Intervista a Gilberto Pagani
Novembre 19, 2008 on 2:39 pm | In Politica, Libertà, Democrazia | 19 CommentsDopo sette anni di processo il dispositivo della sentenza per gli abusi alla scuola Diaz delude profondamente chi cercava giustizia. Abbiamo sentito Gilberto Pagani, uno degli avvocati di parte civile. Tre i punti chiave del suo ragionamento:
1
Le prove contro i dirigenti c’erano, numerose e pesanti. Inspiegabilmente il tribunale non le ha prese in considerazione.
2
I vertici della polizia hanno sabotato l’inchiesta in ogni modo, nel silenzio della politica.
3
L’impunità dei responsabili dei misfatti di Genova è un gravissimo precedente per lo Stato di diritto nel nostro Paese.
Istigatore a vita
Novembre 13, 2008 on 10:57 pm | In Politica, Libertà, Democrazia | 29 Comments
La ‘macelleria messicana’ dell’assalto fascista alla scuola Diaz ha soltanto colpevoli materiali, capri espiatori in via di prescrizione. Nessun dirigente della Polizia di Stato pagherà. I tre che tra mille sabotaggi e atti di omertà si era riusciti a portare davanti ai giudici sono stati assolti pochi minuti fa a Genova. L’ennesima vergogna italiana. QUI il primo comunicato Ansa. Domani intervisteremo Vittorio Agnoletto.
Di seguito la lettera del nostro amico Duccio che annuncia una iniziativa su Cossiga, al quale forse questa sentenza non dispiacerà.
Caro Piero,
il sistema mediatico italiano funziona come un tritacarne impazzito. Gonfia panzane e nasconde i fatti. Salvo rarissimi casi, la televisione padronale, i giornali (locali o nazionali) asserviti a gruppi di pressione più o meno influenti e poltiglia internettiana perseguono lo stesso fine: annichilire la Memoria di questo Paese. La Memoria rende liberi e meno buggerabili. La Memoria aiuta un paese a maturare e impedisce a questo o quel ciarlatano di mentire impunemente. Esattamente quel che sta capitando al nostro Paese, dove scorrazzano i professionisti della bugia.
Pensate - ad esempio - al caso del G8 di Genova. A Licio Gelli e alla P2. Alla corruzione che ha portato la Mondadori in casa Berlusconi. Al malaffare trasversale diffuso nelle stanze dei bottoni italiane. Alle balle leghiste sui Rom che rapiscono i bambini italiani. Ai miliardi che la Chiesa di Ratzinger s’intasca a spese nostre. Alla violenza (fisica e mediatica) contro i migranti. A Giulio Andreotti che passa per santo.
Abbiamo il dovere di indignarci. Di essere meno indifferenti, per essere più liberi. Per esser cittadini nel senso pieno del termine.
La ricetta è molto semplice: un megafono, un pacco di volantini documentati e attendibili, uno striscione e l’entusiasmo della vivacità intellettuale. Il tutto in una piazza del centro città. Non si deve esser giornalisti o politici navigati: basta esser consapevoli.
Il 15 novembre - Qui Lecco Libera e non solo - si partirà con un primo incontro. Il tema: Francesco Cossiga, l’istigatore a vita. Le sue parole deprecabili e minacciose riguardo la mobilitazione studentesca sono passate in sordina o giustificate in quel modo idiota tutto nostro: “è un vecchietto scoppiato”. L’istigazione a delinquere, l’istigazione di militari e l’apologia di reato sono reati. Reati gravi soprattutto se perpetrati da un senatore a vita ed ex Capo di Stato. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha il dovere istituzionale d’intervenire.
Ecco il volantino della giornata che potete utilizzare nella vostra città. Fatelo!
Alziamo la testa! Ci vediamo sabato in piazza Garibaldi a Lecco, dalle ore 11 alle 17.
Duccio Facchini
Intervista a Tullio De Mauro
Novembre 1, 2008 on 12:06 am | In Politica, Democrazia, Informazione | 33 CommentsQual è il livello dell’istruzione e della cultura degli italiani? Se ne parla poco o niente, eppure la risposta a questa domanda aiuta a capire tanti problemi.
“Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.
Sono parole di Tullio De Mauro, linguista e lessicografo; autore, tra l’altro, del Grande Dizionario dell’Uso della lingua italiana edito da UTET.
L’Italia, inoltre, è in coda all’Europa per lettura di libri e giornali, come pure per numero di laureati. Secondo l’Istat oltre il sessanta per cento degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno. Soltanto nel venti per cento delle famiglie c’è l’abitudine alla lettura, mentre l’ottanta per cento degli italiani (dati della Banca Mondiale) si informa esclusivamente attraverso la televisione.
Numeri come questi inducono a domandarsi: ha ancora senso parlare di democrazia? Non sarebbe il caso, prima, di ritornare alle aste, all’abbecedario? Abbiamo molto insistito in questi anni sulla necessità di una bonifica morale, ma forse la priorità è un piano ventennale di pedagogia di massa.
Di questo tema abbiamo parlato proprio con il professor Tullio De Mauro. (L’intervista è in due parti)
I dati che cita De Mauro sono ricavati da due successive indagini internazionali i cui risultati sono stati pubblicati a cura della ricercatrice Vittoria Gallina: “La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione” (Franco Angeli 2000); “Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana 16-65 anni” (Armando editore 2006).
Moni Ovadia / 3
Ottobre 9, 2008 on 4:19 pm | In Politica, Libertà, Democrazia | 49 CommentsEcco la terza e ultima parte dell’intervista a Moni Ovadia.
Jatevenne! Diretta da Chiaiano
Settembre 27, 2008 on 4:54 pm | In Politica, Libertà, Democrazia | 12 CommentsStato di polizia
Settembre 20, 2008 on 6:41 pm | In Politica, Democrazia, Legalità | 20 Comments.jpg)
L’avvocato Niccolò Ghedini ha progetti ambiziosi. Ieri, in Commissione Giustizia, ha illustrato la sua ultima trovata per ovviare alla pubblicazione scriteriata di intercettazioni mettendo d’accordo tutti, Ordine dei giornalisti compreso.
Se il problema da risolvere è la fuoriuscita di notizie sulle intercettazioni ordinate dai pm (quelle per cui le registrazioni vengono depositate e possono essere utilizzate nel processo) - dice lui - basterà ridurle ai reati più gravi. Per tutti gli altri reati la polizia giudiziaria utilizzerà lo strumento dell’intercettazione preventiva, per la quale non esistono “brogliacci, dvd o nastri registrati”. Soltanto l’udito ed una breve sintesi per permettere al pm di “orientare le indagini”. Sì, orientarle. Perché l’intercettazione preventiva non può rientrare in alcun caso nell’impianto probatorio da destinare all’eventuale processo. Se nella sintesi della pg il pm dovesse sentir puzza di reati, dovrà intraprendere un’indagine con altri mezzi a meno che il reato non rientri tra quelli considerati gravissimi da lor signori.
In questo modo, secondo Ghedini, le pene più gravi per i giornalisti troppo zelanti potrebbero circoscriversi alla pubblicazione (praticamente impossibile) di intercettazioni preventive. Pene molto più leggere sarebbero invece previste per la pubblicazione di telefonate riguardanti i reati gravissimi come mafia e terrorismo.
E i reati contro la pubblica amministrazione? Ghedini cala l’asso. Tira in ballo la maggioranza di sinistra del 1999 che il nove febbraio di quell’anno proponeva una modifica dell’articolo 266 delle norme di coordinamento del c.p.p. (lo stesso su cui si discute ora) che escludeva tali reati da quelli per cui è possibile investigare tramite intercettazioni. Insomma, il passato del centrosinistra non consentirebbe la polemica ai detrattori. Come dargli torto? Del resto nel 1999 il Presidente del Consiglio era il bicameralista D’Alema, tutt’oggi saldamente aggrappato al suo scranno parlamentare. Quel che pensano i cittadini informati non conta!
Tutto qui? Non proprio. L’intenzione di rendere le indagini della polizia giudiziaria indipendenti dall’attività del magistrato (uno dei punti dell’imminente riforma della giustizia - come conferma ‘la segretaria’ Alfano) farebbe del ddl sulle intercettazioni non solo un freno alla possibilità di indagare e di informare, ma anche l’inizio di un percorso verso un possibile Stato di polizia. Dove la magistratura non ha controllo su chi viene intercettato (alla faccia del garantismo!). Dove la polizia giudiziaria, che dipende dal Ministero dell’interno e quindi dall’esecutivo, potrebbe caricarsi della responsabilità di scegliere se e cosa riferire alla magistratura.
Con buona pace dei giornalisti che intendevano fare disobbedienza civile, Berlusconi sembra voler risolvere la cosa ‘a monte’. Nessuno saprà nulla. Le intercettazioni non potranno essere utilizzate nei processi (’reati gravissimi’ esclusi). Ridurne il numero? Nemmeno per sogno. Se ne faranno altrettante, ma chi le ordinerà e cosa esattamente avrà avuto interesse ad ascoltare rimarrà segreto per sempre.
A sinistra Luciano Violante moltiplica gli apprezzamenti.
Franz
QUI il breve intervento di Ghedini alla Commissione Giustizia della Camera.
QUI un’intervista al segretario dell’Anm su polizia e giudici.
Grazie a Maurizio (theHand) per la vignetta.
Colaninno? Nessun imbarazzo!
Settembre 10, 2008 on 8:23 am | In Politica, Democrazia, Legalità | 78 CommentsPREMESSA - Questa sera alla festa del PD c’è Walter Veltroni. Ore 21 presso lo spazio Coop (MM Lampugnano). Sarebbe bello vedere qualche faccia nuova. Venite TUTTI !! Chi abita lontano, ha preso impegni, gli è morto il gatto… non serve che lasci commenti. Per tutti gli altri l’appuntamento con noi è per le ore 20 (un’ora prima) davanti allo spazio Coop. NON MANCATE.
Il 28 agosto scorso il cda di Immsi S.p.a. ha deliberato l’ingresso della società in Compagnia Aerea Italiana (la nuova Alitalia) con un investimento di 150 milioni. Attraverso Immsi, Roberto Colaninno, già capitano coraggioso di dalemiana memoria, guiderà l’armata brancaleone che si accinge a “liquidare” quel poco che resta della vecchia compagnia di bandiera per volontà del nostro premier.
La beffa è servita. Per l’entità del danno non rimane che attendere.
Ma veniamo a noi. Con Piero e Duccio siamo tornati alla festa del PD. Ospite d’onore Matteo Colaninno, ministro ombra e cartina di tornasole del disinvolto rapporto del PD con i conflitti d’interesse.
Matteo, figlio di Roberto il capo cordata, è consigliere d’amministrazione di Immsi. Oltre a gestire gli interessi familiari in Immsi, Matteo ha altri quattro incarichi legati alle fortune del padre, come amministratore e come vicepresidente.
Qualcuno di voi ricorderà il Codice Etico del Partito Democratico, tanto esibito durante la campagna per le scorse elezioni. Era soltanto propaganda elettorale? Duccio l’ha rispolverato.
Nella sezione che riguarda la responsabilità personale e l’autonomia della politica i piddini si impegnano ad evitare di assumere incarichi esecutivi nel Partito qualora ricoprissero un ruolo in imprese aventi titolarità prevalente di interessi economico - finanziari, onde scongiurare conflitti d’interesse. Matteo Colaninno fa lo struzzo.
Ieri sera, seduti in prima fila sotto lo sguardo attento degli immancabili amici della Questura, nonché dei maneschi vigilantes pagati dal partito, abbiamo provato, carte alla mano, a ricordargli come dovrebbero stare le cose.
Abbiamo alzato la mano educatamente. Abbiamo atteso la fine del dibattito. Niente da fare. Appena terminato l’incontro, senza nemmeno salutare gli altri relatori, Colaninno si mette letteralmente le ali ai piedi. Con Duccio lo inseguiamo mentre Piero controlla le retrovie. Il più zelante dei vigilantes di casa mi mette le mani addosso e a più riprese minaccia di “spezzarci in due”.
In questo clima di commovente democrazia si alza il tono delle mie domande, ma Colaninno guadagna il parcheggio. Ormai in salvo, si permette di salutarci beffardamente con la mano.
Qualcuno dei presenti applaude le nostre ragioni. Ci fermiamo a discutere di conflitti e incoerenza con il segretario provinciale Ezio Casati e con l’immancabile consigliere comunale Majorino. Il primo tenta di liquidarci tirando fuori la dichiarazione dei redditi di Beppe Grillo. Il secondo ammette sottovoce che nella illuminata commissione per il Codice Etico c’era anche lui. Sul finale compare pure il consigliere comunale Davide Corritore, che ammette: in effetti nel partito qualche imbarazzo c’è.
Colaninno dovrebbe dimettersi dal suo incarico istituzionale. Per rispetto e per coerenza. Questa sera proveremo a sentire cosa ne pensa Walter.
Franz
‘Gnazio alle grandi manovre
Agosto 5, 2008 on 12:28 pm | In Politica, Libertà, Democrazia | 108 CommentsIeri a Milano sono arrivati i primi 174 soldati, ai quali si aggiungeranno i 250 di lunedì prossimo. Oltre ai consolati, al Duomo e ad alcune zone semi-periferiche, luogo di presidio è la Stazione Centrale, dove a mezzogiorno il ministro della Difesa La Russa ha dato il benvenuto ai militi. C’era anche lo sceriffo De Corato, nostro vice-sindaco. Io (Franz) ed Elia siamo andati a dare un’occhiata.
La Russa e De Corato si sono esibiti in una serie di dichiarazioni indignate per la mala fede di chi vede nella manovra “un’operazione di facciata”. Il ministro ripete fino alla nausea che “solo nella zona della Stazione Centrale e solo nell’ultimo mese sono state stuprate nove donne”. I giornalisti scrivono, riprendono, trasmettono. Quando De Corato lo corregge spalmando il dato su un periodo di cinque mesi - anch’esso tutto da verificare, intendiamoci - è troppo tardi. Le interviste sono già terminate.
Le notizie più accreditate dicono che un buco di seimila unità nell’organico della Polizia necessitava di un intervento in tempi brevi. Non essendoci i soldi per rimpinguare l’organico, si è trovata una soluzione che al tempo stesso permette al governo di ribadire l’allarme sicurezza e al ministro della Difesa di fare un po’ il duro.
Pare inoltre che per 424 soldati che arrivano in città, saranno tagliate 700 unità nelle forze di polizia. E il generale Buscemi, che nel ‘92 diresse l’operazione antimafia ‘vespri siciliani’ al comando di ventimila soldati, afferma che la situazione dell’esercito è grave, che mancano uomini e strutture e che i pochi soldati di La Russa non possono che essere un’operazione simbolica.
Un’altra pezza, insomma. Tuttavia si crea un precedente che preoccupa. Perché certa gente è brava a trovare nuove emergenze, più o meno vere, per giustificare l’impiego di altri soldati, di altri mezzi. E non vorremmo trovarci, un’operazione simbolica dopo l’altra, a muoverci in un territorio militarizzato.
Il ritorno del Principe
Agosto 2, 2008 on 12:11 am | In Politica, Democrazia, Legalità | 88 Comments
Ho come la sensazione che lo Stato di Diritto stia perdendo pezzi, irrimediabilmente. Sarà il caldo? Forse no.
E’ piuttosto l’assistere alla normalizzazione culturale di pratiche politiche ed economiche che giorno dopo giorno ci appaiono sempre più digeribili, ineluttabili, normali appunto. Mentre Berlusconi si preoccupa di irrobustire i fortilizi per respingere qualunque possibile attacco, i sudditi vengono quotidianamente privati di un altro pezzo di Stato sociale, della libertà d’informazione, del diritto ad un lavoro dignitoso, ad una giustizia equa, dei principi della propria Costituzione.
“Essere vittime a tal punto da non accorgerci più di esserlo diventati”. Così ammoniva Montanelli dalle pagine del Corriere, ormai sette anni fa.
Ho appena terminato la lettura di un testo che, a differenza di altri pur utilissimi, non si ferma alla narrazione dei fatti. Anzi, affida già al primo centinaio di pagine un’analisi culturale e politica del nostro Paese che costringe a leggere diversamente fenomeni endemici come la corruzione, la mafia, il malaffare che diventa sistema.
Nel dialogo con Saverio Lodato che compone ‘Il ritorno del Principe’ (Chiarelettere), Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo, individua le malsane consuetudini che ricorrono nella storia del nostro Paese e che hanno fatto delle rare stagioni d’eccellenza culturale e civile, sempre figlie di esigue minoranze, qualcosa di inviso perfino all’uomo della strada.
Riletti attraverso la pervicace autoconservazione delle élites, gli accadimenti del passato come i fatti più recenti si trasformano nei tasselli di un disegno che ha cambiato bandiere e casacche, ma che in sostanza rimane quello - molto, molto italiano - del Principe machiavellico, della legittimazione coatta del potere esecutivo, della democrazia dei numeri che si sostituisce a quella delle regole uguali per tutti.
Pur partendo dal presupposto che il potere riserva all’opinione pubblica poco più di un teatrino, Scarpinato aiuta a distinguere con maggiore chiarezza le parti in campo e sicuramente ci costringe ad una riflessione sul ruolo del cittadino.
Scrive Scarpinato: “Chi perde sempre e comunque è il cittadino senza potere e senza diritti, che non può scegliere per una vera politica alternativa, ma solo per una alternanza di oligarchie al potere”. Ma lo stesso cittadino, quando chiude gli occhi, quando non sa né vuole vedere la responsabilità di chi governa da decenni, diventando connivente con un modo di vita che disprezza la legalità, che umilia la verità, è colpevole dell’oscurità che lamenta.
L’eterno ritorno descritto da Scarpinato fa male. Delinea panorami così ampi e desolanti che vorremmo non dover credere ai nostri occhi. Ma parafrasando Kafka per l’ennesima volta, un buon libro non può non essere un pugno nello stomaco.
Buona lettura, Franz
Intervista a Vittorio Agnoletto
Luglio 17, 2008 on 4:17 am | In Politica, Democrazia, Legalità | 44 CommentsLa sentenza di primo grado per i maltrattamenti a Bolzaneto nei giorni di Genova 2001 descrive uno Stato incapace di mettere i pubblici poteri di fronte alle proprie responsabilità.
Nonostante la documentata requisitoria dei pm parlasse di “girone infernale” e le testimonianze delle vittime siano state ritenute attendibili - a tutte spetterà un risarcimento - le aggravanti sono state escluse e le condanne appaiono deboli. Ha condizionato il giudizio la difficoltà, nel ricostruire una vicenda caotica, di attribuire gli abusi accertati ai singoli responsabili, che i vertici della polizia non hanno certo contribuito a identificare.
Dei quarantacinque imputati solo quindici sono stati condannati, e nessuno di loro subirà conseguenze grazie all’indulto e alla prescrizione che incombe sul secondo grado di giudizio. Al contrario, tutti i dirigenti di polizia che hanno avuto un ruolo nelle vicende sono tutt’ora in servizio e hanno ricevuto promozioni. Gli stessi agenti condannati in primo grado con tutta probabilità rimarranno nei ranghi della polizia.
Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo e portavoce del Genova Social Forum ai tempi del G8, dà un giudizio pesante sulla sentenza e sul Paese. Dove l’accertamento delle responsabilità penali rallenta man mano che si risale la gerarchia istituzionale. Dove una commissione parlamentare non è mai stata istituita e le responsabilità politiche non vengono nemmeno prese in considerazione. Dove non è imputabile il reato di tortura e non sono ancora stati introdotti quei semplici dispositivi capaci di agevolare il riconoscimento degli agenti di polizia. E’ importante, afferma Agnoletto, sottolineare che la sentenza condanna i ministeri della Giustizia e dell’Interno al risarcimento delle vittime. Non è un fatto scontato, né un automatismo. Si tratta al contrario di una decisione che dimostra un chiaro riconoscimento delle responsabilità di carattere politico, almeno nell’ambito in cui è possibile farlo in un processo penale.
A ottobre è prevista la sentenza per la spedizione punitiva alla scuola Diaz.
QUI trovate l’articolo di Vittorio Agnoletto pubblicato ieri da il Manifesto
La requisitoria della pubblica accusa, corredata delle testimonianze delle vittime, è stata raccolta e commentata da Mario Portanova in un libro uscito in questi giorni: ‘Inferno Bolzaneto‘ (Melampo Editore).
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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