Nei secoli fedele - Il caso Uva
Settembre 19, 2012 on 12:01 am | In Legalità, Informazione |Finalmente è pronto il documentario dell’amico Adriano Chiarelli - già autore del libro Malapolizia (Newton Compton) - sul caso Uva. A Roma lo presenteranno il 27 settembre. A Milano lo presenteremo a ottobre.
Qui sopra c’è il trailer.
La tragica storia di Giuseppe Uva, morto dopo un fermo di polizia a Varese, la trovate QUI. E’ forte il sospetto che si tratti di un altro abuso, ancora impunito, delle forze dell’ordine. Un primo processo si è chiuso con un nulla di fatto. Ma prima o poi chi ne ha causato la morte dovrà pagare.
Intanto a Milano l’indagine sul caso Ferrulli si è chiusa con il rinvio a giudizio davanti alla corte d’Assise dei poliziotti sotto inchiesta.
Troppi criminali negli apparati di polizia, protetti dai superiori.
Segnalo un nuovo sito dedicato agli abusi di polizia: abusodipolizia.it.
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Caro birbante, burbanzoso e radical-chic d’un Jean Pierre Ric, non fare il blouson noir dispotico e permaloso… Non eri tu ad ergerti a baluardo della libertà del costituzione pensiero? Ed invece cosa fai? Non solo cancelli i miei commenti, ma m’espelli pure dal tuo gruppo! Veniamo al dunque: quel Sandro Orlando di cui non fai che riesumare la carcassa promanante afrori graveolenti quando non sai com’altro replicare in merito alla “commissione Mitrokhin”, è sostanzialmente un mentitore. Audietur et altera pars, direbbero i saggi latini! Ed allora… Ecco la versione - virgolettata - di Guzzanti, reperibile sul suo blog (http://www.paologuzzanti.it/?p=1208), in cui ti tessé addosso fior di “soavi” e “litaniche” parole d’”elogio”: “[…]quel fior di farabutto, imbroglione, falsario cialtrone e mentitore che venne ad aggredirmi con due telecamere ripetendo a pappagallo le stesse stronzate che ha scritto qui più altre, nel maggio del 2008.
Lei è quel mentitore, cialtrone, vigliacco al quale io – rispondendo per filo e per segno alle sue stronzate – feci un culo così, la umiliai davanti alle sue due telecamere, la feci a pezzi.
E quando le dissi: lei naturalmente non avrà il coraggio di mandare in onda questa intervista in cui io la faccio a pezzi, con la sua vocetta stridula e isterica, strillò: “Per chi mi prende? Io non sono mica Canale 5, ha capito? Io pubblicherò tutto, tutto, tutto fino all’ultima parola”
E io le dissi: tu non pubblicherai nulla perché sei soltanto un piccolo vigliacco e non avrai il coraggio di pubblicare nulla perché sei un pezzo di merda.
Allora lei disse: “Lo vedrà”.
E naturalmente non pubblicò nulla e quando dopo una pioggia di proteste lei finalmente rispose, disse che non aveva pubblicato l’intervista in cui io le rompevo il culo perché non avevo fatto che ripetere “le solite cose”.
Questo, signor Pezzo di Merda è la verità.
Quanto ad Orlando, la verità è che un tizio che ho dovuto allontanare per scarsa onestà, certo Amir, prese per mio conto e a mia insaputa un impegno per un dibattito. Poiché io non sono Amir, non ho partecipato a quel dibattito anche perché a me di Orlando non importava e non importa un fico secco visto che non è nessuno.
Io avevo chiesto a Travaglio e alla coppietta B&D di battersi in un teatro davanti alle telecamere e sono fuggiti. Quello che avevo da dire è nel testo “Il mio agente Sasha”, Aliberti editore.
Quanto a lei, ritorni al suo ambiente naturale attraverso una di quelle bocche si aprono sotto i marciapiedi.”. Ad maiora, Ricca!
Commento di Afflati de'l Vespero — 23 Settembre 2012 #
Grazie dell’informazione.
Chiedo: Possono ritenersi “umani” accettabili quegli esseri che su un ragazzo indifeso hanno fatto il peggio? Quanti altri Uva, Cucchi, Aldrovandi… ci saranno ancora?
LA SENTENZA
Caso Aldrovandi, la Cassazione:
«Poliziotti violenti e depistatori»
BOLOGNA - Fu «sproporzionatamente violenta e repressiva» l’azione dei quattro poliziotti che, all’alba del 25 settembre del 2005, a Ferrara, uccisero a botte, calci e manganellate lo studente diciottenne Federico Aldrovandi rifiutando persino di togliergli le manette, mentre giaceva a terra già morto, come chiedeva il personale dell’ambulanza intervenuta sul posto. Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni depositate oggi - sentenza 36280 - e relative all’udienza nel corso della quale, lo scorso 21 giugno, è stata confermata la condanna a tre anni e sei mesi per gli agenti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. Ai condannati la Suprema Corte ha negato le attenuanti per la gravità del fatto e per aver «distorto dati rilevanti, per il sequente sviluppo delle indagini, sin dalle prime ore successive all’uccisione del ragazzo.»
Intanto, slitta l’approvazione della legge contro la tortura.
Commento di mir — 27 Settembre 2012 #