecamera accesa chiunque eserciti una funzione pubblica, esprimendo il nostro diritto-dovere di critica: i questurini e gli onorevoli se ne facciano una ragione e non s’illudano di ridurci al silenzio. Proporrò a Dario e Alessandro di sporgere una regolare querela per la reazione dell’avvocato Pecorella e della gentile signora che lo accompagnava (botta alla telecamera, insulti), che sembra integrare ipotesi di reato assai meno lunari. Le preposte autorità, pur senza battere i tacchi, vorranno ricordarsi del principio di uguaglianza avviando indagini con la medesima solerzia?
Post scriptum
Parleremo anche del reato di lesa maestà e della biografia di Pecorella all’agorà numero otto, fissato (con regolare nulla osta della questura) per sabato 25 luglio dalle ore 16 alle 20, in piazza Cordusio. Biografia pubblica, non si preoccupi. I questurini filmino pure tutto. Non li denunceremo per violazione della privacy!
Agorà/8
Luglio 22, 2009 on 1:57 pm | In Politica | 16 CommentsIl prossimo agorà è fissato per sabato 25 luglio, dalle ore 16 alle 20.
In via Mercanti angolo piazza Cordusio.
Post scriptum

Pure il ministro Frattini gode di un consenso imbarazzante. Infatti ieri al convegnone di piazza Affari, assente Tremonti, siamo stati tenuti dapprima a una distanza di settanta metri dal tappeto rosso che copriva i gradini di ingresso di palazzo Mezzanotte. Poi, una volta che si è materializzato Frattini, i venti gendarmi che ci piantonavano (un paio pure muovendosi di continuo a destra e sinistra per impallare l’obiettivo della telecamera) hanno spostato le transenne in tutta fretta di altri trenta metri. Un respingimento di clandestini in piena regola. Rischio di attentati? No, il problema era che la mia voce rimbombava lo stesso e ricordava cose vere: per esempio la faccia di bronzo del riciclato Gianni De Michelis, anch’egli presente al meeting e capitatoci inopinatamente a tiro d’ugola, oppure la ridicolaggine della legge Frattini sul conflitto d’interessi, che prevede l’incompatibilità di Confalonieri e non di Berlusconi. Stavolta avevamo con noi diverse telecamere, per immortalare al meglio questa scena da regimetto bananiero: da una parte un legislatore su misura, campione della devozione, circondato da attendenti e servetti vari; dall’altra persone informate sui fatti e forti delle proprie ragioni, transennate, identificate e sorvegliate a vista; in mezzo la digos: che ringraziamo di cuore per la fornitura gratuita di comparse con la faccia giusta. Lo dico anche a chi ogni tanto ci invita a tenere i toni bassi, a non esagerare con i decibel, a fare interviste pacate e riflessive. Non è sempre agevole a cento metri di distanza. Ho concluso con una performance oratoria sul caso Italia, davanti a una platea di soli poliziotti e qualche passante. Frattini era già al sicuro.
Gaetano Pecorella
Luglio 21, 2009 on 1:08 pm | In Politica | 25 CommentsOra sappiamo perché Don Peppe Diana fu ucciso dalla camorra. Era un regolamento di conti, la vendetta per uno sgarro. Vivi complimenti al professor Gaetano Pecorella per averci aiutato a capire dall’alto della sua cattedra morale di ex difensore di Nunzio De Falco, condannato per l’omicidio del prete anticamorra.
Ieri Dario e Alessandro, nuovi amici di Qml, lo hanno incrociato negli studi di telelombardia. Dario in diretta gli ha chiesto conto del cursus honorum del fondatore del suo partito Marcello Dell’Utri e del verminaio di collusioni politico-mafiose emerso dalle inchieste di Palermo. Il professor Pecorella non vede il problema: Dell’Utri è stato eletto democraticamente, punto e basta. Non c’è spazio per la replica: il giovin presentatore s’affretta a mandare la pubblicità. Nella pausa pubblicitaria Alessandro gli ha chiesto conto dell’opportunità di difendere un camorrista, mentre era deputato e presidente di commissione parlamentare. L’onorevole Pecorella è andato su tutte le furie: dovete leggere gli atti processuali, ma voi sapete che, secondo un pentito, don Diana conservava in chiesa le armi della camorra? Il simpaticone rilanciava una vecchia insinuazione diffamatoria, già smontata in sede processuale, pur di non entrare nel merito della domanda: qual è il grado di sensibilità istituzionale e di credibilità politica di un presidente della commissione giustizia della camera dei deputati che difende un camorrista? Alla fine, in strada, Alessandro gli ha chiesto di precisare meglio il suo pensiero davanti a una telecamerina accesa. Apriti cielo. Una signora che l’accompagnava s’è inviperita: Gaetano fa l’avvocato, non fa mica il contabile o il commercialista! Andate via cretini!. Un altro ospite della trasmissione, Gianluigi Nuzzi, autore del libro “Vaticano Spa” e cronista di Panorama, si è messo in mezzo: “andate via, basta!”. Il professor Pecorella s’è fatto minaccioso: “guardate che se riprendete io vi…” dando poi una botta alla telecamerina. Ma non era più semplice fermarsi a rispondere alla domanda, avvocato Pecorella? Ci toccherà ritornare a interpellarla.
Nel video l’intervento del nostro amico Francesco Saverio Alessio, giornalista e scrittore calabrese temporaneamente in esilio per minacce mafiose, alla manifestazione del 19 luglio in via d’Amelio. Non lasciamolo solo.
Ciccio Formaggio
Luglio 20, 2009 on 5:11 pm | In Politica | 45 Comments
“Godo nel paese di un consenso imbarazzante” - dice lui.
Tuttavia, quando si esibisce in pubblico, la polizia riceve l’ordine di sgomberare interi quartieri. Timore dei terroristi? No, dei contestatori. Ne abbiamo avuta una prova ulteriore quest’oggi a Milano, dove all’ora della “pausa pranzo” con Fanny e un altro paio di amici siamo andati a curiosare al convegnone di piazza Affari, al quale erano annunciati il presidente del consiglio, Mubarak e altra bella gente. La piazza era irraggiungibile, chiusa ai comuni mortali; l’intero quartiere, nel centro della città, era militarizzato, sorvegliato da centinaia e centinaia di agenti in borghese e in divisa. Non potendo entrare in piazza, ci siamo fermati su un marciapiede in attesa di qualche illustre convegnista e subito ci sono arrivati addosso una ventina di poliziotti. Siamo stati invitati ripetutamente ad andar via, per “motivi di sicurezza”. Poi, sempre per “motivi di sicurezza”, siamo stati chiusi dentro un recinto di transenne di due metri per due sul marciapiede, sotto il bel sole di luglio. Un palcoscenico improvvisato che ho cercato di utilizzare al meglio ricordando per l’ennesima volta la storia della banda Berlusconi: Gelli, Mangano, Craxi, Previti, i conti neri, Dell’Utri, i collegamenti con la mafia, le leggi canaglia, le menzogne mediatiche, Mills e tutto il resto. Riconosciuta la voce, un ragazzo è sceso da un palazzo vicino per chiedermi di fare una foto con lui, ma non era proprio il caso. Mi dicono che dall’ultimo piano, poi, di foto ne ha scattate altre: se ne ha e ci legge, ce le mandi! Prometto che la foto insieme la faremo! I passanti si fermavano un attimo, ma senza voglia di capire. I volti degli agenti trasudavano un’incolpevole ottusità. Difendere per una paga base di 1200 euro al mese l’incolumità psicologica di certa gentaglia dai cittadini che gridano allo scandalo: quanto dev’essere umiliante per una persona minimamente consapevole! Poi è partito un ordine: portateli via! Si preparava a passare un corteo di auto blu, e la nostra semplice presenza dava fastidio. Quando gli ho chiesto il nome, il capetto che aveva dato l’ordine mi ha risposto: “mi chiamo Ciccio Formaggio”. E poi pretendono di identificare gli altri, questi vigliacchi. Fanny e io siamo stati allontanati a forza - da 24 agenti in tutto! Li ha contati il nostro amico Marco - in un vicolo laterale e bloccati senza alcuna ragione davanti a un portone. Per quaranta minuti cinque agenti in divisa ci hanno piantonati mentre continuavo senza soste a tenere il solito comizietto sui fattacci italiani, collegando nomi, date, circostanze. Ai passanti chiedevo di chiamare i carabinieri perchè eravamo vittime di un sequesto di polizia. Mi guardavano con la medesima espressione degli uomini in divisa. Tranne un paio: una ragazza bionda ha chiesto ai birri il motivo per cui ci trattenevano. ovviamente senza ottenere risposta. Un ragazzo, pur non sentendosela di filmare con il suo telefonino (”non posso permettermelo”, mi ha detto), ha chiamato una sua amica avvocatessa. Non avevamo con noi la videocamera, purtroppo. La scena della folla di poliziotti che ci caricano e portano nel vicolo sarebbe stata un bel reperto d’epoca. Per tutto il tempo hanno filmato due videoreporter, ma dubito che ci forniranno le immagini: erano entrambi della questura. Alla fine, intervenuta l’avvocatessa e andati via il dittatore egiziano e il suo collega italiano con lungo corteo di auto, furgoni e camionette, siamo stati liberati, con l’obbligo di lasciare il quartiere. Per non disturbare oltre, ecco la nostra colpa, il silenzio di regime: quel silenzio che ha inghiottito la residua dignità di un’intera nazione. Ma oltre che vigliacchi sono incapaci. Infatti un altro nostro amico, l’ottimo Vincenzo, abilmente smarcatosi dal trambusto, è ruscito a superare i posti di blocco e, quando l’incontestabile è uscito dal palazzo, gli ha lanciato addosso una bella scarica di sacrosante invettive, prima di essere sopraffatto daila psicopolizia. Che cosa ci si deve inventare, nella terra dei Ciccio Formaggio, per dare pubblica testimonianza della verità! Anche di questa scena dubito che vedrete mai le immagini, malgrado fossero presenti, accanto agli operatori della questura, inviati di tutte le televisioni del regno. Per completezza di cronaca aggiungo che, fino a quando non abbiamo lasciato il quartiere, siamo stati pedinati da cinque agenti, questa volta in borghese. E meno male che gode di questo “consenso imbarazzante”. Se dovesse venir meno che cosa capiterà?
Post scriptum
Il convegnone prosegue domani con altri ospiti di grido, tra i quali Tremonti e Frattini, in piazza Affari, a palazzo Mezzanotte, dalle ore 15 alle 17. Se per caso qualcuno si trova a passare, magari ci si vede lì. Parola d’ordine: ciccioformaggio.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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