Brigate Montesquieu
Settembre 7, 2009 on 4:45 pm | In Politica | 24 CommentsDi seguito il testo del volantino che abbiamo distribuito in duemila copie sabato pomeriggio in piazza Cordusio. A disposizione di chiunque lo voglia diffondere in strada o nella buca delle lettere. A riprova, direbbero i papi-boys del giornalismo, della nostra pervicace volontà intimidatoria.
Che squallore Feltri!
Censurare Manipolare Manganellare
Sono questi gli imperativi categorici del regime mediatico-affaristico capeggiato da Silvio Berlusconi: “la feccia che risale il pozzo”, secondo il fondatore del Giornale Indro Montanelli. Un regime che, controllando gran parte dei media che contano, ha portato a livelli di inaudita inciviltà la funzione giornalistica. Un regime che sta soffocando la democrazia italiana in adesione al progetto piduista di una cupola di potere economico e politico estranea alle regole costituzionali come a ogni scrupolo di decenza morale.
Il regime mediatico-affaristico riprogramma la tavola dei valori e la memoria collettiva. Intontisce le audience con intrattenimento becero e cinegiornali di gossip e propaganda. Inquina e incattivisce le coscienze con campagne di menzogna e killeraggio. Genera insicurezza per sfruttare la paura come leva di consenso. Criminalizza oppositori scomodi, giornalisti non ossequiosi e servitori dello Stato dalla schiena dritta. Costruisce bufale per distrarre l’attenzione dai veri scandali. Mescola il vero al falso, congela le notizie per gestirle come armi di ricatto, le riesuma al momento di consumare le vendette. Attiva sinergie fra servizi segreti, commissioni parlamentari e operatori dei media per fabbricare una realtà virtuale a uso e consumo della gloria del capo, che intanto querela chi gli rivolge delle domande.
In questo contesto opera Vittorio Feltri: freddo, cinico, privo di scrupoli, negli anni del fango ha fatto fortuna, dalle diffamazioni a Di Pietro (poi rientrate con tante scuse e congruo risarcimento) ai vili insulti a Enzo Baldoni. Ora è ritornato con ingaggio milionario a dirigere il quotidiano che Silvio Berlusconi cedette al fratello per aggirare l’incompatibilità prevista dalla pur generosa legge Mammì. Non lo sfiora l’imbarazzo di essere dipendente del presidente del consiglio in carica, fatto impossibile in una democrazia e in sè incompatibile con la credibilità giornalistica. Non vede lo scandalo dell’impunità per legge del premier-padrone né dei collegamenti mafiosi di Marcello Dell’Utri. La sua specialità è colpire coloro che osano criticare il capo, rei di “falso moralismo” anche quando dicono la verità del buon senso (vedi Puttanopoli, non liquidabile come vicenda privata): è arrivato il turno di Dino Boffo, ex direttore dell’Avvenire. “Un avvertimento mafioso”, ha commentato un vescovo.
Il regime mediatico-affaristico funziona così. Non sosteniamolo con il nostro silenzio!
Sabrina Cottone
Settembre 6, 2009 on 12:51 pm | In Politica | 68 CommentsIeri abbiamo minacciato il giornale di Feltri e Berlusconi. Lo scopro oggi leggendo l’articolo a pagina 2 del giornale di Feltri e Berlusconi, a firma della signora Sabrina Cottone. Vediamo alcuni passaggi di questo articolo, esemplari della faziosità giornalistica e della disonestà intellettuale sua e del foglio su cui scrive.
Sabrina Cottone sostiene di avermi sentito dire: “Feltri deve avere paura, paura di girare in questa città, paura e vergogna, perché se li deve sudare i milioni di euro che guadagna”. Da qui il titolone: “Minacce al Giornale: dovete avere paura di andare in giro”. Ricorda male. Io ho detto: “Gente come Feltri deve aver paura, paura di andare in giro in questa città, vergogna e paura della verità, paura di qualcuno che ogni volta che lo vede gli ricordi la verità, paura della forza della verità, se li deve sudare i milioni di euro che guadagna”. Fra contestazione e violenza c’è una bella differenza, no? E a Feltri, quando di recente mi è capitato di incrociarlo, ho rivolto solo un paio di domande e un’invettiva, idem per i suoi degni colleghi Belpietro e Giordano. Nessuno s’è fatto male. Ma senza quel taglio era difficile servire in tavola il piatto prelibato delle minacce. Sicché sul giornale edito dal fratello del presidente del consiglio, responsabile politico delle forze di polizia, e letto da molti tifosi destrorsi siamo raccontati come quasi-terroristi. Simpatico vero?
Proseguiamo. Sabrina Cottone aveva a disposizione una bella serie di documenti per dare conto delle nostre ragioni: decine di slogan sui cartelli, il nostro striscione con la scritta “Prigionieri della menzogna”, un volantino di trenta righe in cui si spiegavano i meccanismi del regime mediatico-affaristico, decine di post di questo blog. Ma ha deciso di non farne alcun cenno e nemmeno ha chiesto dichiarazioni agli organizzatori e ai partecipanti, come di solito si fa, preferendo riportare, per compitare il suo servigio, un commento a un post, in cui si invitava a portarsi una scorta di uova marce contro il giornalismo spazzatura. Commento da cui si evincerebbe tutta la nostra violenza, commento che avrebbe potuto scrivere chiunque, perfino un redattore del Giornale.
E dire che di argomenti concreti a sostegno delle nostre critiche alla biografia professionale di Feltri ci sembrava di averne espressi numerosi ieri in piazza, dalle diffamazioni a Di Pietro agli insulti a Enzo Baldoni, dal dileggio ai manifestanti contro la guerra preventiva in Iraq al killeraggio mediatico nei confronti di magistrati, giornalisti e oppositori scomodi, dal silenzio sulle malefatte del padrone e del suo clan fino all’esecuzione di Dino Boffo. Nessuno di questi argomenti è stato citato, meglio un commento anonimo in calce a un post.
Secondo Sabrina Cottone avremmo messo in scena “un processo pubblico di piazza”. Che idea miserabile della libertà! Sapendo che era del Giornale e sentendole dire che era orgogliosa di lavorarvici, ho chiesto ai partecipanti di accoglierla con un applauso e l’ho invitata a prendere la parola per dialogare con noi, visto che in questi nostri agorà il megafono passa di mano in mano e ognuno, a cominciare dai dissenzienti, può dire la sua (accade così anche alle manifestazioni del partito capeggiato dal fratello del suo editore?). Lei ha risposto: no, non parlo, io sono una cronista. Si vede. Cronista di un quotidiano governativo il cui direttore si sente in guerra con “gli avversari”. Di più: a un certo punto ho chiesto a lei e al cronista dell’Ansa che era presente di riferire a Feltri che ci piacerebbe tanto, in alternativa alle contestazioni di strada, un confronto pubblico con lui. Sabrina Cottone, per coerenza, non l’ha registrato. Come non ha registrato la presenza in piazza di Salvatore Borsellino (figura di cui ignorava l’esistenza): sarebbe stato un filo più imbarazzante, per la reporter, farci apparire come squadristi?
Arriva il turno di Montanelli. Avevamo messo nel volantino la sua definizione dell’Italietta berlusconiana: “la feccia che risale il pozzo”. Ogni volta, anche ieri, ne ricordiamo la statura personale, pur criticandone (e avendone criticato quand’era in vita) diversi aspetti della sua storia giornalistica, per metterla a confronto con i suoi successori alla guida del Giornale. Che cosa ne ricava Sabrina Cottone? Anche Montanelli “finisce sul banco degli imputati”, scrive. Perché? Per una frase come questa: “Siamo costretti a difendere la memoria di Montanelli, personaggio che per molti aspetti non posso ricordare con apprezzamento, ma in confronto a Feltri…”. La frase successiva è tagliata: ricordavo l’espulsione di Montanelli dal quotidiano che aveva fondato al momento della nascita del partito azienda sotto le cui insegne i dipendenti giornalistici erano chiamati dal padrone a “fare squadra, a cantare in coro”. E così è stato. Più suggestivo a giudizio di Sabrina Cottone chiosare il paragrafetto ricordando la gambizzazione di Montanelli, “oggetto di critiche e attacchi di ogni genere” (come Feltri oggi?).
Impressionata dal vasto dispiegamento di gendarmi, che ai suoi occhi non può che essere la prova che siamo pericolosi, Sabrina Cottone scrive che me la prendo con i poliziotti e mescola assieme il nome di Antonio Manganelli, capo della polizia, e il nome di Fabrizio Fucili, un funzionario della questura di Milano, che secondo lei giudicherei responsabile di non averci concesso di tenere la manifestazione sotto le finestre del Giornale. Io non me la prendo genericamente con i poliziotti. Ma racconto fatti e formulo giudizi facendo nomi e cognomi. Il nome di Manganelli rientrava in una semplice battuta su alcuni cognomi evocativi di una stagione non proprio esaltante per quanto riguarda la libertà di manifestazione, non è mai stato chiamato in causa per altri motivi durante l’agorà di ieri. Il nome di Fucili è quello del funzionario, peraltro molto garbato, con cui ho parlato ieri quando ho accettato di tenere l’agorà in piazza Cordusio anziché davanti al Giornale. Sabrina Cottone non capisce quel che ho detto o lo distorce. Non è Fucili il responsabile della revoca del nulla osta. Lui me l’ha soltanto notificata. Il responsabile istituzionale è il questore di Milano, al quale ho chiesto un colloquio personale, per domandargli tra le altre cose da quale data il tratto di strada antistante l’ingresso della redazione del Giornale (ieri blindato da una squadra di agenti in divisa e in borghese) tornerà a essere un luogo dove sia possibile manifestare contro la mala-informazione governativa e lo squadrismo giornalistico. Ma la questione sostanziale che ho tentato di spiegare (ai presenti, non certo a Sabrina Cottone) è quanto sia difficile - e nel contempo necessario - provare a opporsi esercitando in pubblico la propria libertà di coscienza a un sistema in cui il rispetto delle regole è un obbligo solo per i deboli, le garanzie per le minoranze sono sempre più incerte e la sproporzione fra le forze in campo è così soverchiante.
Naturalmente la nostra iniziativa - oltre che minacciosa - è stata un flop, come viene detto nell’occhiello e ripetuto in coda all’articolo. Chi ha partecipato ha avuto un’altra sensazione. E poi qual è il criterio per giudicare fallito uno speaker corner con volantinaggio organizzato da un gruppo di amici? A un cronista onesto e attento semmai non dovrebbe sfuggire l’originalità della scelta di convocare a oltranza un’assemblea alla settimana per difendere la Costituzione dal governo. Ma l’attenzione di Sabrina Cottone è attirata da ben altro. “Ricca sbraita al megafono contro chi non la pensa come lui”, scrive la dipendente di Paolo Berlusconi. “Mononeuronali, che realtà di m…, scusate la parola, non è colpa loro ma del Grande Fratello e di Maria De Filippi”. Chi erano? due o tre ragazzetti che son passati da piazza Cordusio dileggiando e facendo gestacci. Da me invitati a prendere la parola al megafono, si son fatti piccoli piccoli e sono andati oltre. I tipici rappresentanti, anche dall’aspetto, della generazione bruciata dalla grande lobotomizzazione televisiva. Questo significa forse sbraitare contro chi la pensa diversamente?
Tra coloro che manifestano in piazza le proprie opinioni e chi mette nel mirino dei media chiunque osi criticare il premier-padrone, coloro che mettono a rischio la sicurezza non sono certo i primi. Sabrina Cottone trova esagerata questa osservazione. A smentirla, da questa mattina, sono cominciate ad arrivarmi, a seguito del suo articolo, alcune simpatiche mail di garbato e civile dissenso. Ne riporto una a titolo d’esempio:
“piccolo uomo tu e i tuoi accoliti dovete stare attenti a minacciare la gente perche potrebbe capitare che mentre girate per milano da soli vi succeda quello che voi augurate ad altri. Perche’ ricordati che siamo in tanti a non aver paura di voi piccola minoranza che non sopporta la democrazia,e ci siamo stufati.
TI PIACE L’EFFETTO CHE FA’? ALL’ OKKIO…!”.
Post scriptum
Per una di quelle coincidenze che a volte capitano, questa mattina ho incontrato in stazione sul predellino di un treno Sabrina Cottone. Mi ha salutato lei con un sorrisetto: “Buongiorno Ricca, ci siamo visti ieri…”. Come se non fosse accaduto nulla. In fondo ognuno recita la propria parte e la sua è quella di compitare articoletti di quel genere: perché prendersela tanto a cuore? E’ il senso di normale amministrazione di quel sorrisetto che dà la misura della qualità dei tempi. Naturalmente è stato un piacere cantargliene quattro.
Nel video sopra uno dei momenti più minacciosi dell’agorà…
Renato Schifani
Settembre 6, 2009 on 2:35 am | In Politica | 14 Comments“Non so cosa farà la Consulta sul Lodo Alfano ma in qualche modo troveremo la soluzione. Avendo un consenso forte supereremo un eventuale vizio negativo. Troveremo un avvocato, un Ghedini o un Ghedoni, che troverà un cavillo”.
Maurizio Gasparri
Contrordine
Settembre 4, 2009 on 3:04 pm | In Politica | 23 CommentsNiente da fare. A 24 ore dal nostro agorà di domani davanti al Giornale è arrivato il contrordine dalla gloriosa questura di Milano. Il nulla osta, regolarmente accordatoci nei giorni scorsi, non c’è più. Mi ha chiamato per avvisarmi, premurandosi di dirmi “ambasciator non porta pena”, il dottor De Bartolomeis, quello che la sera del comizietto (non autorizzato) dal predellino in piazza san Babila proteggeva le spalle del caro leader in mezzo alla selva dei guardiani privati. Dietro il motivo dichiarato - non meglio specificati “problemi di ordine pubblico” - non è difficile ipotizzare il motivo reale. Dei due l’uno: o il questore di Milano è più realista del re e ha voluto prevenire possibili strigliate dall’alto oppure qualcuno a cui è meglio non dire di no, per evitare una manifestazione di dissenso sotto l’ufficio dell’augusto direttore dell’organo ufficiale del partito azienda, l’ha convinto a negarci il permesso con la solita scusa dell’ordine pubblico, come se l’articolo 21 della Costituzione fosse un’indicazione astratta, gestibile in funzione dei rapporti di forza e della capacità di intimidazione, adattabile alle circostanze, cioé del nome e del cognome del soggetto che s’intenda criticare. Ovvio che, venendo meno l’elemento simbolico della presenza davanti al nostro obiettivo polemico, viene meno una parte del senso della nostra manifestazione, che è anche il tratto distintivo della nostra militanza civile: la contestazione frontale. Ma saremo lo stesso in piazza Cordusio, dove il nulla osta ci viene gentilmente concesso, a due minuti da via Negri, peraltro in un luogo più visibile. Saremo lì a partire dalle ore 17. Alcuni di noi saranno ugualmente in via Negri per avvisare le persone che non dovessero venire a conoscenza del cambio di programma.
Il prossimo agorà chiederemo di farlo davanti alla questura. Qualcuno può chiedere a Feltri una raccomandazione?
Volantino e appello
Settembre 3, 2009 on 7:35 pm | In Politica | 3 CommentsIn questa pagina trovate il volantino, intitolato “Contro il regime mediatico”, per promuovere l’agorà di sabato davanti al giornalaccio di Berlusconi e Feltri. Propongo di stamparlo e diffonderlo in giro, in strada, nei bar, nei locali, nei luoghi di studio e di lavoro, oltre che naturalmente in rete.
A cominciare dall’appuntamento di sabato, invito tutti coloro che ci seguono da Milano e provincia, ma non solo, in particolare coloro che non abbiamo mai conosciuto di persona, a partecipare agli agorà, a prendere contatto con noi, a darci una mano in questo tentativo di mobilitazione costante che abbiamo messo in campo con rinnovata convinzione e offriamo al contributo di tutti, in difesa delle nostre ragioni di sempre. In fondo, se non ora quando?
Agorà davanti al Giornale
Settembre 1, 2009 on 1:49 pm | In Politica | 32 Comments![]()
Sabato 5 settembre riprendono gli Agorà di Qui Milano Libera con un presidio (regolarmente preavvisato alla questura) davanti alla sede del Giornale diretto da Vittorio Feltri.
Contro il regime mediatico. Contro il giornalismo squadrista.
Dalle ore 17,30 alle ore 20,30. In via Negri, nei pressi di piazza Affari.
QUI il link all’evento su facebook. Fate girare!
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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