Democrazia interna

Novembre 27, 2012 on 1:29 pm | In Politica | 13 Comments

La democrazia interna ai partiti.

Ora le grandi firme nazionali, gli editorialisti, i tenutari dei talk show sono diventati tutti crociati della democrazia interna. La pretendono, la invocano, la reputano il valore imprescindibile. Se non ricevi da loro la patente di democrazia interna, sei fascista, sessista, un dittatore, un pericolo sociale.

Peccato che negli ultimi decenni non ci sia stato un solo partito con livelli accettabili di democrazia interna, né la Lega, né Forza Italia-Pdl, né Idv, che erano e sono partiti monocratici, né il Pd o l’Udc, che hanno espresso un modello oligarchico, tant’è vero che abbiamo sopportato le medesime facce per vent’anni.

Si è indignato il giornalismo italiano? Hanno chiesto conto ai leader politici di questo dettaglio le grandi firme? Hanno scandagliato le procedure decisionali interne, i criteri di selezione dei dirigenti e dei parlamentari, le nomine nelle aziende del parastato, gli editorialisti? Su tutto questo hanno sollevato gli scudi in modo impavido i tenutari dei talk show? In grandissima parte no: sono stati al gioco, non hanno visto il problema, hanno dibattuto sereni con gli oligarchi, rassegnati, sudditi, complici. E sazi.

Ora d’improvviso si sono svegliati: la pretendono tutta e in un solo colpo da un movimento che in parlamento non c’è ancora, che è nato ieri da un blog e da un comico, che non prende soldi pubblici, non ha struttura, apparati, promiscuità con sindacati, editori e confindustriali.

Cos’è accaduto? Fino a quando era allo zero virgola, l’hanno ignorato. Poi l’hanno attaccato con le accuse di demagogia, qualunquismo, antipolitica, populismo. E non ha funzionato. Ora viene buono lo stigma della dittatura. Per l’unica forza politica che fino a prova contraria rende contendibili le cariche pubbliche, sia locali sia parlamentari.

Può dirsi in buona fede e meritare rispetto questo improvviso risveglio? Ovvio che no. Il riflesso condizionato di molti è bastonare con ogni mezzo una bestia insolita, esterna e ostile al recinto dei partiti, che certamente può non piacere per validi motivi, ma che offre la possibilità a molti di esprimere un’opzione alternativa tanto al sistema dei partiti quanto all’astensionismo.

E’ chiaro poi - per onestà intellettuale va detto, e personalmente lo dico da prima ancora che i tenutari dei talk show iniziassero a interessarsi al fenomeno - che in quel movimento il modello decisionale è verticale: come in ogni organizzazione i fondatori fissano le regole e impostano le strategie generali.

In questa fase, di crescita tumultuosa, con le elezioni politiche alle porte, l’alternativa sul piano organizzativo sarebbe il caos, una confusione ancora più forte di quella che già c’è.

Ma è altrettanto chiaro che dopo le elezioni politiche, con la creazione dei gruppi parlamentari, se rappresentanza parlamentare ci sarà, il modello decisionale deve cambiare, comprendere procedure più ampie e condivise.

E non sarà facile - ecco il punto - se da una parte ci si rifiuta di dotarsi di una struttura con rappresentanti interni, assemblee nazionali, ecc. ecc., in sostanza una classe dirigente, per non rischiare di trasformarsi in un clone degli odiati partiti, e dall’altra si punta tutto sul filo diretto fra eletti e base, che suona bene come concetto, in alcuni casi può anche funzionare per rigenerare le procedure istituzionali, ma è tutto da verificare, sul piano culturale, tecnologico e politico, se possa sostituirsi al metodo della rappresentanza.

Venerdì 16 novembre

Novembre 15, 2012 on 10:27 am | In Legalità | 1 Comment

Quando di “malapolizia” si muore.

Venerdì 16 novembre, a Milano, presenteremo il documentario “Nei secoli fedele”, di Adriano Chiarelli, sul caso Giuseppe Uva.

Con l’autore, Vittorio Agnoletto, Lucia Uva e io.

Cafè Libreria Gogol, via Savona 101, Milano.

Inizio proiezione ore 20. Segue dibattito.

Il default della democrazia

Novembre 5, 2012 on 4:34 pm | In Politica | 13 Comments

Al netto della diminuzione forzata del voto di scambio e della probabile scelta tattica della mafia, l’astensionismo record siciliano - di maggioranza assoluta - si proietta sulle elezioni nazionali. Ed è un dato che riflette oltre al naturale qualunquismo un diffuso e comprensibile disgusto verso il malaffare, la separazione ormai irrecuperabile fra cittadini e partiti.

Se mettiamo assieme questo elemento di svuotamento della rappresentanza con il commissariamento euro-tecnico in atto e la ben nota legge elettorale oligarchica, che difficilmente sarà cambiata in extremis, e di certo non sarà cambiata in meglio, diventa sempre più impegnativo parlare di democrazia rappresentativa e sovranità popolare.

Il vox della settimana è più o meno su questo. Lo trovate QUI.

Per rigenerare la democrazia rappresentativa, che non funziona più, sequestrata com’è da partiti, gruppi di interesse e strutture di potere sovranazionali, una delle strade - come ho scritto più volte - è l’introduzione, ovunque possibile, di elementi di democrazia diretta e partecipativa.

In modo ben calibrato, articolando attentamente le procedure e i campi di applicazione, senza illudersi di poter eliminare le mediazioni e fare a meno delle forme della rappresentanza, che in una comunità ampia sono comunque necessarie.

Può servire per esempio sperimentare il referendum propositivo, a livello locale e nazionale, o meglio ancora: deliberativo. Magari con un maggior numero di firme richieste, con un filtro preventivo nel caso del nazionale da parte della corte costituzionale all’atto del deposito dei quesiti, e senza quorum, o abbassandolo, in modo che chi si assume la responsabilità di partecipare decide direttamente le leggi sottoposte al giudizio popolare.

Il vox sul tema lo trovate QUI.

Same-sex, pari dignità

Novembre 1, 2012 on 4:41 pm | In Politica | 11 Comments

Il vox sulle adozioni per le coppie omosessuali lo trovate QUI.

Le recenti dichiarazioni di Nichi Vendola e Giuliano Pisapia hanno riportato d’attualità il tema delle adozioni per coppie same-sex. Questione delicata, che interpella la visione della missione genitoriale e divide la politica e le coscienze, non solo in Italia, ma senza un taglio netto fra cattolici e laici.

I vertici della Chiesa sono irremovibili e invitano il personale politico di fiducia alla massima intransigenza, entre il dibattito in sede scientifica è ancora in corso.

Intanto in diversi Paesi del mondo, dal Canada all’Argentina, il diritto degli omosessuali a costruirsi una famiglia, con possibilità di adozione, è ormai acquisito per legge. Da noi la strada sembra ancora lunga. Ma la coscienza collettiva al riguardo sta cambiando, specialmente tra i giovani.

Dopo il vox sui matrimoni gay, ne ho avuto conferma qualche settimana fa parlando con molte persone in strada. In prevalenza gli intervistati si dicono favorevoli alle adozioni, perché “i diritti sono uguali per tutti e anche una coppia omosessuale può educare bene un figlio, dopo aver superato le verifiche di rito”. L’obiezione più diffusa – spesso anche tra coloro che si dicono favorevoli alle unioni civili o addirittura ai matrimoni per coppie omosessuali – suona così: “Nessun pregiudizio contro gli omosessuali, ma per natura un bambino ha bisogno di un padre e di una madre”.

Personalmente ritengo che una legge che stabilisca il diritto delle coppie omosessuali a formare un nucleo familiare con pari dignità rispetto alle coppie eterosessuali, è necessaria. I livelli di riforma sono tre: Unioni civili, Matrimoni in municipio, adozioni. Fino al matrimonio dico di sì in modo convinto. Sul diritto ad adottare ho qualche dubbio: non lo escludo ma probabilmente serve un ulteriore approfondimento.

Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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