Napolitano e la ragion di Stato

Agosto 7, 2012 on 1:59 am | In Politica |

Il Quirinale fa muro contro la magistratura di Palermo che indaga sulla “trattativa” fra Stato e mafia, con l’accondiscendenza quasi unanime, spacciata per difesa della Costituzione, del sistema partitico-mediatico.

Ed è una storia grave e inquietante.

Vengono invocate, in modo evidentemente strumentale, le prerogative giuridiche del presidente della Repubblica. Si rivendica l’urgenza di una legge contro le intercettazioni telefoniche. Si arriva perfino a sostenere o si sottintende da più parti che non si deve intaccare con critiche, domande o inchieste giornalistiche l’autorevolezza “super partes” del presidente della Repubblica, specialmente nell’attuale congiuntura di crisi politica ed economica, argomento tipico di quella “ragion di stato” che proprio Giorgio Napolitano, in una recente dichiarazione pubblica, ha sostenuto non dover prevalere sulla ricerca della verità per quel che riguarda la strage di via D’Amelio e il suo contesto.

In realtà, la presidenza della Repubblica non avrebbe dovuto ripetutamente recepire e, forse, darsi da fare per assecondare le richieste di protezione di un indagato per falsa testimonianza nell’inchiesta sulla trattativa come Nicola Mancino, con il rischio di intralciare il regolare corso della giustizia.

Questo è il punto politico e istituzionale della questione, sul quale, che sia legittimo o meno l’uso processuale di quelle telefonate, cosa che verrà decisa nelle sedi competenti, a Napolitano e al suo staff, si ha tutto il diritto di chiedere spiegazioni.

Superfluo forse aggiungere che per vicende analoghe e anche meno gravi, in assenza di spiegazioni convincenti, in altri paesi si chiedono - e si danno - le dimissioni dei vertici delle istituzioni.

7 Commenti »

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  1. Il signor Giorgio Napolitano sta scuotendo alcuni pilastri della Costituzione e la partitocrazia lo sta sostenendo in questa azione destabilizzante. Nonostante gli errori compiuti da alcuni magistrati, fra questi e i politicanti sono decisamente dalla parte della magistratura.

    Commento di Loukianòs — 7 Agosto 2012 #

  2. L’intervento di Napolitano a difesa di Mancino è indice perfetto del degrado massimo di certe cariche istituzionali nelle quali le faccende private son tutt’uno con quelle pubbliche. Viltà e paura guidano ora le sue decisioni, che riguardano inevitabilmente tutti noi.
    Napolitano d’altronde non ha mai perso occasione di deludere il suo mandato di primo cittadino della Repubblica italiana: avrebbe dovuto difendere senza se e senza ma la Costituzione, invece nel corso degli anni ha difeso soltanto il suo miscrospico mondo di inciuci grinzosi e loschi con l’alibi del migliorismo o elogio dell’amoralità, imbecille corrente del PCI che ha portato allo spappolamento della sinistra italiana.
    Che tristezza avere tali figure impunibili e stantie a spregio dello Stato, e che dolore dal momento che non basteranno decenni per ricostruire la credibilità delle istituzioni! Che ne sarà dell’Italia con cittadini sempre più divisi fra primitivismo mentale e indignazione informata?
    A dimostrazione che nel nostro Paese, strangolato dall’Antistato mafioso, il tempo si è innaturalmente fermato, ecco un pensiero del 1975 che calza a pennello anche oggi: “Del resto c’è da chiedersi cos’è più scandaloso: se la provocatoria ostinazione dei potenti a restare al potere, o l’apolitica passività del paese ad accettare la loro stessa fisica presenza (”quando il potere ha osato oltre ogni limite, non lo si può mutare, bisogna accettarlo così com’è”, Editoriale del Corriere della Sera, 9-2-1975).” Pier Paolo Pasolini, scrittore.

    Commento di ab — 13 Agosto 2012 #

  3. Carissimi,
    ritengo che il Paese sia di fronte ad uno dei compiti più difficili per una democrazia: superare un passato di ipocrisie e tabù attraverso regole che da quelle ipocrisie e da quei tabù hannno avuto origine, vale a dire veleggiando in un mare procellloso di contraddizioni.
    Quando una legge è scritta con la precisa intenzione di non farla rispettare, se non dai più indifesi, è inevitabile che nel momento in cui , per mille ragioni, si cominci a farla rispettare da parte di tutti, alcuni personaggi, o ambienti, solitamete inattaccabili, non sappiano più fronteggiare la situazione e svelino istinti autoritari e financo arroganti.
    Nel caso del Presidente della Repubblica, penso che non lui quanto i suoi consiglieri più vicini rischino di non avere la saggezza necessaria e cerchino di risolvere un empasse molto grave secondo il paradigma della “non legge” o di una interpretazione della medesima coscientemente alterata.
    Altri ambiti ci danno in questi giorni esempi molto esplicativi. Basti pensare al caso dell’ILVA di Taranto, dove, forse, non ha ragione sostanziale il GIP Todisco, ma è certamente dalla parte della legge, mentre, forse, hanno ragione “sostanziale” coloro che intendono interpretare ordinanze e leggi in senso meno restrittivo. In realtà, è un corto circuito legislativo, ed è il frutto, da una parte, di leggi nei fatti troppo rigide; dall’altra, della abitudine di decenni a prendere le suddette leggi in non cale, contando sulla complicità degli interlocutori.
    Anche i sindacati hanno contribuito in tal senso. Non si chiede di stracciarsi le vesti, ma di riconoscere errori e responsabilità, giiornalisti inclusi. C’è spazio per risorgere? Ai cittadini, alla collettività l’ardua sentenza.
    Un abbraccio a Piero e a tutti i suoi amici.
    Alberto Ricci

    Commento di Alberto Ricci — 14 Agosto 2012 #

  4. Napolitano , napoletano dovrebbe avere la stessa sorte del suo illustre predecessore e compaesano Leone che fu costretto alle dimissioni dall’opposizione di allora , (a quei tempi c’era una qualche opposizione)…..

    Commento di andrea berti — 16 Agosto 2012 #

  5. Non è molto chiaro cosa si intenda per “trattativa stato mafia”.

    Domando se un ministro degli interni spedisce in Sicilia qualche barba finta,per cercare di capire che cavolo gira in testa ai mafiosi,perchè fanno saltare chiese e monumenti; questa è trattativa?

    Personalmente trovo ridicolo il Dott. Ingroia,ma è opinione personale.

    Commento di lorenzo — 30 Agosto 2012 #

  6. Non è molto chiaro cosa si intenda per “trattativa stato mafia”.

    Domando se un ministro degli interni spedisce in Sicilia qualche barba finta,per cercare di capire che cavolo gira in testa ai mafiosi,perchè fanno saltare chiese e monumenti; questa è trattativa?

    Personalmente trovo ridicolo il Dott. Ingroia,ma è opinione personale.

    Commento di lorenzo — 30 Agosto 2012 #

  7. Il comportamento del presidente Napolitano non dovrebbe suscitare perplessità, almeno a chi conosca bene la sua storia politica. Sostenitore accanito di Hitler e dell’operazione Barbarossa (leggere i suoi scritti pubblicati sul “Bo”, il GUF di Padova), dopo la guerra si iscrisse al Pci, fingendosi comunista. In realta’ fu iniziato alla massoneria dal suo mentore politico, Giovanni Amendola, padre del più noto Giorgio e infiltrato nel Pci per controllarlo e per contribuire a distruggerlo dall’interno, operazione perfettamente riuscita. I più vecchi ricordano bene i suoi viaggi negli Usa quando nessun dirigente comunista poteva solo sognarseli. Ma lui aveva il visto aperto. Andava solo a riferire e a prendere ordini dai poteri forti yankee. Ecco perchè dicevo che che non dovrebbe sorprendere il suo atteggiamento: tra confratelli ci si aiuta sempre. Saluti a tutti.

    Commento di luca martinelli — 1 Settembre 2012 #

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