Due giorni in Val di Susa
Luglio 5, 2011 on 11:22 am | In Politica, Informazione |Scrivo al ritorno dalla Val di Susa. Sono stati due giorni intensi, con un copione ampiamentie prevedibile, anzi già scritto. Una grande manifestazione popolare, gioiosa e pacifica, piena di consapevolezza e di civile indignazione, è stata sminuita, offuscata, criminalizzata dalle cronache degli scontri fra marginali frange estreme e polizia e dalla feroce strumentalizzazione dei commentatori a gettone e dei membri della casta partitica, mai come oggi uniti nella lotta contro la verità dei deboli. Più realisti del re, alcuni giornali hanno scritto di “tremila partecipanti”, una cifra perfino al di sotto dei dati forniti dai comunicati dello zelante ufficio stampa della questura di Torino (il medesimo ufficio stampa che ha parlato di “188 agenti feriti”: praticamente una carneficina). Eravamo almeno quindici volte di più. Molti, come me, venuti da fuori, a sostenere una lotta tutt’altro che violenta e localistica: questa è la prima questione da sfatare. Le ragioni che portano a dire no al Tav riguardano tutti gli italiani, poiché richiamano la necessità di un’alternativa radicale a un sistema politico ed economico che non funziona più, marcio com’è di corruzione, fondato su media al servizio di oligarchie d’affari e di partito, programmato per sfruttare a oltranza i beni comuni nel mito delle “grandi opere” e dell’ineluttabilità dello “sviluppo”, incapace di concepire un progresso fatto di scelte condivise, giustizia sociale, rispetto dell’ambiente, qualità autentica del vivere. Già conoscevo la Valle e da tempo sono solidale con il Movimento No Tav. Da questo viaggio porto a casa ulteriori fotogrammi indelebili, di storie e di volti. I volti dei valligiani in lotta, soprattutto le donne che non hanno mai fatto politica prima, persone molto diverse tra loro, ma unite dalla volontà di difendere la propria comunità e protagoniste di uno straordinario laboratorio di democrazia partecipata e competenza diffusa. E poi i volti degli agenti di polizia, esseri umani come noi, che però hanno rinunciato a porsi domande e a tentare di capire, pedine ottuse di un potere che schiaccia i deboli dividendoli, e quando non basta l’inganno usa la forza. Fa impressione vedere l’esercito schierato a difendere le recinzioni di un cantiere inesistente, una valle che risuona del roteare degli elicotteri e pullula di divise antisommossa, fa impressione il fumo dei lacrimogeni tra gli alberi, sparati ad altezza d’uomo su manifestanti pacifici. Non volendo sentirci in guerra, con gli amici che erano con me per girare un documentarietto abbiamo rinunciato a dotarci di maschere antigas e ci siamo beccati in pieno il nostro bravo lacrimogeno fuori ordinanza, mentre ci trovavamo in uno spazio autorizzato per il corteo. Il gas ti blocca il respiro, ti fa lacrimare gli occhi, ti brucia la gola. Ti aiuta a capire quanto sia assurdo indebitare il futuro per ventidue miliardi e occupare militarmente dei boschi (più un museo archeologico di primo livello) per impiantarci un tunnel che la popolazione locale per molti validi motivi rimasti inascoltati non vuole e sentirà sempre come nemico. Ancor più assurdo è pensare di far durare in queste condizioni un cantiere per vent’anni. Perché una cosa è certa: la lotta dei Valligiani proseguirà. Con metodi e risorse che sono ancora tutti da definire, ma proseguirà. Il grosso degli attivisti storici No Tav è incapace anche solo di immaginare qualsivoglia gesto di violenza. Tuttavia, pochi nel Movimento se la sentono di “isolare e condannare”, come viene richiesto dai sacerdoti della buona creanza degli ultimi, i giovani, della Valle e di fuori, che con maschera, pietre e bastoni sono andati nei boschi a cercare di riprendere possesso del presidio della Maddalena, imbattendosi nei soldati di uno Stato che considerano occupante. Tutto il Movimento sente di subire un’occupazione militare. Dopo vent’anni, per comprensibili ragioni, l’esasperazione è il sentimento prevalente. Un dolore pieno di rabbia, impastato di impotenza e di sfiducia. Sarebbe un tragico errore per i portavoce del Movimento non tenerlo rigorosamente sotto controllo nella programmazione dei prossimi passi. So bene che dirlo a tavolino è facile e può suonare come un vano esercizio di retorica. Ma il messaggio che ho voluto portare a ogni persona che ho incontrato è proprio questo: ogni proclama equivoco, ogni tentazione di violenza dev’essere bandita, perché non porterà a nulla di buono, a nessuna conquista duratura. Una nuova consapevolezza sta crescendo e ormai coinvolge milioni di persone che non si bevono più le balle dei partiti e delle gazzette al loro servizio. Si continui a parlare a questa Italia, a tutta Italia con la forza ostinata delle proprie argomentazioni ed efficaci strategie di informazione e condivisione. Ecco la fionda. L’innesco di quel grande cambiamento culturale che è già nell’aria. Per vincere tutti, continuiamo insieme.
4 Commenti »
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Ciao Piero,
Nik ha pubblicato il tuo intervento.
http://www.youtube.com/watch?v=17W4dStCfYY&lc=l8Po-cxM4RKDEmjHyAuxkP7kOeeL2OCzg_79ivW5_4I&feature=inbox
al minuto 5,35.
Grazie per esserci stato.
Commento di Serena — 5 Luglio 2011 #
Grazie Piero, te l’ho detto già incontrandoti in corteo, te lo ripeto qui; condivido tutte le tue parole.
Commento di marco — 5 Luglio 2011 #
Che bello scritto; nell’analisi, nello stile linguistico e nel raggio predittivo.
Complimenti, sembra il diario di viaggio di un osservatore settecentesco perché attento e capace di stare contemporaneamente a guardare dall’alto, come un astronauta proprio, e da dentro: viverne la dinamica anche.
Non è mica da tutti saper leggere la struttura di un fenomeno e saperne descrivere i meccanismi fisiologici con tale gusto e sincerità di sguardo. Quanti autori, dovremmo chiederci più spesso, scrivono quando dovrebbero tacere?
Quanti sanno scrivere ispirati da vera arte divulgativa? Pochi, troppo pochi. La maggior parte dei giornalisti attuali, ad esempio, non solo scambia i fatti con le opinioni, ma cosa forse più generale ancora scambia, intenzionalmente o meno, la logica con la retorica!
Grazie dunque per quest’informazione viva e distinta, crea chiarezza sulle cose.
Commento di marco tebe — 6 Luglio 2011 #
Finché la violenza dello stato si chiamerà giustizia, la violenza del popolo si chiamerà violenza.
Commento di raul franceschi (parigi) — 8 Luglio 2011 #