Giorgio Ambrosoli

Luglio 11, 2009 on 11:58 pm | In Politica | 7 Comments


Era la notte tra l’undici e il dodici luglio 1979 quella in cui gli spararono. Sono passati trent’anni dall’assassinio di Giorgio Ambrosoli.

Nell’adempiere ai propri doveri professionali di liquidatore della Banca privata italiana, si mise contro una parte consistente del sistema di potere di quegli anni: il bancarottiere Michele Sindona, condannato come mandante dell’omicidio, la mafia e la P2 cui era legato, la Dc di Andreotti che lo proteggeva. Fu isolato. Resistette alle lusinghe e alle minacce. Pagò con la vita la sua scelta di libertà.

Per ricordarne la figura ora c’è anche il libro del figlio, l’amico Umberto Ambrosoli: “Qualunque cosa succeda” (Sironi).

“Muovendo lo sguardo da quegli anni a oggi - scrive Umberto - mi sembra che l’unica vera differenza stia in una maggiore sfrontatezza”.

Open cast

Luglio 10, 2009 on 11:44 am | In Politica | 30 Comments

L’abbiamo compreso da tempo, ce lo diciamo spesso: il problema non è Berlusconi, sono gli italiani. L’analfabetismo morale e civile, il deficit di senso critico, di cultura democratica, perfino di istruzione primaria di milioni di italiani. Ora arriva a ricordarcelo, con parole semplici e chiare, il professor Umberto Eco, che dedica proprio a questo tema la pagina richiestagli dal settimanale Espresso per uno speciale su legge bavaglio e regime mediatico. Lo trovate QUI.

Segnalo anche questo commento, che si incastra bene al pezzo di Eco, di Stefano Rodotà su Repubblica di oggi: “L’etica pubblica perduta”. Lo trovate QUI.

Parleremo inevitabilmente anche di questi temi, dai quali presto o tardi occorrerà ripartire per risalire la china, all’agorà di oggi 10 luglio, dalle ore 18 alle 21, davanti alla stazione di Cadorna, a Milano. Il nostro modo per dire: noi c’eravamo e non siamo rimasti in silenzio.

In alternativa, segnalo che oggi e domani si svolge a Milano l’ “open cast” per la decima edizione del Grande Fratello. L’appuntamento è QUI.

Oltre il G8

Luglio 9, 2009 on 2:08 pm | In Politica | 11 Comments


“Nessuno dirà mai, tra gli altri leader, che Berlusconi ha perso credibilità o che non è un buon presidente. Ma il personale di tutte le altre delegazioni dice questo ed altro”. Queste le parole del giornalista inglese Gavin Jones (Reuters) che potete ascoltare QUI, insieme a quelle di altri operatori della stampa internazionale. C’è da vergognarsi!
Per ora Berlusconi è riuscito ad evitare le domande dei corrispondenti stranieri. Non li può intimorire. Non li può comprare. Può soltanto sperare che questo G8 passi il più in fretta possibile, lasciando dietro di sé appena qualche ingessata dichiarazione da cerimoniale, da rivendere al popolino quale prova granitica del suo prestigio internazionale. Minzolini, Vespa e Giordano sono già al lavoro.

Figuracce internazionali a parte, di segni il G8 ne ha già lasciati parecchi. Ad esempio in Sardegna. L’isola della Maddalena difficilmente vedrà realizzate le opere promesse. Le sole strutture edificate sono quelle destinate al G8. Ma il G8 è stato trasferito a L’Aquila. Non è chiaro quanto sia stato effettivamente speso fino ad oggi. Non è chiaro quali saranno, se ci saranno, gli effettivi vantaggi per le popolazioni terremotate.

ActionAid Italia ha realizzato un documentario che raccoglie alcuni dati significativi sugli sprechi registrati alla Maddalena e sui disagi che rischiano di aggravare ulteriormente la condizione di quanti sono rimasti senza casa in seguito al terremoto.
Grazie a Carolina Lami di ActionAid Italia per la segnalazione.

Franz

P.S. DOMANI - Vi ricordiamo l’appuntamento con l’Agorà (con regolare nulla osta della questura). Venerdì 10 luglio, dalle ore 18 alle 21 davanti alla stazione di Cadorna, Milano. Fate girare la voce!

Mariano Crociata

Luglio 8, 2009 on 10:45 am | In Politica | 14 Comments

“Il pdl appare, alla prova dei fatti, maggiormente in grado di esprimere i valori comuni della popolazione italiana, tra i quali quelli cattolici costituiscono una parte non secondaria”.
Osservatore Romano - 31 marzo 2009

Un primo squarcio nella cortina di incenso.
Con i suoi tempi, senza mai fare nomi, forse prevenendo nuovi, imbarazzanti sviluppi degli scandali, la chiesa cattolica inizia a dire qualche parola riferibile a puttanopoli e dintorni. Il pressing di “tonache rosse”, associazioni cattoliche di base e attivisti d’opposizione non era poi fuori luogo. Dell’altro ieri le dichiarazioni, certo non estemporanee, del segretario generale della Cei monsignor Mariano Crociata. Ma non fidiamoci troppo, Gianni Letta è già in azione per ricucire lo strappo. Il pressing continui, si chieda a vescovi e cardinali di uscire dal silenzio anche in merito a scandali ben più gravi, vedi alle voci: mafia, corruzione, manipolazione mediatica e impunità. Ecco uno stralcio del discorso di Monsignor Crociata.

“Assistiamo ad un disprez­zo esibito nei confronti di tut­to ciò che dice pudore, sobrie­tà, autocontrollo: c’è sfrenatez­za e sregolatezza nei compor­tamenti sessuali e sfoggio di un libertinaggio gaio e irre­sponsabile che invera la paro­la lussuria; salvo poi, alla pri­ma occasione, servirsi del ri­chiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere. Nes­suno deve pensare che in que­sto campo non ci sia gravità di comportamenti o che si trat­ti di affari privati, soprattutto quando sono implicati mino­ri, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio”.

Post scriptum

L’agorà numero 6 si terrà il 10 luglio dalle ore 18 alle 21 davanti alla stazione di Cadorna, Milano.

Agorà/6

Luglio 7, 2009 on 8:13 pm | In Politica | 13 Comments

Non sono ancora in grado di dirvi dove si svolgerà l’agorà numero 6, ma solo quando.

Venerdì 10 luglio, dalle ore 18 alle 21
. Segnatevelo.

Non posso ancora dirvi dove, malgrado oggi abbia perso due ore in questura, perché quel giorno, mi è stato detto, non è possibile manifestare in tutto il centro di Milano. E la nostra intenzione era di fissare la manifestazione in piazza Duomo, davanti a palazzo reale.

Per quale motivo di ordine pubblico non è possibile? - ho chiesto. Perché essendo una giornata di G8, sono nell’aria iniziative dei centri sociali - mi è stato risposto.

Cioé: viene negata la possibilità di effettuare una manifestazione perché potrebbe interferire con altre, ipotetiche manifestazioni non autorizzate. Ci rendiamo conto?

Ma non solo il centro è off limits. Dopo un iniziale ripiego per le Colonne di San Lorenzo (luogo con poco passaggio a quell’ora, come abbiamo verificato) ho proposto di tenere l’agorà davanti alla stazione di Cadorna o davanti alla stazione centrale, luoghi molto affollati in particolare di venerdì pomeriggio. Niente da fare, sono “obiettivi sensibili”, il visto non c’è, almeno per ora. Mi è stata promessa una risposta per domani. Restate in contatto. Vi faremo sapere.

Se non ci sarà l’ok per piazza Cadorna, ve lo dico fin d’ora, venerdì 10 luglio alle ore 18 sarò davanti a palazzo reale. E l’agorà si svolgerà lì, a costo di farlo da solo.

Post scriptum/volantini

Iniziamo a rendere disponibili i primi due volantini del nuovo ciclo. Ne seguiranno molti altri, in formato stampabile, pronti per la diffusione. Fatene buon uso! Il primo pone qualche dubbio sulla coerenza del presidente del consiglio nei confronti dei tanto sbandierati valori cristiani: si può distribuire per esempio davanti alle chiese la domenica mattina. Il secondo critica l’ipocrisia del direttore del tg1 Augusto Minzolini, con rispetto parlando. Li trovate QUI. Grazie a Sara e Nihad per la collaborazione.

Blue berets

Luglio 7, 2009 on 12:26 pm | In Politica | 27 Comments

Tra mafiosi, fascisti e banditi vari “tira un’aria ma un’aria che manca l’aria” (Gaber).
Mentre la lega prepara le sue ronde padane e a Roma si insedia la guardia nazionale del fascista Saya, a Milano vengono sospesi i Berretti blu, ingaggiati dal comune per la sicurezza in alcuni quartieri caldi con un contratto da centinaia di migliaia di euro. Un’inchiesta giornalistica ha scoperto che il fondatore è un altro fascista: Vincenzo Scavo. Il grande sponsor dei Berretti blu, il vicesindaco De Corato, ex Msi, si giustifica dicendo che l’amministrazione non è tenuta a indagare sulla fede politica di chi si offre di collaborare e tiene a precisare che si tratta di uno stop tecnico, in attesa di verificare le regole del decreto sicurezza insieme al prefetto. Se ne riparla a settembre.
Dovremo costituire un’associazione di volontari per difenderci dalle ronde o basterà la polizia?

Quasi Sgarbi 7

Luglio 6, 2009 on 12:20 am | In Politica | 69 Comments

Capita che un assessore del comune di Milano venga allontanato dal suo incarico. Capita che a Salemi, un comune siciliano di undicimila abitanti, qualcuno abbia pensato a lui come futuro sindaco. Capita che questo qualcuno sia il titolare di un curriculum raccapricciante. Capita che il sindaco di Salemi sia oggi Vittorio Sgarbi.

La settimana scorsa, per la rassegna ‘la Milanesiana‘, la sala Buzzati del Corriere ospitava un incontro intitolato ‘I professionisti dell’antimafia’. A trattare il tema di fronte ad una platea di signore e signorine della Milano bene, tra gli altri, Vittorio Sgarbi, fratello della direttrice artistica dell’evento.
In questi anni abbiamo imparato molto sul personaggio. Basterebbe la lettera anonima, letta in televisione senza contraddittorio, che attribuiva a Don Pino Puglisi, vittima di mafia, frasi diffamatorie contro Gian Carlo Caselli. Basterebbero le condanne per diffamazione aggravata o quella per falso e truffa aggravata ai danni dello Stato. Basterebbe conoscerlo, uno così, per avere la decenza di non invitarlo a sproloquiare di antimafia. Purtroppo la sorella Elisabetta (con lui nella foto) deve pensarla diversamente.
Insieme ad Antonio ci sistemiamo in seconda fila. Le hostess distribuiscono notes per prendere appunti. Giovani donne sfogliano copie gratuite del Corriere come fosse la prima volta. La sala è piena, qualcuno rimane in piedi.
Decidiamo che avremmo aspettato il momento delle domande, quando Sgarbi viene avvertito della nostra presenza. Un suo collaboratore ci piantona. Gli amici della questura si dispongono tutti sul nostro lato della sala. Una hostess mi invita a spegnere la telecamera.
Il moderatore cede la parola a Sgarbi, che esordisce raccontando di essere perseguitato da alcuni “seguaci di Grillo o di Travaglio” che lo subissano di invettive non appena nomina Caselli, giustificando così la scelta di approcciare l’argomento da tutt’altra prospettiva.
Ma le bordate non tardano ad arrivare. Siamo testimoni di affermazioni come “io ho più paura dell’antimafia che della mafia”, “la mafia è ormai ridotta a bande disorganizzate”, “I mafiosi non ci sono più perché hanno paura delle intercettazioni”. Dev’essere per questo che vogliono ridimensionarle, le intercettazioni!
Tra balle e parolacce, l’incontro volge al termine. Nonostante le particolari attenzioni che il galoppino di Sgarbi mostra di volerci dedicare, preparo la telecamera e dico ad Antonio di tenersi pronto a filmare ogni cosa.
“Con che faccia parla di mafia avendo uno sponsor come Pino Giammarinaro?”, gli domando portandomi a bordo palco. Sgarbi cambia espressione: “Non è il mio sponsor!”

Prima di continuare, prendiamoci una pausa. Chi è Giuseppe Giammarinaro (foto) detto Pino? Si dice che a volere Sgarbi a Salemi sia stato lui. Si dice che a Salemi non si muova foglia che ‘Giammy’ non voglia. Si dicono molte cose, ma lasciamo perdere e vediamo invece quello che di quest’uomo si sa.
Nella Sicilia dei cugini Salvo, “uomini d’onore della famiglia di Salemi” (Tommaso Buscetta), Pino Giammarinaro è un esponente di spicco della DC andreottiana. Nel corso del processo ad Andreotti, i pm dimostreranno la vicinanza del senatore a vita con i Salvo anche attraverso i suoi rapporti con Giammarinaro.
La magistratura si interesserà a lui già nel 1981, ma i guai seri arrivano negli anni novanta. La Guardia di finanza attribuirà a Giammarinaro la gestione “illecita e personalistica” della Usl di Mazara del Vallo. Patteggerà un anno e dieci mesi per corruzione, concussione, associazione per delinquere e abuso d’ufficio, risarcendo 200 milioni di lire alla USL.
Alle accuse della Guardia di finanza si aggiungono le rivelazioni di numerosi collaboratori di giustizia. Deputato regionale per la DC, sarà accusato di associazione mafiosa dalla D.d.a.. Sceglie di cambiare aria in terra di Croazia. Verrà poi arrestato e processato, ma la riforma del cosiddetto ‘giusto processo’ si rivelerà provvidenziale. Due pentiti e un imputato non ripeteranno in aula quanto dichiarato durante la fase istruttoria, vanificando così l’impianto dell’accusa. Antonio Ingroia sarà costretto a chiedere l’assoluzione già in primo grado. “Questo processo rappresenta emblematicamente la distanza della verità processuale dalla realtà delle cose”, dirà Ingroia nella sua requisitoria. Ritenendolo comunque soggetto pericoloso, il Tribunale di Trapani disporrà quattro anni di sorveglianza speciale e l’obbligo di dimora a Salemi (che tra l’altro non rispetterà).
Nonostante il regime di sorveglianza speciale, Giammarinaro non rinuncia ad una nuova candidatura alle regionali per il Biancofiore. Ma questa volta non ripeterà il successo del 1991.
In un rapporto della squadra Mobile di Trapani, che nel 2008 finisce agli atti della commissione nazionale antimafia sulla sanità trapanese, ritorna il nome dell’ex deputato regionale Giammarinaro, ancora una volta tra i possibili referenti politici del malaffare.
Queste le cose che si sanno sul conto di Pino Giammarinaro. Sgarbi ne è a conoscenza? Ero lì per domandarglielo, nonostante avessi già letto alcune sue dichiarazioni: “I Salvo? Dimenticati. Giammarinaro? Un galantuomo accusato ingiustamente. La nostra presenza a Salemi è stata già più giovevole di vent’anni di antimafia”.
Ma Sgarbi non ha voglia di rispondere. Preferisce urlare: “Ladri, ladri”, “Tu sei mafioso”. Lo Sgarbi di sempre!
Ha inizio la solita bagarre. Sgarbi pretende che ci sia impedito di filmare. Il galoppino piantone allunga le mani e a furia di tirare si impossessa della telecamera. A me e Antonio non rimane che inseguirlo, vessati da Sgarbi, dalla sorella, e dalla Digos che prova a trascinarci fuori. Una giovane accompagnatrice di Sgarbi mi strattona, strozzandomi con la tracolla della mia borsa. “Mollami”, le grido. “Dai, picchiami se hai il coraggio!”, mi risponde lei con gli occhi fuori dalle orbite. Chiedo ad un agente di identificare la squinternata. “Tu non mi dici cosa devo fare”, mi risponde lui mentre mi ’scorta’ verso l’uscita. Cari ragazzi!
La telecamera, priva del grandangolo, è nelle mani del galoppino. Io e Antonio veniamo condotti all’esterno per la consueta identificazione. Passeranno diversi minuti prima di avere notizie. Con tutta calma il sindaco di Salemi prende visione del contenuto della videocassetta. Benissimo!
Ma ecco la sorpresa. Introdotto da Giorgio Grasso, altra vecchia conoscenza dal capello sbarazzino, esce dalla porta proprio lui, Pino Giammarinaro. Ebbene sì, per venire a Milano a dire che la mafia ormai non è più quella di una volta, che la mafia sta nelle pale eoliche grandi come “cazzi di venti metri”, Vittorio Sgarbi preferisce portarsi dietro un pezzo di storia democristiana come Giammarinaro, un tecnico!
Mentre lo guardo ho davanti agli occhi i due anni di latitanza, la sorveglianza speciale, i cugini Salvo in certe foto in bianco e nero. Con aria sprezzante e voce ferma decide di darmi la sua versione della storia. “Io sono stato assolto. E ad assolvermi fu Ingroia, mica una signorina!”. Inutile ricordargli il resto del suo curriculum, non ci sente. Sembra cadere dalle nuvole mentre mi perquisisce con lo sguardo, cercando di capire chi ha di fronte. Il tempo di farmi distrarre da Grasso e Giammarinaro sparisce.

A Salemi qualcuno sostiene che l’Udc locale, corrente Giammarinaro (ce ne sono altre?), negli ultimi mesi abbia preso le distanze dalla giunta di Sgarbi. Complice l’interessamento del sindaco per la pioggia di contributi, “fraudolenti” secondo lo stesso Sgarbi, che da quarant’anni finanzia la ricostruzione del centro storico dopo il terremoto del ‘68 ?
Sgarbi dichiara di voler sanare la situazione. Nel frattempo qualche ammiratore gli recapita la testa mozzata di un maiale. Che lo preferisse quando, meno di un anno fa, dichiarava che la mafia ha perso la capacità di condizionare il potere economico e politico? I maiali non servono. Basterebbe spiegare al sindaco che non si può pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca!
Che dire? Qui a Milano, dove “la mafia non esiste” (Letizia Moratti), tutto bene: Vittorio ha difeso l’onore di Pino, i galoppini di Vittorio hanno difeso l’onore di Pino, Pino ha difeso l’onore di Pino.
Per me e Antonio passeranno ancora diverse decine di minuti prima di poter recuperare i documenti e i pezzi della telecamera, miracolosamente funzionante.
La cassetta rimane alla Digos, su richiesta di Sgarbi e del suo clan. Il pretesto è la mancata autorizzazione a riprendere l’evento. Ci fanno sapere che Sgarbi non sporgerà denuncia. E vorrei vedere! Noi la sporgeremo? Ci stiamo pensando.

Franz Baraggino

p.p.s. QUI trovate la ‘good news’ !

Oltraggio del pubblico ufficiale

Luglio 5, 2009 on 12:26 am | In Politica | 17 Comments

Gianni De Gennaro non fiata. Ha tenuto la linea del silenzio fin dall’inizio. Per lui, capo della polizia per sette anni ed ora capo dei servizi segreti italiani, i misfatti di polizia di Genova 2001 sono incidenti di poco conto. Qualche agente sotto stress che si è lasciato prendere un po’ la mano in una condizione di emergenza, ed è giusto che paghi se regolarmente identificato, ma nulla di più. La sospensione dei diritti civili, la “macelleria messicana”, quel clima di ferocia golpista denunciato da tutta la stampa mondiale non devono pesargli sulla coscienza. Beato lui. Dell’irruzione alla scuola Diaz ha sempre negato di sapere alcunché, malgrado la presenza sulla scena del crimine del fidato addetto stampa, il dottor Sgalla. Ma è credibile che il capo della polizia non fosse avvertito di una operazione così delicata nei giorni del G8?

L’altro giorno a Genova la pubblica accusa ha chiesto per lui due anni di reclusione per aver istigato alla falsa testimonianza l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, proprio in merito a quei fatti. Durante la requisitoria il pubblico ministero Enrico Zucca ha stigmatizzato l’abitudine all’omertà e la pratica della menzogna per “spirito di appartenenza” dei vertici di polizia. A giudizio anche l’ex capo della digos di Genova, Spartaco Mortola. A De Gennaro, che ha scelto il rito abbreviato e dunque non fugge dal processo, di questo gli va dato atto, auguriamo di poter dimostrare la propria innocenza. E probabilmente se la caverà: la prova è appesa all’interpretazione di una telefonata intercettata. Ma - come diciamo spesso, ricordando le parole che Paolo Borsellino dedicava ai politici collusi con la mafia - un conto è la responsabilità penale, altro conto è la responsabilità morale e istituzionale. Nell’esercizio della sua funzione Gianni De Gennaro non ha agevolato l’accertamento della verità giudiziaria durante i processi Diaz e Bolzaneto. Non ha avviato procedimenti disciplinari verso i dirigenti responsabili dell’ordine pubblico in quei giorni a Genova. Anzi, quei dirigenti dal luglio 2001 a oggi sono stati tutti o quasi promossi con lode. Ecco perché i misfatti di Genova non hanno prodotto alcun esame di coscienza, nessuna azione di bonifica. Non fu negligenza, è stata una scelta di omertà, maturata in quel contesto di irresponsabilità morale e istituzionale che ben conosciamo.

Mandante politico di quei misfatti, il sistema di potere italiano (non solo berlusconiano) vuole una polizia che all’occorrenza usi il manganello - con garanzia di impunità - per reprimere i conflitti sociali, per insegnare l’umiltà alle teste storte. Altro che ratifica del reato di tortura! Nemmeno il distintivo per l’immediato riconoscimento degli agenti hanno introdotto. Ma le istituzioni pretendono rispetto. Nel “decreto sicurezza” è stato reinserito - con aggravio della pena - il reato di oltraggio a pubblico ufficiale (ottavo comma dell’Art. 1), abolito nel 1999. Dopo i pestaggi di Chiaiano, Prato, Vicenza (di quest’oggi l’ultimo episodio, brutale antefatto al prossimo G8) se ne sentiva proprio la necessità! Chi dice una parola fuori posto a un poliziotto rischia fino a tre anni di galera. A meno che non riesca a dimostrare che il “pubblico ufficiale” ha provocato con atto ingiusto la reazione. Per esempio spaccando la testa a innocenti e tentando di incastrarli con false prove. Come accadde alla scuola Diaz, in assenza (e all’insaputa?) del capo dei capi.

G8, la terra trema

Luglio 3, 2009 on 3:09 pm | In Politica | 36 Comments

E’ stata davvero un’idea geniale spostare il vertice G8 dalla Sardegna a L’Aquila, non c’è che dire. Un’idea epocale, un gesto di enorme valore simbolico: come hanno commentato i reggicoda ministeriali dopo l’iniziale smarrimento per la mossa a sorpresa del capo. Di questa mattina la notizia di una nuova, forte scossa di terremoto che ha interessato perfino il palazzo della guardia di finanza, sede del vertice che fra cinque giorni porterà Berlusconistan all’attenzione del mondo.
Fino alla conclusione del vertice tuttavia è meglio evitare le polemiche interne, ha suggerito il presidente della repubblica Napolitano, lasciando forse intendere: i panni sporchi si lavano in famiglia. Ci permettiamo di dissentire, al costo di venire annoverati tra i “disfattisti”, termine che sta tornando pericolosamente di moda, insieme all’omologo “catastrofisti”. (I “catastrofisti” sono quelli che non negano l’evidente gravità della crisi economica. I “disfattisti” sono quelli esigono che del marciume italiano si parli sempre, senza concessioni al bon ton, perché l’omertà è parte integrante di quel marciume. A loro il duce corruttore e puttaniere, come ha detto e poi smentito e poi ridetto, vorrebbe che fosse chiusa la bocca, e non solo nei giorni del G8).
In una democrazia, caro presidente Napolitano, il pubblico dibattito deve andare sempre avanti. Non può essere sospeso per la necessità di fare “bella figura” (espressione tipicamente italiana) a un vertice internazionale. Il disonore è nei fatti, non nelle parole. Quel che accade a Berlusconistan devono saperlo tutti. Troviamo il modo, cari amici, per gridarlo ancor più forte nei giorni del G8. Invochiamo a gran voce l’aiuto della comunità (e della stampa) internazionale!
Anche impegnandoci strenuamente, non riusciremo mai a screditare la reputazione dell’Italia come il satrapo e la sua banda, negli ultimi quindici anni, hanno screditato la reputazione degli italiani.

Reato di clandestinità

Luglio 2, 2009 on 12:49 am | In Politica | 50 Comments

Oggi 2 luglio 2009 è prevista l’approvazione definitiva al Senato, attraverso l’immancabile voto di fiducia, il ventiduesimo della legislatura in corso, del cosiddetto “decreto sicurezza”, che tra l’altro introdurrà le ronde, delle quali si sentiva tanto bisogno. Uno dei punti qualificanti del decreto è l’introduzione del reato di clandestinità. Nei giorni scorsi un gruppo di giuristi ha diffuso un ultimo appello alla ragionevolezza, spiegando le ragioni che fanno ritenere incostituzionale (oltre che inutile rispetto agli stessi obiettivi sbandierati) quel reato. Ecco il testo integrale dell’appello. Fonte. giuristidemocratici.it

Appello di giuristi contro l’introduzione dei reati di ingresso e soggiorno illegale dei migranti

Il disegno di legge n. 733-B attualmente all’esame del Senato prevede varie innovazioni che suscitano rilievi critici.

In particolare, riteniamo necessario richiamare l’attenzione della discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l’ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all’uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale.

La norma è, anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiché la sua sfera applicativa è destinata a sovrapporsi integralmente a quella dell’espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l’assoluta irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata, nel rispetto del principio di proporzionalità, solo in mancanza di altri strumenti idonei al raggiungimento dello scopo.

Né un fondamento giustificativo del nuovo reato può essere individuato sulla base di una presunta pericolosità sociale della condizione del migrante irregolare: la Corte costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti già escluso che la condizione di mera irregolarità dello straniero sia sintomatica di una pericolosità sociale dello stesso, sicchè la criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo.

L’ingresso o la presenza illegale del singolo straniero dunque non rappresentano, di per sé, fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale, ma sono l’espressione di una condizione individuale, la condizione di migrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali.

L’introduzione del reato in esame, inoltre, produrrebbe una crescita abnorme di ineffettività del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di ulteriori processi privi di reale utilità sociale e condannato per ciò alla paralisi. Né questo effetto sarebbe scongiurato dalla attribuzione della relativa cognizione al giudice di pace (con alterazione degli attuali criteri di ripartizione della competenza tra magistratura professionale e magistratura onoraria e snaturamento della fisionomia di quest’ultima): da un lato perché la paralisi non è meno grave se investe il settore di giurisdizione del giudice di pace, dall’altro per le ricadute sul sistema complessivo delle impugnazioni, già in grave sofferenza.

Rientra certo tra i compiti delle istituzioni pubbliche «regolare la materia dell’immigrazione, in correlazione ai molteplici interessi pubblici da essa coinvolti ed ai gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati» (Corte Cost., sent. n. 5 del 2004), ma nell’adempimento di tali compiti il legislatore deve attenersi alla rigorosa osservanza dei princìpi fondamentali del sistema penale e, ferma restando la sfera di discrezionalità che gli compete, deve orientare la sua azione a canoni di razionalità finalistica.

«Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le società più avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, sì che (…) non si può non cogliere con preoccupata inquietudine l’affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a “nascondere” la miseria e a considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli». Le parole con le quali la Corte Costituzionale dichiarò l’illegittimità del reato di “mendicità” di cui all’art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995) offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella dell’immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria complessità e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla Costituzione a tutte le persone.

25 giugno 2009

Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano Eusebi, Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia, Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi, Stefano Rodotà, Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo Zagrebelsky.

« Pagina PrecedentePagina Successiva »

Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

Powered by WordPress with design based on Pool theme customized by NewInstance.
Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^