Referendum Costituzionale: Consigli per il NO.
Giugno 12, 2006 on 7:00 pm | In Politica, Costituzione, Informazione | 2 CommentsNon è semplice fare comunicazione politica quando i mezzi di comunicazione di massa sono usati per filtrare anzichè diffondere l’ìnformazione. Chi non intende rassegnarsi alla passività deve ingegnarsi: volantini, cartelli, striscioni, convegni, internet, filmati autoprodotti, spazi autogestiti su radio e tv locali. Io consiglio a tutti di comprarsi un bel megafono.
Tutto questo in attesa di liberare la Rai e riaprirla a un’informazione che abbia qualche attinenza con la realtà. Nel medio periodo, forse, la rete sarà accessibile a tutti, soppianterà la tv, e quindi non dovremo più preoccuparci di tipetti come Vespa e Petruccioli.
Ciò detto, segnalo che i Grilli del Meetup di Torino - Sergio e Davide - nuovi e cari amici cresciuti a pane e digitale, stanno realizzando alcuni spot in favore delle ragioni del NO al prossimo referendum costituzionale e li portano in giro per la città su schermi mobili. Che cosa bisogna inventarsi! Qui sopra una prima sfilata di testimonianze.
Interviste a Spataro e Menapace
Giugno 7, 2006 on 1:19 pm | In Politica, Costituzione | 4 Comments
foto da repubblica.it
Ancora sulla riforma della Costituzione.
A margine di una conferenza svoltasi alla camera del lavoro di Milano, la settimana scorsa ho intervistato Armando Spataro e Lidia Menapace.
Spataro è procuratore aggiunto a Milano.
La Menapace, partigiana, è attualmente senatrice eletta nelle liste di Rifondazione Comunista.
Entrambi argomentano la propria netta contrarietà alla riforma che il 25 e 26 giugno sarà sottoposta a referendum popolare.
Le interviste sono visibili su www.arcoiris.tv.
La Bacchelli per Trincale
Giugno 6, 2006 on 12:00 pm | In Politica, Libertà, Costituzione | 5 Comments
Ho un amico che si chiama Franco Trincale.
Di professione Cantastorie.
Ha 71 anni, porta la barba e i capelli lunghi sulla nuca.
Viene da Militello, vive a Milano.
Per cinquant’anni ha cantato l’attualità, con la chitarra, in strada.
Ha il cuore che batte a sinistra, nel senso che ha sempre contestato il potere.
Si è prodotto i suoi dischi e li ha venduti direttamente al suo pubblico.
Per rimanere libero, non è mai entrato nel giro che conta.
E’ ossessivo ed egocentrico, come i veri artisti.
Come i veri artisti, è un uomo puro.
Di lui hanno scritto letterati e professori.
Per Previti, i suoi stornelli in piazza Duomo erano uno dei motivi per spostare il famoso processo da Milano a Brescia.
Domenica scorsa, con Davide e Sergio del meet up torinese di Beppe Grillo, sono andato a trovarlo e abbiamo registrato un’intervista sulla Costituzione. Qui è visibile:
Franco mi ha spiegato che Internet, che ha imparato a usare a meraviglia, è l’evoluzione della piazza.
Detto da lui non è banale.
Mi ha mostrato una lettera del presidente della provincia di Catania, il famoso “autonomista”, interessato ad acquisire il suo archivio.
La moglie ci ha offerto un caffé.
Franco vive in un appartamento di due locali al Lorentenggio.
La sua pensione non gli basta a sopravvivere.
E due anni fa ha avuto un ictus.
Da tempo giace in un cassetto dell’ufficio della presidenza del Consiglio la sua richiesta del vitalizio Bacchelli, per gli artisti in difficoltà.
Servono cinque minuti per tirar fuori dal cassetto quella pratica e metterci un timbro e una firma.
Spero che il dottor Enrico Letta, successore dello zio nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, trovi quei cinque minuti.
Franco se lo merita, perché ha onorato la sua arte.
Popolare, non confermativo
Giugno 2, 2006 on 3:55 pm | In Politica, Costituzione, Informazione | 4 Comments
Ogni tanto incontro per strada un signore tondo con fluente barba bianca, che parla come un libro stampato. E’ il professor Marco Todeschini. Ogni volta che lo incontro ci fermiamo almeno mezz’ora a conversare. O meglio, lui parla e io ascolto. Quasi sempre, prima o poi, il discorso cade su qualche distorsione logico-linguistica trasformata in senso comune: per esempio l’uso dell’aggettivo “confermativo” per definire il referendum costituzionale. Ho appena ricevuto questa lettera dal professor Todeschini, che ringrazio perché con la sua barba, il suo rigore e i suoi modi da grande puffo buono ingentilisce Milano.
“Abbattere l”ecomostro” di Bari è stato certo un intervento positivo, ma sarebbe uno stravolgimento assurdo chiamarlo “costruttivo”. Lo screanzato maltrattamento dell’italiano e della logica che ci viene inflitto senza freni (quello per cui si legge in questi giorni, dopo il cosiddetto caso Mussi, che una consultazione - non avvenuta per annullamento della partita - avrebbe dimostrato il consenso del popolo italiano alla legge 40) produce e diffonde innumerevoli scempiaggini. La consultazione imminente in materia costituzionale viene definita “referendum confermativo” non dalla Lega, bensì da chi sta iniziando la campagna per dire no all’obbrobrio di Lorenzago. Spiace di trovare l’aggettivo, sia pure con la cautela di virgolettarlo, alla pagina 18 del pregevole opuscolo del comitato milanese Salviamo la Costituzione e, senza virgolette, nella convocazione della serata di apertura di campagna, presso la Camera del lavoro di Milano. Leggere il secondo comma dell’articolo 138 basta a capire che si tratta di una gran corbelleria: 1. se il costituente avesse voluto sempre la consultazione popolare in assenza di maggioranza qualificata lo avebbe scritto; ma non lo ha fatto e dunque non c’è alcun automatismo; 2. se la promulgazione della legge di revisione è in sospeso fino all’esito del referendum, la maggioranza che l’ha approvata non ha - ovviamente - alcun interesse a chiederlo; 3. è palese che il soggetto promotore (”un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali”) non intende affatto confermare la revisione, che rifiuta. Pertanto quel confermativo ha la stessa logica dell’acqua che brucia e del fuoco che bagna. Giustificare il pastrugno in base alla formulazione tecnica del quesito (”volete voi confermare….”) è sintomo di fragilità logica e confusione mentale. Pericoloso da parte di chi dovebbe orientare i cittadini a capire il quesito e ad esprimere correttamente il proprio disaccordo. Se un aggettivo è ritenuto necessario (ma non lo è affatto) seguiamo l’articolo 138 e chiamiamolo “popolare”; se vogliamo distinguerlo da quelli abrogativi, chiamiamolo “costituzionale”, ma non confermativo, di grazia! Non facciamoci del male disorientando i meno informati!”.
Marco Todeschini
Intervista a Valerio Onida
Giugno 1, 2006 on 1:01 pm | In Politica, Libertà, Costituzione, Informazione | 13 Comments
Giovedì 25 maggio il professor Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale, ha tenuto una conferenza nell’aula magna del palazzo di Giustizia di Milano sul tema della riforma costituzionale, che il prossimo 25 giugno sarà sottoposta a referendum popolare.
A margine della conferenza mi ha rilasciato un’intervista.
Tra le insidie della riforma - sostiene Onida - c’è il rischio di una vera e propria “dittatura del premier”, con la mortificazione del ruolo delle istituzioni di garanzia.
Questo è il motivo principale per votare NO.
L’intervista è on line su www.arcoiris.tv.
Lettera alla Polizia di Milano
Maggio 17, 2006 on 1:05 pm | In Uncategorized, Politica, Libertà, Costituzione, Democrazia, Legalità | 1 Comment
Cari Amici della Polizia di Milano,
questo appello è per Voi.
So che alcuni di Voi ogni tanto danno un’occhiata a questo blog. E me ne rallegro.
Voi certo sapete della mia candidatura a consigliere comunale di Milano.
Mi permetto dunque di chiederVi sostegno.
Chi meglio di Voi, infatti, conosce la continuità del mio impegno civile di questi anni?
Pian piano, dopo qualche iniziale perplessità, avete dimostrato di comprendere la serietà delle mie ragioni e la responsabilità del mio metodo di lotta non violenta, tutto fondato sulla parola.
Mi avete finalmente identificato, nel senso più autentico.
Avete compreso che la contestazione dell’abuso di potere è momento di vitalità democratica, e non certo di disprezzo delle istituzioni.
Oltretutto, nelle conversazioni private, con molti di Voi spesso scopro di essere in sintonia su molti argomenti. E questo mi fa sentire meno solo.
Ecco perché mi fa piacere chiederVi il voto.
Uno di Voi, l’altro giorno, a margine dell’ennesima manifestazione spontanea, mi ha detto: “Guarda che se poi diventi deputato o ministro e ti corrompi, veniamo a cercarti!”.
Accetto la sfida.
Se eletto a palazzo Marino, statene certi, continuerò a fare dentro l’istituzione cittadina quel che ho sempre fatto, spesso in Vostra compagnia, fuori dai palazzi: rompere le scatole a chi vive il potere come privilegio; esigere trasparenza e rispetto per la legalità formale, come per le norme dell’etica pubblica.
Continuerò, cioé, a turbare non l’ordine pubblico, come poteva sembrare a prima vista, ma il quieto vivere, come ormai è chiaro anche alla maggioranza di Voi.
Mi sembra, oltretutto, assai più divertente.
Pensate che bello: il contestatore eletto con i voti della Digos!
Basta mettere una crocetta sul simbolo Italia dei Valori e scrivere RICCA nell’apposito spazio. Fate girare la voce!
Un devoto saluto al Questore dott. Scarpis (che nel segreto dell’urna non Vi vede) e a tutti Voi,
da Piero Ricca
Il metodo Ciampi
Maggio 14, 2006 on 3:54 pm | In Politica, Libertà, Costituzione, Democrazia, Legalità, Informazione | 2 Comments![]()
Ciampi lascia il Quirinale e diventa senatore a vita.
Gli facciamo tanti auguri. Insieme ai complimenti per essere uscito da un settennato micidiale con un ampio consenso personale e mantenendo intatto il prestigio della più alta Istituzione repubblicana.
In un’epoca di imbarbarimento, è già qualcosa.
E tuttavia il dubbio resta: ha fatto il presidente Ciampi tutto il possibile per contenere il vandalismo costituzionale della passata maggioranza parlamentare?
Ce lo diranno gli storici, forse.
Io penso di no. Per due motivi. Primo: avrebbe potuto essere più chiaro e severo nelle sue esternazioni pubbliche. Il secondo motivo lo dirò in questo articolo.
L’uomo Ciampi è signorile. L’ho verificato di persona quando ebbi l’onore di incontrarlo
Era la mattina del 9 novembre del 2002.
Il presidente della Repubblica era venuto a Milano con la signora Franca, in occasione della inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Bocconi.
Con alcuni amici - Paola, Fabrizio, Alberto, Clive - ci piazzammo davanti alla Bocconi di buon mattino, con cartelli, Costituzioni e volantini, per rendere visibile il nostro dissenso rispetto alla famigerata legge Cirami (promulgata il giorno prima, e a tempo di record, dal presidente della Repubblica). Avevamo anche un paio di tricolori listati a lutto.
In seguito a un simpatico negoziato con gli uomini della Digos e del cerimoniale presidenziale (unica condizione postaci: togliere la fascia nera dal tricolore) sostammo un paio d’ore davanti all’ingresso, volantinando e attirando la curiosità dei reporter e degli ospiti.
A cerimonia conclusa uscì il presidente. Gli uomini del cerimoniale evidentemente lo avevano informato. Ci venne incontro, regalando visibilità alle nostre ragioni. Lesse i cartelli, ci salutò con un sorriso e una stretta di mano. Sotto i flash, avemmo con lui un breve dialogo.
Ciampi: “Abbiate fiducia nelle Istituzioni”.
Io: “Presidente, noi abbiamo fiducia nelle persone oneste come Lei…”.
Ciampi: “La Costituzione prevede diverse Istituzioni: c’è il Parlamento, c’è il Governo, c’è il Presidente della Repubblica, c’è la Corte Costituzionale…”.
Io: “Presidente tenga in considerazione la sofferenza civile di milioni di italiani…”.
Ciampi: “Abbiate fiducia nelle Istituzioni, mi raccomando”.
Lo salutammo con un applauso. La notizia di quella garbatissima “contestazione” finì sui titoli dei telegiornali di metà giornata e dei quotidiani del giorno dopo.
Da quell’incontro riportai la sensazione fisica di un uomo perbene, che cercava di dirci: ho le mani legate, più di così non posso fare.
Ciampi promulgò quella legge a poche ore dalla sua approvazione. Poi con quella legge si tentò invano di spostare i famosi processi da Milano a Brescia. La corte di Cassazione disse no.
Negli ultimi cinque anni Ciampi ha firmato diverse altre leggi assai controverse, di dubbia costituzionalità, approvate per evidenti interessi personali o di fazione. Tra queste, il cosiddetto Lodo Schifani, che più precisamente il professor Cordero ha definito Lodo Maccanico-Schifani-Ciampi.
Quella legge. poi cancellata dalla Corte Costituzionale, servì a bloccare il processo a Berlusconi giusto il tempo dell’inglorioso semestre europeo a guida italiana.
Anche ai dilettanti di tecnica costituzionale come me, è noto che il Capo dello Stato non ha poi tutti questi poteri di veto. Può rinviare alle Camere una legge che reputa incostituzionale - e Ciampi lo ha fatto con la legge Gasparri e la riforma dell’ordinamento giudiziario - ma in seconda battuta deve firmare.
Ai chierici di scienza costituzionale tuttavia certo non sfugge che la vigente Costituzione italiana non prevede l’intervento del Capo dello Stato nel processo legislativo.
E invece Ciampi si è avvalso sistematicamente di questo informale potere di influenza. Moral suasion, così viene chiamato dai giornali.
Le bozze di molte leggi, dalla Cirami alla “porcata” di Calderoli, sono state spedite al Quirinale, per un esame preventivo. Quindi Ciampi, anziché limitarsi a valutare le leggi una volta approvate dal Parlamento, le ha esaminate - lui e il suo ufficio giuridico - mentre erano ancora in discussione.
Lo hanno scritto i giornali, non smentiti. Ne hanno preso atto i politici stessi, di entrambi gli scheramenti. Lo ha addirittura rivendicato lo stesso Ciampi in una conversazione con il quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda, pubblicata ad aprile sul quotidiano di via Solferino. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/04_Aprile/18/ciampi.shtml
“Mi sono rifatto al metodo Einaudi, la concertazione”. Così avrebbe risposto Ciampi alla domanda di Breda, che gli chiedeva conto proprio delle perplessità suscitate dalla cosiddetta pratica della “moral suasion”.
Una pratica certo seguita per senso della responsabilità (evitare “strappi” o “conflitti” istituzionali), ma - ripeto - non prevista dalle procedure costituzionali. E forse moralmente inadeguata, di fronte a una maggioranza parlamentare di stampo eversivo come la cosiddetta casa delle libertà.
Qui sta il motivo della nostra critica del 9 novembre 2002. Qui sta la ragione delle mie perplessità sul settennato ormai concluso di un presidente che pur giudico un galantuomo.
Spero che Giorgio Napolitano si riveli autorevole quanto Ciampi, e ancor pià scrupoloso di lui nel rispetto delle procedure costituzionali.
Vigileremo.
Lettera di Pino
Maggio 11, 2006 on 11:13 am | In Uncategorized, Politica, Costituzione | No Comments
L’amico Pino Palermo, imprenditore vicino ai movimento per la Costituzione, ieri mi ha scritto questa letterina. Mi son tornati in mente tanti giorni.
Caro Piero,
come più volte ho avuto modo di dichiarare in questi anni di battaglie democratiche, mi sono imposto di non usare la visibilità a mio vantaggio.
Per questo motivo non ho mai accettato interviste e/o proposte di varia natura, perchè il mio unico scopo era ed è quello della difesa della nostra insostituibile COSTITUZIONE, delle nostre ISTITUZIONI e della indispensabile LEGALITA’.
Più volte Ti ho manifestato il mio dissenso su qualche Tua iniziativa, però ho la certezza che Tu vuoi le stesse cose che voglio io.
Caro Piero,
non ho dimenticato, e non dimenticherò la passione civile che Ti spinge a correre rischi (anche personali) per non piegarti alla barbarie nei confronti della MAGISTRATURA, delle FORZE DELL’ORDINE, dei giornalisti con la schiena DIRITTA.
E non dimentichiamo il danno che potrebbero ancora fare, con la cosiddetta “devoluzione”, alle ISTITUZIONI REPUBBLICANE, che sono costate TANTISSIMO a chi ci ha preceduto.
Per i motivi sopra esposti sono convinto che PIERO RICCA debba continuare la sua battaglia per la LEGALITA’ come consigliere indipendente nel comune di MILANO.
Per questa ragione chiedo di VOTARLO.
Ti invio un caro saluto.
Pino Palermo
Salviamo la Costituzione
Aprile 25, 2006 on 2:29 pm | In Politica, Costituzione | 19 Comments
Scaricate e diffondete l’opuscolo No alla Riforma Costituzionale:
Sono le 13,50 di martedì 25 aprile 2006, scrivo da un internet point nei pressi della stazione Centrale di Milano. Sono da poco ritornato dal lago Maggiore e ho rinunciato a un pranzo in famiglia per partecipare alla manifestazione in memoria della Liberazione.
Quest’anno la festa ha un sapore speciale: è la prima dopo l’infausto lustro del governo del Prescritto. In cinque anni il granduomo non s’è mai fatto vivo alle cerimonie del 25 aprile, proprio non gli andavano giù quelle bandiere rosse e quell’incancellabile trittico: Resistenza-Repubblica-Costituzione.
Romano Prodi si è annunciato con una dichiarazione chiara: “E’ importante ricordare in questa giornata che la partecipazione popolare al prossimo referendum sia la più ampia possibile e che il no alla sbagliata riforma costituzionale della destra arrivi da ogni parte d’Italia “. I portavoce della Casa hanno gridato allo scandalo, il relatore della grande riforma della Costituzione, Sua Eccellenza Padana Roberto Calderoli detto “Pota”, ha parlato addirittura di una festa da “regime” incombente, come se una maggioranza parlamentare potesse “democraticamente” stravolgere a suo piacimento l’architettura istituzionale, riducendo la Costituzione - com’è avvenuto - a materia di uno squallido mercanteggiamento tra partiti.
A giugno saremo chiamati a dire SI’ o NO all’entrata in vigore della riforma Calderoli. Non si conosce ancora la data del referendum popolare, perché il governo in scadenza non s’è ancora degnato di fissarla. Lo farà giovedì, annunciano le cronache.
Il referendum è stato chiesto, secondo l’articolo 138 della Costituzione, da un alto numero di parlamentari e di consigli regionali, oltre che da circa un milione di cittadini.
Non ci è stato facile raccogliere le firme: era inverno, i media non hanno informato a sufficienza, i partiti del Centrosinistra non si sono mobilitati più di tanto, forse ritenendo superflua la petizione popolare, visto che già c’erano le firme dei parlamentari e dei consigli regionali.
L’informazione e la consapevolezza si seminano giorno dopo giorno. E certe battaglie si devono fare, senza esitazioni né calcoli pseudomachiavellici. Per questo la reticenza del Centrosinistra è stata una scelta sbagliata, e purtroppo confermata durante la lunga e opprimente campagna elettorale. In qualsiasi Paese civile, il cambiamento a colpi di maggioranza di oltre un terzo degli articoli della legge fondamentale dello Stato sarebbe diventato il tema principale del dibattito politico. Qui da noi no: si è preferito parlare di Bot, di Pacs, di ICI, di Luxuria e Caruso, con le conseguenze che conosciamo.
“Forse hanno paura di apparire idealisti”, mi ha detto una volta il professor Maurizio Viroli, con riferimento a certe timidezze dei dirigenti unionisti.
Ecco perché mi sembra tanto più significativa l’affermazione di Romano Prodi, alla vigilia di questa giornata particolare.
Sui contenuti della riforma ho scritto già vari articoli e ritornerò presto a occuparmene. Qui a fianco ho pubblicato un opuscolo, curato dal comitato milanese per il NO, di cui mi onoro di far parte. Mi sembra un documento rigoroso e sobrio, che spiega in modo comprensibile i cambiamenti principali apportati dalla riforma. Invito tutti a diffonderlo in vista del referendum.
Ora scusatemi, ma mi aspettano in piazza!
Scaricate e diffondete l’opuscolo No alla Riforma Costituzionale:
Per inserire anche voi nel vostro sito l’iniziativa “No alla Riforma Costituzionale” fate un copia-incolla dall’ HTML quì sotto:
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