Il nodo etico

Giugno 24, 2006 on 4:49 pm | In Politica, Costituzione, Democrazia, Legalità | 7 Comments

 sylos labini
 Paolo Sylos Labini

Ora vinciamo il referendum.
Da martedì cercherò di capire a che punto sia la nuova legge sul conflitto di interessi.
Durante la campagna elettorale per le politiche, ebbi con Fassino un divertente scambio su questo tema, videoripreso, che fece un po’ di rumore e divertì Beppe Grillo, che lo inserì nel suo blog e nel suo spettacolo. In pratica Fassino sosteneva che la vera priorità è il lavoro, non il conflitto di interessi. Come se le due cose fossero incompatibili.
Pochi giorni dopo, in un’intervistina video, constatai che Furio Colombo la pensa diversamente. Gli chiesi di dirmi tre priorità per la nuova maggioranza parlamentare. L’ex direttore dell’Unità e attuale senatore dell’Unione mi rispose:
“Di sicuro, una nuova legge elettorale; di sicuro, una vera riforma della scuola che sani i guasti della riforma Moratti. Ma io non mi toglierò nemmeno il cappotto prima di presentare una proposta di legge che regoli i conflitti di interessi”.
Certo, l’agenda dei mesi successivi al voto è stata particolarmente fitta di impegni. E tuttavia la curiosità c’è. Avranno già messo a punto una proposta di legge che regoli le incompatibilità fra potere economico e politico? E in caso affermativo, quali sono le linee strategiche di tale proposta?
A margine, mi incuriosisce anche sapere se la direzione dei Democratici di Sinistra abbia elaborato il famoso “codice etico” a lungo richiesto, fino agli ultimi giorni di vita, da un tenace ”demonizzatore” come il compianto Paolo Sylos Labini, e alla fine promesso, nei giorni caldi dello scandalo Unipol-Bnl, da Fassino medesimo, in un documento ufficiale, approvato all’unanimità dalla direzione del partito:
“Vi è, infine, anche un nodo relativo alla regolazione della vita democratica dei soggetti politici. L’autonomia della politica è data dall’effettiva trasparenza della sua attività e del suo finanziamento. Se è vero che per chi è investito di una responsabilità politica o istituzionale non è sufficiente il rispetto della legge, servono codici etici che consentano di ispirare ogni comportamento a principi morali e condivisi” (dalla relazione di Fassino).
Ne parlava addirittura al plurale: “codici etici”.
Sarebbe stato forse opportuno redigerne almeno uno, al posto del papello programmatico, pubblicato sul Foglio per provare a eleggere D’Alema capo dello Stato a larga maggioranza, contro ogni procedura costituzionale.

Post scriptum

Qui una serie di testimonianze per il NO al referendum. La prima è di Giancarlo Caselli.

Intervista sulla riforma dei giudici

Giugno 23, 2006 on 4:58 am | In Politica, Costituzione, Democrazia, Legalità | 4 Comments

La corruzione dilaga? Una soluzione c’è: mettere in riga i giudici.
Ho chiesto a Francesco Moroni, giovane autore di un saggio sull’indipendenza della magistratura, di fare il punto sulla controversa riforma dell’ordinamento giudiziario, all’indomani dell’entrata in vigore dei decreti attuativi. Una riforma - si vantò l’onorevole Giuseppe Gargani di Forza Italia - in presenza della quale Mani Pulite non ci sarebbe mai stata.

Francesco, a che punto siamo con la riforma dei giudici?

L’entrata in vigore dei decreti attuativi redatti dal precedente governo porta a definitiva maturazione l’inclinazione autoritaria e punitiva presente in nuce nella legge n. 150 del 20 luglio 2005, che si limita ad enunciare i principi e criteri direttivi cui il legislatore delegato deve ispirarsi nell’attuazione della riforma dell’ordinamento giudiziario. Si tratta di un corpus normativo particolarmente caotico, che consta di una quindicina di decreti destinati a rendere operative alcune soluzioni tecniche assai pericolose per l’indipendenza della magistratura e per la qualità del già disastrato servizio giudiziario.

Quali sono i principali cambiamenti?

L’ossatura portante dell’impianto controriformista è costituita da tre decreti, relativi alla gerarchizzazione delle Procure, al sistema disciplinare e alla progressione in carriera tramite concorsi interni. I primi due hanno già cominciato a spiegare i propri effetti a partire dal 18 e dal 19 giugno. Il rischio è che gli uffici requirenti tornino ad essere strutturati in forma piramidale, con un’abnorme concentrazione di poteri in capo al Procuratore della Repubblica, unico titolare dell’azione penale, con amplissima discrezionalità nell’assegnazione e revoca dei fascicoli di indagine ai suoi sostituti, la cui autonomia verrebbe praticamente sterilizzata. Eppure, l’art.101 Cost. dice ancora che i giudici sono soggetti soltanto alla legge, non al capo-ufficio. Si prevede che tutti gli atti che costituiscono esercizio dell’azione penale o che incidono sulla libertà personale debbano essere assunti con il consenso preventivo del capo, ma tenendo conto dell’enorme carico di lavoro che grava quotidianamente su ogni Procura è presumibile che l’intervento personale del capo si verificherà solo in alcuni procedimenti da lui selezionati, con buona pace dell’obbligatorietà e della necessaria uniformità di esercizio dell’azione penale (art.112 Cost.).

Come cambia il sistema disciplinare?

Il nuovo sistema disciplinare, ora imperniato sulla obbligatorietà della relativa azione, rischia di trasformarsi in uno strumento intimidatorio o ritorsivo, poiché il mero esposto - anche anonimo! - di un imputato insoddisfatto sarà sufficiente a spedire automaticamente il magistrato davanti al CSM. Che poi il procedimento possa concludersi con un proscioglimento non consola, se si pensa che intanto la carriera del magistrato è ferma e la sua credibilità inevitabilmente (seppur ingiustamente) appannata agli occhi dell’opinione pubblica.

E il sistema delle promozioni?

Il cervellotico sistema di progressione in carriera, imperniato su un fittissimo reticolo di concorsi interni, finirebbe per impegnare i magistrati (come esaminatori o come concorrenti) in un interminabile meccanismo concorsuale, a scapito del tempo che dovrebbe essere dedicato alla quotidiana attività giudiziaria. D’altra parte, in passato i concorsi premiavano solo i giudici più scaltri e conformisti, cultori di un arido nozionismo, e non servivano a riconoscere i meriti effettivamente guadagnati sul campo. Sarebbe più opportuno introdurre verifiche di professionalità periodiche e rigorose, come da tempo auspica l’ANM.

Sui decreti il capo dello Stato ha dettato la linea…

In una delle sue prime interviste, il Guardasigilli Mastella aveva indicato, fra le priorità dei primi cento giorni di governo, la sospensione di alcuni decreti di attuazione della legge di riforma dell’ordinamento giudiziario, ipotizzando inizialmente di imboccare la strada della decretazione d’urgenza, che avrebbe eliminato in radice i rischi relativi all’imminente entrata in vigore dei decreti attuativi. Nel suo primo intervento dinanzi al CSM, il Capo dello Stato Napolitano ha addotto non meglio precisate ragioni tecniche a sostegno dell’impraticabilità di tale iter, suggerendo la presentazione di un disegno di legge quale soluzione più corretta ed opportuna sul piano della procedura parlamentare. E così, il 9 giugno, Mastella ha proposto un disegno di legge che prevede la sospensione dell’efficacia di tre decreti attuativi, cioè una sorta di moratoria fino al marzo 2007, generando tuttavia il comprensibile malcontento dell’Associazione Nazionale Magistrati, perché nelle more dell’iter legis parte della riforma entra in vigore. Infatti, trattandosi di un semplice disegno di legge, finché non interverrà la definitiva approvazione da parte delle Camere saranno operative a tutti gli effetti le misure sulla riorganizzazione delle Procure e sull’illecito disciplinare. Dunque, nessuna sospensione immediata.

Che cosa vuol dire sul piano politico?

Come hanno giustamente sottolineato anche i maggiori costituzionalisti, le ragioni di questa soluzione non sono tecniche, giacché l’opzione del decreto non era certo costituzionalmente illegittima. Mastella, tenuto conto della risicata maggioranza esistente al Senato, ha esplicitamente manifestato il timore che il decreto legge non venisse convertito nei sessanta giorni previsti e ha preferito ripiegare sull’utilizzazione di un semplice disegno di legge, da approvare comunque entro il 28 luglio, quando entrerà in vigore l’ultimo decreto attuativo. Tuttavia, dal punto di vista politico non è detto che si riesca ad ottenere l’approvazione del disegno di legge prima della pausa estiva, a meno che il centrosinistra - per evitare al Senato di rimanere impantanato in un defatigante “Vietnam” parlamentare - non decida di utilizzare la corsia preferenziale della riduzione dei termini procedurali, o di porre la questione di fiducia. Ma allora, se entrambi i provvedimenti (decreto legge e disegno di legge) passano comunque per il Parlamento e i numeri al Senato sono i medesimi in ambedue le ipotesi, tanto valeva accorciare i tempi sin dall’inizio e presentare senza remore un decreto legge immediatamente efficace, verificando subito la tenuta della pur fragile maggioranza di cui gode il governo Prodi.

Insomma non c’è alcuna svolta nella politica giudiziaria?

Sul delicato terreno dei rapporti fra politica e magistratura si parrà la nobilitate dell’esecutivo dell’Unione, chiamato dagli elettori ad abbandonare la vocazione compromissoria, ad affrancarsi da qualsiasi tentazione inciucista e ad attuare il programma elettorale, secondo cui “Dobbiamo rimuovere tutti gli aspetti del nuovo ordinamento in stridente contrasto con i principi costituzionali e, ove necessario, intervenire con provvedimenti di sospensione dell’efficacia di quelle norme della legge delega (o dei decreti attuativi) che potrebbero ledere - costituendo diritti acquisiti non più contrastabili - il principio di unità, uguaglianza e parità di trattamento o rendere impossibile successivamente un nuovo e diverso riordino della magistratura”. Senza un’autentica svolta si corre il rischio che la controriforma non verrà smantellata e finiremo per rimpiangere l’ennesima occasione perduta.

Post scriptum
La riforma dei giudici porta il nome di Sua Eccellenza Padana Roberto Castelli. Costui, la scorsa settimana, a Merate, nel corso di un dibattito sul referendum, ha risposto alla contestazione di uno spettatore (che lo criticava per i pesanti giudizi dati sul senatore Scalfaro) chiedendo ai carabinieri di identificarlo e invitandolo a lasciare la sala. Ormai è una mania. Mi è stato riferito che il malcapitato, presidente del comitato per il NO di Lecco, si è trovato la Digos alle calcagna fin sotto casa. A questo punto, per coerenza, si dovrebbe riformare anche la prima parte della Costituzione: per esempio l’articolo 21.

Avviso

Giugno 17, 2006 on 7:16 pm | In Politica, Libertà, Costituzione, Informazione | 4 Comments

Domani, domenica 18 giugno, con i soliti amici del gruppo Qui milano libera ci si ritrova per una nuova iniziativa di informazione sulle ragioni del NO al prossimo referendum costituzionale. L’appuntamento è per le ore 10,45 in via Solari angolo via Stendhal.
Cartelli, volantini e opuscoli li porto io.

Dopo uno splendido pranzo con il comandante partigiano Giovanni Pesce e la sua compagna Onorina, l’amico Alberto Ricci e io quest’oggi abbiamo deciso che, in caso di vittoria del NO, il giorno dopo il referendum fonderemo un nuovo comitato. Titolo: “Viva la Costituzione!”, sottotitolo: “Attuarla, prima di cambiarla”.

Tre gli obiettivi del nascituro comitato “Viva la Costituzione!”:
1 Dimostrare che i problemi del Paese derivano più da un deficit di attuazione che di modernità della Costituzione del 1948
2 Segnalare il nostro dissenso rispetto ad ogni ipotesi di “grande riforma” e correlati, nuovi inciuci bicameralisti
2 Ricordare che, se proprio il Parlamento intende aggiornare alcuni specifici punti della Costituzione, le procedure per farlo, possibilmente a larga maggioranza, sono previste dall’articolo 138 della Costituzione

Ma avremo modo di riparlarne. Ora è tempo di darsi da fare, ancora una volta, per imprimere un poco di vivacità a una campagna referendaria confusa, fiacca e semiclandestina. Anche Giovanni e Onorina, antichi combattenti per la libertà, erano sconcertati per questo fatto, di cui portano responsabilità, in primo luogo, i dirigenti dell’Unione e della Rai.
Che la cosiddetta “casa delle libertà” abbia interesse a impedire una corretta informazione, lo dò per scontato.

I tartufi e la Costituzione

Giugno 16, 2006 on 3:49 pm | In Politica, Costituzione | 2 Comments


Sergio Romano

Comunque vada il referendum, bisogna mettersi attorno a un tavolo e discutere, per cambiare la Costituzione a larga maggioranza. E questa intenzione andrebbe annunciata prima, non dopo il 25 giugno. Altrimenti sarebbe il caos o l’immobilismo.
Questo è il ritornello che negli ultimi giorni molte voci, anche di quelle considerate autorevoli, vanno intonando. Ritornello assurdo, ma spacciato come il trionfo del buon senso.
Tra i salmodianti si distinguono alcuni astuti treccartari cdl tipo Tremonti e ben noti parrucconi “bipartisan”, come Franco De Benedetti. I “riformisti” dell’Unione proprio non se la sentono di rompere il gioco: ora vincano i No, suggeriscono, ma poi ci impegnamo a riformare assieme, magari con una nuova bicamerale. Nessuno dica che i “riformisti” sono contro le riforme!
Tra i “bipartisan” eccelle il buon Sergio Romano.
Sentiamo l’argomentazione odierna, sul Corriere della Sera, dell’ambasciatore che ragiona freddamente.

“…Ora, beninteso, è opportuno correggere il prodotto pasticciato uscito dalla combinazione dei diversi interessi di Berlusconi, Bossi e Fini. Ma sono convinto che dopo la vittoria del NO il partito trasversale dell’immobilismo costituzionale riuscirebbe a bloccare qualsiasi tentativo riformatore e che il governo Prodi non avrebbe la forza per impedirlo. Il SI’, invece, potrebbe indurre il governo a prendere l’iniziativa per la convocazione di un tavolo costituzionale (comitato di saggi, commissione o addirittura piccola assemblea) a cui delegare la messa a punto delle correzioni necessarie e l’adozione di una legge elettorale. Non è una strada priva di incertezze, ma è l’unica, a mio avviso, che possa dare qualche risultato”.

Viene da chiedersi: ma perché si convoca il popolo a valutare un’ampia e incisiva riforma della Costituzione, se poi una nuova bicamerale (o “comitato di saggi, commissione, o piccola assemblea”) s’incaricherà di approvare una nuova riforma? E perché le due coalizioni dovrebbero annunciare - come esorta, sempre sul Corriere odierno, il buon Franco De Benedetti - un tavolo comune prima del referendum, quando milioni di italiani non sanno nulla o quasi dei contenuti della riforma che dovrebbero giudicare?
Misteri del tartufismo italico.
Passiamo oltre e veniamo al quesito centrale: è veramente necessario cambiare la Costituzione? Siamo sicuri che il problema italiano sia di ordine costituzionale e non politico e morale? E siamo sicuri che la Costituzione non meriti di essere attuata prima di essere modificata? Certo, per attuarla occorrerebbe salvaguardarne la credibilità di patto fondativo: moderno, inclusivo e valido per tutti. Gli inciuci, i mercanteggiamenti, gli stravolgimenti a colpi di maggioranza, le convocazioni referendarie prive di chiarezza, al contrario, producono almeno questo effetto, ben gradito se non proprio perseguito, da coloro che - per dna e vocazione - non si riconoscono nel modello costituzionale: screditare il “mito” della Costituzione Repubblicana, farla apparire un ferro vecchio, da cambiare in nome del “nuovo”. La natura del quale, intrinsecamente eversiva, abbiamo ben conosciuto nell’ultimo lustro, dopo gli anni della famigerata “Bicamerale”.
Vista la conventicola dei riformatori, è prudente tenerci stretta la nostra Costituzione: così com’è. Al rischio di apparire “conservatori”. Noi, i “demonizzatori”.

Ps:
Degno di nota il pensiero di Sergio Romano anche su un altro tema: il cosiddetto conflitto di interessi…
http://www.marcotravaglio.it/puffoni/171005.htm

Referendum Costituzionale: Consigli per il NO.

Giugno 12, 2006 on 7:00 pm | In Politica, Costituzione, Informazione | 2 Comments

Non è semplice fare comunicazione politica quando i mezzi di comunicazione di massa sono usati per filtrare anzichè diffondere l’ìnformazione. Chi non intende rassegnarsi alla passività deve ingegnarsi: volantini, cartelli, striscioni, convegni, internet, filmati autoprodotti, spazi autogestiti su radio e tv locali. Io consiglio a tutti di comprarsi un bel megafono.
Tutto questo in attesa di liberare la Rai e riaprirla a un’informazione che abbia qualche attinenza con la realtà. Nel medio periodo, forse, la rete sarà accessibile a tutti, soppianterà la tv, e quindi non dovremo più preoccuparci di tipetti come Vespa e Petruccioli.
Ciò detto, segnalo che i Grilli del Meetup di Torino - Sergio e Davide - nuovi e cari amici cresciuti a pane e digitale, stanno realizzando alcuni spot in favore delle ragioni del NO al prossimo referendum costituzionale e li portano in giro per la città su schermi mobili. Che cosa bisogna inventarsi! Qui sopra una prima sfilata di testimonianze.

Interviste a Spataro e Menapace

Giugno 7, 2006 on 1:19 pm | In Politica, Costituzione | 4 Comments


foto da repubblica.it

Ancora sulla riforma della Costituzione.

A margine di una conferenza svoltasi alla camera del lavoro di Milano, la settimana scorsa ho intervistato Armando Spataro e Lidia Menapace.

Spataro è procuratore aggiunto a Milano.

La Menapace, partigiana, è attualmente senatrice eletta nelle liste di Rifondazione Comunista.

Entrambi argomentano la propria netta contrarietà alla riforma che il 25 e 26 giugno sarà sottoposta a referendum popolare.

Le interviste sono visibili su www.arcoiris.tv.

La Bacchelli per Trincale

Giugno 6, 2006 on 12:00 pm | In Politica, Libertà, Costituzione | 5 Comments

Ho un amico che si chiama Franco Trincale.

Di professione Cantastorie.

Ha 71 anni, porta la barba e i capelli lunghi sulla nuca.

Viene da Militello, vive a Milano.

Per cinquant’anni ha cantato l’attualità, con la chitarra, in strada.

Ha il cuore che batte a sinistra, nel senso che ha sempre contestato il potere.

Si è prodotto i suoi dischi e li ha venduti direttamente al suo pubblico.

Per rimanere libero, non è mai entrato nel giro che conta.

E’ ossessivo ed egocentrico, come i veri artisti.

Come i veri artisti, è un uomo puro.

Di lui hanno scritto letterati e professori.

Per Previti, i suoi stornelli in piazza Duomo erano uno dei motivi per spostare il famoso processo da Milano a Brescia.

Domenica scorsa, con Davide e Sergio del meet up torinese di Beppe Grillo, sono andato a trovarlo e abbiamo registrato un’intervista sulla Costituzione. Qui è visibile:

Franco mi ha spiegato che Internet, che ha imparato a usare a meraviglia, è l’evoluzione della piazza.

Detto da lui non è banale.

Mi ha mostrato una lettera del presidente della provincia di Catania, il famoso “autonomista”, interessato ad acquisire il suo archivio.

La moglie ci ha offerto un caffé.

Franco vive in un appartamento di due locali al Lorentenggio.

La sua pensione non gli basta a sopravvivere.

E due anni fa ha avuto un ictus.

Da tempo giace in un cassetto dell’ufficio della presidenza del Consiglio la sua richiesta del vitalizio Bacchelli, per gli artisti in difficoltà.

Servono cinque minuti per tirar fuori dal cassetto quella pratica e metterci un timbro e una firma.

Spero che il dottor Enrico Letta, successore dello zio nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, trovi quei cinque minuti.

Franco se lo merita, perché ha onorato la sua arte.

www.trincale.com

Popolare, non confermativo

Giugno 2, 2006 on 3:55 pm | In Politica, Costituzione, Informazione | 3 Comments

Ogni tanto incontro per strada un signore tondo con fluente barba bianca, che parla come un libro stampato. E’ il professor Marco Todeschini. Ogni volta che lo incontro ci fermiamo almeno mezz’ora a conversare. O meglio, lui parla e io ascolto. Quasi sempre, prima o poi, il discorso cade su qualche distorsione logico-linguistica trasformata in senso comune: per esempio l’uso dell’aggettivo “confermativo” per definire il referendum costituzionale. Ho appena ricevuto questa lettera dal professor Todeschini, che ringrazio perché con la sua barba, il suo rigore e i suoi modi da grande puffo buono ingentilisce Milano.

“Abbattere l”ecomostro” di Bari è stato certo un intervento positivo, ma sarebbe uno stravolgimento assurdo chiamarlo “costruttivo”. Lo screanzato maltrattamento dell’italiano e della logica che ci viene inflitto senza freni (quello per cui si legge in questi giorni, dopo il cosiddetto caso Mussi,  che una consultazione - non avvenuta per annullamento della partita - avrebbe dimostrato il consenso del popolo italiano alla legge 40) produce e diffonde innumerevoli scempiaggini. La consultazione imminente in materia costituzionale viene definita “referendum confermativo” non dalla Lega, bensì da chi sta iniziando la campagna per dire no all’obbrobrio di Lorenzago. Spiace di trovare l’aggettivo, sia pure con la cautela di virgolettarlo, alla pagina 18 del pregevole opuscolo del comitato milanese Salviamo la Costituzione e, senza virgolette, nella convocazione della serata di apertura di campagna, presso la Camera del lavoro di Milano. Leggere il secondo comma dell’articolo 138 basta a capire che si tratta di una gran corbelleria: 1. se il costituente avesse voluto sempre la consultazione popolare in assenza di maggioranza qualificata lo avebbe scritto;  ma non lo ha fatto e dunque non c’è alcun automatismo; 2. se la promulgazione della legge di revisione è in sospeso fino all’esito del referendum, la maggioranza che l’ha approvata non ha - ovviamente - alcun interesse a chiederlo; 3. è palese che il soggetto promotore (”un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali”) non intende affatto confermare la revisione, che rifiuta. Pertanto quel confermativo ha la stessa logica dell’acqua che brucia e del fuoco che bagna. Giustificare il pastrugno in base alla formulazione tecnica del quesito (”volete voi confermare….”) è sintomo di fragilità logica e confusione mentale. Pericoloso da parte di chi dovebbe orientare i cittadini a capire il quesito e ad esprimere correttamente il proprio disaccordo. Se un aggettivo è ritenuto necessario (ma non lo è affatto) seguiamo l’articolo 138 e chiamiamolo “popolare”; se vogliamo distinguerlo da quelli abrogativi, chiamiamolo “costituzionale”, ma non confermativo, di grazia! Non facciamoci del male disorientando i meno informati!”.

Marco Todeschini

Intervista a Valerio Onida

Giugno 1, 2006 on 1:01 pm | In Politica, Libertà, Costituzione, Informazione | 13 Comments

Giovedì 25 maggio il professor Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale, ha tenuto una conferenza nell’aula magna del palazzo di Giustizia di Milano sul tema della riforma costituzionale, che il prossimo 25 giugno sarà sottoposta a referendum popolare.

A margine della conferenza mi ha rilasciato un’intervista.

Tra le insidie della riforma - sostiene Onida - c’è il rischio di una vera e propria “dittatura del premier”, con la mortificazione del ruolo delle istituzioni di garanzia.

Questo è il motivo principale per votare NO.

L’intervista è on line su www.arcoiris.tv.

 

Lettera alla Polizia di Milano

Maggio 17, 2006 on 1:05 pm | In Uncategorized, Politica, Libertà, Costituzione, Democrazia, Legalità | 1 Comment

Fermo Polizia

Cari Amici della Polizia di Milano,

questo appello è per Voi.

So che alcuni di Voi ogni tanto danno un’occhiata a questo blog. E me ne rallegro.

Voi certo sapete della mia candidatura a consigliere comunale di Milano.

Mi permetto dunque di chiederVi sostegno.

Chi meglio di Voi, infatti, conosce la continuità del mio impegno civile di questi anni?

Pian piano, dopo qualche iniziale perplessità, avete dimostrato di comprendere la serietà delle mie ragioni e la responsabilità del mio metodo di lotta non violenta, tutto fondato sulla parola.

Mi avete finalmente identificato, nel senso più autentico.

Avete compreso che la contestazione dell’abuso di potere è momento di vitalità democratica, e non certo di disprezzo delle istituzioni.

Oltretutto, nelle conversazioni private, con molti di Voi spesso scopro di essere in sintonia su molti argomenti. E questo mi fa sentire meno solo.

Ecco perché mi fa piacere chiederVi il voto.

Uno di Voi, l’altro giorno, a margine dell’ennesima manifestazione spontanea, mi ha detto: “Guarda che se poi diventi deputato o ministro e ti corrompi, veniamo a cercarti!”.

Accetto la sfida.

Se eletto a palazzo Marino, statene certi, continuerò a fare dentro l’istituzione cittadina quel che ho sempre fatto, spesso in Vostra compagnia, fuori dai palazzi: rompere le scatole a chi vive il potere come privilegio; esigere trasparenza e rispetto per la legalità formale, come per le norme dell’etica pubblica.

Continuerò, cioé, a turbare non l’ordine pubblico, come poteva sembrare a prima vista, ma il quieto vivere, come ormai è chiaro anche alla maggioranza di Voi.

Mi sembra, oltretutto, assai più divertente.

Pensate che bello: il contestatore eletto con i voti della Digos!

Basta mettere una crocetta sul simbolo Italia dei Valori e scrivere RICCA nell’apposito spazio. Fate girare la voce!

Un devoto saluto al Questore dott. Scarpis (che nel segreto dell’urna non Vi vede) e a tutti Voi,

da Piero Ricca

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Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons

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