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	<title>Piero Ricca</title>
	<link>http://www.pieroricca.org</link>
	<description>Il Blog Di Piero Ricca</description>
	<pubDate>Sat, 10 May 2008 09:18:49 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Giù le mani dalla Costituzione! /2</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2006 20:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		
	<category>Costituzione</category>
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		<description><![CDATA[
vignette di Mauro Biani, Carovana per la Costituzione 
Dai più diversi pulpiti si susseguono dichiarazioni favorevoli a una “grande riforma” della Costituzione. Esse contribuiscono a trasformare in senso comune questa discutibile opinione: il Paese è bloccato, spezzato, esige da troppi anni una riforma della Costituzione che lo renda governabile, efficiente e moderno. Non sono d’accordo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><img id="image311" alt="Niente inciuci sulla Costituzione" src="http://www.pieroricca.org/wp-content/uploads/2006/11/costituzione.png" /><br />
vignette di <a href="http://maurobiani.splinder.com/">Mauro Biani</a>, <a href="http://www.carovanaperlacostituzione.it/">Carovana per la Costituzione</a></center> </p>
<p>Dai più diversi pulpiti si susseguono dichiarazioni favorevoli a una “grande riforma” della Costituzione. Esse contribuiscono a trasformare in senso comune questa discutibile opinione: il Paese è bloccato, spezzato, esige da troppi anni una riforma della Costituzione che lo renda governabile, efficiente e moderno. Non sono d’accordo e mi sento in diritto-dovere di dirlo dopo aver dato l’anima per contribuire a far vincere il NO alla sciagurata riforma Bossi-Fini-Berlusconi. Propongo di ribadire fino a trasformare in patrimonio condiviso delle persone ragionevoli questi semplici concetti:</p>
<p>- Il 25 giugno 2006 la gran maggioranza dei votanti ha confermato fiducia alla vigente Costituzione, dicendo NO alla “devolution”, al “premierato forte” e al resto. Occorre rispettare questa decisione.<br />
- Prima di essere cambiata, la Costituzione italiana merita di essere difesa, rispettata e attuata. per esempio con riguardo allo status dei partiti (art. 49).<br />
- Le priorità dell&#8217;Italia sono di ordine morale e politico, non costituzionale.<br />
- Può essere necessario provvedere a qualche aggiornamento della Carta, ma in punti specifici, con ampio dibattito nella società e attraverso le procedure ordinarie, previste dall’articolo 138 della Costituzione medesima.<br />
- Viceversa non ci sono le condizioni, né storiche né politiche, per metter mano a una “grande riforma delle regole” attraverso apposite commissioni parlamentari o addirittura assemblee costituenti.<br />
- Il rischio di nuovi inciuci è dietro l&#8217;angolo. Meglio non concedere nuove occasioni ai barattieri.</p>
<p><strong>Per sottoscrivere questi concetti e sottoporli a chi di dovere: <a href="http://www.petitiononline.com/costituz/petition.html">cliccate qui</a>.</strong></p>
<p><center><img id="image312" alt="Firme per la costituzione" src="http://www.pieroricca.org/wp-content/uploads/2006/11/Firme-Costituzione.jpg" /><br />
Milano, dicembre 2005, tavolo referendario - foto Tam Tam</center> </p>
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		<title>Giù le mani dalla Costituzione</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Nov 2006 12:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Costituzione</category>
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		<description><![CDATA[
da repubblica.it
Si ritorna a parlare di riforme costituzionali. Lo ha fatto l&#8217;altro giorno il presidente Napolitano indicando, in un&#8217;evitabile intervista a Bruno Vespa anticipata dal settimanale Panorama, la necessità di una sanzione costituzionale del rafforzato ruolo del &#8220;primo ministro&#8221;. Lo ha fatto ieri su Repubblica il sindaco Veltroni, auspicando quale &#8220;via maestra&#8221; una commissione costituente per il &#8220;cambiamento delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/politica/veltroni-campidoglio/omniroma82348642905181203_big.jpg" align="top" /><br />
da repubblica.it</p>
<p>Si ritorna a parlare di riforme costituzionali. Lo ha fatto l&#8217;altro giorno il presidente Napolitano indicando, in un&#8217;evitabile intervista a Bruno Vespa anticipata dal settimanale Panorama, la necessità di una sanzione costituzionale del rafforzato ruolo del &#8220;primo ministro&#8221;. Lo ha fatto <a href="http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/politica/partito-democratico-veltroni/partito-democratico-veltroni/partito-democratico-veltroni.html">ieri su Repubblica</a> il sindaco Veltroni, auspicando quale &#8220;via maestra&#8221; una commissione costituente per il &#8220;cambiamento delle regole del gioco&#8221;, ovviamente in stile &#8220;bipartisan&#8221;.<br />
Forse le periodiche dichiarazioni favorevoli a una &#8220;grande riforma&#8221;, diffuse dai più diversi pulpiti prima durante e dopo il referendum costituzionale, rimarranno lettera morta, ma intanto - specie se non prontamente confutate - contribuiscono a trasformare in senso comune questa discutibilissima opinione: il Paese è bloccato, spezzato, esige da troppi anni una riforma della Costituzione che lo renda governabile, efficiente e moderno.<br />
Non sono affatto d&#8217;accordo e mi sento in diritto-dovere di dirlo dopo aver dato l&#8217;anima per far vincere il NO alla sciagurata riforma Bossi-Fini-Berlusconi. </p>
<p>Occorre ribadire fino a trasformare in patrimonio condiviso delle persone ragionevoli questi semplici concetti:</p>
<p>- Il 25 giugno 2006 la gran maggioranza dei votanti ha confermato fiducia alla vigente Costituzione, dicendo NO alla &#8220;devolution&#8221;, al &#8220;premierato forte&#8221; e al resto. Occorre rispettare questa decisione.<br />
- I problemi dell&#8217;Italia sono prima di tutto di ordine morale e politico, non costituzionale.<br />
- La Costituzione italiana merita di essere difesa, rispettata e attuata prima di essere cambiata, ad esempio per quanto attiene allo status dei partiti (art. 49).<br />
- Può essere necessario provvedere a qualche aggiornamento, ma in punti specifici, con ampio dibattito nella società e attraverso le procedure ordinarie, previste dall&#8217;articolo 138 della Costituzione medesima.<br />
- Viceversa non ci sono le condizioni, né storiche né politiche, per metter mano a una &#8220;grande riforma dello Stato&#8221; attraverso apposite commissioni parlamentari o addirittura assemblee costituenti. Meglio non concedere nuove occasioni ai barattieri.</p>
<p>Tra le iniziative del blog metterò prossimamente un&#8217;icona da cliccare per sottoscrivere e diffondere questi semplici concetti.<br />
Onore intanto a quei gruppi di cittadini che hanno messo i valori costituzionali al centro di progetti di educazione civile, per esempio gli amici di <a href="http://www.educaci.it/">Educaci</a>.<br />
 
</p>
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		<title>Lettera a Giuliano Amato</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2006/08/03/lettera-a-giuliano-amato/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 14:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Libertà</category>
	<category>Costituzione</category>
	<category>Legalità</category>
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		<description><![CDATA[
Ho appena inviato per posta prioritaria questa lettera al Ministro dell’Interno.
Milano, 3 agosto 2006
Egregio Ministro Amato,
Le scrive Piero Ricca da Milano.
Mi ha colpito il richiamo alla legalità da Lei fatto nei giorni scorsi, nell’ambito di un dibattito sul problema delle intercettazioni telefoniche.
”La democrazia vive di legalità”, Lei ha ricordato.
Quella Sua affermazione mi ha stimolato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cer.org.uk/media/images/amato_31may05.jpg" align="top" /></p>
<p>Ho appena inviato per posta prioritaria questa lettera al Ministro dell’Interno.</p>
<div style="font-size: 13px; text-align: right">Milano, 3 agosto 2006</div>
<p>Egregio Ministro Amato,</p>
<p>Le scrive Piero Ricca da Milano.<br />
Mi ha colpito il richiamo alla legalità da Lei fatto nei giorni scorsi, nell’ambito di un dibattito sul problema delle intercettazioni telefoniche.<br />
”La democrazia vive di legalità”, Lei ha ricordato.<br />
Quella Sua affermazione mi ha stimolato a scriverLe questa lettera, in merito al rispetto della legalità da parte delle forze dell’ordine.<br />
Non parlo dei grandi abusi, per esempio quelli perpetrati sotto gli occhi del mondo intero durante i giorni del G8 di Genova. So che se ne sta occupando, prescrizione e indulto permettendo, la Magistratura. E auspico che se ne possa presto occupare una commissione parlamentare ad hoc.<br />
Mi limito a sottoporLe certe cattive abitudini che sembrano entrate nella prassi della polizia, in particolare della parte di essa preposta alla sicurezza degli esponenti delle Istituzioni.<br />
Parlo dell’abitudine di identificare meccanicamente quei cittadini che in un contesto pubblico osino esprimere la propria opinione ad alta voce o interpellare il potente di turno con una domanda scomoda.<br />
Parlo dell’abitudine di insolentire, strattonare con forza, minacciare, tradurre abusivamente in commissariato persone - i “contestatori”, come vengono definiti in sede giornalistica - che altra colpa non hanno se non quella di interrompere il cerimoniale con l’esibizione di un cartello o un intervento fuori copione.<br />
Parlo dell&#8217;abitudine di schedarli e trattarli da individui pericolosi.<br />
Sia chiaro: so che la polizia ha il dovere, per garantire l’ordine pubblico, di contenere i malintenzionati, anche con maniere sbrigative. Allo stesso modo, credo di sapere che l’intervento coercitivo della forza pubblica ha un effetto di intimidazione se è rivolto a contenere i disturbatori non già dell’ordine pubblico ma del quieto vivere.<br />
Mi annovero fra quest’ultimi. Da anni, com’è noto a molti, mi concedo il lusso del pieno esercizio della mia libertà di espressione, in difesa - così almeno ritengo - di norme e valori di rilievo costituzionale. Per questo, più volte mi sono trovato in condizione di subire gli eccessi di zelo dei tutori dell’ordine pubblico. E ora mi sono stancato di tollerarli come un inevitabile prezzo da pagare per l’esercizio di quel lusso.<br />
Il 29 gennaio 2005, per esempio, cinque agenti di polizia mi hanno caricato a forza in un’auto e portato per tre ore in un commissariato del centro di Milano, soltanto perché mi trovavo a un convegno pubblico (in memoria dell’onorevole Craxi) al quale era atteso l’onorevole Berlusconi, allora presidente del Consiglio in carica.<br />
Né il conseguente esposto alla Magistratura né un’interrogazione parlamentare rivolta al Suo predecessore, hanno avuto seguito.<br />
Più recentemente, il 20 giugno 2006, presso l’Università di Milano, sono stato minacciato, inseguito e immobilizzato da alcuni agenti di scorta e poi portato per due ore in commissariato, dopo aver rivolto al senatore Andreotti, nell’ambito di una informale conversazione con i giornalisti, un paio di domande relative alla sentenza della corte di Cassazione che, come Lei certo sa, lo ha assolto per intervenuta prescrizione del reato, ritenuto “commesso”, di associazione a delinquere con Cosa nostra. <br />
L’elenco completo di queste antipatiche esperienze sarebbe assai lungo, ma sono certo che Lei abbia compreso di cosa parlo. Allo stesso modo confido che Lei sappia che siffatti comportamenti, ai limiti della legalità, delle forze di polizia sono all’ordine del giorno e riguardano numerosi cittadini. Durante la recente campagna referendaria, per esempio, un cittadino di Lecco, durante un dibattito svoltosi a Merate giovedì 15 giugno, ha interrotto un intervento dell’onorevole Castelli, per esprimere il suo sdegno circa le insolenti affermazioni pronunciate dall’ex Ministro di Grazia e Giustizia in merito alla figura del senatore Scalfaro. Questo cittadino, su richiesta dello stesso Castelli, è stato identificato dai Carabinieri, seguito fino a casa da un agente della Digos e fatto oggetto di indagini nei giorni seguenti.<br />
Siffatti comportamenti appaiono tanto più ingiusti in quanto rivelano una concezione della vita pubblica che poco ha a che fare con la democrazia costituzionale. Una concezione che ritiene prevalente l’aspirazione dell’uomo pubblico a non essere contraddetto rispetto all’esercizio della libertà di espressione da parte del cittadino.<br />
Non devo certo ricordare a Lei che la libertà di critica è il sale di una democrazia liberale. E che i cittadini, in democrazia, sono uguali, tanto di fronte alla legge quanto nell’esercizio della libertà di parola.<br />
Pertanto la polizia, a mio giudizio, dovrebbe garantire anziché intimidire la libertà del dissenso, anche in occasione di convegni pubblici ai quali siano presenti esponenti delle Istituzioni.<br />
Mi piacerebbe dunque conoscere il Suo pensiero su questi temi. E verificare se è possibile attendersi, da parte del Ministro dell’Interno, precise direttive atte a ricondurre dirigenti e agenti della polizia a una maggiore tolleranza verso i cittadini interessati alla politica e a un più rigoroso rispetto delle leggi poste dalla nostra Costituzione a salvaguardia della libertà individuale.</p>
<p>Con vivi saluti.</p>
<p>Piero Ricca
</p>
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		<title>NO!</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2006/06/26/no/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jun 2006 18:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Costituzione</category>
	<category>Democrazia</category>
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		<description><![CDATA[ 
Vittoria netta.
Il 61,3% dei votanti ha deciso di stracciare la sgangherata riforma della Costituzione firmata Calderoli.
Possiamo tirare il fiato. Almeno una volta ha vinto il buon senso. Lo scempio supremo ci è stato risparmiato. Ma il bello arriva adesso. 
I portavoce politici sembrano tutti d&#8217;accordo: le riforme costituzionali sono comunque &#8220;necessarie per il Paese&#8221;. &#8220;Adesso dialoghiamo&#8221;, annunciano i vincitori. &#8220;Le riforme comunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="bicamerale" alt="bicamerale" src="http://www.aprileonline.info/immagini/berlusdalema.jpg" align="top" /> </p>
<p>Vittoria netta.<br />
Il 61,3% dei votanti ha deciso di stracciare la sgangherata riforma della Costituzione firmata Calderoli.<br />
Possiamo tirare il fiato. Almeno una volta ha vinto il buon senso. Lo scempio supremo ci è stato risparmiato. Ma il bello arriva adesso. <br />
I portavoce politici sembrano tutti d&#8217;accordo: le riforme costituzionali sono comunque &#8220;necessarie per il Paese&#8221;. &#8220;Adesso dialoghiamo&#8221;, annunciano i vincitori. &#8220;Le riforme comunque si devono fare&#8221;, ammoniscono gli sconfitti. Chi non è d&#8217;accordo è un bieco &#8221;conservatore&#8221;.<br />
Ebbene, c&#8217;è chi non è d&#8217;accordo: io per esempio, e con me molti altri. Non temiamo di apparire &#8220;conservatori&#8221;, se affermiamo che i problemi di questo Paese non sono di ordine costituzionale: semmai di ordine politico e morale. Pensiamo che la Costituzione non ha colpe: anzi è bella, moderna, valida così com&#8217;è stata scritta. E meriterebbe di essere attuata, prima di essere cambiata. Un esempio? Secondo l&#8217;articolo 49 i partiti sono libere associazioni che consentono ai cittadini di far politica con metodo democratico. Non sono previsti come oligarchie che occupano le istituzioni. Una riforma &#8220;necessaria&#8221; sarebbe dunque quella di renderli compatibili con la Costituzione. Invece i capi di queste oligarchie sembrano ansiosi di sedersi attorno a un tavolo, per varare insieme una grande riforma delle istituzioni.<br />
Sia chiaro: anche noi &#8220;conservatori&#8221; ammettiamo che qualche ritocco alla Carta possa essere apportato: per esempio per adeguare alcuni meccanismi istituzionali a un sistema politico ora tendenzialmente bipolare o per disciplinare meglio i diritti civili alla luce delle nuove tecnologie. Ma questi specifici cambiamenti possono tranquillamente essere discussi e approvati attraverso le procedure previste dall&#8217;articolo 138. Non c&#8217;è alcun bisogno di bicamerali, tavoli comuni e grandi riforme. Soprattutto non c&#8217;è alcun bisogno di nuovi inciuci, che con la scusa delle riforme servano ai soliti furbacchioni per sistemarsi gli affari propri, vedi alle voci Impunità e Televisioni.</p>
<p>Riassumendo: rispettiamo e attuiamo la Costituzione prima di cambiarla; aggiorniamo specifici punti, se necessario, attraverso l&#8217;articolo 138, ovvero in Parlamento; tre volte NO a &#8220;grandi riforme&#8221; et similia.<br />
Questo è lo schema del nuovo Comitato in difesa della Costituzione, che nasce oggi qui nella mia stanza. Si chiamerà &#8220;Viva la Costituzione!&#8221; ed è aperto al contributo di tutti coloro che condividono questi semplici punti. Nei prossimi giorni logo, manifesto, indirizzo email del Comitato per adesioni e prime iniziative. <br />
Ma ora è tempo di far festa con gli amici con i quali, in questi anni, abbiamo contribuito a preparare questo giorno. Che sollievo! </p>
<p><strong>Post scriptum</strong></p>
<p>Segnalo <a title="Articolo Onida" href="http://www.forumcostituzionale.it/site/index.php?option=content&#038;task=view&#038;id=257">questo articolo</a> del professor Valerio Onida, contro il mito del nuovismo costituzionale.
</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il nodo etico</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2006/06/24/il-nodo-etico/</link>
		<comments>http://www.pieroricca.org/2006/06/24/il-nodo-etico/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Jun 2006 14:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Costituzione</category>
	<category>Democrazia</category>
	<category>Legalità</category>
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		<description><![CDATA[ 
 Paolo Sylos Labini
Ora vinciamo il referendum.
Da martedì cercherò di capire a che punto sia la nuova legge sul conflitto di interessi.
Durante la campagna elettorale per le politiche, ebbi con Fassino un divertente scambio su questo tema, videoripreso, che fece un po&#8217; di rumore e divertì Beppe Grillo, che lo inserì nel suo blog e nel suo spettacolo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img title="sylos labini" alt="sylos labini" src="http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/economia/mortlabini/mortlabini/ansa_7223137_55000.jpg" align="top" /><br />
 Paolo Sylos Labini</p>
<p>Ora vinciamo il referendum.<br />
Da martedì cercherò di capire a che punto sia la nuova legge sul conflitto di interessi.<br />
Durante la campagna elettorale per le politiche, ebbi con Fassino un divertente scambio su questo tema, videoripreso, che fece un po&#8217; di rumore e divertì Beppe Grillo, che lo inserì nel suo <a title="Post Fassino" href="http://www.beppegrillo.it/2006/03/piero_fassino_e.html">blog</a> e nel suo spettacolo. In pratica Fassino sosteneva che la vera priorità è il lavoro, non il conflitto di interessi. Come se le due cose fossero incompatibili.<br />
Pochi giorni dopo, in un&#8217;intervistina video, constatai che Furio Colombo la pensa diversamente. Gli chiesi di dirmi tre priorità per la nuova maggioranza parlamentare. L&#8217;ex direttore dell&#8217;Unità e attuale senatore dell&#8217;Unione mi rispose:<br />
&#8220;Di sicuro, una nuova legge elettorale; di sicuro, una vera riforma della scuola che sani i guasti della riforma Moratti. Ma io non mi toglierò nemmeno il cappotto prima di presentare una proposta di legge che regoli i conflitti di interessi&#8221;.<br />
Certo, l&#8217;agenda dei mesi successivi al voto è stata particolarmente fitta di impegni. E tuttavia la curiosità c&#8217;è. Avranno già messo a punto una proposta di legge che regoli le incompatibilità fra potere economico e politico? E in caso affermativo, quali sono le linee strategiche di tale proposta?<br />
A margine, mi incuriosisce anche sapere se la direzione dei Democratici di Sinistra abbia elaborato il famoso &#8220;codice etico&#8221; a lungo richiesto, fino agli ultimi giorni di vita, da un tenace &#8221;demonizzatore&#8221; come il compianto <a title="Intervista al Corriere" href="http://www.dsmilano.it/html/Pressroom/2005/07/cor5_0718_un-codice-morale.htm">Paolo Sylos Labini</a>, e alla fine promesso, nei giorni caldi dello scandalo Unipol-Bnl, da Fassino medesimo, in un documento ufficiale, approvato all&#8217;unanimità dalla direzione del partito:<br />
&#8220;Vi è, infine, anche un nodo relativo alla regolazione della vita democratica dei soggetti politici. L&#8217;autonomia della politica è data dall&#8217;effettiva trasparenza della sua attività e del suo finanziamento. Se è vero che per chi è investito di una responsabilità politica o istituzionale non è sufficiente il rispetto della legge, servono <strong>codici etici</strong> che consentano di ispirare ogni comportamento a principi morali e condivisi&#8221; (dalla relazione di Fassino).<br />
Ne parlava addirittura al plurale: &#8220;codici etici&#8221;.<br />
Sarebbe stato forse opportuno redigerne almeno uno, al posto del <a title="Intervista a Onida su papello Fassino" href="http://www.ilcantiere.org/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=347&#038;Itemid=105">papello</a> programmatico, pubblicato sul Foglio per provare a eleggere D&#8217;Alema capo dello Stato a larga maggioranza, contro ogni procedura costituzionale.</p>
<p><strong>Post scriptum</strong></p>
<p><a title="Testimonianze per il NO al referendum" href="http://video.google.com/videoplay?docid=-6195050354520638824">Qui</a> una serie di testimonianze per il NO al referendum. La prima è di Giancarlo Caselli.
</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Intervista sulla riforma dei giudici</title>
		<link>http://www.pieroricca.org/2006/06/23/169/</link>
		<comments>http://www.pieroricca.org/2006/06/23/169/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2006 02:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Costituzione</category>
	<category>Democrazia</category>
	<category>Legalità</category>
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		<description><![CDATA[ 
La corruzione dilaga? Una soluzione c’è: mettere in riga i giudici.
Ho chiesto a Francesco Moroni, giovane autore di un saggio sull’indipendenza della magistratura, di fare il punto sulla controversa riforma dell’ordinamento giudiziario, all’indomani dell’entrata in vigore dei decreti attuativi. Una riforma - si vantò l’onorevole Giuseppe Gargani di Forza Italia - in presenza della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.pietrogiliberti.it/blog/images/boccassini.jpg" /> </p>
<p>La corruzione dilaga? Una soluzione c’è: mettere in riga i giudici.<br />
Ho chiesto a Francesco Moroni, giovane autore di un saggio sull’indipendenza della magistratura, di fare il punto sulla controversa riforma dell’ordinamento giudiziario, all’indomani dell’entrata in vigore dei decreti attuativi. Una riforma - si vantò l’onorevole Giuseppe Gargani di Forza Italia - in presenza della quale Mani Pulite non ci sarebbe mai stata.</p>
<p>Francesco, a che punto siamo con la riforma dei giudici?</p>
<p>L’entrata in vigore dei decreti attuativi redatti dal precedente governo porta a definitiva maturazione l’inclinazione autoritaria e punitiva presente in nuce nella legge n. 150 del 20 luglio 2005, che si limita ad enunciare i principi e criteri direttivi cui il legislatore delegato deve ispirarsi nell’attuazione della riforma dell’ordinamento giudiziario. Si tratta di un corpus normativo particolarmente caotico, che consta di una quindicina di decreti destinati a rendere operative alcune soluzioni tecniche assai pericolose per l’indipendenza della magistratura e per la qualità del già disastrato servizio giudiziario.</p>
<p>Quali sono i principali cambiamenti?</p>
<p>L’ossatura portante dell’impianto controriformista è costituita da tre decreti, relativi alla gerarchizzazione delle Procure, al sistema disciplinare e alla progressione in carriera tramite concorsi interni. I primi due hanno già cominciato a spiegare i propri effetti a partire dal 18 e dal 19 giugno. Il rischio è che gli uffici requirenti tornino ad essere strutturati in forma piramidale, con un’abnorme concentrazione di poteri in capo al Procuratore della Repubblica, unico titolare dell’azione penale, con amplissima discrezionalità nell’assegnazione e revoca dei fascicoli di indagine ai suoi sostituti, la cui autonomia verrebbe praticamente sterilizzata. Eppure, l’art.101 Cost. dice ancora che i giudici sono soggetti soltanto alla legge, non al capo-ufficio. Si prevede che tutti gli atti che costituiscono esercizio dell’azione penale o che incidono sulla libertà personale debbano essere assunti con il consenso preventivo del capo, ma tenendo conto dell’enorme carico di lavoro che grava quotidianamente su ogni Procura è presumibile che l’intervento personale del capo si verificherà solo in alcuni procedimenti da lui selezionati, con buona pace dell’obbligatorietà e della necessaria uniformità di esercizio dell’azione penale (art.112 Cost.).</p>
<p>Come cambia il sistema disciplinare?</p>
<p>Il nuovo sistema disciplinare, ora imperniato sulla obbligatorietà della relativa azione, rischia di trasformarsi in uno strumento intimidatorio o ritorsivo, poiché il mero esposto - anche anonimo! - di un imputato insoddisfatto sarà sufficiente a spedire automaticamente il magistrato davanti al CSM. Che poi il procedimento possa concludersi con un proscioglimento non consola, se si pensa che intanto la carriera del magistrato è ferma e la sua credibilità inevitabilmente (seppur ingiustamente) appannata agli occhi dell’opinione pubblica.</p>
<p>E il sistema delle promozioni?</p>
<p>Il cervellotico sistema di progressione in carriera, imperniato su un fittissimo reticolo di concorsi interni, finirebbe per impegnare i magistrati (come esaminatori o come concorrenti) in un interminabile meccanismo concorsuale, a scapito del tempo che dovrebbe essere dedicato alla quotidiana attività giudiziaria. D’altra parte, in passato i concorsi premiavano solo i giudici più scaltri e conformisti, cultori di un arido nozionismo, e non servivano a riconoscere i meriti effettivamente guadagnati sul campo. Sarebbe più opportuno introdurre verifiche di professionalità periodiche e rigorose, come da tempo auspica l’ANM.</p>
<p>Sui decreti il capo dello Stato ha dettato la linea…</p>
<p>In una delle sue prime interviste, il Guardasigilli Mastella aveva indicato, fra le priorità dei primi cento giorni di governo, la sospensione di alcuni decreti di attuazione della legge di riforma dell’ordinamento giudiziario, ipotizzando inizialmente di imboccare la strada della decretazione d’urgenza, che avrebbe eliminato in radice i rischi relativi all’imminente entrata in vigore dei decreti attuativi. Nel suo primo intervento dinanzi al CSM, il Capo dello Stato Napolitano ha addotto non meglio precisate ragioni tecniche a sostegno dell’impraticabilità di tale iter, suggerendo la presentazione di un disegno di legge quale soluzione più corretta ed opportuna sul piano della procedura parlamentare. E così, il 9 giugno, Mastella ha proposto un disegno di legge che prevede la sospensione dell’efficacia di tre decreti attuativi, cioè una sorta di moratoria fino al marzo 2007, generando tuttavia il comprensibile malcontento dell’Associazione Nazionale Magistrati, perché nelle more dell’iter legis parte della riforma entra in vigore. Infatti, trattandosi di un semplice disegno di legge, finché non interverrà la definitiva approvazione da parte delle Camere saranno operative a tutti gli effetti le misure sulla riorganizzazione delle Procure e sull’illecito disciplinare. Dunque, nessuna sospensione immediata.</p>
<p>Che cosa vuol dire sul piano politico?</p>
<p>Come hanno giustamente sottolineato anche i maggiori costituzionalisti, le ragioni di questa soluzione non sono tecniche, giacché l’opzione del decreto non era certo costituzionalmente illegittima. Mastella, tenuto conto della risicata maggioranza esistente al Senato, ha esplicitamente manifestato il timore che il decreto legge non venisse convertito nei sessanta giorni previsti e ha preferito ripiegare sull’utilizzazione di un semplice disegno di legge, da approvare comunque entro il 28 luglio, quando entrerà in vigore l’ultimo decreto attuativo. Tuttavia, dal punto di vista politico non è detto che si riesca ad ottenere l’approvazione del disegno di legge prima della pausa estiva, a meno che il centrosinistra - per evitare al Senato di rimanere impantanato in un defatigante “Vietnam” parlamentare - non decida di utilizzare la corsia preferenziale della riduzione dei termini procedurali, o di porre la questione di fiducia. Ma allora, se entrambi i provvedimenti (decreto legge e disegno di legge) passano comunque per il Parlamento e i numeri al Senato sono i medesimi in ambedue le ipotesi, tanto valeva accorciare i tempi sin dall’inizio e presentare senza remore un decreto legge immediatamente efficace, verificando subito la tenuta della pur fragile maggioranza di cui gode il governo Prodi.</p>
<p>Insomma non c’è alcuna svolta nella politica giudiziaria?</p>
<p>Sul delicato terreno dei rapporti fra politica e magistratura si parrà la nobilitate dell’esecutivo dell’Unione, chiamato dagli elettori ad abbandonare la vocazione compromissoria, ad affrancarsi da qualsiasi tentazione inciucista e ad attuare il programma elettorale, secondo cui “Dobbiamo rimuovere tutti gli aspetti del nuovo ordinamento in stridente contrasto con i principi costituzionali e, ove necessario, intervenire con provvedimenti di sospensione dell’efficacia di quelle norme della legge delega (o dei decreti attuativi) che potrebbero ledere - costituendo diritti acquisiti non più contrastabili - il principio di unità, uguaglianza e parità di trattamento o rendere impossibile successivamente un nuovo e diverso riordino della magistratura”. Senza un’autentica svolta si corre il rischio che la controriforma non verrà smantellata e finiremo per rimpiangere l’ennesima occasione perduta.</p>
<p>Post scriptum<br />
La riforma dei giudici porta il nome di Sua Eccellenza Padana Roberto Castelli. Costui, la scorsa settimana, a Merate, nel corso di un dibattito sul referendum, ha risposto alla contestazione di uno spettatore (che lo criticava per i pesanti giudizi dati sul senatore Scalfaro)  chiedendo ai carabinieri di identificarlo e invitandolo a lasciare la sala. Ormai è una mania. Mi è stato riferito che il malcapitato, presidente del comitato per il NO di Lecco, si è trovato la Digos alle calcagna fin sotto casa. A questo punto, per coerenza, si dovrebbe riformare anche la prima parte della Costituzione: per esempio l’articolo 21.
</p>
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		<title>Avviso</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jun 2006 17:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Libertà</category>
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		<description><![CDATA[
Domani, domenica 18 giugno, con i soliti amici del gruppo Qui milano libera ci si ritrova per una nuova iniziativa di informazione sulle ragioni del NO al prossimo referendum costituzionale. L&#8217;appuntamento è per le ore 10,45 in via Solari angolo via Stendhal.
Cartelli, volantini e opuscoli li porto io.
Dopo uno splendido pranzo con il comandante partigiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.locomotivagroup.net/images/libri/pesce.jpg"  /></p>
<p>Domani, domenica 18 giugno, con i soliti amici del gruppo Qui milano libera ci si ritrova per una nuova iniziativa di informazione sulle ragioni del NO al prossimo referendum costituzionale. L&#8217;appuntamento è per le ore 10,45 in via Solari angolo via Stendhal.<br />
Cartelli, volantini e opuscoli li porto io.</p>
<p>Dopo uno splendido pranzo con il comandante partigiano Giovanni Pesce e la sua compagna Onorina, l&#8217;amico Alberto Ricci e io quest&#8217;oggi abbiamo deciso che, in caso di vittoria del NO, il giorno dopo il referendum fonderemo un nuovo comitato. Titolo: &#8220;Viva la Costituzione!&#8221;, sottotitolo: &#8220;Attuarla, prima di cambiarla&#8221;.</p>
<p>Tre gli obiettivi del nascituro comitato &#8220;Viva la Costituzione!&#8221;:<br />
1 Dimostrare che i problemi del Paese derivano più da un deficit di attuazione che di modernità della Costituzione del 1948<br />
2 Segnalare il nostro dissenso rispetto ad ogni ipotesi di &#8220;grande riforma&#8221; e correlati, nuovi inciuci bicameralisti<br />
2 Ricordare che, se proprio il Parlamento intende aggiornare alcuni specifici punti della Costituzione, le procedure per farlo, possibilmente a larga maggioranza, sono previste dall&#8217;articolo 138 della Costituzione</p>
<p>Ma avremo modo di riparlarne. Ora è tempo di darsi da fare, ancora una volta, per imprimere un poco di vivacità a una campagna referendaria confusa, fiacca e semiclandestina. Anche Giovanni e Onorina, antichi combattenti per la libertà, erano sconcertati per questo fatto, di cui portano responsabilità, in primo luogo, i dirigenti dell&#8217;Unione e della Rai.<br />
Che la cosiddetta &#8220;casa delle libertà&#8221; abbia interesse a impedire una corretta informazione, lo dò per scontato.</p>
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		<title>I tartufi e la Costituzione</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jun 2006 13:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Costituzione</category>
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Sergio Romano
Comunque vada il referendum, bisogna mettersi attorno a un tavolo e discutere, per cambiare la Costituzione a larga maggioranza. E questa intenzione andrebbe annunciata prima, non dopo il 25 giugno. Altrimenti sarebbe il caos o l’immobilismo.
Questo è il ritornello che negli ultimi giorni molte voci, anche di quelle considerate autorevoli, vanno intonando. Ritornello assurdo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.radio.rai.it/radiorai/online/ev_images/mini_romano.jpg" /><br />
<em>Sergio Romano</em></p>
<p>Comunque vada il referendum, bisogna mettersi attorno a un tavolo e discutere, per cambiare la Costituzione a larga maggioranza. E questa intenzione andrebbe annunciata prima, non dopo il 25 giugno. Altrimenti sarebbe il caos o l’immobilismo.<br />
Questo è il ritornello che negli ultimi giorni molte voci, anche di quelle considerate autorevoli, vanno intonando. Ritornello assurdo, ma spacciato come il trionfo del buon senso.<br />
Tra i salmodianti si distinguono alcuni astuti treccartari cdl tipo Tremonti e ben noti parrucconi “bipartisan”, come Franco De Benedetti. I “riformisti” dell’Unione proprio non se la sentono di rompere il gioco: ora vincano i No, suggeriscono, ma poi ci impegnamo a riformare assieme, magari con una nuova bicamerale. Nessuno dica che i “riformisti” sono contro le riforme!<br />
Tra i “bipartisan” eccelle il buon Sergio Romano.<br />
Sentiamo l’argomentazione odierna, sul Corriere della Sera, dell’ambasciatore che ragiona freddamente.</p>
<p>“…Ora, beninteso, è opportuno correggere il prodotto pasticciato uscito dalla combinazione dei diversi interessi di Berlusconi, Bossi e Fini. Ma sono convinto che dopo la vittoria del NO il partito trasversale dell’immobilismo costituzionale riuscirebbe a bloccare qualsiasi tentativo riformatore e che il governo Prodi non avrebbe la forza per impedirlo. Il SI’, invece, potrebbe indurre il governo a prendere l’iniziativa per la convocazione di un tavolo costituzionale (comitato di saggi, commissione o addirittura piccola assemblea) a cui delegare la messa a punto delle correzioni necessarie e l’adozione di una legge elettorale. Non è una strada priva di incertezze, ma è l’unica, a mio avviso, che possa dare qualche risultato”.</p>
<p>Viene da chiedersi: ma perché si convoca il popolo a valutare un’ampia e incisiva riforma della Costituzione, se poi una nuova bicamerale (o “comitato di saggi, commissione, o piccola assemblea”) s’incaricherà di approvare una nuova riforma? E perché le due coalizioni dovrebbero annunciare - come esorta, sempre sul Corriere odierno, il buon Franco De Benedetti - un tavolo comune prima del referendum, quando milioni di italiani non sanno nulla o quasi dei contenuti della riforma che dovrebbero giudicare?<br />
Misteri del tartufismo italico.<br />
Passiamo oltre e veniamo al quesito centrale: è veramente necessario cambiare la Costituzione? Siamo sicuri che il problema italiano sia di ordine costituzionale e non politico e morale? E siamo sicuri che la Costituzione non meriti di essere attuata prima di essere modificata? Certo, per attuarla occorrerebbe salvaguardarne la credibilità di patto fondativo: moderno, inclusivo e valido per tutti. Gli inciuci, i mercanteggiamenti, gli stravolgimenti a colpi di maggioranza, le convocazioni referendarie prive di chiarezza, al contrario, producono almeno questo effetto, ben gradito se non proprio perseguito, da coloro che - per dna e vocazione - non si riconoscono nel modello costituzionale: screditare il “mito” della Costituzione Repubblicana, farla apparire un ferro vecchio, da cambiare in nome del “nuovo”. La natura del quale, intrinsecamente eversiva, abbiamo ben conosciuto nell’ultimo lustro, dopo gli anni della famigerata “Bicamerale”.<br />
Vista la conventicola dei riformatori, è prudente tenerci stretta la nostra Costituzione: così com’è. Al rischio di apparire “conservatori”. Noi, i “demonizzatori”.</p>
<p>Ps:<br />
Degno di nota il pensiero di Sergio Romano anche su un altro tema: il cosiddetto conflitto di interessi…<br />
<a href="http://www.marcotravaglio.it/puffoni/171005.htm">http://www.marcotravaglio.it/puffoni/171005.htm</a>
</p>
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		<title>Referendum Costituzionale: Consigli per il NO.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jun 2006 17:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Costituzione</category>
	<category>Informazione</category>
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Non è semplice fare comunicazione politica quando i mezzi di comunicazione di massa sono usati per filtrare anzichè diffondere l&#8217;ìnformazione. Chi non intende rassegnarsi alla passività deve ingegnarsi: volantini, cartelli, striscioni, convegni, internet, filmati autoprodotti, spazi autogestiti su radio e tv locali. Io consiglio a tutti di comprarsi un bel megafono.
Tutto questo in attesa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><embed src="http://www.youtube.com/v/6K5lXEw5WYY" type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="326"></embed></p>
<p>Non è semplice fare comunicazione politica quando i mezzi di comunicazione di massa sono usati per filtrare anzichè diffondere l&#8217;ìnformazione. Chi non intende rassegnarsi alla passività deve ingegnarsi: volantini, cartelli, striscioni, convegni, internet, filmati autoprodotti, spazi autogestiti su radio e tv locali. Io consiglio a tutti di comprarsi un bel megafono.<br />
Tutto questo in attesa di liberare la Rai e riaprirla a un&#8217;informazione che abbia qualche attinenza con la realtà. Nel medio periodo, forse, la rete sarà accessibile a tutti, soppianterà la tv, e quindi non dovremo più preoccuparci di tipetti come Vespa e Petruccioli.<br />
Ciò detto, segnalo che i <a href="http://beppegrillo.meetup.com">Grilli del Meetup</a> di Torino - Sergio e Davide - nuovi e cari amici cresciuti a pane e digitale, stanno realizzando alcuni spot in favore delle <strong>ragioni del NO</strong> al prossimo referendum costituzionale e li portano in giro per la città su schermi mobili. Che cosa bisogna inventarsi! Qui sopra una prima sfilata di testimonianze.
</p>
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		<title>Interviste a Spataro e Menapace</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2006 11:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Ricca</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
	<category>Costituzione</category>
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foto da repubblica.it
Ancora sulla riforma della Costituzione.
A margine di una conferenza svoltasi alla camera del lavoro di Milano, la settimana scorsa ho intervistato Armando Spataro e Lidia Menapace.
Spataro è procuratore aggiunto a Milano.
La Menapace, partigiana, è attualmente senatrice eletta nelle liste di Rifondazione Comunista.
Entrambi argomentano la propria netta contrarietà alla riforma che il 25 e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.repubblica.it/2005/a/sezioni/cronaca/cellulaisl/pisaspa/stor_5765541_03320.jpg" /><br />
<em>foto da repubblica.it</em></p>
<p>Ancora sulla riforma della Costituzione.</p>
<p>A margine di una conferenza svoltasi alla camera del lavoro di Milano, la settimana scorsa ho intervistato Armando Spataro e Lidia Menapace.</p>
<p>Spataro è procuratore aggiunto a Milano.</p>
<p>La Menapace, partigiana, è attualmente senatrice eletta nelle liste di Rifondazione Comunista.</p>
<p>Entrambi argomentano la propria netta contrarietà alla riforma che il 25 e 26 giugno sarà sottoposta a referendum popolare.</p>
<p>Le interviste sono visibili su <a href="http://www.arcoiris.tv/">www.arcoiris.tv</a>.</p>
<p><embed style="width:400px; height:326px;" align="middle" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/ZNWRVttdWng"> </embed></p>
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