Incontro con Raffaele Fitto
Marzo 2, 2009 on 3:28 pm | In Politica, Costituzione, Democrazia | 31 CommentsLa lunga gestazione di questo video, purtroppo, non lo ha reso meno attuale. Era il dodici dicembre scorso, sui giornali impazzava la “guerra tra procure” e la famigerata riforma della giustizia si riconfermava quale priorità assoluta del cantafavole, quindi della sua maggioranza, quindi del suo Paese.
Eravamo a Bologna, io e Piero, per la presentazione di Alza la testa!, e all’indomani, in occasione del ventitreesimo congresso nazionale dei giovani delle Acli, era segnalata la presenza di Matteo Colaninno e del ministro Raffaele Fitto. Insieme a qualche amico bolognese abbiamo colto l’occasione.
Colaninno: non pervenuto. Peccato, la questione del suo conflitto d’interessi ancora ce la deve chiarire. Sarà per un’altra volta!
Il ministro Fitto, al contrario, ha una gran voglia di confrontarsi. Da sincero democratico quale già aveva dimostrato di essere, prega il moderatore di lasciarci parlare.
Raffaele Fitto è tutto il padrone: mutua un’idea della democrazia fondata sul consenso (a sua volta fondato sullo strapotere mediatico e sul conflitto d’interessi). La regola della maggioranza è la sola che conta e il dibattito parlamentare è una concessione all’estetica di facciata: “se l’opposizione non è capace di dialogare siamo costretti a fare le riforme da soli, anche quelle costituzionali”. Astuzie di una tirannide “che vuole farsi amare più che temere”, esibendo disponibilità al dialogo (leggasi magnanimità) a beneficio di ogni sprovveduto dotato di certificato elettorale (leggasi suddito).
E’ interessante la proposta per ovviare alla cancellazione delle preferenze nella legge ‘porcata’ elettorale. Fitto dice che la soluzione sta nella democrazia interna ai partiti, nel livello di partecipazione alla vita di questi. Lui, che è alle dipendenze di un monarca autoreferenziale! A certe balle sesquipedali non crede nemmeno lui, ma anche questa è democrazia alla corte di “re lanterna”.
Piero lo esorta a ragionare sul metodo, a considerare le riforme costituzionali a colpi di maggioranza un errore a prescindere dai contenuti stessi delle modifiche. Nulla da fare. Per Fitto la democrazia si riduce alla libertà di scegliere da che parte stare. Ma se non stai con chi ha vinto le elezioni la tua è solo un’opinione di minoranza, la nevrosi di chi non sa perdere. Benissimo!
Nel finale Fanny dichiara a Fitto di non riconoscerlo come suo ministro. Del resto nemmeno lui ci riconosce come cittadini. Noi siamo quelli che hanno perso le elezioni. I comunisti giustizialisti che non sanno arrendersi all’evidenza, che sarebbe poi la magnificenza di sua maestà Silvio.
“Non mi stanco di ripetere che chi non si è reso conto che per sistema domocratico oggi s’intende preliminarmente un insieme di regole procedurali di cui la regola della maggioranza è la principale ma non la sola, non ha capito nulla e non continua a capire nulla della democrazia”.
Norberto Bobbio (da ‘Il futuro della democrazia’)
Il video è in due parti. Buona visione, Franz
Moni Ovadia / 2
Ottobre 4, 2008 on 9:21 pm | In Politica, Costituzione, Legalità | 56 CommentsL’imputato Mills va a sentenza; l’imputato Berlusconi va alla Corte Costituzionale.
Di oggi la notizia che il tribunale del processo per corruzione che vede come imputati Silvio Berlusconi e il suo avvocato londinese David Mills ha deciso di proseguire il processo a Mills e di chiedere alla Corte Costituzionale di verificare la legittimità della legge Alfano, con la quale il Parlamento per ora ha esonerato il Presidente del Consiglio dalla responsabilità penale.
Comprensibilmente, l’avvocato-deputato Niccolò Ghedini è contrariato: se David Mills dovesse essere condannato, nella sentenza ci sarebbe scritto anche il nome del corruttore: Silvio Berlusconi.
Qui sopra la seconda parte dell’intervista a Moni Ovadia.
Franco Frattini
Settembre 30, 2008 on 8:35 pm | In Politica, Costituzione, Legalità | 73 Commentsdi Duccio Facchini
In Israele, il primo ministro Olmert, una volta coinvolto in un’indagine di finanziamenti sospetti al suo partito - quindi per ipotesi di reato inerenti alla sua attività politica - s’è dimesso. Se n’è andato dichiarandosi “orgoglioso” di un paese che sa esser capace di processare il vertice della piramide senza timori reverenziali. Un rappresentante dell’esecutivo, votato quindi dalla maggioranza degli israeliani, s’è fatto da parte con signorilità. Non ha parlato di deriva “politicizzata” dei magistrati che lo indagavano. Non ha tuonato contro le toghe “comuniste” o di opposta fazione politica. Insomma, ha reagito in maniera normale.
In Italia, il primo ministro Berlusconi, una volta coinvolto in uno scandalo di corruzione giudiziaria - esterna alla sua attività politica - che vede coinvolto anche un avvocato inglese (praticamente reo confesso) non se n’è andato. Anzi, s’è fatto una legge per bloccarsi il processo. Probabilmente pure per estinguerlo. Il ‘lodo Alfano’ (dal nome del suo ex segretario personale).
Non se n’è andato ed anzi ha denunziato un golpe ad opera di magistrati “metastasi della democrazia”. Un rappresentante dell’esecutivo, votato dalla maggioranza degli italiani, è entrato a piedi uniti in un campo pericoloso. Il campo della Costituzione. Delle regole di questa Repubblica. Ora, il “lodo Alfano/Ghedini” sta per passare sotto la lente della Consulta. Si dovrà stabilire se è conforme o meno al dettato Costituzionale. Berlusconi, però, non s’è dato per vinto. “Rifletteremo, in caso di bocciatura della Consulta”. Una minaccia, mica tanto velata. D’Alema non s’è fatto però attendere: “per me si può candidare al Quirinale”. Che problema c’è?
Ieri pomeriggio, in Bocconi, a Milano, c’era un convegno dal titolo “L’Italia e il mondo negli ultimi 30 anni”. Ospite d’onore, il ministro degli Esteri Franco Frattini, che già prestò il nome alla ridicola legge sul conflitto d’interessi attualmente in vigore (vedi video da New York).
Lui, come sottolinea spesso, difende a spada tratta la “grande democrazia” israeliana. Ne tesse le lodi. Ne difende i principi e ne giustifica ogni scelta. Eppure, casualità, non ha proferito parola sul gesto di Olmert. Di quello Frattini non parla. Come mai? Forse perché il Capo una cosa del genere non la concepisce?
Abbiamo provato a domandarglielo.
Al termine del siparietto, un gruppo di persone assetate di dettagli s’è riversato su Diego, Laura e me. “Che ha detto Frattini?”, “Che cosa intendeva?” e così via. Erano ‘giornalisti’, quelli che passa il convento.
Ancora una volta il piano della normalità si rovescia. Il giornalista chiede le notizie al cittadino informato. Il cittadino informato fa il mestiere del giornalista.
“Ma perchè non le fate voi queste domande?”, chiede loro il buon Diego. “Eh, bella domanda…”, rispondono giulivi.
Resta il tempo di intercettare la vecchia gloria Giorgio La Malfa, quello che all’inizio degli anni novanta voleva “unire l’Italia degli onesti e farla vincere” e poi incappò in Mani Pulite per il solito finanziamento illecito. Si dice liberale, ma non vede nulla di strano nell’anomalia berlusconiana.
Poi ci allontaniamo, cittadini normali in un paese anormale. Non prima di esibire il documento d’identità ai tutori dell’ordine pubblico.
Le ragioni di Piazza Navona
Luglio 13, 2008 on 2:51 am | In Politica, Costituzione, Legalità | 58 CommentsLe facili manipolazioni vorrebbero archiviare Piazza Navona come un episodio da dimenticare, un indegno momento di volgarità. Dietro al palco, decine di giornalisti si contendevano altrettanti personaggi. Si parlava di democrazia, di immunità, di uguaglianza davanti alla legge, di impronte digitali, di rispetto della Costituzione. Purtroppo la maggior parte di queste interviste si è resa inservibile vista la bulimia di interessate polemiche che ha preso a pretesto gli interventi di due comici.
Archiviate le polemiche, non vanno smarrite le ragioni della manifestazione. Siamo ridotti così male che non basta partecipare e contribuire a organizzare le manifestazioni, ci tocca pure raccontarle.
Entrati nel ‘backstage’, alcune interviste le abbiamo raccolte anche noi. Ecco il video.
Franz
Oggi, ore 18
Giugno 23, 2008 on 1:15 pm | In Politica, Costituzione | 51 Comments
Mentre Paolo Mieli auspica il dialogo, noi ci divertiamo (per usare il suo linguaggio) a difendere i principi fondamentali della Costituzione.
Contro l’ultima Salva-Berlusconi, in nome del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e dell’idea stessa di interesse generale, vi ricordo il presidio di oggi, dalle ore 18, davanti al palazzo di Giustizia di Milano.
Qml ci sarà. Venite anche voi!
Giù le mani dalla Costituzione! /2
Novembre 8, 2006 on 10:52 pm | In Costituzione | 30 Comments
vignette di Mauro Biani, Carovana per la Costituzione
Dai più diversi pulpiti si susseguono dichiarazioni favorevoli a una “grande riforma” della Costituzione. Esse contribuiscono a trasformare in senso comune questa discutibile opinione: il Paese è bloccato, spezzato, esige da troppi anni una riforma della Costituzione che lo renda governabile, efficiente e moderno. Non sono d’accordo e mi sento in diritto-dovere di dirlo dopo aver dato l’anima per contribuire a far vincere il NO alla sciagurata riforma Bossi-Fini-Berlusconi. Propongo di ribadire fino a trasformare in patrimonio condiviso delle persone ragionevoli questi semplici concetti:
- Il 25 giugno 2006 la gran maggioranza dei votanti ha confermato fiducia alla vigente Costituzione, dicendo NO alla “devolution”, al “premierato forte” e al resto. Occorre rispettare questa decisione.
- Prima di essere cambiata, la Costituzione italiana merita di essere difesa, rispettata e attuata. per esempio con riguardo allo status dei partiti (art. 49).
- Le priorità dell’Italia sono di ordine morale e politico, non costituzionale.
- Può essere necessario provvedere a qualche aggiornamento della Carta, ma in punti specifici, con ampio dibattito nella società e attraverso le procedure ordinarie, previste dall’articolo 138 della Costituzione medesima.
- Viceversa non ci sono le condizioni, né storiche né politiche, per metter mano a una “grande riforma delle regole” attraverso apposite commissioni parlamentari o addirittura assemblee costituenti.
- Il rischio di nuovi inciuci è dietro l’angolo. Meglio non concedere nuove occasioni ai barattieri.
Per sottoscrivere questi concetti e sottoporli a chi di dovere: cliccate qui.

Milano, dicembre 2005, tavolo referendario - foto Tam Tam
Giù le mani dalla Costituzione
Novembre 6, 2006 on 2:00 pm | In Costituzione | 12 Comments
da repubblica.it
Si ritorna a parlare di riforme costituzionali. Lo ha fatto l’altro giorno il presidente Napolitano indicando, in un’evitabile intervista a Bruno Vespa anticipata dal settimanale Panorama, la necessità di una sanzione costituzionale del rafforzato ruolo del “primo ministro”. Lo ha fatto ieri su Repubblica il sindaco Veltroni, auspicando quale “via maestra” una commissione costituente per il “cambiamento delle regole del gioco”, ovviamente in stile “bipartisan”.
Forse le periodiche dichiarazioni favorevoli a una “grande riforma”, diffuse dai più diversi pulpiti prima durante e dopo il referendum costituzionale, rimarranno lettera morta, ma intanto - specie se non prontamente confutate - contribuiscono a trasformare in senso comune questa discutibilissima opinione: il Paese è bloccato, spezzato, esige da troppi anni una riforma della Costituzione che lo renda governabile, efficiente e moderno.
Non sono affatto d’accordo e mi sento in diritto-dovere di dirlo dopo aver dato l’anima per far vincere il NO alla sciagurata riforma Bossi-Fini-Berlusconi.
Occorre ribadire fino a trasformare in patrimonio condiviso delle persone ragionevoli questi semplici concetti:
- Il 25 giugno 2006 la gran maggioranza dei votanti ha confermato fiducia alla vigente Costituzione, dicendo NO alla “devolution”, al “premierato forte” e al resto. Occorre rispettare questa decisione.
- I problemi dell’Italia sono prima di tutto di ordine morale e politico, non costituzionale.
- La Costituzione italiana merita di essere difesa, rispettata e attuata prima di essere cambiata, ad esempio per quanto attiene allo status dei partiti (art. 49).
- Può essere necessario provvedere a qualche aggiornamento, ma in punti specifici, con ampio dibattito nella società e attraverso le procedure ordinarie, previste dall’articolo 138 della Costituzione medesima.
- Viceversa non ci sono le condizioni, né storiche né politiche, per metter mano a una “grande riforma dello Stato” attraverso apposite commissioni parlamentari o addirittura assemblee costituenti. Meglio non concedere nuove occasioni ai barattieri.
Tra le iniziative del blog metterò prossimamente un’icona da cliccare per sottoscrivere e diffondere questi semplici concetti.
Onore intanto a quei gruppi di cittadini che hanno messo i valori costituzionali al centro di progetti di educazione civile, per esempio gli amici di Educaci.
Lettera a Giuliano Amato
Agosto 3, 2006 on 4:37 pm | In Libertà, Costituzione, Legalità | 15 Comments
Ho appena inviato per posta prioritaria questa lettera al Ministro dell’Interno.
Egregio Ministro Amato,
Le scrive Piero Ricca da Milano.
Mi ha colpito il richiamo alla legalità da Lei fatto nei giorni scorsi, nell’ambito di un dibattito sul problema delle intercettazioni telefoniche.
”La democrazia vive di legalità”, Lei ha ricordato.
Quella Sua affermazione mi ha stimolato a scriverLe questa lettera, in merito al rispetto della legalità da parte delle forze dell’ordine.
Non parlo dei grandi abusi, per esempio quelli perpetrati sotto gli occhi del mondo intero durante i giorni del G8 di Genova. So che se ne sta occupando, prescrizione e indulto permettendo, la Magistratura. E auspico che se ne possa presto occupare una commissione parlamentare ad hoc.
Mi limito a sottoporLe certe cattive abitudini che sembrano entrate nella prassi della polizia, in particolare della parte di essa preposta alla sicurezza degli esponenti delle Istituzioni.
Parlo dell’abitudine di identificare meccanicamente quei cittadini che in un contesto pubblico osino esprimere la propria opinione ad alta voce o interpellare il potente di turno con una domanda scomoda.
Parlo dell’abitudine di insolentire, strattonare con forza, minacciare, tradurre abusivamente in commissariato persone - i “contestatori”, come vengono definiti in sede giornalistica - che altra colpa non hanno se non quella di interrompere il cerimoniale con l’esibizione di un cartello o un intervento fuori copione.
Parlo dell’abitudine di schedarli e trattarli da individui pericolosi.
Sia chiaro: so che la polizia ha il dovere, per garantire l’ordine pubblico, di contenere i malintenzionati, anche con maniere sbrigative. Allo stesso modo, credo di sapere che l’intervento coercitivo della forza pubblica ha un effetto di intimidazione se è rivolto a contenere i disturbatori non già dell’ordine pubblico ma del quieto vivere.
Mi annovero fra quest’ultimi. Da anni, com’è noto a molti, mi concedo il lusso del pieno esercizio della mia libertà di espressione, in difesa - così almeno ritengo - di norme e valori di rilievo costituzionale. Per questo, più volte mi sono trovato in condizione di subire gli eccessi di zelo dei tutori dell’ordine pubblico. E ora mi sono stancato di tollerarli come un inevitabile prezzo da pagare per l’esercizio di quel lusso.
Il 29 gennaio 2005, per esempio, cinque agenti di polizia mi hanno caricato a forza in un’auto e portato per tre ore in un commissariato del centro di Milano, soltanto perché mi trovavo a un convegno pubblico (in memoria dell’onorevole Craxi) al quale era atteso l’onorevole Berlusconi, allora presidente del Consiglio in carica.
Né il conseguente esposto alla Magistratura né un’interrogazione parlamentare rivolta al Suo predecessore, hanno avuto seguito.
Più recentemente, il 20 giugno 2006, presso l’Università di Milano, sono stato minacciato, inseguito e immobilizzato da alcuni agenti di scorta e poi portato per due ore in commissariato, dopo aver rivolto al senatore Andreotti, nell’ambito di una informale conversazione con i giornalisti, un paio di domande relative alla sentenza della corte di Cassazione che, come Lei certo sa, lo ha assolto per intervenuta prescrizione del reato, ritenuto “commesso”, di associazione a delinquere con Cosa nostra.
L’elenco completo di queste antipatiche esperienze sarebbe assai lungo, ma sono certo che Lei abbia compreso di cosa parlo. Allo stesso modo confido che Lei sappia che siffatti comportamenti, ai limiti della legalità, delle forze di polizia sono all’ordine del giorno e riguardano numerosi cittadini. Durante la recente campagna referendaria, per esempio, un cittadino di Lecco, durante un dibattito svoltosi a Merate giovedì 15 giugno, ha interrotto un intervento dell’onorevole Castelli, per esprimere il suo sdegno circa le insolenti affermazioni pronunciate dall’ex Ministro di Grazia e Giustizia in merito alla figura del senatore Scalfaro. Questo cittadino, su richiesta dello stesso Castelli, è stato identificato dai Carabinieri, seguito fino a casa da un agente della Digos e fatto oggetto di indagini nei giorni seguenti.
Siffatti comportamenti appaiono tanto più ingiusti in quanto rivelano una concezione della vita pubblica che poco ha a che fare con la democrazia costituzionale. Una concezione che ritiene prevalente l’aspirazione dell’uomo pubblico a non essere contraddetto rispetto all’esercizio della libertà di espressione da parte del cittadino.
Non devo certo ricordare a Lei che la libertà di critica è il sale di una democrazia liberale. E che i cittadini, in democrazia, sono uguali, tanto di fronte alla legge quanto nell’esercizio della libertà di parola.
Pertanto la polizia, a mio giudizio, dovrebbe garantire anziché intimidire la libertà del dissenso, anche in occasione di convegni pubblici ai quali siano presenti esponenti delle Istituzioni.
Mi piacerebbe dunque conoscere il Suo pensiero su questi temi. E verificare se è possibile attendersi, da parte del Ministro dell’Interno, precise direttive atte a ricondurre dirigenti e agenti della polizia a una maggiore tolleranza verso i cittadini interessati alla politica e a un più rigoroso rispetto delle leggi poste dalla nostra Costituzione a salvaguardia della libertà individuale.
Con vivi saluti.
Piero Ricca
NO!
Giugno 26, 2006 on 8:12 pm | In Politica, Costituzione, Democrazia | 7 Comments
Vittoria netta.
Il 61,3% dei votanti ha deciso di stracciare la sgangherata riforma della Costituzione firmata Calderoli.
Possiamo tirare il fiato. Almeno una volta ha vinto il buon senso. Lo scempio supremo ci è stato risparmiato. Ma il bello arriva adesso.
I portavoce politici sembrano tutti d’accordo: le riforme costituzionali sono comunque “necessarie per il Paese”. “Adesso dialoghiamo”, annunciano i vincitori. “Le riforme comunque si devono fare”, ammoniscono gli sconfitti. Chi non è d’accordo è un bieco ”conservatore”.
Ebbene, c’è chi non è d’accordo: io per esempio, e con me molti altri. Non temiamo di apparire “conservatori”, se affermiamo che i problemi di questo Paese non sono di ordine costituzionale: semmai di ordine politico e morale. Pensiamo che la Costituzione non ha colpe: anzi è bella, moderna, valida così com’è stata scritta. E meriterebbe di essere attuata, prima di essere cambiata. Un esempio? Secondo l’articolo 49 i partiti sono libere associazioni che consentono ai cittadini di far politica con metodo democratico. Non sono previsti come oligarchie che occupano le istituzioni. Una riforma “necessaria” sarebbe dunque quella di renderli compatibili con la Costituzione. Invece i capi di queste oligarchie sembrano ansiosi di sedersi attorno a un tavolo, per varare insieme una grande riforma delle istituzioni.
Sia chiaro: anche noi “conservatori” ammettiamo che qualche ritocco alla Carta possa essere apportato: per esempio per adeguare alcuni meccanismi istituzionali a un sistema politico ora tendenzialmente bipolare o per disciplinare meglio i diritti civili alla luce delle nuove tecnologie. Ma questi specifici cambiamenti possono tranquillamente essere discussi e approvati attraverso le procedure previste dall’articolo 138. Non c’è alcun bisogno di bicamerali, tavoli comuni e grandi riforme. Soprattutto non c’è alcun bisogno di nuovi inciuci, che con la scusa delle riforme servano ai soliti furbacchioni per sistemarsi gli affari propri, vedi alle voci Impunità e Televisioni.
Riassumendo: rispettiamo e attuiamo la Costituzione prima di cambiarla; aggiorniamo specifici punti, se necessario, attraverso l’articolo 138, ovvero in Parlamento; tre volte NO a “grandi riforme” et similia.
Questo è lo schema del nuovo Comitato in difesa della Costituzione, che nasce oggi qui nella mia stanza. Si chiamerà “Viva la Costituzione!” ed è aperto al contributo di tutti coloro che condividono questi semplici punti. Nei prossimi giorni logo, manifesto, indirizzo email del Comitato per adesioni e prime iniziative.
Ma ora è tempo di far festa con gli amici con i quali, in questi anni, abbiamo contribuito a preparare questo giorno. Che sollievo!
Post scriptum
Segnalo questo articolo del professor Valerio Onida, contro il mito del nuovismo costituzionale.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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