Piano di Sorrento

Dicembre 31, 2010 on 12:07 pm | In Politica | 2 Comments

Il 12 gennaio sarò a Piano di Sorrento, ospite di un Cineforum sui diritti, con proiezione di filmati e dibattito su temi di attualità. Presso il Centro Culturale Comunale, via delle Rose. Inizio alle ore 19.

I Moratti e la libertà di critica

Dicembre 30, 2010 on 7:02 pm | In Informazione | 2 Comments


I fratelli Moratti non dissimulano il fastidio per le critiche. Dapprima si sono impegnati tramite il proprio ufficio legale per impedire l’uscita di un documentario, “Oil” di Massimiliano Mazzotta, che racconta dell’inquinamento prodotto dalla Saras, la raffineria di famiglia, in Sardegna. L’autore fu querelato per diffamazione con richiesta di sequestro del film. Perfino i festival di documentari (ne ho avuto testimonianza in Liguria) ricevettero lettere dagli avvocati che ne sconsigliavano la proiezione. Oggi quel documentario, dopo essere stato trasmesso da Current Tv, è visibile su YouTube. Poi, a metà dicembre i fratelli petrolieri hanno emesso un comunicato stampa per diffidare “i media” (presi così, indistintamente) dal dare spazio a un libro che li critica: “Nel Paese dei Moratti” di Giorgio Meletti (Chiarelettere), che tratta il tema della sicurezza sul lavoro nella Saras e altre storie. QUI il riassunto della vicenda. Ora, avviare iniziative giudiziarie è un diritto di chiunque si senta diffamato, e nessuno lo vuol negare proprio ai Moratti, anche se chi occupa una posizione di potere economico o politico potrebbe forse dimostrare un grado maggiore di tolleranza verso le critiche, proprio perché - se sente di avere ragione - ha tutti i mezzi per rispondere pubblicamente alle accuse. Nell’intimare ai media di non parlare di un libro sgradito, tuttavia, i fratelli Moratti fanno registrare un salto di qualità nella censura, manifestando la volontà di condizionare, addirittura in modo preventivo, la libertà del dissenso e la circolazione delle opinioni. Lo scrive con chiarezza, oltre all’autore del libro, l’editore Lorenzo Fazio in QUESTO articolo. La pretesa di censura preventiva attraverso la minaccia di querele (e annessi risarcimenti per danni) colpisce perché è una dimostrazione di pura arroganza, tipica della cultura berlusconiana. E’ pur vero che la reazione che la notizia ha suscitato, almeno sul web, fa pensare, anche in questo caso, a un effetto boomerang. Quasi una indesiderata spinta promozionale per il libro. Ma la questione culturale rimane. In democrazia non ci sono santuari inviolabili dalle inchieste giornalistiche e alle critiche non si risponde con le minacce. Un contributo in direzione contraria e alla portata di tutti sarà parlare del libro in ogni sede. Qui a Milano proveremo a organizzare una presentazione con l’autore. Se nel frattempo capiterà di incrociare uno dei fratelli Moratti, naturalmente, gli chiederemo un chiarimento. E lo inviteremo alla presentazione.

Segnalazioni

Dicembre 24, 2010 on 2:07 pm | In Politica | 7 Comments

Il 15 gennaio sarò a Caltanissetta; il 29 gennaio ad Andrano, in provincia di Lecce. Per incontri pubblici. Nei prossimi giorni i dettagli.

Il 22 gennaio è prevista un’Agorà a Desio, insieme a gruppi locali, su malaffare amministrativo e infiltrazioni mafiose in Lombardia.

Comunione e Fatturazione

Dicembre 22, 2010 on 1:15 pm | In Politica | 14 Comments


Nel video una recente incursione del nostro amico Duccio presso alcuni esponenti di punta di Comunione e Liberazione, la Lobby d’affari e di politica che con il suo braccio operativo chiamato Compagnia delle Opere ha in mano la Lombardia, e non solo.

La capacità di indignarsi

Dicembre 20, 2010 on 2:07 pm | In Politica | 21 Comments


‎”Spero che la gente ritrovi la capacità di indignarsi”, auspica D’Alema in questo monologo con Fabio Fazio di ieri sera. Speriamo anche noi che si ritrovi la capacità di indignarsi - sia chiaro: con toni pacati, beneducati e riflessivi, proprio come piace ai “moderati” - verso un ceto di sottopotere pseudoprogressista, corrotto, immobile e ricattabile, che non ha fatto NULLA per arginare lo sfondamento berlusconiano e ora si propone di disinnescare le primarie di coalizione, alleandosi con Fini e Casini, anche a costo di sacrificare l’alleanza con Vendola e Di Pietro. Ora che rischiano di rendere davvero contendibili le candidature, sottraendo un poco di potere alle oligarchie, le primarie non vanno più bene. Malgrado lo Statuto del partito. Alla fine nemmeno quelle per la scelta dei candidati al parlamento saranno convocate, diranno che non c’è tempo. Che invece non mancherà per autorizzare “in deroga” le candidature di chi ha tre o più legislature alle spalle. Colpisce ogni volta la disinvoltura, anzi la faccia di bronzo di sopravvissuti come D’Alema. Dovrebbe scomparire dalla scena pubblica, ritirarsi a vita privata, e invece è ancora lì, a recitare la parte dell’oppositore con cultura di governo, a teorizzare governi con chi vuole “ricostruire il centrodestra”, dopo sconfitte brucianti e una sequenza di scandali e fallimenti che altrove sarebbero costati la carriera al più umile dei rappresentanti delle istituzioni. (L’intervista strappata dall’amico Antonino Monteleone è eloquente: la trovate QUI). Come disse Nanni Moretti quella sera a piazza Navona? Con questi dirigenti non vinceremo mai. Era il 2002. L’errore storico, giustificato dalla cultura del “meno peggio”, è stato non concentrare tutti gli sforzi per cacciarli allora. Qui c’è la risposta di Nichi Vendola. Prima parte. Seconda parte.

Post scriptum

Può essere utile fare pressione a favore delle primarie, che hanno deciso di scippare. Dentro e fuori la rete. QUi c’è un appello da sottoscrivere e diffondere. Ma ognuno, se crede, usi le forme che preferisce. Dalle lettere ai giornali alle telefonate alle sedi nazionali e locali del Pd.

Sergio Romano

Dicembre 15, 2010 on 4:26 pm | In Politica | 23 Comments


‎”Berlusconi ha certamente vinto. Sarebbe assurdo negarlo e inutile disquisire con acrimonia, in questo momento, sul modo in cui ha sconfitto i suoi avversari”.

Sergio Romano, in un editoriale di prima pagina sul Corriere della Sera di oggi.

La corruzione diventa un “modo” di fare politica. La denuncia della corruzione diventa “acrimonia”. Sarà questa la “moderazione” tanto cara al buon de Bortoli?

Quando parliamo di distorsione del senso delle parole, funzionale alla mutazione della percezione della realtà, ci riferiamo a contributi come questo. La preoccupazione di Sergio Romano è di analizzare con realismo la rozza materia dell’attualità politica, senza caricare i toni. L’effetto culturale è di contribuire alla normalizzazione di un fenomeno politico che ha spinto la corruzione fino all’eversione, generando assuefazione.

Anche il finale dell’articolo è degno di nota. Ora B. rinunci ai lodi e all’attacco alla magistratura, suggerisce Romano, concentrandosi semmai sulla riforma della giustizia. A uno sguardo poco attento, l’appello sembrerebbe ispirato al buon senso. In realtà è un nitido frammento della consueta ipocrisia, poiché chi lo firma finge di non sapere (se n’è accorto perfino Fini) che il perseguimento dell’impunità, per sé e per i membri del clan, è la pulsione prioritaria di quel soggetto.

Di stratagemmi impunitari ne commissionerà quanti gliene servono fino alla risoluzione definitiva delle sue grane con la legge. La diffamazione della magistratura proseguirà fino a quando ci sarà un processo pendente sugli uomini del clan. L’eversione quotidiana non è un optional per questi black blok della politica.

Corruzione e libertà

Dicembre 14, 2010 on 7:20 pm | In Politica | 16 Comments


“Questa è la grande illusione: che ciò che è vuoto ed è fasullo non possa durare. Non è vero: dura”.

La corruzione e l’intimidazione, ancora una volta, sono state le armi decisive. Parlo del voto di fiducia di oggi in parlamento. Fini non è riuscito ad affondare il signor B., che perde la maggioranza, ma - avendo comprato i voti necessari - si risparmia l’umiliazione di essere sfiduciato. Con buona pace dei tanti ingenui che lo davano per finito e grazie anche al presidente Napolitano che gli ha concesso un mese di tempo per riorganizzarsi. Fin quando avrà capacità d’acquisto, tv e un partito personale, con questo losco individuo e con la sua banda dovremo fare i conti. Certo, non potrà restare al governo a lungo con quel margine risicato. Ma il round se l’è aggiudicato lui. La sensazione diffusa è che il voto anticipato, voluto in particolare dalla Lega, si avvicini. E in tal caso - malgrado il fallimento di questo governo e il cumulo di scandali e macerie che ha lasciato sul campo - non è affatto detto che l’alleanza Pdl-Lega non risulti di nuovo vincente. Gli italiani che votano questi due partiti difficilmente cambiano idea. Le radici di tale ostinazione costituiscono la prima causa dell’anomalia italiana. In subordine c’è l’ipotesi dell’allargamento della maggioranza di governo all’Udc di Casini, ritornato centrale. Dall’altra parte, invece, non si muove foglia. L’unica opposizione del mondo che non chiede il voto a gran voce di fronte a un governo fallito e privo di maggioranza, è il Pd. Il cui gruppo dirigente, com’è noto, è fatto dalle stesse persone che hanno storicamente contribuito, per ignavia e incapacità, a questo sfascio. Sono fermi alla proposta di fare un governo istituzionale per la modifica della legge elettorale e la gestione dell’emergenza economica, prima di andare alle urne. Dopo il voto di oggi, una prospettiva del genere sembra meno probabile. Dal canto suo, Di Pietro almeno gliele canta e questo a molti piace e forse basta, ma dovrebbe stare più attento a chi imbarca in parlamento, visto che un paio dei saltafosso decisivi, ancora una volta, li ha nominati lui. Manca un progetto alternativo: questa è la cosa più grave. Di primarie per la scelta del candidato primo ministro, ancora non si parla. Potrebbe vincerle Vendola, e questo fa paura ai capi del Pd. Né si conoscono il perimetro e le idee di una possibile coalizione di centrosinistra. Tutto ciò, mentre la credibilità internazionale del Paese è ridotta a zero, il debito pubblico è alle stelle e mezza Italia protesta perché non ce la fa più.

Risposta a de Bortoli

Dicembre 11, 2010 on 2:01 pm | In Politica | 46 Comments


Ieri il direttore del Corriere della Sera ha pubblicato un suo commento, dopo il botta e risposta con Vespa. Lo trovate QUI.

Ecco la mia risposta. Non spero in una pubblicazione. Ma volevo almeno indurlo a riflettere su alcuni punti sostanziali, al di là dell’episodio da cui scaturisce la polemica. Chi ne condivide il senso, può inviarla o inviare un suo commento a fdebortoli@corriere.it. Sarà lieto di sapere che lo leggiamo con interesse.

Gentile dottor de Bortoli

l’altro ieri lei ha compiuto il suo dovere di direttore pubblicando sul Corriere la mia replica a Bruno Vespa con la medesima evidenza concessa al conduttore Rai. Di questo mi congratulo.

Quasi a farsi perdonare, lei ieri ha pubblicato un commento (non firmato, ma facilmente attribuibile al direttore) in cui fa affermazioni assai discutibili e direi anche emblematiche di un sistema culturale che discute di opinioni e non di fatti, mentre considera i cittadini che alzano la testa dei facinorosi, quando non degli squadristi. Replico per punti.

1 Lei definisce la nostra contestazione a Vespa “un episodio di intolleranza grave”. Su quali basi? Criticare a viva voce le storture dell’informazione Rai ed esporre dei piccoli cartelli per cinque minuti, di fronte a uno che abita in tv da quarant’anni, è così grave? Per la cronaca, l’unico momento di violenza è stato quando Vespa ha messo le mani addosso a una persona del nostro gruppo, strattonandolo.
Se l’avessimo fatto noi, cosa avrebbe detto Vespa e cosa avremmo letto sul Corriere?

2 Lei associa la nostra contestazione all’episodio del giorno dopo a Genova, che - secondo le cronache - ha visto alcune persone fare a pezzi delle copie del volume di Vespa in una libreria. E dice di aspettarsi che io prenda le distanze da quell’ “episodio violento”. Non ci siamo, dottor de Bortoli: accostare la critica politica, pacifica e documentata, per quanto accesa possa essere, alla violenza, per quanto simbolica essa sia, non è un buon servizio alla verità. In tanti anni non ho MAI compiuto il benché minimo gesto di violenza verso uomini o cose. Né io, né i miei amici. Anzi, abbiamo spesso subito le attenzioni non benevole di militanti di partito, poliziotti e bodyguard. Perché dovrei prendere le distanze rispetto a una modalità di comportamento che non ho mai adottato?

3 Come per dimostrare che non parteggia per me, lei ricorda di aver subito le mie “sgradevoli attenzioni” e le mie “gratuite accuse”, “più volte”, proprio come Vespa. Non discuto che le mie attenzioni le risultino “sgradevoli”. Quel che contesto è il seguito: quali sarebbero le mie “accuse gratuite”, dottor de Bortoli? Con lei, insieme ad alcuni amici di Qui Milano Libera, finora ho avuto due momenti di dissenso diretto: il primo, sulla sentenza Andreotti; il secondo, sulla corruzione Mondadori. Su Andreotti, lei ha sostenuto di non avere alcun imbarazzo a dibattere con lui senza chiedergli conto delle responsabilità (gravi?) che al più longevo parlamentare italiano sono addebitate da una sentenza definitiva che l’ha assolto per intervenuta prescrizione del reato, ritenuto commesso - ma lei questo l’ha negato - fino al 1980. Sulla corruzione Mondadori, in sostanza le domandai: è moralmente compatibile con la dignità di una democrazia che il committente e beneficiario di un (grave?) reato di corruzione, da cui se l’è cavata per un cavillo procedurale, dunque di fatto un ladro di case editrici, sia primo ministro? Pur riconoscendo, a
differenza di Vespa, il fatto che la corruzione previtian-berlusconiana è risultata provata in giudizio, lei abilmente svicolò. Né ha mai toccato la questione della compatibilità morale di un premier-corruttore prescritto in un suo editoriale contro la “decandenza morale della politica”. Rispetto a questi due momenti, di grazia, quali sarebbero le “accuse gratuite”? Sa com’è, le parole sono importanti, proprio come i toni.

4 Senza sfiorare i veri temi della nostra contestazione, lei scrive che “Vespa ha perfettamente ragione” quando reclama la ghettizzazione dei “moderati”. Verrebbe da domandarsi quale sia questo ghetto, forse lo schermo televisivo nazionale occupato dal nostro eroe mattina e sera, oppure la direzione di un grande quotidiano? Ma il punto sostanziale è un altro. Noi non critichiamo la “moderazione” di Vespa, ma le gravi anomalie dell’informazione Rai che egli rappresenta, effettuali rispetto alla dipendenza dell’informazione “pubblica” dall’oligarchia dei partiti, e in particolare, in questa fase, dal gruppo di potere berlusconiano. Per dirla con il Giorgio Bocca di ieri, “Vespa è un servo di regime, la verità non è di destra né di sinistra”.

5 Chissà perchè, dottor de Bortoli, lei sente il bisogno di dire che ci divide tutto, a cominciare dall’ “educazione”. Io penso che restare in silenzio o parlare sottovoce di fronte agli abusi e alle ingiustizie non sia necessariamente un segno di buona educazione. Specialmente quando il cittadino ha nelle corde vocali il suo unico potere. Chi trasforma anche gli scandali in opinioni e non avverte come nemico della Costituzione e della cultura liberaldemocratica il gruppo di potere capeggiato da Silvio Berlusconi non è un moderato. Perché c’è un solo modo di difendere i principii non negoziabili: l’intransigenza.

6 Spesso all’estero si domandano: perché gli italiani non reagiscono? Si potrebbe aggiungere quest’altra domanda: perché gli italiani che reagiscono vengono trattati come facinorosi dai quotidiani (sedicenti) liberaldemocratici?

Segnalazioni

Dicembre 11, 2010 on 12:50 pm | In Politica | No Comments


Due iniziative a Milano nei prossimi giorni.

14 dicembre
presentazione del documentario In coda, con la presenza degli autori, più dibattito con Jorge, del comitato Migranti, Vittorio Agnoletto e altri. Presso il Negozio civico Chiamamilano, largo Corsia dei Servi. Dalle ore 20,45.

16 dicembre
“Per non dimenticare”. Convegno su Genova 2001, strage di Brescia, piazza Fontana e altre storie. Con Livio Pepino, Daniele Biacchessi, Gilberto Pagani, Giuliano Pisapia e altri. Camera del Lavoro. Dalle ore 20,30.

Replica a Vespa

Dicembre 8, 2010 on 8:21 pm | In Informazione | 52 Comments

Ecco la replica alla lettera di Bruno Vespa. L’ho inviata al direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, chiedendogli di pubblicarla in modo integrale e con la medesima evidenza concessa allo scritto del conduttore di Porta a porta, cioé nelle cronache politiche. Vedremo cosa deciderà.

Lettera al Corriere della Sera

Sul “Corriere” del 7 dicembre, a pag. 15, Bruno Vespa ha impiegato circa novanta righe per dire in sostanza due cose: 1 a Milano io e un gruppo di amici l’avremmo pesantemente insultato 2 quest’episodio sarebbe sintomatico di un “clima” volto a costringere al “lazzaretto degli appestati” i
giornalisti moderati come lui. Proprio un bel concentrato di mistificazione e vittimismo, due specialità della cultura berlusconiana. Rimettiamo le cose in ordine. La dialettica fra presunti moderati e presunti estremisti non c’entra nulla: a noi interessa la qualità dell’informazione Rai, un bene pubblico, (e per lo stesso motivo invochiamo anche una legge antitrust nel mercato tv e una sul conflitto d’interessi), non le opinioni politiche del cittadino Vespa. La cronaca dei fatti, poi, è distorta: i poliziotti inutilmente allertati, ad esempio, non erano “due”, ma almeno sei e in seconda battuta ancora di più. Non c’è stato alcun problema di sicurezza. La libreria era tutt’altro che “affollatissima”, essendo presenti poche persone, che nessuno ha spaventato, in buona parte disinteressate o concordi con noi. E così via. Ma soprattutto Vespa non può cavarsela liquidando come “insulti” le nostre critiche: legittime, documentate, condivise da moltissimi italiani. E registrate a futura memoria sul nastro di una telecamerina digitale. Il trucco è vecchio, spesso incanta gonzi e perbenisti, ma rimane un espediente da codardi. E’ vero: come altre volte in passato (e come farò ogni volta che vorrò esercitare il mio diritto di critica verso gli esponenti dell’oligarchia nazionale), nei giorni scorsi, a Milano, città dove Vespa è ben noto fin dai tempi di Valpreda (dicembre 1969), ho colto l’occasione di due appuntamenti pubblici per interpellare in modo non reverenziale il nostro inviato a Cogne: la prima, al Circolo della Stampa, la seconda alla libreria Mondadori di piazza Duomo. Al Circolo della Stampa gli ho chiesto conto del contributo da lui abilmente fornito alla campagna governativa di criminalizzazione del dissenso, che ha avuto il suo momento culminante durante la gestione mediatica del “caso Tartaglia” (ricordate? “partito dell’odio”, “mandanti morali”), con uno sgradevole risvolto che mi ha riguardato personalmente. Alla libreria Mondadori, poi, abbiamo ricordato, a voce e sui nostri piccoli cartelli colorati, altri fatti. Eccone alcuni: a l’occupazione del palinsesto da parte di Vespa per quattro sere alla settimana più gli extra: anomalia antitetica al pluralismo b) la pubblicità gratuita dei suoi libri su tutte le reti radio-televisive del servizio pubblico: inaccettabile privilegio c) la fiction mediatica filogovernativa del post-terremoto all’Aquila d) l’abitudine dichiarata di cucire trasmissioni su misura addosso agli ospiti vip: vedi la famosa telefonata intercettata con l’allora segretario di Fini: incompatibile con un’idea sana di giornalismo e) l’abitudine, altrettanto malata e conclamata, di non dedicare trasmissioni a scandali sgraditi a quello che dal 1993 è il suo nuovo (moderatissimo, come ognun sa) “azionista di riferimento” e alla sua Cricca, ora scricchiolante - e questo forse preoccupa il notaio del “Contratto con gli italiani” nonché editorialista di Panorama f) la capacità di distrarre l’attenzione dai fatti e dalle voci scomode attraverso un uso sapiente del gossip e dell’intrattenimento g) l’accanimento nella pornografia del dolore e dell’orrore, da Cogne ad Avetrana e oltre. I miei amici e io, in quanto cittadini italiani, ci sentiamo quotidianamente insultati da chi usa in questo modo, traendone ingenti profitti in termini di denaro e di potere, le strutture dell’azienda che - ricordiamolo ancora - appartiene allo Stato, cioé alla collettività, non al governo e ai suoi propagandisti. Ecco dove nasce il nostro sdegno: chi ha conservato uno sguardo morale sulla realtà vede che si tratta di una forma di legittima difesa. Altro che peste! L’unico contagio che ci interessa, cari lettori, è la sconfitta dell’assuefazione. Su la testa!

Piero Ricca

Post scriptum

Il Corriere ha pubblicato la mia lettera un modo integrale a pag. 9 nell’edizione odierna. Ringrazio il direttore Ferruccio de Bortoli

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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