Chicago boy
Ottobre 6, 2007 on 3:48 pm | In Economia | 23 Comments
Marco Tronchetti Provera. Chi meglio di lui incarna lo spirito della “Chicago anni Venti”, come l’ha chiamata Guido Rossi? L’Università Bocconi, infatti, si appresta a celebrarlo in quanto ex Alunno di Successo. La farsa ha questo titolo: Prendi i soldi e resta. Onorato come un benefattore, invitato a dibattere di etica del capitalismo. Indicato a modello per le nuove generazioni.
Ecco l’invito, nel quale si trascurano, per sobrietà, i debiti e le scatole cinesi, le maxi stock option, il “tiger team” e i conflitti di interesse. Occorre provvedere. L’uomo di Chicago merita di essere celebrato in tutta la sua grandezza.
“Il prossimo incontro del Leadership Forum avrà come protagonista Marco Tronchetti Provera, Alumnus dal 1972. La storia di Marco Tronchetti Provera spazia dai pneumatici alle tecnologie più sofisticate per la fotonica, dall’energia e l’ambiente, alla vela e al calcio. In comune tra queste avventure c’è una passione accentuata per le nuove frontiere e un’assidua attenzione nella scelta delle persone.
Come si costruiscono squadre vincenti per obiettivi così diversi?
Quale squadra permette di non perdere la bussola? Come si mantiene coesa? Quando si rischia di perderla? Marco Tronchetti Provera non è solo Pirelli, non è stato solo Telecom, TV ed editoria. E’ anche Inter, è anche Luna Rossa. E in ognuna di queste avventure, memore di storia e attento al futuro, lo abbiamo visto stringere un timone diverso, con intorno una squadra diversa. E attraversare tempeste non facili. La chiave di volta? Il gusto del cambiamento e la passione per l’innovazione.
Se volete far parte anche voi di questo dialogo su cambiamento e innovazione, seguite questo link per iscrivervi
Da questa occasione saranno con noi solo i Soci dell’Alumni Bocconi. Ci vediamo martedì 9 ottobre. Si inizia alle 19,00 in Palazzo Bocconi (Milano)”.
L’inceneritore di Brescia
Settembre 21, 2007 on 5:23 pm | In Economia, Informazione | 20 Comments
I bresciani hanno più diossina nel sangue degli abitanti di Seveso. Merito della Caffaro, ma non solo. A Brescia è in funzione l’inceneritore più grande d’Europa. Un impianto avveniristico, disegnato da fior d’architetti, con una ciminiera in tono con il colore del cielo. L’inceneritore di Brescia ha vinto un prestigioso premio internazionale. Poi si è scoperto che l’ente dispensatore del premio era sponsorizzato dalla società che ha costruito l’inceneritore. Gestito dall’Asm, la potente municipalizzata partecipata anche dall’Hopa del “capitano coraggioso” Emilio Gnutti, l’inceneritore di Brescia è una macchina da soldi e da rifiuti: per funzionare ne attrae a getto continuo, induce a produrne sempre di più. Non per nulla Brescia è una delle città meno virtuose nella raccolta differenziata.
Il 5 luglio 2007 l’inceneritore di Brescia ha procurato all’Italia una sentenza di condanna da parte della Corte di giustizia europea. Nella sentenza i giudici sottolineano che non sono state rispettate le normative comunitarie poiché il progetto di una terza linea dell’inceneritore non fu sottoposto alla preventiva valutazione di impatto ambientale e in tal modo all’opinione pubblica non fu permesso di esprimere le proprie osservazioni prima delle decisioni dell’autorità competente. Alla Corte del Lussemburgo aveva fatto ricorso la Commissione europea dopo aver avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia in cui si ravvisava la violazione delle direttive comunitarie sull’impatto ambientale e sull’incenerimento dei rifiuti.
Sono andato a Brescia a intervistare Marino Ruzzenenti. Insegnante e ambientalista attivo nel comitato “Cittadini per il riciclaggio”, autore del volume “L’Italia sotto i rifiuti” (Jaca book), Marino Ruzzenenti ha seguito fin dall’inizio la vicenda dell’inceneritore di Brescia e la definisce un modello negativo, sul piano ambientale ed economico, in fatto di gestione dei rifiuti.
Elio Catania / 2
Settembre 3, 2007 on 3:28 pm | In Economia | 71 Comments
L’otto maggio 2007 ricevetti una mail sgrammaticata e non firmata dall’indirizzo ecat46@(…).it. Il testo faceva riferimento a un post che avevo scritto qualche giorno prima, in occasione della nomina di Elio Catania, ex amministratore delegato delle ferrovie dello Stato, a presidente dell’Atm, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi. Telefonai all’ufficio stampa Atm per sapere se la mail fosse del presidente: nessuna risposta. L’altra sera alla festa dell’Unità di Milano ho incontrato Elio Catania a un convegno dov’era relatore e gli ho chiesto conto di quella lettera anonima e della sua gestione delle ferrovie. Alla domanda sulla sua liquidazione da sceicco Elio Catania s’è allontanato dalla videocamera e poi ha abbandonato la sala senza intervenire al convegno. O me o loro, ha intimato al servizio d’ordine. Noi siamo rimasti. Lui se l’è filata. Prima di andarsene, mi ha accusato di denigrarlo, ha rivendicato record di efficienza, ha sostenuto nell’ordine che: la lettera è sua, è del suo alter ego, non è sua. La pubblico. Se incrociate il signor Catania, chiedetegli un chiarimento. Intanto potete mandare un commento al suo alter ego. A seguire il video.
From: ecat46@(…).it
Date: 8-mag-2007 1.17
Subject:
To: piero@pieroricca.org
caro dott ricca , ma le sembra corretto che lei attivi una campagna
denigratoria, mettendo alla berlina un professionista come il
sottoscritto, costruendo un film basato su invenzioni e non su fatti,
come un giornalista che basa la sua azione su una forte etica dovrebbe
fare?
Lei scriverebbe lo stesso se qualcuno le dicesse che questo sig
catania in due anni avesse raggiunto il record in sicurezza, in
puntualita’. in crescita passeggeri, inattivazione alta velocita’, in
eliminazione cimici da 1000 carrozze, in cantieri rifacimento stazioni,
nonostante un taglio di fondi di 3 miliardi di euro? Direbbe lo stesso
se la persona fosse stato epurato, senza motivo , a soli sei mesi dalla
scdenza naturale del contratto solo per impossessarsi subito della
sedia di potere , pagando una corposa penale, prevista in tutti i
contratti di questo mondo? Scriverebbe cio’ che ha scritto se per
giustificare di frontre agli italiani questa assurda procedura si monta
una ipotetico collasso delle fs? Scriverebbe lo stesso? Attaccarebbe
questa persone che fa della sua reputazione la sua risorsa di vita?
ci pensi molto bene, per una volta metta da parte la facile demagogia, la
ricerca facile dell’emozione popolare e simuli di essere un serio uomo
di giornalismo, che fa della verita’ , dei fatti, dell’intelligente
analisi e dell’etica le fondamta della propria vita, professionale
enon.
saluti
ha capito chi sono
Video
Il Muto di Milano
Agosto 31, 2007 on 12:27 pm | In Economia | 61 CommentsAlessandro Profumo si avvale della facoltà di non rispondere. L’uomo è brillante, ma timido: basta sussurrargli una innocua parolina per zittirlo. La parolina è: Geronzi. La prima volta che lo incontrai abbandonò una conferenza perché non voleva essere ripreso dalla nostra videocamera. L’altra sera l’ho incrociato alla festa dell’Unità di Milano, mentre passeggiava teneramente tra gli stand insieme a Gad Lerner. Gli ho chiesto conto della nomina del suo alleato Cesare Geronzi alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Mediobanca. Non ha risposto. Ho insistito. Silenzio. Solo una smorfia di disappunto, una mano a coprire l’obiettivo e il sorriso imbarazzato della moglie. Questa volta almeno non è scappato, evidentemente si sente al sicuro tra i militanti post-diessini: alcuni dei quali, infatti, hanno inveito contro di noi, rei di turbare l’ascolto del monologo del ministro Bersani, anch’egli muto sul caso Geronzi. Ho pensato ingenuamente che almeno Gad Lerner, antico cronista d’assalto di Lotta Continua, trovasse il fegato per una breve risposta. Niente. Prevale in questi casi la fedeltà all’amicizia altolocata. Abbronzato, disteso, ridacchiante l’Infedele si è limitato a dire: non è questa la sede e poi io di Geronzi ho già scritto su Vanity Fair. Poi ha scortato l’amico banchiere fino all’uscita. “Vuoi dormire da me?”, questa l’ultima premura. Se incontrate Profumo rivolgetegli anche voi una domandina su Geronzi e l’etica del capitalismo: in un Paese serio il gran capo di Capitalia non potrebbe nemmeno vendere aspirapolvere alle feste di partito. Onore intanto a Massimo Riva, anziano giornalista economico, che sulle colonne dell’Espresso a metà agosto ha posto la questione senza troppi giri di parole. Ecco il video del siparietto con il Muto di Milano.
Mercoledì 27 giugno
Giugno 23, 2007 on 10:54 am | In Economia | 38 Comments
MERCOLEDI’ 27 GIUGNO - DALLE ORE 10
Qui Milano Libera ti invita a
CONTRO GERONZI
FESTA DELL’ALTRA ITALIA
IN PIAZZETTA CUCCIA - A MILANO
VOLANTINI - COMIZI AL MEGAFONO - LETTURE - MUSICA - SPERNACCHIAMENTO LIBERO
E LO STRISCIONE “CESARE GERONZI - BANCAROTTA MORALE”
FINO AL TERMINE DELL’ASSEMBLEA DEI SOCI DI MEDIOBANCA, CHE INIZIA ALLE ORE 11
TARTINE E BEVERAGGIO PER TUTTI
VIENI ANCHE TU!
Cesare Geronzi
Giugno 15, 2007 on 12:45 pm | In Economia | 23 CommentsIn una seria economia di mercato Cesare Geronzi sarebbe fuori dalla scena pubblica e passerebbe le giornate a difendere la propria reputazione nelle aule dei tribunali, visto che è sotto processo in mezza dozzina di città ed è coinvolto nelle meno limpide avventure finanziarie degli ultimi dieci anni. In Italia, dove la sanzione reputazionale non vige, il che è un modo gentile per dire che viviamo nell’isola dei pirati, Cesare Geronzi è a capo del principale istituto di credito e il prossimo 27 giugno sarà nominato presidente di Mediobanca, il “salotto buono” della finanza. Massimo da Genova mi ha scritto questa lettera.
“Caro Piero
Il patto di sindacato di Mediobanca ha votato all’unanimità Cesare Geronzi come presidente del consiglio di sorveglianza della banca. Ma parliamo della stessa persona che il tribunale di Brescia ha condannato in primo grado per la vicenda del crac Italcase, a un anno e 8 mesi di reclusione e lo ha dichiarato inabile all’impresa commerciale e agli uffici direttivi per 2 anni? Pene poi sospese grazie alla condizionale. La stessa persona è stata interdetta per due mesi dalla sua carica di presidente di Capitalia per ordine del gip di Parma per il suo ruolo nel crac Parmalat. Il ricorso dello stesso era stato respinto dal tribunale di Bologna che non s’è limitato a ratificare l’ordinanza ma ha aggiunto che Geronzi doveva finire in carcere come Calisto Tanzi! Perché nessuno dice niente? Sono demoralizzato: ognuno tragga le proprie considerazioni, io le mie le ho già tratte. Saluti, Massimo”
Propongo una manifestazione, per far vedere che qualcuno sa e non ci sta. Da lunedì a venerdì della prossima settimana, un’ora al giorno, dalle 13 alle 14, con i soliti amici esporremo un grande striscione davanti alla sede di Mediobanca, a Milano, in piazzetta Cuccia, a due passi dalla Scala. Ipotesi di titolo per lo striscione: Geronzi, il Sindona del 2000. Avviserò dell’iniziativa le agenzie di stampa e gli uffici della questura. Sono necessarie almeno quattro o cinque persone al giorno. Chi vuole partecipare ai turni allo striscione e al contestuale volantinaggio, mi scriva una mail. Prego di attenersi nei commenti alle sole questioni operative.
Alessandro Profumo
Maggio 29, 2007 on 3:04 pm | In Economia, Informazione | 61 Comments
Il reato di lesa maestà non è previsto dal codice penale: è scritto nel codice genetico della nazione. Commette questo reato ogni cittadino che in pubblico esprima opinioni o ponga domande non previste dal cerimoniale. Ci siamo macchiati di lesa maestà ieri sera a Milano, alla libreria Egea di via Bocconi, dov’era prevista la presentazione di un libro sul calcio malato. Ospite d’onore Alessandro Profumo, capo di Unicredit-Capitalia, la più grande banca italiana. Il gruppo Qui Milano libera ha atteso Profumo sull’uscio della libreria e quand’è arrivato gli ha posto tre domande a videocamera accesa. La prima, sul coinvolgimento di Unicredit nei servizi di appoggio al commercio internazionale di armi. La seconda, sui procedimenti penali che vedono coinvolto Cesare Geronzi, grande alleato di Profumo. La terza, sui maxi-stipendi dei top manager e relative, lucrose stock option, che crescono in modo inversamente proporzionale agli stipendi di impiegati e operai. Il banchiere ha negato tutto, compresa l’evidenza, visibilmente sorpreso che qualcuno gli rivolgesse domande senza il nulla osta dall’ufficio stampa. La morale è una cosa ben più seria, ha dichiarato, senza entrare nei dettagli. Mentre si svolgeva il botta e risposta i vari addetti alla persona erano nervosi, si consultavano in modo frenetico. A un certo punto il moderatore del dibattito ha annunciato che doveva iniziare la presentazione del libro e non c’era più spazio per le domande fuori tema. A questo punto ho annunciato a mia volta che mi sarei seduto ad ascoltare riservandomi, a fine conferenza, di alzare la mano e chiedere chiarimenti sui rapporti fra grandi banche e calcio corrotto. Inammissibile. Il banchiere ha fatto sapere che non voleva essere ripreso, spiegando che quello era un luogo privato. Abbiamo obiettato che quella era una conferenza aperta al pubblico tanto da essere annunciata sui giornali e che riprendere uomini pubblici in contesti pubblici non è vietato. Il banchiere a questo punto si è alzato e se n’è andato via come un bambino viziato, dopo avermi detto: lei è un gran maleducato!. Gli astanti, una ventina di amici, hanno preso le sue difese contro di noi. Il più divertente è stato un tipetto che ha esclamato: ma come vi permettete, quest’uomo sta facendo grande l’Italia! Sarà, ma intanto, nel suo intimo, non si sente un uomo pubblico, visto che ad un evento pubblico non vuole essere ripreso e fugge alla prospettiva di una domanda non gradita. Ecco il video.
Chicago, Italia
Aprile 6, 2007 on 6:04 pm | In Economia, Legalità | 12 CommentsIl 16 aprile il presidente uscente di Telecom Guido Rossi non sarà presente all’assemblea dei soci Telecom. In compenso, con la sua intervista odierna a Repubblica, ci ha fornito il testo per il nostro volantino. Basterà sintetizzare. Volantineremo le sue ragioni. Ma con toni più moderati. Ecco gli spunti principali.
Le illusioni perdute
“Adesso posso dirlo: mi sento sollevato, mi sono tolto un peso. Da metà settembre fino a martedì scorso ho passato sei mesi d’inferno. Alla mia età è giunta l’ora di rinunciare alle illusioni: il sogno di salvare la Telecom, come quello di risanare il calcio italiano. Erano le illusioni di un vecchio signore che ancora pensa di fare il riformista. E’ tempo che mi passino dalla testa”.
“Perché Tronchetti è venuto a cercarmi? Perché era troppo nei guai, perché era alle strette sia con l’Antitrust che con l’Authority delle Comunicazioni, perché la sua situazione sembrava irrecuperabile, perché aveva bisogno di credibilità. Io mi sono fatto carico di questa responsabilità nell’interesse dell’azienda, l’ultima grande impresa tecnologica italiana, un gruppo al quale mi sentivo legato dalla storia della sua privatizzazione. Ma quando ho cercato di fare pulizia nel conflitto d’interessi fra Tronchetti e la Telecom, per il bene dell’azienda, del mercato e del paese, siamo entrati in rotta di collisione. Sono diventato pericoloso per lui, andavo eliminato”.
La tracotanza di Tronchetti
“Ho l’impressione che mentre io mi occupavo dell’azienda, c’è chi passava più tempo a parlare con i giornali per accreditare queste tesi. Quella che io avrei ostacolato il dialogo con Telefonica è una menzogna. Al contrario, da un certo momento sono stato l’unico a tenere i rapporti con Cesar Alierta. Il presidente di Telefonica era scandalizzato per la tracotanza di Tronchetti. Venne a trovarmi a casa, passò un’intera domenica pomeriggio a parlarmi. Aveva capito che Tronchetti voleva incassare tutto il premio di controllo, per un controllo che non ha. Telefonica è una public company, mi disse Alierta, certe cose non può farle. Ecco come si parla quando si ha rispetto per il mercato”.
La politica
“Al conflitto d’interessi di Tronchetti si sono mescolate le grandi manovre del risiko bancario, le eterne tentazioni di commistione della politica. Non so se gli stranieri che si affacciano hanno capito con quale paese hanno a che fare”. “…il risiko bancario è ancora e sempre impregnato di politica, è percorso da tensioni fra Prodi e i Ds. Tronchetti si sente appoggiato da Banca Intesa. Prodi forse pensa di condizionare la vicenda, di garantire un ancoraggio italiano, attraverso le banche”.
Il gioco al massacro
“In tutto questo si perde di vista l’unica questione seria: nonostante gli anni di difficoltà, i ridimensionamenti, le occasioni perdute, la Telecom è l’ultima grande impresa italiana che è ancora in grado di fare ricerca tecnologica, e la fa. Nel 2006 ha investito più di 3 miliardi di euro in ricerca, innovazione e sviluppo, per l’Italia sono volumi importanti. E’ un patrimonio del paese. Il suo indebitamento è dovuto solo a quelli che l’hanno scalata, a chi sta ai piani superiori. L’azienda è sana, ha un cash flow straordinario, genera utili. Non merita di essere al centro di un gioco al massacro”.
Il 16 aprile
“Non credo proprio che il 16 aprile mi presenterò. Che cosa farei, in mezzo a una lista di amministratori designati per obbedire a chi di suo ha investito lo 0,6% del capitale, e pretende di controllare la società?”.
L’arraffare
“Qui vengono a galla problemi strutturali del nostro capitalismo, che ho denunciato da decenni. Si paga il prezzo delle riforme mai fatte, delle opportunità sprecate anche quando il centro-sinistra era al governo. Di recente è diventato di moda scoprire il sistema dualistico di governance d’impresa, il modello tedesco: lo scopriamo noi proprio quando la Germania per modernizzarsi prende le distanze da una formula vecchia di settant’anni. Ci si trastulla con questi inutili diversivi, nessuno invece osa toccare le anomalie patologiche del nostro sistema: le scatole cinesi, i patti di sindacato. Questa vicenda Telecom passa tutta sopra la testa del mercato, ecco l’unica certezza: i piccoli azionisti sono resi impotenti, e saranno beffati come sempre. E un paese che soffre di una così grave mancanza di regole naturalmente è il terreno ideale per chi vuole approfittarne, per chi pensa a portar via più soldi che può. Invece del fare, c’è l’arraffare. Questa sembra la Chicago degli anni Venti, sembra il capitalismo selvaggio dei Baroni Ladri nell’America del primo Novecento. Ma almeno in America un secolo non è passato invano”.
Class Action
Gennaio 18, 2007 on 4:35 pm | In Politica, Economia | 12 Comments

Pubblico questa chilometrica lettera sulla Claas Action.
Caro Piero
abbiamo poco tempo.
Occorre prepararsi per urlare contro la prossima pagliacciata
del Governo. Questa volta dobbiamo fargli capire che la legge
porcheria non la vogliamo. Parlo della Class Action.
E’ la nostra salvezza contro le truffe perpetrate dalla
multinazionali, dalla banche, dallo Stato, dalle compagnie
telefoniche, dalle compagnie petrolifere. E’ semplicemente un’azione
legale condotta da uno o più avvocati (studi legali) nell’interesse di
diversi soggetti che sono incorsi nel medesimo problema. Esempi?
Cirio, Parmalat, TangoBond, truffe miliardarie verso i cittadini.
Ma come dovrebbe essere una Class Action efficace?
- Prima di tutto dovrebbe avere le stesse potenzialità di quella
americana, filtrata dei possibili abusi che la stessa ammette.
- Ogni cittadino può farsi promotore della Class Action.
- La Class Action deve essere richiesta per qualunque atto illecito,
omissione, inadempimento contrattuale che ha arrecato danni a un
alto numero di cittadini. Tipici sono gli ambiti degli investimenti
finanziari, assicurativi, telecomunicazioni, energia, salute, ecc.
- Prevedere una verifica preliminare da parte del giudice.
- Al fine di garantire che le proposte transattive siano compiute
nell’esclusivo interesse della classe e non di quella degli studi
legali che la seguono, le transazioni, per essere valide, devono
essere votate dagli iscritti alla classe.
- In caso di transazione o di sentenza favorevole è previsto un
meccanismo automatico di risarcimento gestito da un “curatore
amministrativo” nominato dal giudice. Tutti i cittadini appartenenti
alla definizione di classe (stabilita dal giudice) possono iscriversi
per ottenere il risarcimento entro sei mesi dalla sentenza.
- Prevedere la possibilità di condannare l’azienda che ha commesso
un illecito plurioffensivo non solo in rapporto al danno direttamente
procurato, ma anche in rapporto al vantaggio economico ottenuto
dall’azienda stessa.
- In caso di soccombenza della classe, nulla è dovuto agli avvocati
che hanno avviato la class action, in caso di vittoria, la parcella è
calcolata come percentuale dei risarcimenti ottenuti nella misura
massima del 10%.
Cosa sta combinando il Governo?
Prodi, Bersani, Rutelli, in varie occasioni su TV e giornali ci hanno
già preannunciato che non vogliono una Class Action all’americana, che
tradotto vuol dire che non vogliono sentir parlare di proposte di legge
presentate da Pedica (IdV), Poretti (RnP), Fabris (UDEUR), ma vogliono
far approvare il ddl Bersani-Schioppa-Mastella che è una porcheria
all’italiana perchè prevede:
1) il diritto di avviare la Class Action è riservato alle associazioni
riconosciute dal Governo, cioè quelle che fanno parte del CNCU (cioè
pagate dallo Stato, le famose 16 sorelle). In questo modo si andrebbe
a limitare il potere di questa legge, concedendo la facoltà di avviare
la Class Action ad un’associazione che non ha intenzione di avviare
una causa contro chi gli versa i contributi pubblici. Tradotto, una
Class Action controllata e filtrata dallo Stato. Non deve essere
l’associazione a filtrare le Class Action ma deve essere il giudice.
2) Dopo aver vinto la Class Action, il singolo cittadino dovrà
mettere mano al portamonete e avviare un’azione giudiziaria per
avere il risarcimento che gli spetta.
Mi chiedo allora, a che serve la Class Action?
Insomma, stanno preparando una legge che tutelerà le famose forze
occulte del Governo, cioè coloro che ci han truffato e continueranno a
farlo.
Approvando una delle tre Proposte di legge elencate prima avremo una
legge forte, che farà ripensare diverse volte una multinazionale prima di
truffarci, che non ci farà spendere soldi in avvocati e che spingerà
gli avvocati a dare il massimo dato che la loro parcella sarà il 10%
del valore della causa. Invece il nostro Governo vuole l’opposto.
Cosa occorre fare?
Scrivete ai politici chiedendo di approvare una Class Action in linea
con il PDL 1834 Pedica, PDL 1443 Poretti e il PDL 1330 Fabris.
E naturalmente firmare la petizione.
Ed iscriversi al Reset Class Action Group.
Ma occorre soprattutto far girare la voce.
Riusciremo questa volta a non farci fregare come per l’indulto?
Antonio Imperi
Lettera da Milano
Gennaio 14, 2007 on 5:41 pm | In Economia | 5 Comments
Pubblico questa lettera sulla civiltà rateale.
Caro Piero,
lavoro per un’agenzia di assicurazioni di un network immobiliare/creditizio, ora anche assicurativo. Le agenzie immobiliare vendono casa, fanno il mutuo e ora anche la polizza assicurativa (del resto richiesta dalla banca) sulla casa per il 30% ad extra-comunitari che vengono a lavorare in Italia per svolgere i seguenti lavori:
- muratori, ovvero per far arricchire gli specularori edilizi
- badanti, quindi per pulire il culo di vecchi in una sottospecie di civiltà che non si sa più nemmeno pulire il culo
Lavori comunque non più svolti da noi pseudo-civilizzati europei.
Ora c’è una nuova frontiera della truffa collettiva legalizzata, chiamata credit protection, ovvero: mi paghi il 2,5% anticipatamente, rateizzato nel mutuo, dell’importo finanziato, perchè potresti perdere il lavoro, rischiando così di vederti sequestrare la casa. Oggi per un mutuo medio di almeno 100,000 euri, questa polizza significa almeno 10,000 euri, aumentando la rata di qualche diecina di euro.
Siamo alla follia, per chi accetta e non decide di mandare tutto a fare in c.o. Qui non ci sono più diritti, solo furbi. Qui non ci sono più scontri sociali, solo un sistema a puttane che viene puntellato con toppe di ogni tipo per far rimanere a galla chi il culo pensa di averlo al riparo.
Come si può pensare di affidare i nostri risparmi a qualunque fondo di investimento perchè poi me li riprestino sotto forma di credit protection?
Ma il dramma non è solo la truffa generalizzata e legalizzata, ma l’economia che sta perdendo le fondamenta di solidità che più o meno aveva nell’era industriale. C’erano delle milestones di massima, ed erano la fabbrica, il bene solido prodotto, il padrone, l’operaio e il sindacato. Oggi tutto questo non esiste più, è tutto rimescolato, perchè non si produce più niente, perchè al posto delle fabbriche ci sono le attività finanziarie, i servizi. E la base economica di questo paese sta sempre più passando nelle mani di queste attività.
Ci sta franando il terreno sotto i piedi e lo stiamo puntellando con lo sputo.
Luca
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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