Carlo Azeglio Ciampi
Novembre 25, 2009 on 2:33 pm | In Politica |
Dopo un settennato al Quirinale prudente ma non indegno, l’altro giorno con un’intervista a Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha rotto gli indugi denunciando con chiarezza lo scempio delle leggi ad personam e più in generale la compressione degli spazi della democrazia delle regole. Implicita, ma evidente la sollecitazione a Napolitano: respingere una legge alle Camere ha un valore in sè, anche se poi quella legge verrà riproposta tal quale. Nell’intervista Ciampi ricorda anche che le istituzioni, senza uomini probi, non possono difendersi da sole. Mi rallegro che sette anni dopo abbia dato ragione a chi, nel novembre del 2002, quand’era presidente della repubblica, andò a criticarlo per aver firmato la legge Cirami, terza delle diciannove (per ora) leggi su misura. Ciampi non commise l’errore di Napolitano: non disse cioé che è inutile rifiutarsi di firmare una legge quando la maggioranza parlamentare è determinata a riproporla.
Ma si richiamò di fatto al potere di verifica della corte costituzionale. Due leggi le respinse: la Gasparri (firmando però il decreto salvarete4) e la riforma dell’ordinamento giudiziario. Altre le emendò preventivamente, con prassi assai dubbia. Lasciò passare molte sconcezze, tra le quali l’incostituzionale “lodo Schifani”. Con uomini, e galantuomini, meno prudenti al vertice delle istituzioni di garanzia saremmo arrivati così in basso? Di seguito il racconto del nostro incontro con Ciampi, tratto da uno stralcio del libro Alza la testa! (chiarelettere).
(…) Era la mattina di sabato 9 novembre 2002, il giorno della grande e pacifica manifestazione contro la guerra in Iraq a Firenze. Ciampi è a Milano per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Bocconi. La cerimonia inizia alle nove. Con gli amici Paola, Alberto, Clive e Fabrizio alle otto siamo davanti alla Bocconi per esprimere il nostro dissenso nei confronti della legge Cirami, promulgata a tempo di record (un giorno, sui trenta disponibili) dal Capo dello Stato il giorno precedente. Una legge chiaramente finalizzata a spostare i processi a Previti e Berlusconi da Milano a Brescia. Una delle troppo leggi vergogna che avrebbero riempito le cronache e mobilitato le piazze negli anni successivi. Con noi abbiamo copie della Costituzione listate a lutto; mostriamo cartelli tricolori con queste scritte: “Ciampi eri l’ultima speranza”; “Presidente perché tanta fretta?”; “La Cirami è un furto di legalità”. Clive sventola una bandiera italiana. Fabrizio ha disegnato su un cartello la scena di Don Abbondio che incappa nei bravi di Don Rodrigo con una Costituzione strappata tra le mani e la scritta: “Questo processo non s’ha da fare”. .
Sostiamo davanti alla Bocconi per un paio d’ore, suscitando la curiosità di fotografi e cronisti. Agli addetti al cerimoniale garantiamo che tutto si svolgerà con la massima civiltà. La loro unica richiesta, che esaudiamo, è di togliere il segno del lutto su Costituzione e bandiera. Intanto ci scorre davanti la crema di Milano. Al termine della cerimonia Ciampi, preavvertito dal capo-scorta della nostra presenza, ci viene incontro a passo spedito, portandosi dietro una selva di telecamere e cronisti. Lo fa di proposito, ne sono convinto, per esprimere attenzione e regalare visibilità alle ragioni di una parte significativa di opinione pubblica che in quel momento oggettivamente rappresentiamo. Mi stringe la mano, legge i cartelli e dice: “La Costituzione prevede varie istituzioni, c’è il Parlamento, c’è il Presidente della Repubblica, c’è la Corte Costituzionale…”. Insomma, è come se dicesse: se sbaglio io, qualcuno correggerà. In effetti varie leggi scritte dagli avvocati di Berlusconi verranno cancellate o si riveleranno inservibili. Gli rispondo: “Presidente, tenga in considerazione la sofferenza civile di milioni di italiani”. E lui: “Abbiate fiducia nelle istituzioni!”. Lo saluto affermando che la fiducia nelle istituzioni dipende dalla rettitudine delle persone che le rappresentano.
Come ad un comando tacito, l’esempio di Ciampi libera di fatto tutta la stampa presente, a cominciare dal compianto Paolo Giuntella, il “quirinalista” della Rai, dal dubbio se minimizzare la contestazione o al contrario approfondirne i motivi e gli obiettivi. Ne uscirà un ottimo servizio sul Tg1, ripreso da numerose altre emittenti. L’indomani, il 10 novembre, quel gesto davanti alla Bocconi viene descritto come un momento di garbato e civile dissenso democratico dalla maggioranza dei quotidiani.
Mi capiterà nel corso degli anni di criticare Ciampi altre volte per via della cosiddetta moral suasion, cioè l’abitudine (non prevista dalle procedure costituzionali) di collaborare con gli esponenti del Governo, anche esprimendo giudizi preventivi di costituzionalità, alla stesura di leggi particolarmente delicate, prima dell’esame parlamentare. Motivo: con personaggi che non temono di scardinare l’ordinamento costituzionale pur di perseguire un vantaggio personale o politico, non si deve negoziare, nemmeno per ridurre il danno o per evitare strappi costituzionali (…).
6 Commenti »
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Piero, ma Ciampi non aveva anche firmato la famosa “legge porcata”. Diciamo che la predica mi sta bene ma il pulpito non e’ cosi’ pulito!
Commento di Francesco — 25 Novembre 2009 #
Vedi Piero, il tuo coraggio civile è inarrivabile, utile esempio per i tanti che non si vogliono arrenedere. Però a volte, a mio parere, sei un pò troppo indulgente, come in questo caso, proprio a proposito di Ciampi(lato). Non so se ti è arrivata la mail che ho inviato alla redazione di Repubblica a commento dell’intervista di Giannini a Ciampi che tu richiami, ad ogni modo ne riassumo qui, a beneficio dei lettori del sito, alcuni spunti. Ciampi è stato sicuramente meno peggio di Napolitano ma certo molto peggiore di Scalfaro che a suo modo un argine a Berlusconi l’aveva posto. Se si escludono infatti, quei rari interventi che qui tu citi, troppe sono state le omissioni da parte sua che non si possono taciere. Per esempio, le più gravi riguardano, l’aver dato l’incarico di primo ministro a Berlusconi in presenza di una serie di circostanze che lo escludevano da quella nomina per impedimenti porevisti da leggi ordinarie e Costituzionali, nella fattispecie: la legge 361 del 1957, dove all’art 10 recita, non sono eleggibili in parlamento coloro che detengono concessioni pubbliche per svolgere attività di rilevante interesse nazionale (si pensi alle licenze sulle frequenze televisive); l’art. 54 della Costituzione che dice, i cittadini a cui sono affidate cariche pubbliche devono assolvere il proprio ruolo istituzionale con disciplina ed onore, tanto che è fatto obbligo di giuramento (si veda se questo è il caso, così come quelli di altri ministri, e penso ai leghisti ma non solo, accusati e condannati per vari reati); ultimo ma non meno importante l’art. 283 del Codice Penale del novembre del 1947 che riguarda l’attentato alla Costituzione dove si legge, è condannato a 12 anni di carcere colui che “commette atto diretto a mutare la Costituzione o la forma di governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato”.
Tralascio poi le varie leggi ad personam, oltre le due da te menzionate, firmate da un Ciampi molto distratto. Sono cose queste che in un qualsiasi altro paese avrebbero assunto una tale linearità da non essere nemmeno oggetto del minimo dubbio nella loro applicazione. Ma forse in quei paesi non conoscono don Abbondio.
Commento di giulio raffi — 25 Novembre 2009 #
La figura istituzionale del presidente della Repubblica talvolta si trova in posizioni scomode e difficili… non è una giustificazione, ma Ciampi, credo abbia dato un apporo di garanzia alle istituzioni maggiore di quello dell’attuale presidente. Inoltre sarebbe opportuno che qualcuno facesse notare a polpettone Gasparri che un insulto a Ciampi equivale ad un insulto al capo dello stato…
Commento di Filippo L. — 26 Novembre 2009 #
il 5 dicembre NO BERLUSCONI DAY APARTITICO a MILANO
per informazioni:
http://www.facebook.com/pages/No-Berlusconi-Day-Milano-APARTITICO/179281643918?ref=ts
e
http://www.meetup.com/Grilli-Milano/messages/boards/forum/1161414
Commento di luca71 — 26 Novembre 2009 #
La coerenza non è proprio il forte dei nostri politici.
Comunque l’intervista di Ciampi ci fa comprendere come Napolitano sia ad oggi uno dei peggiori presidenti della Repubblica mai esistiti e come probabilmente anche lui, come tanti altri, subisce qualche ricatto oscuro da cui non si può liberare, che permette al nano pelato di proporgli leggi porcate che immancabilmente vengono subito firmate.
Commento di Vittorio Cristiano — 26 Novembre 2009 #
L’attuale comportamente della massima carica della nostra repubblica delle bananas, è sicuramente discutibile, nonchè incomprensibile: per un ex comunista!?!?!?!?! Sono dell’avviso, che a quel livello molti dirigenti erano comunisti, si: ma di facciata! Basta vedere negli anni i loro comportamenti! Le loro opere! Ma, non dimentichiamo, per amore della verità, che:
http://www.disinformazione.it/telecom_e_le_storie.htm
Commento di Gennaro Tosti — 28 Novembre 2009 #