Genova 2001
Aprile 24, 2008 on 1:19 pm | In Democrazia, Legalità | 37 CommentsNapoli 21 gennaio 2008. L’ex capo della polizia Gianni De Gennaro è in città in qualità di commissario straordinario ai rifiuti. Ci sono anch’io, con gli amici Diego, Pietro e Ricky Farina, per girare il documentario “Vietato respirare”. De Gennaro esce a piedi in piazza del Plebiscito, circondato da numerosa scorta. Un gruppo di abitanti di Pianura lo implora di non riaprire la discarica. La scena è drammatica. M’inserisco brevemente per ricordare Genova. Sono (almeno in apparenza) fuori tema. Ma è un’occasione irripetibile per rammentargli, a nome di tanti, altre scene rimosse. Gli chiedo di dirci la verità sugli abusi di polizia. Lui s’irrigidisce in una smorfia introspettiva e tace. Insisto. Perché sono stati coperti e promossi i dirigenti responsabili di quei fatti? De Gennaro tira dritto e s’imbuca nel palazzo dell’esercito. In strada la gendarmeria neo-borbonica identifica solo me.
Genova 29 marzo 2008. La procura della repubblica chiede il rinvio a giudizio di De Gennaro. L’accusa è di aver pilotato la falsa testimonianza di alcuni dirigenti di polizia nelle inchieste sui misfatti del G8 2001. Non so come andrà a finire la vicenda giudiziaria. Personalmente auguro a De Gennaro, in caso di rinvio a giudizio, di poter dimostrare la propria innocenza davanti a giudici imparziali, magari senza avvalersi della prescrizione. Ma la sostanza non cambia. Nella sua qualità di ex capo della polizia, Gianni De Gennaro ha il dovere di spiegare ai cittadini italiani il retroscena di Genova 2001: la catena di comando, il motivo dell’accanimento su giovani inermi alla scuola Diaz, le torture di Bolzaneto, chi ha dato gli ordini e perché tutti i dirigenti tranne uno sono stati promossi anziché puniti.
Genova 2001 è stata una strage di diritti, un buco nero della democrazia. Chi ha avuto incarichi di responsabilità non può cavarsela affermando, come ha dichiarato De Gennaro davanti al parlamento, di essere all’oscuro di tutto. Le responsabilità morali e istituzionali non si delegano né si prescrivono. Una parte d’Italia, minoritaria ma tenace, gode di buona memoria. E continuerà a chiedere verità, nonostante che i responsabili politici di quei misfatti siano tornati al governo. Gianni De Gennaro ha il dovere di aiutarci a capire. Teniamogli il fiato sul collo. Vietato delegare.
Daniele Biacchessi
Agosto 22, 2007 on 2:23 pm | In Democrazia, Informazione | 1 Comment
Ustica. Capaci. Piazza della Loggia. Italicus. Stazione di Bologna. Piazza Fontana…
Stragi di innocenti segnano la recente storia italiana. Stragi impunite, depistate, secretate. Stragi dimenticate. A volte i processi si celebrano sessant’anni dopo perché qualcuno ha chiuso i fascicoli in un armadio: è il caso degli eccidi nazifascisti. A volte le inchieste individuano gli esecutori materiali, ma lasciano indisturbati i mandanti e i loro complici. Altre volte ricostruiscono la verità storica, senza riuscire a punire i responsabili. La prima parola chiave è Impunità; la seconda è Oblio. Sulle verità storiche incombe la dimenticanza, se non il revisionismo: la riscrittura interessata dei dati di fatto. Che è un modo per uccidere due volte. La terza parola chiave è Ricatto. Quanti conoscono pezzi di verità e non parlano? Quale inquinamento della vita pubblica e quale vantaggio competitivo nel retrobottega della repubblica ha prodotto il Potere di Ricatto?
Ricordare, non stancarsi di chiedere verità e giustizia è un dovere. Ecco perché è utile il lavoro che da anni porta avanti Daniele Biacchessi con il suo Teatro Civile.
Pochi giorni fa ho avuto con lui una lunga conversazione su questi temi. Lo spunto è il suo ultimo libro: “Il Paese della vergogna”, Chiarelettere Edizioni.
Intervista a Daniele Biacchessi su www.arcoiris.tv
Francesco Sylos Labini
Marzo 19, 2007 on 3:46 pm | In Democrazia, Legalità | 8 Comments
Francesco Sylos Labini mi ha inviato questo messaggio. Lo pubblico di seguito, insieme alla mia risposta.
Caro Piero,
mi hanno segnalato il tuo scambio con Ferruccio De Bortoli, che ho letto con piacere.
Ti segnalo che abbiamo organizzato un’associazione dedicata a mio padre, a cui magari potresti essere interessato: www.syloslabini.info.
Ti invio inoltre questo articolo che ho scritto da poco.
Cari Saluti, Francesco
Caro Francesco,
leggo solo ora e ti ringrazio del messaggio.
De Bortoli è abile nel parlar d’altro e nel ricoprire tutte le posizioni: onora Andreotti e stima Tuo padre. Troppo comodo.
Quando a quel convegno Andreotti evocava Sindona-assassino di Giorgio Ambrosoli, con una decina di amici eravamo fuori dalla Bocconi a ricordare l’accertata collusione con la mafia del senatore a vita.
Ti informo che il professor Moro dell’Università di MIlano mi ha segnalato una sua iniziativa che prevede tra l’altro una petizione popolare in sostegno a una proposta dettagliata di codice etico per i partiti: ha accolto la mia idea di intitolarlo alla memoria di Tuo padre. Se ti interessa vi metto in contatto.
Negli ultimi tempi si sono fatti avanti alcuni ragazzi svegli e questo mi ha ridato fiato. Se vuoi possiamo provare a organizzare insieme una serata a Milano, magari anche con Gherardo Colombo.
A presto, Piero
Uomini in via di estinzione
Novembre 8, 2006 on 3:07 pm | In Libertà, Democrazia | 1 Comment
Di uomini come Alessandro Galante Garrone, a Puffonia s’è perso lo stampo. Per mantenerne in vita almeno la memoria può essere utile una recente biografia scritta da Paolo Borgna per i tipi di Laterza. L’hanno presentata ieri a Milano, insieme all’autore, Ezio Mauro, Marco Revelli, Virginio Rognoni e altri ancora. Tutti concordi su un punto: per rigore morale e fedeltà ai valori repubblicani, uomini come Galante Garrone rappresentano il meglio dell’Italia civile. Non casualmente la nuova destra italiana, alla sua epifania, lo mise nel mirino. Avevo in mente di redigere una sintesi degli interventi. Ma intanto mi fa piacere pubblicare qui sotto la lettera inviatami da una giovana amica, Elena Rosselli.
Caro Piero,
perché ti ho chiesto di aspettare a scrivere un pezzo su Alessandro Galante Garrone? Perché per me, quest’uomo che non ho mai ascoltato ma che attraverso i suoi scritti credo di aver conosciuto, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile, una guida morale che mi fa desiderare di essere migliore, non tanto per me stessa, quanto per il nostro Paese, per quest’Italia troppo debole di cuore. Finché uomini come G.G. sono stati in vita, il compito di noi giovani era forse più facile: ad ogni tentativo di revisione o stravolgimento della verità c’era sempre una delle voci autorevoli di questi partigiani a rimettere nel loro giusto ordine le cose. Già nel 1987, G.G. diceva: “E dobbiamo dirlo, alto e forte, perché assistiamo, nelle sedi più impensate, e più ufficialmente autorevoli, a un subdolo tentativo di capovolgimento della verità, all’arrogante pretesa di certi studiosi di contrapporre alle nostre “sentenze emotive” le loro “analisi propriamente storiografiche“.
Il tempo si è portato via molti di questi partigiani e presto non ci saranno più le loro testimonianze dirette, capaci di rievocare la Resistenza e quello che significò per il destino dell’Italia. Dipenderà da noi “farli vivere o farli morire per sempre“. Sarà un nostro compito difendere la verità su quel periodo storico così cruciale per il nostro Paese. A nostra volta avremo il dovere morale di raccontare ai nostri figli perché e verso chi dobbiamo provare gratitudine per la nostra “bella Costituzione“. Diceva G.G. “Disfattismo costituzionale e processo alla Resistenza, sono due facce dello stesso fenomeno. La Costituzione non è altro che lo spirito della Resistenza tradotto in formule giuridiche“. Come dargli torto? Proprio in questi anni non solo stiamo assistendo ai tentativi da destra e da sinistra di sfasciare e stravolgere completamente il senso e la portata della nostra Carta costituzionale, ma vediamo insinuarsi nel dibattito pubblico l’inqualificabile progetto di screditare i partigiani per equipararli ai repubblichini. Non credo di essere catastrofica se dico che solo la memoria può salvarci: solo se teniamo ben a mente quali sacrifici fecero i giovani che volontariamente entrarono in clandestinità per consegnarci uno Stato libero, democratico e giusto, non indietreggeremo di fronte ai vari Pansa che in futuro tenteranno di spacciarci la loro verità.
Ti voglio lasciare con un pensiero riguardo alla nostra Costituzione visto che non sono passati nemmeno sei mesi dall’ultimo referendum con il quale si chiedeva agli italiani di avallare l’ennesima nefandezza ai danni della Carta costituzionale:
“La Resistenza ha lasciato le sue orme nella Costituzione: una Costituzione emendabile, come ho già detto; qua e là arrugginita, invecchiata, anchilosata. Possiamo, anzi dobbiamo migliorarla e sveltirla, ovviando a certi processi degenerativi e inceppamenti sempre più gravi, e restaurando la funzionalità delle istituzioni pubbliche contro le troppe invadenze dei partiti e di organismi prevaricatori, e contro il dilagare di corrotti e corruttori. Ma guardiamoci dal proposito di sfasciarla, di cancellare lo spirito animatore, di recidere le radici. Per difenderla e rafforzarla, noi confidiamo soprattutto nelle nuove generazioni. Anche per un pessimista è forse l’ultima speranza che ci resta; e ad essa ci aggrappiamo. Diceva Primo Levi nella sua ultima intervista:”Se non avessimo fiducia nei giovani, non varrebbe la pena di conservarsi“.
Non senti, caro Piero, tutto il peso, dolce e terribile insieme, di quel “noi”?
Con affetto, Elena
Il Grande Dubbio
Novembre 7, 2006 on 12:49 pm | In Democrazia, Legalità | 22 Comments
Niente è al di sopra del sospetto a Puffonia, nemmeno la regolarità del voto.
Dalla maledetta serata del 10 aprile mi tormenta il dubbio che qualcosa sia girato storto nello scrutinio dei voti. Troppo alto lo scarto fra exit polls e risultati ufficiali, troppo lento l’afflusso dei voti scrutinati, troppo bassa la quota delle schede bianche, troppo strano quel via vai del ministro dell’Interno Pisanu fra il Viminale e la casa privata di uno dei due contendenti durante la notte elettorale, troppo insistente la richiesta di riconte da parte dello sconfitto.
Sospetti, congetture: nulla di più. Ma alimentati da un lustro di leggi ad personam e affari sporchi, che non ha incoraggiato la fiducia nell’onestà di certa gente.
Subito dopo il voto fu pubblicato un libello anonimo, che affabulava del grande imbroglio in chiave letteraria. Qualche mese fa è uscito su Micromega un altro racconto, di Piero Colaprico, che ha rilanciato i dubbi.
La prima inchiesta giornalistica sull’argomento di cui ho notizia è il nuovo film di Enrico Deaglio, in uscita il prossimo 23 novembre insiema al settimanale Diario.
Ieri ho incontrato Deaglio al British Council di Milano, in occasione della presentazione del nuovo libro di Robert Fisk. Ecco una sintesi del nostro dialoghetto:
Io: “Hai scoperto le prove dell’imbroglio?”.
Lui: “Ritengo di sì”.
Io: “Quanti voti rubati?”.
Lui: “Un milione e mezzo”.
Io: “In favore del Puffone?”.
Lui: “Sì”.
Io: “In che modo?”.
Lui: “Utilizzando le schede bianche. Nel film spiego il trucco”.
Io: “Saranno invalidate le elezioni?”.
Lui: “Non credo proprio”.
Vedremo il film e quale dibattito sarà in grado di generare. Può darsi che Deaglio si sbagli. Può darsi che i nostri dubbi siano infondati. Ma può darsi anche che figuri senza scrupoli, utilizzando il nuovo metodo di selezione degli scutinatori, abbiano provato a ingannare un intero popolo. E che non ci siano riusciti per un pelo. E che magari questo pelo sia il residuo senso di responsabilità di qualche membro del clan di vecchia scuola democristiana. E che l’Unione sia stata zitta, per viltà, furbizia o quieto vivere, avendo garantita la vittoria, sia pure con margini ridotti al Senato.
Se fosse vera l’ipotesi Deaglio, sarebbe arduo continuare a definire l’Italia una democrazia prima che i responsabili di questo crimine fossero assicurati alle patrie galere per attentato alla Costituzione.
Meglio non pensarci? No, meglio dubitare e non stancarsi di esigere e cercare la verità.
Pennsylvania Avenue 1600
Ottobre 27, 2006 on 3:57 pm | In Libertà, Democrazia | 1 Comment
Eccola, l’altra America. Ha il volto di “Conchita” Picciotto e William Thomas. Dal maggio 1981 (all’inizio lei sola) questi due matti manifestano ininterrottamente, davanti alla Casa Bianca, contro la follia della guerra. I presidenti passano, loro restano. Hanno iniziato con Reagan, in piena guerra fredda; sono ancora lì con Bush jr, nei giorni dell’inferno irakeno. Manifestano, coinvolgono, informano. A turni di sei ore. Sono stati arrestati più volte. Hanno provato in mille modi a farli sloggiare, ma loro resistono con l’energia ostinata degli idealisti. Si sono dati una missione: testimoniare la necessità di un pensiero alternativo a una volontà di potenza che si fonda sull’industria bellica e sull’esercito. Si sono dotati di un sito internet, dove raccontano le loro mille iniziative: www.prop1.org.
Dopo due guerre preventive, dopo la sfilza di misfatti delle agenzie governative, dopo il patriot act, dopo Guantanamo, se la locuzione “democrazia americana” ha ancora un senso, lo si deve anche a persone come Conchita e William. Se passate da Pennsylvania Avenue, andateli a trovare.
Pollari e Mori, go home!
Ottobre 19, 2006 on 12:51 pm | In Democrazia, Legalità | 13 Comments

Conoscete queste facce?
La prima è di Nicolò Pollari, la seconda di Mario Mori.
Il primo è capo del Sismi. Il secondo è capo del Sisde.
Questi due signori, confermati nei loro incarichi dal governo Prodi, dovrebbero essere cacciati al più presto perché sono reticenti su questioni cruciali.
Nicolò Pollari è il responsabile di un apparato che non ha mai chiarito la collaborazione con la Cia nel sequestro di Abu Omar, un apparato di sicurezza che tentava di boicottare le indagini della procura di Milano, spiava alcuni giornalisti, altri ne aveva a libro paga. A lui riferiva quel tale Pio Pompa, che aveva messo in piedi una centrale di spionaggio illegale nel cuore di Roma; a lui riferivano alcuni dei personaggi coinvolti nell’attività di spionaggio e dossieraggio abusivi della banda Telecom. Quand’è stato chiamato a riferire su tali questioni in Parlamento, Nicolò Pollari ha balbettato, ha alluso, s’è trincerato dietro i “non ricordo”, per trovare infine protezione all’ombra del segreto di Stato. Delle due l’una: o Pollari sapeva e non si è opposto, oppure non sapeva e non ha saputo controllare. In ogni caso è tempo che se ne vada.
Mario Mori è l’ex colonnello dei Carabinieri del Ros che lasciò incustodita l’abitazione di Salvatore Riina, poche ore dopo il suo arresto. Era il 15 gennaio del 1993. Finì che la casa del capo di Cosa Nostra fu tranquillamente ripulita dai mafiosi, archivi e pizzini compresi. Su quella oscura vicenda, com’è noto, è stato celebrato un processo, imputati lui e il capitano “Ultimo”. L’accusa era di favoreggiamento alla mafia: secondo i pubblici ministeri i capi dei Ros avrebbero chiuso un occhio, interrompendo gli appostamenti senza comunicarlo alla magistratura, nel contesto di una trattativa segreta fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra, una trattativa confermata dagli stessi interessati e dichiaratamente rivolta ad arginare la strategia stragista della mafia. Al processo, nel febbraio scorso, il generale Mori è stato assolto per mancanza di elementi a sostegno del dolo, ma la sentenza del Tribunale di Palermo ha sottolineato che quella grave omissione configura una responsabilità disciplinare. Non solo. Il Tribunale ha stigmatizzato anche la scelta di trattare con Cosa Nostra mediante il boss Ciancimino. Quella trattativa avrebbe creato nei capi della mafia siciliana la “devastante consapevolezza” di poter venire a patti con lo Stato, tra l’altro alla vigilia di nuove stragi probabilmente finalizzate ad alzare il prezzo.
Ce ne sarebbe abbastanza, in un paese serio, per chiamare Mori a chiarire l’intera vicenda - trattativa segreta, suoi mandanti politici, concessioni da parte dello Stato, vicenda Riina - davanti alla commissione parlamentare Antimafia e, nel caso in cui le sue risposte non fossero ritenute soddisfacenti, per rimuoverlo dall’incarico.
Ma forse i dioscuri Mori e Pollari dispongono di buoni argomenti per convincere gli attuali governanti a confermarli al loro posto, impedendo in tal modo all’opinione pubblica di conoscere la verità. Argomenti che noi non conosciamo e possiamo solo intuire. Argomenti che fino ad ora hanno consentito loro di avvalersi del segreto e dell’oblio di Stato e che forse traggono spunto dai dossier abusivi e chiamano in causa altrui responsabilità, non solo nel trattare con la mafia e nel servire la Cia. Vedi alla voce ricatto.
Esaminando personaggi, fatti e contesto, pur senza una particolare predisposizione alla dietrologia, viene da pensarlo.
La democrazia non russa…
Ottobre 17, 2006 on 5:44 pm | In Politica, Libertà, Democrazia, Informazione | 8 CommentsIl silenzio dell’Occidente sulla dittatura in Russia e sulla catastrofe cecena è una vergogna.
Continueremo a dirlo.
Qui il video del presidio al consolato russo della settimana scorsa.
Conflitto postale
Ottobre 12, 2006 on 2:19 pm | In Economia, Democrazia | 7 Comments
Il 3 ottobre abbiamo appreso che è saltato l’accordo fra Poste Italiane e Mediolanum, la compagnia di assicurazione di Ennio Doris e SIlvio Berlusconi.
La notizia è stata ripresa in brevi trafiletti dalla stampa, senza alcun approfondimento. Eppure a me è parsa interessante. Ricapitoliamo. Un paio di anni fa era stato annunciata questa partnership finalizzata all’utilizzo da parte di Mediolanum dei 14mila uffici postali sparsi in giro per l’Italia per la vendita dei propri prodotti finanziari. L’accordo era stato raggiunto in gran segreto e a trattativa privata, senza alcuna gara. Di fatto, Mediolanum (una società con una banca solo virtuale) diventava la banca più presente e diffusa sul territorio nazionale, in grado di rivolgersi al vastissimo pubblico dei piccoli risparmiatori, abitanti in piccoli centri spesso sforniti di sportelli bancari. Non era difficile intuire che si trattava di un affare miliardario (in euro). Poche voci nell’opposizione e nell’informazione misero in evidenza l’enormità del conflitto d’interessi, essendo uno dei fruitori dell’affare presidente del Consiglio in carica: che con una mano dava e con l’altra prendeva. Per bucare il muro dell’indifferenza, con l’amico Alberto Ricci ci inventammo una simpatica manifestazione: un presidio contemporaneo con volantinaggio della notizia in quindici città italiane, davanti agli uffici postali. Mentre la stavamo organizzando telefonammo per scrupolo a un parlamentare diessino. E’ tutto legale, ci disse, cercando di dissuaderci dal manifestare. Gli sfuggiva la differenza fra legalità ed etica pubblica.
Bene, ora che l’aspirante grande banchiere non è più al governo, veniamo a sapere da microscopici trafiletti sulla stampa che quell’accordo è saltato.
Ennio Doris, a capo di Mediolanum, si è affrettato a dire che è tutto normale e che anzi l’accordo potrebbe essere ridiscusso e approvato in forma nuova. Le Poste italiane si sono limitate a un comunicato di tre righe. Nessun esponente delle Istituzioni, che io sappia, ha ritenuto opportuno chiedere chiarezza e approfondire la questione. Forse la politica non c’entra. Ma l’opacità della decisione incuriosisce. E nella patria del conflitto d’interessi a pensar male s’indovina. Non è che ormai si ritiene normale (perfettamente “legale”, direbbe quel parlamentare diessino) il fatto che chi sta al governo cerchi di lucrare il più possibile per sé e gli amici e che il passaggio all’opposizione, di conseguenza, porti a svantaggi competitivi? Non sarebbe più sano, in un sistema democratico, fare leggi che prevengano tutti i conflitti d’interesse, anziché regolare la materia attraverso la logica - questa sì “punitiva” - dei rapporti di forza? Più che domande sono cattivi pensieri.
Chi è curioso puà spedire una lettera a:
dir.comunicazione@posteitaliane.it.
Questa è la mia.
“Al presidente Vittorio Mincato.
Buon giorno, sono un cliente affezionato di Poste Italiane. Amo la Posta anche se ogni tanto mi fa brutti scherzi: plichi che non arrivano a destinazione, accordi con le banche di presidenti del Consiglio. Cose così. Ebbene, in merito alla seconda questione, mi ha incuriosito la notizia dell’annullamento dell’accordo fra Poste Italiane e Mediolanum. Se ne potrebbe conoscere qualche dettaglio in più, in omaggio al valore della trasparenza giustamente richiamato dal Vostro codice etico? Per quali ragioni fu siglato senza una gara? Per quali motivi ora è saltato? Ha procurato profitti a Mediolanum, e di quale entità? Così, per sapere”.
Per un nuovo Palavobis
Ottobre 10, 2006 on 10:51 am | In Politica, Democrazia, Legalità | 12 Comments
Penso che sia arrivato il tempo di una nuova manifestazione della società civile per suonare la campana al governo Prodi e alla maggioranza dell’Unione. Una sorta di nuovo Palavobis, incentrato sulle seguenti priorità:
- riforma della legge elettorale,
- cancellazione delle leggi vergogna,
- riforma della Giustizia,
- legge seria sul conflitto d’interessi,
- riforma antitrust in materia televisiva,
- riforma della Rai,
- Parlamento pulito.
Non è facile, ma conviene riprovarci.
Chiedo a chi è favorevole a questa idea ed è disposto a darsi da fare, di segnarsi qui sotto e/o inserire un banner sul suo sito.
Grazie.
Piero.
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