Qui Londra
Luglio 15, 2010 on 12:24 pm | In Politica |
Anche a Londra ho avuto la possibilità di conoscere molti emigrati italiani di ultima generazione, del tipo già incontrato a Barcellona: giovani, dinamici, qualificati. Figli del web, dei voli low cost e dell’Erasmus, con un master al posto della valigia di cartone. A cena, dopo l’incontro pubblico, chiedo a ciascuno di raccontarmi il suo percorso: le storie sono diverse, ma c’è un filo che le lega quasi tutte: l’esigenza di mettersi in gioco al di fuori dei confini di un paese amato, pieno di risorse, ma chiuso in una logica di clan, provinciale, vecchio, incapace di riconoscere il merito, di dare opportunità di vita e di lavoro dignitose. Ci sono ricercatori, informatici, professionisti: tutti concordano che in Italia, senza santi in paradiso, sarebbe stata molto più dura trovare uno spazio. Servirebbe un censimento: quanti se ne sono andati via dall’Italia negli ultimi dieci anni per una scelta di cambiamento che per molti era diventata una necessità di vita? Quanto incide in questa scelta lo spettacolo deprimente dell’Italia berlusconiana? E quanti restano perché non possono o non se la sentono di affrontare l’ignoto, ma in cuor loro si sentono già stranieri in patria? Molti dei ragazzi che ho incontrato sognano di ritornare a casa un giorno non lontano, e provano anche da fuori a contribuire al cambiamento. Un modo c’è: la gravità del “caso Italia” dev’essere oggetto di una costante pressione sulle istituzioni europee e sull’opinione pubblica internazionale.
22 Commenti »
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questo post mi riguarda molto da vicino, vivo all’estero da quasi 5 anni, senza rimpianti e senza viglia di ritornare in italia.
Mi manca poco, solo la famiglia, qualche amico, ma per il resto niente altro.
Non è stato ‘lo spettacolo deprimente dell’Italia berlusconiana’ a farmi dedicere di lasciare tutto per l’ignoto, per paesi di cui non conoscevo lingua, persone, abitudini.
La libertà di stampa non è sotto attacco da poco, forse dimentichiamo gli anni 70/80 e la disinformazione che regnava?
C’è sempre stato il controllo dei media, la spartizioni pianificata e politica.
E’ stato il pessimo atteggiamento generale e ben radicato nei confronti dell’educazione, del lavoro, presente in italia molto prima del premier mafioso, che non risparmia le scelte politiche dell’attuale ‘opposizione’.
Furono queste brave persone di sinistra a dare il via alla ‘flessibilità’, ai ‘contratti di lavoro’ da schiavo e senza diritti, non certo berlusconi e la sua cricca.
Non cadiamo nella semplice retorica.
il mafioso di arcore non è peggio di chi lo ha preceduto negli ultimi 60 anni di ‘democrazia’.
se l’italia è allo sfascio non è per le ultime elezioni.
I ricatti per ottenere un posto fisso, sono sempre esistiti, la raccomandazione è un malcostume diffuso ovunque in italia.
da sempre.
Vivendo all’estero, senza una laurea, partito dopo i 30 anni, ho trovato facilmente un lavoro, ho ottenuto riconoscimenti senza bisogno di sporcarmi la lingua.
my 2 cents
Commento di pedro — 15 Luglio 2010 #
Finalmente!!
Vorrei portare in risalto la chiusura di questo post
“Il modo c’è: la gravità del “caso Italia” dev’essere oggetto di una costante pressione sulle istituzioni europee e sull’opinione pubblica internazionale.”
Leggere dell’intervento dell’onu mi ha regalato momenti lieti in ufficio, con ovvia discussione accesa con vari ignoranti e collusi, la via comuqnue è questa, chiedere aiuto !!
ancora una volta…. sigh
Commento di Michele Sorvillo — 15 Luglio 2010 #
Grande Piero, per fortuna ci sei tu a dar voce a tutti noi.
Commento di Raffaello — 15 Luglio 2010 #
…e qui sbagli alla grande, Piero !!
E’ una vita che gli italianetti (Italiani-inetti) pensano che siano gli altri a dover risolvere i loro problemi.
Fondamentalmente non si è ancora capito che nessuno ci può aiutare, ci si deve aiutare da soli.
Se qualcuno ti da una mano, poi tu gli dovrai sempre qualcosa.
Nel nostro Risorgimento, per conquistare l’unità nazionale chiedemmo aiuto ai Francesi, che ce la dettero, ma poi ci chiesero in cambio la città di Nizza (città natale di G. Garibaldi) e la regione della Savoia. Avessimo fatto da soli ora sarebbero ancora italiane.
Sta a NOI liberarci di quella gente.
Devono essere le forze positive di questo Paese a sconfiggere le forze negative.
Seguendo questa strada si arriva inevitabilmente alla maturità come Popolo, come Nazione.
I bambini chiedono sempre ai grandi di risolvere loro i problemi. Ecco, gli Italiani questo sono come cittadini: degli inespressi, degli immaturi.
Quest’anno sono 150 anni (1960) che il NOSTRO paese è stato riunito ed ancora non si è riusciti a passare da stato a Nazione.
Fatta l’Italia, è ora di fare gli Italiani, disse Cavour. E’ ora di realizzare ciò, ma unicamente da soli lo possiamo fare, non ci può aiutare nessuno.
Quando sei di fronte ad un compito in classe, sei tu che lo devi svolgere. Se lo copi da qualcuno, gli dovrai sempre qualcosa e soprattutto non maturerai mai.
Ecco, è questo che gli Italiani devono fare: diventare maturi (come cittadini) ed il primo stadio è passare da un’unità territoriale ad una Spirituale.
La LIBERTA’ bisogna meritarsela,
non la si deve mendicare, ma (ri)conquistare con forza.
Commento di PaulKersey — 15 Luglio 2010 #
questo fenomeno dei così detti “cervelli in fuga” è una cosa che dà veramente da pensare soprattutto per le dimensioni che stà prendendo ; pensate che addirittura sulla rivista RAIDER (che si occupa di costume e moda inerente al mondo del motociclismo), questo mese ha presentato un bellissimo reportage sui giovani italiani che si sono trasferiti in England ….
Oramai se parli con un ragazzo qualsiasi della media borghesia che frequenta l’università ti rendi conto di come l’emigrare è diventata una prospettiva normale .
Certo sono d’accordo con il post e per me il il ceto politico criminale di destra e di sinistra senza distinzioni , oltre ad aver depredato le finanze pubbliche ha creato un’altro danno gravissimo , peggiore del primo e cioè la distruzione del sistema produttivo del paese.
Questa gentaglia del sottobosco politico, questi inetti servitori di quei miserabili “”imprenditori”" con le pezze al culo con le pezze al culo che si sono arricchiti con le commesse pubbliche responsabili del default produttivo dell’Italia andrebbero messi alla forca
Commento di andrea — 15 Luglio 2010 #
GRAZIE PIERO
Commento di ippolita — 15 Luglio 2010 #
Il più grande esodo migratorio della storia moderna è stato quello degli Italiani.
A partire dal 1861 sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Nell’arco di poco più di un secolo un numero quasi equivalente all’ammontare della popolazione al momento dell’Unità d’Italia si avventurava verso l’ignoto.
li italiani sono sempre al primo posto tra le popolazioni migranti comunitarie/europee. Secondo le stime del Ministero per gli Affari Esteri erano nel 1986 5.115.747 (calcolando solo gli italiani di “prima generazione” e non le genie successive)
Oggi (al Gennaio 2009), i cittadini italiani residenti all’estero sono iscritti obbligatoriamente nell’elenco dell’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti Esteri), che, aggiornato al 31 dicembre 2008, previsto dall’art. 5 della citata legge 459/2001, riferisce questa ripartizione ai diversi paesi interessati:
Europa: 2.157.537
America Meridionale: 1.118.338
America Settentrionale e Centrale: 370.009
Africa, Asia, Oceania e Antartide: 207.730
per un totale di 3.853.614
Integrando questi dati con altre stime (dell’Associazione Italiani all’Estero), si calcola, poi, che siano:
28.000 gli Italiani che “provano a vedere com’è”, ma non prendono residenza e, di solito, rientrano entro/dopo un anno
75.000 all’anno gli studenti che rispondono all’Erasmus o che si rivolgono all’estero per Masters
35.000 gli italiani che lavorano “provvisoriamente” all’estero, in cantieri italiani e no.
Anche volendo esagerare e aumentando le cifre (non si sa perché!) di un … 20% (?!) … restiamo sotto le migrazioni degli anni 80/90. è quindi molto d’effetto dire che “Sono tanti, sempre di più, gli italiani in fuga.”, ma non risponde al vero … forse se ne parla molto …. ah, dimenticavo : l’Associazione Italiani all’Estero riferisce che tantissimi sono i pensionati o coloro che vogliono provare, a fine del ciclo lavorativo, la vita in paesi diversi.
Commento di Giovani Bellingeri — 15 Luglio 2010 #
Questo per me è un tema dolorosissimo, ma tenterò ugualmente di dire la mia cercando di essere più distaccata possibile.
Vivere in Europa e in un mondo globalizzato significa secondo me essere aperti di testa, ai movimenti in entrata ed in uscita; una sorta di respirazione necessaria per dirsi Paesi realmente moderni in continua trasformazione innovativa. Pertanto, non soltanto dovrebbe esser considerato normale per chi voglia intraprendere una carriera di ricerca farsi un periodo di studio oltralpe (doc, post doc o quant’altro) al fine di poter comparare le differenti realtà di collaborazione/organizzazione/lavoro e farne tesoro, ma dovrebbe anche essere altrettanto normale offrire borse di studio a studenti dal mondo in quel di nostri centri di ricerca per arricchirsi parimenti di nuova linfa vitale.
Non dovremmo cioé assistere a scenette di nostri neolaureati che se ne vanno malvolentieri dal Belpaese e battono i piedini offesi perché altrimenti significa che costoro non hanno capito proprio nulla della ricerca, né tantomeno dovremmo assistere allo svilimento progressivo di università/istituti nostrani perché non supportati economicamente e riempiti soltanto dai pupilli/portaborse di quello o di quell’altro massone italiano.
Lo dico da millenni: le Alpi esistono, eccome; e sono barriere fisiche e mentali al contempo, durissime da superare.
Per esperienza diretta, posso dire che oltralpe uno studioso è stimato come figura di prestigio dalla società tutta, come lo è d’altronde un artista.
Qua in Italia, se dici che fai “ricerca” la maggior parte della massa pensa che essa sia limitata all’ambito medico misconoscendo che esistono varie branche di conoscenza in cui sperimentare; se, invece, sei un artista è probabile che ciò sia equiparato al perditempo fannullone a meno che tu non abbia successo, nel qual caso assurgi all’empireo degli eletti e, quindi, sei considerato oggetto di adulazione cieca.
In un Paese come il nostro nel quale l’istruzione e di conseguenza la ricerca, la cultura tout-court vengono umiliate indipendentemente dall’alternarsi di questi governi fantocci, si arriva ad esiliare i veri maestri, a ridurli in miseria; in un Paese nel quale l’ingerenza vaticana elogia l’ignoranza e la schiavitù, in un Paese che pensa di puntare tutto sul turismo d’assalto e che, di conseguenza, si fa puttana per sentirsi vivo, le nuove generazioni non hanno che da porsi questo aut aut: o rifondare completamente l’intendimento della cosa pubblica o andarsene appena possibile senza nemmeno voltarsi indietro.
Commento di ab — 16 Luglio 2010 #
Berlusconi sul clima: la frequenza dei miei raffreddori comprova che il riscaldamento globale non è un pericolo incombente.
Pochi mesi dopo….
Pubblicati i dati del national Climatic Center: sono i valori più alti dal 1880 quando è iniziata la raccolta. Stessi risultati per le analisi sul primo trimestre e semestre dell’anno, questo si conferma l’anno più caldo di sempre.
DOVE SONO FINITI GLI ITALIANI ONESTI????
SE LO SIETE ADERITE!!!!
http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=100664636653807&ref=mf
Commento di Luca Gianantoni — 16 Luglio 2010 #
Sono d’accordo con Pedro….
A prescindere dallo schifo assoluto dell’attuale scena politica, sono convinto che non è l’Italia attuale a essere un prodotto della “cricca”, ma che la “cricca” è il prodotto di quello che è stata (e continua a essere) l’Italia fino a oggi…
Nel mio caso, per esempio, il senso di non apppartenenza e di “che ci faccio io qui” che mi accompagnava sempre al ritorno da un periodo all’estero si affaccciava giá molto prima dell’arrivo di Berlusconi…
Non era, e conntinua a non essere, snobismo, semplicemente la constatazione che l’Italia non funziona come “funziono” io…
Marco, da tre anni e mezzo a Madrid
Commento di Marco — 16 Luglio 2010 #
chi è andato via da questo maledetto paese di merda ha fatto decisamente bene…
Commento di max — 16 Luglio 2010 #
Ottimo post, centrato il filo comune che lega la maggior parte delle persone che decidono di abbandonare questa immensa discarica, dove mai come in questi ultimi anni la meritocrazia è stata utopia.
Purtroppo fino a quando il 70% degli italiani si vergogneranno di essere italiani perchè l’Italia è stata buttata fuori dai mondiali di calcio e non per le nefandezze che vengono commesse ogni momento a 360 gradi -ormai diventate normali- non cambierà un cazzo.
Credo che l’unica cosa che possa fare saltare questa melma, con l’azzeramento di tutto, a partire dal Pd, il primo alleato del Pdl, - altro che Lega-, sia la FAME!!!
Con questo non voglio sminuire il tuo lavoro, Piero, ma purtroppo mi sa che qui stiamo tutti ad abbaiare alla luna perché come hai scritto qualche giorno fa in un tuo post “fino a quando 7 italiani su 10 useranno come unico mezzo di informazione la televisione” sarà difficilissimo.
Che dire, pare stiamo per arrivare a quel magnifico default, prima arriva e prima si potrà ripartire sperando questa volta con una mentalità diversa.
E sarebbe bello vedere italiani andare fuori per confrontarsi con altre realtà e vedere stranieri venire in Italia per confrontarsi con noi, invece dei soliti disperati da entrambi i lati che scappano per un futuro migliore cercando di ricostruire vite ormai sull’orlo del fallimento.
Commento di Antonio — 16 Luglio 2010 #
ma insomma adesso non generalizziamo,
dieri che il livello di schifo innestato negli ultimi 15 anni da sappiamo tutti chi fa impallidire i peggio topi di fogna degli ultimi 60 anni su…:)
“dà loro dodici giri”
peraltro non dimenticando di citare l’inesistente - chiamiamola pure per comodità -opposiziome.
Grazie Piero.
Commento di gabriel garko — 16 Luglio 2010 #
La valigia era da preparare quando governava ancora Andreotti. Berlusconi, in questo caso, non ha fatto la differenza.
Commento di dani — 17 Luglio 2010 #
la differenza tra l’italia andreottiana e quella di berlusconi , a mio avviso consiste prevalentemente nel fatto che nella prima repubblica c’era meno confronto con l’estero circa gli standard democratici , c’erano più risorse , “tutti magnavano” e gli italiani pensavano che la democrazia fosse la spartizione delle risorse tra democristiani e comunisti :
Il manuale Cencelli , le lottizzazioni dei posti di lavoro negli enti pubblici , nelle banche, negli stabilimenti a partecipazione statale, i baracconi creati per spartire il debito pubblico, l’INPS usato come serbatoio di fondi da utilizzare per generare consenso politico soprattutto al sud; l’evasione fiscale istituzionalizzata a favore dell’impresa privata, erano certamente caratteristiche proprie dei regimi sud americani e non certo delle democrazie europee.
C’é da chiedersi piuttosto perchè oggi esiste un Beppe Grillo, un Travaglio , un Piero Ricca , un movimento democratico che viene dalla rete che monta , che prende campo, mentre negli anni settanta chi si opponeva al regime democristiano in pratica proponeva una soluzione peggiore: a criticare il potere erano solo gruppi ideologizzati della sinistra comunista , quindi Non Democratici .
Io penso che dobbiamo riflettere su questo .
Commento di andrea — 17 Luglio 2010 #
Piero, ti ho mancato: non ho guardato il sito per una settimana e sei venuto proprio in questo momento!
Mi sto mangiando le mani… Quand’e’ che ripassi.
Comunque sia, buon lavoro
Adriano
Commento di Adriano — 17 Luglio 2010 #
Ciao Piero, sono d’accordo. Era il 1994, l’anno del mio primo voto all’elezioni, quando sono partita per Londra per studiare all’universita’. Il fatto che il corrente primo ministro vinse quelle elezioni fu’ un motivo in piu’ per partire. Da allora lui, la sua (del nano) fogna e la gente che li vota sono motivi importanti per non tornare ancora. Grazie
Commento di manu — 18 Luglio 2010 #
qualunque italiano sia stato all’estero prova le stesse identiche sensazioni.
Sensazioni appunto, che spesso sono figlie del nostro essere latini!!
Se ci si sbatte, anche in italia qualcosa si può combinare.
E’ ovvio che non bisogna farsi sfondare dalla frustrazione!!!!
Commento di luigi — 20 Luglio 2010 #
Ciao Piero (anche io mi chiamo Piero),
e’ la prima volta che leggo il tuo blog, e devo essere sincero se dico che hai espresso esattamente quello che ho dentro, e anche altri commenti sono esattamente quello che penso che stia succedendo in italia oggi (per esempio che gli italiani pensino che i problemi debbano essere risolti da altri).
Aggiungerei che la frase sempre sulla bocca di tutti e’ anche “tanto non cambia niente” oppure “dai che stai bene, ma che vuoi di piu” per non parlare di “lui i soldi ce li aveva gia, non e’ entrato in polita per questo…”…
Ok, grazie ancora e da oggi avro un blog in piu da controllare!!
Ciao ciao
Piero
Commento di Piero — 21 Luglio 2010 #
Grazie all’unione europea, siamo liberi di viaggiare, spostarsi e lavorare ovunque noi vogliamo. Questa libertà, è stata certamente una conquista, che questi 60 anni di democrazia ha portato. Ora, avendoci questa opportunità, perchè non dobbiamo sfruttarla?? Se in Italia non ci sono possibilità, è giusto spostarsi in un altro paese europeo, il tempo del posto fisso è finito.. purtroppo o per fortuna.. occorre guardare oltre le nostre bellissime alpi. PENSIAMO PIU’ DA EUROPEI!!!
Commento di stefano — 21 Luglio 2010 #
bel post caro Pietro; condivido in pieno il tuo pensiero, è necessario che l’europa parli di ciò che accade nel nostro paese, dell’impunità, dello squallore dei nostri politici, dei problemi dell’informazione, delle riforme assurde della giustizia dell’arroganza della casta costretta a nascondersi dietro uomini radar che dovrebbero difendere i cittadini dai delinquenti e invece difendono i delinquenti dai cittadini onesti.
tutto ciò è necessario, affinchè ci venga dato un’aiuto per uscire da questo regime distruttorio.
anche io nel mio piccolo sono un’emigrato per lavoro, anche se in patria; sono un’infermiere abruzzese, ma visto che in abruzzo la politica si è mangiata tutto, lasciando solo debiti e a 36 anni mi ritrovo a vivere come un universitario, a 200 km di distanza dai miei affetti, dalla mia casa e dalla mia vita e per di più senza la possibilità di mettere da parte qualcosa, visto che lo stipendio mi serve giusto per sopravvivere e pagare tutte le spese. da 4 anni giro l’italia con la speranza di tornare, speranza sempre più lontana oramai e tanta tristezza e amarezza mi accompagnano giornalmente nella mia vita senza sorriso
nella speranza di un’italia migliore e sana.
Commento di Fabrizio — 22 Luglio 2010 #
Purtroppo ho perso questo incontro di cui sono venuto a conoscenza in ritardo… ma mi sono riconosciuto perfettamente nella descrizione di Piero.
Mi sono trasferito a Londra dopo la laurea e ormai lavoro qui da due anni. Mi trovo bene, ma sono comunque uno straniero in terra straniera. Spero di tornare nell’amata Italia un giorno, e di trovare un paese diverso: piu’ onesto, piu’ giusto e meno ignorante. Ho paura che sia un’utopia pero’.
Un caro saluto a tutto i connazionali londinesi,
Federico
Commento di Federico — 4 Agosto 2010 #