L’alfabeto e la democrazia
Settembre 29, 2010 on 5:14 pm | In Politica |Non è la corruzione dei governanti, ma l’ignoranza dei governati il primo problema della democrazia.
I dati forniti dalle ricerche di Tullio De Mauro su istruzione e cultura degli italiani, che i lettori affezionati di questo blog ben conoscono, dovrebbero essere oggetto di una serie riflessione da parte di quei pezzi di classe dirigente e di società civile che ancora hanno a cuore le sorti di questo disgraziato paese.
Invece non ne parla quasi nessuno.
Ma ha senso discutere di politica e di informazione se la gran parte della popolazione, in una società complessa, è priva degli strumenti cognitivi necessari per comprendere qualcosa di più articolato di uno slogan pubblicitario o del titolo di un giornale? Di quale democrazia discutiamo se la maggioranza del corpo elettorale è costituita da individui tele-dipendenti, privi di familiarità con la parola scritta?
Un’autentica forza politica progressista, quando verrà, dovrà ripartire da qui.
Ho riproposto il tema in questo articolo per Il Fatto on line.
3 Commenti »
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Concilio di Trento, 16° secolo: le gerarchie cattoliche sono d’accordo sul fatto che si debba “scolarizzare” la popolazione. Ma il livello doveva essere legato allo status dello studente: il popolaccio doveva essere in grado di leggere le grida di Manzoniana memoria, e poco +. Per il resto, l’accesso alla cultura era meglio riservarlo a pochi, che poi si svaluta.
19° secolo: nascita dei nazionalismi: bisogna inculcare alla gente l’idea che si fa parte di una nazione, unica e indivisibile (premetto, non sono leghista, ma è così che si creano le nazioni); metodo migliore per raggiungere l’obiettivo: scolarizzazione di massa (almeno rispetto ai livelli precedenti), insegnare LA LINGUA nazionale, per soppiantare i dialetti, e insegnare la versione della storia nazionale autorizzata dalle elite di governo. IN pratica: si usa la scuola per trasformare i figli dei contadini in gente che si crede parte di una comunità a livello nazionale. Funziona bene.
21° secolo: con la televisione, non serve + che la gente sappia leggere. Meglio che gli studenti facciano arrampicata, tiro con la pistola ad aria compressa e battaglie tra loro (invece che con la polizia). Così imparano le nuove skills per entrare nel mondo del lavoro.
Commento di Riccardo — 29 Settembre 2010 #
beh, diciamo che è stato l’unico “progetto”, o “programma ” a lungo termine, che sia stato voluto o meno, che ha interessato tutta la popolazione.
Ci vogliono così, cosa crediamo?
Tagli alla scuola pubblica -> aumento dell’affluenza a quella privata -> scuole sullo stile di Adro che spunteranno, eccetera.
L’unico piano di ampio respiro.
Commento di marco — 30 Settembre 2010 #
Questo e’ vero, ma e’ anche vero che conosco tante persone ‘istruite’ con una laurea in tasca, che votano Berlusconi e quando parlano di lui sembra di ascoltare un editoriale di Minzolini.
Allora e’ un problema di istruzione, ma non solo. Il problema e’ che la gente ancora scambia la tv come la macchina della verita’.
Ecco qual’e’ il punto, quando finiremo di essere un popolo tv dipendente, forse, e dico forse, ci libereremo di questa classe dirigente da 2 soldi.
Commento di Marco Cimmino — 2 Ottobre 2010 #