Aggressione a Bersani

Agosto 29, 2009 on 5:19 pm | In Politica | 44 Comments




Siamo arrivati ad un punto inaudito: questo attacco alle domande, ai giornalisti, siamo alle denunce. Credo sia in gioco un pezzo della qualità della nostra democrazia. Ci vuole una riscossa da parte degli operatori di questo settore, sostenuti dall’opinione pubblica, che cominci a muoversi e mobilitarsi sul serio.

Pierluigi Bersani, Bologna 28 agosto 2009

Ieri 28 agosto 2009 a Ravenna l’onorevole Pierluigi Bersani, candidato alla segretaria del Pd, ha subito la vile aggressione di un sedicente cittadino armato di videocamera, in seguito identificato come tal Francesco Tabanelli.
Pretesto dell’insano gesto una domanda sulla concessione dell’immunità parlamentare agli onorevoli Latorre e Margiotta, entrambi integerrimi esponenti del Pd.
Nel video l’aggressore, pentito per la grave offesa alle istituzioni, si autodenuncia alla pubblica autorità.

Prossimi appuntamenti

Agosto 28, 2009 on 5:07 pm | In Politica | 5 Comments

4 settembre - serata Alza la testa! a Pian di Scò, in provincia di Arezzo, presso il centro sociale “Ex Macelli” di Faella. Dalle ore 21.

18 settembre - Con l’amico Pietro Menditto saremo a Genova, per la proiezione del nostro documentario Vietato Respirare al Fidra, festival di documentari a tema ambientale.

19 settembre - “Aperitivo con l’Autore” a Mestre-Venezia, presso la “Festa dell’Informazione” al parco Bissuola. Dalle ore 17,30.

La prossima settimana, dopo l’inevitabile pausa agostana, riprenderemo gli Agorà. Come primo appuntamento, questurini permettendo, proporrei uno speaker corner nei pressi della redazione del bollettino ufficiale del partito azienda, in via Negri a Milano, per dare il bentornato a quel simpaticone di Vittorio Feltri. Restate in contatto.

La scuola ai tempi di Silvio / 2

Agosto 27, 2009 on 8:14 pm | In Politica | 19 Comments


Caro Piero,

ti invito ad approfondire la penosa situazione scolastica che si concretizzerà a partire dal primo di settembre, ampiamente denunciata dalla FLC Cgil.

Infatti l’applicazione dell’art.64 della legge 133/08 (già decreto Brunetta) ha determinato per l’anno scolastico 2009/2010 pesanti tagli agli organici nella scuola nell’ordine di 42.102 posti (37.102 in organico di diritto + 5.000 in organico di fatto) fra docenti e Ata.

L’obiettivo dichiarato è produrre un risparmio di 7,8 miliardi di euro nel triennio 2009/2012.

In realtà questi provvedimenti che non hanno nulla a che fare con una riforma vera del sistema scuola, comporteranno negative ricadute sulla programmazione delle attività, sulla piena funzionalità delle scuole, sulla sicurezza e sul diritto allo studio, oltre che ritardi nella definizione degli adempimenti di inizio anno.

Infatti, le Istituzioni scolastiche, ad oggi, NON sono in grado di:

- garantire la sicurezza degli allievi e del personale della scuola e il regolare funzionamento dei servizi scolastici nel rispetto delle norme contrattuali dell’orario di lavoro (manca ancora l’organico di fatto);

- avere personale per aprire e chiudere i plessi di loro pertinenza o in numero tale da garantire l’apertura pomeridiana, evitando di dover chiedere personale alle Amministrazioni comunali per garantire i servizi minimi.

- operare con classi ben dimensionate, nel numero degli alunni, rispetto ai parametri definiti dalla normativa sulla sicurezza scolastica, in modo da essere adeguate a garantire la qualità del servizio formativo

Il piano programmatico del Ministero competente prevede un’ulteriore cura dimagrante in termini di investimenti sulla scuola per gli anni scolastici 2010/11 e 2011/12.

Luigi Nunziata, Segretario Generale Provinciale, FLC CGIL NOVARA

La scuola ai tempi di Silvio / 1

Agosto 27, 2009 on 8:13 pm | In Politica | 5 Comments

Caro Piero,

sono un ex-sissino, cioè un individuo di quella tipologia umana, sconosciuta ai più, che ha frequentato la SSIS, di durata biennale, ovvero la Scuola di Specializzazione per Insegnanti di Scuola Secondaria, oggi sospesa. Con tanti altri miei colleghi ora contribuisco ad affollare le graduatorie provinciali dalle quali proprio in questi giorni, come al proverbiale mercato delle vacche, vengono scelti i supplenti per l’anno scolastico 2009/2010, i famigerati “precari della scuola” di cui spesso strombazza la televisione.

Ma non è dell’umiliazione professionale e umana dell’ex-sissino che vorrei parlarvi, ma della situazione della scuola italiana al tempo di Silvio III, che credo di aver capito abbastanza bene dopo due anni di tirocinio e due di insegnamento, non sto a ripetervi precario.

I problemi della scuola, se visti dall’interno, sono così evidenti che anche un ministro qualsiasi, scarabocchiando un foglio al buio, potrebbe redigere una riforma epocale. Alla scuola, infatti, servirebbero quattro cose semplici semplici: innanzitutto soldi, non per appesantire buste paga da mille, millecinquecento euro, ma per laboratori, biblioteche, computer, lavagne interattive, dvd, cd, programmi multimediali, corsi di aggiornamento didattici, cioè per tutto quel materiale scolastico che permetterebbe di insegnare ai ragazzi attraverso le migliori tecniche pedagogiche e per non costringerli in classi autunnali, tanto sono spoglie di tutto, intonaco compreso; poi, un aggiornamento dei programmi didattici, che si potrebbe attuare attraverso la collaborazione delle migliori menti italiane; poi ancora una riforma disciplinare all’interno delle aule, perché, alla faccia dei propositi della Gelmini, gli studenti sono spesso eserciti bivaccanti (questa è, per onestà, l’altra faccia della medaglia di tecniche didattiche oramai obsolete e noiose); infine, l’istituzione di commissioni atte a controllare scrupolosamente l’operato di insegnanti e presidi, per chiudere eventualmente le scuole che debordino da prestabiliti parametri. Ecco tutto.

Allora mi chiedo: perché il governo di Silvio III, rispetto a queste quattro cose, ha legiferato in senso contrario quanto alla prima, cioè diminuendo i soldi, e non ha legiferato per nulla riguardo alle altre tre? O non sa niente di scuola, o è composto di pazzi, o ha qualche fine perseguito nascostamente. La prima ipotesi è possibile ma improbabile. La seconda non oso corroborarla per non prendermi eventuali querele milionarie. La terza è quella più probabile. Sulle macerie della scuola pubblica, infatti, sta costruendo i suoi palazzi la scuola privata, spesso cattolica, del cui dinamismo non sa nulla l’opinione pubblica, ma che è evidente, ripeto, a chi vede le cose da dentro. Il Governo, dunque, sta perseguendo una silenziosa privatizzazione della scuola, forse per compiacere la Chiesa, forse per sgonfiare una sacca ideologicamente ostile, forse per dividere la scuola in popolare ed elitaria, forse per risparmiare denaro, forse per mancanza di progetti educativi, forse per tutte queste cose insieme.

La mia non è, ben inteso, una critica “a prescindere” alla scuola privata: dico solo che attualmente essa è il regno del puro arbitrio, nel quale si può trovare la scuola seria come il diplomificio, la scuola laica come la fanatica, la scuola efficiente come il rudere. In conclusione, ancor più della privatizzazione silenziosa della scuola mi preoccupa la sua silenziosa discesa nel caos.

Cordiali saluti

Daniele Barni

Sansepolcro (AR)

Vittorio Feltri

Agosto 25, 2009 on 8:29 pm | In Politica | 24 Comments

Per quante canaglie passi il convento, uno con quella faccia di tolla nel servire la causa padronale atteggiandosi a battitore libero “insofferente a ordini di scuderia” e nel proporre i più triti luoghi comuni da bar sport come verità troppo a lungo negate dall’ “egemonia culturale di sinistra”, non si trova in giro tutti i giorni. Ecco perché Vittorio Feltri è diventato ricco. Ecco perché è stato ingaggiato di nuovo con contratto da sceicco a dirigere l’organo ufficiale del partito azienda.
Propongo di leggere lo strepitoso editoriale d’esordio, stamparlo, conservarlo con cura e sbatterglielo in faccia alla prima occasione pubblica, in particolare nel passaggio finale in cui sottolinea la (presunta) maxievasione fiscale di Gianni Agnelli dimenticandosi di quella (acclarata) del padrone Silvio Berlusconi. Cos’è peggio - domanda la faccia di tolla al popolo della libertà - uno che froda il fisco dopo aver ottenuto mille incentivi dallo Sato oppure uno che va a letto con una che ci sta?

Mettendo in fila semplici fatti, ha buon gioco Giuseppe D’Avanzo a sbeffeggiarne l’ipocrisia codarda a stretto giro di stampa in questo commento su Repubblica.

Verdini e Fassino

Agosto 22, 2009 on 5:32 pm | In Politica | 20 Comments

Gli amici Duccio ed Elia, in Versilia, hanno assistito, stoicamente astenendosi dal lancio di ortaggi, a un imperdibile dibattito fra Denis Verdini, triumviro del Pdl, e Piero Fassino, marito di Anna Serafini. Ecco il resoconto di Duccio, da cui emerge un Verdini in forma smagliante.

Marina di Pietrasanta, festival de “La Versiliana”, spazio “Il caffè”. In mezzo ad una pineta incantevole, martedì 18 agosto, s’è tenuto un dibattito sul tema: “Il futuro politico: di destra o di sinistra?”. Gli ospiti d’onore sono due “nuovi” per eccellenza: Piero Fassino e Denis Verdini. Il clima è quello della chiacchierata tra vecchi colleghi. Arrivano insieme, Denis e Piero, parlottando amichevolmente.

Il moderatore è Romano Battaglia, un trimalcione vestito di tutto punto, incapace persino di lanciare due secondi di pubblicità. La domanda jolly di Battaglia vien posta nel finale: “Ma allora la D’Addario chi la pagava? E’ vero che dietro a tutto c’era D’Alema?”. Verdini bofonchia, Fassino finge di non aver prestato attenzione. Alla fine però è lo stesso Battaglia a censurarsi: “Parliamo di cose serie e non di fesserie e chiacchiericcio”. Applausi del pubblico.

Due i giornalisti ficcanti del dibattito: Angela Marielli e Mario Prignano. La prima del Gr Rai, il secondo di Libero. La prima si smarca e mette in mostra con una scomoda domanda che irriterà persino i ben vestiti tra il pubblico: “Come ve la immaginate l’Italia nel 2030?”. Uno tra il pubblico urla in toscano: “in mutande!”.
Prignano è ancor più sottile. Mentre Fassino continua imperterrito a dimostrare la propria inutilità politica, dal momento che rinnega ogni principio base di “sinistra”, Prignano solleva – giustamente – il quid della mediaticità del successo di Debora Serracchiani. Fassino, che se la ritrova in squadra a sostegno di Franceschini, offre il fianco: “in politica l’importante è anche saper esser mediatici; ormai la politica è mediatizzazione”. Verdini: “Fassino è molto berlusconiano in questo”. Prignano gongola: “allora avevamo ragione noi!”. Noi chi? Mistero.

I temi emersi durante il teatrino sono sostanzialmente due: quanto ci stanno “sulle palle” gli immigrati e, ma non in seconda luce, che cosa mai farà la Lega Nord per indebolire San Silvio. Verdini è in forma smagliante, Fassino si prende “buu” e fischi aspri. Il primo si vanta di meriti inesistenti o rilancia fandonie elevate a senso comune, il secondo è contestato come il solito sinistrorso inconcludente e solidale verso i clandestini.

Argomento Lega Nord: Fassino fa le coccole a Galan, governatore Pdl del Veneto, per spostare l’asse tra il Carroccio e il partito di Berlusconi. La geniale trovata dell’ex segretario Ds è quella di sostenere un’eventuale lista civica di Galan alle prossime elezioni. Come abbiamo fatto a non pensarci prima? La tifoseria Pd sparsa tra i tavoli de “Il caffè” si guarda un po’ sgomenta. Salta fuori ancora la storia dell’alleanza con il partito di Casini e Cuffaro (oltreché di De Mita). Il problema è che di queste noiose querelle non se ne fa niente nessuno. “Le persone presenti volevano sentire risposte ai problemi concreti”, sbotta un signore durante lo “spazio domande”. Dopo una buona mezz’ora di “Galan sì, Galan no”, ci si immerge nella palude “immigrazione sì, immigrazione no”.

Quando Fassino cerca maldestramente di imbastire un ragionamento su immigrati, colf e cultura dell’integrazione, Verdini lo ammutolisce con una favoletta da bar sport: “Piero, io sono andato in un albergo l’altro giorno. Sai che non c’era il Cristo (sic!) ma il tappetino per pregare?!”. Il pubblico è feroce, imbestialito. “Fassino, è colpa tua!”, butta lì un signore dal parterre “riservato” a imprenditori o politici del posto. I giornalisti dormono, il trimalcione vestito di tutto punto lancia ogni tanto “due secondi di pubblicità”. Sempre Verdini, questa volta alla giornalista del Gr: “A lei piace il velo?”. Elia, stremato dallo spettacolo, gli grida: “Meglio le veline, eh Verdini!”. Un signore in camicia aperta, crocefisso e moglie al seguito si volta con gli occhi iniettati di sangue: “Meglio le veline, certo!”.

Ma Fassino non ci sta: “io non sono mica uno che dice che siccome uno c’ha gli occhi e la bocca allora è mio fratello!”. Schiaffo alla Carta dei Diritti dell’Uomo. E poi ancora: “io quando il Governo faceva i respingimenti (termine inventato da La Russa per giustificare crimini contro l’umanità, ndr) ero uno di quelli che diceva sì”. Il quadro è piuttosto chiaro: Fassino cerca in tutti i modi di atteggiarsi a sceriffo dal pugno di ferro mentre Verdini attende la pausa dell’avversario per sparacchiare fesserie e cogliere applausi rabbiosi. A un certo punto Verdini rompe gli indugi: “Piero, a me il chador mi sta sulle palle!”. Fassino arretra, quasi con le orecchie basse.

Dopo qualche domanda del pubblico e la consegna di profumi e altri omaggi ai partecipanti al dibattito, termina nel tardo pomeriggio l’avvincente testa a testa. Pur non avendo detto niente, stravince Verdini. A questo punto Elia ed io ci avviciniamo al palchetto, sopra di noi la grande scritta che riporta gli sponsor de “La Versiliana”. Uno su tutti: il locale Twiga di Flavio Briatore. Fassino stringe mani e raccoglie qualche espressione di stima da parte di pochi sostenitori. Poi si fa vicino: “Piero, ma le telefonate di Latorre le autorizzate o continuate a salvarvi?”, Fassino sorridente: “Io in Senato non ci sto”; rincariamo la dose: “Lei è un leader di riferimento; perché non le avete autorizzate?”, Fassino: “Io le mie avevo detto di usarle”. Furbastro. “Ma lei non era indagato”, Fassino: “Ok”. Ancora: “Si dice cane non mangia cane”; Fassino sgattaiola via. “Perché volevate scalare una banca Piero?”. Fassino se ne va.

Verdini invece è circondato da telecamere, fan, tifosi e qualche doppiopetto. Ci avviciniamo anche a lui: “Verdini, a proposito dell’antimafia dei fatti, avere Dell’Utri in Parlamento è un segnale concreto di antimafia?”, Verdini fa il costituzionalista (lui): “la sentenza è di primo grado, voi volete uno stato che processi chi gli sta scomodo come avete fatto per Andreotti per poi dire che era innocente”. “No, fino al 1980 non è assolto, è prescritto. Il reato è commesso ma prescritto, per decorrenza dei termini”. Verdini la butta in vacca: “l’avete letta la sentenza Andreotti? voi volete i processi sommari, io sono con la Costituzione”. Proviamo a ricordargli Borsellino: “la questione morale l’ha mai sentita nominare?”. Verdini spazientito per la citazione ribatte: “quel processo è sbagliato, così come quello ad Andreotti”. Decide lui. Per un secondo si volta dall’altra parte. Rilanciamo: “ma il comune di Fondi lo sciogliete o aspettate ancora?”. Verdini morbido: “non c’è nessun indagato, non c’è fretta, il Viminale sta facendo accertamenti”. Da un anno. Tra una stretta di mano e un tiro di sigaretta, Verdini abbandona il palchetto. Appena fuori dallo spazio dibattiti mi prende a braccetto e fa per spiegarmi l’abc della politica: “Vedi, anche su Bologna, i giudici hanno sbagliato”. “E chi sarebbero stati, i palestinesi?”. Verdini si fa oracolo: “vedrai che tra poco ci saranno sviluppi”. “E lei che autorità ha per affermare una cosa del genere?”. Verdini, certo dei suoi antenati: “l’ha detto il presidente emerito Cossiga”. Eh beh. E poi ancora: “Fioravanti ha confessato tutti i suoi omicidi tranne Bologna, ci sarà un motivo no?”, questa la prova inconfutabile dell’innocenza del terrorista nero.

Nuovo salto d’argomento: “io ricordo un grande siciliano, Leonardo Sciascia”, e via ancora con la storia dei “professionisti dell’antimafia”, boutade cara a Vittorio Sgarbi. “Io sono contro la mafia e contro l’antimafia, io sono contro i pentiti”. Proviamo a ricordare la storia: “ma se anche Falcone rivendicò l’importanza dei collaboratori di giustizia, Tommaso Buscetta, Totuccio Contorno”. Verdini taglia corto: “quanti sono ’sti pentiti? Duemila! Son troppi, lo capisci? Cos’hai risolto con duemila pentiti? Niente, quindi non servono”. Poi un sobrio richiamo ai paradisi fiscali: “Ce li hanno tutti, la piccola Olanda ne ha quaranta, noi solo uno sotto controllo che è San Marino”. In conclusione, dopo l’ennesimo confronto con Elia sul caso Fondi e l’immobilismo del governo, Verdini strappa la “vittoria” quando ci si addentra nel tema “ballerine”. Di fronte alla contraddizione di un premier una volta al family day e una volta con l’ape regina, Verdini compie il miracolo: “tu sei credente?”. Noi: “che c’entra?”. Lui: “vedi, che te ne frega!?”. A lato giunge un signore sulla sessantina che ricorda a Verdini: “il presidente del consiglio è un personaggio pubblico, non può mentire!”; Verdini si supera: “vorrei vedere te a letto che cosa combini!”. Chapeau.

Una moschea errante

Agosto 21, 2009 on 12:19 pm | In Politica | 21 Comments


Caro Piero,

sono Tommaso di “Controluce” (Treviso). Nel corso del 2008 abbiamo realizzato una video-inchiesta sulla situazione dei musulmani a Treviso e sulla loro quasi ventennale battaglia per il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali. Ne è uscito questo “Storia di una moschea errante”, lo trovi per intero QUI. La bella notizia è che proprio ieri abbiamo vinto il premio come miglior inchiesta al festival “Film-makers al chiostro” organizzato dalla mediateca di Pordenone - Cinemazero. Tutta la storia si trova anche sul nostro sito, www.gruppocontroluce.org.
Ti terremo aggiornato sulle nostre prossime iniziative, a presto.

Tommaso Facchin
Gruppo Controluce

L’antimafia dei fatti - il caso Fondi

Agosto 17, 2009 on 2:08 am | In Politica | 30 Comments


Ferragosto senza bandana. Ventesima passerella in Abruzzo e conferenza stampa al Viminale, a spasso tra le inquadrature dei cinegiornali raiset, per rassicurare il popolo dell’audience che il capo è sempre al lavoro per il bene dei sudditi. Altro che maldicenze sui festini con le escort! Rubando la scena a Maroni (che finalmente s’è accorto che i reati di maggior allarme sociale sono in calo, ma non - come dice lui - da soli 14 mesi, se è lecito ricordarlo in epoca di caccia al clandestino: ne riparleremo), al Viminale il “premier” ha promesso un grande piano per la lotta al crimine organizzato, “l’antimafia dei fatti contro l’antimafia delle chiacchiere”. Subito dopo, per rafforzare il concetto, ha dichiarato che il comune di Fondi, pur gravemente infiltrato dalla mafia, non verrà sciolto: “In Cdm sono intervenuti diversi ministri, hanno fatto notare come nessun componente della giunta e del consiglio comunale di Fondi sia stato neppure toccato da un avviso di garanzia. Quindi sembrava strano che si dovesse intervenire con un provvedimento estremo come lo scioglimento della giunta”. Il ministro Maroni, che negli ultimi mesi aveva sempre lasciato intendere di voler proporre lo scioglimento, ha aggiunto: “Ho già dato incarico al prefetto competente di svolgere nuovi accertamenti in modo da essere pronto al primo Cdm a portare una nuova relazione se gli esiti della prima saranno confermati”.
Questo vuol dire che la giunta comunale di Fondi, manco a dirlo targata centrodestra, senza un filo d’imbarazzo resiste e lotta insieme a noi. Le 507 pagine della relazione che il prefetto di Latina inviò al ministro l’otto settembre del 2008, per l’ “antimafia dei fatti” non sono altro che chiacchiere.

La lettera di Davide, da Latina.

Caro Piero,

sono Davide, uno studente di Latina. Ti scrivo per ringraziarti per aver dato spazio sul tuo blog alla questione di Fondi. E’ un bene che si parli di questi fatti, perchè la criminalita’ organizzata non è un problema solo di Sicilia, Calabria e Campania. Ormai purtroppo (e non da pochi anni) è diventato un problema che ci riguarda tutti da vicino. Fino a qualche anno fa potevamo pensare (erroneamente!) che vivere in territori storicamente “non mafiosi” ci potesse dare la consolazione, quantomeno, di essere al di fuori di quel mondo criminale fatto di pizzo, incendi, omicidi e intimidazioni. Oggi ci rendiamo conto che il potere mafioso ha veramente rotto gli argini e si sta prendendo, a poco a poco, molti (troppi!) pezzi di Italia. La situazione a Fondi come in tutto il basso Lazio ci vede sempre più colonizzati dai clan mafiosi di tutte le estrazioni(’ndrangheta, camorra, cosche mafiose) e vede una certa politica con essi collusa e in affari. Purtroppo la terra che fu un tempo di Giuseppe De Santis, la terra dove un intellettuale, un padre della patria come Vittorio Foa scelse di passare i suoi ultimi anni di vita, la terra dove Pertini e Spinelli diedero inzio dalla prigionia di Ventotene al loro percorso resistenziale, oggi è diventata il feudo di baronetti e signorotti locali che controllano vaste aree del territorio, esercitando attività come l’abusivismo edilizio in una delle coste più belle d’Italia e il riciclaggio di denaro malavitoso in attività lecite, in sprezzo di qualunque regola. Ed è proprio questo inquinamento del tessuto produttivo a rappresentare il pericolo maggiore, in quanto, gestendo attività lecite commerciali e finanziarie, queste organizzazioni criminali investono nei meandri del sistema produttivo i soldi derivanti dalle attività illecite di usura, spaccio e estorsione e paradossalmente creano posti di lavoro. Questo meccanismo, purtroppo, finisce per creare un “legame” tra parte della popolazione e le aziende di proprietà mafiosa gestite da persone che appaiono come rispettabili e che risultano di proprietà di prestanome, teste di legno insospettabili. In questo modo la mafia acquista un legittimazione in chi ha trovato un lavoro, magari cercato e non trovato per molti anni.
Proprio questo meccanismo di legittimazione della mafia dovrebbe essere interrotto. Le aziende in odor di mafia devono essere confiscate dallo stato e riconvertite alla legalità. Solo cosi e solo con l’intervento dello stato si può tentare di uscire fuori da questa situazione. Lo auspichiamo in molti qui a Latina, ma evidentemente l’intervento dello stato non basta e occore un moto, un salto di qualità, un cambiamento proprio culturale della società civile. Mi ha colpito molto parlare con un ragazzo di Fondi con cui ho scambiato quattro chiacchiere in treno. Alla mia domanda sullo scioglimento del consiglio comunale di Fondi mi ha risposto che anche se venisse sciolto è probabilissimo che siano sempre gli stessi ad essere eletti. Quando uno sente una risposta cosi ti chiedi se questo sfacelo sia inevitabile e, se non lo è, quanto ancora debba durare questo sacco. Mi viene da pensare che le persone non cambiano cultura e idee se non davanti a episodi catastrofici. Ma è davvero necessario per cambiare toccare il fondo?

Davide

Mario Corongiu

Agosto 15, 2009 on 7:58 pm | In Politica | 12 Comments

Il provincialismo e la sudditanza alla cultura dell’immagine delle pubbliche amministrazioni non smettono di stupire. A Sant’Antioco, comune di circa dodicimila abitanti al sud della Sardegna dove ho soggiornato ottimamente di recente, la scorsa primavera il sindaco Mario Corongiu ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria all’ “omino dell’audience” Vittorio Sgarbi, una delle espressioni più riuscite dell’Italietta volgare, irresponsabile e incarognita venuta fuori dal Ventennio televisivo. Perché l’ha fatto? Evidentemente perché s’è convinto o qualcuno gli ha spiegato che Sgarbi avrebbe dato lustro alla città con la sua immagine di starlette televisiva. Non è il solo. Si ha notizia di decine di sindaci e assessori che invitano Sgarbi a tagliare nastri e presenziare a cerimonie, non sempre gratis. Il motivo è sempre quello: conquistare le pagine dei giornali, guadagnarsi un servizio sulle tv locali. La solenne cerimonia a Sant’Antioco, con i contestatori tenuti a debita distanza da un impressionante spiegamento di polizia, è avvenuta ad aprile e ha compreso un bagno di folla per le vie cittadine nel giorno della processione in onore del santo patrono.

Durante una festa lungo le vie del centro storico, qualche sera fa mi è capitato di incontrare il sindaco di Sant’Antioco e l’ho interpellato sulle ragioni di quella decisione. “A me non importa nulla di Sgarbi”, mi ha detto Mario Corongiu, “a me della moralità di Sgarbi non interessa nulla, a me interessa solo che Sgarbi parli bene di Sant’Antioco”. Ma un cittadino onorario non dovrebbe rappresentare un esempio per l’intera comunità? “Io sono orgoglioso di aver fatto questa scelta per tre motivi: primo, ha scritto un articolo su una rivista che si chiama L’Arciere; il secondo… in questo momento non me lo ricordo…; terzo, ha scritto un articolo su un giornale di Guidonia”. Di Guidonia? “Si, di Guidonia”. Ma allora chiunque elogi le bellezze di Sant’Antioco meriterebbe una onoreficenza, anche il Gabibbo? “Io la darei anche a lei, se vuole”. Ma le condanne per truffa allo Stato, per diffamazione di magistrati, l’impunità, il trasformismo e tutto il resto meritano una medaglia al valore civile? “Di Catoni che fanno i censori è pieno il mondo, pensi che le critiche che mi sono arrivate per questa decisione provenivano da un gruppo politico che aveva invitato Graziano Mesina alla presentazione di un libro…”. Ma questo cosa c’entra, io le sto chiedendo conto della decisione di nominare cittadino onorario un personaggio come Sgarbi, non ha temuto in tal modo di umiliare una parte della città… “Ora basta, abbiamo finito di parlare!”.

Solidarietà ai cittadini di Sant’Antioco. Coloro che ho conosciuto non meritano un concittadino onorario come Vittorio Sgarbi, né un sindaco come Mario Corongiu.

Per chi volesse comunicargli la propria opinione o proporgli nuovi cittadini onorari, l’indirizzo mail del sindaco di Sant’Antioco è sindaco@comune.santantioco.ca.it.

Rivello

Agosto 13, 2009 on 1:30 pm | In Politica | 5 Comments

Il 17 sgosto sarò a Rivello, in provincia di Potenza, per una presentazione di Alza la testa! Dalle ore 21, nella piazza principale.

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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