Lettera a Bersani
Agosto 30, 2012 on 2:19 pm | In Politica | 32 Comments“Va bene, caro Bersani,
se permetti, e la Digos non lo impedirà, proveremo a dirtelo in faccia anche noi, come tu recentemente hai chiesto ai terribili offensori del web, quel che pensiamo di te e del gruppo dirigente del Pd, limitandoci a ricordare fatti e rivolgervi domande, con molto garbo e sobrietà, come piace a voi. E non sarebbe la prima volta.
Scommetto che tu e gli altri - anche se oggi gonfiate il petto contro quei fantasmi di fascismo che vi fanno tanto comodo - vi comporterete come sempre avete fatto: scapperete verso l’auto blu o il ristorante Valtellina circondati da guardie dell’ego sgomitanti e militonti inferociti. Da vigliacchi arroganti quali siete.
Vi indispettisce tutto quel che non riuscite a controllare. Avete paura anche del MoVimento messo in campo per esasperazione da un comico (il cui successo elettorale annunciato dai sondaggi non è altro che il prodotto della marcescenza morale e politica in cui siete immersi, ma questo preferite non vederlo) non perché, come ognuno può legittimamente ritenere, sia populista, verbalmente violento o antipolitico - questa è la scusa miserabile - ma perché, che piaccia o no, sta organizzando la prima vera protesta elettorale di massa contro i privilegi e gli interessi ai quali non sapete rinunciare. E questo invece voi lo vedete benissimo.”
Maroni e il referendum No Euro
Agosto 18, 2012 on 5:50 pm | In Politica | 12 CommentsUna faccia di bronzo doc, per non dire peggio, è Roberto Maroni.
Da ministro dell’Interno - perché quest’uomo fu ministro dell’Interno - impedì l’accorpamento fra elezioni amministrative e referendum (che in tal modo tentò, invano, di mandare a monte) su acqua pubblica, giustizia e nucleare, con uno spreco di centinaia di milioni di quella che lui e il suo degno principale iniziarono a chiamare “Roma ladrona”.
Ora, da segretario della Lega Nord, o meglio di quel che ne resta dopo le ruberie acclarate dei suoi esponenti di punta, per far dimenticare gli scandali e trovare un argomento da campagna elettorale, propone l’accorpamento fra le prossime elezioni politiche e un improbabile, del tutto propagandistico “referendum consultivo” per uscire dall’euro.
A differenza dei referendum abrogativi della primavera 2011, nel perimetro delle norme costituzionali vigenti, un referendum del genere - che pure, secondo una legittima opinione, potrebbe avere un senso dal punto di vista politico - non trova alcuno spazio giuridico. E’ semplicemente irrealizzabile, a meno di non cambiare la Costituzione, obiettivo che di qui al termine della legislatura sembra difficile perfino per Maroni. E questo un ex ministro dell’Interno, sia pure un ex ministro per caso, non può non saperlo.
Napolitano e la ragion di Stato
Agosto 7, 2012 on 1:59 am | In Politica | 7 CommentsIl Quirinale fa muro contro la magistratura di Palermo che indaga sulla “trattativa” fra Stato e mafia, con l’accondiscendenza quasi unanime, spacciata per difesa della Costituzione, del sistema partitico-mediatico.
Ed è una storia grave e inquietante.
Vengono invocate, in modo evidentemente strumentale, le prerogative giuridiche del presidente della Repubblica. Si rivendica l’urgenza di una legge contro le intercettazioni telefoniche. Si arriva perfino a sostenere o si sottintende da più parti che non si deve intaccare con critiche, domande o inchieste giornalistiche l’autorevolezza “super partes” del presidente della Repubblica, specialmente nell’attuale congiuntura di crisi politica ed economica, argomento tipico di quella “ragion di stato” che proprio Giorgio Napolitano, in una recente dichiarazione pubblica, ha sostenuto non dover prevalere sulla ricerca della verità per quel che riguarda la strage di via D’Amelio e il suo contesto.
In realtà, la presidenza della Repubblica non avrebbe dovuto ripetutamente recepire e, forse, darsi da fare per assecondare le richieste di protezione di un indagato per falsa testimonianza nell’inchiesta sulla trattativa come Nicola Mancino, con il rischio di intralciare il regolare corso della giustizia.
Questo è il punto politico e istituzionale della questione, sul quale, che sia legittimo o meno l’uso processuale di quelle telefonate, cosa che verrà decisa nelle sedi competenti, a Napolitano e al suo staff, si ha tutto il diritto di chiedere spiegazioni.
Superfluo forse aggiungere che per vicende analoghe e anche meno gravi, in assenza di spiegazioni convincenti, in altri paesi si chiedono - e si danno - le dimissioni dei vertici delle istituzioni.
Gli Arancioni
Agosto 3, 2012 on 12:41 pm | In Politica | 5 CommentsNell’attuale crisi di consenso e di rappresentanza provano a inserirsi anche i sindaci “arancioni”, in prima fila Luigi de Magistris, che non nasconde ambizioni nazionali.
Gli annunci riempiono le pagine dei giornali, ma non è ancora chiarissima la linea. Questa mattina un giornale dà la Lista Arancione nell’alveo del centrosinistra, cioé dell’alleanza, recentemente annunciata, fra Pd e Sel; un altro giornale la dà fuori. A seconda del sindaco dichiarante.
Ma davvero c’è bisogno di una lista civica nazionale dei sindaci di centrosinistra, capitani non giocatori provenienti da diversi partiti ed esperienze politiche, per proseguire in parlamento la cosiddetta “rivoluzione arancione” insieme al Pd?
In teoria no. E’ evidente che la funzione di una lista simile è di sfruttare la popolarità di sindaci eletti direttamente in una recente e fortunata stagione politica, per arginare il fenomeno Grillo e l’ondata anticasta.
Forse per ora Luigi de Magistris, il più convinto tra gli arancioni, farebbe bene a concentrarsi sui problemi della città di Napoli (che non è un trampolino verso mete nazionali) e della sua amministrazione, che non sono pochi né di modesta entità.
Il vox populi per il Fatto.it dedicato al tema e girato a Napoli, lo trovate QUI
L’altro vox che abbiamo girato a Napoli, dedicato al rischio per l’Italia di “fare la fine della Gracia”, lo trovate QUI
La Porcata e oltre
Agosto 3, 2012 on 12:17 pm | In Politica | 1 CommentRiusciranno i nostri eroi, sotto l’alto patrocinio della presidenza della repubblica, a escogitare una legge elettorale peggiore dell’attuale? Missione difficile, ma non impossibile, a giudicare dalle bozze di riforma che circolano sui giornali.
Tutto sta a vedere se pd e pdl troveranno un compromesso.
L’obiettivo è ancora una volta disegnare il meccanismo che trasformi i voti in seggi più favorevole ai partiti risultati prevalenti alle ultime elezioni, rendendo nel contempo la vita difficile agli outsiders.
Vedremo cosa uscirà dagli alambicchi di questi novelli e disgraziatissimi apprendisti stregoni, ma una cosa è certa, o meglio sarebbe scontata in una democrazia rappresentativa con dei fondamentali sani: non si cambiano le regole del gioco a partita quasi finita per evitare la sconfitta o contenerne gli effetti.
Niente è più lontano dalla democrazia dell’abitudine di approvare una nuova legge elettorale - inevitabilmente su misura, visto il livello di quegli eroi - a pochi mesi dalle elezioni, tanto più da parte di un parlamento in crisi verticale di consenso e rappresentatività.
So bene e l’abbiamo detto mille volte da prima ancora che venisse approvata, che l’attuale legge elettorale, il cosiddetto Porcellum, è una legge indecente, perché, tra l’altro, consente a un pugno di capi partito di nominare il novanta per cento dei parlamentari. Ma non mi attendo nulla di meglio, anzi, da chi ora si sta dando da fare per cambiarla.
Per tempi migliori, può essere ribadito un principio generale: la legge elettorale non si cambia nella seconda metà della legislatura e comunque quando manca meno di un anno alle elezioni. Fissarne in Costituzione una chiara e semplice, forse aiuterebbe.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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