Mario Borghezio

Dicembre 15, 2009 on 8:30 pm | In Politica | 54 Comments


L’altra sera, durante il comizio del “premier”, ero in piazza Duomo con Mario Borghezio che volantinava in mezzo a cinque agenti di scorta. Avevo le tasche piene di parole contundenti e mi sono macchiato di un crimine orrendo. Ho chiesto all’eccelso padano perché mai Bossi e la Padania considerassero Berlusconi un mafioso nel 1998. Il padano, di solito loquace, non ha trovato la risposta giusta. Ma forse è colpa del clima di odio. Sinceramente pentito, ora mi autodenuncio e chiedo perdono al tribunale a reti unificate. Forza “Roma ladrona” sempre!

Luridi gerarchi del nulla

Dicembre 15, 2009 on 1:03 pm | In Politica | 89 Comments

C’era bisogno di una conferma per ricordarsi della bassezza e vigliaccheria di certa gente? La macchina del fango si è messa in moto e lavora senza soste. Quanta miseria, fa ribrezzo perfino pensarla. Il coro dei servi ha un solo obiettivo: criminalizzare il dissenso. Intimidire e ridurre al silenzio le voci scomode della politica, dell’informazione e dei movimenti di opinione. Il gesto violento di un folle isolato è il pretesto per vendicarsi contro gli uomini liberi, per pretenderne il silenzio. Nel linciaggio mediatico si buttano gli untori al gran completo, voraci di squallore: ognuno pretende l’attimo di gloria. C’è il ruffiano di corte che aveva previsto tutto fin dall’inizio: colpa del clima di odio e di chi lo fomenta. C’è il killer mediatico che parla di centinaia di violenti in piazza: ha indagato a fondo, era tutto organizzato. C’è il ministro secessionista che ciancia di striscioni violenti. C’è il cappellano di regime che annuncia il perdono regale. C’è il guardasigilli su misura che informa: non è un gesto isolato. C’è l’editorialista a gettone che, dopo l’evento epocale, auspica un nuovo inizio. Nel clima di commozione generale, s’infilano i vermi, le iene, gli sciacalli. Illustrano i precedenti dell’insano gesto. Si mostrano affranti per il troppo odio. Indicano senza esitazioni i mandanti morali. Mentono, confondono, diffamano. Creano il clima, confezionano la suggestione, colpiscono alle spalle: luridi gerarchi del nulla. E’ un privilegio che si paga, non essere come loro. Infami, vigliacchi e disperati come loro. Contrastarli sempre con gli strumenti della cultura, almeno finché camperemo in questo paese, per il tributo che si deve all’intelligenza e alla verità: questa è la nostra condanna. Non prevarranno.

Solidarietà

Dicembre 14, 2009 on 7:28 pm | In Politica | 35 Comments

Molti mi stanno scrivendo per esprimerci solidarietà e domandarmi cosa possono fare.
Quel che è possibile fare, ed è la forma di solidarietà più utile in questo momento, è telefonare e scrivere a redazioni di giornali, tv e radio per contestare la strumentalizzazione in corso, cioé per respingere l’assurda equazione fra dissenso e violenza, chiedendo di dare spazio al nostro punto di vista e alla nostra versione dell’episodio.

Inutile dire che il passaparola sul web è il vero strumento a nostra disposizione. Usiamolo!

Fra qualche giorno saremo di nuovo in piazza per difendere la verità dei fatti e la libertà del dissenso in modo ordinato e pacifico, come abbiamo sempre fatto.

Liberi cioé violenti

Dicembre 14, 2009 on 1:42 pm | In Politica | 99 Comments

Adesso ci si dovrà difendere dall’accusa, anzi dalla suggestione mediatica di essere in qualche modo coinvolti nel gesto violento di un individuo, pischicamente disturbato a quanto pare, che nè io nè i miei amici conosciamo. Era facile prevederlo conoscendo la vigliaccheria e la bassezza degli zerbini berlusconiani e la sciatteria e i riflessi condizionati degli scrivani “indipendenti”. E infatti. Mi dicono che su Telelombardia a botta calda già un critico d’arte (indovinate chi) faceva risalire a me le responsabilità dirette o indirette dell’episodio, e ha poi proseguito stamane su Canale 5. Mi dicono che una testata on line scrive che sono quello del treppiede in testa al “premier” e che ero in piazza ieri, poiché inspiegabilmente non c’è nessun provvedimento restrittivo a mio carico. Mi dicono che Sky tg 24 ha trasmesso un filmato in cui si ricostruiscono le “aggressioni al premier” nel quale compare anche (con tanto di foto in primo piano) la mia contestazione del 5 maggio 2003, che non ha prodotto nemmeno una multa e anzi è stata giudicata un atto di libertà di critica da una sentenza definitiva. Ma una critica evidentemente è considerata un’aggressione, o almeno un insulto, se a riceverla è un gran signore. Mi dicono che il Tgcom fa lo stesso. E il corriere on line di ieri pure. Leggo che sulla Stampa un certo Jacoboni infila in un editoriale l’episodio del buffone e della querela e sostiene che me la sarei cavata con la celia puffone-buffone (falso), evitando di parlare di assoluzione e di riportare in modo corretto la frase incriminata. Il Giornale non si esime dal ritagliarmi un riquadro che dà notizia della mia presenza in piazza, con tanto di precedenti; sostiene che avrei gridato “mafioso” al padrone: falso. Potremmo continuare a lungo, temo. Naturalmente il fatto che ieri Berlusconi nella piazzetta dietro il Duomo sia stato contestato con ben motivata indignazione e in modo pacifico da molti cittadini, (comprese anziane signore e adolescenti) e che i tifosi del “premier” abbiano messo le mani addosso e colpito con pugni, calci e le aste delle bandiere alcuni dei contestatori sotto lo sguardo compiaciuto dei capetti del partito dell’amore, non è considerato una notizia. Qual è il senso di tutto ciò? Semplice: si approfitta di un fatto di cronaca (un folle che colpisce un uomo pubblico a margine di un comizio) per gettare fango su chi da anni esercita una funzione critica e fa opposizione in modo intransigente. Si può farlo con maggiore zelo quando si sa che dall’altra parte non c’è possibilità di un’adeguata risposta mediatica e giudiziaria: ai vigliacchi non dispiace accanirsi contro chi non può difendersi. Alcuni lo fanno perché sono servi senza scrupoli. Altri lo fanno perché sono naturalmente mediocri. Ma il risultato non cambia: dove l’informazione (è in generale l’ambiente culturale) è servile e mediocre, il gesto di un folle diventa un atto di terrorismo e la libertà di critica è equiparata prima all’ingiuria e poi alla violenza. E’ incalcolabile il danno morale (per tacere del rischio personale) di un’orchestrazione di tal genere, ma questo paese ormai lo conosciamo e, pur indignati, abbiamo la forza di sorriderne. Continueremo a essere noi stessi e a difendere con ogni mezzo democratico le nostre ragioni.

Post scritpum

Mandatemi quel che riuscite a reperire di queste bassezze sui vari media nazionali e locali.

Comunicato

Dicembre 13, 2009 on 11:32 pm | In Politica | 58 Comments

Questo è il comunicato che, a scanso equivoci e per opporci alle facili strumentalizzazioni, abbiamo inviato all’Ansa e al Corriere della sera dopo i fatti di questa sera in piazza Duomo e alcune dichiarazioni richiesteci a caldo.

Comunicato stampa

Oggi con alcuni amici, da semplici cittadini, eravamo in piazza Duomo.

C’erano molti altri cittadini che hanno legittimamente contestato Silvio Berlusconi invitandolo a rispettare la Costituzione, le Istituzioni, le autorità di garanzia e a farsi processare come ogni altro cittadino. I militanti del Pdl si sono scagliati contro i contestatori con insulti e gratuiti atti di violenza, colpendo tra l’altro alcune ragazze: nessuna traccia nei notiziari.

Forse è utile ribadire che la libertà del dissenso è parte integrante della democrazia e che chi rappresenta una istituzione deve mettere in conto, oltre che il tappeto rosso, il rischio delle critiche di piazza.

La violenza va sempre condannata da chiunque provenga. E per questo, anche a nome di tutti i cittadini che con me hanno contestato Berlusconi, naturalmente condanno il gesto scriteriato di un singolo - con disagio psichico, stando alle prime notizie - che ha colpito il presidente del consiglio. Quel singolo dev’essere giudicato e punito in un regolare processo, com’è diritto dovere di ogni cittadino, a cominciare da chi occupa una carica pubblica.

Non è in alcun modo accettabile tuttavia che il gesto violento di un singolo sia addebitato al cosiddetto “clima di odio” fomentato dall’opposizione politica o ricondotto e omologato al legittimo dissenso dei cittadini che difendono la democrazia costituzionale dai violenti attacchi del presidente del consiglio e degli esponenti del Pdl.

La solita campagna di manipolazione dei fatti e delle emozioni in tal senso è già iniziata e proseguirà: anch’essa va respinta e condannata come una forma di violenza mediatica e politica. Se c’è qualcuno che alimenta un clima di tensione, il massimo responsabile è il presidente del consiglio, il quale abusa del potere politico per evitare di essere giudicato in regolari processi, mentendo in pubblico, demonizzando e diffamando gli oppositori scomodi, abusando della posizione dominante nei media, attaccando magistratura e informazione indipendente (come ha fatto anche oggi in piazza) e dimostrandosi così estraneo alla cultura istituzionale e alla democrazia costituzionale.

Piazza Fontana

Dicembre 12, 2009 on 1:21 pm | In Politica | 13 Comments


12 dicembre 2009. Oggi sono quarant’anni dalla strage di Piazza Fontana. Quarant’anni senza una verità giudiziaria. Vogliamo un più chiaro segno del fallimento di un ordinamento democratico? Quarant’anni con l’amara certezza che la storia di questo Paese è stata condizionata dall’uso politico dello stragismo dentro il contesto della guerra fredda e oltre. La verità storica ormai è piuttosto solida, ma non sempre il tempo è galantuomo: anno dopo anno la memoria di quel che è accaduto diventa sempre più debole, fino ad annullare la sottile linea di confine fra le ragioni e i torti. Ci resta la pietà, il dovere di non dimenticare e un ideale sempre più astratto di giustizia. Chi può, oggi venga in piazza per ricordare le vittime innocenti dell’ingiustizia più atroce.

Belpietro e gli “amici di Spatuzza”

Dicembre 11, 2009 on 1:42 pm | In Politica | 35 Comments


Assegnato a Maurizio Belpietro l’Ambrogino d’oro 2009. Vittorio Feltri l’aveva già vinto in precedenza. Alla memoria di Enzo Biagi lo scorso anno era stato negato. Premiata anche Marina Berlusconi, presidente di Mondadori. Il bagno di folla non c’è stato, in strada c’era solo una folla di poliziotti a proteggere i premiati dalle critiche degli “amici di Spatuzza”: così ci chiamano i servi del farabutto. E alcuni ragazzi di un centro sociale che giustamente contestavano un’altra scelta della giuria: un terzo Ambrogino è stato assegnato a quella squadra dei vigili urbani che con l’ausilio di un bus-galera dava la caccia ai clandestini sui mezzi pubblici. Il loro tentativo di esibire uno striscione al passaggio di Lady Moratti è stato represso da una carica di polizia. Ci siamo dovuti mettere in mezzo per evitare il peggio. A chi daranno l’ambita onoreficenza cittadina il prossimo anno? Propongo il giudice Metta, gli eredi Mangano e Claudio Brachino.

Lettera di un poliziotto

Dicembre 10, 2009 on 1:57 pm | In Politica | 32 Comments


Caro Piero,

volevo completare il saluto che non sono riuscito a farti l’altro giorno quando ti ho incontrato in strada: ero quello che guidava l’auto della polizia mentre tu eri fermo al semaforo per attraversare. Son riuscito solo a farti un gesto di approvazione per quello che fai col pollice della mano per poi andar via perchè ci avevano chiamato per un intervento.
Volevo dire a te e a tutti coloro che leggono il tuo blog che anche tra le forze dell’ordine c’è chi ti stima e chi prova ribrezzo per l’attuale andamento della situazione politica italiana.
Non tutti sono come i colleghi di cui leggevo poco fa che spintonavano i ragazzi che cercavano solo di fare delle legittime domande al Ministro Alfano. Non tutti, anche se intorno a me vedo solo pensieri unilaterali di persone che sembrano non interessarsi più alla politica ma solo alla pagnotta.
Io mi sdegno, e molto. Io non sarò mai presente a quelle manifestazioni, di servizio intendo, anche perchè credo che molto spesso mi troverei nella imbarazzante situazione (per Loro) di dover prendere a calci in culo un bodyguard per far passare la domanda di turno.
Io mi sdegno Piero, spero in un cambiamento radicale che arrivi presto.
Sarei stato molto felice di fermarmi a parlare con te e invitarti a prendere un caffè quel giorno in cui Milano era deserta (o più correttamente era affollata solo nei pressi dei negozi e nei centri commerciali con le lucine sfavillanti per fare i dovuti, anche in tempi di crisi, acquisti di regali di Natale che ormai sono un obbligo per molti), ma è andata così.
Volevo almeno spiegarti il perchè di quel mio ok fatto col pollice: era tutto per te!
Alla prossima e sempre in gamba!
Buone feste. G.

Risposta

Grazie. Ho notato il segno di approvazione e mi ha sorpreso e rallegrato visto che veniva da un uomo in divisa dentro un’auto della polizia. Non sei il primo esponente delle forze dell’ordine che mi esprime solidarietà e simpatia. So bene che non tutti gli uomini in divisa sono uguali. Ci sono i servi, le carogne e molte brave persone. Ci sono quelli che si accaniscono contro i deboli e quelli che dedicano la vita e non di rado la sacrificano per difendere un ideale di giustizia. Il fatto è che una carogna in divisa può fare molto più danno di una senza la divisa. Il problema è la formazione di chi, prima di indossare a qualsiasi livello la divisa, giura fedeltà alla Costituzione: deve cambiare, dev’essere rispettosa in modo assoluto della libertà del cittadino, deve sentirsi sempre al servizio dei cittadini, mai del potente di turno. Deve liberarsi delle zone d’ombra, della tentazione dell’irresponsabilità, dei rigurgiti fascistoidi, delle solidarietà di casta che spesso generano impunità. Solo così la polizia si meriterà davvero il rispetto che pure le è dovuto in quanto istituzione dello Stato. Solo così l’istituzione sarà all’altezza dei suoi uomini migliori: coloro che rischiano la vità ogni giorno, o l’hanno persa, contro la mafia e la criminalità diffusa. Prima di tutto (dal nostro punto di vista di cittadini in movimento) gli uffici politici delle questure dovrebbero mutare atteggiamento. Quante volte vediamo strappare di mano uno striscione a dei ragazzi che non hanno altra possibilità di esprimere un’idea in pubblico! Quante volte assistiamo a piccoli e grandi soprusi, sistematicamente insabbiati, contro chi non può difendersi! Quante volte viene impedito di fare una domanda o di esprimere una critica a voce altra nei confronti di personaggi, spesso indegni o addirittura impresentabili, ormai abituati a muoversi tra tappeti rossi, auto blu, selve di guardiani e telecamere di un giornalismo cortigiano! Abbiamo visto manganellare i lavoratori, gli studenti e perfino le vecchiette. Il sistema di potere italiano è sempre più abbarbicato in un fortino di impunità, in una zona franca segnata dal metodo e dalla cultura mafiosi. Può essere ritenuta esente da siffatto inquinamento morale la polizia di Stato? Genova 2001 e tanti altri misfatti rispondono di no. Certo, una struttura gerarchica, di fatto controllata dal potere politico, deve sottostare agli ordini. Ma c’è modo e modo di eseguirli e l’osservanza di un ordine non esonera dalla responsabilità. Le forze dell’ordine sono oggi chiamate a difendere la rispettabilità esteriore e l’incolumità psicologica di un’oligarchia corrotta, paramafiosa e autorefenziale (quella stessa che taglia le risorse per la sicurezza, istituisce le ronde, porta in strada l’esercito e pretende impunità per i colletti bianchi e massima severità per reietti e clandestini, dopo aver utilizzato l’ “insicurezza percepita” come leva di consenso) da quella parte viva di popolazione che vedo lo scandalo e lo grida. Tutto questo non può durare a lungo. Tutto questo un giorno deve finire. Quanti più saremo (fuori e dentro le istituzioni) a riconoscere l’assurdità di tale situazione, tanto prima arriverà quel giorno.
Il caffè ce lo prenderemo la prossima volta.
P.

“Posso farti quello che mi pare”

Dicembre 9, 2009 on 8:00 pm | In Politica | 13 Comments


Lettera di Nik

Caro Piero,

giovedì della settimana scorsa Giulia, Paolj ed io siamo andati a visitare il “fantasmagorico” salone della giustizia.
Piu’ che un salone sulla giustizia era un’esposizione dei giochini delle forze dell’ordine con tanto di ricostruzione di una cella di un carcere… Non ho idea di cosa possa costare una fiera del genere e chissà se mai renderenno pubblico il costo, il Senatore Berselli dice che era tutto a costo zero (l’ingresso era gratis), ma qualche dubbio mi rimane.
Ti inoltro in allegato il riepilogo video che abbiamo fatto.
Ci sentiamo presto per il no D’alema day.
Grazie. Nik

Lettera di Martino

Caro Piero

dal 3 al 6 dicembre si è tenuto a Rimini il cosiddetto “Salone della giustizia”, una quattro giorni di conferenze e illustri interventi proposta e diretta dal senatore del Pdl, nonché presidente della Commissione Affari e Giustizia al Senato, Berselli. Un “cantiere di lavori sul tema della giustizia”, come lo ha definito il Senatore, a cui hanno partecipato pezzi grossi del Governo e della maggioranza. L’apertura di un simile cantiere non poteva non spettare al ministro Alfano che, nella giornata di giovedì 3 dicembre, ha tenuto il suo discorso inaugurale di fronte ad una platea che appariva docile e compiacente così come il gruppo di persone presenti sul palco tra cui figurava, come moderatrice, un’imbarazzante Anna La Rosa.
Insieme alla nostra amica Michela, ho dunque assistito ad un monologo autoreferenziale ininterrotto in cui il Ministro ha vantato, tra le altre cose, i grandi successi del Governo nella lotta alla mafia. Abbiamo dovuto persino sorbirci la citazione di uno scritto dell’imperatore Giustiniano che, stando alle parole del Ministro, dimostrerebbe l’attualità e la necessità di una legge come quella sul “processo breve”. Infine, un’espressione ricorrente: “noi siamo per una riforma della giustizia nell’interesse dei cittadini”. Alla fine dello sproloquio, in mezzo ad un impressionante spiegamento di forze dell’ordine, ho tentato di avvicinarmi al Ministro con l’intento di rivolgergli qualche domanda, seguito a ruota da Michela con la telecamera. Dalle nuove leggi su misura all’emendamento proposto in finanziaria che consente di vendere all’asta i beni confiscati alla criminalità organizzate, le possibili domande da rivolgere ad Alfano sono sempre molteplici. Eppure, nel momento il cui l’ho apostrofato, il Ministro “che vuole una riforma nell’interesse dei cittadini”, è fuggito senza nemmeno ascoltare la domanda del cittadino, lasciando ai vari gorilla l’incombenza di occuparsi di lui. Sono appena riuscito ad invitare il Ministro a interloquire con i cittadini e a chiedergli se non si sentisse imbarazzato ad aver presentato una legge che con ogni probabilità manderà in prescrizione i processi Thyssen, Parmalat e Cirio.
Una volta bloccato dalla polizia, è iniziata la trafila dell’identificazione e delle intimidazioni.
Abbiamo continuato a seguire il Ministro in visita agli stand della fiera “scortati” da un cordone di sicurezza da cui giungevano continuamente gomitate e spallate. Una volta giunti verso l’uscita non è mancato nemmeno l’intervento di un poliziotto, presto supportato da altri colleghi”, che, spingendomi violentemente verso il muro, mi ha ripetutamente minacciato con frasi del tipo “so dove abiti”, “se non te ne vai, ti lascio immaginare quello che ti possiamo fare”, “posso farti quello che mi pare”. Il tutto mentre Michela era stata bloccata sul lato opposto del marciapiede in modo da non poter filmare l’abuso che stavano commettendo.
Della giornata ci è rimasto innanzitutto un forte senso di indignazione e disgusto di fronte alla sproporzione dei mezzi usati per fermare due semplici cittadini che volevano solamente rivolgere qualche domanda al Ministro in modo assolutamente pacifico. E’ meno male che si trattava del ministro della giustizia.
Allo stesso tempo, è emersa in modo chiaro la consapevolezza di quanto sia importante presentarsi a questi eventi numerosi. Se fossimo stati almeno una decina, tutti pronti e determinati a fare la propria parte, il Ministro sarebbe probabilmente scappato via con la coda tra le gambe. Altro che pavoneggiarsi tra gli stand della fiera!
L’unione fa davvero la forza. Sembra una frase scontata e banale ma mai come ora ne percepisco la portata. Ricordiamocelo sempre e organizziamoci di conseguenza!

Martino

Gioacchino Genchi

Dicembre 8, 2009 on 1:48 pm | In Politica | 21 Comments


« Pagina PrecedentePagina Successiva »

Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

Powered by WordPress with design based on Pool theme customized by NewInstance.
Entries and comments feeds. Valid XHTML and CSS. ^Top^