Vittorio Agnoletto
Giugno 8, 2011 on 4:40 pm | In Politica | 1 CommentDi quel che accadde a Genova nel luglio 2001 si deve continuare a parlare. Almeno fin quando la banda di criminali che ordinò ed eseguì la “macelleria messicana” continuerà a lavorare indisturbata al vertice della Polizia di Stato, protetta da un ceto politico incompatibile con la verità. Il recente libro di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci, “L’eclisse della democrazia” (Feltrinelli), fino a questo momento oscurato dai grandi media, è un utile contributo alla comprensione dei fatti e, a dieci anni di distanza, riprende il filo brutalmente interrotto delle ragioni, più che mai attuali, del Movimento che intendeva costruire “un altro mondo possibile”.
Nel video, suddiviso in due parti, abbiamo raccolto la testimonianza di Vittorio Agnoletto.
La seconda parte.
Questa sera
Giugno 8, 2011 on 11:18 am | In Politica | 2 CommentsRicordo l’appuntamento di questa sera, otto giugno, con Beppino Englaro, Mina Welby, Gianna MIlano, Marilisa D’Amico. Dalle ore 18,30, Libreria Cafè Gogol. Via Savona 101. Milano. Per parlare di testamento biologico e libertà di cura. (Si svolgerà anche in caso di pioggia, all’interno).
I 5 referendum di Milano
Giugno 8, 2011 on 10:52 am | In Politica, Informazione | No CommentsIL 12 e 13 giugno a MIlano si voterà per ben nove referendum. Cinque quesiti sono esclusivamente cittadini e riguardano l’ambiente e la mobilità. Sono stati proposti daò comitato Milano si muove che ha dato vita a un’ampia mobilitazione della società civile e fa a capo a tre personaggi della politica milanese, di diversa estrazione: l’ex assessore della giunta Moratti, Edoardo Croci; il verde Fedrighini e il radicale Cappato. Il quorum di validità previsto in questo caso è del 30 per cento degli aventi diritto al voto e dunque il risultato, trainato dai referendum nazionale, dovrebbe essere a portata di mano. I quesiti (di tipo “consultivo d’indirizzo”) non sono certo vincolanti per l’amministrazione, ma un successo dei SI, che auspico affinché la città sia resa più vivibile - e l’emergenza ambientale è la vera priorità di Milano - rappresenterebbe comunque una indicazione precisa della volontà dei cittadini di cui il nuovo sindaco, che ha firmato per la convocazione di queste consultazioni, sarà chiamato a tener conto.
Su QUESTO SITO si possono reperire tutte le informazioni.
L’uscita di Santoro dalla Rai
Giugno 7, 2011 on 5:12 pm | In Politica, Informazione | 11 Comments
Buongiorno Piero, sono Stefano e ti scrivo da Brescia.
Mi piacerebbe sapere la tua opinione su Annozero. Fammi dire due concetti però: ma perchè mandano via uno che fa un programma di successo, che fa guadagnare l’azienda? tutte queste persone che guardano Annozero avranno un motivo per seguire il programma, evidentemente piace, evidentemente è interessante. Io critico aspramente la Rai per questa scelta. Al governo non piace questo tipo di televisione che critica l’operato del presidente del consiglio, questo è il problema.
Trovo veramente assurdo tutto questo, e pagara il canone per questa Rai, e io sono uno di destra tanto per capirci…
Dimmi la tua opione. Grazie, Stefano.
Caro Stefano,
l’uscita di Santoro dalla Rai era nell’aria da tempo. Quel che si legge è che il conduttore di Annozero e la Rai hanno raggiunto un’intesa consensuale con tanto di buonuscita milionaria. Ma è altrettanto noto che Santoro non sopportava più di lavorare in un clima politicamente così ostile, di doversi sempre difendere da attacchi e sabotaggi. Ora avrà la possibilità di sperimentare - come dice - nuove forme di giornalismo televisivo a La7 - una rete in crescita, la cui proprietà starebbe per passare di mano, forse a De Benedetti - dove sembra ormai sicuro che approderà dalla prossima stagione. Personalmente, se lo vuoi sapere, ho sempre meno interesse per programmi come Annozero, in particolare per il “dibattito” in studio fra sagome fisse. Né ho simpatia per un modello di giornalismo in cui l’autore-conduttore recita la parte del mattatore, quasi sovrapponendosi alle notizie. Per molti di noi è un modello superato, visto che ora possiamo accedere direttamente alle fonti e confrontare le varie notizie su internet. Penso inoltre che il ricambio in Rai, dopo tanti anni di presenza in video, sia necessario per chiunque, anche per gli autori e i conduttori dei programmi di successo. E i talenti, se uno li valorizza e li lascia lavorare, non mancano (ma dubito che, finché non cambierà il critierio di nomina dei dirigenti di rete e di testata, questo avverrà mai) Tuttavia è innegabile, come ricordi tu stesso, che Santoro faccia ascolti di primo livello con un’impaginazione della realtà discutibile, ma di qualità superiore alla media di un panorama televisivo per lo più piatto, conformista e asservito. “Audience” significa interesse di pubblico e anche ricavi pubblicitari. Da questo punto di vista Annozero esprime un valore editoriale ed economico per l’azienda pubblica, che evidentemente oggi passa in secondo piano, come accadde a suo tempo per Il fatto di Enzo Biagi. Inutile dire che la questione è tutta e solo politica: l’annosa ostilità della dirigenza Rai verso Santoro è il riflesso dell’avversione berlusconiana verso l’indipendenza dell’informazione. Hanno cercato di cacciarlo in tutti i modi in passato e ora finalmente se ne sono liberati - dopo averlo sfiancato e in qualche modo indotto, come forma di legittima difesa, al ruolo di gladiatore della libertà di cronaca - con il suo consenso. Giovedì sarà probabilmente l’ultima puntata di Annozero. A Palazzo Grazioli festeggeranno. Non festeggerà chi pensa che l’informazione deve controllare i governi, non esserne controllata. Da settembre molti spettatori Rai traslocheranno su La7. Sembrano a rischio anche Report di Milena Gabanelli e altri programmi non graditi al manovratore. Se va avanti così rimarranno solo gli adulatori e i cerchiobottisti, che ci piacciono ancor meno, molto meno, dei mattatori. In sintesi, il mio giudizio sulla vicenda è questo: a) da utente ho forti riserve sul modello Santoro b) nel contesto attuale la sua presenza è un valore positivo e, che ci piaccia o no quel modello, andrebbe tutelata c) la sua uscita di scena è la conseguenza di un’ostilità politica, che impoverirà ulteriormente la Rai d) siccome quell’azienda è deilo Stato, cioè dei cittadini, non del governo, dovremmo tutti esigere un ricambio politico che crei le condizioni affinché l’informazione pubblica consenta ai cittadini (soprattutto a quelli che non hanno familiarità con i media alternativi) di formarsi un giudizio critico, senza bisogno dei servi e dei mattatori. Perché l’informazione è la democrazia. E in questa vigilia referendaria lo stiamo una volta in più verificando. Ma la riforma della Rai sarà mai nel futuribile programma di governo dell’ancora inesistente coalizione di Centrosinistra? Dato per scontato che mister B. e la sua ciurma le tenteranno tutte pur di mantenere sotto anestesia la maggioranza degli italiani, quest’ultimo è il tema che forse dovrebbe preoccuparci (e occuparci) di più.
Droghe. Il fallimento del proibizionismo
Giugno 6, 2011 on 1:04 am | In Politica | 16 CommentsCambia l’approccio della Commissione Onu contro le droghe. Il Report 2011 della Global Commission on Drug Policy, presentato ai primi di giugno, dice a chiare lettere che le politiche proibizionistiche hanno fallito (video) e invita i governi ad “assumere modelli di legalizzazione delle droghe” in modo da “indebolire il potere delle organizzazioni criminali e salvaguardare la salute e la sicurezza dei cittadini”. In molti la pensiamo così: il proibizionismo non riduce il consumo, favorisce il crimine organizzato e aggrava le condizioni dei tossicodipendenti. E’ tempo di aprire un dibattito serio sulle proposte delle organizzazioni antiproibizionistiche. I governi che davvero volessero affrontare il problema senza paraocchi ideologici, orientando le proprie politiche alla riduzione dei costi sociali, dovrebbero legalizzare senza indugi le cosiddette droghe leggere e sperimentare somministrazioni controllate delle altre sostanze. Ovviamente l’attuale governo italiano ha chiuso la questione in un minuto: “baggianate”, ha detto il sottosegretario Giovanardi. Riusciranno a dare una risposta leggermente più articolata le forze politiche dell’attuale opposizione?
Spartaco Mortola
Giugno 3, 2011 on 5:00 pm | In Politica | 12 CommentsFinalmente Spartaco Mortola è diventato questore. La notizia della promozione è di ieri. E non è una bella notizia per chi si ostina ad avere fiducia nell’istituzione Polizia di Stato. Spartaco Mortola è quel dirigente di polizia che abbiamo imparato a conoscere bene nei giorni del G8 di Genova, dieci anni fa, e poi durante la repressione del popolo No Tav. Già capo della Digos di Genova, poi promosso vice-questore di Torino, per gli abusi durante il G8 ha subito due condanne in appello: tre anni e 8 mesi e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per l’irruzione alla scuola Diaz e un anno e due mesi (insieme a De Gennaro) per induzione alla falsa testimonianza. Sia chiaro: il principio di non colpevolezza fino a condanna definitiva (art. 27 della Costituzione) vale anche per lui. Ma in questi casi il problema è un altro e si chiama: credibilità delle istituzioni. Il problema è la capacità dei vertici di Polizia di apparire oltre che di essere al di sopra di ogni sospetto. Per riguadagnare credibilità rispetto ai fatti di Genova, c’era un solo modo: avviare percorsi di accertamento delle responsabilità, di bonifica interna, collaborando con l’indagine giudiziaria e promuovendo procedimenti disciplinari. Spalleggiati da gran parte del sistema politico, i vertici della polizia hanno deciso di fare tutt’altro, negando ogni addebito, attenendosi a una ferrea linea di omertà. Risultato? Tutti i dirigenti coinvolti negli abusi di Genova hanno fatto carriera. Anche per questo, la ferita inferta alla coscienza civile nel luglio del 2001 non si è ancora rimarginata e la credibilità della polizia, almeno agli occhi di chi in questi dieci anni non ha perso la memoria, si è ulteriormente indebolita.
SI’
Giugno 1, 2011 on 12:05 pm | In Politica | 19 CommentsIl referendum contro il nucleare si farà, nonostante la legge-truffa fatta apposta per impedirlo. Lo ha deciso oggi la corte di Cassazione. La notizia è di pochi minuti fa.
Ora l’ostacolo sarà il prevedibile boicottaggio mediatico, che già stiamo sperimentando da settimane. Pdl e Lega daranno indicazione di non voto. Ma molti loro elettori - se informati - potrebbero non accettarla perché acqua e ambiente sono temi trasversali agli schieramenti di partito. In parallelo agli spazi informativi che a fatica si riuscirà a strappare sulle reti Rai, è dunque necessaria una mobilitazione eccezionale nelle piazze e sui media alternativi alla tv - come quella messa in campo in tante città alle ultime elezioni amministrative - per informare e motivare al voto il maggior numero di persone, in modo da raggiungere il QUORUM e dunque far vincere i SI’ ai QUATTRO quesiti. Dopo l’esito dei ballottaggi e la decisione della Cassazione di oggi, si rafforza una convinzione. Per i contenuti dei quesiti, per il loro valore simbolico - beni comuni, sviluppo sostenibile, uguaglianza davanti alla legge - per il metodo di comunicazione e mobilitazione che si rende necessario, per il contesto politico in cui si collocano, Il 12 e 13 giugno è davvero un’occasione straordinaria per affermare un’idea diversa e migliore di politica, fondata sulla partecipazione e la responsabilità. Serve il contributo di tutti.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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