Piazza Fontana
Dicembre 12, 2009 on 1:21 pm | In Politica |12 dicembre 2009. Oggi sono quarant’anni dalla strage di Piazza Fontana. Quarant’anni senza una verità giudiziaria. Vogliamo un più chiaro segno del fallimento di un ordinamento democratico? Quarant’anni con l’amara certezza che la storia di questo Paese è stata condizionata dall’uso politico dello stragismo dentro il contesto della guerra fredda e oltre. La verità storica ormai è piuttosto solida, ma non sempre il tempo è galantuomo: anno dopo anno la memoria di quel che è accaduto diventa sempre più debole, fino ad annullare la sottile linea di confine fra le ragioni e i torti. Ci resta la pietà, il dovere di non dimenticare e un ideale sempre più astratto di giustizia. Chi può, oggi venga in piazza per ricordare le vittime innocenti dell’ingiustizia più atroce.
13 Commenti »
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI
Lascia un tuo commento
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
Powered by WordPress with design based on Pool theme customized by NewInstance.
Entries and comments feeds.
Valid XHTML and CSS. ^Top^






Ciao Piero, posto qui sotto un ottimo articolo di Luigi Ferrarella sul Corriere della sera.
Ciao,
Francesco
1969-2009
«Una strage senza colpevoli»
L’ultimo falso di Piazza Fontana
I luoghi comuni sull’attentato di 40 anni fa
A inquinare il quarantennale della strage di piazza Fontana è un conformismo speculare a quello che, all’inizio, viziò la ricerca dei responsabili della bomba che il 12 dicembre 1969 uccise 17 persone e ne ferì 88. Nei confronti delle vittime è infatti immorale, prima ancora che falso nella ricostruzione storico-giudiziaria, coltivare il luogo comune di una verità ignota, di una strage senza paternità, di misteri totalmente mai diradati.
Ma forse non è un luogo comune coltivato per caso: viene proiettato sulla vicenda di ieri per poter essere usato oggi , in difetto di coerenza rispetto ad analoghe odierne dinamiche. Non è vero che non siano stati identificati responsabili della strage. Carlo Digilio, neofascista di Ordine Nuovo, ha confessato il proprio ruolo nella preparazione dell’attentato e ottenuto nel 2000 la prescrizione per il prevalere delle attenuanti riconosciutegli appunto per il suo contributo. E la Cassazione del 2005, nel confermare l’assoluzione in appello del trio Zorzi-Maggi-Rognoni condannato in primo grado nel 2000 all’ergastolo, ha chiaramente scritto che con le nuove prove, emerse nelle inchieste successive allo «scippo» del processo milanese nel 1972 e alla definitiva assoluzione nel 1987 degli ordinovisti veneti Franco Freda e Giovanni Ventura, entrambi sarebbero stati condannati.
Neanche si può dire che «strategia della tensione» e «matrice neofascista» delle stragi di quel lustro (piazza Fontana, treno Freccia del Sud, Peteano, Questura di Milano, piazza della Loggia, treno Italicus) siano espressioni che, per quanto logorate dall’inflazione d’uso, manchino di conferme processuali, come ad esempio la condanna definitiva di Freda e Ventura per le bombe del 1969 pre-piazza Fontana: attentati per i quali alcuni innocenti (anarchici) erano già stati condannati e sarebbero stati incastrati se a Treviso il giudice Stiz nel 1971-1972 non avesse riportato gli accertamenti sui binari giusti, ben diversi da quelli che intanto avevano già innescato l’arresto dell’anarchico Valpreda, la controversa morte di Pinelli in Questura, la campagna della sinistra estremista contro il commissario Calabresi e il suo omicidio ad opera di Lotta Continua nel 1972.
Neppure «servizi deviati», «depistaggi» e «ruolo degli americani» sono concetti che prescindono da punti fermi giudiziari. L’ex generale del Sid, Gian Adelio Maletti (dal 1980 riparato in Sudafrica), e il capitano Antonio Labruna hanno condanne definitive per il depistaggio di indagini alle quali sottrassero protagonisti cruciali fatti scappare all’estero. E circa il ruolo americano quantomeno di osservazione senza intervento, è stata ricostruita la catena di comando Usa che gestiva il neofascista Digilio come collaboratore nascosto della Cia. Ma forse dimenticare tutto questo ha a che fare con la sciatteria meno che con l’incoerenza. Se infatti si concordasse sul fatto che allora segmenti di organi di sicurezza allontanarono davvero la verità, non si dovrebbe sottovalutare oggi il rischio che singole «cordate» diventino tanto più pericolose quanto più sganciate da contrappesi istituzionali; e dunque si dovrebbe ad esempio rifuggire da quei progetti di legge che intendono sottrarre le polizie giudiziarie (gerarchicamente già dipendenti dai loro vertici e dunque dalla politica) alla dipendenza funzionale dai pm.
E se si prendesse atto che allora settori della politica non brillarono certo per trasparenza, si dovrebbe oggi chiedere con forza che la politica, quando lambita da inchieste giudiziarie, non si trinceri dietro il linciaggio dei titolari delle indagini e non si autoassolva nell’opacità di garanzie stravolte in privilegi di casta. Ora va di moda, anche tra chi in questi quarant’anni ha avuto responsabilità di governo, augurarsi che i «grandi vecchi» ancora vivi e sparsi per mezzo mondo (magari Maletti in Sudafrica, Zorzi in Giappone, Ventura in Argentina) svelino in punto di morte verità inedite: ma l’auspicio non va di pari passo, ad esempio, con una coerente incisività nell’impegnare l’Italia a chiedere al Giappone la consegna di Delfo Zorzi, tuttora latitante per la strage di piazza della Loggia. Così come strappa oggi facili applausi chi carezza la consolante retorica che invoca di togliere un «segreto di Stato» che in realtà non c’è su piazza Fontana: anche qui coerenza vorrebbe almeno che chi auspica la rimozione di inesistenti «segreti di Stato» si attivasse per toglierli o per non apporli, laddove invece sono mantenuti o rischiano di essere messi, su vicende quali il sequestro Cia di Abu Omar a Milano nel 2003, il dossieraggio Telecom fino al 2005, e ora alcuni sviluppi delle nuove indagini sulle stragi mafiose del 1992. Se poi i liceali di oggi ignorano chi siano Valpreda, Pinelli o Calabresi, e attribuiscono la strage di piazza Fontana alle Brigate rosse, questo va sul conto di un’informazione adagiatasi negli anni sui propri comprensibili meccanismi di routine, che per definizione rendono poco notiziabile una vicenda così lunga e segnata da esiti così altalenanti. Fino al pressoché totale black-out di attenzione giornalistica sull’ultimo e unico processo che possa ancora aggiungere squarci di ulteriore verità alla stagione delle bombe, e cioè il dibattimento di primo grado in corso dalla fine 2008 a Brescia a 5 imputati (alcuni assolti nel 2005 su piazza Fontana) della strage di piazza della Loggia, costata 8 morti e 108 feriti nel 1974.
Sarebbe un serio gesto di responsabilità, tra tanti pur doverosi omaggi al quarantennale della strage del 1969, che giornali e tv si assumessero l’impegno di seguire con continuità, d’ora in avanti, le udienze del processo di Brescia. Certo non si può pretendere di veder rispuntare in ogni giornale un Marco Nozza, lo scomparso inviato de Il Giorno tra i protagonisti all’epoca di una vera controinformazione non annebbiata da pregiudizi ideologici: ma almeno 40 righe sui giornali o un minuto nei Tg che raccontino come vanno le udienze di questo processo, in un angolino tra il plastico di Cogne o le chat di Amanda, questo forse sì.
Luigi Ferrarella
12 dicembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Commento di Francesco Moroni — 12 Dicembre 2009 #
Io lavoiravo all’Alfa Romeo del Portello in quel tragico dicemvbre del ‘69. Da poco erano terminate le lotte in fabbrica per il rinnovo del contratto che si erano concluse dopo violenti e incessanti scontri che avevano fatto temere per la tenuta della democrazia. Le conquiste dei lavoratori con quell’accordo rappresentavano un notevole passo avanti per un Italia che si voleva emancipare da una serie di normative e limitazioni che appartenevano ancora all’epoca del fascismo, dove i padroni erano i padroni. Furono proprio questi progressi, praticamente estorti con quelle lotte decise, specie di noi giovani da poco entrati in fabbrica, che spaventarono la borghesia, attaccata ai propri privilegi che riteneva intoccabili.La strategia della tensione nacque in questo clima, ma noi allora non lo sapevamo. Per me, che il giorno dopo mi recai in piazza Fontana per rendermi conto di quello che sembrava un evento senza senso, opera di qualche pazzo esaltato- lo pensai io e con me la maggioranza dei milanesi-. Quel fatto doveva dare inizio ad un periodo di eventi oscuri di cui in qualche modo se ne vedono ancora oggi le conseguenze.
Commento di giulio raffi — 12 Dicembre 2009 #
ad onor del vero le cupe strategie concretizzatesi nell’evento del 12.12.69 ebbero (purtroppo) modo di manifestarsi sin già dal Primo Maggio del ‘47: strage di Portella della Ginestra. Nella fattispecie ‘’condire'’ una festa dei lavoratori con botti e cadaveri mise in chiaro tante cose.
.
per chi avesse voglia consiglio sul tema un bel film: ‘’segreti di stato'’ di Paolo Benvenuti. Pellicola del 2003 (DICO 2003!) e che in ben sei anni, se la memoria ben mi assiste, non è mai passato sul grande schermo. e questo la dice lunga sull’industria culturale attuale.
Commento di iago20 — 13 Dicembre 2009 #
La gente, vedo da alcuni video in Rete, non ha per nulla dimenticato quell’ ORRENDO INIZIO di una VERGOGNOSA stagione di esperimenti GESTIONALI del Paese: il NEMICO IMMAGINARIO e’ il tema predominante per infiltrare ogni possibile spazio Istituzionale: i media furono largamente responsabili per SOLLEVARE, come adesso, TORMENTONI che rispondono a strategie di **COMUNICAZIONE per non COMUNICARE**..o dell’informazione selettiva per veicolare l’attenzione da una parte, poi dall’altra, con stops intermedii..e NESSUNO venne mai TOCCATO, nelle menti che furono dietro ad uno dei tanti GOLPE sui specis che il Paese subi: PIANI ben al di sopra di un Ex Piazzista, il Gelli, di materassi
E prevedo che il CORO delle voci continuera’ nei giorni a venire e la Rete dovrebbe attivarsi con TAM TAM per porre sotto pressione chi DEVE APRIRE gli ARMADI:
Da Liberta’ e Giustizia
Una buona Narrativa
http://www.libertaegiustizia.it/primopiano/pp_leggi_articolo.php?id=3114&id_titoli_primo_piano=1
Ed un’altrettanta ricca pagina al Link seguente
http://www.archivio900.it/it/news/news.aspx?r=relauto&id=2398o
Buona Lettura
TAM TAM-IZZARSI: che con la Rete non solo si puo’, ma si deve
Commento di Edededed — 13 Dicembre 2009 #
mi sapete spiegare come mai se vado su you tube per vedere il video con belpietro questo non è visibile con la scritta violazione dei termini e delle condizioni di uso?
Non sarà mica censura?
Commento di michele — 13 Dicembre 2009 #
mi sapete spiegare come mai se vado su you tube per vedere il video con belpietro questo non è visibile con la scritta violazione dei termini e delle condizioni di uso?
Non sarà mica censura?
Commento di michele — 13 Dicembre 2009 #
Un Link ad una pagina che contiene un buon numero di indicazioni sulle vicende storiche che sono alla base di quell’insieme di eventi, POCO indagati, ma tanto STROMBAZZATI da un apparato mediatico gia’ allora interessato a creare
**
MOLTA INFORMAZIONE con lo scopo di NON INFORMARE..
**
Il che suona assurdo, come d’altronde e’ assurdo, oltre che ORRENDO, il MURO di OMERTA’ abilmente creato attorno ai CREATORI e PARTECIPANTI a PIANI a lunga scadenza, per asservire il Paese a scopi totalmente estranei alle necessita’ del Paese stesso
Del come Colonizzare in ambiente SOFT sopratutto, un Paese strategicamente molto importante, da sempre
http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/piazza.html
Buona Lettura…e usare la funzione **torna all’indice**
Commento di Edededed — 13 Dicembre 2009 #
Guardate cosa stanno per fare questi cialtroni…
http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/politica/giustizia-21/legge-super/legge-super.html
maledetti loro e tutti i babbei che li hanno votati… pensano agli Italiani o a salvare il boss di arcore?
Il partito che hanno fondato farebbero bene a chiamarlo Popolo della libertà di delinquere!!!
Commento di Filippo L. — 13 Dicembre 2009 #
Questo partito-azienda è basato sulla televisione, senza la quale non raggiungerebbero manco il 2% nazionale. Berlusconi e soci stanno aspettando al freddo, sotto la Madonnina di Milano, che giungano le 20 per sparare i fuochi d’artificio in diretta al TG5 davanti a milioni di telespettatori =)
BUHHAHAHHHAHAHH
(mi sembra di rivivere il film “Quinto potere”!
Piero, scusa l’off-topic)
Commento di Giulio Giulio — 13 Dicembre 2009 #
DAL MATTINO
MILANO (13 dicembre) - Il premier Silvio Berlusconi, subito dopo il comizio tenuto in piazza Duomo, a Milano, per la festa del tesseramento del Pdl, è stato colpito al volto da un pugno sferrato da dietro le transenne mentre firmava autografi. Secondo i testimoni il premier sanguinava copiosamente dalla bocca, si è accasciato a terra ed è stato immediatamente caricato in auto. Il responsabile del gesto, un uomo, è stato fermato
Commento di Marco da Napoli — 13 Dicembre 2009 #
QUI IL VIDEO
http://www.youtube.com/watch?v=OtZDOse-2o0
Commento di Marco da Napoli — 13 Dicembre 2009 #
Ciao Piero scusa se intervengo con un argomento che non centra con quello del post ma se non lo sai gia ti segnalo queso articolo in cui parlano della volta in cui dicesti al premier di farsi processare. Il tuo gesto (a mio avviso coraggioso) perfettamente pacifico viene definito un “aggressione” ed assimilato (in modo abbastanza ignobile) a quelli di Roberto Del Bosco e Massimo Tartaglia.
Commento di Giorgio B. — 14 Dicembre 2009 #
scusa ho dimenticato il link all’articolo:
http://www.giornalettismo.com/archives/44405/silvio-under-attack-colpito-al-volto-e-ricoverato/
Commento di Giorgio B. — 14 Dicembre 2009 #