La scuola ai tempi di Silvio / 1
Agosto 27, 2009 on 8:13 pm | In Politica |Caro Piero,
sono un ex-sissino, cioè un individuo di quella tipologia umana, sconosciuta ai più, che ha frequentato la SSIS, di durata biennale, ovvero la Scuola di Specializzazione per Insegnanti di Scuola Secondaria, oggi sospesa. Con tanti altri miei colleghi ora contribuisco ad affollare le graduatorie provinciali dalle quali proprio in questi giorni, come al proverbiale mercato delle vacche, vengono scelti i supplenti per l’anno scolastico 2009/2010, i famigerati “precari della scuola” di cui spesso strombazza la televisione.
Ma non è dell’umiliazione professionale e umana dell’ex-sissino che vorrei parlarvi, ma della situazione della scuola italiana al tempo di Silvio III, che credo di aver capito abbastanza bene dopo due anni di tirocinio e due di insegnamento, non sto a ripetervi precario.
I problemi della scuola, se visti dall’interno, sono così evidenti che anche un ministro qualsiasi, scarabocchiando un foglio al buio, potrebbe redigere una riforma epocale. Alla scuola, infatti, servirebbero quattro cose semplici semplici: innanzitutto soldi, non per appesantire buste paga da mille, millecinquecento euro, ma per laboratori, biblioteche, computer, lavagne interattive, dvd, cd, programmi multimediali, corsi di aggiornamento didattici, cioè per tutto quel materiale scolastico che permetterebbe di insegnare ai ragazzi attraverso le migliori tecniche pedagogiche e per non costringerli in classi autunnali, tanto sono spoglie di tutto, intonaco compreso; poi, un aggiornamento dei programmi didattici, che si potrebbe attuare attraverso la collaborazione delle migliori menti italiane; poi ancora una riforma disciplinare all’interno delle aule, perché, alla faccia dei propositi della Gelmini, gli studenti sono spesso eserciti bivaccanti (questa è, per onestà, l’altra faccia della medaglia di tecniche didattiche oramai obsolete e noiose); infine, l’istituzione di commissioni atte a controllare scrupolosamente l’operato di insegnanti e presidi, per chiudere eventualmente le scuole che debordino da prestabiliti parametri. Ecco tutto.
Allora mi chiedo: perché il governo di Silvio III, rispetto a queste quattro cose, ha legiferato in senso contrario quanto alla prima, cioè diminuendo i soldi, e non ha legiferato per nulla riguardo alle altre tre? O non sa niente di scuola, o è composto di pazzi, o ha qualche fine perseguito nascostamente. La prima ipotesi è possibile ma improbabile. La seconda non oso corroborarla per non prendermi eventuali querele milionarie. La terza è quella più probabile. Sulle macerie della scuola pubblica, infatti, sta costruendo i suoi palazzi la scuola privata, spesso cattolica, del cui dinamismo non sa nulla l’opinione pubblica, ma che è evidente, ripeto, a chi vede le cose da dentro. Il Governo, dunque, sta perseguendo una silenziosa privatizzazione della scuola, forse per compiacere la Chiesa, forse per sgonfiare una sacca ideologicamente ostile, forse per dividere la scuola in popolare ed elitaria, forse per risparmiare denaro, forse per mancanza di progetti educativi, forse per tutte queste cose insieme.
La mia non è, ben inteso, una critica “a prescindere” alla scuola privata: dico solo che attualmente essa è il regno del puro arbitrio, nel quale si può trovare la scuola seria come il diplomificio, la scuola laica come la fanatica, la scuola efficiente come il rudere. In conclusione, ancor più della privatizzazione silenziosa della scuola mi preoccupa la sua silenziosa discesa nel caos.
Cordiali saluti
Daniele Barni
Sansepolcro (AR)
4 Commenti »
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Caro Daniele Barni
Chi scrive è una persona che come te lavora nella scuola, scuola secondaria esattamente un istituto professionale.
Scrivo per concordare con quello che dici, ma non a prescindere e non senza puntualizzare alcune cose che forse chi dentro al mondo della scuola non sta non conosce pienamente ed a fondo.
Criticare le tue osservazioni è semplicemente impossibile tanto sono giuste, dico solo che sono parziali, mi spiego meglio :
La scuola come la conosciamo è l’unico ente nel quale si accede non per meriti uniti ovviamente ai titoli, non esiste una struttura che seleziona gli aspiranti dipendenti, struttura che vaglia non solo il possesso dei titoli ma anche le attitudini dei candidati (un ufficio personale insomma come qualsiasi ditta di questo mondo).
nella scuola se si ha il titolo richiesto si entra in graduatoria a prescindere dalla capacità del singolo di interagire con degli adolescenti da formare sia sul piano professionale che su quello umano, basta possedere il titolo.
Poi per carità è vero quello che dici, scuola di specializzazione (ma non per tutti comunque), ma anche li si guarda semplicemente se conosci la o le materie tutto qui.
Nessun privato assumerebbe un ingegnere, un architetto, o un operaio semplicemente perchè conosce la materia, il privato vuole conoscere anche la persona e se caratterialmente sei un inetto fai le valigie, a scuola no una volta preso basta che conosci la materia (a volte anche se non la conosci va bene ugualmente), poi puoi essere anche un inetto umanamente, incapace di relazionarsi con il prossimo va bene non ci sono problemi.
A questo aggiungo uno scandalo a mio parere tutto italiano, due settimane a natale, una a pasqua, di solito una verso febbraio (da circa 10 anni a questa parte prima non esisteva ma come si fa altrimenti ad andare a sciare…), più le vacanze estive, dove il docente è considerato a disposizione….dico io a disposizione di chi ? che non si vede mai nessuno….??
E quando si vedono è solo per stare dietro a corsi extracurriculari che poco o niente condividono con il normale percorso formativo, ma in compenso riempiono le tasche in primis di chi li organizza ed a seguire anche se in minor parte di chi vi insegna.
Se questi signori sono a disposizione e non in ferie (come accade nella realtà), perchè non si presentano al lavoro regolarmente ?.
Altro scandalo sono i corsi di recupero (si giustificano per combattere l’evasione delle lezioni private di recupero), in pratica il docente nelle ore a disposizione da la disponibilità a fare corsi di recupero, ore che gli vengono remunerate extrastipendio, dico io ma se sono a disposizione e percepiscono uno stipendio, perchè dobbiamo pagarli ulteriormente ?? Pagato sul pagato quindi (e poi si piange sempre miseria!!).
Altra chicca non da poco questo soprattutto negli istituti professionali, è la così detta “terza area”, consiste in ore curriculari di specializzazione dove “profondi conoscitori della materia” dovrebbero stimolare gli alunni nell’apprendimento, questi esperti possono essere reperiti nel mondo del lavoro, o se si possiedono le capacità fatti anche dal personale interno.
Ottimo è l’intento, ma nella pratica salvo rare occasioni, siamo di fronte anche qui ad una vera spartizione di denaro pubblico (sempre meno questo è vero), ma che a cascata parte dal ministero per fermarsi negli uffici regionali, poi ai csa provinciali ed infine ai singoli consigli dei docenti di ogni scuola, in quello che è un vero e proprio spartimento di denaro…(di solito ogni scuola ha il proprio clan che gestisce in modo molto arbitrario queste risorse).
Verissimo ho disegnato un quadroo nero, e mi auguro che in molti casi non sia così, solo che la mia esperienza personale (20 anni di servizio), mi porta a parlare in questi termini, niente di personale che nessuno me ne voglia.
Commento di P.L. — 28 Agosto 2009 #
anche secondo me gli insegnanti dovrebbero essere controllati, per evitare che alcuni di loro prendano in giro studenti e istituto scolastico, “tirando a campare”, senza prepararsi le lezioni. Ma non ho idea di come potrebbero essere valutati. Mi piacerebbe conoscere le proposte di chi lavora nel mondo della scuola… Come si può verificare (non solo per penalizzare, ma anche per migliorare) il lavoro degli insegnanti?
Commento di cristina — 28 Agosto 2009 #
“di solito ogni scuola ha il proprio clan che gestisce in modo molto arbitrario queste risorse”
caro P.L., non vorrei sembrarti polemica, ma perchè non fai presente questa situazione di dispersione indebita di denaro pubblico nei collegi docenti? considerando che lavori da vent’anni nella scuola penso che, se tu esprimessi la tua opinione, sicuramente qualcuno ti ascolterebbe e magari appoggerebbe.
Commento di cristina — 28 Agosto 2009 #
Mi inserisco su commenti di agosto essendomi imbattuta per caso in questa pagina, dopo essere uscita da una riunione allucinante in presidenza. Insegno dal ‘99 in scuole d’arte e professionali, sono responsabile di settore e organizzo la “terza area” sicuramente in modo migliore di quello descritto da P.L.
Io ho lasciato la libera professione per l’insegnamento, affascinata più dal lavoro in sè che dalle tante ferie. Non perdo occasione per imparare qualcosa di nuovo, d’estate mi depuro da tutte le amarezze invernali divorandomi almeno un paio di libri relativi alle mie discipline e progettando… Non sono poi così brava ma in fondo, la vita schifosa all’interno della scuola ce la siamo costruita. Il sistema è fatto in modo tale che vige la regola “mors tua vita mea” per cui non saremo mai uniti nella vera protesta… Ogni novembre i ragazzi occupano per tre giorni, un appuntamento fisso, come l’influenza. Noi li seguiamo, in qualche caso gli spieghiamo qualcosa e lasciamo che le loro proteste confuse si spengano da sole. E noi? qualche corteo con i sindacati che sono sempre più una facciata. Quest’anno non ci saranno fondi per la “terza area”, obbligatoria per legge (fino a ieri) e di completamento alle altre due: area comune (italiano ecc.), area d’indirizzo (progettazione ecc.) Ricordo che la terza area caratterizza la scuola professionale, senza di essa, l’istituto diventa una sorta di liceo facile dove i ragazzi stanno un giorno a casa. Ma il POF non dovrebbe garantire la continuità nel corso di studi per almeno cinque anni? Chi si è iscritto a certe condizioni non ha il diritto di diplomarsi con quelle?
Bianca
Commento di bianca — 30 Ottobre 2009 #