Autoconvocatevi !
Giugno 25, 2008 on 10:48 pm | In Politica, Democrazia, Legalità | 51 Comments
Chi sognava la conversione dell’affarista in statista s’è dovuto ricredere. L’estate sarà dedicata al Lodo Schifani bis: l’immunità per le alte cariche. Una priorità per la sicurezza nazionale. La legge è già stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Ma non importa, questa volta andrà meglio.
I reggicoda dello statista affarista ripetono che l’immunità esiste già in Francia ed è una norma democratica, volta a tutelare il verdetto delle urne. Il capo ci mette del suo e tira fuori l’argomento decisivo: toghe rosse, metastasi dell’Italia. Lo ha ripetuto così tante volte in tv che in milioni ormai gli credono. Il problema è che in nessuna democrazia un personaggio imputato per gravi reati potrebbe candidarsi a capo di governo. Non lo consentirebbero l’opinione pubblica, i mass media, il sistema dei partiti. In Italia è stato possibile l’esatto contrario: manipolare le leggi per evitare la galera.
Lo statista affarista ha un’urgenza: mettersi al riparo dagli ultimi procedimenti rimasti aperti. Non vuole rischiare una condanna, sia pure destinata alla prescrizione. Punta al Quirinale, possibilmente con poteri riformati, e vuole arrivarci pulito. Sa di contare su alleati superfedeli, Gianfranco Fini in testa. Era camerata, ora è cameriere. I leghisti si adeguano: erano forcaioli, ora immunizzano il padrone.
Vedremo cosa decideranno i Veltroni boys. La tentazione della “tregua”, sotto sotto, è sempre viva. In nome del dialogo sulle riforme, non c’è dubbio. Non che i voti democratici siano indispensabili. Con i numeri che hanno in parlamento gli alfieri del “popolo della libertà” possono fare quel che vogliono. Il consenso della sinistra morigerata servirebbe però a indorare la pillola, a chiudere la bocca ai dissidenti.
Quel che resta delle istituzioni prova a dire la sua, con la prudenza del caso. Oggi si è espresso il Csm e ha dato parere sfavorevole sulla norma blocca-processi: “un’amnistia occulta”. Vedremo come si comporterà il presidente Napolitano.
Nel giornalismo e tra gli intellettuali non va meglio: sono sempre meno gli arditi che fanno sentire la propria voce. Prevale la sfiducia, la rassegnazione, l’opportunismo, la “voglia di accomodamento”, come dice Nando Dalla Chiesa.
E poi ci siamo noi cittadini. Che cosa possiamo fare? La risposta è quella di sempre: rendere visibile il dissenso informato. Non è molto, ma è meglio di niente. Occorre una grande forza per non rassegnarsi, per rifiutare di delegare sempre ad altri. Ci vogliono silenti, assuefatti, passivi. Ci vorrebbero far vergognare di avere ancora degli ideali. In questi momenti viene fuori chi non ha il carattere del suddito.
Propongo di convocare presidi di dissenso in tante città, per esempio davanti ai tribunali. Contro le ultime porcate, certo. Ma più in generale, per tenere in vita e rivendicare senza paura due idee in via di estinzione: 1 la politica va fatta esclusivamente per l’interesse generale; 2 la Costituzione non è materia disponibile nelle mani della maggioranza politica del momento.
Vedo che il nostro amico Duccio ha già fissato un appuntamento per il 27 giugno a Lecco. Altri ne hanno organizzato uno a Vercelli.
Coraggio ragazzi, seguite il loro esempio! Basta poco. Una richiesta alla questura, un gruppo di amici, un volantino, un megafono, uno striscione, dei cartelli, un comunicato alla stampa, una convocazione via mail. E la manifestazione è fatta.
Forza amici, uscite dai blog e scendete in piazza!
Dall’estero: Articolo dal britannico The Guardian sul B. Silvio (chediconodinoi)
Svegliati Italia!
Giugno 24, 2008 on 8:18 pm | In Politica, Democrazia, Legalità | 96 CommentsL’ultima legge vergogna è passata oggi al Senato. Infilato nel cosiddetto “decreto sicurezza”, tra vari provvedimenti discutibili, un bell’emendamento che blocca decine di migliaia di processi, tra i quali quello in cui è imputato Berlusconi e che è prossimo alla sentenza. La maggioranza vota compatta, come un sol uomo. Ora la “Salva-premier” va alla Camera. In combinata c’è la legge-bavaglio sulle intercettazioni.
Ieri con gli amici di Qml abbiamo partecipato al presidio davanti al palazzo di Giustizia di Milano. Nonostante l’afa insopportabile, si sono radunate sei-settecento persone. Molti erano vecchie conoscenze, persone con le quali ho partecipato a svariate manifestazioni negli anni scorsi. Siamo un po’ pesti, stanchi di dover difendere la grammatica democratica da governanti eversivi, finti liberali e un’opposizione perpetuamente dialogante. Ma non molliamo. L’obiettivo è resistere un minuto in più di Ghedini e Pecorella.
Avevamo con noi uno striscione di sei metri, con la scritta quantomai attuale: “Fatti processare buffone!“. L’ha realizzato Franz all’ultimo momento sotto un sole tropicale. Il nostro amico Raffaele Simonetti ha battuto tutti con un cartello con citazione gramsciana: “L’indifferenza opera potentemente nella storia - Svegliati Italia!”.
Sul palchetto si sono susseguiti vari oratori, tra i quali il promotore Nando Dalla Chiesa, galantuomo che fra tanti nani, delinquenti e ballerine non ha trovato posto in parlamento, Gianni Barbacetto, Vittorio Agnoletto, Basilio Rizzo, Salvatore Borsellino. Nando ha chiamato anche me al microfono e ho parlato per due minuti.
Walter Veltroni intanto ha annunciato una mobilitazione per la stagione autunno-inverno. Nelle pagine nazionali di oggi il Corriere della Sera non dedica nemmeno una riga all’iniziativa.
Scripta manent - di Barbara Spinelli (La Stampa): L’opposizione anomala
23 giugno, ore 18
Giugno 19, 2008 on 11:13 pm | In Democrazia, Legalità | 21 Comments
Tutti davanti
al palazzo di Giustizia di Milano.
Lunedì 23 giugno ore 18
Dal blog di Nando Dalla Chiesa
Rompiamo gli indugi. Il nuovo assalto di Silvio Berlusconi ai principi di legalità e alla giustizia non può vederci testimoni immobili e dunque complici. Ancora una volta il potere politico viene usato per tutelare posizioni processuali personali, senza alcuno scrupolo né verso i principi costituzionali né verso gli effetti che si producono a cascata sull’amministrazione della giustizia, sulla sicurezza e sulla libertà d’informazione. Le scelte accomodanti dell’opposizione si stanno rivelando semplicemente sciagurate. L’idea che l’acquiescenza verso Berlusconi sia segno di maggiore consapevolezza e maturità politica sta portando il Paese alla deriva, privandolo di una voce coerentemente risoluta nella difesa della Costituzione e della decenza repubblicana in parlamento.
Noi crediamo che la logica alla quale Berlusconi sta assoggettando l’azione del suo nuovo governo e della sua maggioranza meriti una forte risposta democratica, libera dai complessi di colpa che la politica e l’informazione hanno cercato di gettare su chi negli anni passati si è mobilitato contro le leggi-vergogna e contro la manomissione della Costituzione. Non è stata la difesa dei principi di legalità costituzionale a fare perdere il centrosinistra, il quale anzi dal 2002 ha sempre vinto tutte le prove amministrative, fino alle politiche del 2006. Non è la nettezza dei principi che fa perdere, come ha dimostrato il divario tra i risultati di Rita Borsellino in Sicilia e i disastrosi risultati successivi. A far perdere voti è l’incapacità di governare emersa tra rivalità, ambizioni, narcisismi e rendite ideologiche ai danni del governo Prodi. Ed è, oggi, l’incapacità di rappresentare i propri elettori, sempre più inclini a non partecipare al voto.
Per questo invitiamo i cittadini milanesi a una prima mobilitazione in difesa della Costituzione e della giustizia per lunedì 23 giugno alle 18 davanti al Palazzo di giustizia, luogo simbolico per l’opinione pubblica legalitaria della città. Del tutto consapevoli che non siamo noi il “già visto”. Il “già visto”, la ripetizione infinita della storia, una storia di arroganze istituzionali, è Silvio Berlusconi. Davanti a noi c’è solo una scelta: se tacere per stanchezza o mettere una volta ancora le nostre energie al servizio della democrazia repubblicana e dello spirito delle leggi.
Comitato milanese per la legalità
19 giugno 2008
Farsi processare, mai
Giugno 17, 2008 on 4:32 am | In Politica, Democrazia, Legalità, Informazione | 156 Comments
Dunque, ricapitoliamo.
Un cavillo per salvare Rete 4. Un disegno di legge che imbriglia l’azione penale e uccide la cronaca giudiziaria. Un paio di emendamenti per liquidare il processo di Milano. La ricusazione tattica dell’ultimo giudice comunista. I militari in piazza per garantire l’ordine pubblico. E sullo sfondo il Lodo Schifani bis (il primo fu dichiarato incostituzionale) per esonerarsi della responsabilità penale in quanto alta carica. Come inizio, direi che non c’è male. E infatti la Sicilia risponde bene: otto province a zero. Per fortuna c’è un’opposizione intransigente. Sono sorpreso, ha detto Veltroni. se continua così, salta il dialogo sulle riforme.
Sembrava tanto una brava persona, eh Walter?
Di seguito la lettera che l’Imputato-Anguilla ha inviato al suo sottoposto Renato Schifani, Presidente del Senato, per ordinare il bis.
«Caro Presidente, come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto ‘decreto sicurezzà un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale. In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell’Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato. Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali. I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria. Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l’onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l’altro oggi si troverebbe a poter disapplicare. Quindi, ancora una volta, secondo l’opposizione l’emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto. Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale. Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. La informo quindi che proporrò al Consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull’emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato. Cordialmente, Silvio Berlusconi».
Genova 2001
Aprile 24, 2008 on 1:19 pm | In Democrazia, Legalità | 37 CommentsNapoli 21 gennaio 2008. L’ex capo della polizia Gianni De Gennaro è in città in qualità di commissario straordinario ai rifiuti. Ci sono anch’io, con gli amici Diego, Pietro e Ricky Farina, per girare il documentario “Vietato respirare”. De Gennaro esce a piedi in piazza del Plebiscito, circondato da numerosa scorta. Un gruppo di abitanti di Pianura lo implora di non riaprire la discarica. La scena è drammatica. M’inserisco brevemente per ricordare Genova. Sono (almeno in apparenza) fuori tema. Ma è un’occasione irripetibile per rammentargli, a nome di tanti, altre scene rimosse. Gli chiedo di dirci la verità sugli abusi di polizia. Lui s’irrigidisce in una smorfia introspettiva e tace. Insisto. Perché sono stati coperti e promossi i dirigenti responsabili di quei fatti? De Gennaro tira dritto e s’imbuca nel palazzo dell’esercito. In strada la gendarmeria neo-borbonica identifica solo me.
Genova 29 marzo 2008. La procura della repubblica chiede il rinvio a giudizio di De Gennaro. L’accusa è di aver pilotato la falsa testimonianza di alcuni dirigenti di polizia nelle inchieste sui misfatti del G8 2001. Non so come andrà a finire la vicenda giudiziaria. Personalmente auguro a De Gennaro, in caso di rinvio a giudizio, di poter dimostrare la propria innocenza davanti a giudici imparziali, magari senza avvalersi della prescrizione. Ma la sostanza non cambia. Nella sua qualità di ex capo della polizia, Gianni De Gennaro ha il dovere di spiegare ai cittadini italiani il retroscena di Genova 2001: la catena di comando, il motivo dell’accanimento su giovani inermi alla scuola Diaz, le torture di Bolzaneto, chi ha dato gli ordini e perché tutti i dirigenti tranne uno sono stati promossi anziché puniti.
Genova 2001 è stata una strage di diritti, un buco nero della democrazia. Chi ha avuto incarichi di responsabilità non può cavarsela affermando, come ha dichiarato De Gennaro davanti al parlamento, di essere all’oscuro di tutto. Le responsabilità morali e istituzionali non si delegano né si prescrivono. Una parte d’Italia, minoritaria ma tenace, gode di buona memoria. E continuerà a chiedere verità, nonostante che i responsabili politici di quei misfatti siano tornati al governo. Gianni De Gennaro ha il dovere di aiutarci a capire. Teniamogli il fiato sul collo. Vietato delegare.
Daniele Biacchessi
Agosto 22, 2007 on 2:23 pm | In Democrazia, Informazione | 1 Comment
Ustica. Capaci. Piazza della Loggia. Italicus. Stazione di Bologna. Piazza Fontana…
Stragi di innocenti segnano la recente storia italiana. Stragi impunite, depistate, secretate. Stragi dimenticate. A volte i processi si celebrano sessant’anni dopo perché qualcuno ha chiuso i fascicoli in un armadio: è il caso degli eccidi nazifascisti. A volte le inchieste individuano gli esecutori materiali, ma lasciano indisturbati i mandanti e i loro complici. Altre volte ricostruiscono la verità storica, senza riuscire a punire i responsabili. La prima parola chiave è Impunità; la seconda è Oblio. Sulle verità storiche incombe la dimenticanza, se non il revisionismo: la riscrittura interessata dei dati di fatto. Che è un modo per uccidere due volte. La terza parola chiave è Ricatto. Quanti conoscono pezzi di verità e non parlano? Quale inquinamento della vita pubblica e quale vantaggio competitivo nel retrobottega della repubblica ha prodotto il Potere di Ricatto?
Ricordare, non stancarsi di chiedere verità e giustizia è un dovere. Ecco perché è utile il lavoro che da anni porta avanti Daniele Biacchessi con il suo Teatro Civile.
Pochi giorni fa ho avuto con lui una lunga conversazione su questi temi. Lo spunto è il suo ultimo libro: “Il Paese della vergogna”, Chiarelettere Edizioni.
Intervista a Daniele Biacchessi su www.arcoiris.tv
Francesco Sylos Labini
Marzo 19, 2007 on 3:46 pm | In Democrazia, Legalità | 8 Comments
Francesco Sylos Labini mi ha inviato questo messaggio. Lo pubblico di seguito, insieme alla mia risposta.
Caro Piero,
mi hanno segnalato il tuo scambio con Ferruccio De Bortoli, che ho letto con piacere.
Ti segnalo che abbiamo organizzato un’associazione dedicata a mio padre, a cui magari potresti essere interessato: www.syloslabini.info.
Ti invio inoltre questo articolo che ho scritto da poco.
Cari Saluti, Francesco
Caro Francesco,
leggo solo ora e ti ringrazio del messaggio.
De Bortoli è abile nel parlar d’altro e nel ricoprire tutte le posizioni: onora Andreotti e stima Tuo padre. Troppo comodo.
Quando a quel convegno Andreotti evocava Sindona-assassino di Giorgio Ambrosoli, con una decina di amici eravamo fuori dalla Bocconi a ricordare l’accertata collusione con la mafia del senatore a vita.
Ti informo che il professor Moro dell’Università di MIlano mi ha segnalato una sua iniziativa che prevede tra l’altro una petizione popolare in sostegno a una proposta dettagliata di codice etico per i partiti: ha accolto la mia idea di intitolarlo alla memoria di Tuo padre. Se ti interessa vi metto in contatto.
Negli ultimi tempi si sono fatti avanti alcuni ragazzi svegli e questo mi ha ridato fiato. Se vuoi possiamo provare a organizzare insieme una serata a Milano, magari anche con Gherardo Colombo.
A presto, Piero
Uomini in via di estinzione
Novembre 8, 2006 on 3:07 pm | In Libertà, Democrazia | 1 Comment
Di uomini come Alessandro Galante Garrone, a Puffonia s’è perso lo stampo. Per mantenerne in vita almeno la memoria può essere utile una recente biografia scritta da Paolo Borgna per i tipi di Laterza. L’hanno presentata ieri a Milano, insieme all’autore, Ezio Mauro, Marco Revelli, Virginio Rognoni e altri ancora. Tutti concordi su un punto: per rigore morale e fedeltà ai valori repubblicani, uomini come Galante Garrone rappresentano il meglio dell’Italia civile. Non casualmente la nuova destra italiana, alla sua epifania, lo mise nel mirino. Avevo in mente di redigere una sintesi degli interventi. Ma intanto mi fa piacere pubblicare qui sotto la lettera inviatami da una giovana amica, Elena Rosselli.
Caro Piero,
perché ti ho chiesto di aspettare a scrivere un pezzo su Alessandro Galante Garrone? Perché per me, quest’uomo che non ho mai ascoltato ma che attraverso i suoi scritti credo di aver conosciuto, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile, una guida morale che mi fa desiderare di essere migliore, non tanto per me stessa, quanto per il nostro Paese, per quest’Italia troppo debole di cuore. Finché uomini come G.G. sono stati in vita, il compito di noi giovani era forse più facile: ad ogni tentativo di revisione o stravolgimento della verità c’era sempre una delle voci autorevoli di questi partigiani a rimettere nel loro giusto ordine le cose. Già nel 1987, G.G. diceva: “E dobbiamo dirlo, alto e forte, perché assistiamo, nelle sedi più impensate, e più ufficialmente autorevoli, a un subdolo tentativo di capovolgimento della verità, all’arrogante pretesa di certi studiosi di contrapporre alle nostre “sentenze emotive” le loro “analisi propriamente storiografiche“.
Il tempo si è portato via molti di questi partigiani e presto non ci saranno più le loro testimonianze dirette, capaci di rievocare la Resistenza e quello che significò per il destino dell’Italia. Dipenderà da noi “farli vivere o farli morire per sempre“. Sarà un nostro compito difendere la verità su quel periodo storico così cruciale per il nostro Paese. A nostra volta avremo il dovere morale di raccontare ai nostri figli perché e verso chi dobbiamo provare gratitudine per la nostra “bella Costituzione“. Diceva G.G. “Disfattismo costituzionale e processo alla Resistenza, sono due facce dello stesso fenomeno. La Costituzione non è altro che lo spirito della Resistenza tradotto in formule giuridiche“. Come dargli torto? Proprio in questi anni non solo stiamo assistendo ai tentativi da destra e da sinistra di sfasciare e stravolgere completamente il senso e la portata della nostra Carta costituzionale, ma vediamo insinuarsi nel dibattito pubblico l’inqualificabile progetto di screditare i partigiani per equipararli ai repubblichini. Non credo di essere catastrofica se dico che solo la memoria può salvarci: solo se teniamo ben a mente quali sacrifici fecero i giovani che volontariamente entrarono in clandestinità per consegnarci uno Stato libero, democratico e giusto, non indietreggeremo di fronte ai vari Pansa che in futuro tenteranno di spacciarci la loro verità.
Ti voglio lasciare con un pensiero riguardo alla nostra Costituzione visto che non sono passati nemmeno sei mesi dall’ultimo referendum con il quale si chiedeva agli italiani di avallare l’ennesima nefandezza ai danni della Carta costituzionale:
“La Resistenza ha lasciato le sue orme nella Costituzione: una Costituzione emendabile, come ho già detto; qua e là arrugginita, invecchiata, anchilosata. Possiamo, anzi dobbiamo migliorarla e sveltirla, ovviando a certi processi degenerativi e inceppamenti sempre più gravi, e restaurando la funzionalità delle istituzioni pubbliche contro le troppe invadenze dei partiti e di organismi prevaricatori, e contro il dilagare di corrotti e corruttori. Ma guardiamoci dal proposito di sfasciarla, di cancellare lo spirito animatore, di recidere le radici. Per difenderla e rafforzarla, noi confidiamo soprattutto nelle nuove generazioni. Anche per un pessimista è forse l’ultima speranza che ci resta; e ad essa ci aggrappiamo. Diceva Primo Levi nella sua ultima intervista:”Se non avessimo fiducia nei giovani, non varrebbe la pena di conservarsi“.
Non senti, caro Piero, tutto il peso, dolce e terribile insieme, di quel “noi”?
Con affetto, Elena
Il Grande Dubbio
Novembre 7, 2006 on 12:49 pm | In Democrazia, Legalità | 22 Comments
Niente è al di sopra del sospetto a Puffonia, nemmeno la regolarità del voto.
Dalla maledetta serata del 10 aprile mi tormenta il dubbio che qualcosa sia girato storto nello scrutinio dei voti. Troppo alto lo scarto fra exit polls e risultati ufficiali, troppo lento l’afflusso dei voti scrutinati, troppo bassa la quota delle schede bianche, troppo strano quel via vai del ministro dell’Interno Pisanu fra il Viminale e la casa privata di uno dei due contendenti durante la notte elettorale, troppo insistente la richiesta di riconte da parte dello sconfitto.
Sospetti, congetture: nulla di più. Ma alimentati da un lustro di leggi ad personam e affari sporchi, che non ha incoraggiato la fiducia nell’onestà di certa gente.
Subito dopo il voto fu pubblicato un libello anonimo, che affabulava del grande imbroglio in chiave letteraria. Qualche mese fa è uscito su Micromega un altro racconto, di Piero Colaprico, che ha rilanciato i dubbi.
La prima inchiesta giornalistica sull’argomento di cui ho notizia è il nuovo film di Enrico Deaglio, in uscita il prossimo 23 novembre insiema al settimanale Diario.
Ieri ho incontrato Deaglio al British Council di Milano, in occasione della presentazione del nuovo libro di Robert Fisk. Ecco una sintesi del nostro dialoghetto:
Io: “Hai scoperto le prove dell’imbroglio?”.
Lui: “Ritengo di sì”.
Io: “Quanti voti rubati?”.
Lui: “Un milione e mezzo”.
Io: “In favore del Puffone?”.
Lui: “Sì”.
Io: “In che modo?”.
Lui: “Utilizzando le schede bianche. Nel film spiego il trucco”.
Io: “Saranno invalidate le elezioni?”.
Lui: “Non credo proprio”.
Vedremo il film e quale dibattito sarà in grado di generare. Può darsi che Deaglio si sbagli. Può darsi che i nostri dubbi siano infondati. Ma può darsi anche che figuri senza scrupoli, utilizzando il nuovo metodo di selezione degli scutinatori, abbiano provato a ingannare un intero popolo. E che non ci siano riusciti per un pelo. E che magari questo pelo sia il residuo senso di responsabilità di qualche membro del clan di vecchia scuola democristiana. E che l’Unione sia stata zitta, per viltà, furbizia o quieto vivere, avendo garantita la vittoria, sia pure con margini ridotti al Senato.
Se fosse vera l’ipotesi Deaglio, sarebbe arduo continuare a definire l’Italia una democrazia prima che i responsabili di questo crimine fossero assicurati alle patrie galere per attentato alla Costituzione.
Meglio non pensarci? No, meglio dubitare e non stancarsi di esigere e cercare la verità.
Pennsylvania Avenue 1600
Ottobre 27, 2006 on 3:57 pm | In Libertà, Democrazia | 1 Comment
Eccola, l’altra America. Ha il volto di “Conchita” Picciotto e William Thomas. Dal maggio 1981 (all’inizio lei sola) questi due matti manifestano ininterrottamente, davanti alla Casa Bianca, contro la follia della guerra. I presidenti passano, loro restano. Hanno iniziato con Reagan, in piena guerra fredda; sono ancora lì con Bush jr, nei giorni dell’inferno irakeno. Manifestano, coinvolgono, informano. A turni di sei ore. Sono stati arrestati più volte. Hanno provato in mille modi a farli sloggiare, ma loro resistono con l’energia ostinata degli idealisti. Si sono dati una missione: testimoniare la necessità di un pensiero alternativo a una volontà di potenza che si fonda sull’industria bellica e sull’esercito. Si sono dotati di un sito internet, dove raccontano le loro mille iniziative: www.prop1.org.
Dopo due guerre preventive, dopo la sfilza di misfatti delle agenzie governative, dopo il patriot act, dopo Guantanamo, se la locuzione “democrazia americana” ha ancora un senso, lo si deve anche a persone come Conchita e William. Se passate da Pennsylvania Avenue, andateli a trovare.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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