Lo Sbarco

Maggio 3, 2010 on 11:35 pm | In Politica |


Giovani, qualificati, senza santi in paradiso: sono gli emigranti italiani di ultima generazione. Se ne vanno per nausea, per rabbia, per voglia di futuro. Ho trascorso due giorni a Barcellona, dove ho conosciuto tanti di questi italiani che hanno scelto di andarsene. Nessuno di loro se n’è pentito. Guardano all’Italia come a una madre degenere, di cui è difficile essere orgogliosi. Nelle conversazioni ritorna un senso di liberazione rispetto alla palude del nepotismo, della cultura mafiosa, dei meccanismi selettivi oligarchici, delle relazioni sociali imbarbarite. L’Italia è una società bloccata, senza regole, che offre sempre meno opportunità in base al merito. Ecco perché molti se ne vanno. E sono spesso i più dinamici, i più orientati al cambiamento. L’ovvia conseguenza è un ulteriore impoverimento collettivo, culturale ed economico. Ma il legame con la terra natia in molti resta vivo. Internet consente di ridurre le distanze e creare nuove comunità. Durante l’incontro pubblico un ragazzo mi ha domandato: pensi che andarsene via sia una fuga dalle proprie responsabilità di cittadini? Non lo penso affatto, gli ho risposto, perché ognuno ha innanzitutto il diritto di cercare la propria realizzazione e la propria felicità e questo nostro paese deprime le persone oneste, creative e libere. Inoltre, anche dall’estero si può fare qualcosa per contribuire al riscatto. Che cosa possiamo fare noi qui? - è stata un’altra domanda. Ho risposto: è necessario diffondere informazione ovunque e denunciare il “caso Italia” in ogni sede, presso l’opinione pubblica e le istituzioni internazionali. Proprio a Barcellona è attiva l’associazione L’Altra Italia, che organizza varie iniziative. Altri preparano per il 25 giugno Lo Sbarco, un viaggio di italiani residenti all’estero su una “nave dei diritti” in rotta verso Genova, dove sono previsti manifestazioni e dibattiti.

“Vivo altrove”

All’incontro pubblico che ho tenuto a Barcellona era presente Claudia Cucchiarato, giornalista dell’Unità. A giorni sarà in libreria il suo “Vivo altrove” (Bruno Mondadori), dedicato proprio all’ultima generazione di italiani all’estero.

17 Commenti »

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  1. Ciao Pietro,
    Grazie del post. Da te che stimo e apprezzo suona incoraggiante sentire che andare via non e’ fuggire da delle “responsabilita”. Anche la mia, che piu’ che una scelta e’ stata l’unica possibilita’ rimasta. Concordo anche sulla tua affermazione che sia possibile, da “fuori”, da “altrove” influire su cio’ che avviene in Italia.
    Pero’ credo anche che il movimento verso “altrove” sia un movimento anche interiore importante, in se sia un moto rivoluzionario, una scelta equivalente a altre, e indirizzata verso una medesima e utopica “patria altra” dove una certa mole di frustrazione si incanali verso possibilita’ costruttive.
    In proposito ti mando un link http://www.vimeo.com/2399227 e son curioso di conoscere la tua opinione su quanto dico, con la voce e con gli occhi :)

    Un salutone da Amsterdam, il mio altrove.

    Federico

    Commento di federico — 4 Maggio 2010 #

  2. …si ok daccordo…ma…tutti con queste parole in bocca tipo:
    “…muoversi…svegliarsi…agire…” se mi affaccio alla finestra vedo però che le strade sono ancora vuote…e poi vorrei farvi una domanda:
    Ma se io ora spegnessi il PC-intendo il computer…il “pc” si è spento già da quel dì…- scendessi per strada e mi attaccassi al citofono di ogni condominio ed invitassi ognuno di voi a scendere in strada con le pietre ed i bastoni…o altro… e cominciare una rivoluzione ( perchè la “cannonata” di cui parla il nobel FO’ per svegliare la bella addormentata fa chiaramente riferimento ad una azione ben precisa ed energica…) quanti di voi sarebbero presenti?
    Attendo risposte…
    …forse dovreste ascoltare:

    http://www.youtube.com/watch?v=At4olPIJ31k

    Commento di Luca — 4 Maggio 2010 #

  3. Un post che non mi fa sentire solo. Continueremo a mostrare al mondo l’altra faccia di essere italiani.

    Saluti dalla Danimarca.

    Commento di passante — 4 Maggio 2010 #

  4. scusate l’o.t. vi prego…ma mi sto divertendo troppo…

    mi vengono in mente frasi come:

    Scajola: il ministro che fa muovere gli immobili (specie se vicino al Colosseo)

    oppure

    Chi è senza peccato scajoli la prima pietra…

    scusate le stupidaggini ma è una liberazione…

    Come sempre siete grandi, vi ammiro.

    Commento di gabriel garko — 4 Maggio 2010 #

  5. E’ un piacere, ma anche triste leggere questo bell’articolo & video, ma non posso che essere d’accordo al 100% con le cose scritte! Anche io mi sono posto quella domanda (se andare all’estero e’ una fuga da propri doveri di cittadino) e sono contento di dire che mi sono sempre dato la stessa identica risposta di Piero!
    Un saluto da Winchester (UK).
    Marco

    Commento di Marco Poliafico — 4 Maggio 2010 #

  6. tornata dagli USA con una scoperta scientifica che gli americani hanno voluto brevettare, qui in universita’ mi hanno messo a fare data entry, e ovviamente era colpa mia se dopo 10 ore di lavoro routinario non facevo ricerca, secondo loro non avevo voglia di fare… mentre neo laureati sostenuti dai soliti baroni mi passavano davanti…
    ho mollato di nuovo tutto e sono veramente felice di non stare in questo paese.
    un periodo all’estero lo dovrebbero fare tutti, soprattutto per imparare con quale civilta’ si dovrebbero trattare gli stranieri

    Commento di nonsenepuopiu — 4 Maggio 2010 #

  7. Alcuni anni fa il Prof. Pietro Omodeo mi disse: “Se può andare via, se ne vada da questo Paese: l’Italia ha in odio la gioventù”.

    Commento di ab — 4 Maggio 2010 #

  8. caro piero
    questo è veramente un bel post !
    io oramai sono vecchio e a 50 anni è difficile fare baracca e burattini e andarsene , poi o bene o male una casa e un lavoro li ho , ma ti dico che capisco il senso di liberazione che provano coloro i quali tolgono i piedi da questa palude e se ne vanno via da questa società imbarbarita ingiusta e oppressiva .
    Io che sono rimasto alterno stati d’animo che vanno dall’odio profondo per questa società e per coloro che la alimentano adattandosi al sistema , alla rassegnazione più totale disinteressandomi , per quanto possibile di tutto e concentrandomi solo sulla mia famiglia e sulla mia vita privata .
    Io penso che precipitare nel baratro , vedi i fatti della Grecia , sia la conmdizione necessaria per una rinascita

    Commento di andrea berti — 4 Maggio 2010 #

  9. l’italia è un paese stantio e conservatore composto da vecchi astiosi e incazzati (che se non altro hanno ancora la fortuna di avere una pensione) e da giovani scoglionati e rassegnati. scappate finchè siete in tempo (lo dico soprattutto per chi è provvisto di una laurea e non vuole rischiare di essere una persona frustrata a vita).
    saluti dagli Usa.
    Luca

    Commento di Luca — 4 Maggio 2010 #

  10. Piero scusa l’offtopic….ma credo che Claudio Messora abbia bisogno d’aiuto…COMPRIAMO IL DVD “INTERNET FOR GIULIANI” SUL SITO BYOBLU
    grazie e scusa ancora
    gianni

    Commento di gianni mentrasti — 4 Maggio 2010 #

  11. Responsabilita’? Le responsabilita’ derivano da scelte coscienti.
    Non so voi… ma io non ho mai scelto di nascere in italia.
    E per questo me ne sono andato.

    Commento di Bye Bye — 5 Maggio 2010 #

  12. bell’intervento quello di Luca !!!
    perchè la “cannonata” di cui parla il nobel FO’ per svegliare la bella addormentata fa chiaramente riferimento ad una azione ben precisa ed energica…) quanti di voi sarebbero presenti?

    io penso che in Italia se scoppia tutto come in Grecia non faranno neanche le manifestazioni di protesta che vediamo in questi giorni ….
    loro , I greci , almeno sono una nazione unita da una solita cultura .
    in Italia neanche questo , con i terroni che vivono in un far west da terzo mondo , il nord in mano alla cafonaggine leghista , veramente non c’è speranza di cività ….

    Ok Ok continuiamo ad ascoltiamoci in televisione Scaiola che non sapeva chi gli ha comprato una casa da un milione e settecentomila euri …

    Commento di andrea berti — 5 Maggio 2010 #

  13. amen

    luigi varriale
    indianapolis

    Commento di Luigi Varriale — 5 Maggio 2010 #

  14. Luca,
    mi sono chiesta a lungo se la tua è una proposta da cogliere al volo. Ma ti dirò che io non credo che una “rivoluzione” nel senso proprio del termine sarebbe utile e vantaggiosa. Per fare in modo che un sovvertimento dell’ordine sortisca il suo effetto, esso non deve solo partire da buoni propositi, ma deve avere un buon substrato culturale su cui basarsi. Mi spiego con un esempio: la Rivoluzione Francese era basata su principi giusti, principi degli illuministi, ma è scaturita prima nel Terrore e poi in un’altra monarchia (nel senso di governo di uno solo) con l’Impero Napoleonico.
    Finché non si educano le nuove generazioni al rispetto dell’altro e all’esercizio dei propri diritti costituzionali, morta una classe politica corrotta e affarista come questa, se ne farà un’altra (e guardando alla differenza tra la Prima e la Seconda Repubblica non sono neanche sicura che la situazione migliorerebbe).
    No, Luca, una rivoluzione fatta di slogan, di cori, di bastoni, di pietre, no. Una rivoluzione violenta, o qualunquista, o del sospetto, no.
    Ma una rivoluzione culturale, creata da gente che pacificamente scende in piazza, creata da insegnanti che insegnano la Costituzione, da genitori che instillano nei figli il rispetto per l’altro, da cittadini che fanno il loro dovere, sì, quella sì. Luca, la rivoluzione, in pochi, ma la stiamo già facendo: quando prendiamo gli insulti per aver volantinato, quando ci sequestrano uno striscione o un megafono, quando esprimiamo le nostre idee ed esercitiamo i nostri diritti senza inibizioni. Mi dirai: questa non è una rivoluzione, è semplicemente il dovere di ogni cittadino. Ma compiere il proprio dovere e urlare la verità, in quest’Italia, è rivoluzionario.

    Commento di Roberta — 5 Maggio 2010 #

  15. Tutto giusto, però diffidate di Dario Fo, un personaggio in stile con quanto di peggio in Italia (nepotismo, arroganza, prepotenza, ipocrisia, scarso rispetto per i figli di nessuno)… E il male dell’Ìtalia è anche questo: tutta una serie di tromboni che predicano bene e razzolano molto, molto male e che nessuno ha il coraggio di contestare, perché anche loro si considerano e sono considerati come intoccabili e inamovibili… Meditate, gente, meditate (P.S. vivo all’estero da 10 anni!)

    Commento di gg — 6 Maggio 2010 #

  16. @ Federico

    Vivo ad Amsterdam pure io! Che ne dici di un incontro? [superdavidsanAThotmail.com]

    Commento di Dave Ross — 7 Maggio 2010 #

  17. Il libro che racconta l’avventura umana, politica, emozionale de “Lo Sbarco” è oggi finalmente realtà. Informazioni su cosa contiene e su come averlo, su http://www.losbarco.eu/

    Commento di Leonardo Benucci — 31 Dicembre 2010 #

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