I criminali di Genova
Febbraio 6, 2012 on 11:03 pm | In Democrazia | No CommentsInutile farsi illusioni: pure le condanne d’appello ai dirigenti della polizia per l’assalto alla Diaz finiranno in prescrizione - così ci diceva Vittorio Agnoletto nell’incontro dell’altra sera a Porte.
Tutto azzerato.
Se davvero finirà così, ci terremo al vertice della polizia (perché quei dirigenti, com’è noto, nel frattempo hanno fatto tutti carriera) una squadra di vigliacchi criminali, personaggi che hanno ordinato o insabbiato gravissimi abusi.
Pensateci, quando vi diranno che è una democrazia.
Daniele Biacchessi
Febbraio 20, 2010 on 4:02 pm | In Democrazia, Informazione | 1 CommentAlla fine ci si ritrova fra simili e i periodi bui selezionano i caratteri forti. Un’altra persona di cui ci possiamo fidare è Daniele Biacchessi. Sta portando avanti in giro per l’Italia un lavoro straordinario sulla memoria, di semina di consapevolezza, mettendo insieme inchiesta giornalistica e forma teatrale. Grazie Danielone!
Loris
Febbraio 15, 2010 on 11:43 am | In Democrazia, Informazione | 5 CommentsQualche uomo libero in Rai è rimasto. Penso ad esempio al nostro amico Loris Mazzetti. Ma rischia il posto. Perché difende l’azienda e la sua missione di servizio pubblico. Succede, in un sistema che premia i servi e le mignotte. Ops, escort.
DOMANI
Giugno 18, 2009 on 2:56 am | In Politica, Democrazia | 28 Comments“No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere.”
(dall’ultima lettera di Giacomo Ulivi, 1944)
Domani, venerdì 19 giugno, dalle ore 18.30 saremo in piazza Argentina, a Milano. Il terzo appuntamento del progetto Agorà, contro l’impunità e la menzogna.
Venite, venite, venite!
QUI trovate l’evento su facebook da far girare!
Analfabeti d’Italia
Marzo 3, 2009 on 9:42 pm | In Democrazia | 43 CommentsAlla base della deriva nazionale non c’è solo un grave deficit di etica pubblica - come ricordano in questo video, non sfiorate dal senso del ridicolo, le signore Miriam Bartolini (in arte Veronica Lario) e Barbara Berlusconi. “Analfabetismo morale”, lo chiama Barbara Spinelli.
C’è prima di tutto un problema culturale, o meglio: di istruzione primaria, di familiarità con la parola scritta di ampie fasce della società italiana - come ricordiamo spesso durante le presentazioni di ALZA LA TESTA! e in questo blog, sulla scia del professor Tullio De Mauro, uno dei pochi intellettuali italiani che ne parlano. Al tema ho dedicato un articolo sull’ultimo numero del periodico WU Magazine.
Lo trovate QUI
Incontro con Raffaele Fitto
Marzo 2, 2009 on 3:28 pm | In Politica, Costituzione, Democrazia | 31 CommentsLa lunga gestazione di questo video, purtroppo, non lo ha reso meno attuale. Era il dodici dicembre scorso, sui giornali impazzava la “guerra tra procure” e la famigerata riforma della giustizia si riconfermava quale priorità assoluta del cantafavole, quindi della sua maggioranza, quindi del suo Paese.
Eravamo a Bologna, io e Piero, per la presentazione di Alza la testa!, e all’indomani, in occasione del ventitreesimo congresso nazionale dei giovani delle Acli, era segnalata la presenza di Matteo Colaninno e del ministro Raffaele Fitto. Insieme a qualche amico bolognese abbiamo colto l’occasione.
Colaninno: non pervenuto. Peccato, la questione del suo conflitto d’interessi ancora ce la deve chiarire. Sarà per un’altra volta!
Il ministro Fitto, al contrario, ha una gran voglia di confrontarsi. Da sincero democratico quale già aveva dimostrato di essere, prega il moderatore di lasciarci parlare.
Raffaele Fitto è tutto il padrone: mutua un’idea della democrazia fondata sul consenso (a sua volta fondato sullo strapotere mediatico e sul conflitto d’interessi). La regola della maggioranza è la sola che conta e il dibattito parlamentare è una concessione all’estetica di facciata: “se l’opposizione non è capace di dialogare siamo costretti a fare le riforme da soli, anche quelle costituzionali”. Astuzie di una tirannide “che vuole farsi amare più che temere”, esibendo disponibilità al dialogo (leggasi magnanimità) a beneficio di ogni sprovveduto dotato di certificato elettorale (leggasi suddito).
E’ interessante la proposta per ovviare alla cancellazione delle preferenze nella legge ‘porcata’ elettorale. Fitto dice che la soluzione sta nella democrazia interna ai partiti, nel livello di partecipazione alla vita di questi. Lui, che è alle dipendenze di un monarca autoreferenziale! A certe balle sesquipedali non crede nemmeno lui, ma anche questa è democrazia alla corte di “re lanterna”.
Piero lo esorta a ragionare sul metodo, a considerare le riforme costituzionali a colpi di maggioranza un errore a prescindere dai contenuti stessi delle modifiche. Nulla da fare. Per Fitto la democrazia si riduce alla libertà di scegliere da che parte stare. Ma se non stai con chi ha vinto le elezioni la tua è solo un’opinione di minoranza, la nevrosi di chi non sa perdere. Benissimo!
Nel finale Fanny dichiara a Fitto di non riconoscerlo come suo ministro. Del resto nemmeno lui ci riconosce come cittadini. Noi siamo quelli che hanno perso le elezioni. I comunisti giustizialisti che non sanno arrendersi all’evidenza, che sarebbe poi la magnificenza di sua maestà Silvio.
“Non mi stanco di ripetere che chi non si è reso conto che per sistema domocratico oggi s’intende preliminarmente un insieme di regole procedurali di cui la regola della maggioranza è la principale ma non la sola, non ha capito nulla e non continua a capire nulla della democrazia”.
Norberto Bobbio (da ‘Il futuro della democrazia’)
Il video è in due parti. Buona visione, Franz
L’importanza di chiamarsi Bruno
Gennaio 16, 2009 on 1:07 am | In Politica, Libertà, Democrazia | 134 CommentsCi mancava una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale: è arrivata oggi. La nostra colpa è aver tentato di dire due parole, videocamera alla mano, a Bruno Vespa, di passaggio quest’oggi a Milano per moderare un convegno sulla crisi della sessualità maschile con annessa reclame a specifici prodotti farmaceutici. In gergo si chiamano marchette. Con Elia e Franz alle 17,30 siamo al teatro San Babila. Troviamo ad accoglierci una pattuglia della digos, presenza ormai immancabile quando si muove in città una personalità istituzionale del rilievo di Bruno Vespa. “Non potete entrare, abbiamo controllato e voi non siete in lista”, così ci dice un funzionario di polizia. Lo incontro in strada da anni, non mi è mai sembrato una testa calda. Ma qualcosa dev’essere cambiato. Il gestore del teatro dice che dobbiamo retrocedere di cinquanta metri, perché la strada è privata. Ce ne andiamo al bar. Quando l’appassionante dibattito volge al termine ritorniamo. Attendiamo Vespa a cinquanta metri dall’uscita. Intendiamo congratularci con lui per la pubblicità gratuita sulle reti Rai ai suoi bestseller natalizi, per la confezione di trasmissioni su misura per i suoi azionisti di riferimento, per l’onnipresenza nei palinsesti del “servizio pubblico”. Io tengo la videocamera, Franz lo interpella facendogli i complimenti per la puntata su Andreotti (video). Vespa gli risponde: “pensi alla sua povera mamma!”. Il funzionario di polizia, a freddo, mi placca contro il muro per impedirmi di riprendere. Franz ed Elia seguono Vespa e gliene dicono quattro. Io cerco di divincolarmi mentre il funzionario di polizia continua a mettermi le mani addosso, mi blocca il passaggio e, chiamandomi per cognome, mi ordina di esibire il documento di identità. Non ha riguardi per la telecamera, che rischia di fare una brutta fine per effetto delle sue manate. Quando Vespa si allontana nell’auto blu, al cuor di leone scappa qualche parola fuori cerimoniale: “ma va’ a cagare!”. Dopo un’altra botta alla telecamera parte la procedura di identificazione. Al commissariato di piazza san Sepolcro, dove mi portano con l’auto di servizio, mi viene notificato un atto di elezione di domicilio in quanto “persona indagata” per resistenza a pubblico ufficiale. Stessa sorte, probabilmente, toccherà a Elia e Franz. Chiedo ai vari poliziotti intervenuti di qualificarsi con nome e cognome. Invano. Nessuno esibisce il tesserino, nessuno mi fornisce le proprie generalità, nemmeno l’anonimo funzionario che mi ha denunciato. (Pensate che bello quando l’impulso all’azione penale, come si vuole, sarà interamente nelle mani della polizia!) Lo denuncerò a mia volta domani stesso, anche per calunnia. Non può non sapere che non ho commesso alcun reato, come il nostro video e diverse persone presenti al fatto potranno testimoniare. Naturalmente non mi illudo di ottenere giustizia. La mia denuncia - a meno di un miracolo - si archivierà da sola, come le altre. Non sono giorni facili per chi non voglia commettere torti né subirne in silenzio.
Post scriptum
in tema di resistenza agli abusi dei pubblici ufficiali QUI trovate notizia dell’ultima porcata di Calderoli.
MAI AL QUIRINALE!
Gennaio 9, 2009 on 1:02 am | In Politica, Democrazia | 133 Comments
L’elezione di Silvio Berlusconi al Quirinale sarebbe una sciagura nazionale. Facciamo di tutto per evitarla! L’Italia che lo conosce e non lo vuole ha il dovere di farsi sentire, adesso!
Non ci sentiremmo MAI rappresentati da un presidente della Repubblica che militò nella P2 di Gelli, che frequentò mafiosi come Vittorio Mangano, che beneficiò di corruzione di giudici, che ha imposto al Parlamento leggi per evitare regolari processi in cui era imputato, che vanta, oltre a numerose prescrizioni, una condanna amnistiata per falsa testimonianza, che sfrutta una posizione dominante sui media per finalità di propaganda e di delegittimazione degli avversari politici, che è tutt’ora titolare del più colossale conflitto di interessi dell’occidente democratico, che ha mentito innumerevoli volte agli italiani. Tutta la sua storia esprime disvalori e contraddice lo spirito di quella Costituzione che il Capo dello Stato ha il dovere di custodire.
Il personaggio è privo di cultura istituzionale. Per mentalità, metodi, stile, obiettivi è estraneo alla democrazia delle regole.
La sua elezione alla massima carica repubblicana rappresenterebbe la più grave umiliazione per gli italiani onesti. Il trionfo dell’Italia del malaffare.
MAI AL QUIRINALE !
Qui Milano Libera
QUI trovate una petizione da firmare indetta dall’associazione Libera Cittadinanza.
QUI trovate il gruppo di Facebook dedicato all’iniziativa.
Seguiranno nuove iniziative sul tema.
Diffondete il banner!

Codice per inserire il banner:
Onorina
Dicembre 4, 2008 on 1:19 pm | In Politica, Libertà, Democrazia | 25 CommentsQuest’estate con gli amici Diego e Pietro abbiamo trascorso una mezza mattinata a telecamera accesa con Onorina Brambilla, la compagna di lotta e di vita del comandante partigiano Giovanni Pesce. Altre tempre, un’altra Italia. Ne è venuto fuori questo video che Diego ha inviato al concorso di cortometraggi “Memoria e Libertà”. Il video - che per le regole del concorso non poteva superare i cinque minuti - ha vinto il primo premio. Ne pubblicheremo appena possibile una versione più ampia. La premiazione si svolgerà a Roma il 22 dicembre.
Processo Diaz, intervista a Vittorio Agnoletto
Novembre 24, 2008 on 5:59 am | In Politica, Libertà, Democrazia | 24 CommentsIn campagna elettorale Berlusconi ne ha dette parecchie. Una delle più gravi era riferita ai fatti del G8 di Genova: “Altro che Commissione su Genova, dovremmo farla sui pubblici ministeri!”
Quella dichiarazione incornicia il clima in cui si è svolto un processo durato oltre sette anni, quello per le violenze e gli abusi della Diaz. E’ una sentenza di primo grado, ma il processo, in pratica, finisce qui. La prescrizione è dietro l’angolo.
Toccherà ai libri di storia, forse, dire quello che in un tribunale non si è saputo, potuto o voluto dire. “Vergogna!”, dice Vittorio Agnoletto nell’intervista che abbiamo realizzato il 14 novembre scorso. E lo è, questo di Genova, un finale vergognoso.
Quand’anche le motivazioni esprimessero una sentenza equa sotto il profilo giuridico, non si cancellano gli impedimenti omertosi delle forze dell’ordine, le pressioni politiche, il disinteresse delle istituzioni alla verità.
Questa sentenza non offre giustizia alle vittime perché è un parto indesiderato, e le sue motivazioni, per quanto rigorose, non potranno che essere tali: figlie di uno Stato di diritto in agonia, impotente com’è di fronte ad oligarchie eversive che considerano se stesse al di sopra della legge.
Per questo non ci sentiamo, nemmeno per un istante, simili a coloro che incensano questo triste epilogo, assolvendo moralmente l’intera scala gerarchica e festeggiandolo come un successo politico, oltreché istituzionale. Non si tratta di anticipare le motivazioni che i giudici depositeranno, ma di ammettere che il bilancio è avvilente, che dopo sette anni di processo i conti non tornano e non torneranno.
La notte del 21 luglio 2001, in seguito a due riunioni di vertice presso la questura di Genova, oltre trecento agenti fecero irruzione nel complesso della Diaz. Dei novantatré presenti (tutti arrestati per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio), i feriti furono più di settanta, alcuni molto gravi, uno addirittura in coma. I condannati in primo grado e futuri prescritti sono tredici. Tra loro nessun dirigente. Al contrario, come ricorda Agnoletto, i dirigenti coinvolti nella tre giorni di Genova sono stati quasi tutti promossi.
I fatti di Genova sono un’ipoteca sul futuro della nostra Democrazia. Andava estinta immediatamente. Ad oggi, questo Paese ne sembra incapace.
Buona visione, Franz
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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